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venerdì 29 marzo 2019

Mitologia universale nel senso più ampio

L'ALTRO MONDO – STORIA ILLUSTRATA DELL'ALDILA'
di Guillaume Duprat


Volume interessante per tre motivi: l'argomento escatologico, per me molto attraente, ma raramente oggetto di approfondimenti specifici non vincolati al cristianesimo, il fatto che tratti di mitologia universale nel senso più ampio possibile, includendo religioni e tradizioni autoctone, senza discriminazioni, e, ovviamente, le illustrazioni a tutta pagina.
Che non vanno a scapito del testo, assai dettagliato, benché un po' schematico, ma lo completano, fornendo interpretazioni suggestive, in bianco e nero come a colori, esplicate e puntuali, tanto dell'aldilà – Paradiso o Inferno che sia, visto, di solito, nel suo insieme, magari ripartito in sezioni trasversali – quanto delle componenti della persona (che spesso sono molto di più della semplice anima e seguono destini differenti).
Certo, forse avrei apprezzato anche qualche pagina illustrata incentrata su abitanti, vegetazione e spiriti di passaggio, ma il volume sceglie deliberatamente di somigliare più ad un atlante che ad un manuale analitico. 
Più esattamente, il volume si divide in due parti: la prima dedicata alle religioni, che procede in ordine cronologico, e comprende anche le grandi mitologie (egiziana, mesopotamica, greca...), ignorando, però, chissà perché, quella norrena (peccato!). La seconda relativa alle tradizioni autoctone (dai Maori ai Vietnamiti, dai Sioux ai Buriati...), che invece privilegia raggruppamenti di tipo geografico. Nelle ultime pagine, invece, vengono schematizzati confronti generali, chiarificatori e insoliti, che consentono di dare alla materia uno sguardo più vasto e onnicomprensivo, oltre che di coglierne gli aspetti fondanti, le similitudini e le differenze più significativi.    
Ottimo coronamento per la sezione mitologica della nostra biblioteca domestica.

giovedì 8 novembre 2018

Una lunga fiaba su base storica

CENT'ANNI DI SOLITUDINE
di Gabriel Garçia Marquez


Scordatevi che mi metta a dissertare di realismo magico e di prolessi... Le mie sono recensioni di pancia, umorali e scarsamente tecniche, quindi vi basti sapere che questo romanzo è una bomba.
Una bomba di grazia e bellezza, umana e stilistica, che talvolta resta sospesa, o si interrompe, ma più spesso si avviluppa ad altre trame, una bomba punteggiata di espressioni sublimi come “sfranta di decrepitezza” o “il bulicare dell'agonia”, ma, soprattutto, pervasa di un'atmosfera meravigliosa, fatta di epifanie e di rivelazioni improvvise, di amori e di guerre, di soprusi e di incanti, senza limite alcuno a ciò che può accadere e personaggi incredibili – in particolare quelli femminili – che si avvicendano, e sempre lasciano il segno.
Lo so, in principio il romanzo pare ostico, involuto, specie considerando che i protagonisti han tutti lo stesso nome, e non è facile distinguere tra José Arcadio, Aureliano, Arcadio Secondo e Aureliano Secondo... Per tacere poi dei diciassette che verranno dopo... A me, a suo tempo, era stato consigliato di munirmi di foglio e matita e di disegnare man mano un albero genealogico, ma, a mio avviso, non è necessario: basta non incaponirsi troppo. Basta lasciarsi trasportare, seguire il flusso della corrente, e farsi stregare. Si susseguiranno emozioni fortissime, momenti di attonita bellezza e vertiginosa poesia, mentre noi verremo avvolti dalla dolcezza tutta latina di Macondo, nonostante le sue piogge e le sue formiche, e delle sette generazioni di Buendìa che andremo a conoscere e a veder morire.
Un classico del Novecento, certo, ma anche una lunga fiaba su base storica, immaginifica ed inesorabile, in cui ogni personaggio è mitico e immortale, a prescindere dal suo nome.
Un romanzo che va letto più volte, anche consecutive, perché cambia di continuo e sempre racchiude verità differenti.

mercoledì 6 giugno 2018

L'immaginazione che divampa

JUGBAND BLUES
di Matteo Regattin con Simone Perazzone


Graphic Novel su Syd Barrett, ossia il fondatore dei Pink Floyd.
Per quanto non sia una fan sfegatata né tanto meno un'esperta, li ho sempre ascoltati con piacere e ho adorato “The Wall”, il film, di cui qui si può riconoscere qualche concomitanza, e... ho adorato anche questo libro, dal bellissimo formato orizzontale.
Le sequenze mute più di tutto, con quest'immaginazione che divampa, impazzisce, si arrampica ovunque e travalica il foglio, intridendosi di musica e di silenzi, mentre la trama viene scandita con il ritmo pulito e regolare dei capitoli, a volte in modo documentaristico, a volte cedendo alla nostalgia o all'introspezione.
I disegni e le partiture della pagina sono magnifici, cupi, in bianco e nero, ma perfettamente sfumati e chiaroscurati, sanno alternativamente di ordine, di pericolo, di sogno o di delirio, di inizio e di fine, claustrofobici e ariosi e pieni di poesia, contribuiscono a rendere l'opera scorrevole e sorprendente. 
E poi c'è lui, Syd Barrett, dannato e geniale, che non può non sedurci, anche mentre ci strazia l'anima. La sua solitudine ci attraversa, ci spezza, ci commuove, ci induce a tendergli una mano, ben sapendo che lui non l'afferrerebbe. 
Ed è affascinante cercare di capirlo, per quanto ineffabile, e di comprendere l'epoca, immergercisi, cogliere le persone dietro ai personaggi, e poi avvertire la vertigine dei paradisi artificiali, smarrircisi dentro, fino a gridare, quando ormai non si ha più la voce.
Insomma, bellissimo. 
Lisergico e Visionario. 
E diverso da tutti.

