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venerdì 31 luglio 2015

Vomito di cane!

ZEBRA
di Fumio Obata


Ho comprato questo manga per sbaglio, nell’errata convinzione che fosse un volumetto autoconclusivo, invece siamo al numero 10 e non so per quanto andremo avanti (sigh!).
Ma non è il peggio.
Il peggio è che il fumetto de quo è davvero schifido.
Naturalmente, per altri lettori, quelli che per me sono punti a sfavore possono essere intesi come pregi in una prospettiva ribaltata, ed in effetti, sbirciando in giro, mi imbatto solo in recensioni positive. Suppongo che molto dipenda da ciò che un lettore cerca (oppure sono io che non capisco l’opera)…
Iniziamo con quelli che per me sono elementi da criticare:
1) la violenza disturbante:
Ben inteso, non ho niente contro la violenza in sé per sé – anzi –, e di certo non mi aspettavo uno shojo, però qui ci troviamo più nell’ambito “torture porn” che in una sequela di allegri combattimenti splatter alla Tarantino, e le torture, sinceramente, le patisco, specie quando sono così efferate e gratuite (lo ammetto, gente come Maruo o Kago sono assai, assai, assai peggio – esponenzialmente più crudi, più feroci, più disgustosi e più morbosi – la differenza, però, è che loro vantano altresì una maggior raffinatezza formale, maggior creatività, visiva e testuale, e una più forte carica innovativa… che qui mancano del tutto!)… Le spiegazioni di fondo, la voluta sproporzionalità tra offesa e reazione, e il contesto delinquenziale, infatti, per quanto mi riguarda, non sono assolutamente sufficienti a giustificarla, sia pure narrativamente.
2) il sesso.
Troppo esplicito. Malato. Meccanico. Violento (per lo più si tratta di stupri). Scontato. Così mi annoia…
3) i disegni: brutti, approssimativi, specie i volti dei personaggi. Può essere una tecnica, ed ammetto che si intona con la storia… Ma bleah lo stesso!
4) la trama: ripetitiva, autoreferenziale, inconcludente… Che i personaggi siano cattivi è chiaro: non c’è bisogno di darne dimostrazioni continue e poi di ribadirle!
5) Amorale in modo fastidioso. Ma che cretinata è ‘sta cosa semplicistica del o sei vittima o sei carnefice? Non esiste. Conclusione idiota da sfigato senza valori, senza nobiltà e senza nerbo, che risolve tutto abbassandosi ulteriormente, anziché elevandosi, e diventando solo più abbietto, più meschino e più sfigato.
Certo, l’opera non è destinata ad un pubblico di bambini e un adulto dovrebbe essere in grado di filtrare le verità, inoltre, è vero, si può imparare anche dagli esempi negativi… Tuttavia qui non mi pare ci siano sottintesi ironici o simili, piuttosto estremizzazioni, banalità e squallore.
Quindi il mio voto è vomito di cane +!
Il + è dovuto al fatto che riconosco la presenza di alcuni elementi positivi: ossia, la mancanza di eccessiva verbosità, e, soprattutto, la circostanza che tra i personaggi non ci sono antagonisti buoni e cattivi.

Chiunque compare in queste pagine, infatti, sia pure in veste di vittima, di solito è marcio fino al midollo, e non si farebbe scrupolo ad agire anche peggio del suo persecutore…

giovedì 30 luglio 2015

‘ste Barbie mi hanno fatto pena...

LE AGGHIACCIANTI BARBIE DELLA MIA NIPOTINA


Mai stata un’amante delle bambolette bionde, ma la mia nipotina più grande (quattro anni) pare peggio di Mercoledì Addams e di Jeliza-Rose (la protagonista di “Tideland”) messe insieme…
Di recente mi è capitato di fare la conoscenza di alcune delle sue Barbie: cominciamo con i nomi: Senzaunagamba, Monca, Decapitata… Misericordia! E le poveracce sono davvero con arti amputati e testa a parte.
Poi ce n’è un’altra senza entrambe le gambe (Treccetta?)…
Per giunta erano quasi tutte indecorosamente nuderelle, o quasi.
Ma la cosa peggiore (dal punto di vista di una Barbie, e pure di una bambina) sono i capelli: sembrano alghe! Ma capperi! Assolutamente impettinabili, a meno di munirsi di spazzola per umani e di una buona dose di olio di gomito…
A ben pensarci anche io, fino ai sei anni, sono stata un’involontaria sterminatrice di bambole (per tacere dell’Androide che si premurava di masticarne ben bene mani e piedi fino a che non si allungavano come pseudopodi alieni), solo che non avevo la coerenza di assegnare loro nomi così spietati: mi orientavo più su robe tipo “Stella”, “Elisa”, “Lulù”… E le tenevo vestite!
Insomma, Patapiccula mi ha sconcertata...
Anche perché è una bimba deliziosa, tranquilla, che adora il colore rosa, le principesse e i capelli lunghi.
Probabilmente le dolls killer sono così.
Pure io lo ero (benché fossi pelata).
Al momento tuttavia, per quanto stagionata, ‘ste Barbie mi hanno fatto pena... Allora mi sono data daffare e ho ritrovato una buona percentuale degli ex vestitini delle mie: Barbie Ti Voglio Bene, Barbie Gioielli Segreti, Barbie Bellissima, Barbie Avvolgitrecce, Barbie Mia Prima Ballerina, Barbie Malibù, Barbie Luce di Stelle, Barbie Mare, la Famiglia Cuore… etc. (no, le Barbie no… Quelle erano finite smembrate e inzuppate di tempera rossa nella casetta degli orrori che avevamo allestito, tra fratelli e amici, ai tempi delle Medie – sic! – ).
Ho pensato: le poverette saranno anche mutilate, ma almeno avranno dei bei vestitini vintage e doverosamente fru fru!
Patapicula è stata contenta e ha cominciato a metterglieli tutti insieme, uno sopra l’altro – pantaloni, abiti da sera, vestaglie – con tanto di gonne in testa e stole usate come cinture. Perché così è più bello, ha precisato.
Sono inorridita.
E mi è venuta in mente mia nonna che si lamentava quando io, alle Elementari, abbellivo i bambolotti bebè con dei bei disegnini a penna blu sui faccini rubicondi (stelline, baffi, cicatrici, ragni, cuoricini…)
E ho capito di essere davvero vecchia.
Sob.

