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mercoledì 29 gennaio 2020

Lungimirante e moderno

IL DIARIO DI ADAMO ED EVA
di Mark Twain


Una sorta di racconto doppio, in cui si narra la stessa cosa (la vita nell'Eden) da due punti di vista opposti e speculari. 
Quello di Adamo, e quello di Eva, naturalmente. 
Archetipo di uomini e donne, vengono messi a confronto, in modo buffo e divertente, leggero, comparati, regalandoci qualche sorriso e qualche spunto di riflessione.
Dico la verità, però, trattandosi di Mark Twain, mi aspettavo di più.
L’idea di base è deliziosa e resa con efficacia, ma a tratti il ritmo rallenta un po’, inoltre, per quanto mi riguarda, mi aspettavo più contrasti, più verve. E un finale meno buonista. 
E non è che mi dispiaccia, in realtà, il fatto che lo sia. Non è stucchevole e ne riconosco la dolcezza.
Ma credevo che avrei riso, e non solo sorriso.
Che ci sarebbe stata qualche strigliata in più.
E che la lettura sarebbe stata più incalzante, più serrata.
Ma anche più armonica. 
E più sottile.
Più ironica.
Nel complesso, però, si tratta di una lettura gradevole, composta di appena settanta paginette scritte larghe, e quindi molto breve.
Non richiede molto al lettore, e di certo riesce a solleticarlo.
La parte mitologica, però (che mi avrebbe affascinata parecchio) non è più di tanto approfondita. Qualche riferimento c’è, e ben mirato, ma in realtà Adamo ed Eva sono più che altro occasione, e su tante questioni si glissa. I protagonisti potrebbero quasi essere Gigino e Gigetta, per dire, nell'isola deserta.
Perché la parte che interessava a Twain era questa: come vede la realtà e come ci si approccia lui (passivo, placido, silenzioso), e come vede la realtà e come ci si approccia lei (curiosa, attiva, ciarliera). E, come si comportano insieme, come reagiscono l’uno all'altra. Deflagrando, ma anche amandosi, loro malgrado.
Però, ho trovato interessante la “rappresentazione del serpente”. O “della mela”, se si preferisce. Nel senso che qui, al posto della disubbidienza di Eva, abbiamo piuttosto la sete di conoscenza, descritta in una prospettiva scientifica: fatta di osservazione, tassonomia ed esperimenti.
Ecco questo mi è piaciuto, invece, e l’ho trovato eccezionalmente lungimirante e moderno.
A proposito, benché lo scrittore sia evidentemente un uomo, l’opera non è misogina, anzi, oserei dire che tutto sommato Eva ne esce meglio di Adamo. Ma anche lui, in fondo, non è poi così male.

lunedì 27 gennaio 2020

Autentico lenimento per l’anima

AMY E ISABELLE
di Elizabeth Strout


Romanzo splendido. 
Per la prosa impeccabile della Strout, per la delicatezza dei personaggi, specie quelli femminili, e per la trama. Che, in particolare, è una sorpresa per quanto risulta salvifica, anche per il lettore, che ne ricava autentico lenimento per l’anima.
Iniziamo con lo stile: la Strout sa scrivere, ed è noto, ma qui è al suo apice. La capacità di analisi e di penetrazione psicologica, come pure l’abilità e la grazia delle singole pennellate, sono inarrivabili. E poi colpiscono la coralità di certe rappresentazioni, l’amarezza intima di altre, la resa eccelsa delle sensazioni più varie, che vanno dal tremebondo all’ansioso, esplodendo nel sensuale. Il tutto immerso in un frasario ricercato, ma ingentilito da un costrutto scorrevole, di una fluidità contagiosa, perché ti inonda i pensieri, come una musica sommessa, e ti rende difficile interromperti. Semplice, ma preciso come non mai.
E poi i personaggi, si diceva. Magnifici ritratti di donna, che si completano l’una con l’altra, complementari ed antipodiche ad un tempo. Non solo Amy e Isabelle, figlia e madre, che procedono ad indovinarsi per contrasto, ma anche il variegato mondo che le circonda: le beghine del paese, le donne in fabbrica, ciascuna con il suo fardello, la scriteriata Stacey, che aggiungono dettagli, sfumature… Ma persino gli uomini (pochi, e quasi sempre pessimi, se visti da una certa angolazione) sono interessanti: il compassato Avery, come il passionale Professor Robertson. 
Ma credo che la cifra del romanzo stia nella sua trama. Nell’inaridimento che generano certe situazioni, che finiscono per autoalimentarsi e in cui ci si fossilizza fino a che diventano grigia quotidianità, invischiandoci in modo che paiono destinate, ormai, a definirci e a determinare la qualità della nostra vita. Anche se, in realtà, non è così. E basta poco – che pure è tanto – per sottrarvisi e per portare ad una ridistribuzione delle carte del destino e ad un’inaspettata, piena, felicità.
Un romanzo fatto di “cose normali”, di vita vissuta, di piccoli sogni e di ordinari dolori. Che però, pur senza accadimenti clamorosi (be’, forse uno, ma neanche così tanto, in fondo), ci illumina la strada e ci conduce a casa.   
Permettendoci di goderne il calore e il profumo.
Bellissimo.