giovedì 10 maggio 2018

L'attacco del gigante

I VIAGGI DI GULLIVER
di Jonathan Swift


Un libro per bambini!? 
No davvero! 
Indubbiamente ci sono l'aspetto immaginifico, il sense of wonder e l'avventura, ma la faccenda è assai più complessa di così, più stratificata e multiforme, e di sicuro non si limita a Lillipuziani e giganti.
Del resto Swift è quella che il mio buon vecchio Prof. di filosofia avrebbe simpaticamente definito  “una bella lenza”...
L'opera, infatti, è in primis una satira sociale, neanche troppo velata, squisitamente dissacrante, che usa la fantasia come specchio distorsore e assegna delle belle tirate d'orecchi a tutti (chi sa da dove Yahoo ha preso il suo nome?), ma soprattutto l'Inghilterra.
Non è paternalistica, al contrario, risulta piacevole e divertente, con descrizioni capillari, ma non ridondanti, all'insegna del relativismo. Tuttavia, anche sforzandosi, a dispetto degli eccessi grotteschi, non si può rimanere a bocca spalancata a fare “ooohhh”, perché si è troppo intenti a sogghignare. (Del resto Swift è pure l'autore di “Una Modesta Proposta”...)
In parole povere, consiglio questo classico ai fanciullini bisognosi di una fiaba dalle molte risonanze (chi sa a che cosa si è ispirato Miyazaki per il suo “Laputa – Castello nel Cielo”?), ma ancor di più agli adulti in cerca di buona scrittura, accompagnata da intelligenza (affilata) e ironia. 

P.S.
Lo ribadisco, non ci sono solo giganti e lillipuziani!

lunedì 5 marzo 2018

Un mondo arcobaleno

CRAWL SPACE
di Jesse Jacobs


A me costui piace.
Jesse Jacobs.
Solletica la mia anima lisergica senza bisogno di uccidermi i neuroni.
Già “Safari Honeymoon” e “E così conoscerai l’universo e gli dei” mi erano piaciuti. “Crawl Space”, se possibile, è ancora più pazzesco, benché abbia una minor potenza cosmica.
Forse proprio perché è più semplice, più lineare, benché resti un’opera pluristratificata e ricca di significati nascosti e parallelismi, sottintesi antropologici e filosofici, dubbi esistenziali e tematiche affascinanti.
Racconta la storia di una ragazzina che scopre un altro mondo nella sua lavatrice. Un mondo oltre a quello fisico in cui lei perde se stessa, sovrastrutture e ricordi, un mondo che è magia, bizzarria, gioco, ma ancora di più spiritualità adimensionale  densa di sensazioni espanse, fatte di colori e alterazioni. Che a volte continuano anche fuori, permeandoti corpo e pensieri. Divenendo tutt’uno con essi.
Un mondo arcobaleno, fantasmagorico, ingenuo, che, ad un certo punto, volente o nolente, Daisy, la ragazzina, condivide con i compagni di scuola.
Troppi e non tutti rispettosi e buoni.
Le conseguenze saranno molte, fuori e dentro la lavatrice. Ci permetteranno di scoprire di più sulla dimensione che abbiamo varcato, di sperimentare, di capire, ma anche di mettere in discussione noi stessi e l’umanità in generale, che, ahimè, ancora una volta si conferma bruta, egoista e predatoria.
Molto efficaci i disegni, specie nella rappresentazione delle transizioni e nel confronto tra la nostra realtà in bianco e nero e tre dimensioni e quella oltre l’oblò della lavatrice, in perenne divenire cromatico e con arcobaleni che si intrecciano a delicati equilibri morbidosi.
Un volume unico, dolce e crudele, che è un incredibile portale per fantasie e riflessioni. 
Psichedelico.
Ma anche profondo e illuminante.

martedì 21 novembre 2017

Un mondo fatto di nostalgia

PLAYER ONE
di Ernest Cline


Romanzo nerd per eccellenza, ricco di citazioni, strizzate d'occhio e discussioni stimolanti, dedicato, in particolare, a chi ha vissuto gli anni 80 (Star Wars, I Goonies, Blade Runner, Indiana Jones, Ladyhawke)...
In realtà, a farla da padrone sono soprattutto i videogiochi, ma anche chi, come me, li ha sempre più o meno schifati, non potrà che divertirsi a crepapelle.
L'opera, infatti, non si limita ad un appassionato elenco di ammiccamenti, ma è imperniata su una trama incalzante e piena di cuore, assai meno schematica – nonostante il dichiarato incedere videoludico – che ci si potrebbe aspettare, che degli anni 80 cattura in primo luogo l'atmosfera. Lo stile è semplice, ma coinvolgente, e, unito a personaggi carismatici, prove da superare, fortuna e gloria, costituisce spesso un linimento per l'anima per il lettore afflitto dalla quotidianità, risucchiandolo, letteralmente, in un altro mondo fatto di nostalgia e immaginazione, ma pure di emozioni intense, tensione, brama di riscatto, sense of wonder e avventura, oltre a preziosi valori morali, quali solidarietà e amicizia.
Allo stesso tempo, attenendo la narrazione ad un futuro distopico e quanto mai disastrato, il libro ci porta inevitabilmente a riflettere su un'infinità di questioni importanti e attuali, fungendo da monito, ma senza opprimerci o abbatterci, anzi, invitandoci alla positività.
La faccenda preponderante riguarda, ovviamente, il mondo online e la potenza devastante delle sue implicazioni: da una parte, infatti, una vita sotto forma di avatar virtuale permette di essere pura personalità, consentendo ai fruitori di andare oltre le limitazioni imposte da aspetto fisico, sesso, età e via dicendo, senza impedire di stringere legami autentici. Dall'altra, nonostante tutto, il romanzo tiene sempre un occhio puntato sulla realtà, mettendo in guardia dai pericoli dell'alienazione.
Ad essere onesta, però... ecco, Player One mi è davvero piaciuto parecchio e senz'altro è uno dei libri migliori letti quest'anno, ma avrei gradito una fine meno politicamente corretta e più coraggiosa, di rottura e controcorrente. Per intenderci, un po' alla “Life on Mars”. 
Certo, però, in questo caso è assai più educativo.