Ognuno gioca come vuole!

mercoledì 29 luglio 2015

Si descrive la vita

LE LUNE DI GIOVE
di Alice Munro


Undici racconti di donne, delle pieghe del loro animo, delle loro vicende... Ma narrati in modo così analitico, delicato e introspettivo che non risultano rivolti prettamente ad un pubblico femminile, bensì a chiunque ami la buona letteratura.
Perché, sì, di letteratura si sta parlando.
Perché non succede nulla di eclatante, ma si descrive la vita, si osserva, con i suoi moti dell'animo, le sue riflessioni, le sue sensazioni fatte di nulla e di tutto, che sconvolgono proprio per questo, analizzate a fondo, con onestà – a volte spiazzante, altre ironica o tagliente, ma sempre con gentilezza – e percepite nelle loro numerose sfumature.
Storie che diventano momenti, atmosfere, esistenze.
Che cristallizzano l'essere e lo fissano sulla carta.
Che ti avvolgono e ti offrono i sapori diversi del sentire e del divenire. Amare, magari, ma anche consolatorie.
Ognuna di queste donne, stando a quanto illustra la quarta di copertina, è alle prese con una relazione in qualche modo sbagliata, ma i confini di questo trait d'union sono così ampi che non divengono riduttivi, perché ogni elemento della definizione (da “relazione” a “sbagliato”, all'età stessa dell'occasionale protagonista) viene indagato in un senso così vasto da non creare ripetitività o stanchezza.
Siamo tra gli anni 70 e 80, ma siamo sempre al presente, un presente narrato in prima persona, eternizzato, autobiografico, permeato dalla consapevolezza. Perché dentro di noi, sappiamo che cosa sta per accadere, quali tristezze verranno a turbarci. Senza turbarci davvero, perché siamo preparate ad affrontarle e in un certo qual modo stiamo solo aspettando che si verifichino. Ci rendiamo conto di ciò che non va, solo abbiamo i nostri tempi.
Per quanto abbia letto il volume volentieri, non tutti i racconti mi hanno conquistata allo stesso modo: tra i miei preferiti “La stagione dei tacchini”, spontaneo, ingenuo a tratti persino divertente, nonostante l'epilogo triste, “L'incidente”, davvero forte e inaspettato, e “Storie finite male”, ironico e privo di autocompatimenti, con un finale bislacco e “avanti”.

Ma nel momento in cui affermo così, non posso che ricordare anche le focose personalità delle parenti della protagonista dei due racconti su “i Cheddeley e i Fleming”...

martedì 28 luglio 2015

Le 6 fasi dell'esorcismo

LIBERACI DAL MALE
di Scott Derrickson
(2014)


Non è proprio un horror in senso classico, per quanto scomodi il diavolo, le possessioni, le invocazioni e il prologo mi abbia fatto pensare a “l'Esorcista”... Ci sono troppi elementi che richiamano il thriller, a partire dall'impostazione investigativa, e, se vogliamo, il noir... Siamo più attenti alla realtà degradata del Bronx (resa con grande efficacia) che agli elementi soprannaturali, alla psicologia del protagonista, il poliziotto Sarchie (Eric Bana), che alle informazioni su Jangler (il diavolo di turno), e ci sono molti momenti didascalici che allentano la tensione, così come le eccessive parentesi familiari...
Anche la fine avrebbe potuto essere più d'effetto, invece qui, con la faccenda delle 6 fasi dell'esorcismo, mi sembra di veder un cuoco alle prese con una ricetta difficile (e io sono di quelle che non ha mai visto una puntata di Masterchef, Cucine da incubo e compagnia bella.... ed è intenzionata a continuare così).
Però non si tratta di un brutto film, anzi è godibile (nonostante il MPM non facesse che lamentarsi per la noia) e in alcuni punti ho sinceramente urlato, sebbene più che un crescendo di ansia e terrore, generi piuttosto alcuni flash paurosi isolati (con tutto che in corrispondenza di uno di essi ero così impressionata che ho dovuto affondare le unghie – più volte – nel braccio di mon amour, che infatti dopo mi ha allontanata).
Eric Bana, però, mi è piaciuto (più che in qualunque altro film), così come il sacerdote sui generis, Padre Mendoza (Edgar Ramirez), che, sia per stile che per prestanza fisica, sembra tutto fuorché un prete... Insieme stanno bene, si completano, e non sarebbe male vederli ancora fare coppia.
Notevole anche Sean Harris che interpreta il “posseduto originale” (va in giro a reclutare altri poveracci tramite l'attività di imbianchino – sic!): la sua faccia da sola, opportunamente truccata, fa già paura, senza bisogno che nemmeno apra la bocca... Ed è soprattutto grazie a lui, alle sue espressioni malvagie, che la già citata scena dell'esorcismo riserva qualche suggestione. Ma anche gli altri posseduti non sono male, e così il dipanarsi iniziale della trama, che qualcuno ha trovato confusionaria, ma che invece a me è parsa stimolante.

Un film carino, che non è un proprio horror, ma che, se paragonato alla maggior parte di quelli che ci vengono propinati, è stato realizzato con cura e attenzione (la settimana scorsa ho provato a vedere “1303: la paura ha inizio”... Dopo mezz'ora ho spento. Una delle pellicole più imbarazzanti, dispersive e mal recitate di sempre! Unica cosa simpatica, la definizione che ne ha dato MPM: “l'horror secondo Disney Channel)”. Tanto più che “Liberaci dal male” è sostenuto da una sceneggiatura e non si basa solo su una sequela di barbare torture fini a se stesse.

lunedì 27 luglio 2015

Spettacolare ultima puntata


LA FINE DI WAYWARD PINES
 
 
Alludo alla Serie Tv, perché non ho ancora letto la trilogia letteraria di Blake Crouch (ma prometto che presto apparirà su questi schermi, perché... beh, perché ho bisogno di risposte).

L'hanno trasmessa giovedì su Fox, io l'ho vista il giorno successivo su Sky On Demand, dunque sapevo già che aveva scatenato un discreto numero di polemiche tra i fans... Tuttavia mi ha comunque scioccata. Che l'ha scritta Martin?

Per quanto la situazione fosse disperata, eravamo ad un passo dal lieto fine... Okay, non proprio lieto lieto, ma accettabile: Pam è passata al lato chiaro della forza – in realtà, rispetto ai primi episodi, il personaggio, così come altri, risulta tutt'altro che coerente, ma molte Serie recenti ci hanno abituato alla schizofrenia dei protagonisti, quindi amen – Pilcher – che all'inizio non sembrava cattivo – si è rivelato in tutto il suo splendore marrone – molti si sono salvati e alla fine anche il sacrificio di chi si è morto ha assunto un senso e una dimensione eroica (inclusa quella gallina spennata di Megan, se vogliamo)... Ma poi... Zacchete! Colpo di scena!

