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lunedì 7 gennaio 2019

CI RISIAMO!!!


MPM DI NUOVO MALATO


Era accaduto anche lo scorso anno, proprio in mezzo agli Otta Awards, quindi non è di buon auspicio, ma ormai possiamo considerarlo un appuntamento quasi inevitabile: MPM sta di nuovo male!
Nonostante lui sia disposto a spergiurare il contrario, non sta morendo e ha solo l'influenza, ma abbastanza per debilitarlo e ridurlo ad uno straccillo pieno di esigenze (che diamine, oggi ho persino dovuto stendere, povera bambina, e io sono abituata ad essere servita).
Ad ogni modo, pure i post ne risentono e i due ultimi Otta Awards (film e serie tv) slitteranno un peluccio più in là. Ottimisticamente a giovedì e venerdì. Sono, infatti, post particolarmente impegnativi per via dei link... che io proprio non so mettere.
E quindi... e quindi l'unica cosa che posso fare – mentre MPM mi tortura con della musicaccia italiana dai testi approssimativi che mi entrano nel cervello, mortificandolo – è cercare di immergermi nelle mie sane letture.
Attività utilissima, tra l'altro, per vincere il miscuglio di angoscia e amarezza che mi sta deprimendo con metodica intensità all'idea – atroce – di aver appena finito le ferie...
Mentre scrivo, infatti, sono le 18.30 del sei gennaio. L'Epifania. Che tutti sanno che brutto tiro gioca alle feste.
Snif.
Valar Morghulis.
P.S.
Se riesco a pubblicare questo post dal pc (ovviamente senza foto), magari vi tengo aggiornati sui progressi di MPM. Se no... ci si vede quando ci si vede (ossia quando MPM resuscita). Baci.




venerdì 4 gennaio 2019

OTTA AWARDS 2018 - III

FUMETTI


Nel 2018 ne ho letti 165, contro i 180 del 2017 e i 131 del 2016 (ovviamente senza contare i formati da edicola, che quest'anno ignoro bellamente in tutti i sensi possibili). Perciò, procedendo in ordine sparso, i vincitori sono:
“Jonas Fink – Una Vita Sospesa” di Vittorio Giardino, ed. Rizzoli Lizard (6 aprile 2018) – Vi ho già detto quanto l'ho amato, vero?;
“La mia Cosa Preferita sono i Mostri” di Emil Ferris, ed Bao (4 maggio 2018) – semplicemente un capolavoro... e siamo in attesa del secondo volume!;
“Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh, ed. Rizzoli Lizard (15 maggio 2018) – intensissimo ed indimenticabile;
“Fun Home” di Alison Bechdel, ed. Rizzoli Lizard (15 marzo 2018) – per crescere e riflettere, acquisendo consapevolezza di sé, fra un sorriso e una lacrima;
“La Chiamata” di Elisa 2B, ed. Beccogiallo (31 luglio 2018) – per quanto mi riguarda, la miglior esordiente italiana del 2018, in particolare per il montaggio e la libertà stilistica;
“Una Sorella” di Bastien Vivés, ed. Bao – non l'ho recensito, ma è pura poesia; 
“The Love Buglers” di Jaime Hernandez, ed. Oblomov – Non ho recensito nemmeno questo (mi spiace, ma mica recensisco tutto quello che leggo! Come farei se no?)... ma, vi assicuro, è incantevole. Amavo già Jaime Hernandez, ma qui si è superato! 
“Cicala” di Shaun Taun, ed Tunué  – meraviglioso... ma in questo caso ho già detto tutto nel post (22 ottobre 2018), cui vi rimando!
“Capire Israele” di Sarah Glidden, ed Rizzoli Lizard (30 marzo 2018), fresco e illuminante;
“Black River” di John Simmons, 001 Edizioni. Non l'ho recensito, ma in due parole è una colica renale. Sul serio. Disturbante e magnetico. Ma soprattutto una colica renale. In senso buono. No stomaci deboli.
Tra i non recensiti anche: “La Scimmia di Hartlepoole” di Wilfrid Lupano e Jérémie, ed Tunué, assai simpatico e intelligente, con tocchi di genialità, “Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano” di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero, ed. Eris, molto carino, anche sotto il profilo grafico, e con momenti di autentica originalità, “La Guerra di Catherine” di Julia Billet e Claire Fauvel, ed. Mondadori – molto delicato, ma di spessore – e “Cinzia” di Leo Ortolani, ed. Bao, cui, però, mi riprometto di dedicare presto un post monografico, perché mi ha proprio sorpresa (in positivo).
Tra le serie, invece, nomino: “The Walking Dead” e la novella “Extremity” (7 febbraio 2018) entrambe pubblicate da Saldapress, “Papergirl” e “Black Science” edite da Bao. 
Mentre l'autore più interessante che ho scoperto nel 2018 è senz'altro Guy Delisle,  di cui, nell'ordine, ho adorato “Pyongyang” (19 giugno 2018), “Cronache di Gerusalemme” e “Cronache Birmane” tutti di Rizzoli Lizard (la prossima settimana mi arriva “Fuggire”). 
A lunedì con i film.

