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venerdì 29 gennaio 2016

Il sapore dolce e salato insieme

I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI
di Erri De Luca


Romanzo autobiografico, narrativo, pregno di descrizioni stupende e antiche, profonde e superficiali, perché hanno il sapore della quotidianità, intessute di ricordi e di atmosfera, che ti toccano la mente, ma pure il cuore, seppure tu ti senti forse troppo distante dal protagonista, perché, in fondo, tu non eri così irrimediabilmente malinconica e sola, e tendevi a ridere di più di te stessa, o a una maggiore sdrammatizzazione, o, ecco, ad un'immaginazione più iperattiva, imperativa e potente, che sempre prendeva il sopravvento...
O magari soltanto perché essere una ragazza è più facile che essere un maschio, almeno quando sei tanto giovane.
O quando ti innamori.
Mi è piaciuto, però, questo librino.
E' poetico e sostenuto da un bel frasario, da osservazioni acute, piene di interesse.
Forse è troppo corto per rimanerti davvero dentro, per essere fermato, anche perché è fatto più di suggestioni che di shock o di sostanza, ma questo potrebbe essere un pregio, nell'ottica di rileggerlo, di riassaporare tutto da capo.
Perché è il sapore, in effetti, salato e dolce insieme, con una sottile punta acre, il suo lato migliore.
Il sapore e il punto di vista, che presto divengono una cosa sola, benché riescano ad offrire anche altre prospettive.
Acerbe e mature, in contemporanea.
E anche se non mi stancherò mai di dire quanto mi annoino le storielle d'amore, questa l'ho apprezzata, perché è sottile, impalpabile, incontaminata. E dolcemente incompiuta.
Non eccezionale, no.

Ma piacevole da riascoltare.

giovedì 28 gennaio 2016

Le persone sbagliano

ORANGE IS THE NEW BLACK


Da tanto non amavo così una serie Tv.
E ciò benché la protagonista, una smorta biondina dagli occhi appiccicati e incassati nel cranio, mi irriti (la sua ex-ragazza, però, Alex, mi fa impazzire...)
Ispirato ad una storia vera, racconta le vicende, tra il drammatico e il faceto, di Piper Chapman, tipica WASP in procinto di sposarsi, che finisce in carcere per un reato commesso dieci anni prima, con tutto ciò che, a valanga, ne consegue...
E all'inizio siamo vincolati a lei, alla sue inadeguatezze nel mondo delle detenute: ci affascina la situazione, ci incuriosisce, a tratti ci induce all'indignazione o al riso, ma non ci fa uscire di testa. Non ancora. E' quando familiarizziamo con le compagne di prigionia, quando impariamo a conoscerle, che il telefilm spicca il volo.
Sul piano affettivo, ma anche su tutti gli altri (da quello narrativo a quello artistico).
Perché la prigione ti mette a nudo e ti toglie parenti, amici e sovrastrutture. E alla fine rimanete solo tu, i tuoi sbagli e le tue paure. E queste ti mozzano il respiro. Ma al contempo sai che devi reagire o verrai schiacciata. E reagisci, dunque. Ma non è detto che il tuo sia il modo migliore.
E a volte la detenuta e il reato che l'ha condotta in carcere sono una cosa sola, a volte paiono appartenere ad altri, e non sembrano avere ormai più nulla da spartire con lei. Ma ce l'hanno, e il passato riemerge, non solo come flashback.


Ciò che importa, però, ciò che davvero apprendiamo, è che le detenute sono innanzitutto persone e che le persone sbagliano, spesso continuando a farlo. Non per forza con cattiveria. Ma anche sì. Altre volte, invece, ci sono un prima e un dopo, e poi tutto cambia. O quasi.
E il panorama che ci viene offerto – in quanto ad umanità, situazioni, e storie – è vastissimo, non solo femminile, non solo legato alle recluse. Valutiamo la corruzione del sistema (carcerario, in primis), le sue ingiustizie, il mondo dentro – con le sue regole e le sue peculiarità – e il mondo fuori – così lontano e distante. E ci rendiamo conto che spesso delinquere è quasi inevitabile, ma sempre e comunque, in definitiva, una scelta, più o meno consapevole.
E ciò che all'inizio ci sembrava il male, magari è solo uno sfogo. E poi saltano fuori pure gli idealisti e le brave persone, così come le criticità che hanno reso tali quelle che non le sono.
L'arancione sarà il nuovo nero, ma in mezzo c'è un'infinità di sfumature.
Ed è questa la bellezza suprema di “Orange”.
Farle risaltare tutte, in una prospettiva mutevole e sfaccettata, alimentata dalla solidarietà e dalla crudeltà, ad un tempo.

Una serie meravigliosa e imperdibile, che ci aiuta ad ampliare i nostri orizzonti e a crescere interiormente.

mercoledì 27 gennaio 2016

Qualcosa di aberrante?

GELATO AL GUSTO DI PUFFO


E' cominciata con una discussione con il Ragno, portata avanti a tavola, nel corso di un pranzo in famiglia. Argomento: caramelle al gusto di Puffo.
Memore del sapore del gelato al Puffo (che ai tempi della mia infanzia andava per la maggiore) ho commentato che non mi veniva in mente nulla di più disgustoso. Poi ho ricordato che verso i sette anni mia sorella Chiccachu era riuscita ad ordinare un cono Puffo e Puffetta (che aveva finito per buttare), e ho capitolato. La Puffetta – rosa bubble gum – era decisamente peggio.
Il Ragno, tuttavia, ha cambiato la prospettiva della discussione. Ha messo in luce la perversione del “gusto di Puffo”, e di come sottintenda passioni cannibaliche. Insomma, nella fantasia dei bambini, in teoria, stai mangiando un Puffo triturato e ficcato nella gelatiera, non robaccia azzurra sintetica e piena di coloranti!
Il gelato al gusto di Puffo è quello che potrebbe ordinare Gargamella, il loro arci-nemico... I bimbi, però, dovrebbero amare gli strani ometti blu, e non in senso “alimentare”... Come amano il gelato...
Quindi il gusto di Puffo, in realtà, è qualcosa di aberrante, di sbagliato, di infido, di storto...
Già, ho dovuto convenire.
Ma poi, mi sono detta, in fondo... perché?
Fino la 1984 il cattolicesimo era la religione di Stato, in Italia... E uno dei Sacramenti più importanti del cattolicesimo è l'Eucarestia... E che cos'è l'Eucarestia? In sostanza equivale a mangiarsi Dio crudo...