sabato 19 agosto 2017

Pura lussuria mitologica

MITOLOGIE – GUIDA AI MONDI IMMAGINATI
di Christopher Dell


Di Dell avevo già letto “Mostri – Bestiario del Bizzarro”, ma questo… questo è davvero tanto!!!
La formula è la stessa, solo che parliamo di miti anziché di teratologia: si individuano argomenti e linee guida, si introduce succintamente la questione, e ci vengono offerte splendide e ricercate immagini colorate e a tutta pagina attinte dal mondo dell’arte (dipinti, maschere, frontoni, statue)..
Si badi, per “succintamente” intendo in modo stringato, non certo manchevole o carente. Anzi, l’opera ha il grande pregio di parlare di mitologia universale, non solo di miti greci e latini, e per giunta di farlo... nel modo più universale possibile: non limitandosi a comprendere i soliti miti norreni, egizi e indiani, ma spaziando ovunque e andando a scovare di tutto e di più, senza perdersi in ciance, ma mirando con precisione alla sostanza.  
L’idea di base – ottima – è quella di enucleare i punti in comune fra le varie religioni/mitologie e di lanciarsi in un’appassionante trattazione per argomenti, anziché procedere in ordine alfabetico, con elenchi di dei ed eroi.
Il vantaggio, oltre la maggior fluidità, è che se uno mastica un po’ la materia, potrà trovare qualcosa di diverso dal consueto. una comparazione immediata, agevole, con cui destreggiarsi in tutti i mondi.
Sia chiaro, questa è una guida, non un saggio, e infatti, coerentemente, i miti non ci vengono narrati tutti nel dettaglio. Quella che ci viene fornita è piuttosto una mappa concettuale ragionata dallo svolgimento discorsivo che, peraltro, potrà essere un ottimo punto di partenza per individuare quello che davvero ci attrae, così da approfondire specificamente quello, a colpo sicuro, anche solo con l’ausilio di Wikipedia. I capitoli sono otto: Regno Soprannaturale, la Terra (creazione e componenti), il genere umano, i doni degli dei, il regno animale, simboli, eroi ed epopee. In appendice la rassegna delle mitologie del mondo con i Pantheon rappresentati in pratici alberi genealogici.
E vogliamo parlare dell’edizione?
L’edizione è pura lussuria, tanto che viene la tentazione di classificare questo volume tra i libri di arte. Le pagine – 350 circa – sono grandi, spesse, patinate, la qualità delle immagini eccellente, la copertina rigida. Inoltre il formato è insolito, splendidamente largo, per valorizzare il più possibile le illustrazioni. Che sono davvero tante e distribuite con generosità.
Insomma, come fate a vivere senza?

venerdì 28 luglio 2017

Il racconto come terapia

BATMAN: NOTTE OSCURA
di Paul Dini e Eduardo Risso


Sottotitolo: una storia vera di Batman. 
Che in un certo senso è esatto, in un altro no.
E' esatto perché è attraverso il personaggio di Batman e dei suoi molti villains che tutto viene filtrato, ripercorso, codificato e superato, esaminando quello che è il senso più autentico di scrivere le sue storie e, in parte, di vivere la propria esistenza di autore (e di persona). Nessuna finzione, dunque. Nessuna capacità superumana (nemmeno il superpotere di Bruce Wayne, ovvero i soldi), ma un avvicendamento di rivendicazioni, accuse, sensi di colpa, rimpianti, con i volti che ben conosciamo (più altri) e che qui assumono una valenza peculiare. Che più che all'immaginazione, ci fa pensare ad archetipi personalizzati, per quanto propri della cultura di massa, apparendoci familiari, dunque, ma anche diversi. Subdoli, insinuanti, emblematici. Su uno sfondo terrificante, ma vero. Sul quale la fantasia si infrange e, per un attimo, ci appare vuota, ingannevole, priva di contenuti. Almeno fino a che non comprendiamo. Che la fantasia non è mai vuota, ma è bellezza e speranza. Ed è indispensabile. 
Non lo è perché il protagonista non è Batman, ma l'autore, Paul Dini in persona, che ci racconta di una notte tremenda in cui è stato rapinato e pestato di brutto da due malviventi. E il racconto serve come terapia per metabolizzare il trauma, ma pure come chiarificazione nei confronti della propria esistenza, scelte, illusioni, specie in campo sentimentale.
Il quadro che ne esce, nonostante un palpabile autocompiacimento, è sincero e onesto, tanto che intenerisce. E al contempo riduce le distanze tra l'artista di successo e l'uomo. Che come tale è normalissimo, anzi, meno fortunato di altri. E che ha molti demoni da affrontare, non solo quelli derivanti dal delitto di cui è stato vittima.
Una storia profonda, dolorosa, intelligente. 
Una storia vera. Nel senso più puro e bello del termine.
Alla fine, non importa di chi sia, se di Batman o di Paul Dini.
Importa che venga raccontata.

P.S.
Ad un certo punto compaiono persino Sandman e Death di Neil Gaiman, seppur non  come proiezioni mentali.

venerdì 14 luglio 2017

Una pellicola misteriosa e conturbante

MATRIX
di Larry e Andy Wachowski
(1999)