giovedì 3 gennaio 2019

OTTA AWARDS 2018 - II

ALTRI LIBRI


Intesi come libri diversi da romanzi... E tra questi, includo – a schiovere – di tuttunpo': saggi, teatro, poesia, arte, cinema, critica letteraria... 
Come già annunciato, presento i vincitori alla rinfusa, tra quelli per cui, per ragioni diverse e spesso non paragonabili, sono stata più grata:
“La Cospirazione contro la razza umana” di Thomas Ligotti (26 luglio 2018) – pessimistico, certo. Ma sublime.
“L'Arte di Governare la Carta” di Ambrogio Borsani (17 maggio 2018) – come resistergli? Sembra scritto per me. Ma ora ho per le mani “La Biblioteca di Casa” di Enrico Guida... Quindi forse è l'Editrice Bibliografica, che ha pubblicato entrambi, che mi ama...
“I Segreti di David Lynch” di Matteo Marino (30 luglio 2018) – se ti attizza l'argomento, non ti può mancare: esaustivo, intelligente, divino.
“Atlante dei Luoghi Letterari” di Laura Miller (21 maggio 2018) – mi riempie di gioia anche solo sfogliarlo.   
“1998-2018 Vent'anni di Fumetto in Italia” Ed. Comicon (18 luglio 2018) – potrei dire, idem come sopra. Ma qui c'è qualcosa di più perché non è solo un'opera compilativa, ma critica e con una prospettiva diversa rispetto alle classiche pubblicazioni del settore;
“Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés (24 settembre 2018) – per tutte le donne a cui per Natale ho regalato un libro ho scelto questo. Da conservare per i periodi di difficoltà, in quanto capace di trasmettere energia, conforto e positività; 
“Chiodi” di Agota Kristof – librino di poesie intenso, ma non all'altezza della sua produzione letteraria dell'autrice, e tuttavia utile per meglio interpretarla e comprenderla. L'ho letto a giugno, ma non l'ho recensito perché mi sembrava di non avere nulla di nuovo da esprimere al riguardo; 
“Guida alla Letteratura degli Stati Uniti” Ed. Odoya (29 ottobre 2018) – Perché non ne pubblicate altri? Perché? Ho già quello sulla letteratura tedesca, ma vorrei tutte le letterature. Tutte. Per favore...

P.S.
Domani parliamo di fumetti!

mercoledì 2 gennaio 2019

OTTA AWARDS 2018 - I

ROMANZI


Nel 2018 ho letto 97 libri (contro i 116 del 2017), perciò parecchi di meno, benché, comunque, uno in più rispetto al 2016.
Sia come sia, ecco i miei prediletti tra i romanzi, per una volta in ordine di preferenza – non abituatevici, perché le altre categorie saranno presentate nella più completa rinfusa:
1) “Cent'anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez (8 novembre 2018) – indubbiamente il migliore, e ancora rimesta il mio spirito;
2) “Angel Heart” di Willian Hjortsberg (1 giugno 2018) – non per tutti i palati, dato l'argomento scabroso, ma molto apprezzato e ben scritto;
3) “Vita di Pi” di Yann Martel (13 febbraio 2018) – la fine, in particolare, è magica;
4)  “Io so perché canta l'uccello in gabbia” di Maya Angelou (25 aprile 2018) – dolcissimo, spaventoso, divertente, produce indignazione e incanto;
5)  “Brighton Rock” di Graham Greene (5 dicembre 2018) – per la finezza ruvida della prosa e per l'argomento;
6)  “L'inganno” di Thomas Cullinan (5 ottobre 2018) – quando ci sono tante donne insieme e un solo uomo, per giunta giovane e attraente, c'è sempre da divertirsi...; 
7) “Tante Piccole Sedie Rosse” di Edna O'Brien (21 febbraio 2018) – scioccante e splendidamente misurato;
8) “Lo Schiaffo” di Christos Tsiolkas (12 ottobre 2018) – interessante ed istruttivo: da leggere specialmente se si è madri di bambini odiosi. O anche solo di bambini.
9) “Nuvole di Fango” di Inge Schilperoord (11 ottobre 2018) – per l'originalità del punto di vista;
10) “Le Nostre Anime di Notte” di Kent Haruf (27 settembre 2018) – che suscita riflessioni significative e discussioni accese.    
Già che sono stati tutti già recensiti (si vedano i post tra parentesi) non mi sdilinquisco più di tanto nel descriverli. Dico solo che la scelta è stata stranamente semplice e che, in effetti, questi volumi svettano su tutti quelli che ho letto nel 2018. In qualche modo, ognuno di essi ti cambia e ti lascia qualcosa di sé.