Il Ragno ha dovuto convenire con me che il gelato al gusto di Puffo è più che accettabile...

martedì 26 gennaio 2016

Sempre meglio di Star Wars VII

THE GREEN INFERNO
di Eli Roth
(2013)


In teoria un omaggio a “Cannibal Holocaust”, che rinverdisce il filone cannibalico e ci delizia rimestando nella parte più ancestrale e torbida di noi, regalandoci violenza e robe trucide, magari condite con un po' di umorismo involontario e una bella denuncia sociale...
In pratica, una triste e noiosa boiata...
Oddio, qualche idea buona c'è, soprattutto a livello di denuncia sociale: non tanto per la tematica ecologista, quanto per la strumentalizzazione dei Media, e, ancora di più, per il fantastico sfruttamento degli ingenui idealisti imbecilli...
Solo che, nel complesso, il film non fa paura, non disturba, non conturba, non disgusta... Semmai annoia e – un po' – fa ridere...
Le velleità che ci sono alla base inducono alla tenerezza e si apprezza il tentativo di omaggiare Deodato. Piace anche l'incapacità recitativa degli attori, la totale non-empatia che si instaura con i protagonisti (di cui proprio non riesce ad importarci un tubo) e quelle immancabili scene scemoline all'inizio, che dovrebbero creare atmosfera, però...
La parte ante-cannibali è troppo lunga, verbosa e ripetitiva, e fa sbadigliare...
Se qualcuno riesce a vincere il sonno, poi, la faccenda con i selvaggi non migliora granché. Ammetto che i cannibali siano esteticamente ineccepibili e perversi – specie la sciamana -, ma sotto il vestito... niente.
Nel senso che non spaventano. Sono brutali, cattivi, sporchi. E stop. E nemmeno abbastanza.
Tutto quel che c'è di suggestivo è nel trailer.
Poche scene splatter e non divertenti, né eccezionali. Troppo disgusto fecale e... e poi la scena dell'onanismo! Santa patata fritta! Lì per poco non sono morta dal ridere!
Per il resto... niente, dicevo.
Sangue, un po' di interiora, ma sparse poco generosamente e senza arte.
A parte, forse, quel piccolo brivido che mi è corso sulla schiena terminata la ciotola di... maiale, al momento dell'agnizione...
Ma bon.
Solo sbadigli e risatelle.
Certo, sempre meglio di Star Wars VII...
P.S.

Vietato ai minori di 18 anni? Perché?


lunedì 25 gennaio 2016

Scrivere è espiare

PADRE E FIGLIO
di Pat Conroy


Un romanzo importante, questo. E non per i suoi pregi letterari, che pure ci sono. Ma per due motivi fondamentali e numerosi corollari.
Il primo motivo fondamentale è dato dalla testimonianza umana e dalla sua poderosa autenticità. Trattasi di un romanzo autobiografico, fatto di odio, di verità e di amore. Con tante prove difficili da superare (dal suicidio alla violenza, dal cancro alla follia), che però vengono vinte ed affrontate. Con forza, coraggio, dedizione e, sovente, una spruzzata di ironia. Da un individuo, uno scrittore, ma anche dalla sua numerosa e assurda famiglia, che impariamo ad amare, e che, soprattutto, lui ama e da cui non riesce a prescindere. Incluso il padre, il Grande Santini, violento e virile, sanguigno, mostruoso, eppure... eppure meraviglioso.
Il secondo motivo fondamentale è la cifra che ci permette di decriptare tutti i romanzi di Conroy, da “Il principe delle maree” a “Beach music”, che non sono fantasia, ma una rielaborazione fantasiosa della realtà. E si capisce perché il suicidio ritorni sempre. E si capisce perché la follia... E se quando ho letto i ragazzi di Charleston la morte di uno dei personaggi mi è parsa gratuita, adesso mi rendo conto del perché invece è stata necessaria... Perché scrivere è espiare, rivivere e sentire di nuovo. Quello che si vuole, e quello che non si vuole. E a volte è un dovere, verso se stessi e verso .- per chi ci crede (ma anche per chi non ci crede) - Dio.
E ogni romanzo è costato a Conroy un esaurimento nervoso, e ora sappiamo perché.
Non tutti sono stati tradotti in Italia, purtroppo.
Quindi la preghiera è che accada. Che arrivino anche a noi, seppur in ritardo.
Anche perché il titolo di “Padre e figlio” dovrebbe essere “La morte del Grande Santini”, ossia il seguito del primo successo di Conroy, “Il Grande Santini”, appunto. Suo padre.
E poi, oltre ai motivi, ci sono i corollari... La bellezza della scrittura, potente, lirica, spiritosa... Che, va bene, ha una patinatura da best seller, ma che ci piace comunque... L'epicità di una bislacca famiglia del Sud e delle sue contraddizioni... Il trionfo dei sentimenti e il loro altalenare... Il percorso stilistico e di vita di un uomo fortemente sentente, di uno scrittore, e della sua sorella poetessa e velenosa... Le difficoltà familiari, le avversità, la vita stessa... Il prezzo della scrittura...
Un romanzo stupendo, lucido, chiarificatore, che ho dovuto centellinare per farlo durare il più possibile...
P.S.

