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venerdì 30 gennaio 2015

Chiarificatrice


IL MONDO DEL GHIACCIO E DEL FUOCO

La Storia Ufficiale di Westeros e del trono di Spade

di George R. R. Martin, Elio M. Garçia Jr., e Linda Antonssen
 
 
Non mi aspettavo che quest'opera fosse così interessante, paventavo la solita operazione commerciale senz'anima e senza sugo, realizzata ad hoc per spillare soldi ai fans di George Martin e de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, in astinenza per la tragica attesa… Ma invece... è straordinaria, chiarificatrice, dettagliatissima, e, in molti punti, addirittura appassionante!

In teoria, è la riproduzione del prezioso volume che Tyrion ha regalato al nipote Joffrey, sovrano dei Sette Regni, per il suo matrimonio – con tanto di dedica –, contenente la storia (aggiornata a dopo la morte di Joffrey stesso) di Westeros...

La maggior parte delle informazioni è già contenuta nei romanzi di Martin, ma seminata ovunque, spesso in lacerti narrativi, parentesi, o sottoforma di vaghi accenni... Qui è raccolta con organicità, si colmano molti buchi, si tolgono curiosità, senza dimenticare gli antecedenti, ovvero Egg e Ser Duncan l'Alto, al secolo Aigon l'Improbabile e il suo Primo Cavaliere, conosciuti per la prima volta ne “La Spada Giurata” e nei successivi racconti...

Certo, in sostanza e semplificando, la Storia in oggetto è un susseguirsi di guerre, invasioni, sconfitte e conquiste (sebbene la parte dedicata alla dinastia Targaryen sia molto di più e valga da sola l'acquisto)... Ma non è forse così anche la nostra, in fondo? Quella vera?

Senza contare che in molti punti, pur sapendo in anticipo dove si andrà ad approdare, la narrazione riesce pure ad essere emozionante, e non meramente didascalica...

Ed è gustosa la “finzione letteraria” con dubbi sparsi su eventi “realmente avvenuti”, “verità” e leggenda che si sovrappongono, e qualche mistero seminato ad hoc.

Talvolta si possono cogliere con chiarezza gli spunti mitologici (che attingono di qua e di là) che hanno offerto parziale ispirazione, sebbene costantemente arricchiti con una personalizzazioni e rielaborazioni... Per tacere poi, a pagina 303, degli esaltanti (per me) e inaspettati ammiccamenti alla mitica Carcosa e al Re Giallo...

In ultimo, il volume è impreziosito da disegni spettacolari, ampie tavole colorate, alberi genealogici, cartine e curiosità, con pagine spettacolarmente grandi e un'impostazione grafica chiara e accattivante.

Ma si badi, non è un Art Book: il testo è decisamente preponderante.

Insomma, in qualità di appassionata mi sento di definire quest'opera una figatina!

giovedì 29 gennaio 2015

Un soliloquio disperato


LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA
di Stefan Zweig
 
 
Più un racconto che un romanzo, davvero breve, circa 80 paginille da leggere in un'oretta scarsa.

Narra di uno scrittore che riceve una lettera spessa e corposa da una sconosciuta, una donna cui è appena morto il figlioletto... Nel prosieguo, tuttavia, emergono alcuni dettagli: ad esempio che la sconosciuta, pur restando tale, invero proprio tale non è...

Si tratta di una storia d'amore bizzarra, straziante, un poco crudele, nutrita di illusioni e fantasticherie, in cui i due amanti non si conoscono, eppure sì, a livello “biblico”... Il che, per certi versi, la rende melodrammatica e patetica (ma non necessariamente in senso negativo), tanto che appare quasi strano che in realtà l'autore sia un uomo.

La verità, infatti, è che il protagonista ha pur fugacemente frequentato l'ignota corrispondente da bimba, l'ha incrociata da donna, in varie occasioni, e con diversi esiti, e mai l'ha riconosciuta.

Quello che ci troviamo dinnanzi, dunque, è un soliloquio disperato e palpitante, che a tratti può essere tacciato di eccesso, a momenti arriva addirittura ad essere irritante, o a farci a puntare il dito (contro di lui, incurante e superficiale, contro di lei, maniaca e senza stima di sé), ma se ci si lascia trasportare, se si accetta la drammatica inverosimiglianza di fondo (o la sua ossessionante follia) e il carattere assurdo dei protagonisti, si finisce con l'apprezzarne la sensibilità e il pathos, la delicatezza, l'eleganza, i molti accenti riusciti, la scrittura squisitamente fine... Fino a che qualche velo viene finalmente scostato e allora affiora il senso autentico della missiva, che fa breccia in noi, trafiggendoci e lasciandoci allibiti, spogliati di qualcosa che neppure sapevamo esserci, proprio come accade al suo ignaro destinatario.

Le ultime frasi sono le più belle e ti lasciano sensazioni profonde e contrastanti, che ti fanno desiderare di ripercorre tutto da capo.

Anche se, magari, non hai davvero la forza di farlo...

mercoledì 28 gennaio 2015

Meraviglioso


JE SUIS CHARLIE

Matite in difesa della libertà di stampa

Ed. Rizzoli Lizard
 
 
Sinceramente?

L'ho comprato solo perché i proventi delle vendite sono destinati alla redazione di “Charlie Hebdo” e mi è parso doveroso.

Ma ora che l'ho letto, sono contenta dell'acquisto: come collezionista, come lettrice di fumetti, come lettrice e basta e, soprattutto, come persona.

Perché questo è un libro meraviglioso, che ti travolge con un'ondata di emozioni, di contrasti, di coraggio. Ma non si limita ad intrattenere o a commuovere, perché, tra una lacrima e una risata, porta con sé una molteplicità di riflessioni.

E' vero, tante vignette le conoscevo già, ma a leggerle tutte insieme, una di seguito all'altra, fanno un effetto diverso: sfaccettato, completo, cerebrale... Non ci si sbellica, solo perché ci vuole ancora un po' di tempo, per questo.

E l'elemento più sorprendente è che per quanto ci siano molte bellissime illustrazioni di autori che amo e stimo da sempre (Uderzo, Manara, Ortolani...), sono quelle degli artisti che non conoscevo ad avermi colpita di più.

