IL
BARONE RAMPANTE
di Italo Calvino
Secondo
volume della “Trilogia dei nostri Antenati”, è uno dei romanzi
più belli di Calvino, sebbene, la prima volta in cui lo avevo letto,
a undici anni, lo avessi trovato orribile e disgustoso, in totale
urto con i miei severissimi (e melensi) canoni estetici: tra la scena
delle lumache, l'esito dell'incontro con Violante, e quell'epilogo
che all'epoca avevo trovato triste, inconcludente e frustrante... E'
stato solo negli anni del Liceo che mi sono resa conto che, invece,
la trama è perfetta così, e così deve essere, specie il finale,
che, invece, è l'unico degno del protagonista...
Italo Calvino ritratto dal nostro vignettista
Siamo
nel 1767, Cosimo Piovasco Barone di Rondò, un ragazzino, non ricordo
se di dodici o quindici anni, litiga con la sorella Battista e, per
reazione, sale su un albero. Non scenderà mai più.
La
sua vita si svolgerà tutta fra i rami e le fronde, imparerà a
spostarsi e a vivere, con meno limiti di quanti potremmo temere, e
vivrà numerose avventure, trovando anche il tempo di acculturarsi.
Per i miei gusti di infanticella, però, era un'esistenza troppo
mesta, troppo malincolica, e non sempre coglievo i riferimenti
culturali, men che meno quelli storici...
Adesso,
a distanza di eoni, non posso che amare questo romanzo, in bilico tra
fiaba e grottesco, tra esagerazione e profondità, rutilante e
magico, nella sua pervicacia assurda e surreale, accorgendomi che ai
tempi proprio non lo avevo capito.
E
soprattutto amo lui, quella splendida testa di beep di Cosimo,
orgoglioso e testardo, che non incarna solo il ragazzino
contestatario, ma anche il ribelle, l'intellettuale, che osserva il
mondo da lontano, con disincanto, senza farsene coinvolgere più di
tanto. Anche se il prezzo è la solitudine.
Più
interiore che esteriore, però, perché non si può negare che Cosimo
si confronti con svariati soggetti, partecipi di quanto gli stia
intorno e stringa amicizie, distribuendo consigli... E, per giunta,
riesca ad essere totalmente, gioiosamente libero, come non avrebbe
mai potuto essere se avesse accettato le pastoie del suo retaggio.
Un
classico senza tempo, che va letto alle Medie (meglio al Ginnasio) e
poi riletto all'Università e quindi superati i trent'anni...
Almeno.
Perché
sempre offrirà spunti diversi.