Sorpresa nerd: ad un certo punto compare il fratello di Frank McCourt, l'autore del bellissimo “Le ceneri di Angela”...

venerdì 22 gennaio 2016

Il più universale

PEANUTS
di Charles M. Schulz


La più classica di tutte le strip, ed anzi, il più classico di tutti i fumetti! L'unico che riescano a leggere bambini ed anziani, fumettofili e profani! Insomma, in assoluto il più universale!!! Perché ha disegni stilizzati ed espressivi, ma non impegnativi, perché è semplice, ironico, immediato, ma corale, profondo, variegato, e ti fa ridere, ma ti aiuta a riflettere, mettendo in luce domande esistenziali (e talvolta offrendoti le risposte), mentre analizza la quotidianità... Spensierato e filosofico ad un tempo, ha per protagonisti bizzarri seienni (per lo più) ed animali dotati di favella (quasi sempre), laddove gli adulti non compaiono mai e sono, per giunta, muti... Anche se, è chiaro, il microcosmo dei bambini riflette il mondo degli adulti, con le sue asperità, però riviste in chiave poetica...
In generale, una delle opere con i personaggi meglio caratterizzati di sempre (il mio preferito è Linus...), ingenui, ma saggi, nevrotici e insicuri (l'unico normale è Snoopy, ossia il cane), afflitti da vari mali e spesso stereotipati – eccetto Snoopy, di nuovo (Charlie Brown l'impopolare, Lucy la dispotica...), ma in modo... non stereotipato, bizzarro e surreale, che consente loro di acquisire sempre maggior spessore, nuove fisime e altre fobie, tanto che alla fine devi amarli per forza!
E se pure ci sono temi che si ripetono (il grande Cocomero, la sconfitta nelle sue varie forme, i balli Snoopy o gli incipit dei suoi romanzi...), questi sono sempre diversi, in una innovazione perenne, che continua ad aggiungere qualcosa...
Ed è stupendo assistere a come le vignette maturano negli anni, ai personaggi che aumentano e alle molte situazioni dai molteplici registri che si complicano e arricchiscono...
Ma che si può dire di nuovo su una delle opere su cui si sono già espressi i più rinomati critici e intellettuali, a cominciare dal nostro Umberto Eco?
Solo che da qualche tempo la Baldini & Castoldi sta rieditando l'opera omnia, in un'edizione economica, ma editorialmente soddisfacente (a parte qualche vignetta che si ripete)...

Per cui ringrazio sentitamente: è l'occasione che aspettavo per colmare i buchi nella mia collezione (ereditata da Mater)!

giovedì 21 gennaio 2016

E di nome fa Giovenca

PREMIATA DITTA SORELLE FICCADENTI
di Andrea Vitali


Giovenca? Sul serio? Giovenca Ficcadenti?
A quanto pare sì, questo è il nome della protagonista (neanche il Parroco osa pronunciarne il nome, lo mette a disagio)... Bella come il sole e con una sorella, Zemia, che pare un topolino... E che non è proprio sua sorella...
Ma i segreti di Giovenca sono assai di più e più oscuri di questo... E se all'inizio ci pare solo una bellona un po' ingenua, proprietaria di una merceria, presto dobbiamo ricrederci... Come sempre, quando siamo in quel Bellano... E frattanto le sottotrame si moltiplicano, si aprono le parentesi, si frappongono flashback...
Romanzo godibile, divertente, ma con i suoi aspetti foschi e pruriginosi.
...Che come di consueto ha i suoi punti forti nella simpatia del narratore, nella trama “intrigante” e in alcuni personaggi macchiettistici (la Perpetua indagatrice è davvero spassosa, e pure quella disgraziata Stampina), nello stile fluido e semplice, ma ricco di peculiarità, nell'ambientazione e nella ricostruzione storica – siamo nel 1915 – e, soprattutto, nella vivace rappresentazione della piccola realtà di paese...
Ma, in questo caso, non mi ha avvinta.

Andrea Vitali ritratto dal nostro vignettista

Non che il libro non sia carino.
Lo è.
Ma forse mi ha disturbata 'sta faccenda della Giovenca, o mi ha mossa ad eccessiva compassione quel cerebroleso di Geremia...
Non lo so.
Ma nel complesso ho trovato la lettura un po' noiosa, un po' troppo ripetitiva, con poco mordente, tanto che ho impiegato un bel po' ad arrivare alla fine. E io di solito sono veloce, anche se leggo dieci volumi insieme.
Forse il problema è che ho letto troppi romanzi di Vitali? Che fondamentalmente si somigliano tutti?
Magari sì.
Magari no. Perché, per certi versi, ogni volta è la prima volta... Di norma.
Insomma, qui è il ritmo che scema... Che non decolla...
Già che a volte mi si dice che sono un po' ambigua, gli assegnerei due stelline su cinque.
Ma non è un brutto libro, assolutamente.
Solo che, anche di Andrea Vitali, che comunque continua a piacermi, ne preferisco altri...