La mia preferita in assoluto è quella di Christian Andersen a pagina 27: “Vignetta approvata dagli estremisti “. Andate a vederla. E' geniale. Ed in effetti, se tanti autori sono stati dolci, sensibili e rispettosi, altri, semplicemente, hanno prodotto autentiche stille di genio. Ad esempio, Lucille Clerc a pagina 79. Spettacolare. E mirabilmente positiva.

Ma forse, il migliore di tutti è stato Joe Sacco con la sua acuta e profonda riflessione sulla satira, che ho trovato illuminante.

Diversa da tutti e, sotto molti profili, ardita.

E se ci sono pensieri che si assomigliano o si fondano sulla stessa idea, va bene lo stesso, perché ognuno aggiunge comunque qualcosa di prezioso a questo strabiliante affresco di sentimenti e reazioni.

Dunque, grazie.

Anche a Rizzoli Lizard, per averci regalato questa splendida edizione, elegantissima e davvero curata.

Come al solito.

Grazie.

martedì 27 gennaio 2015

Divieto di ingresso agli infradiciottenni


IL DEMONE DEL SEXY SHOP
 
 
Il Mio Perfido Marito mi ha imposto la censura in qualità di Mio Perfido Editore, ma io credo nella libertà di stampa, nella libertà di idee, e che certe paturnie bigotte vadano sfatate!

Tutto è iniziato quando hanno trovato il biglietto da visita di un Sexy Shop nella mia borsa: hanno iniziato a farmi il terzo grado e io – ovviamente – ho iniziato a ridere...

Quel che cercavo nel negozio, oltretutto, era semplicemente un paio di guanti di raso per un matrimonio (ho provato in qualche guantificio, ma i guanti della lunghezza che mi serviva non sono più in produzione ed è stata proprio la commessa – distinta e sulla sessantina – a suggerirmi di tentare in un Sexy Shop)...

Non so davvero che si aspettassero, ma di certo i miei conoscenti non sono gli unici con la fobia per questo tipo di esercizio!

La fatidica mattina in cui ero andata in missione, infatti, ero insieme ad un mio amico/collega, e, com'è logico, visto che tanto era obbligato ad aspettarmi, l'avevo invitato ad accompagnarmi... Quando ha saputo in quale negozio dovevo recarmi per 'sti poveri guanti, però, è rimasto shockato, mi ha chiesto più volte se sono pazza o semplicemente amo vivere pericolosamente, e ha preferito aspettarmi a distanza di sicurezza, in mezzo al nulla, con niente da fare se non contarsi le dita, pregandomi per giunta (per il mio onore) di fare un largo giro prima di entrare e di lasciare a lui la mia 24ore, che non stava bene mostrarsi in “veste lavorativa”... Misericordia! Ma tutti i malatini di mente li frequento io?

Ma che si credono che ci sia in un Sexy Shop? Una virago divora pipini? Un'associazione di depravati demoni recluta anime? Sodomiti in cerca di paradisi del cacao o spiragli proibiti?

No, c'eravamo io e una signora di una certa età, molto elegante, alla ricerca di un baby doll per rendere felice suo marito... A vista, l'unica differenza, rispetto a quelli di Intimissimi o Yamamay, era la maggior varietà e le tinte più accese...

Già, perché, naturalmente, nonostante il divieto di ingresso agli infradiciottenni, è un negozio come tutti gli altri, con una ragazza gentile e competente alla cassa (beh, allora non proprio un negozio come tutti gli altri...), che mi ha mostrato la merce richiesta illustrandomene le caratteristiche con cognizione di causa e precisione.

Per il resto ho notato soprattutto completini e gadget divertenti (muniti di faccia) per addii al nubilato e simili. Per intendersi, gli stessi, che erano reperibili da Cultimo anni fa...

Indubbiamente ci sarà stato anche altro (soprattutto dvd, suppongo), ma nessuno ti sbatte nulla in faccia, e di certo non ho trovato vecchi satiri bavosi, donne impudiche o stupratori in agguato...

In compenso, però, c'erano i miei guanti!!!

Ricordo, invece, quando il Ragno era piccolo (quattro anni circa), di essere andata con lui in una delle edicole più grosse di Pietra e, mentre io facevo incetta di Bonelli, lui, che mi zampettava vicino, tra la meraviglia, la delizia e lo scandalo, aveva cominciato a strillare, con gli occhioni fuori dalla testa: «Ma c'è una donna nuda!!! Anzi, ce ne sono un sacco!!!».

Il settore dedicato alla pornografia era proprio davanti ai fumetti...

lunedì 26 gennaio 2015

Commovente e lacerante


UNA TOMBA PER LE LUCCIOLE
di Nosaka Akiyuki
 
 
Pensavo si trattasse di un romanzo, invece è un racconto di appena 55 pagine. A seguire un secondo racconto, un poco più lungo, dello stesso autore: Alghe Americane.

Sono significativi entrambi, ma è stato il primo, quello dà il titolo all'opera e di cui avevo già visto la bellissima trasposizione animata, a determinare il mio acquisto. La storia è pressoché identica al lungometraggio, e, anche se ho visto l'anime tanti anni prima, nel leggere l'antesignano cartaceo mi è parso di avere le immagini disegnate dinnanzi.

La storia è commovente, lacerante... e, anche se frutto di fantasia, plausibilissima, e, temo, uguale a tante altre, che magari sono accadute davvero.

Lo stile è asciutto, pulito, ma molto accurato, e rende benissimo l'idea dei due fratellini, Setsuko e Seita, che lottano contro la fame. Sappiamo già che sono destinati a morire, ci viene rivelato subito, fin dal principio, ma ugualmente continuiamo irragionevolmente a sperare che ce la facciano, nonostante siano costretti ad affrontare un escalation di orrori, a partire dall'effetto devastante delle bombe, a continuare con la maledetta vedova che si approfitta di loro. Avvertiamo la loro sofferenza e lo sconforto... La narrazione è fulminea e molto incisiva, ma, forse proprio grazie al fatto che i protagonisti sono due fanciulli, non è priva di tenerezza o di minuscole, tristissime, gioie, che splendono flebili tra privazioni e avversità... Le lucciole sono una di queste.