martedì 1 gennaio 2019

Annuali considerazioni ludico-intellettuali

OTTA AWARDS 2018


Purtroppo questo per me è stato un anno schifoso e ciò, inevitabilmente, si ripercuote sulle mie considerazioni ludico-intellettuali relative ai piaceri annuali (libri, fumetti, film e serie tv). 
Quindi non aspettatevi granché. 
Ho goduto di meno cose e meno intensamente (confidare nell'anno prossimo? Massì. Infondo odio i numeri pari e adoro i dispari. Sebbene, nella mitologia kinghiana il 19 significhi morte... Ma questo è il 2019, perciò va bene. E poi, alla faccia della Torre Nera, io sono quasi sempre stata il 19 a scuola. Inoltre pure Char- significa morte nel linguaggio della Torre. E io mi chiamo Carlotta. Char-lotte, tradotto. Perciò non so. Forse mi salvo giusto grazie al cognome e alla mia collezione di tartarughe... Sì, se ve lo state chiedendo sto delirando. Ma è più facile che non stiate capendo nulla, perciò non mi preoccupo).
Anche gli Otta Awards, quindi – specie se paragonati al tripudio dello scorso anno (dispari) – si riducono e sono meno tracimanti, ridotti alle seguenti categorie, senza dare spazio alcuno al Mio Perfido Marito: Romanzi, Altri Libri, Fumetti (e ci metto tutto: serie e graphic novel, ignorando bellamente la robaccia da edicola che mio malgrado compro), Film e Serie Tv.
Come tutti gli anni il riferimento non è alle “cose” uscite nel 2018, ma a quello che io, nel mio magnifico e glorioso solipsismo, ho letto e guardato nel 2018.    
Bando alle ciance, domani si comincia con i romanzi.
Baci a tutti.

lunedì 31 dicembre 2018

LE VACANZE DEL RAGNO... 3/3

ISTANBUL


E dunque, si diceva, dopo Sharm, Istanbul... che mio fratello ha trovato un po' deludente, più che altro perché era quasi tutto in corso di ristrutturazione.


Il posto più bello è senz'altro il Gran Bazar, un grosso mercato al chiuso, fitto fitto, quasi labirintico, con negozietti piccolissimi e ravvicinati, dove puoi trovare un'infinità di cose: specialmente the, tisane, spezie e ori (ma anche, ad esempio, uno stupendo negozio di lampadari e uno di cornici). Preciso, però, che l'oro è di cattiva qualità e viaggia sui 14 carati al massimo, mentre da noi, di solito, è almeno sui 18, per cui vale poco. Mentre passi ti vengono offerti di continuo bicchierini di infuso bollente. I negozianti sono un po' asfissianti e tentano in ogni modo di accaparrarsi clienti (peggio che in agosto al mare i venditori ambulanti).

In quanto al cibo, non si mangia male, ma il Ragno ha affermato di preferire il Kebab che cucinano in Italia (sic!), perché in Turchia propongono solo blocchi di carne uniforme. Da bere c'è lo yogurt acido, servito in un bicchiere pieno di schiuma, molto rinfrescante, ma quando è andato il Cucciolo era pieno inverno e faceva freddo, inoltre il piccolo ha patito lo sbalzo di temperatura, dopo il caldo dell'Egitto. Peraltro, nei negozi c'erano tipo 40 gradi, mentre all'esterno si gelava ed era un continuo shock termico, tanto che il Ragno è tornato malaticcio. Curiosità: c'è una marea di gente che ha subito un trapianto di capelli: ovunque teste colme di croste e di garze, sfoggiate con naturalezza. In Turchia con i trapianti di capelli sono all'avanguardia: con mille euro ti rifai la capigliatura. Ti piantano follicolo per follicolo e l'intervento dura nove ore. Dopo un anno il lavoro è bello, ma sul momento è impressionante.
 