giovedì 23 gennaio 2020

La brama di sapere

SERVANT


Serie Tv in dieci puntate da mezz'ora, di impostazione teatrale, con pochi personaggi e sempre gli stessi quattro ambienti. 
Ma terrificante.
Non che si veda nulla di clamoroso. Niente splatter, niente morti. 
Ma ogni passaggio è inquietante, giocato sulll'alluso e il non detto, ogni personaggio pieno di segreti, e i particolari vengono assommati così gradualmente da farci impazzire, tenendoci sempre sul baratro, prossimi a precipitare...
Un po' thriller e un po' horror, con un sottofondo drammatico e una colonna sonora meravigliosamente stridente (e una fotografia, per i miei gusti, forse un po' troppo scura), che ti fa aggricciare i denti, ti solletica di curiosità, di brama di sapere, stando attento a non svelare mai troppo, e a sostituire ogni rivelazione con altri due interrogativi.
Notevoli anche gli interpreti (tra cui Rupert Grint, il Ron di Harry Potter), ma soprattutto le scelte registiche. Con queste inquadrature ravvicinate, dall'angolazione strana, invasiva, secante, che ti attorcigliano lo stomaco (tra i registi figura M. Night Shyamalan).  
E poi la trama... Ambigua, cupa, con risvolti tragici e dolorosi, ma mai eclatanti. Anche quando lo sembrano.
Solo la fine non mi ha entusiasmata. 
Non che sia disonesta o affrettata, ma, vista la qualità del viaggio, mi aspettavo una sorpresa in più. O forse solo meno linearità.
Nel complesso, comunque, un prodotto più che buono. E avvincente.
Tanto, tanto avvincente.
Poco importa che non si esca quasi mai di casa.

martedì 21 gennaio 2020

Il Sublime tarantiniano

C'ERA UNA VOLTA... A HOLLYWOOD
di Quentin Tarantino
(2019)


Film controverso, di cui ho sentito dire tutto il contrario di tutto.
Ma che per me è un capolavoro, e che è arrivato a colmarmi di Sublime. 
Ebbene, per quanto mi riguarda, non avete il diritto di giudicarlo se non ne avete visto la fine. Perché è lì il segreto. 

ATTENZIONE SPOILER

E non per il gustoso festival action-splatter dell'ultima mezz'ora (abilmente preparato in ogni dettaglio, e che, altrimenti, risulterebbe esagerato e illogico, ma che, viste le dettagliate premesse, è invece perfetto e calibrato ad arte, sicuramente molto tarantiniano), ma per il significato immenso che assume.
Il fatto è che seguiamo sì la travagliata parabola discendente dell'attore Rick Dalton (con tutti i suoi dialoghi analitici e lucidi, il suo dolore moribondeggiante, e le varie digressioni, citazionistiche e non... con qualche perla, da Bruce Lee ai cameo elettrizzanti). Ma siamo anche coscienti di essere in un film del vecchio Quentin. E sentiamo continuamente la presenza obliqua e sottile, ma imponente, di Roman Polanski e di Sharon Tate, i vicini di casa di Rick. E visto che siamo proprio alla fine degli anni sessanta, siamo atrocemente consci di che cosa succederà e sentiamo  strisciare accanto a noi il presagio terribile di Charles Manson e della sua Setta di squinternati. E ogni volta che vediamo Sharon (Margot Robbie), così bella e promettente, e prossima ad essere spezzata nel modo peggiore, ci si stringe lo stomaco. Perché pensiamo che non è giusto. Non lo sarebbe comunque, ma così lo è ancora meno.
E stiamo male, dunque, e affoghiamo volentieri nella lenta, ma ordinaria, rovina di Rick. Anche se continuiamo a tremare, ogni volta che viene aggiunto un tassello, ogni volta che si accende un indizio. Ogni volta che vediamo preparasi il finale.
Solo che...