Alghe Americane, invece, racconta di questa coppia di giapponesi che, a distanza di circa vent'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, si trova a dover accogliere nella propria abitazione due anziani turisti americani per ricambiare le premure che questi hanno riservato alla moglie del protagonista mentre era in vacanza alle Hawaii. La storia presenta numerosi flashback e riflessioni e sostanzialmente verte sulla ritrosia del marito, Toshio, ad accogliere gli ospiti in casa propria. Egli ricorda bene, infatti, prima le bombe e poi gli aiuti degli americani, somministrati con quel detestabile senso di superiorità che lo ha indotto tante volte ad umiliarsi...

Paradossalmente, benché qui la sofferenza sia alle spalle ed appartenga al passato, e non ci siano lo struggimento e la crudezza presenti in “Una tomba per le lucciole”, il tono è più amaro e mette in luce sentimenti complessi e contraddittori, che vengono analizzati con acribia.

I due racconti rappresentano un binomio efficace, vivissimo, che ci aiuta a conoscere la Storia e le sue recrudescenze come sono davvero.

venerdì 23 gennaio 2015

La solita lapide similmaledetta


GHOST STORM

Il trailer poteva sembrare interessante: mi aspettavo un bel film horror-trash, pieno di esagerazioni e assurdità (sullo stile malato di “Black Sheep”), invece è una miserabile schifezza senza sugo né fascino... E tutt'ora non so che cosa sia peggiore o più imbarazzante: se la trama (un luogo comune dopo l'altro, infarcito di buchi narrativi, di facilonerie e di pseudo misteri senza capo né coda) o gli effetti speciali, indegni persino di scatenare genuine risate...

E' un Tv movie, certo, non un film destinato alle sale cinematografiche, ma le mie pretese, alla fin fine, non erano mica elevate!

La cosa peggiore, peraltro, è che non fa paura (a differenza, ad esempio, dei buoni vecchi filmacci caserecci e a basso budget di Lucio Fulci), neanche se si è dei fifoni cronici come me... al più, se si è in tanti e si commenta ad alta voce, si può godere dell'umorismo involontario della pellicola e farsi qualche risatella, se no solo sbadigli...

Per dirla tutta, si vedono morire tragicamente un bel po' di persone (sempre allo stesso modo, eppur senza logica alcuna) e a noi non importa nulla di nessuno di loro, nemmeno quando c'è stato un vago tentativo di caratterizzazione... Anzi, ci auguriamo crepino tutti, possibilmente in fretta (su questo nessun pericolo: di norma le vittime vengono polverizzate da una sorta di fumo grigiastro) almeno la pellicola volgerà al termine prima... In quanto al gore, è praticamente inesistente.

La trama?

Oh, beh. La trama...

C'è quest'isoletta con il solito cimitero, con la solita lapide similmaledetta, da cui il solito adolescente idiota rimuove accidentalmente il talismano di protezione di cui nessuno sapeva nulla... Secondo la leggenda locale qui giacciono i membri di una setta di plagiati psicopatici, arsi vivi da un vecchio religioso deceduto nell'impresa (o qualcosa del genere, non è che fossi proprio attenta)... Casualmente l'uomo è il bisnonno di una delle protagoniste, che scopre solo adesso, in diretta per noi, dopo che il suo fidanzatino (l'adolescente idiota di cui sopra) è divenuto cenere, del suo parente defunto (peraltro stranoto a tutti gli altri isolani). Facendola in breve: le anime dei morti bramano vendetta e l'adolescente telefona....

Riassumendo: farraginoso, insulso, ingenuo, noiosillo.

Da evitare.

giovedì 22 gennaio 2015

Energia e positività


ANDROMEDA HEIGHTS
di Banana Yoshimoto
 
 
Il solito libro di Banana Yoshimoto?

Sì.

E quindi: spirituale, intimo, ben scritto, dalla struttura semplice e fresca, ma capace di toccare corde profonde. Il difetto, semmai, sta nel fatto che, dopo un po', i romanzi della scrittrice giapponese ti sembrano tutti uguali e ti si confondo in testa... Ma è davvero un problema?

In fondo, no.

Perché ogni tanto leggerne uno fa davvero bene: ti intiepidisce il sangue e ti riscalda il cuore. Oltre a farti respirare una brezza fresca e incontaminata, in una giornata luminosa, creando per te una dimensione diversa, scandita non dai minuti, ma dal soffio del vento, dall'erba che cresce, dal canto degli uccelli...

Da segnalare, peraltro, nella fattispecie, che questo romanzo è il primo di una tetralogia chiamata “Il Regno”, di cui ho già acquistato il secondo volume, ma di cui devono ancora essere pubblicati (e presumo scritti) i successivi due.

La protagonista, come quasi sempre capita, è una ragazza giovane, con una certa fragilità di fondo, ma molte risorse inaspettate, che svolge un lavoro alternativo e si ritrova a dover dare una nuova direzione alla sua vita.

Ci sono scelte importanti da compiere, momenti di tristezza e di malinconia, elementi soprannaturali (soft), ma tutto viene affrontato in maniera serena e tranquilla, senza drammi...

C'è poi un bel rapporto con la natura, intesa in senso quasi panteistico con sfumature animistiche, descritto in modo plausibile, con qualche ingenuità di fondo, magari, ma che conferisce allo scritto levità e dolcezza, anziché stridere... Una delle caratteristiche che amo di più della Yoshimoto è che, in generale (e comunque anche qui), ti trasmette “un altro modo” di percepire le cose, sia a livello interiore che nei confronti del mondo...

Infine, segnalo, la poesia/canzone iniziale: bellissima! Non tanto per i pregi letterari, quanto per i sentimenti che racchiude e che sembrano danzare sul foglio, mentre la leggi, pieni di energia e positività...

mercoledì 21 gennaio 2015

Vecchiette e bambini


LA CASA DELLE NONNE
 
 
Secondo la definizione di Patapiccula, ovvero della mia nipotina di tre anni e mezzo, è la Casa di Riposo, che, tra l'altro, ospita anche la mia, di nonna (per la cucciolina, la bisnonna)...

Ebbene, un paio di settimane fa, quando sono andata a trovarla con i fratocugini, è voluta venire anche Patapiccula, spiegando con tenerezza: “Perché è tanto che non la vedo”... Benissimo, allora: spedizione di gruppo!