Sorry!

mercoledì 20 gennaio 2016

ZAC! un colpo di scena

MAZE RUNNER: IL LABIRINTO
di James Dashner


Davvero niente male, soprattutto a livello di trama.
D'accordo, si inserisce nel filone Young Adult, quindi, forse, i lettori più snob (e più stagionati) storceranno un po' il naso. Se devo dirla tutta non mi fa neanche impazzire come è scritto, scorrevole, sì, ma principalmente funzionale, senza bellezza (benché apprezzi il tentativo di creare una sorta di “gergo alternativo” tra i protagonisti, a base di caspio e sploff, per quanto risulti un po' forzato)...
Però... la storia rasenta la genialità! Non è complicata, ma ti mette addosso una curiosità totale... Non passano tre pagine e ZAC! un colpo di scena, e una nuova domanda (o più di una) cui sei ansioso di dare risposta...
E io stagionatella, come lettrice, la sono!
Ma non riuscivo a staccarmi. Volevo sapere, scoprire, conoscere... Super bramosa e affamata!
Non faccio il riassunto, oh no, ve lo andate a cercare...
Sappiate solo che siamo in un futuro distopico (ma non il solito futuro distopico) e che la matrice è fantasy- fantascientifica, avvincente e strabordante di azione...
Un altro Divergent? Un altro Hunger Games?
No.
E non solo perché qui i protagonisti sono quasi tutti masculi, lo scrittore è un uomo – e un po' si sente – e non ci sono pallosi triangoli o parentesi amorose...
No, è che... per quanto sotto certi profili la trama possa apparire schematica, non è troppo prevedibile, ed, anzi, pare che, finalmente, l'autore sappia esattamente dove vuole andare a parare (la frecciatina è soprattutto a Veronica Roth), il montaggio è coerente e perfetto, e ogni rivelazione viene preparata con cura, anticipando quelle successive, ma al contempo creando altri interrogativi, altre domande. E poi, l'ho detto, è davvero originale!
Okay, Thomas, il protagonista, non spacca, ma è simpatico e non ci dispiace seguirlo. Mentre Newt e Minho sono assai vicini a conquistarci... E va bene, complessivamente, dei difetti nell'opera ci sono... Ma... c'è anche tanta immaginazione, tanto ingegno. E io ritengo che basti e avanzi, come elemento positivo, e vada premiato. Anzi, sono ansiosa di andare avanti!

Al momento si tratta di una trilogia più un prequel... E be', io ho iniziato il secondo tomo e per il momento non sono per niente delusa! Al contrario...

martedì 19 gennaio 2016

I sacrifici del povero Geppetto

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO
di Carlo Collodi


Tra i romanzi per l'infanzia più belli di sempre, che, infatti, alla fine, si gusta quasi meglio da adulti, perché i lati terrorizzanti si accettano con maggior facilità (il povero grillo parlante schiatta crudelmente e piuttosto in fretta, quei conigli neri che vanno a prendere i morti me li sogno ancora adesso – con buona pace di Paco, il mio cucciolo – e quelle scale infinite, e la fata defunta, e la pancia del Pescecane...) e così quelli più patetici (la pera da mangiare con la buccia o i sacrifici del povero Geppetto).
In effetti, a guardare solo il grazioso lungometraggio animato della Disney si perdono un mucchio di cose: si conservano, sì, il sense of wonder, la magia, e la meraviglia... Ma si smarriscono la cattiveria (a partire da Pinocchio, che non è così ingenuo e candido come nel cartoon) e i numerosi brividelli di terrore, e, se vogliamo, anche la dimensione morale, ben più incisiva e determinante, nelle intenzioni di Collodi.
Tuttavia non mancano i momenti comici, o anche solo divertenti, e quelli addirittura commoventi (Mangiafuoco, in particolare) o avventurosi...

Collodi, nell'immaginazione del nostro vignettista.

L'elemento più bello, però, è proprio quello catturato dalla Disney: la fantasia e l'immaginazione rutilante dell'autore, che non si circoscrivono al burattino parlante e alla Fata Turchina (che forse non è proprio buona come la si tende a ricordare), ma che si tingono di mille colori, assumendo infinite sfaccettature e riuscendo sovente a sorprendere, ancora oggi, rivelandosi attuali e stupefacenti.
E mi piace il linguaggio un po' aulico e un po' da cantastorie di Collodi. Tollero persino i suoi accenti paternalistici, perché aggiungono atmosfera e passione.
E siamo dinanzi una fiaba, dunque, ma pure ad un originale romanzo di formazione, altamente simbolico, che sfrutta l'incanto della fantasia per raccontare il percorso di crescita di ogni fanciullo bisognoso di forgiare la propria personalità, che passa dal gretto egoismo all'amore disinteressato, o, come nel caso del nostro eroe, dall'essere un burattino di legno ad un ragazzo vero... Tra mille peripezie, tante buone intenzioni e... beh, ovviamente, le cattive compagnie e un mare di bugie, che gli fanno allungare il naso.
Un classico senza tempo, da riscoprire nella sua versione completa ed originale, da non dimenticare e da amare senza condizioni.
P.S.

Di Collodi avevo letto anche “Giannettino”... Un po' la versione realistica di Pinocchio, con il ragazzino discolo che deve darsi una regolata... Solo che, sfrondato degli elementi fantastici, non mi aveva entusiasmato granché, ed anzi, mi era sembrato limitato, obsoleto e noioso... Amen.

lunedì 18 gennaio 2016

SASF (Sindacati Anti Stupide Feste)