E sono bastati cinque minuti per mandare tutto a catafascio.

Il MPM era triste ed amareggiato per questo, io invece penso sia stata una genialata, forse il momento migliore – per quanto frustrante e doloroso – di tutte le dieci puntate! Perfetto come fine stagione, ma anche come fine serie (e per fortuna, visto che, a quanto pare, Wayward Pines è stata cancellata)!

Peraltro mi resta il dubbio che sia stata un'improvvisazione, per quanto plausibile e strepitosa: molti elementi in questa serie sembrano buttati un po' lì, come se all'improvviso si fosse cambiata idea o ci si fosse decisi a tornare su un punto già esaurito per chiarirlo meglio, pasticciando e ingarbugliando... Dei personaggi che cambiano carattere ho già detto, ma ci sono anche altre incongruenze che non mi tornano... e che magari nei libri trovano una spiegazione esauriente o uno sviluppo diverso.

Insomma, a leggere la matrice letteraria ero già convinta, ma pensavo di farlo con calma, magari trascorso un po' di tempo... Ora, invece, ho sete di conoscenza, quindi, lo prometto, presto faremo un confronto...

Ad ogni modo, lo ribadisco, spettacolare ultima puntata!

venerdì 24 luglio 2015

Pupazzetti guerrieri dal corpo tarchiato

HE-MAN


Chi è stato bambino negli anni 80 e non ha amato i Masters of the Universe, quei mostruosi pupazzetti guerrieri dal corpo tarchiato e grottesco (compreso lo pseudo-belloccio protagonista) che arrivavano all'ombelico delle Barbie?
Dio, quanto erano adorabili! E fantasiosi e creativi, specie i cattivi!
Da un anno ed oltre a questa parte, in fumetteria troviamo gli spillatini con le loro amene avventure a strisce, e, se ho iniziato a comprarle solo per un misto di curiosità e nostalgia, devo ammettere che non sono affatto male (certo, le mie aspettative erano davvero basse)!
Gli autori variano, e così i cicli narrativi (ritroviamo Skeletor, Hordak, gli Uomini Serpente...), ma, nonostante le ingenuità di fondo e gli stereotipi, le trame sono più articolate e complesse rispetto alla vecchia produzione animata, decisamente più variegate, meno ripetitive, i personaggi, pur rimasti gli stessi, sono stati ben “ammodernati”, il livello dei disegni e della colorazione è più che buono, e, con mia somma sorpresa, devo constatare che spesso anche i dialoghi sono straordinariamente brillanti, specie i battibecchi tra Teela (che prima avevo sempre considerato noiosa) e He-Man/Adam...
La verità è che, per quanto ci siano diverse storie noiosille e riempispazio, non mancheranno i colpi di scena e le gustose reinterpretazioni!
Inoltre, spesso la serie riserva delle guest star d'eccezione, ad esempio nell'avventura che ha visto coinvolti anche gli eroi DC più classici, come Superman, Batman e Wonder Woman, ed altresì la deliziosa Justice League Dark, con il nostro buon vecchio John Constantine, sempre a farsi riconoscere e a sfumazzare...
Certo, in altri casi gli sviluppi sono più “classici” e prevedibili, ma nel complesso sono contenta di questa iniziativa, anche se dubito resisterò ancora a lungo... Per seguitare a leggere, temo, dovrei essere una fan più sfegatata, o avere vent'anni di meno...
Però, per un po', sono stata in buona compagnia...
P.S.

Divertente la rubrichetta che si trova in fondo ad ogni albetto, con la storia dei Dominatori dell'Universo in tutte le sue accezioni, dai giocattoli ai cartoni animati...

giovedì 23 luglio 2015

Un dialogo intimo e tenero

IO E TE
di Niccolò Ammaniti


A volte per fare un buon libro ci vuole davvero poco, sia in ordine alle idee, sia per quanto concerne il numero di pagine...
Eppure ci vuole tanto, perché non è facile, poi, rimanere impressi...
Questo romanzo ci riesce, ti lascia qualcosa, in primis a livello di emozioni. E' dolce, commovente. Umano.
Ed è davvero breve (tanto che somiglia di più ad un racconto), e alla fine non ha nemmeno una trama particolarmente strutturata: appunto, si riduce ad una buona idea, ma sviluppata con grazia e con coerenza, che, però, a voler osservare con un po' più attenzione, sottintende un discreto numero di tematiche sociali e spunti critici interessanti (dal disagio giovanile alle famiglie disastrate, dalla droga alla solitudine...).
I protagonisti sono solo due, Lorenzo e Olivia. Un quattordicenne dal carattere difficile e introverso, che ha il suo particolare ideale di settimana bianca, ossia trascorrerla da solo, in cantina, finalmente isolato dal mondo, e la sua sorellastra, di poco più adulta, ventitrè anni, e con altri problemi... Olivia, dunque, capiterà lì, in cantina, ad interrompere la solitudine di Lorenzo, e gli chiederà ospitalità in cambio del silenzio...
Non sono mai stati grandi amici, troppo distanti l'uno dall'altra, sostanzialmente indifferenti, ma adesso la situazione è destinata a cambiare e, a gradualmente, i due instaureranno un dialogo intimo e tenero, trovando il coraggio di aprirsi a vicenda, e in primo luogo a se stessi, e chissà, forse di superare parzialmente le proprie difficoltà.
Con una trama così esile, il rischio sarebbe stato quello di scivolare nei luoghi comuni, ma – e qui sta la meraviglia del romanzo – ciò non avviene, e si resta, piuttosto, magicamente sospesi fra le reciproche fragilità, nel precario equilibrio dei rapporti e della scoperta di sé, e di quel mondo magico e crudele che è l'adolescenza, specie per chi non è – o non può essere – come gli altri...
Un bel romanzo, davvero.