Io e la cucciolina abbiamo raggiunto gli zii (dal suo punto di vista) con una mezz'ora di ritardo, e giacché, una volta arrivata, io sono rimasta senza sedia, la nonna mi ha invitato a cercarmene una... Ho iniziato quindi ad aggirarmi per il corridoio quando una vecchietta mi ha chiamata. Ho sentito il Ragno sibilare un “Otta, no!” dalla stanza della nonna, ma non vi ho badato: ho pensato, povera signora, che mi costa darle retta? Insomma che ho risposto.

La simpatica signora ha iniziato a farmi una carrellata di domande sugli argomenti più disparati (tanto per cominciare voleva sapere chi diavolo fossi), nel mentre mio fratello è sopraggiunto alle mie spalle (attento a non farsi scorgere dalla vecchietta e a restare fuori dalla sua stanza) e ha iniziato a sussurrare: «L'infermiera ha detto di non considerarla! Otta! Otta! L'infermiera ha detto di non considerarla!» premurandosi di adottare un adeguato tono da sibilla, tipo film horror, della serie “Lasciate ogni speranza voi ch'entrate”, fino a che la signora non si è accorta pure di lui: «Chi è quel ragazzo!», ha indagato.

Io: «Mio fratello!»

La Signora: «Ma non lo conosco! Me lo faccia vedere?»

Al che le ho mostrato il Ragno.

La Signora: «Ah! Che bel ragazzo!» E poi, a me, scettica: «Ma è bravo?»

Io: «Sì... Studia...»

Alla prima occasione, il Ragno mi ha trascinata via. Se ci fosse stato Androide, probabilmente la faccenda sarebbe stata più spassosa, perché quasi di certo avrebbe replicato qualcosa sul genere: “Ma sì, è da almeno cinque giorni che non picchia una delle operatrici di rettilineo che lavorano per lui...”, per poi fornire gustosi particolari immaginari e truci, senza vergogna né ritegno, e riuscendo a mantenersi assolutamente serio.

A quel punto, noi siamo allora stati un po' con la nonna nostra, chiacchierando del più e del meno, fino a che lei non è voluta scendere nella saletta ricreativa con le altre signore. Ed è allora che... si è scatenato l'inferno!!! Nel senso che le bimbe sono piuttosto rare nelle Case di Riposo (a quanto pare) e Patapiccula era gettonatissima e le signore non facevano che rivolgerle complimenti, domande, reclamare baci e attenzioni... la cucciola, terrorizzata, si è nascosta dietro la mia gamba, mi si è aggrappata alla mano, e si è sigillata la bocca.

Le vecchiette si sono galvanizzate ancora di più, peggio di uno stuolo di adolescenti al cospetto di una boy-band, facendo a gara per conquistarla... Patapiccula, poveretta, era sempre più smarrita... L'unica soddisfazione che ha dato, dal momento che le più arzille si accucciavano per parlare con lei, è stato accucciarsi a sua volta, fissandole con intensità, ma senza cedere di un centimetro alla richiesta di rivelare il suo nome.

Quando ce ne siamo andati era talmente stordita, che invece di dare un bacetto sulla guancia della nonna, le ha schioccato un cauto smack sulla schiena ed è fuggita.

Non so se deciderà di tornare in tempi brevi... Quel che è certo è che è difficile trovare qualcosa di più buffo e di più dolce di vecchiette e bambini insieme!

martedì 20 gennaio 2015

In una parola: letteratura


I RAGAZZI BURGESS
di Elizabeth Strout
 

 
Dove lo stupido scherzo di un ragazzino triste (perché di quello si tratta) diventa un crimine d'odio, e come tale viene affrontato dalla giustizia e dai Media, fino a che il tessuto della quotidianità si sfalda, e tu (chiunque sia tu, dei tre protagonisti principali) ti accorgi, seppur per motivi diversi, di aver sempre vissuto in una quieta disperazione... E sullo sfondo, a complicare ulteriormente le cose (che sono la somma dell'oggi, ma anche dei molti ieri) un trauma del passato... Non poi così misterioso, ma diverso da come ci si ricorda.

E allora, a guardarti dentro, ti scopri differente dall'idea che avevi di te, oppure ti senti un bluff (e magari lo sei davvero), dinnanzi alle aspettative o al giudizio degli altri, che, plausibilmente, sino ad ora ti hanno mitizzato, accecati dall'ammirazione e dall'affetto...

Il romanzo indaga su quel che si cela tra i rapporti fra fratelli (e sorella), sul peso del silenzio, del non detto (classico tema della Strout), e su quel che si trova grattando sotto la patina della superficie... Ma non ogni prova finisce male: gli equilibri si ricompongono e le dinamiche familiari trovano un nuovo ordine; ciò che si è diviso si unisce in una forma più genuina, più autentica; e ciò che si è unito si divide, seppur, come abbiamo appreso, nulla sia per sempre.

Nel complesso, l'opera risulta più lineare rispetto alle precedenti della Strout, più immediata, e sì, più semplice, più piacevole, ma non meno profonda, acuta e perspicace. La storia ti avvolge nelle sue volute, come fumo, ma anziché allungarsi, e biforcarsi (come è accaduto, ad esempio, in “Olive Kitteridge” o in “Resta con me”), va sempre più in fondo, scoprendo che cosa c'è dopo ogni strato... Come a dimostrarci – anche con il confronto somali/americani – quanto molteplici siano le spigolature di ogni verità, che non è mai una, nemmeno per le questioni del passato, sempre date per assodate e certe.

In una parola: letteratura.

lunedì 19 gennaio 2015

Boccoli assassini


Caro MPM,
mi chiamo Candita Candita (ehhh, lo so che il doppio nome fa un po' sfigata, ma allora cosa dovrebbe dire Mario Mario?) Comunque sia, il mio problema è il seguente: da quando sono uscita dall'orfanotrofio, ho avuto modo di conoscere un sacco di uomini (non per vantarmi, ma ero soprannominata "la boccolona della casa del pony"), eppure le mie relazioni non possono certo dirsi indimenticabili, tutt'altro. Infatti, quando il Fato finalmente si è degnato di pormi dinnanzi alcuni esemplari di maschio che non fossero a) vecchi maniaci, b) attori falliti, c) sadici incestuosi e d) patrigni lussuriosi, ho avuto la sfortuna di imbattermi in ragazzi di salute talmente cagionevole che neanche Julian Ross avrebbe palleggiato con loro. Indi, la mia domanda è la seguente: sono solo sfigata io, o porto rogna anche a chi mi circonda? Grazie MPM (ti manderei un bacio, ma non vorrei anticipare così la chiusura della tua bellissima rubrica).