SPROLOQUIO DI AUTODENUNCIA (IN RITARDO) SUL CAPODANNO


Okay, lo ammetto: mi diverto a boicottarlo.
Lo odio, il capodanno. Mi sembra una cretinata incredibile, mi sa di sfiga e di convenzione, di divertimento forzato, impacchettato e preconfezionato e di stupidità riciclata.
Come quasi tutte le feste comandate.
Che il Mio Perfido Marito adora incondizionatamente.
Per nostalgia, per tradizione, perché è buono e dolce, e perché vorrebbe fossimo “normali”.
Tuttavia... Poverino, col cavolo che andiamo a mangiare fuori, o a vedere i fuochi d'artificio, o assistiamo ai patetici festeggiamenti in piazza con un sacco di lobotomizzati semi ubriachi che fanno “ooohhhh” (sì, odio anche l'umanità. Le persone no, ma l'umanità sì). Ce ne stiamo in casa, all'insegna della più grigia e meravigliosa banalità di protesta, senza schifo di cenone ingrassante, e, possibilmente, a mezzanotte dormiamo. Non importa se soffro d'insonnia, a mezzanotte voglio ronfare della grossa.
I SASF (Sindacati Anti Stupide Feste) mi appoggiano.
Solo che MPM ci tiene a “tenermi in vita” per il maledetto brindisi, e fa di tutto per riuscirci. Quest'anno si è mosso bene, devo ammetterlo, e alle ventitré ero ancora pimpante (di solito riesco a crollare prima).
Il suo errore è stato propormi saltuariamente della Tv Spazzatura (ops... Lui vuole che lo chiami “Intrattenimento con ospiti”), per tenere conto dei minuti e monitorare l'arrivo della mezzanotte.
Quando ho capito l'antifona mi sono suicidata.
E' stato facile: ho insistito per vedere la seconda puntata di “Sense 8”. 5 minuti e BUM!, morta.
Il Mio Perfido Marito, però, mi ha sgamata... ha capito che la mia era una bieca strategia difensiva, e quando mancavano dieci minuti al cavolo di brindisi mi ha svegliata. Perché dovessi scontare anche l'attesa oltre che la convenzione. Naturalmente davanti alla Tv Spazzat... Ehm... Al programma di intrattenimento con ospiti.
Ovviamente io ero di umor nero, ma MPM era così dolce che alla fine ho ceduto, anche se, in alternativa al brindisi, abbiamo fatto cin cin con un pasticcino.
Però a mon amour non è bastato... E ha preteso che mi autodenunciassi pubblicamente.
Va bene. Gli ho detto. Mea culpa.
E gli ho promesso questo post.
Che è arrivato un po' in ritardo per via degli Otta Awards, ma che finalmente è qui.
Solo che io non sono pentita...
;-)

E godo a lamentarmi...

venerdì 15 gennaio 2016

Cose impossibili che accadono

TRA CIELO E TERRA
di Golo Zhao


E' solo il primo volume, eppure, anche se la storia si presenta in embrione, mi azzarderò a dire qualcosa.
Nelle prime pagine mi sembrava un fumetto inconsistente e delicato, così come l'altra opera di Zhao che ho letto, “Yaya” (in collaborazione con Jean-Marie Omont): graziosa, lineare, un po' infantile, non troppo originale, ma dolce, graziosa, e con disegni bellissimi e colori eccezionali.
Solo che “Tra cielo e terra” non è così.
Si stratifica, si complica, e le linee narrative si moltiplicano, tingendosi di sfumature diverse, intrecciandosi ed effettuando qualche salto.
C'è anche qui la dolcezza, c'è anche qui una bambina.
Ma pure parecchie altre cose.
Cose impossibili, ad esempio, che tuttavia accadono.
E una creatura fatata, una sorta di spirito-sanguisuga (letteralmente), che segue il protagonista e si stabilisce a casa sua.
E poi una sacerdotessa che vuole ucciderla e...
Siamo solo al principio.
La trama sembra interessante, strutturata, e si preannuncia complessa, così i personaggi.
Paiono destinati a crescere, a creare sottotrame.
Se leggo Yaya perché è “carina”, suggestiva e graficamente irresistibile, credo che leggerò “Tra cielo e terra” (purtroppo in bianco e nero) perché, aldilà delle caratteristiche Kawaii molto accentuate, ci sono anche delle idee, una certa potenza di fondo, che pure si afferma gradualmente, e qualche brivido sottile che ti gorgoglia nella pancia. Oltre alla squisita soavità dell'atmosfera.
E poi apprezzo la circostanza che le regole possano essere sovvertite con la fede e l'innocenza, che il confine fra ciò che è reale e non lo è sia così labile, e che, tuttavia, tutto rimanga in qualche modo accettabile, senza sfiorare l'assurdo o il pretestuoso.

A domani!

giovedì 14 gennaio 2016

Economico è meglio

LA STRANA BIBLIOTECA
di Haruki Murakami


Sinceramente ci sono rimasta un po' male.
Un po', va be', per il rapporto qualità prezzo: quindici Euro per una mezz'oretta di lettura... Ci sono i disegni, okay, e sono belli... Ma non eccezionali, e avrei potuto farne a meno.
E un po', e soprattutto, mi ha delusa la storia: un raccontino che è evocativo, fiabesco, ben scritto, allegorico e con qualche bella trovata in bilico tra horror, fantasy e narrazione per infanti, ma che, di fatto, non contiene niente di nuovo, non per chi ha già letto più di due romanzi di Murakami...
C'è l'atmosfera, quella sì, e una buona prosa, e una fine che mi ha lasciata vagamente perplessa e che forse avrebbe potuto essere sviluppata meglio, ma che non mi è dispiaciuta...
Ma non molto altro...
Originale, è vero, lo spunto di base – questo ragazzo che va in biblioteca a leggere e che ad un certo punto vi viene imprigionato allo scopo di fargli imparare dei tomazzi a memoria per rendere il suo cervello più saporito... Cervello destinato ad essere mangiato... – , ma risolto troppo in fretta, troppo sbrigativamente.
E poi, per i fan, c'è il ritorno dell'Uomo pecora, solo che qui fa una magra figura, e qualche amena citazione...
Ma bon.
In principio Murakami ci sembra di ammiccare a Neil Gaiman, poi torna se stesso... ma, appunto, non ci propone nulla di innovativo.