Spettacolare capostipite di una trilogia, di cui i successivi capitoli sono dimenticabili e noiosissimi, ma che ugualmente resta un capolavoro.
Per la genialità della mitologia cui dà luogo (splendido il fumetto, pubblicato in Italia da Panini Comics, con le “storie parallele”) e la potenza stilistica, per la sua complessità, multiforme e logica, aritmetica, e magnificamente angosciante, per l'atmosfera e l'epicità, per i riferimenti ad Alice di Lewis Carroll, per la spettacolarità dei combattimenti (che saranno poco realistici, ma emozionano comunque, e ad ogni modo sono “giustificati”), e per le verità che il film sottende a livello sociologico e filosofico (in particolare, l'incapacità congenita dell'uomo di essere felice). 
Mi è piaciuto in allora, quando è uscito, e i suoi effetti speciali erano sconvolgenti e grandiosi, e continua a piacermi adesso, quando a livello puramente visivo siamo ormai abituati a ben altro, perché riesce sempre a varcare il confine tra conscio e inconscio, passando dall'uno all'altro con fluidità e dinamismo, sguazzando nell'illusione anche mentre la nega!
Trattasi, infatti, di una pellicola misteriosa e conturbante, in cui ogni cosa che viene rivelata ne sottintende mille altre, che si reggono a vicenda grazie ad un'impalcatura ispirata e curata in ogni dettaglio.
Un film fumettoso? Può darsi, ma non riesco a vederlo come un difetto. Al contrario, è indice di immaginazione, visionarietà, amore per l'estetica, la coreografia e l'arte scenografica. Se proprio devo trovargli una pecca la cerco, semmai, nella freddezza di fondo, nella circostanza che mi faccia vibrare il cervello, l'ipotalamo e il ventre, ma non il cuore. Eppure... eppure non la trovo, la pecca. Perchè, date certe premesse, non può che essere così, o lo spirito della pellicola rischierebbe di trasformarsi in buffonata.
Quindi va bene. 
E mi faccio andare giù persino l'algido Keanu Reeves, che di norma percepisco alla stregua di un appendiabiti. Ma che nei panni di Neo è strabiliante.

mercoledì 24 maggio 2017

Un tripudio fantastico

LE MERAVIGLIOSE AVVENTURE DEL BARONE DI MUNCHHAUSEN
di Gottfried August Bürger


E’ un classico, ma non lo sembra. Non perché, parafrasando Calvino, abbia finito di dire quel che a da dire, quanto piuttosto perché… ecco, uno potrebbe non aspettarsi che sia così potente, folle e rutilante, se non altro perché non sempre viene definito come letteratura per ragazzi.
E quando i contenuti sono di tale portata immaginifica, spesso così vengono etichettati i classici (si vedano Alice Attraverso lo Specchio e compagnia bella).
Qua, per giunta, c’è una vena delirante particolarmente calcata che conduce al tripudio fantastico, ma anche al sorriso.
Il Barone di Munchhausen, infatti, è per così dire uno a cui piace spararle grosse, che più grosse non si può. E quindi ci diletta con una serie di racconti inverosimili sulle sue bizzarre imprese, il cui unico limite è…
No, scusate. Non c’è proprio, ed anzi si fa un baffo di qualsivoglia scienza ed esperienza o legge fisica, con risultati paradossali ma godibili (se usiamo noccioli di ciliegia per il nostro fucile e spariamo in testa ad un cervo, è quasi certo che gli crescerà un bell’albero in fronte).
Lui stesso ci risulta adorabile, nonostante i suoi accentuati difetti. E mentre parla ci sembra di vedercelo davanti, ammiccante e sornione, e ci vien voglia di offrirgli da bere, così che ci elargisca un’altra storia.
L’opera, dunque, è gradevole, fantasiosa, fluente (non sembra proprio scritta a fine 1700), solo… 
Ecco, benché mi sia comunque piaciuto leggerla ora, ricordo che quando ai tempi delle Medie sull’antologia incappavo nei brani che ne erano tratti mi faceva un effetto maggiore. Certo, adesso percepisco più cose agitarsi sotto l’apparente ingenuità della superficie (Emilio Bonfatti docet)…
Curiosità:
Se si cercano le avventure di Munchhausen senza il “meravigliose” l’autore risulta essere non Burger ma Rudolf Erich Raspe.
Il fatto è che Burger è stato il traduttore di Raspe, ne ha ripreso i racconti e li ha ampliati.
Personalmente io ho letto l’edizione BCDeditore, che spiega la genesi dell’opera e ci fornisce un po’ di notizie interessanti.

lunedì 22 maggio 2017

Una spumeggiante rappresentazione dell'aldilà

THE GOOD PLACE


E’ un fantasy! No, una commedia! No… Un trattato di etica in salsa escatologica?
No e… sì: o meglio, è “The Good Place”, una sit-com assurda che è tutte queste cose insieme!
Lo spunto è esilarante: Eleanor (Kristen Bell) è appena defunta e si ritrova in Paradiso... Solo che non dovrebbe essere lì. Eleanor è cattiva e dovrebbe stare all’inferno. E il sistema se ne accorge: segue una serie di piccoli tilt. Fino a che si apre una voragine… 
La prima stagione (13 episodi) è davvero una meraviglia, spiritosa e visionaria, con una spumeggiante rappresentazione dell'aldilà (ogni religione ci ha preso al 5%), divertentissime preclusioni (le parolacce non sono ammesse: i vocaboli vietati escono “forcutamente” storpiati), equivoci spassosi e buone trovate (le Janet, le anime gemelle, la coccinella gigante…).
Il rischio, alla lunga, potrebbe essere quello di stancare, ma è solo teorico, perché capita di tutto e ci sono pazzesche inversioni e svolte narrative ad ogni episodio – in continuity – e sempre belle risate, che partono dal linguaggio, ma coinvolgono altresì trame, invenzioni, tempi comici e personaggi...
E se vi sembra ci siano troppi colpi di scena tropppo presto... tranquilli, ne seguiranno altri, in particolare nell'ultimo, esplosivo episodio.
Se invece vi pare ci siano piccole imprecisioni, sottili falle nel tessuto narrativo, non preoccupatevi:  alla fine quadra tutto!
Anche dopo un inizio scoppiettante il livello delle puntate si mantiene alto (altresì grazie ai divertenti flashback sui nostri eroi ancora vivi), il ritmo è eccellente, i dialoghi gustosi, e sono molto riusciti i protagonisti, cui, inevitabilmente ci affezioneremo, compresa quella sussiegosa di Tahani, che all’inizio stenteremo a digerire.
E, a loro modo, non mancheranno intrighi, inganni, ricatti, e persino un omicidio (sic!)…
Concludo – entusiasta – con due segnalazioni: il cast annovera Ted Danson  tra i suoi membri e… diciamo che fino all’ultimo hai una voglia tremenda di vedere la Parte Cattiva in tutta la sua magnificenza.