Candita

(guardacheprocione@orfanotrofio
dellesuore.com)









Cara Candita,

una mia vecchia conoscente, un'arzilla scrittrice del Maine, tempo addietro mi pose la stessa domanda. Arrivammo insieme alla soluzione più logica del problema: allontanarsi dal luogo natio può chiarire ogni dubbio. Purtroppo a J.B. le cose non sono andate meglio, anzi chiunque la conosca finisce inevitabilmente sotto terra, non importa dove avvenga l'incontro. Pensa che ora la chiamano Giona B. Fletcher, il gelido tocco del Maine. A te auguro, naturalmente, maggior fortuna. Sappimi dire, ci sono un sacco di bei posti da visitare (non l'Italia, mi raccomando, perché abbiamo già i nostri problemi).

Un'amichevole stretta di mano
(hai visto mai...)

MPM

venerdì 16 gennaio 2015

Meno nobiltà e meno fiaba


ROBIN HOOD – LA LEGGENDA

(1991 di John Irvin)
 
 
No, non quello di Kevin Costner (Il principe dei ladri), che ai miei tempi aveva fatto epoca e che io avevo visto tre volte al Cinema (e a causa del quale questo, dello stesso anno, era stato ingiustamente retrocesso al mercato a film per la tv), né tanto meno quello, assai posteriore, con Russell Crowe, o lo splendido cartone animato della Disney (Urca Urca Tirulero)...

Mi sono piaciuti tutti quanti, ma il mio preferito è senz'altro questo, povero e sventurato, con Patrick Bergin (e pazienza se ormai nessuno sa nemmeno più chi è): il più scanzonato e quello con meno pretese, meno nobiltà, meno fiaba, ma anche più azione e più divertimento.

E sì che a me i baffuti non è che abbiano mai attizzato granché... Ma ugualmente: wow!!!

Finalmente Marion non è una svenevole mammoletta o una smorfiosa isterica, ma una donna volitiva, emancipata, e deliziosamente “puntualizzatrice” (Uma Thurman) ... Finalmente gli allegri compagni non sono ridotti a mero contorno, ma costituiscono un gruppo multiforme e spassoso, con le sue criticità, ma a cui, tutto sommato, mi piacerebbe appartenere... E, sebbene un po' sullo stereotipo si giochi, la trama non è sempre e comunque prevedibile al dettaglio, in quanto, nonostante la storia di base sia sempre la stessa (il nobile e prode arciere infallibile che ruba ai ricchi per dare i poveri, avversando il potere nell'Inghilterra del XII Secolo), gli autori qualche libertà se la sono presa... E poi non mancano le battute esilaranti (ce n'è una, in particolare, con una assurda – ma tragicamente significativa – profferta sessuale che mi fa venire le lacrime agli occhi dal ridere ogni volta), l'amore vero e opportunamente sudato, la solidarietà umana, la giusta indignazione, i colpi di scena, la simpatia...

Un film più sporco rispetto ai consueti parametri, con bei tocchi di realismo, che forse non sarà un capolavoro, ma che per me vale persino di più, dato che lo rivedrei mille volte con piacere, che sempre mi intrattiene, e mi lascia belle sensazioni che durano parecchio prima di evaporare...

Decisamente sottovalutato!!!

giovedì 15 gennaio 2015

Non proprio i classici bravi ragazzi


SKAGBOYS
di Irvine Welsh

Dove Skag sta per eroina e di conseguenza gli skagboys sono i ragazzi eroinomani... Quelli di Leith, in Scozia, che abbiamo già imparato a conoscere in Trainspotting (Mark, Sick Boy, Spud, Begbie, Tommy, Alison...).
Non sono proprio i classici bravi ragazzi, anzi, si potrebbe obiettare che bravi non sono per niente: violenti, volgari e presto... pure tossici! Questo romanzo, infatti, di Trainspotting è il prequel, ed è qui che i nostri antieroi cominciano a corrompersi in uno dei modi più deleteri degli anni 80: sedotti dal demone della droga, cominciano a farsene mangiare pian piano, per sfuggire alla miseria, alla sofferenza, alla morte... Per non affrontare il dolore e le responsabilità... Chi conosce Welsh, però, sa che non sguazziamo in un romanzo moralista (benché un po' di satira sociale ci sia), e non ci troviamo tanto in situazioni tragiche quanto grottesche, che a volte, riescono persino a strapparci qualche sorriso amaro (rectius risatone catartiche): con pochi freni inibitori, lezioni sul fascino del sesso nel secondo canale, sempre gaudentemente ai margini di tutto, la nostra vita inclusa...
E poi non è che i protagonisti siano proprio marci, almeno non del tutto... Ad esempio, può capitare che, quando si introducono in una bella casa con l'intento di svaligiarla, salvino anche la vita alla giovane colf aspirante suicida e la accompagnino all'ospedale.
Ciò nondimeno non mancano situazioni pesanti e scomode (quella del fratellino di Mark, Davie, su tutte), benché visibili da molte angolazioni.
Finché... non arriva lo spettro dell'AIDS che noi vediamo avanzare in sordina, tra pregiudizi e disinformazione.
Insomma, l'abisso c'è (specie quello dell'eroina) con il buio e la tremenda vertigine, che ti devasta e ti rende schiavo, ma ci sono anche tanto spasso, l'analisi della scelta, le difficoltà o gli inganni insiti in essa, e l'autoassoluzione razionale, che cogli come infida e farraginosa nel momento stesso in cui la formuli.
Sotto il profilo stilistico, poi, c'è da sbizzarrirsi: Welsh procede in soggettiva dando una voce personalizzata ad ognuno dei suoi protagonisti, avendo cura, per ciascuno, di adottare un linguaggio diversificato, scoppiettante, con varie gradazioni di gergalità, colore e sfasature (o errori) sintattiche... La volgarità è quasi d'obbligo, ma non risulta fastidiosa, piuttosto conferisce realismo e autenticità.
In mezzo pagine di diario (di Mark), statistiche, informazioni sociali...
I personaggi, naturalmente, sono straordinari. E vivi. Vivi come pochi ragazzi di carta, e così il mondo pulsante (le coree...) a cui appartengono.
Forse persino meglio di Traispotting...

mercoledì 14 gennaio 2015

E ti sembra di volare...