Non lo dico spesso, ma questa volta sì: risparmiate i soldini! O almeno aspettate l'edizione economica...

mercoledì 13 gennaio 2016

Abissi squisitamente umani

IL CROGIUOLO
di Arthur Miller


Dramma terrificante, sul tema della caccia alle streghe, che qui, però, non sono autentiche operatrici del demonio, quanto piuttosto cagnette invidiose, maligne e meschine, che porteranno una cittadina allo sfacelo.
E la cittadina, ovviamente, è Salem,
Ed è atroce vedere come è facile innescare il meccanismo della persecuzione, come sia facile da un lato autosuggestionarsi, cedere alla superstizione, e dall'altro approfittare delle circostanze per sbarazzarsi dei... nemici?
No, nemici è eccessivo.
Qui si tratta di semplici vicini bizzosi, di questioni terriere o, peggio, di pruriti sentimentali e abissi squisitamente umani.
E il processo, in particolare, è allucinante.
E la rabbia che ti monta in corpo e il senso di impotenza, di ingiustizia, che ti frustra.
Ad un certo punto ti viene davvero da arrenderti e limitarti a sospirare.

Arthur Miller ritratto dal nostro vignettista

La verità, in effetti, è che l'opera è davvero notevole, riesce a caricarti del pathos e dell'ansia, sottolineando al contempo la ridicolaggine della situazione, la sua crassa assurdità, pur drammatica e potenzialmente letale.
E altri temi si accarezzano, altresì. Quello della coerenza, dell'onestà intellettuale, del sacrificio, della dignità e dell'amor proprio... e sì, anche della nobiltà d'animo.
Un'opera che affonda le sue radici nella storia, ben documentata, del Massachussetts, ma che è stata scritta nel 1953, in pieno Maccartismo, e che a quello si rivolge. E non solo, visto che è tuttora attuale, interessando qualsiasi potenziale caccia alle streghe.

Di Miller avevo già letto “Morte di un commesso viaggiatore”, che avevo apprezzato. Ma mai come “Il Crogiuolo”.

martedì 12 gennaio 2016

Sono disgustata e furiosa

STAR WARS VII
di un gruppo di scimmie con le emorroidi, I suppose
(2015)


E dopo aver fatto a pezzi Star Trek, snaturato e vituperato, offeso oltre ogni decoro, J. J. Abrams si diverte a demolire anche Star Wars, privandolo di pathos, epicità, misticismo e spessore, riducendolo ad una commediola insipida e senz'anima. E senza trama.
O più probabilmente ha affidato il compito ad un gruppo di scimmie con le emorroidi, che, prive di qualsivoglia creatività e ingegno, si sono cimentate in un disadorno copia e incolla, facendo giusto la fatica di ribaltare i ruoli e invertire il ruolo dei personaggi, aggiungendo effetti speciali e battutine idiote...
Insomma, un bello stupro di gruppo.
No, sul serio, questa roba fa davvero schifo, è banale e imbarazzante e, per quanto il Mio Perfido Marito si affanni a definirlo solo un brutto pop-corn movie che non parte mai, io mi sento oltraggiata, come fan, come spettatrice, come nerd e come essere umano.
D'altro canto, mentre io ho passato il primo tempo a sbadigliare e il secondo ad imprecare sdegnata, il MPM rideva alle mie spalle, felice che anche il mio mito, come il suo Star Trek, sia stato vilmente massacrato da Abrams.
Dunque, da dove cominciare?
Dal fatto che è un remake che non ha nemmeno il coraggio di definirsi tale? La trama, senza sorprese e senza immaginazione, ricicla vigliaccamente l'episodio IV, “Una nuova Speranza”, sfrondandola però delle emozioni, rimpiazzate dagli effetti speciali e da qualche cameo. Nemmeno i combattimenti mi piacciono (il duello finale è una vera supercazzola), ci sono soltanto inseguimenti, esplosioni e un gran fracasso. La regola, infatti, è: aumentiamo (non distruggiamo un pianeta, ma un sistema), invertiamo (Hans Solo al posto di Darth Vader e Obj Wan), shakeriamo e facciamoci quattro risate (le battute sceme – e scontate – si sprecano).
Per il resto, i buchi narrativi sono innumerevoli e senza vergogna, persino sconcertanti, la narrazione è incoerente e farraginosa, come se l'unica regola dovesse essere stupire a tutti i costi. Solo che non si stupisce nessuno che abbia più di nove anni, un minimo di sale in zucca e abbia visto l'episodio IV, perché una volta appreso il giochino dell'incrementa e ribalta, tutto appare miseramente ovvio, specie i presunti colpi di scena, inclusi quelli futuri...
I personaggi (e gli attori), poi, se possibile sono anche peggio: senza carisma, senza spessore, dei manichini vuoti. Certo, fa eccezione Harrison Ford, ma... Dio, persino Chewbe è stato ridotto ad un grosso peluche cerebroleso. I cattivoni, e in particolare quella rugna isterica di Kylo Ren, sfiorano il patetico e non riescono a comunicare nulla: né odio, né rabbia, né tanto meno fascino. Sono inutili, inconsistenti, vacui.