ATTENZIONE SPOILERISSIMO

Il finale è diverso da quello che avremmo creduto.
Oh, sì.
Perché gli spantegati di Charlie sbagliano casa.
E ci sono Rick e Cliff (Brad Pitt) sotto acido ad attenderli. Con un cane super addestrato, una notevole prestanza fisica e un lanciafiamme. Ops. 
Ed è un atto di sensibilità, e un regalo bellissimo che viene fatto a tutti. Perché restituisce quello che non si può più rendere, e che, al contempo, solo il cinema, forse, può davvero ridare. E al contempo è vendetta e risarcimento, e sublime incanto e giustizia. E un inanellarsi magico di se e di ma, che, pur solo per un attimo (che però, per me, non è ancora finito), diventano veri.
E splendenti come tutto il firmamento.

Non so se questa è una pellicola che vorrei vedere la seconda volta (dura tantissimo, ed è lenta). Però, credetemi, la prima volta, se seguite il flusso e non vi mostrate impazienti, se vi affidate al regista, tenete conto di tutto e non fate i capricci, ebbene, la prima volta è pura magia. E vi lascia dentro una scheggia di Dio.
Che resta, e non se va.   
Eccezionale.

domenica 19 gennaio 2020

Una sgualdrinella sbevazzona

TUTTE LE COSE CHE AMO DI TE
di Daniela Palumbo
(su Ig @D.E.L.A.I.N.A.)


Un romance? Un romance sulla mia pagina?
Sono forse impazzita, mi drogo oppure mi hanno hackerato il blog?
No, tranquilli.
Questo è il romanzo di una fanciulla che ho conosciuto su Instagram. E siccome lei mi piace molto, mi è venuta voglia di scoprire qualcosa di più su di lei, quindi  ho pensato che leggerla fosse il modo migliore, il più bello e il più esatto.
Ora dovete sapere che su Instagram ci sono un sacco di aspiranti scrittori sempre pronti ad angosciare (spesso in modo abbastanza aggressivo) perché acquistiate la loro sbobba immonda, scritta da schifo. 
Daniela no. 
Anzi quando le ho chiesto come fare per comprare il suo romanzo (disponibile su Amazon, a proposito) mi ha detto: noooooo! Non farlo! Non è il tuo genere!!! Ma io lo sapevo già, checcavolo (con un titolo così). E mi è venuta ancora più voglia. Perché come si fa a non voler conoscere meglio una persona tanto altruista e sincera? 
E insomma che ho fatto bene. E non solo perché dentro penso di averci davvero trovato Daniela (o almeno un pezzo scintillante di lei), ma perché questo libro è una meraviglia. 
Un romance, certo. Tenero e romantico, va bene. 
Ma anche spassoso, divertentissimo e scritto stupendamente (Santa patata fritta, a tratti dovevo interrompermi per ridere di gusto), fluido, ma colorito, personale, e pieno di impennate (e di graziose impertinenze). Ti prende dalla prima riga e non riesci più a smettere: soprattutto nelle descrizioni della quotidianità. Sembra che l'autrice parli direttamente con te, che ti guardi dritto in faccia, e si confidi. Nel modo più genuino e fresco possibile, uscendosene con delle espressioni assurde, che ti fanno sbellicare, certo, ma che a tratti rivelano anche profonda dolcezza e fragilità. Inducendoti, come prima cosa, ad amare tutto: l'ambientazione, il linguaggio (specie nelle sue declinazioni locali), il contesto... E i personaggi, ovviamente.
Sono adorabili, specie la protagonista, Rosa, che è una sgualdrinella sbevazzona, insicura quanto simpatica, per tacere di Costa e di Bianca, i suoi amici, e dei buffi teatrini che fa con loro e che ti fanno sentire giovane, giovane, come forse non sei mai stata.  
Eppure non ci sono solo assurdità e risate. Persino i comportamenti sconclusionati (ma coerenti alla luce del loro carattere) dei personaggi mi hanno sedotta, per quanto sono frizzanti, allegri, avventati, contraddittori, ma colmi di grazia, e, talvolta, persino elegiaci. C'è, in particolare una scena piccantina che mi è piaciuta, perché riesce a catturare tutta l'emozione di ogni prima volta, e lo fa con una tale levità e tale una tenerezza da risultare quasi commovente.
Che dire?
Leggetelo. 
Anche se non vi piacciono i romanzi d'amore.
Perché quelli non piacciono neanche a me. 
Ma qui, fidatevi, siamo oltre.
E io vi ho svelato solo la punta dell'iceberg.

giovedì 16 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 SERIE TV

OTTA AWARDS 2019 SERIE TV


Ed eccoci all'ultimo appuntamento con gli Otta Awards 2019, in oggi dedicato alle Serie Tv.