ARZACH
di Moebius
 
 
...O Arzak, o Harzak, o Harzakc perché il nome del nostro protagonista è sempre scritto in modo diverso. E lui è un guerriero ingrugnito che vola a cavallo del suo pterodattilo in un mondo fantastico e surreale, abitato da mostri, creature aliene e donne bellissime...

Ma tu non sai davvero chi sia Arzach, quale sia il suo scopo o la sua missione... E non è che non ti importi, semplicemente non hai bisogno di saperlo per godere delle sue avventure: ti basta seguirlo e scoprire quello che succede. E qualcosa accade sempre... e ha un inizio ed una fine, Moebius non si limita a cristallizzare un momento.

Che poi sono solo poche storie brevi (quattro con qualche strascico), ma per leggerle puoi impiegare cinque minuti o una giornata intera, perché si tratta di un fumetto senza fumetti, muto eppur eloquente, in cui c'è solo disegno, disegno totale, che però ti riempie gli occhi, con le sue vignette dalla partitura variegata, gli spazi infiniti e l'immaginazione fattasi inchiostro e carta...

E ti sembra sul serio di volare, senti la vertigine allo stomaco quando ti libri su fortificazioni rocciose o su pianure che sono tutto orizzonte. E trovi un momento per tutto: per lo stupore e per l'ironia, per la forza e per l'avventura, per la tensione e per la compassione.

Non servono mille pagine per creare un mondo.

E alla fine ti è simpatico Arzach, con la sua flemma e la sua astuzia, e non hai nemmeno bisogno di contestualizzarlo, benché sia un evidente figlio degli anni '70 e della sperimentazione grafica, e a livello di storia del fumetto ci sarebbe da sbizzarrirsi, perché Arzach è senza tempo. Eterno, come i sogni.

Ed è questo, al più, il dubbio che ti si affaccia in testa quando hai chiuso il volume: hai letto o hai sognato?

E magari, a quel punto, decidi di ricominciare da capo, tanto per verificare...

Un classico del fumetto.

martedì 13 gennaio 2015

Una fluidità totale


SVANITI NEL NULLA
di Tom Perrotta
 
 
Le premesse (geniali) sono di matrice fantascientifica, ma lo sviluppo del romanzo è prettamente sociologico/psicologico: indaga la reazione di masse (che si riuniscono in sette, invidiano o negano i destini altrui) e degli individui (che cercano di affrontare l'accaduto e tirare avanti con dignità o sprofondano nella meschinità e nella corruzione interiore), proponendoci un acuto e spesso impietoso ritratto dell'umanità – qui, ovviamente, americanissima –, come sempre avviene nelle penetranti opere di Perrotta.

Solo che, questa volta, a sconvolgere gli animi, c'è un evento davvero clamoroso, che si spiega su scala mondiale: il 14 ottobre di un anno imprecisato, contemporaneamente e senza preavviso, per giunta totalmente a casaccio, una discreta percentuale della popolazione è scomparsa. Non deceduta, non attirata in un passaggio dimensionale o in cielo: semplicemente si è volatilizzata. Pouf. Svanita nel nulla, appunto. Con tutte le conseguenze del caso: famiglie distrutte, scuole smembrate, il dilagare di deliranti teorie religiose e la paura costante che il fatto possa ripetersi... Niente sarà più come prima: gli equilibri si spezzano e si mette in luce la fragilità umana.

Come spunto è davvero affascinante e ci risulta persino plausibile dato il contesto realistico e l'abilità dell'autore a delinearne le implicazioni, ma il romanzo non si riduce ad un mero giochino “alla Lost”: la parte più interessante comincia dopo, quando iniziamo a conoscere meglio i personaggi, e ad osservare da vicino le varie situazioni che si innescano.

Ed è soprattutto l'irritante setta dei Colpevoli Sopravvissuti (fanatici prepotenti e alla frutta, votati al reato di stalker e alla sigaretta – sic! – ) ad incuriosirci, con le sue regole bizzarre e il suo atteggiamento passivo-aggressivo...

E... sì, se qualcuno se lo stesse chiedendo, è questo romanzo che ha ispirato la Serie televisiva “The leftovers”.

Personalmente avevo visto le prime puntate, ma, per quanto l'idea di base mi piacesse tantissimo, non mi aveva presa e l'avevo lasciata perdere... Però ero interessata a conoscere come proseguiva la storia e così non ho potuto che procacciarmi il romanzo: ebbene, è notevole! Inoltre, mentre la serie mi risultava pesante, lenta, e – la ripetizione è voluta – pesante, il romanzo è di una fluidità totale, con continui cambi di prospettiva, e lo consumi in un attimo.

E per quanto nessun personaggio si sia conquistato il mio amore imperituro, è stata l'umanità tutta, qui, a destare la mia attenzione, anche se sotto forma di qualche rappresentante scelto ad hoc...

lunedì 12 gennaio 2015

Ricco di eleganza


IL GIUNCO MORMORANTE
di Nina Berberova
 
 
1939, Russia (?). Il Punto di vista è quello di lei, sofferente perché deve separarsi dal suo grande amore, che deve tornare a Stoccolma per via della Guerra... Sappiamo già che non si vedranno per sette anni. Quando si rincontrano però, casualmente, dopo che lei si è convinta che lui fosse morto, visto che le lettere che lei gli inviava tornavano al mittente intatte, scopre che lui è sposato...

La trama poteva andare in molte direzioni, rischiando di ridursi ad una storiella per signorine (benché stilisticamente pregevole ed esteticamente preziosa), ma ha scelto la via più originale (e la più dignitosa), che ci strapperà un sorriso, offrendoci, nel contempo, un squarcio romantico, intenso e molto, molto profondo... Che, per molti versi, inizia e finisce nella meravigliosa Terra di nessuno...