Passando alle bellezze architettoniche, sono meravigliose le moschee, ad esempio quella di Santa Sofia, e il palazzo Topkapi. Purtroppo, però, la Moschea di Solimano era l'unica senza restauri in corso, ma a mio fratello è toccato vederla sotto la pioggia.  Peccato.
Nel complesso ha dichiarato di essersi divertito, ma di aver trovato tutto troppo turistico (si parla italiano dappertutto, manco inglese) e dubita che in futuro avrà voglia di tornarci.  

E l'Androide? Non c'era l'Androide con i suoi commenti assurdi? No, il Droide è stato un mese in Russia... prossimamente ci faremo raccontare anche la sua esperienza.
Baci e... omini col turbante.

venerdì 28 dicembre 2018

LE VACANZE DEL RAGNO... 2/3

SHARM EL-SHEIKH II


Proseguo da ieri, come se non mi fossi dovuta interrompere...
Orbene.
La temperatura nel deserto del Sinai è sui trenta gradi di giorno, ma di notte fa freschino. Ci sono molte oasi, ma sono state costruite artificialmente, ad uso e consumo dei turisti, e quindi devono essere annaffiate di continuo, 24 ore su 24, dai giardinieri, nonostante la presenza fissa degli irrigatori, con il conseguente enorme dispendio di risorse idriche. 
Lungo il Nilo, si possono notare sovente degli ibis appostati che aspettano i pesci. Pare che camminino sulla superficie dell'acqua, ma in realtà, poveretti, stanno in equilibrio sull'immondizia. 
Il Cairo non mi è piaciuto molto, è troppo degradato: l'appartamento più costoso, nella torre più alta in mezzo al Nilo, vale sì e no 200.000,00 Euro. In quanto al museo egizio... ho preferito di gran lunga quello di Torino! In compenso le piramidi sono straordinarie, mentre la Sfinge, contraddistinta dal naso mozzato, era piccola rispetto ad esse. A proposito, ci si può poi concedere una minicrociera sul Nilo, dove, se sei fortunato, ti fanno anche guidare la barca.


Per il cibo di solito ci arrangiavamo in Hotel, dove lo chef era italiano, ma evitando i succhi di frutta color evidenziatore, chiaramente fatti con le bustine. Comunque, in generale, le pietanze sono abbastanza vicine al gusto occidentale, solo più speziate e cotte in modo diverso. È altresì possibile pranzare presso la tenda dei beduini, ove abbonda, in particolare, la carne, ma conviene essere in due: se sei da solo ti appioppano uno sconosciuto per dividere il piatto. Ad ogni modo non c'è nulla di autentico: di nuovo si tratta di attrazioni per i turisti. Ed in effetti ci sono un sacco di cose “finte”, inclusa la porta di Allah, che è in cemento, e la Moschea – che però poi è stata consacrata lo stesso – o di curiosità sui generis, come una grossa crepa provocata da un terremoto, o un mare cristallino in cui tutte le donne che entrano restano incinte. I dervisci provano ad insegnarti a ballare... ma come gira la testa, dopo!  


In ultimo, una curiosità per liberare le vie nasali in Egitto usano dei cristalli di menta minuscoli: se ne scioglie uno nell'acqua bollente e si inspira con la bocca e con il naso. Dato che il Ragno ne ha portato un barattolino a casa abbiamo provato, pur essendo in perfetta salute... e ci siamo quasi cauterizzati il naso!
A lunedì, con il resoconto su Istanbul!

giovedì 27 dicembre 2018

LE VACANZE DEL RAGNO... 1/3

SHARM EL-SHEIKH I



Il cucciolo c'è stato a novembre, per poi spostarsi ad Istanbul, ma il post è slittato ad oggi perché mio fratello è tornato più o meno quando io sono finita in ospedale. Considerato che ho dovuto farmi raccontare tutto per bene, selezionare le foto e farmele inviare, eccoci ad oggi.
Procedo dunque a ruota libera, sperando di non fare pasticci ad abbinare le foto.
Dunque...
Pare che la cosa più bella sia la barriera corallina, perciò sono consigliatissime le immersioni. E' molto attiva e succede sempre qualcosa, ma bisogna stare ad osservarla con pazienza, mentre le guide e le correnti ti impongono di andare continuamente avanti. Purtroppo in foto non rende tantissimo, perché appare scura, laddove invece è molto colorata. Inoltre ci sono un mucchio di pesci (murene, pesci palla, pesci scorpione, pesce pietra, pesce pappagallo, pesce chirurgo...), alcuni dei quali pericolosi, per cui non bisogna toccarli. Facendo un paragone con la Thailandia, mon petit frère si è detto stupito di non trovare anemoni né pesci pagliaccio. Si è anche lamentato perché, a quanto pare, ci sono tanti scemi – assurdamente soprattutto del posto – che si divertono a distruggerla: è fragile, delicata, quindi non ci vuole molto per deturparla. Basta salirci con i piedi (che a loro volta rischiano di tagliarsi).
Tra i divertimenti spiccano, oltre allo snorkeling (con o senza guida, a seconda dei punti, per raggiungere i quali può rendersi necessaria una barca), quelli legati al deserto (tra le altre amenità, ci hanno fatto notare le tracce lasciate da un serpente, ha commentato il piccolo): gite sulla jeep o sul quod, a tutta velocità, sobbalzando tra le dune, davvero spassose, nonostante la sabbia in faccia (indispensabili occhiali e kefir - una sorta di foulard - per ripararsi) o le cavalcate sul cammello. A differenza dei cavalli, queste simpatiche bestiole hanno un'andatura sconclusionata, e il tuo corpo deve adattarvisi, non potendo permettersi di opporre resistenza. In certe zone, però, i cammelli  subiscono maltrattamenti e vengono presi abitualmente a frustate, per questo tendono ad essere nervosi e hanno il muso, già stretto nelle mortificanti briglie di metallo, pieno di ferite.