Premetto che c'è un unico grande vincitore per ogni categoria positiva, e non può essere che il superstellare cartone animato di “Rick & Morty”, che vince altresì il mai assegnato prima d'ora Otta Award Assoluto, dato che è quanto di più bello abbia mai visto in televisione. L'Ottamondo tutto esulta!!! Canti ed inni!

Tra le altre serie, invece (avendone viste solo 65 posso permettermi di collocarle in ordine di gradimento), menziono:

1) “Fleabag”, dalla micidiale carica eversiva e dalla sceneggiatura perfetta;
2) “I Medici”, specie la seconda stagione, davvero emozionante, e con una sigla pazzesca;
3) “Russian Doll”, per l'immaginazione;
4) “Chernobyl”, che è senza dubbio la miglior serie drammatica (dopo Rick e Morty), ma io senza un po' di fantasia secco; 
5) “Undone”, sempre per l'immaginazione, anche se il finale mi ha lasciata un po' lì;
6) “The Morning Show”, per il ritmo e il cast;
7) “Killing Eve, semplicemente eccezionale;
8) “Servant”, mi manca ancora la fine, ma è un capolavoro di tensione;
9) “Stranger Things III”, decisamente meglio della seconda stagione, ma non all'altezza della prima;  
10) “Sex Education”, perché fa bene, diverte e serve a tutti;
11) “Black Summer”, per l'innovativo approccio zombesco, che ritorna alle origini;
12) “Carnival Row”, perché un fantasy ci vuole, e questo è davvero multiforme e pieno di tematiche sottese;
13) “The OA”, per le idee e per la filosofia alla base;
14) “Fosse/Verdon”, per gli interpreti;
15) “The Society”, che non è niente di che, e ha pure una protagonista odiosa, ma mi piace come tematiche e mi incuriosisce; 

Inutile, suppongo, nominare la Serie più brutta, quella che mi ha intristita e mi ha amareggiata.

E, niente, da lunedì torniamo a i post normali!

martedì 14 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 FILM II

OTTA AWARDS 2019 FILM
Seconda e ultima parte

Cominciamo con una categoria di mia invenzione, per il miglior film Allucinante: Primo posto per lo spiazzante “The Lobster” (2015), che mi è davvero piaciuto, secondo per “Mom and Dad” (2017), semi-geniale, e terzo per “Allucination Nation” (2018), che devo ancora finire di metabolizzare. In ultimo, menzione speciale a “La favorita” (2018), per i miei gusti troppo paturnioso, ma davvero ben interpretato.

Tra i PicchiaPicchia SpaccaSpacca, invece, trionfa “Fast & Furious Hobbes & Shaw” (2019), che vince anche la menzione speciale per i combattimenti più succosi, seguito dall'esageratissimo e supertamarro “Robin Hood, l'origine della leggenda” (2018) e da “6 Underground” (2019), dalla regia sottoacido;

Per la categoria Risate (in cui si deve considerare che io dei film prettamente umoristici di solito avverto con più forza l'aspetto tragico e quindi non rido per niente): vince “Il tuo ex non muore mai” (2018), tra il demenziale, lo spionistico, il romantico e l'avventuroso, seguito dallo spassosissimo “Spiderman: Far From Home” (2019), che mi ha fatta sbellicare e da “Ancora auguri per la tua morte” (2019). Che in teoria è un horror, ma va bhe'.

Nella categoria Superstimolanti, un solo titolo: “Black Mirror – Bandersnatch” (2018), ossia il famoso film a bivi, che, effettivamente, è notevole e ti risucchia nel suo trip.

Anche per i Thriller, un solo vincitore: “Il signor diavolo” (2019), che mi è davvero rimasto impresso, anche se mi sono dovuta andare a cercare la spiegazione perché non l'avevo del tutto afferrata.

Tra i Musical, invece, abbiamo, nell'ordine, “The Rocketman” (2019), “Bohemian Rapsody” (2018) e, mio malgrado, lo stucchevole “A star is born” (2018). Scialallalà.

Infine, la terribile categoria Schifo, che ha il potere di cambiarmi l'umore in negativo: al primo posto, ovviamente, l'osceno “Star Wars: L'ascesa di Skywalker” (2019), che comunque è meglio del VII, con alle calcagna, ma neanche troppo, “Mary Poppins: Il Ritorno” (2018) ed “Hellboy” (2019), sui quali mi rifiuto di soffermarmi un secondo di più.