Il titolo (bellissimo) è stato mutuato su poesia di Tjutcev (e i versi delle poesia russa verranno spesso evocati... pare ce ne sia uno adatto ad ogni situazione), la protagonista narratrice è meravigliosa e splendidamente femminile, lui, Ejnar, il suo amato, rimane giustamente un personaggio un po' incolore, sullo sfondo, speciale solo per il fatto di essere amato da lei... Non riceveremo spiegazioni da lui, né conosceremo il suo modo di pensare, ma è facile attribuirgli delle caratteristiche facendo la somma dei suoi comportamenti: in sostanza il perfetto prototipo di tutti gli uomini fedifraghi, vigliacchi ed egoisti, privi del benché minimo rispetto per gli altri (e mi sto ammirando da sola per il fatto di non usare parole più marroni) che però, ahimè, la nostra lei continua contro ogni evidenza ad amare... La triste verità è che, purtroppo e assurdamente, anche di questo genere di fanciulle esiste un prototipo... e la nostra eroina, in principio, sembra portata a ricalcarlo, nonostante molti “nonostante”, laddove invece alla fine...

Cortissimo, neanche ottanta pagine, più un racconto che un romanzo... ma colto, raffinato, ricco di eleganza, ma lungi dall'essere mera espressione di virtuosismo, è emozionante, intriso di sensibilità, di grazia, di passione... Ma pervaso di delicata razionalità.

venerdì 9 gennaio 2015

Otta Awards 2014 - Serie TV


BILANCIO ANNUALE SERIE TV
 
 
Ed eccoci all'ultimo appuntamento con il tiriamo le somme del 2014 incentrato sulle Serie televisive... Benché non ci siano precedenti (nel senso che lo scorso anno ho glissato sul punto), abbiamo nuove stagioni di serie vecchie – in cui magari aggiorno, quindi, pensieri esternati in antichi post – e, e serie attuali su cui non mi sono ancora espressa... Lì per lì avevo pensato di prenderle in considerazioni tutte, ma sono troppe, pur escludendo quelle abbandonate a metà o dopo poche puntate, dunque mi limito a quelle su cui ho qualcosa da dire:

Parto allora segnalando le più divertenti: con somma sorpresa al primo posto non colloco l'effervescente Modern Family, che pure mi piace sempre di più e non manca mai di farmi sbellicare, ma la cattivissima e meravigliosa “Life's too short” e, a seguire, “I miei peggiori amici”, più feroci e graffianti.

 
Paradossalmente, però, la Serie che amo con più passione (benché non sia la più bella) e che mi dà più dipendenza (nonostante sia forse la più lontana dai miei generi d'elezione e dai miei parametri e benché il post che le avevo dedicato alla fine della prima stagione fosse abbastanza tiepido) è Dowton Abbey! Più va avanti più le vicissitudini dei protagonisti ti avvincono, e ciò benché la mia prediletta sia, ahimè, deceduta... Otta Awards meritatissimo!

Tra le serie più belle, invece, svettano: True Detective, Broadchurch, Sherlock (ma la prima stagione era più riuscita), Top of The lake e Les Revenants... Buffo che siano quasi tutte sul giallo, posto che io dei gialli di norma diffido... Invero, nonostante l'inizio stralento e disincentivante mi ha preso molto anche The Fall, e ho grandi aspettative su Fargo, ma della seconda sono ancora alla prima superba puntata, mentre la prima Stagione di The Fall mi ha lasciata talmente “senza fine” che brancolo nel buio.

Deludenti, invece, American Horror Story – Coven (peccato, perché la seconda stagione - Asylum era strepitosa e terrorizzante) a metà tra gli X-men e Giovani Streghe, Misfits V (si sente troppo la mancanza dei vecchi protagonisti) e Il Trono di Spade Non mi ricordo quale stagione... La IV forse')... A onor del vero la puntata con il duello tra Oberyn e la Montagna è stato notevole, ma nel complesso è diventata troppo strascicata e mi addormento di continuo... Certo, nulla a confronto delle sempre più sconclusionate e insopportabili puntate di Glee V stagione (nonostante i miglioramenti verso la fine) e di The Walking Dead IV (mentre la V è decisamente migliorata). Noiose a morte, poi, e senza ritmo Under the Dome II e Mucchio d'ossa (benché Pierce Brosnan sia very good), che sul finale si tinge addirittura di ridicolo, per tacere dei patetici effetti speciali...

Sleepy Hollow aggiunge sempre più carne al fuoco, ma non mi entusiasma per niente, laddove Agents of SHIELDS II è decisamente più adrenalinica della prima...

A gonfie vele anche House of cards 2, se possibile ancora più infida, mentre non mi pronuncio ancora su Peccatori – Uomini di fede: inconsueta, con molti motivi di interesse, ma per il momento non so dove voglia andare a parare... Servita e terminata, invece, 666 Park Avenue, più che dignitosa (sebbene parca di brividi), riscattata dal bel finale, e adeguata ad una seratina leggera, senza pensieri...

giovedì 8 gennaio 2015

JE SUIS CHARLIE


 
Il motto di questo blog è che la realtà è bandita.

Perchè non mi piace, è prosaica, e preferisco la fantasia e l'immaginazione.

Ma ci sono volte in cui la realtà filtra lo stesso e non la si può ignorare.

E non è giusto, e fa schifo.

Perché, anche se “le parole sono pietre” (e le parole con immagini sono pietre più aguzze) certe cose non dovrebbero mai accadere.



Je suis Charlie.

mercoledì 7 gennaio 2015

Otta Awards 2014 - Film


BILANCIO ANNUALE FILM
 
 
Qui i confronti con l'anno scorso non si possono fare, per il semplice fatto che nel 2013 avevo soprasseduto... Per il resto, richiamo le premesse dell'introduzione di venerdì scorso, relative al mio non andare più al cinema, faccio presente che comunque ho visto 67 film, e che ne avrei visti assai di meno se spesso mon amour non mi avesse costretta contro la mia volontà (in certi casi, però, devo ammettere di doverlo ringraziare, perché senza di lui a certe pellicole non avrei concesso nemmeno una possibilità).

E dunque, ecco a chi assegno gli Otta Awards:

Per la categoria film più emozionanti, pur in senso diverso, il premio va a: Noi siamo infinito, American Hustle (splendido!), Snowpierce e Gangster Squad (snif...).

Per “film curiosi e ricchi di fascino” ricordo: Grand Budapest Hotel e Open Grave (che, anche qui, non hanno alcun legame fra loro).