Forse non geniale, non eterno, ma sicuramente capace arricchire il lettore, e ad indurlo a sentire e a pensare.

mercoledì 22 luglio 2015

Picchiapicchiaspaccaspacca

TAKEN- IO VI TROVERO'
di Pierre Morel
(2008)


La storia di un padre ex-agente CIA (Liam Neeson) dalla vita familiare disastrata, che per recuperare la giovane figlia rapita smonta mezza Parigi, semina morte e distruzione, fa fuori tutti i cattivi e recupera i legami familiari che credeva perduti.
Ormai considerato un film di culto, è un bell'esempio di Picchiapicchiaspaccaspacca, che, tra l'altro, ha generato sequel (sempre più incredibili) e parodie (ad esempio, si vedano “I Griffin”), ma che, sinceramente, è davvero sopravvalutato...
Carino è carino, va bene, il ritmo non manca, e, se non erro, nel Blu-ray c'è anche la divertente funzione del conteggio dei morti... Non mi dà nemmeno troppo fastidio il fatto che sia così esagerato e inverosimile, o che i tentativi di introspezione psicologica sino a dir poco imbarazzanti e scontati, ed indubbiamente ha il pregio di essere catartico, di esaltare, di far sfogare lo spettatore, perché... a chi non piace la vendetta mascherata da giustizia fai da te? O l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni? O, semplicemente, spaccare tutto per motivi sacrosanti? Per giunta, checché dicano i proverbi, la vendetta è migliore consumata straordinariamente calda, mentre ancora il sangue ribolle di rabbia ed ogni ammazzamento corrobora lo spirito!
Però...
Ecco, il più grosso difetto, per me, è l'assenza di battute ironiche.
In un film del genere, in cui tutto è iperbolico e caricato, il meglio è prendersi un po' in giro... Burlarsi dei cattivi, di se stessi, della nostra figlia bionda e ritardata mentale, con la personalità e l'espressività di un ferro da stiro (Maggie Grace)...
E ciò non porterebbe necessariamente ad una riduzione del testosterone o ad un calo della tensione, anzi tutt'al più farebbe da contrasto ed incrementerebbe la godibilità della pellicola (si vedano i vari capolavori anni 80 di Schwarzy, Stallone e Bruce Willis).
Si obietterà che qui si è preferito privilegiare l'elemento drammatico e la denuncia sociale... Ma, mi dispiace, non è che ci stiano molto: più che altro perché si sfiora più facilmente l'umorismo involontario!
E, se vogliamo, anche l'inizio è un po' lenticchio... Sì, serve a preparare la scena successiva, a contestualizzare, a farci capire quanto il protagonista sia sfigato sotto certi aspetti e “supercavoluto” sotto altri... ma qualche tagliuzzello in più non sarebbe stato male...

Grazioso, sì. Simpatico. Ma bello è un'altra cosa.

martedì 21 luglio 2015

Il secondo romanzo del Re

LE NOTTI DI SALEM
di Stephen King


Il secondo romanzo del Re, uno dei pochi ad essere veramente etichettabile come horror, con un protagonista, Mark Petrie, che mi è rimasto impresso a distanza di decenni per quanto era figo; un religioso sui generis come comprimario, Padre Callahan, sotto certi aspetti deludente, sotto certi altri, e proprio in virtù dei primi, assolutamente spettacolare; e con una trama che, per giunta – rivelazione di molto, molto successiva – sarà pure collegata con la Torre Nera (in particolare, con gli ultimi tre tomi)!
I cattivoni di turno sono vampiracci assetati di sangue, piuttosto classicheggianti ed opportunamente feroci, mentre la struttura del romanzo sotto numerosi profili ricorda “Dracula” di Bram Stoker, tanto più che, al di là delle analogie più evidenti (presenti anche a livello di trama, a partire dal personaggio di Susan), il protagonista non sarà il pur piacevole tizio che conosciamo nelle prime pagine, lo scrittore Ben Mears, ma questo ragazzo che incontriamo più avanti, il già nominato Mark Petrie...
Anche se, lo ammetto, l'affermazione è opinabile: in quanto, come spesso accade in King, trattasi di un romanzo corale, con tantissimi personaggi principali... Ma Mark... Mark mi era piaciuto così tanto, che, ai miei occhi, tutti gli altri ne sono stati obnubilati! Forse perché, ai tempi, era poco più che mio coetaneo...
Ad ogni modo, si parte in sordina, fra una descrizione e l'altra (carina quella che spiega le origini del nome della città), con questi misteri che a poco a poco si insinuano nella cittadina di Salem, queste sparizioni, questo senso di malessere crescente, che Ben Mears avverte e che ricorda esserci stato già ai tempi della sua infanzia, mentre ci parla della “casa stregata” dei Marsten... Solo che ora la faccenda pare peggiorare... Ma lentamente, senza affannarsi troppo, sebbene le sensazioni striscianti e sottili che di tanto in tanto ci attraversano siano piacevolissime...
All'incirca verso metà libro, la vicenda decolla e accelera, fino a sfociare in scene meravigliosamente spaventose, non prive, però, di sense of wonder, di eroismi e di punti di riferimento per il lettore... nel senso che il male c'è, ed è tremendo, e ingloba tutto, ma noi sappiamo sempre a chi rivolgerci come baluardo del bene (anche se, qui, King si diverte)... insomma, finalmente troviamo Mark, che ci regala, oltretutto, almeno una scena stramitica e superstrepitosa!

Che diamine, mi è venuta voglia di rileggerlo! Tanto più considerato che io ho solo la prima edizione, e non quella successiva con i “contenuti speciali”...

lunedì 20 luglio 2015

E non fa ridere...


Recupero password


NON E' UNA BARZELLETTA
 
 
E non fa ridere. Non dovrebbe, benché ci sia dell'ironia in mezzo...

Dunque, diciamo che per usare questa carta di credito ho bisogno di collegare (giusto per perdere un po' di tempo extra) la card al mio numero di cellulare, recandomi nell'ufficio apposito... Lo scopro quando mi accingo a perfezionare l'acquisto su Internet (nulla di piacevole, ma soprassediamo, perchè qui ci esce un altro post), che quindi non posso effettuare.

Siccome è pure venerdì pomeriggio, rimando a lunedì.

Mi reco nell'apposito ufficio, dopo ventisette minuti di coda mi dicono che il collegamento è già stato fatto (quando, giacché non ne ho memoria?), devo solo completare la procedura su Internet.

Non ci capisco nulla (un brutto caso di pigrizia mentale, sì...), chiedo a mon amour di occuparsene lui.

Mon amour mi chiede la mia password.

Rispondo che nemmeno sapevo di averne una.

Il sito dice di cliccare, allora, se non si ricorda la password.

Peccato che il clic rimandi ad una pagina inesistente.

Allora bisogna telefonare. Uff.