Si conclude dopodomani con le Serie TV.

lunedì 13 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 FILM I

OTTA AWARDS 2019 FILM
Parte I di II

Per la prima volta, anziché limitarmi a considerare i film che ho visto nel 2019 (129), terrò conto altresì delle pellicole viste fino adesso nel 2020 (6). Perché? Perché ha senso. E d'ora in avanti farò così.

Orbene! I film in questione sono divisi in 12 categorie di mia semi-invenzione, perciò ve ne beccate 5 oggi e 7 domani. 

Cominciamo con la mia preferita: Horror: trionfa “Noi” (2019), seguito da “Midsommar – il villaggio dei dannati” (2019), che dovrebbe aggiudicarsi anche una menzione speciale nella categoria Allucinante, e da “Annabelle 3” (2019), tutti carini; 

Tra i Cartoni Animati: al primo posto, a pari merito, “Toy Story IV” (2019) e “Pets 2” (2019), al secondo il dettagliatissimo “L'isola dei cani” (2018), e al terzo “Frozen 2” (2019). MPM se ne è lamentato tutto il tempo, ma, seppur imperfetto e con canzoni mollacchiotte, alcune sequenze sono meravigliose e nel complesso mi ha emozionata; 

Proseguiamo con i Supereroi: il primo premio, incontrastato, va a “Spiderman: Far from home” (2019), che vincerebbe anche l'Otta Award per le commedie romantiche, qualora esistesse la categoria, poi troviamo “Aquaman” (2019), soprattutto grazie al suo magnifico protagonista, il mio fidanzato Jason Momoa, e il sopravvalutato e stracolmo di buchi narrativi “Avengers Endgame” (2019), che comunque si lascia vedere;

Filmoni: in pole position lo splendido “C'era una volta a Hollywood” (2019) – e se storcete il naso è perché non siete arrivati alla fine, ad ogni modo a breve spero di recensirlo – , a pari merito con “Green Book” (2018), che mi ha rubato il cuore. Il secondo posto resta invece vacante, mentre al terzo abbiamo “BlacKkKlansman” (2019), che però non avrei voglia di rivedere.

Film seri:  vince “Perfect Day” (2015), perché contiene tutto lo spettro delle emozioni umane”, seguito da “Boy Erased – vite cancellate” (2018), che pure mi accende di rabbia, e “La verità negata” (2016).

A domani con la seconda e ultima parte!

martedì 7 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 - VI

OTTA AWARDS 2019
FUMETTI MANGA E BONELLACCI

Ultimo appuntamento fumettoso... Partiamo con i Manga.

L'Otta Award va senza ombra di esitazione a Girl from the other side, di una delicatezza e di una bellezza struggenti e sognanti. E non mi riferisco solo ai disegni. E' poesia pura.

Il Premio Non ne posso più, vi prego uccidetemi, invece, se lo aggiudica come al solito One Piece di Eiichiro Oda. Vi prego, finitela!!! E' una tortura! Sempre la stessa minestra riscaldata! 

Invece, per il Premio Disegni Orridi, un ormai quasi nuovo classico, ossia, Battle Royale, che però si riscatta in altri modi. Se si ha lo stomaco abbastanza forte.

Infine, il Premio Logorrea va a Death Note, che ho recuperato quest'anno. Mai letto un Manga così inutilmente verboso e ripetitivo. Mai!

Categoria Bonelli. Di solito quella peggiore. Ma, devo ammetterlo, quest'anno ce la caviamo meglio: 

Intanto, il Dylan Dog n. 400, benché sia di Recchioni, che detesto cordialmente, non è niente male e ne ho apprezzato le numerose citazioni e ammiccamenti. Okay, c'è una cosuccia che fa stridere lo stomaco, ma, davvero, pensavo peggio. Anche perché, sinceramente, per il resto (a parte un numerello che era discreto) di 'sto Ciclo della Meteora non mi importava proprio alcunché. Meno 3 alla meteora! Embè????  Indifferenza totale.

Ad ogni modo, non sono malaccio neppure Darwin e Attica, tutto sommato. Anzi, Darwin mi piace quasi, anche se all'inizio lo trovavo un po' frammentario, mentre Attica alterna momenti perfetti a momenti inutili e noiosi. Ma nel complesso, devo dire, funziona abbastanza.  

Anche Dragonero vanta un andamento decoroso, pur non essendo un capolavoro, e riesce a rinnovarsi spesso, rimanendo però fedele a se stesso. Che non è poco. 