Tra quelli che sono contenta di aver visto nonostante le mie iniziali riserve, invece, annovero: Hitchcock, Facciamola finita!, Sukiyaki Django, The bay (montaggio spaziale!), Lo Hobbit, Voices (davvero carino), e Beautiful Creatures (non è scontato come potrebbe sembrare e ci sono anche interessanti disquisizioni letterarie).

Tra i più catartici: Sinister, Ender's Game (spettacolare, specie per come evolve Ender!), L'Evocazione – The Conjuring, e Il grande match (tenerissimo).

Per la categoria esaltazione, vincono: Frozen (per quando Elsa decide di accettarsi per com'è), Die Hard 5 (ovviamente per altre ragioni, benché la serie sia ormai stancherella); RED 2 (spassoso al cubo!), Machete Kills (love...), Lone Ranger (a dispetto dell'inizio lento); X-men le origini (con molte note di dolorosa tristezza).

Tra i più commoventi: Saving Mr. Banks e Quartet, entrambi una sorpresa, tra i più divertenti: Gambit (con un Colin Firth favoloso!), Star Wars Lego (spettacolare), RIPD, Come ti spaccio la famiglia (anche alla seconda visione), Monster University (nonostante qualche calo di tensione ogni tanto). Tra i più difficili da finire: Funny Girl (mi è piaciuto, davvero, ma continuavo ad addormentarmi); Captain Phillips (l'ho patito da pazzi: troppa ansia); Space Battleship Yamato (volevo morire... odio la recitazione enfatica, per tacere dell'imbecillità dei personaggi) mentre tra i più sconvolgenti senza dubbio The Counselor – il Procuratore, che sto ancora elaborando.

Mentre l'MPM Awards per i film più brutti va a Comic Movie (senza parole), La Casa- remake (nooooiaaa), Team America (osceno, ma con qualcosa che mi attraeva in modo morboso e che al contempo mi deliziava), Smiley (schifezza immonda), quello per i più deludenti a: I Mercenari 3 (nel complesso carino, ma troppi momenti di stanca); Star Trek Into the darkness (come mi ha illustrato MPM, pieno di aberrazioni), Godzilla 3 D (anche se..) e Capitan Harlock.

Infine (e qui assegno davvero l'MPM Awards, ma non in senso negativo), tra i classici che sono stata più contenta di recuperare: Kramer contro Kramer, Re per una notte, Il grande freddo, I Guerrieri della Notte, Porco Rosso, La parola ai giurati.

In ultimo, tra i film che più ti inducono ad odiare l'umanità: Un'estate con Coo e Noah (ma Un'estate con Coo è incontestabilmente primo).

A domani!

martedì 6 gennaio 2015

Otta Awards 2014 - Fumetti


BILANCIO ANNUALE LETTURE FUMETTI
 
 
Manco a farlo apposta, nel 2014 ne ho letti 100 giusti giusti (sempre senza considerare Bonelli e affini – indi Dago, Rat-man etc., Manga e spillatini), pertanto, a fronte dei 147 del 2013, siamo decisamente in ribasso...

Comunque, a beccarsi l'Otta Awards per la categoria “quelli che ho amato di più” spiccano: “Dolci tenebre” (geniale quanto perverso, per giunta in modo carino e “pastelloso”), “Saga” di Brian K. Vaughan (prevedibilmente, è vero), “Blacksad - Amarillo” e, anche se siamo solo all'inizio, immancabile e pieno di gloria, “Sandman Overture” (boato di gioia).

Per la categoria “serie, che seguo più volentieri”, invece, è sicuramente corretto menzionare “The Walking Dead”, di Kirkman, che non si inceppa mai, “Rachel Rising” di Terry Moore, e il bellissimo e struggente “Sweet Tooth” di Lemire, mentre l'Otta Awards per il fumetto più cervellotico, innovativo e interessante, va incontestabilmente a “Mind MGMT” di Matt Kind, in cui potrei non aver capito ancora nulla, ma che è dannatamente stuzzicante, mentre tra i vecchi fumetti di recente recuperati grazie al mio prode fumettaro, “vince” “We 3” di Morrison, come quello più dolce e commovente.

Continuando, tra le opere che ho preferito, nella categoria di quelle di cui quest'anno ho visto la conclusione, ci sono “Le Spade di Vetro”, pubblicato da ReNoir (con l'uscita del quarto volume), e “Antares” di Leo, che avevo iniziato in francese parecchi anni fa...

L'Otta Awards per i sogghigni e le risate, spetta, a pari merito, a “Josèphine 2” di Pénélope Bagieu e a “Il Giovane Lovecraft 2” di Oliver e Torres, entrambi soffusi di una certa delicatezza e deliziosità.

Tra i Manga, omaggio “Lady Snowblood”, in tre violentissimi volumi, mentre la ristampa a me più gradita (ma qui stiamo parlando di Manhwa) è sicuramente “Old Boy”, che ero ansiosa di recuperare.

Un grazie da nerd nostalgico per la pubblicazione dei fumetti di “He-Man”, dal valore altalenante e non eccelso, ma di cui, ugualmente, avevo bisogno, mentre il premio per il fumetto preso a caso più jolie va ai due volumetti di “Yaya”, dal tratto irresistibile e dal formato particolare. Quello che mi ha esaltato di più, invece, è il, pur non originalissimo (ma che disegni, wow!), “The Tower Chronicles” di Wagner e Bisley.

La delusione maggiore, infine, è come sempre Dylan Dog, a prescindere dal triste reboot (benché l'albo dedicato al pensionamento di Bloch non fosse pessimo) e che comunque non fa che deludermi da quasi vent'anni, mentre al secondo posto “il sogno della farfalla”: assolutamente non brutto, ma con dei disegni, e soprattutto, una colorazione, così bella per cui mi aspettavo davvero di più, specie date le premesse.

Tra i fumetti che compro solo perché ho iniziato e prego ogni giorno che cessino le pubblicazioni, in ultimo, menziono (oltre a DD, chiaro): “Julia” di Berardi e “One Piece”, anche se, per quest'ultimo, ammetto che forse il problema è dato anche dal fatto che sono oscenamente fuori età. Con Naruto, resisto.

Si accettano suggerimenti e consigli, per letture 2015!