E così i nuovi eroi: quel lavacessi di Finn, quel manico di scopa di Rey... E perché hanno dovuto conciare Leila come Nonna Papera? Ho capito che la pellicola è della Disney, ma diamine!
E che senso ha tornare ai nomi originali adesso? Far diventare Leila Leia, per non dir di peggio?
Sono disgustata e furiosa, ma non dico sia tutto da buttare. BB-8 è carino (benché un po' parac--o), qualche battuta simpatica c'è, qualche riferimento o citazione apprezzabile pure... Il punto è che si perde nell'inettitudine generale, nell'usa e getta spicciolo e abusato, perché tutto (dopo l'inizio a rallentatore) diventa rapidissimo e si semplifica fino al parossismo, fino a smarrire il suo significato e annullarsi nel vuoto cosmico: per diventare uno Jedi non serve nemmeno più addestrarsi, basta raccattare una spada laser!
Mi si dirà che sono prevenuta in quanto fan di vecchia data...
Be', la verità è che il film non regge comunque, nemmeno rinunciando al confronto con i classici, ed anzi, ignorando del tutto la loro esistenza. Non ci sono sentimenti, né passioni... Non c'è partecipazione emotiva... La pellicola non decolla, è noiosa e troppo lunga. E quei buchi nella trama sono troppo evidenti per poter far finta di niente. Va bene, c'è qualche sequenza riuscita. Ma c'è anche in “Comic Movie”, eppure come film è terribile!
In sostanza, una triste e squallida operazione commerciale.
Che ha fruttato un bel po' di denaro, va bene.
Ma a quale prezzo...
L'equivalente cinematografico dell'alienazione della propria anima alla Disn... Ehm. Al Diavolo.

Povero George Lucas...

lunedì 11 gennaio 2016

Vi risucchierà l'anima

TRILOGIA DELLA CITTA' DI K. di Agota Kristof


Dovete leggerla.
E' intensa e affilata, fulminante, e vi risucchierà l'anima, alterando il tessuto di cui è fatta la realtà, strappandovela a morsi di dosso e poi risputandone i brani, macilenti e bagnati di sangue, umori e saliva.
“Il grande quaderno”, almeno, il primo e il più bello dei tre libri che compongono la trilogia.
Quest'opera meravigliosa, ripugnante, di imponderabile bellezza e crudeltà, è composta da capitoli brevissimi, onesti, graffianti e potenti, radicati nella crudeltà e nella durezza. Con questi due gemelli di dieci anni, intelligenti e amorali, ma dotati di un codice di condotta ferreo, ambigui e intransigenti, che la nonna chiama figli di cagna e che si esercitano per irrobustire il corpo e lo spirito, oltre qualsivoglia ragionevolezza, e con coerenza assoluta, sconvolgendoci ed ammaliandoci.
E si susseguono squallori, miseria e morti che possono apparire gratuite, abusi ed efferatezze.
Ma sempre elevati a paradigma, pur rappresentati nella loro essenzialità, e ammantati di poesia.
E spogliati di ogni orpello, di ogni indecisione. Di ogni scusa, pretesto o giustificazione.
Il secondo libro, “La prova”, è meno scarno, meno feroce. Finisce esattamente dove termina il primo e pone termine allo “sdoppiamento” dei protagonisti, uccidendo, però, così, anche una parte di noi. E si avverte la crudeltà di questo sacrificio, ma anche la sua ineluttabilità...
L'ultimo, “la terza menzogna”, è il romanzo meno interessante, il più prolisso, reo di sconfessare i primi due, e di catturarci in un gioco di specchi che sa di tradimento e di falsità.
Ma è comunque stupendo, e comunque perverso, e non potrà che arricchirci, mentre ci denuda e ci mozza il respiro.

Indimenticabile capolavoro.

venerdì 8 gennaio 2016

OTTA AWARDS 2015 - SERIE TV

OTTA AWARDS SERIE TV

Eh... ne vediamo troppe, io e MPM, di questo mi lamento sempre! Nel 2015 ne abbiamo iniziate 60: 11 le abbiamo abbandonate, altre sono ancora in corso...

Ad ogni modo, anche se una di queste è “Orange is the new black” (di cui siamo ancora alla decima puntata della prima stagione) e la protagonista è un'insipida e piagnucolosa gatta morta lobotomizzata (anche se via via un po' si indurisce e migliora), temo che sia proprio “lei”, agrodolce e di ambientazione carceraria, la mia preferita: si becca lei l'Otta Award, quindi!

Per il resto, ho adorato la mini “Olive Kitteridge”, “Fargo” e “Orphan Black”... In misura leggermente minore “Fortitude”, “Zoo” e... Be', so che il MPM andrà in sollucchero, ma alla fine pure “Jane the Virgin”... Strutturata come una telenovela allucinogena, è la storia di questa verginella di 23 anni, che, prossima alle nozze, viene inseminata artificialmente per sbaglio e rimane incinta... Ovviamente lo sperma non è quello del fidanzato, ma quello del suo datore di lavoro, nonché fuggevole pomiciata di cinque anni prima...

Nonostante le mie riserve iniziali, ho trovato feroci e devastanti, ma genuinamente divertenti, “Hello Ladies” e “The Comeback”, gradevolmente al vetriolo, mentre sono bisognosa di sbarazzarmi di atroci serie mattone come “Sleepy Hollow” e “The Walking Dead”, di cui non ho nemmeno osato cominciare l'ultima stagione (“The Fall 2”, invece mi ha così logorata che non riesco quasi a nominarla)...

Purtroppo anche “American Horror Story” delude, sia con “Freakshow” che – almeno per ora – con “Hotel”... Più morbose e disturbanti che paurose...
Se non altro, comunque, mi sono tolta per sempre la piaga di “Glee” e di “Under the Dome”...

A non deludere mai, è invece l'inossidabile “Modern Family”, mentre “Agents of SHIELDS” si fa sempre più stimolante (Heil Hydra!, ops... scusate, mi è scappato... Ma il Mio Perfido Marito mi accusa sempre di essere dell'Hydra, e così ogni tanto mi diverto a stuzzicarlo...). In salita vertiginosa “Il Trono di Spade”, che nell'ultima stagione mi ha davvero esaltata, mentre la seconda serie di “Broadchurch”, la cui trama mi pareva ormai esaurita, si è dimostrata all'altezza della prima...