Il MPM tenta, passa due ore ad ascoltare pubblicità al telefono e musichetta gracchiante, poi gli dicono che se non ci sono io non si può fare niente, poco importa che lui disponga di tutti i miei dati, codice fiscale, carta d'identità e specifica delega.

Mi domando se abbiano un sistema di riconoscimento vocale.

Mon amour scopre che, sebbene in teoria quello che ha chiamato sia un numero verde, ha speso 2 Euro e 20 centesimi.

Va beh, dico, l'indomani, quando richiameremo insieme, telefoneremo con il mio cellulare, tanto, esulto ottimista, ho una tariffa flat e ho ancora oltre 600 minuti da utilizzare nei prossimi dieci giorni... E siccome dal telefonino il costo della chiamata dipende dall'operatore, significa che al massimo userò cento, cento-cinquanta minuti, che tanto, se no, non avrei speso.

Telefonata 1: cinque minuti di pubblicità, tre per capire quale combinazione di numeri pigiare per parlare con un operatore, due di musichetta gracchiante, poi mi dicono di riagganciare perché il traffico è troppo intenso. Non potevano dirmelo prima? No...

Telefonata 2, idem.

Telefonata 3. idem. La musichetta gracchiante comincia a uccidermi i neuroni.

Telefonata 4, idem. Conosco la pubblicità a memoria.

Telefonata 5, sbaglio la combinazione di numeri e mi accorgo che sto cominciando a sbroccare. Mi dico, chi se ne cale di sta carta di credito? Me ne faccio un'altra e al diavolo! Però, dannazione, dentro ci sono ancora 15 Euro circa (dal mese prima, quando, a quanto pare, il problema del collegamento al numero di telefono ancora non si manifestava), e comprarne un'altra costa... Uffa, okay. Telefonata 6.

Idem.

AAAAAAHHHHHHRGHHHH!

Dato che i miei segni di squilibrio aumentano, mon amour prova a chiamare contemporaneamente dal fisso, per aumentare le chance di risposta, e – non si sa come – lui riesce a prendere la linea – a me continuano a dire di riagganciare – .

Dato che quando mi passa la chiamata io esordisco con un velenoso: “Alleluja, mi avete praticamente frollato il cervello con la vostra maledetta musichetta gracchiante”, il MPM si impossessa della cornetta e si occupa lui della questione. Risolvendola.

Ottimo! Posso usare la mia carta e non ho perso i miei quindici euro.

Controllo il contatore delle chiamate del mio cellulare per verificare quanti minuti di vita ho perso.

Nessuno, pare.

Ma ho 8,00 euro in meno.

Più 2,20 spesi ieri da mon amour col fisso.

Più i non so quanti spesi oggi.

Fantastico!

P.S.

Curiosità: pare che io abbia scelto – misteriosamente – la password della carta di credito nel 2007 (sette anni prima di avere la carta in questione, collegandola, per giunta, ad un indirizzo in cui, già all'epoca, non ero più reperibile da due anni... Mah...)

venerdì 17 luglio 2015

Eterna Valentina

VALENTINA
di Guido Crepax


All'inizio era solo la bella fidanzata di Neutron (alias Philip Rembrant), il protagonista dell'omonimo fumetto di fantascienza... ma sin dal terzo numero gli ha rubato la scena, gettandolo nel dimenticatoio, è cresciuta, e la fantascienza è stata accantonata. Per far posto all'erotismo...
Icona del fumetto italiano, raffinata e strasensuale, così come il tratto del Maestro Guido Crepax, Valentina è non solo la miglior opera erotica che abbia mai letto, ma anche uno dei personaggi femminili più sofisticati, dolcemente ambigui, e multiformi di sempre!
Intanto, come fumetto riesce a non essere disgustosamente volgare, persino nelle scene più esplicite, ad alludere, a solleticare, ma pure a mostrare, con eleganza estrema, incantandoci già prima di spogliarsi....
Ad ammaliarci non sono solo il volto sognante di Valentina e il suo fisico sinuoso, ma innanzitutto la sua personalità: decisa, ma pronta a contraddirsi, a provocare, a nascondersi...
E poi le trame, ricche di riferimenti colti, intellettuali... Non si creda si limitino alla solita contestualizzazione spicciola e inconsistente... C'è di tutto, specie l'immaginazione: situazioni oniriche, fiabesche, talvolta inquietanti, che possono richiamarsi al folklore popolare come alla realtà più concitata del mondo della fotografia, alla fantascienza, all'avventura, passando per l'horror e l'esoterismo...
Valentina nasce (fumettisticamente parlando) nel 1965, e ha tutta la carica evocativa di quegli anni e dei successivi anni 70... la psichedelia regna sovrana, le vignette si scompongono in una partitura priva di regole fisse, i dettagli si moltiplicano, usando appieno le risorse del linguaggio visivo, mostrando anziché descrivendo... Ma Valentina è anche eterna, e non è invecchiata di un giorno, mantenendo intatta la sua freschezza e, se possibile, aumentando il suo fascino.
Imperdibile.
Per gli amanti dell'erotismo di classe.
Per gli amanti del fumetto, tutti.

Per gli amanti dell'arte e della cultura.

giovedì 16 luglio 2015

Bello da uccidersi

INDIANA JONES


Insieme a Star Wars, la mia trilogia preferita (unico neo: il doppiatore di Indy cambia sempre), e dico trilogia, anche se i film sono quattro, perché l'ultimo (2008) quasi sarebbe da dimenticare, se confrontato con i precedenti (se no, suvvia, non è certo malaccio)...
Ad ogni modo, rimanendo sui primi tre, realizzati tra il 1981 e il 1989 e ambientati negli anni '30, non si può negare siano capolavori! Di intrattenimento e avventura, innanzitutto, ma anche di ritmo, di umorismo, di simpatia (alcune scene sono esilaranti) e pure di alchimia, nel senso che i personaggi legano meravigliosamente fra loro, rivelandosi complementari l'uno dell'altro, buoni e cattivi, risultando così ancora più se stessi (specie le coppie Indy e suo padre, Shorty e Willie, Henry Jones e Marcus).
Deliziosi e gustosi, poi, i riferimenti storico-esoterici, la lotta contro i Nazisti (o il Male, in generale), e quella che io chiamo la parentesi del disgusto, che vede protagonisti, di volta in volta, serpenti (che io adoro), insetti, e topi in quantitativi industriali (mentre nel IV film abbiamo le formiche divoratrici di uomini)...
Pellicole per famiglie come non se ne vedono più: che ti fanno impazzire dal ridere, ti sorprendono, ti fanno inorridire e trattenere il respiro, lanciare qualche urlo, ma soprattutto ti riempiono il cuore riscattando la tua giornata, quale che sia.
Su tutti, però, troneggia il nostro Indy: un Harrison Ford bello da uccidersi, dall'immancabile sorriso canagliesco e la battuta sempre pronta...
Un po' più nel dettaglio:


I Predatori dell'Arca Perduta: il capostipite (l'unico senza il nome di Indy nel titolo, almeno fino alle ristampe in home video di un paio di anni fa), mitico fin dall'incipit, magnificamente costruito, con l'elemento avventuroso forse più preponderante rispetto ai successivi, e con maggiori momenti drammatici... manca, infatti, una vera e propria spalla comica. Il film, però, è perfetto, e la fine... wow, è da brivido! Incluso il frustrante epilogo con l'Arca chiusa nel magazzino. Marion Ravenwood (Karen Allen), poi – la ragazza di Indy meno appariscente, ma più coraggiosa – ci affascina non poco (anche se da piccola, viceversa, la trovavo antipatichella), mentre Sallah (Alfred Molina)... Sallah è un grande!


Il Tempio Maledetto: di norma gli adulti lo considerano il meno Indy di tutti, ma è il preferito dei bambini, perché è il più divertente. Un po' grazie a Shorty, (Jonathan Ke Quan, il ragazzino che ritroveremo nel ruolo di Data ne “I Goonies”), un po' perché non ci sono i Nazisti, e anche se la faccenda risulta comunque pericolosa e tremenda (con i bambini che vengono rapiti e sfruttati per soddisfare il culto della dea Kalì e il sacerdote che strappa i cuori a mani nude), ci si può sbizzarrire di più (indimenticabile, naturalmente, il banchetto a base di scarafaggi, occhi e cervello di scimmia semi-freddo). Willie (Kate Capshaw), inoltre, la ragazza di turno di Indy, è irresistibile, e non solo perché è bellissima, ma perché sempre, incredibilmente “inadatta” e lamentosa, fonte di sghignazzate continue. Curiosità: sebbene successivo, è ambientato prima de “I Predatori”


L'ultima crociata, in cui, wow, ritornano i Nazisti, Sallah e i riferimenti biblici, ma soprattutto conosciamo il padre di Indy (un meraviglioso Sean Connery, che fa davvero faville) e il nostro eroe a quindici anni (interpretato dal rimpianto e stupendo River Phoenix), di cui apprendiamo un po' di segreti (da dove viene il cappello, come si è procurato la cicatrice sul mento, il motivo dell'avversione per i serpenti...). Approdiamo in Italia, a Venezia, e per una volta troviamo una donna intellettualmente pari al nostro archeologo preferito... Che riserverà molti colpi di scena!


E va be', già che ci siamo, e per mera completezza, diciamo qualcosa del IV film, Il Regno del Teschio di Cristallo: la prima mezz'ora è perfetta, poi, gradualmente, ci si perde. Gli anni sono passati (e dobbiamo fare i conti con alcune morti inattese, probabilmente dovute ad esigenze di copione), ritroviamo Marion, e – ahimè – conosciamo il figlio di Indy, Mutt (Shia LaBeouf), a dir poco odioso. Se non altro, però, non assistiamo ad un repellente “passaggio di testimone”, visto l'esito della scena col cappello, sul finale...
Dispiace altresì per il tema centrale, che francamente sa un po' di “beep”ata. Alieni: bah! Avrei preferito qualcosa di più plausibile.
Godibili, però, gli ammiccamenti per i fans, la circostanza che, per equità, questa volta il nemico sia il Kgb e, infine, ottima Cate Blanchett.

A parte ciò, è stato annunciato il reboot...
Io lo temo, come i greci quando portano i doni (nessun riferimento all'attuale situazione europea, ma solo all'Eneide).

Incrociamo le dita...

mercoledì 15 luglio 2015

Incarnazione del Male

LE ULTIME MARAMALDERIE DI PACO


Paco è il nostro coniglietto, nero con le zampette grigie, gli occhioni scuri, l'aria falsamente innocente... Se non fosse affettuoso da morire lo chiameremmo “Incarnazione del Male”.
Ultimamente il cucciolo è incline alla rivoluzione e adora rovesciare la sua ciotola d'acqua. Prima beve, poi, al diavolo, la ribalta, e che tutti possano schiattare!
Guai, inoltre, a lasciare la mia borsa per terra: Paco si precipita a rosicchiarla e a staccarle pezzetti succulenti, con espressione compiaciuta. Se, invece, la posiziono in alto, fuori portata, il delinquentello si ingegna, sposta i suoi cartoni, cerca di arrampicarsi... Di solito, però, ad un certo punto casca, e gli tocca ricominciare.
Se mi addormento sul divano e lui ha voglia di giocare... prende la rincorsa, carica, mi balza addosso e mi tira le craniatine nella schiena! Finché io non mi sveglio, semi rintronata, e sorprendo lui e il MPM che sghignazzano!
Tuttavia, devo ammetterlo, più spesso Paco mi si piazza accanto e riposa con me (amorosissimo) oppure mi fa da vedetta, tutto attento, controllando che nessuno venga a tirarmi i piedi.
In effetti, il pelosetto è molto dolce e ama incondizionatamente chiunque.
Se Dado, quando esplorava il pianerottolo, nel momento stesso in cui sentiva qualcuno avvicinarsi per le scale, scappava via come un fulmine, rifugiandosi in casa, Paquito preferisce aspettare e osservare con curiosità i vicini che scendono/salgono, facendo faccine del tipo: “Ehy, perché non vi fermate a coccolarmi? Siamo amici?”
Al cucciolo piace la compagnia e ci sta sempre intorno. Talvolta ci regala scene tenere e buffe, come quando sono intenta a scegliere un film e mi trasferisco da un Prandini (i robi per tenere i Bluray) all'altro... e lui mi segue, accucciandosi ogni volta, nell'illusione di stabilizzarsi. Quando mi sposto, però, si accoda e si riaccuccia, fedele. Possiamo andare avanti così per oltre dieci minuti (poi di solito trovo il film)...
Ad essere onesta, però, le maramalderie di Paco più succose sono quelle a tema sessuale. C'è proprio da sbellicarsi! Ma il MPM ha invocato la censura, indi sono obbligata a tacere...
Peccato!