venerdì 19 maggio 2017

Geografia alternativa a confronto

ATLANTE DEI LUOGHI INSOLITI E CURIOSI
di Travis Elborough e Alan Horsfield


Lo so, avevo promesso che la prossima tappa nel mondo della “geografia alternativa” sarebbe stato l'“Atlante delle Isole Remote” della Bompiani... Il fatto è che, per il mio quarto volume sull'argomento, mi è venuta voglia di sbirciare i prodotti della concorrenza.
Ebbene, la soluzione editoriale della Rizzoli presenta punti in comune e differenze.
Intanto, un titolo più generico, che permette di spaziare maggiormente e con più varietà (ed infatti quest'opera comprende stranezze architettoniche quali luoghi maledetti, labirinti sotterranei, atolli dimenticati, città fantasma e luoghi abbandonati). Inoltre, mentre gli Atlanti Bompiani si limitavano alle mappe, qui l'arte della cartografia è affiancata da splendide fotografie a tutta pagina in bianco e nero che talvolta, come nel caso de “La Collina delle Croci” o de “L'Isola delle Bambole”, sono agghiaccianti, capaci di superare l'immaginazione, tal'altra, invece, ad esempio nel caso di Leap Castle, rappresentano una mezza delusione, non essendo all'altezza della medesima (ma suppongo sia un fatto soggettivo).
Non discuto la scelta di avvalersi della precisione della riproduzione fotografica (anche se, in linea di massima, io sono una di quelle che preferisce sognare), ma, obietto: già che c'eravamo, non si potevano mettere immagini a colori? Capisco la necessità di contenere i costi, ma, come lettrice, preferisco spendere un po' di più e avere il top, piuttosto che risparmiare, tanto più che alcuni paesaggi, come “Il Cratere di Derweze”, perdono tantissimo rinunciando alla fastosità cromatica! 
In quanto alla veste grafica, peraltro, nel complesso risulta meno elegante, ma ugualmente bella sul piano estetico, vantando caratteri più grandi e un maggior numero di pagine (quasi cento in più).
Sui testi niente da eccepire: sono gradevoli, esaustivi, disinvolti, e cercano di prendere le cose un po' alla lontana per conferire spessore alle considerazioni, per creare un contesto o atmosfera. Niente suggestioni poetiche, però. Il taglio è pratico, con qualche ammiccamento.
Perciò, in definitiva, che cosa è meglio, Bompiani o Rizzoli?
Tutt'e due!!!
Perché scegliere?
Oltretutto il divertimento maggiore sta proprio nel confrontare le voci: quando riguardano realtà differenti, e ancora di più quando coincidono!

martedì 25 aprile 2017

Un'avventura...

ATLANTE DEI LUOGHI MALEDETTI
di Olivier Le Carrer


Lo ammetto, a me 'sti atlanti dell'immaginario (e non) fanno impazzire (si vedano post 16 marzo 2017 e 6 dicembre 2016)... Mi permettono di viaggiare stando seduta sul divano, in una dimensione che non è solo fisico-geografica, ma anche storica e umana, inseguendo luoghi mitici, ma anche realistici, collegati con gli intrecci più disparati... Perché ogni posto descritto non è solo un punto su una mappa, ma soprattutto un racconto, una trama, un'avventura...
Certo, questo volume in particolare, al di là della fascinazione morbosa che inevitabilmente esercita su di me, non è tra i più allegri.
Tuttavia, per fortuna, non ha una prospettiva scandalistica, cerca solo di illustrare, narrare e testimoniare.
Dico per fortuna perchè qui non tutto è collegato alla fantasia, non tutto è remoto e perduto nel tempo, e talvolta il mistero ha lasciato dietro di sé ferite ancora sanguinanti.
Come ci viene spiegato nell'introduzione, infatti, ci sono tre famiglie di luoghi maledetti: la prima, quella che prediligo, legata a “ingiunzioni di ordine mistico” (si veda, ad esempio, Amytiville), è la più stimolante dal punto di vista immaginativo e suscettibile delle ipotesi più varie e suggestive; la seconda, la più spaventosa, dovuta a  ragioni naturali (vulcani, uragani, etc), l'ultima, ahimè, senza dubbio la più triste,  è divenuta tale a causa degli uomini, ad esempio per via dell'inquinamento, o per il tasso di criminalità.    
Il libro è suddiviso per aree geografiche, molto curato a livello grafico, e presenta testi esaustivi di lunghezza variabile, piacevoli da leggere e costellati di riflessioni e riferimenti, che favoriscono l'immersività.
Le mappe, come sempre in relazione ai volumi di questa collana, sono bellissime e a colori, dettagliate, e precise, l'edizione preziosa e sofisticata.
In quanto alle singole voci, invece, ce ne sono quaranta e, sono sincera, se alcune sono note a chiunque (Triangolo delle Bermuda, Aokigahara, Scilla e Cariddi) tante non le conoscevo (Jharia, Oumaradi, Zapadnaya Litsa)...
Prossima tappa: Atlante delle Isole Remote! 