La più sclerificata sulle sue posizioni, invece è quella gatta morta, manico di scopa di Julia. E mi chiedo, ma come diavolo è possibile che la scriva Berardi. Berardi!?? L'autore di Ken Parker!!! Secondo me è stato sostituito da un Ultracorpo. Premi inutilità e inconsistenza, invece, se li beccano rispettivamente Odessa e Morgan Lost. E, infatti, sono riuscita in un miracolo: li ho tagliati. Ero allo stremo. E... sì. Cercherò di tagliare altri Bonelli in futuro, perché mi sembra che mi rubino il tempo, oltre lo spazio in casa.

Tuttavia, anche se per ora non mi sta illuminando, mi ha rallegrata il Ritorno di Napoleone, nonostante, devo ammetterlo, abbia trovato più riuscito il Ritorno di Magico Vento, che pure amavo di meno.

E, niente, ci vediamo la settimana prossima con film e Serie TV. Lo so che la periodicità sta diventando bizzarra. Ma che vi devo dire? La vita è dura. 
Omaggi.

lunedì 6 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 - V

OTTA AWARDS 2019
FUMETTI GRAPHIC NOVEL II PARTE

Segue da ieri... Senza preamboli.

Orbene, l'Otta Award per la Fine più Bella va a The Walking Dead di R. Kirkman, che ci lascia dopo oltre 30 numeri. Fa riflettere su tante questioni etico-sociali, che riguardano gli zombie, ma che, al contempo, prescindono da essi. 

Il Premio Serie più divertente e folle, invece, va a La Fortezza (di cui al momento è uscito solo il primo libro, parlo della ristampa) di Joann Sfar e Lewis Trondheim. Multiforme ed in continuo movimento. 

Pregevole anche, seppur in un senso diverso, I Maestri di Steve Skroce. Che mi frulla ancora in testa, a distanza di mesi, ma senza definizione.

Procedendo a casaccio, il Premio Shock va indiscutibilmente a Squeak the Mouse di Massimo Mattioli. Oltre ogni limite. Splatter, crudo, sadico e persino mezzo pornografico. Altro che Grattachecca e Fichetto!

Carino e spassosamente nerd, ma anche intimistico e personale (benché in certi punti, un po' mi urti per l'ingenuità sinistrorsa, sia pure candida) La scuola di pizze in faccia del professor Calcare di Zerocalcare. Il ritorno più atteso, però, non può che essere Strangers in Paradise 25 anni dopo di Terry Moore, che, tra l'altro, mette insieme un altro bel po' di cose. Che dire? Moore è un genio. E ti strappa il cuore.

Deludente, purtroppo, Le voci dell'acqua di Tiziano Sclavi. Perché è di Sclavi, mica per altro. E dopo tanto silenzio, non fa che riciclare se stesso, senza offrire niente di nuovo. Anche se... certo. E' Sclavi, e il suo lavoro lo sa fare. Perciò, mio malgrado, pur sedotta, tradita e abbandonata, non posso smettere di amarlo, ora e per sempre. 

Infine... menzione d'onore a Gideon Falls di Jeff Lemire, al terzo volume. Originale, dotato di buon ritmo e... magnetico.  

Spettacolare, inoltre, Nelle indie perigliose di Ayroles e Guarnido (che disegni gente!). 

E in ultimo, il Premio Delizia (ma anche il Premio fluidità) va a... Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice, da una costola de Il Porto Proibito. La trama è un po' derivativa, ma ce lo si scorda quasi subito e si resta presto avvinti dalla storia e dai suoi splendidi personaggi.

Baci e spari.

domenica 5 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 - IV

OTTA AWARDS 2019
FUMETTI GRAPHIC NOVEL I PARTE

Considerando solo le graphic novel (intese in senso ampio, ma, ovviamente, senza contare Manga da edicola, Bonellacci e similari), nel 2019 sono arrivata a quota 165.
Siccome non sono pochissime, e stilare una classifica mi risulta davvero complesso (spesso i generi e gli intenti sono molto distanti fra loro e non sempre il paragone mi sembra giusto), insieme agli Otta Awards assegnerò dei premi speciali... 

Dovendo scegliere un unico vincitore, credo, però, che trionferebbe Bezimena – Anatomia di uno stupro di Nina Bunjevac. Mi ha conquistata per il tipo di narrazione, ma anche con la sensibilità e la tridimensionalità con cui affronta un tema tanto delicato.
Nell'ambito autobiografico, invece, l'Otta Award va a L'arabo del futuro di Riad Sattouf, che sa essere ironico, quanto affascinante, e a Il diario della mia scomparsa di Hideo Azuma. Lo conoscete tutti, anche se pensate di no, perché è l'autore di Pollon. Ma forse non sapete che, schiacciato da problemi di depressione, dall'ansia e di alcol, ha vissuto per un po' di anni come un barbone, cercando il cibo nell'immondizia o peggio. La chiave di lettura è leggera, i disegni simpatici, ma a tratti ti spacca entro (è mancato da poco).