Baci e conigli.

martedì 14 luglio 2015

Decisamente femminile

IL DIAVOLO VESTE PRADA
di Lauren Weisberger


Non sono una di quelle fan sfegatate che si emozionano al solo menzionarlo (l'ho trovato “carino”, non “bello”), però il film mi era piaciuto, così non ho potuto che acquistare il romanzo...
Non è identico, per certi versi esprime una realtà un po' più dura (specie riguardo all'epilogo), per altri le situazioni sono assai meno calcate e i personaggi di contorno meno interessanti, mentre Miranda Priestley (alias il diavolo), il perfido capo della protagonista, Andy, non è affascinante come Meryl Streep... Ma l'opera è ugualmente spiritosa, frizzante, piacevolmente frivola (se ci si ostina a rimanere sulla superficie), fascinosamente glamour, ironica e sicuramente ben scritta, tanto che conquista da subito, nonostante alcuni sviluppi ovvi e un po' di stereotipi.
E come il film, sa essere feroce e graffiante nei confronti del mondo della moda, riuscendo, però, al contempo, parzialmente riscattarlo agli occhi dei prevenuti come me, non solo illustrandone gli aspetti più scintillanti, mettendoti in condizione di ammirarli e comprenderli, ma pure facendone risaltare le fatiche, gli sforzi, i contrattempi e gli obiettivi!
In quanto poi alle fatiche di Andy... non si creda che in Italia non abbiamo dei corrispondenti altrettanto impossibili, estenuanti e malpagati! Solo privi di benefits chiccosi, champagne e celebrità (si veda, ad esempio, il triste mondo della pratica forense)...
Elemento originale, poi, la storia d'amore. Non la classica vicenda in cui i due piccioncini si incontrano, si scontrano e si innamorano, ma quella in cui il rapporto c'è già, e pare instaurato su basi solide...
Insomma, un librino grazioso, piacevolissimo, divertente, decisamente femminile e perfetto come lettura da treno, ma senz'altro superiore alle fatue amenità alla Sophie Kinsella.
Però... ad essere onesti, della scrittrice ho apprezzato assai di più il meno famoso “Al diavolo piace Dolce”, che peraltro è assolutamente sullo stesso stile.

Ma forse è solo perché l'ho letto prima e perché non avevo un film con cui confrontarlo...

lunedì 13 luglio 2015

Il “meccanismo” Murakami


DANCE DANCE DANCE
di Haruki Murakami
 
 
Tutto è collegato.

Gli omicidi/sparizioni.

L'uomo pecora dell'hotel Dolphin.

I sei scheletri sul divano.

I sogni, le visioni, e Gotanda, il tuo amico attore.

E anche tu te ne accorgi, cogli i paralleli, ma non capisci perché o per come.

Le spiegazioni, quando arrivano, ingarbugliano ancora di più la matassa... Del resto, l'uomo pecora te lo ha detto: l'unica cosa veramente importante è danzare, danzare, danzare... Fino a lasciare tutti a bocca aperta... E allora, d'accordo: danziamo!

La verità è che sembra di viaggiare sulle montagne russe... e io, sinceramente, le adoro! In ogni sfumatura avverti un'aura di mistero, una parola non detta, un pensiero nascosto, ma fondamentale, e sai che a breve il protagonista condividerà con te un'epifania...

Dopo qualche romanzo, entri nel “meccanismo” Murakami e cessi di stupirti, ma ciò non significa che la curiosità o la sete si arrestino. Ne vuoi sempre di più! Peraltro, se in “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” tutto combaciava e tutto era perfetto, qui, verso l'epilogo, si ha invece una sensazione di inconsistenza, di rivelazione mancata... Eppure non è una soluzione sleale, perché eravamo stati avvertiti sin dal principio, e soprattutto non guasta in alcun modo il sapore di questa storia...

Che ha un fascino enorme, è suggestiva e possiede tocchi di autentica, urlante inquietudine, seppur lo stile posato, dettagliato, e pregno di intimismo e riflessioni, ci permettano di accogliere anche le ansie maggiori con una certa rilassatezza di fondo.

E nemmeno mancano i colpi di scena: ce n'è almeno uno, che pure il lettore intuisce abbastanza in fretta, ma che risulta ugualmente sconvolgente e forse non compiutamente illustrato.

Un romanzo leggero, ma anche impegnativo, con tante verità occultate, suggerite, accennate, che denota una mente geniale e un'immaginazione delle più splendenti.

venerdì 10 luglio 2015

...e smettiamo di farci domande

WAYWARD PINES


Non ci sono grilli a Wayward Pines... Ed infatti nei cespugli troviamo un registratore che ne riproduce il richiamo.
Non possiamo fuggire, la città è recintata.
Se il telefono squilla dobbiamo rispondere.
Non dobbiamo parlare del passato.
Il tempo scorre in modo diverso per tutti.
E poi ci sono le esecuzioni pubbliche...
L'inizio di questa serie Tv è fenomenale, un po' “Twin Peaks”, un po' “The prisoner”, un po' “Persone Sconosciute”... E persino un po' “The Village”, già che c'è lo zampino di Shyamalan... Claustrofobico e pieno di misteri, ti prende da subito, nonostante le numerose risonanze, ma anziché diluire scoperte ed eventi allo sfinimento, come avviene di solito (“Lost” docet), si va alla velocità della luce, e le rivelazioni ci avvicinano sempre di più alla verità...
Che ci viene esposta già a metà stagione, dopo appena cinque puntate, con un totale cambio di registro, di ruoli, di intenti!
Siamo così sconcertati che dubitiamo sia vero, anche perché lì per lì sembra troppo pazzesco pure per noi, e ci pare di intuire notevoli voragini narrative... Ma più andiamo avanti, più siamo convinti che le cose stiano sul serio come ci sono state illustrate (benché mentre scrivo io debba ancora vedere la settima puntata), ogni lacuna viene colmata, ogni dubbio risolto, e noi, a questo punto, ci arrendiamo: smettiamo di farci domande e restiamo lì, disposti a farci stregare...
Come andrà?
La verità è che molto dipende da dove andremo a parare: questa serie potrà essere una cocente delusione come una delizia... vedremo. Ma pare che derivi da una trilogia di romanzi (che mi procaccerò al più presto) e questo ci consente di ben sperare.
P.S.

In quanto al cast, non posso che segnalare Melissa Leo nei panni dell'Infermiera Pam. Non foss'altro perché risulta terrorizzante anche mentre sorride...

giovedì 9 luglio 2015

Una divoratrice morbosa di trame

CANNIBALI...