lunedì 10 aprile 2017

Un tripudio di immagini

THE DEVIL – ATLANTE ILLLUSTRATO DEL LATO OSCURO
di Demetrio Paparoni


A tutti gli effetti un volume di arte. Sontuoso, seducente, forte di un tripudio di immagini e ottime riproduzioni che, come recita la copertina, viaggiano “da Giotto a Picasso, da Pollock a Serrano, dai Tarocchi ai Videogiochi” (certo, volendo fare i noiosi, sarebbe stata gradita una maggiore attenzione alla cultura Pop, e ai fumetti in particolare, ma, nel caso, le quasi quattrocento pagine del tomo non sarebbero bastate, richiedendone quasi il doppio, e comunque non si può negare che il volume sia attento altresì a suggestioni musicali o cinematografiche, oltre a quelle del mondo videoludico). 
Un libro, peraltro, assai suggestivo, che traccia, aiutato dalle fonti raffigurative più disparate (e talvolta inconsuete), un percorso stimolante, anche dal punto di vista storico-culturale.
L’argomento è appunto il Diavolo, ma visto nelle sue mille sfaccettature: come incubo o come tentatore, nell’ambito cristiano come in quello buddista, con rispetto o con dileggio, o addirittura in modo umoristico, illustrandone, al contempo, la poetica, multiforme e variegata, che spesso non è che un riflesso di noi, dell’Uomo e del suo sentire… 
Vengono dunque esaminate le continue metamorfosi che il Signore del Male subisce nell’immaginario collettivo, mettendone in luce ragioni e implicazioni, esaminandone le origini, le interpretazioni e i cambiamenti dettati tanto dalla sensibilità dei singoli artisti (Dante, Milton, Ernst, Dalì…) quanto da veri e propri mutamenti sociali ed epocali, come quelli provocati dal luteranesimo, dall’avvento del nazismo o dall’AIDS.
Il volume è perfetto dal punto di vista grafico (non solo in relazione alle immagini, ma pure a font e impaginazione, risultando chiaro e accattivante), interessante sotto il profilo contenutistico. A tratti ripercorre sentieri già battuti con linguaggio fluido e colloquiale, altre mette in luce aspetti inconsueti, inducendo a riflessioni di matrice antropologica o psicologica significative.
Un’opera di cui mi sono innamorata a prima vista e che, per quanto mi riguarda, ha colmato un enorme vuoto editoriale.
Difficile, infatti, reperire un testo equivalente, tanto più che non si limita a scandire delle tappe, ma fornisce vere e proprie elaborazioni, spiegando cause, concause e sotto testo di ogni passaggio.   
Ci voleva! 

martedì 7 marzo 2017

Un carnevale di fantasia

STORIE DI CRONOPIOS E DI FAMAS 
di Julio Cortazar


Puro delirio mentale! Brani brevissimi e incisivi, all’insegna del nonsense, che scuotono le tue certezze e le sovvertono, sostituendole con verità più urgenti e immaginifiche.
Iniziamo con il manuale di istruzioni (ad esempio, sul modo di avere paura, per ammazzare le formiche a Roma, per salire le scale…): sono divertenti, ma anche inquietanti. Quelle sul modo di avere paura, in particolare, ti fanno davvero sudare freddo, per tacere delle istruzioni per caricare l’orologio: tu pensi che te lo regalino, l’orologio, invece sei tu che sei regalato a lui!
Seguono “Occupazioni insolite” e “Materiale plastico”: non sto a spiegare a che cosa si riferiscono i titoli, lo fa già italo Calvino nell’introduzione. Segnalo solo che trattasi di labirinti mentali in cui è davvero spassoso aggirarsi. Perché poi non sai se tu hai percorso il labirinto, se lo sei diventato, o se fai parte di uno dei trattini che formano la “L” di “Labirinto”.
E infine, eccole, le storie di Cronopios e di Famas. E di Speranze, che sono le mie preferite.
Deliziose e complementari creature suscettibili di molteplici definizioni, coacervo di vizi e virtù, predicati dell’essere che convivono e si stuzzicano, solleticandoci e solleticandosi tra loro.
Nel complesso questo librino, che non arriva a pagina 150, è un carnevale di fantasia rigorosa, ricco di umorismo e irto di amene contraddizioni.
Di quelle, però, che celano risvolti esistenziali e inducono alla riflessione, regalandoci qualcosa di ineffabile, ma che sentiamo vibrare con intensità.
A parte ciò, che dire? E’ il primo libro che leggo di Cortazar, mi ha ricordato Borges, ma con meno intellettualismo e tre pizzichi in più di surrealtà.  
Catartico.

lunedì 13 febbraio 2017

Fantascienza senza limiti

DIRK GENTLY – AGENZIA DI INVESTIGAZIONE OLISTICA


Otto episodi: divertimento assurdo, rocambolesca immaginazione, dialoghi spettacolari.
Tratto dai romanzi di Douglas Adams (quello di “Guida Galattica per gli Autostoppisti”, per capirsi, di cui “Dirk Gently” replica lo spirito), ne esalta l’esplosiva freschezza e la verve fantasiosa, risucchiandoci in un meraviglioso loop temporale con più morti (e più creativi) che in un film di Tarantino… Ad esempio? Per mezzo di uno squalo martello. Nella suite di un albergo. Senza acquario. 
In altri termini: fantascienza senza limiti, votata allo spasso, ma coerente e ben congegnata, che non lesina sulla violenza e l’azione, e in cui, con il procedere degli episodi, il ritmo si fa sempre più incalzante.
In apparenza ci vengono presentate diverse sottotrame con pochi contatti tra loro… in pratica, però, tutto è connesso e l’intreccio è un tripudio di incastri, garbugli e meraviglie.
Anche se, la cosa migliore, sono proprio i personaggi.
In primis lui, Dirk Gently: scanzonato, eccentrico, irresponsabile, con adorabili tendenze di tipo sociopatico, ma non privo di fragilità emotive, e ciò per merito non solo del retaggio di Adams, ma soprattutto dell’attore che lo interpreta, Samuel Barnett, che riesce a conferirgli grande spessore, oltreché che infantile tenerezza e un tocco di delicata ingenuità. 
Poi Todd/Elijah Wood, in continua evoluzione. E pensare che nei panni di Frodo, Elijah non mi piaceva: qui, invece, è fenomenale, così eternamente spaesato e (in principio) vile, nevrotico e compassato, perfetto contraltare di Dirk… 
Tenerissima Amanda (Hannah Marks), affetta da una malattia pazzesca, la pararibulite, che le provoca allucinazioni semi-ingovernabili, e i vampiri psichici, che pure lì per lì sembrano solo degli spostati ex giovani con tendenze delinquenziali. E poi Bart (Fiona Dourif), che ci regala alcune fra le scene più belle, godibili e allucinanti…
In più ci si fa un mucchio di risate!!! Non sorrisi, non risatine! Risate vere, da lacrime agli occhi, con qualche sfumatura gioiosamente demenziale!