Ci vediamo domani con la parte due (più che altro perché se no diventa difficoltoso mettere troppe foto)...

mercoledì 26 dicembre 2018

Senza contenuti

I CUSTODI DEL MASER
di Massimiliano Frezzato


Non c'è che dire, questa è un'edizione superba, di pregio, con tanto di appendici e bozzetti, e, rispetto ai volumi singoli, persino economica. Inoltre i disegni sono stupendi, benché io non ami particolarmente le donne iper-poppute ed anzi mi facciano un po' senso. Persino i colori sono perfetti, e di sicuro apprezzo l'ambientazione e il genere fantascientifico con ammiccamenti al fantasy.
E allora perché “I Custodi del Maser” non mi è piaciuto?
Perché, mi scuso, ma, nonostante l'incipit accattivante, a mio avviso la storia, al di là di qualche intuizione felice, non ha contenuto e si fonda sul nulla. Inoltre è poco armonica, a tratti troppo veloce, a tratti incredibilmente prolissa, ci sono un sacco di pesantissimi spiegoni e c'è poca fluidità nella trama, che procede a strappi, a singhiozzi, e a volte mi è parsa addirittura confusa e poco comprensibile. Come se non bastasse è derivativa, mentre i personaggi restano caratterizzati unicamente dal loro aspetto fisico, senza essere altro che volti e – soprattutto – corpi. 
In effetti sul momento non mi capacitavo di come avevo potuto essermi fatta sfuggire un'opera tanto promettente ed impeccabile sotto il profilo grafico (i disegni e specialmente i paesaggi, sono eccezionali).
Poi, mentre leggevo, mi è sovvenuto.
Quando era uscito il primo volume, un trilione di anni fa, in fumetteria (non ancora INKiostro, ma quella orribile dove mi servivo prima) me ne avevano proposto l'acquisto e, per meglio convincermi, me lo avevano dato in lettura.
Lo avevo restituito storcendo il naso, facendo presente che non capivo che cosa dovessi trovarci di bello, a parte le tavole/illustrazioni.
Al che, il negoziante aveva confessato che in effetti erano più che altro le ragazze poppute a motivare le vendite.
E quindi, o perché mai avrei dovuto comprarlo? 
Probabilmente credeva che avessi altri gusti.
Che, in realtà, non avrei nemmeno se fossi omosessuale perché quelle boe sul petto mi farebbero impressione comunque.
Per il resto – salvo, se vogliamo, una nota ecologica verso la fine – non c'è davvero nessun motivo di interesse.  
Ma se vi bastano i disegni mozzafiato (poppe a parte), allora... Beh, allora dovete averlo.