Tra i fumetti meno impegnati, ma comunque splendidi, menziono:
- Quattro ragazzini entrano in una banca di M. Rosemberg e T. Boss. Notevole soprattutto per i dialoghi e il montaggio eccellente.
- La strada della vita di Giovanna Furio e Marco Nizzoli. Pieno di atmosfera e di suggestione, con disegni sensuali e meravigliosi. Uno dei pochi che ho letto due volte. E che forse leggerò una terza.
- Il Balcone di Kalina Muhova, che invece vince il premio delicatezza (le immagini sono incredibili).

Per quanto riguarda, invece, le riedizioni più amate, abbiamo i sontuosi volumi di Hellboy Omnibus di Mike Mignola, che mi hanno permesso di colmare una grossa lacuna, e lo spettacolare e lisergico Rork L'integrale di Andreas, che si aggiudica altresì il Premio Partitura di Vignetta Selvaggia – se diffidate, aprite il volume... E' da vertigini - 

A domani la seconda e ultima parte dedicata ai volumi. Seguiranno i fumetti da edicola...

venerdì 3 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 - III

OTTA AWARDS 2019
LIBRI SAGGI E ALTRO

Parto in quarta, saltando i convenevoli, con l'ultima sezione dedicata ai libri (ma lunedì ci saranno i fumetti)...

L'Otta Award giornalistico va, nell'ordine, a: 
1) “Underground” di Haruki Murakami, multisfaccettato e insolito, sull'episodio dell'attentato con il Sarin nella Metropolitana di Tokyo.  
2) “Intervista con la Storia” di Oriana Fallaci. Intenso.
3) “Fuga dal campo 14” di Blaine Harden, allucinante, specie nella prima parte.

Nell'ambito saggi vari, invece, troviamo: 
1) (Mitologia) Mythos di Stephen Fry: spiritoso, spumeggiante ed esauriente.
2) (Bibliografia) La Biblioteca di Casa di Enrico Guida. Semplicemente godereccio.
3) (Letteratura) Guida alla Letteratura Tedesca della Odoya. Divulgativa e piena di spunti di lettura.
4) (Psicologia) Il declino della violenza di Steven Pinker. Apparentemente un mattonazzo di quasi mille pagine scritte piccole. In realtà si legge velocemente, e si aggiudica pure il Premio Colica Renale, per la prima parte.
5) (Semeiotica?) Sei passeggiate nei boschi narrativi di Umberto Eco. Per sollazzarsi lo spirito.

In materia fumettistica:
A pari merito: Dylan Dog index 1-25 di F. Manetti e N. Magnolia, per i nostalgici, e gli emozionanti L'incredibile Marvel e La grandiosa DC Comics, entrambi Comicon. 

Su cinema e Serie Tv, vincono:
1) Visioni dell'apocalisse, della Mimesis, molto accurato;
2) Piccola enciclopedia degli ultracorpi sui B-Movies Americani anni 50 di A. Pallotta, con paragoni da morir dal ridere.
3) Star Wars anno per anno – storia di una saga. Di parte, ma pieno di dettagli.


    In ultimo, ma non ultimo, menzione d'onore allo stramitico Il mio terzo Dizionario delle Serie Tv Cult di Matteo Marino, che non è al primo posto solo perché devo ancora finirlo e quindi risulta fuori categoria. 

giovedì 2 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 - II

OTTA AWARDS 2019
LIBRI POESIE/TEATRO

Iniziamo con le poesie, di cui sono una discreta consumatrice, ma che so non essere una categoria molto popolare, quindi, senza dilungarmi, ecco qua:

1) “La gioia di scrivere: tutte le poesie” di Wislawa Szymborska. Semplici e folgoranti;
2) “L'occhio del Monaco” di Cees Noteboom, molto suggestive.
3) “Poesie” di Bertold Brecht, un classico, lo so, ma che non avevo ancora letto.
4) “Cento poesie d'amore a Ladyhawke” di Michele Mari: non tutte allo stesso livello, ma ce ne sono diverse di micidiali! 
5) “L'ultimo spegne la luce” di Nicanor Parra, simpaticamente polemico.

Il più brutto e sopravvalutato, per quanto non sgradevole, è senz'altro “Milk and Honey”, di Rupi Kaur, che manco dovrebbe stare in questa sezione, seguito da vicino  da “Visioni dell'Aldilà prima di Dante”, che stanca in fretta e che è spesso si riduce ad un elenco in rima moralisticheggiante.