P.S.
Esiste pure la versione a fumetti… Ho letto il primo volume, edito da Saldapress. Piacevole, spumeggiante, ma apparentemente non c’entra più di tanto con la Serie Tv: altra avventura, altri protagonisti. Solo Dirk rimane, ma è diverso, persino sul piano fisico (credo che rispecchi la versione inglese della Serie, mentre quella di cui parlo è il remake americano), ma è comunque interessante scoprirne altre declinazioni…


P.P.S.
Pare però che, anche in tal senso – romanzi, serie americana, serie inglese, fumetti – tutto sia connesso!

mercoledì 11 gennaio 2017

Un incombente stravolgimento cosmico

LA FORZA DEL LEONE
di Jonathan Carroll


Che fatica procacciarselo!!! Ma ne è valsa la pena.
Il 14 ottobre scorso, bel bella, a dispetto dell'allerta meteo, sono andata a Savona – che per noi poveretti di provincia è come dire caput mundi (sì, c'è Genova, okay... Ma Savona è più vicina e lì avevo anche delle questioncelle lavorative da sbrigare) – e ho setacciato non so quante librerie in cerca del romanzo, che, in teoria, doveva uscire il 13. Ebbene, niente, non si trovava, nonostante fosse già in ordine ovunque. Ho controllato on line, ma, anche qui, il volume risultava non ancora disponibile. A questo punto l'ho ordinato al mio prode fumettaro. Passato qualche giorno, mi ha annunciato l'arrivo imminente... ma il dì della consegna il pacco risultava smarrito. Possibile???
Ho sospettato di essere vittima di una macumba.
Per fortuna al mio prode non è occorso molto per rimediare e finalmente ho avuto la mia copia! E, come dicevo, a dispetto della lunga trafila, ne è valsa la pena: e se si considera quanto amo Carroll, già il fatto che le mie aspettative non siano state deluse è sinonimo di garanzia! Ne “La Forza del Leone”, infatti, si mantengono fragranti e intatte quelle caratteristiche specialissime che fanno di Carroll l'autore incredibile che è: metafisica, onirismo, immaginazione e riflessioni esistenziali profonde che vanno oltre la pagina scritta!
Invero, come di consueto, la vicenda inizia nel più “normale” dei modi, con una storia d'amore che finisce e la presentazione dei personaggi (piacevolmente ricchi di difetti). La trama ci avvince grazie alla prosa immediata, e, nella stessa misura, dettagliata e intimista... ma ci conquista definitivamente quando finiamo nel sogno condiviso. Che, naturalmente non è un semplice sogno, ma il sintomo di un incombente stravolgimento cosmico!
Non siamo nell'ambito del fantasy o dell'urban fantasy, come si potrebbe essere indotti a pensare, piuttosto affondiamo le menti in uno sostrato filosofico-immaginifico originalissimo – benché tipico di Carroll – che si edifica sul significato dell'esistenza. Ma, si badi, non ci troviamo al cospetto di un mattonazzo verboso che si parla addosso, quanto piuttosto di un'avventura divertente, vivace, che, mentre si delinea, dipana più piani di lettura, i quali, a loro volta, non offrono il fianco né a paternalismi né a buchi narrativi, ossia agli errori più comuni in cui si incorre quando ci si cimenta in tali pazzesche imprese narrative.

In una parola: eccezionale!!!

venerdì 23 dicembre 2016

Picchi di violenza e sentimento

SOGNO NUMERO 9
di David Mitchell


Non mi ha presa subito.
In principio faticavo ad orientarmi, sentendomi subissata da un eccesso di input e trovandomi dislocata in un sistema di regole capovolte e a se stanti, che non mi sembrava di poter afferrare.
Ma sono andata avanti, un po’ per fiducia, un po’ perché… beh, la bellezza e l’immaginazione erano palpabili, intense, la fascinazione complementare allo smarrimento, e sentivo che c’era della sostanza alla base e non solo il vuoto gusto di stupire.
Ed ecco che allora, a dispetto di parentesi, digressioni e ribaltamenti continui, ho potuto godere con pienezza e appagamento di un romanzo che va oltre la parola scritta, ma è pure un’esperienza lisergica ed extracorporea, in quanto combina elaborazioni mentali, reminiscenze e azione come vetrini in un caleidoscopio.
Originale, raro, fantasmagorico, con picchi di violenza e di sentimento, che sublimano la vita e la verità, le radici e il senso dell’universo, fino a confonderli e creare nuovi microcosmi. Destinati a esplodere e a tornare all’ordinarietà del quotidiano. Che tuttavia ordinario non è, dipanandosi in modi imprevedibili e rapidi, fino al ripiegamento su se stesso come a rinnovate, improvvise deflagrazioni.
Il protagonista – che dapprima ci sembra un folle psicopatico, ma che è solo un ragazzo di vent’anni con un passato difficile e molta fantasia – si chiama Eiji Miyake e viene a Tokyo in cerca del facoltoso padre che lo ha abbandonato... Ovviamente gli capiterà di tutto e di più, con noi al seguito, a decifrare le sue ingarbugliate vicende e i suoi ricordi, a conquistare, avvicinarsi, comprendere e perdere tutto.
Per certi versi, e a prescindere dall’ambientazione, ci ricorda il miglior Murakami (di cui, ad esempio, viene compiutamente citato “L’uccello che girava le viti del mondo”), per altri se ne distanzia, risultando più denso, scioccante, “catramoso”.
Da leggere, però.