martedì 25 dicembre 2018

Sentirsi estranei in casa propria

TEATRO GROTTESCO
di Thomas Ligotti


Lo confermo, è sostanzialmente lo svolgimento pratico del saggio filosofico dello stesso autore (tra l'altro simpaticamente citato nel volume) “La Cospirazione contro la Razza Umana” (si veda post 26 luglio 2018).
Un'antologia di racconti horror, insomma, brevi, di stampo lovecraftiano, quasi classici, pieni di angoscia, pessimismo e privi di riscatto, spesso assurdi, deliranti, che colpiscono soprattutto per l'atmosfera cupa, se non addirittura morbosa, e per le descrizioni. Arcane, ricercatamente antiquate, splendidamente esatte. Sanno di antico, di misterioso, ma anche di prezioso e di raffinato, con una sorta di distacco di fondo che contribuisce a farci sentire estranei in casa nostra, alieni e lontani, remotamente perduti e ormai impossibili da consolare.
In principio la prosa può apparire ostica, involuta, ma è solo questione di abituarsi al suo peculiare ermetismo, al suo ritmo polveroso e torpido, che sa di sogno vischioso, di incubo, di tenebra, e alla sua calibrata ciclicità. 
Basta proseguire flemmatici e ci si adatterà naturalmente a questi passi misurati, venendone tragicamente risucchiati e varcando, ignari, la soglia dell'ignoto, con i suoi abissi improvvisi, le sue astrazioni oscure, aspettando di urlare, da un momento all'altro, per poi accorgersi che lo si sta già facendo da un po'.
Ad essere onesta, alla pratica ho preferito la teoria (ossia “La Cospirazione contro la Razza Umana”), ma non posso negare di essermi comunque divertita, pur senza allegria, e che forse la cosa migliore sarebbe di affrontare i due volumi non in successione, ma in parallelo (ammesso che si riesca a reggere psicologicamente).

lunedì 24 dicembre 2018

Una sorta di infarinatura di dizionario

GUIDA AL CINEMA DI FANTASCIENZA 
di Roberto Chiavini, G. Filippo Pizzo e Michele Tetro


L'opera è divisa in due: prima traccia la storia del Cinema di Fantascienza, anno per anno, procedendo con tre grossi blocchi (dalle origini agli anni 50; gli anni 60, 70, 80; dagli anni 90 ad oggi), poi si dedica alle cosiddette icone del genere, ossia protagonisti (ovvero scrittori, registi, attori...) e personaggi, in quella che si presenta come una sorta di infarinatura di dizionario, maneggevole e divertente, anche se – suppongo volutamente – non proprio completa.
C'è qualche svista, qualche errorino, ma in linea di massima il libro, corredato di immagini in bianco e nero e con una veste grafica chiara e tale da stimolare la lettura, si legge volentieri. Lo stile è discorsivo, ma anche ironico e disinvolto, frizzante e complice, non troppo tecnico, e con  interessanti box di approfondimento – vicino a qualcuno superfluo –  e un'insolita attenzione anche agli epigoni mediocri dei film più famosi (sebbene non sempre, nel bene e nel male, ne condivida i giudizi: troppo generosi in certi casi, troppo severi in altri, benché, in linea di massima, sia abbastanza d'accordo circa il rapporto, ormai quasi inversamente proporzionale, tra idee ed effetti speciali).
Magari la seconda parte è un po' superflua, e avrei preferito sacrificarla a vantaggio di una trattazione più dettagliata della prima, ma questa scelta ha il merito di spostare la prospettiva, e di rendere la lettura più dinamica e varia.
In quanto, appunto, alla prima parte, cominciamo dagli albori del cinema muto per approdare al 2014. Più andiamo avanti più lo spazio dedicato all'annata analizzata aumenta, e, intanto, si cerca di tracciare bilanci e di contestualizzare il più possibile, sia pur sinteticamente, alla luce di episodi di cronaca e progresso tecnologico, talvolta con una nota nostalgica e romantica, riuscendo, tutto sommato, a sfornare anche considerazioni non scontate.
Purtroppo non riesco a recuperare la Guida Odoya al Cinema Horror.

venerdì 21 dicembre 2018

Tutta la potenza del rione

L'AMICA GENIALE


Ho adorato la tetralogia di Elena Ferrante, quindi, nonostante le critiche positive, l'idea di vedere la trasposizione Tv proprio non mi attraeva. Va bene, è una coproduzione Rai-HBO, chiaro sintomo di qualità, ma non ero convinta. Ho ceduto solo per via delle insistenze di MPM.
Ebbene, devo ricredermi. 
Questa miniserie è favolosa: azzeccatissimi gli interpreti, specie Lila e Lenù, sia da bambine che da giovinette. Ineccepibile la ricostruzione, la regia, il taglio cinematografico e poco televisivo di quasi ogni scena. E – questo proprio non me lo sarei immaginato – strepitoso il dialetto napoletano, così caldo, gastrico e musicale, che per giunta ti porta a cogliere nuove sfumature dell'italiano. Dopo un po' fai quasi a meno di leggere i sottotitoli. 
La trama è pressoché la stessa dei romanzi, e anche se la conosci torna a conquistarti con decisione, ma a vederla raccontare in modo diverso, ne focalizzi aspetti differenti, ne assapori nuovi riverberi, nuovi echi, e in più la puoi meglio condividere. La rappresentazione – di tipi e di luoghi, di sentimenti e desideri – è così precisa che non storci il naso accusando la lontananza dalla tua immaginazione. Al contrario, ti pare che certe cose, che prima avvertivi come narrate, ora ti suonino vere e pulsanti.
Non un calo di ritmo, non una virgola in più. E tutta la potenza del rione e dei personaggi, e in particolare di Lila, con la caparbietà e le contraddizioni ostinate del suo carattere e della sua intelligenza, oltre ad un eco – quasi assordante – di denuncia sociale. 
Stupenda, in ultimo, la voce narrante di Alba Rohrwacher.