In quanto al Teatro, invece, abbiamo:

1) “L'istruttoria” di Peter Weiss, magnifico, ma duro, duro, duro!!!;
2) “La Piccola Città” di Thornton Wilder;
3) “Il Lutto si addice ad Elettra” Eugene O'Neill, un drammone carico di malessere;

Infine, menzione d'onore a Yasmina Reza, che con “Bella figura” rinnova il suo repertorio di lucide sornionerie e crudeltà.

mercoledì 1 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 - I

OTTA AWARDS 2019
ROMANZI

Nel 2019 ho letto 125 libri (e ne ho una trentina abbondante in lettura), spaziando un po' tra tutti i generi, inclusi teatro, saggi e poesie. 
Cominciamo, dunque, con i romanzi (di alcuni, quelli in grassetto, se vi impegnate trovate la recensione sul Blog...):

Tra i classici, vincitore indiscusso per me è stato “Chiedi alla polvere” di John Fante. Amato, amato, amato. E odiato, anche. Ma soprattutto amato. 

In quanto alla Letteratura di Genere: il migliore è stato sicuramente “Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson, seguito a ruota da “L'istituto”, di Stephen King, che purtroppo si perde un po' nel finale.  

Per la sezione narrativa, invece, la selezione è dura. Direi: 1) “Qualcuno con cui correre”, di David Grossman, e 2) “La Porta” di Magda Szabò... (entrambi scritti divinamente) 3) “Accabadora” di Michela Murgia, e 4) “L'Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio, per la trama, i personaggi e per forza espressiva; 5) “Wonder” di R. J. Palacio per le emozioni; 6) “Vincoli” di Kent Haruf, per l'incanto rurale, che è tutto fuor che incanto; 7) “Le Braci” di Sandor Marai, per l'equilibrio architettonico e il frasario; 8)“Tony e Susan” di Austin Wright, che vince altresì il Premio Colica Renale; 9) “Quello che rimane” di Paula Fox e 10) “Rumore Bianco” di Don DeLillo. 

Tra le Saghe: azzardo “La Famiglia Aubrey” di Rebecca West, dalla prosa magnetica, e “L'Attraversaspecchi” di Christelle Dabos, anche se sono ancora al secondo volume di entrambe, e benché “Nevernight”, di Jay Kristoff, prometta davvero molto bene (ma sono ancora a pagina 100).

Infine, tra i non male, ma complessivamente sopravvalutati, menziono: “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton, “Fedeltà” di Marco Missiroli, e “Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman, che tra i tre è senz'altro il peggiore e il più insulso. 
A domani con poesia e teatro!

martedì 31 dicembre 2019

Il mese degli Otta Awards

OTTA AWARDS 2019


Ormai per chi bazzica questi paraggi la faccenda è nota: gennaio è il mese degli Otta Awards, ossia i premi immaginari ma doverosamente ambiti (sempre nella mia immaginazione) riferiti all'anno appena trascorso, volti a celebrare la cultura, l'intrattenimento e il mio egocentrismo!
Ebbene, le categorie sono sempre le stesse: Libri, Fumetti, Film e Serie Tv, che verranno trattati in quest'ordine, con particolare attenzione ai libri, suddivisi in romanzi, poesie/teatro, saggi e altro (i fumetti, lo sapete, sono a parte).  
Questa e quella dei fumetti saranno le uniche categorie che approderanno anche su Instagram, visto che lì ho deciso di dedicarmi in via esclusiva ai libri. Inclusi i miei.
A questo proposito, quindi, ringrazio di cuore chiunque abbia comprato – e ancora di più chiunque abbia letto – e ancora di più chiunque abbia recensito – Il Sogno di Ecate.
Era in assoluto quello, fra i miei librini, ad aver venduto meno, ma ora, per merito di Instagram e dell'edizione cartacea, ha risollevato le sue sorti. Perciò, ecco, vi sono infinitamente riconoscente, tanto che ho la paralisi emotiva... 
Come di consueto, alla fine farò la cuenta e, sappiatelo già, se identificabili, finirete nei ringraziamenti e/o nella dedica del mio prossimo volumetto, che, presumibilmente, sarà Catarsi, il quinto e penultimo della Saga delle Fanciulle del Mare, attualmente in fase di correzione.
Ora vi lascio, perché questi post in cui tiro le somme sono i più impegnativi! Per fortuna nel corso dell'anno mi scrivo tutto!
Bacioni!