Anzi, da affondarci le dita e immergerci il cervello.

mercoledì 7 dicembre 2016

Un profilo tormentato

NESSUNO SIAMO PERFETTI
di Giancarlo Soldi
(2014)


Trattasi del documentario su Tiziano Sclavi, che, per quanto mi riguarda, è un discreto e mirabile prodotto, ma lungi dall’essere esauriente.
Ammesso e non concesso che voglia esserlo.
Tralasciamo il titolo, giustificato, ma irritante, come quasi tutti i solecismi, su cui non comprendo perché si debba indulgere al solo scopo di attirare mediocremente – e tristemente – l’attenzione, e concentriamoci sul film: Soldi fonde due interviste a Sclavi, rilasciate a dieci anni l’una dall’altra, in cui lo scrittore racconta se stesso, in modo intimo, umano, ma anche riservato, ossia toccando questioni personali e delicate (l’alcolismo, il processo creativo, i traumi dell’infanzia, la depressione, il rapporto con i genitori), ma al contempo evitandone altre che restano sospese e non dette, come piccoli buchi neri che risucchiano il silenzio (ad esempio, nemmeno un cenno incidentale alla moglie).
Il quadro che ne esce, per quanto riveli assai poco che non si è già letto o che non è emerso in precedenti interviste (unica novità, per quanto ne so, è data dall’interessante sistema creativo descritto di Sclavi, che arrivava a stendere dieci e più storie di Dylan per volta, procedendo per “scene”, senza nemmeno sapere come si sarebbero concluse) delinea un profilo tormentato, ma affascinante, fragile e tenero, con risvolti potenti, che alternano luce e buio, e tante stupende contraddizioni, e che costituisce la vera forza dell’opera (benché avrei amato veder approfondito il tema delle musiche da abbinare alle varie poesie dylandoghiane e poi i gusti di Sclavi: letture, film, autori… Lo so, sono in buona parte deducibili dalle sue opere, e da Dylan in particolare, ma un aggiornamento organico/confronto sarebbe stato gradito).
A tali stralci, abilmente diversificati per inquadrature, si alternano voci illustri (Grazia Nidasio, Alfredo Castelli, Bianca Pitzorno, Dario Argento…) ad altre meno illustri (giovani attori sconosciuti, un pasticcere – sic! –) o che direttamente non si capisce che ci facciano lì (Sergio Castellitto, inserito giusto per inserirlo, giacché ha poco da dire) che ci raccontano Tiziano Sclavi autore e persona… Oppure amene banalità, in quanto non lo conoscono, e se lo hanno letto, lo hanno letto poco e in modo superficiale, ma fanno numero e ce li hanno buttati.
In mezzo immagini suggestive, assai d’effetto, anche quando si ripetono, e spezzoni del film “Nero.”, riconducibili al vissuto di Sclavi.
E qui c’è, secondo me, la magagna più grande, che forse, però, è dovuta ad un problema di diritti (???)… Che senso hanno, infatti (salvo che per fare pubblicità a Soldi o per la questione dei diritti, appunto) tutti sti riferimenti a “Nero.”, sempre di Soldi, che certo non è una delle opere migliori o più rappresentative di Sclavi, specie considerando che gli altri romanzi, ad esempio (“Tre”, “Dellamorte Dellamore”, “Le etichette delle camicie”…) vengono a mala pena menzionati? Gli stessi riferimenti a Dylan Dog sono di maniera, o relativi a Dylan come fenomeno di costume, ma non ne ricercano l’anima, non analizzano i sinallagmi tra Dylan e Sclavi. Non a fondo.
Che sia una scelta deliberata per non annoiare i non fan? Sicuri che invece non li avrebbe coinvolti e avvinti? MPM, pur bazzicando da sempre il mondo del fumetto, non è mai stato un estimatore di DD e per quanto, in generale, abbia comunque apprezzato il documentario (peraltro emozionandosi davvero solo allorché è comparso, con la sua simpatia e modestia, Alfredo Castelli), credo avrebbe preferito qualcosa di più tecnico, che magari avrebbe potuto indurlo a colmare le sue lacune…
Così non viene voglia di recuperare o rileggere le opere di Sclavi.
Viene solo una voglia pazzesca di conoscerlo, che tuttavia, ahimè, non possibile soddisfare.

Non per noi miseri mortali.

martedì 6 dicembre 2016

Da mandare in sollucchero

ATLANTE DEI PAESI SOGNATI
di Dominique Lanni


Uno di quei volumi da cui, se siete me, non potete prescindere, perché esercitano su di voi un fascino pazzesco, poco importa che siano tutte informazioni che già possedete: qui vengono trattate con organicità, corredate da mappe dettagliate (a cura di Karin Doering-Froger), e impreziosite da descrizioni evocative, esplicazioni storiche, curiosità letterarie, che vi manderanno in sollucchero.
Per giunta io amo rinnovare le mie conoscenze attraverso percorsi nuovi, e questo Atlante un percorso nuovo lo rappresenta senz’altro.
Mi piace anche la sua veste editoriale: fine, elegante, con la rilegatura in tela, il formato anomalo e la suddivisione geografica, comprensiva altresì di “terre australi” e “margini”.
In realtà anche le singole voci non sono proprio scontate, e accanto alle classiche “Isole dei Beati”, “Citera” e “Auracania”, si stagliano altresì “Golconda” e “Congo”…
Certo, l’ispirazione è tratta soprattutto dalle esplorazioni o in qualche modo legate alla mitologia, laddove io avrei preferito un’opera più corposa (ammettiamolo, mastodontica) riferita non alle suggestioni che hanno interessato, sia pure nel passato, il nostro mondo, quanto piuttosto i luoghi letterari tutti, e quindi, ad esempio, Il Medio-Mondo, la Terra di Mezzo, il Paese dei Balocchi o Narnia…
Ma va bene lo stesso, e anzi, se il mio desiderio fosse stato assecondato (ma chissà, nel futuro…) avrebbero stonato i riferimenti ai veri viaggiatori, alle loro speranze, elucubrazioni, deduzioni…
Le voci, infatti, comprendono anche questo, nonché le osservazioni di storici, romanzieri ed eruditi…
E il divertente è che tra essi, accanto a Marco Polo, Pizarro ed Erodoto, trova spazio anche il mio (immaginario e per questo più prezioso) Corto Maltese!

P.S.

Ho scoperto altre pubblicazioni simili edite da Bompiani – e mi sa che dovrò procacciarmele – sono l’Atlante delle Città Perdute e l’ancor più allettante Atlante dei luoghi maledetti!!!