P.S.
Che cosa penso della scena censurata della Rai? 
Che detesto le censure. Che, tutto sommato, sono contenta di non aver visto tutto. Che, comunque, ora dovrò riguardare la puntata su TIMvision per vedere la scena intera.

giovedì 20 dicembre 2018

Una storia dei tempi

L'ALTRA GRACE
di Margaret Atwood


Canada, 1843. Chi è Grace Marks? La vittima sedicenne di un sistema ingiusto o una terribile assassina? Il fatto di cronaca nera da cui si diparte il romanzo appartiene alla verità storica, ma la trama, articolata sul presente post-condanna e sul passato, sino al tremendo giorno del duplice omicidio, è stata arricchita di riflessioni, ipotesi, analisi e persino di qualche suggestione fantastica, che finisce col fornirci una spiegazione alternativa. A cui finiamo per credere, vuoi per il magnifico approfondimento psicologico, vuoi perché la ricostruzione storica è impeccabile.
La trama, letta adesso, di per sé non spacca: i colpi di scena, il finale a sorpresa... Nulla riesce a stupirci davvero. Tuttavia la scrittura della Atwood è meravigliosa, fluida, ma ricca, rigogliosa. Le descrizioni capillari e precise, ci mostrano com'era la vita all'epoca, nelle speranze e nelle intenzioni, nei fatti quotidiani e nei sentimenti. E ci piace Grace, con la sua calma posata, con la sua quiete algida e trasparente, che potrebbe nascondere un abisso in ebollizione, come non farlo ed essere solo se stessa. Ci piacciono i rigurgiti femministi, la sensibilità sociale, lo spirito pratico di Grace, e i momenti di cupa brutalità finalizzati alla denuncia. E infatti a colpirci non sono tanto quelli dell'omicidio, quanto i precedenti e i successivi: l'esperienza del manicomio, sia pur appena accennata, il processo, il carcere, la traversata, il rapporto con il padre, la cruda povertà...
Una storia come tante, forse, una storia dei tempi, semi inventata e semi vera. Ma impreziosita da una tale profusione di dettagli e da una tale atmosfera – ambigua e puntualmente definita insieme – da precipitarci lì, e farci sentire tutto di prima mano. Inclusa la desolante speranza di riscatto racchiusa nella buccia di una mela.
Questo è il secondo romanzo che leggo della Atwood (il primo è stato, ovviamente, “Il Racconto dell'Ancella”). Sicuramente non sarà l'ultimo. 

P.S.
Sì, da questo libro è stata tratta la Serie Tv di Netflix (si veda post 17 novembre 2017). Ma per quanto l'abbia apprezzata, il libro risulta più avvincente.

mercoledì 19 dicembre 2018

Molti spunti ma poca verve

LA BOTTEGA DEGLI ERRORI
di Douglas Lindsay


Commedia nera, che più nera non si può, travestita da thriller e animata da spunti geniali, quanto assurdi e paradossali, a volte vagamente sadici e veterosplatter, ma che avrebbe potuto avere più verve, specie sotto il profilo stilistico.
In realtà non mi spiego che cosa esattamente le manchi: l'autore è ironico e cinico q.b., però la sua prosa risulta come edulcorata, diluita, e le sue favolose stilettate a volte si smarriscono fra le parole perdendo incisività. Eppure non è prolisso, e nemmeno pedante o noioso. 
Forse, a ben rifletterci, il problema sta allora nel protagonista, il barbiere Barney Thomson, che, a differenza della madre, è un po' troppo timido, represso e compassato (esattamente il tipo di personalità che io patisco). Per quanto, anche ai fini degli sviluppi della storia, debba essere proprio così. 
Sia come sia, il romanzo si legge in fretta e volentieri, mentre la trama è una vera delizia, molto originale, e non si fa mancare niente: dal serial killer misterioso agli omicidi tragici e involontari. Anche se, a dirla tutta, tra uno schizzo di sangue e un corpo simpaticamente smembrato (no, l'avverbio non è casuale: c'è davvero una forte carica di simpatia nello smembramento dei corpi), suscita per lo più risate a denti stretti. 
Di questo romanzo esiste anche una trasposizione cinematografica del 2015, con Emma Thompson e Robert Carlyle, che è anche regista. C'è qualche differenza, ma nel complesso il film è abbastanza godibile, benché mi abbia trasmesso la medesima sensazione del libro: carinissimo, ma avrebbe potuto essere più salace.