Non so perché.
Probabilmente è solo bisogno di catarsi per tutte le storture che vedo attorno a me, soprattutto a livello “statale”, e non alludo soltanto alla politica... E non alludo solo allo Stato.
La faccenda è cominciata con il trailer di “The Green Inferno”, il nuovo film di Eli Roth, il regista di “Cabin Fever” e di “Hostel”.
Ho visto entrambi al Cinema, e se il primo mi ha portato alla narcolessia, ho trovato il secondo disturbante, oltre che brutto (sebbene qualche chicca ci fosse). Quindi che mi importa del prossimo film di Roth?
E' che è un omaggio a “Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato, ed erano cent'anni che non usciva una pellicola sui cannibali...
Intendiamoci, pure “Cannibal Holocaust” mi aveva fatto schifo (oltre che annoiarmi).
Come a suo tempo mi avevano fatto schifo “Mangiati vivi!” di Umberto Lenzi, “Antropophagus” di Joe D'Amato, “Ultimo mondo cannibale”, sempre di Deodato, e pure il peculiare “Apocalypse domani” di Antonio Margheriti (per citarne qualcuno), sebbene adesso li ricordi appena (per fortuna) e li confonda fra loro...
“Cannibal Holocaust”, però, forse perchè visto ad adolescenza finita, mi aveva disgustato più di tutti gli altri... Dunque?
Dunque, non lo so.
Adoro il genere horror, ma mi piacciono più le pellicole d'atmosfera che quelle splatter, e prediligo fantasmi, streghe e demoni, a squallori plausibili o pseudo-plausibili, quali serial killer e cannibali... Tra tutti i filoni, poi, quello dei cannibali è da sempre il più vomitevole, peggiore perfino di quello zombesco...
Eppure la visione del trailer di “The Green Inferno” (che di per sé non è neppure niente di che) mi ha scatenato qualcosa e ultimamente sono divenuta una divoratrice morbosa di trame, notizie e curiosità sui film cannibalici... Possibilmente anni 70 od 80. Possibilmente prima di andare a dormire.
Non arrivo più alla perversione sufficiente per osare visionare una pellicola intera (proprio non ce la faccio, specie dopo aver saputo che le scene con gli animali – già fastidiose di per sè – spesso sono vere, senza contare che la contestualizzazione mi ucciderebbe...) e anche con i trailer ci vado piano, ma le trame (sovente percorse da un nemmeno troppo sottile erotismo) sono gustosamente in bilico tra l'umorismo involontario e la violenza priva di inibizioni: evirazioni, donne appese a dei ganci - per le poppe - e lasciate a dissanguarsi (“Cannibal Ferox” di Umberto Lenzi), feti strappati dal ventre materno (il già citato “Antropophagus”), supplizi vari e crudeltà gratuite... con una bella atmosfera malata, povera e vintage di contorno. Per tacere dei buoni vecchi impalamenti...
Queste robe mi urtano profondamente.
Sguazzarci è da malati.
Persino Wikipedia mette in guardia i lettori e invita a leggere le avvertenze.
Ma non riesco a farne a meno...
La mia mente ha bisogno di violenza virtuale nuda e cruda.
E... misericordia!

Adesso mi è pure venuta fame.

mercoledì 8 luglio 2015

L'obbligo di ricamare e di cucire giudizi

IL BELL'ANTONIO
di Vitaliano Brancati


Catania, anni 30. Antonio Magnano è figo da paura, icona della virilità e della bellezza maschile, e questo è un problema perché le ragazze impazziscono per lui, e in paese si mormora, il prete si lamenta. Con tutto che lui, Antonio, pare sempre distante, distratto, poco interessato... Almeno finché non conosce la bellissima Barbara Puglisi, di cui si innamora e con cui ben presto convola a giuste nozze.
I due sono ammirati ed invidiati da tutti, orgoglio delle rispettive famiglie, fino a che... tre anni dopo, non salta fuori che mai gli stupendi giovani abbiano consumato. Perché Antonio, poveretto, è impotente. Ed è scandalo, ed è vergogna.
E non c'è cura, solo colpa.
Un classico, questo, davvero peculiare.
Non solo per il tema scottante e controverso, in anticipo sui tempi (pubblicato nel 1949, e all'epoca discusso e censurato), ma anche per il quadro acuto e spietato che viene fatto della realtà paesana, che si nutre di pettegolezzi, sui quali sempre il popolino – e chi non ne fa parte? – si sente in obbligo di ricamare e di cucire giudizi e congetture... E per la denunciata mal conoscenza del sesso e del modo pudibondo in cui questo viene vissuto, almeno dalle donne perbene (finché la domestica non le ha aperto gli occhi, Barbara pensava che i figli si concepissero con gli abbracci), perché gli uomini invece... In tal senso, esemplare, seppur macchiettistica e tragicomica, la figura del papà di Antonio, Alfio, che nella prima parte del libro si vanta con chiunque delle “cavalcate” del figlio, e che nella seconda, con la moglie – per chiarire che non è colpa sua se Antonio è così – fa l'inventario delle storie clandestine e degli illegittimi che ha avuto, prima e durante il matrimonio con lei (per tacere dell'epilogo)...
E qui sta anche il maggior pregio del romanzo a livello stilistico: la commistione di registri. Si passa dal grottesco al drammatico, dal comico all'amaro. Perché se da un lato la situazione è ironica, dato che chi ha il pane non ha i denti, o meglio, chi è pieno di femmine vogliose non ha il pene (funzionante), dall'altra è tremendo che un uomo debba essere ridotto all'efficienza del suo pipino, come se non contasse nient'altro, come se non avesse né cervello, né sentimenti...
Un romanzo particolare, che può apparire pesantino, in principio, con un linguaggio un po' arzigogolato, lento, e con un protagonista, che, okay, è figo, ma pallosetto, addormentato e senza carattere. Ma ove tutto deve essere così, sia riguardo allo stile, che sa essere garbato ed elegante, come buffo, con qualche barocchismo e un po' di dialetto qua e là; sia riguardo ad Antonio, la cui psicologia, così come le varie reazioni di parenti, amici, vicini e conoscenti, sono rese ad arte, sottolineando perfidie e malizie, ignoranza e stupidità.
E poi ci sono la questione del Fascismo, le disillusioni che ha implicato anche presso i più convinti, il quadro storico, l'anticlericalismo di fondo...

Un romanzo su cui ragionare e discutere, con cui arrabbiarsi e rattristarsi... ma anche concedersi qualche crudele, ma irresistibile, risataccia.