martedì 18 dicembre 2018

Una commediola zuccherosa e sciatta

MAMMA MIA! – CI RISIAMO
di Ol Parker
(2018)


Vale a dire, il seguito del musical con le canzoni degli ABBA ambientato in una paradisiaca isola fuori dal mondo... solo che un po' va avanti, e un po' va indietro, raccontandoci come siamo arrivati – e stabiliti – in Grecia, e facendo, quindi, anche da prequel. 
Ma se il primo capitolo, pur nella sua semplicità, era stato una ventata d'aria fresca, coinvolgente e spumeggiante, il secondo, per quanto gradevole, è abbastanza moscio e a tratti sembra una commediola zuccherosa e sciatta. 
Per la trama  e per gli interpreti. 
I grandi nomi, infatti, sono sprecati (Cher, Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgard, Andy Garcia) e usati a mala pena come comprimari, giusto per creare una continuità con l'antecedente o – nel caso di Cher e Andy Garcia– per stupire un po' (benché, bisogna ammetterlo, appena la signora fa il suo ingresso rivitalizza tutto il film). 
La trama ruota principalmente attorno ad Amanda Seyfried e Lily James... che sono tenere, intonate e carine, ma non molto di più (sebbene la parte di Lily James sia più radiosa e allegra). All'inizio, inoltre, apprendiamo della morte – buttata lì e francamente sentita come gratuita e ingiusta – di un personaggio fondamentale... che nel finale torna come “fantasma”, in una scena che sa un po' di grottesco, un po' di patetica melensaggine e un po' di scempio narrativo. 
Ci sono troppi passaggi pretestuosi, eccessi di melassa, e meno ritmo, anche se il film si guarda e a tratti si resta comunque ammaliati dagli scenari mozzafiato e da qualche canzone (MPM sostiene che non siano all'altezza del primo film, in quanto, a suo dire, gli ABBA, a differenza dei Queen, non possano permettersi di incantare anche con il lato b, ma personalmente io ho apprezzato la colonna sonora, specie “Waterloo”, soprattutto per la rutilante coreografia... nonostante a volte si abbia l'impressione di inserimenti canori un po' forzati e poco amalgamati con la trama). 
Il peggio, però, è proprio la storia: poco ispirata, per nulla originale, e che sostanzialmente si risolve in uno strascicato copia e incolla con variazioni e drammatizzazioni inutili della pellicola del 2008...      
Occasione mancata. Sob.

lunedì 17 dicembre 2018

Pro e Contro di Andersen

FIABE E STORIE
di Hans Christian Andersen


Magnifica edizione integrale, illustrata e lussuosa di quasi 900 pagine. 
Che ho fatto una fatica boia a leggere. E non per via della lunghezza.
Le fiabe classiche di Andersen sono bellissime: La Sirenetta, Scarpette Rosse, La Regina delle Nevi, Il Soldatino di Stagno... Si perdonano volentieri la prolissità e quella punta di paternalismo, sempre ingentilite da splendide descrizioni e da frequenti tocchi di autentica poesia. Ma qui non ci sono solo queste. C'è tutto. E le descrizioni spesso divengono stucchevoli, le trame pedanti, mentre la tristezza e la malinconia regnano sovrane, fino ad avvelenarti l'umore.
Laddove i Grimm sembrano gioiosi e pieni di forza e carattere, Andersen induce il mal di stomaco, è inutilmente lacrimevole, odiosamente enfatico, a volte scontato, persino nei riferimenti – continui – a Tycho Brahe. 
Troppe e troppo ripetitive sono le storie didascaliche con protagoniste carabattole di vario tipo (teiere, pantofole, candele) sgradevolmente supponenti e piene di difetti, che imparano lezioni di vario genere. 
In effetti, col senno di poi, di Andersen avrei preferito un'accurata selezione. Diversamente si arriva ad odiarlo, perché per una fiaba incantevole ce ne sono venti orribili e pretenziose, che, talvolta, hanno come unico scopo quello di sbatterci in faccia elenchi noiosissimi.
Mi spiace, a dispetto delle magnifiche illustrazioni e della traduzione limpida, ho sinceramente rimpianto la mia solita ingordigia libresca.
Prossimo appuntamento con Jean De La Fontaine.
Sempre Donzelli, certo. Perché sono volumi fenomenali. Ma basta edizioni integrali.