Tra le novità più recenti, invece, trovo molto carina e originale “I Zombie” (di cui, naturalmente mi sono procurata i quattro volumi del fumetto che l'hanno ispirata, anche se le differenze sono notevoli e quasi maggiori che gli elementi in comune), soporifera “Sense 8” (ma il trailer è eccezionale, quindi cercherò di andare ancora un po' avanti...) e “Daredevil”, che, per quanto cupa e claustrofobica, è realizzata in modo magistrale...

Con mon amour non abbiamo ancora iniziato “Jessica Jones”, ma chi ce la fa a star dietro a tutte 'ste cose? E arriva sempre altro di nuovo...
Mu, con questo gli Otta Awards si concludono... Arrivederci al prossimo anno, se non mi sarò suicidata nel frattempo, e arrivederci a lunedì, con la ripresa del solito tran-tran...

Tra l'altro (sigh!) ho pure finito le ferie...

giovedì 7 gennaio 2016

OTTA AWARDS 2015 - FILM

OTTA AWARDS FILM


Nel 2015 ho visto parecchi film in più rispetto allo scorso anno (attingendo solo raramente al Cinema, per i motivi che ho già illustrato nella presentazione dello scorso anno e in molte altre occasioni) e sono giunta a quota 135... Per quanto mi riguarda, tra i più recenti, i più belli e significativi sono stati “Maps to the Stars”, “Blue Jasmine” e “Birdman”.

Ma tra quelli un po' più risalenti, sono stata stracontenta di recuperare (grazie al MPM) lo stupendo “L'anno scorso a Marienbad” che amo con tutto il cuore e di cui vorrei assolutamente procacciarmi la sceneggiatura; l'epico “Il Settimo Sigillo”, il mitico e truculento “Cannibal Ferox”, il surreale “Ladri di saponette” e “Il mostro della laguna nera”.

Tra le pellicole che mi hanno colpita di più, anche se per motivi completamente diversi, cito invece il personalissimo “Tutto sua madre”, “The Paperboy”, il fantasioso e garbato “Thermae Romae”, “The girl – la Diva di Hitchcock”, “Nymphomaniac”, “Devil's Knot” e il disturbantissimo “The Divide” (misericordia!).

A livello di fantasy/fantascienza, ho apprezzato soprattutto “Lucy”, “I Guardiani della Galassia” e – chi l'avrebbe mai detto? - “Maleficent”.

Per la categoria action-movie l'otta Award va a “Parker”, che manco avevo mai sentito nominare; per la commedia a “St. Vincent”, per l'horror a “Oculus”...

Mentre fra i cartoni animati, premio, in quest'ordine: “Strange magic”, “Minuscule”, “Mr. Peabody e Sherman”, “Il castello magico”, e “Quando c'era Marnie” (e già così ho dovuto attuare molte rinunce)...

Tra i film più curiosi, invece, un Otta Award a “Guida alla morte per principianti” e al, pur lento, “Un piccione seduto sul ramo riflette sull'esistenza”... Mi ha un po' conquistata anche “Un milione di modi di morire nel west”, peccato che troppo spesso venga compromesso dall'eccessiva scurrilità alla Seth McFarlane, che ha il potere di urtarmi (ma la canzone sui baffoni è una piccola perla).

Tra i buonissimi filmacci di pessimo gusto, menziono il delizioso “Piranha 3 DD”, il tragicomico “Cockney Vs. Zombies”, gli immancabili “Zombeavers” e “Sharknado 2” e, anche se non fa esattamente parte del filone, il sorprendente “You're Next”, guardato per caso mentre lo davano su Sky, si è rivelata una simpatica sorpresa: non il solito film in cui i protagonisti vengono barbaramente macellati, ma in cui una delle protagoniste ha i controco****ni e le dà ai cattivi di santa ragione. Da evitare come la peste, invece “Blood Lake: l'attacco delle lamprede killer”!


E... forse vi state chiedendo perché non menziono “Star Wars 7”? Prometto, lo recensirò presto (alla fine sarà inevitabile), ma per ora preferisco attenermi ai versi danteschi: non ragiono di lui, ma guardo e passo... Anzi, non guardo nemmeno e cerco di dimenticare quel che disgraziatamente ho visto!

mercoledì 6 gennaio 2016

OTTA AWARDS 2015 - FUMETTI PARTE 2

OTTA AWARDS FUMETTI PARTE 2
(Manga, Bonelli e affini)

E dunque, rieccoci alle prese con la seconda parte degli Otta Awards, quella dedicata ai fumetti 2015, nella sezione, diciamo, riservata alle pubblicazioni da edicola (anche se io compro tutto, rigorosamente in fumetteria):

non ho alcuna esitazione ad assegnare l'Otta Award per il fumetto migliore ad “Outcast” di Robert Kirkman e Paul Azaceta (Ed. SaldaPress), mentre al secondo posto colloco lo spassosissimo “Ratman” di Leo Ortolani (Ed. Panini Comics), che ringrazio per l'azzeccatissima – per quanto garbata e soft – parodia di “Star Wars 7”, pubblicata on line.
Riguardo al terzo posto... Boh! Tra i “formato Bonelli”, infatti, mi restano solo i Bonelli veri e propri, e quindi iniziano le dolenti note... perché delle caratteristiche bonelliane (tradizione, verbosità, storie seriali senza fine e con poca continuity, scopiazzamenti svergognati, personaggi stereotipati) mi sono rotta da tempo. Ammetto un tentativo di svecchiamento negli ultimi anni, però, ecco, si può fare meglio...

In effetti, io i Bonelli li leggo quasi tutti (principalmente per abitudine) e, ormai, non me ne piace pressoché nessuno... Ed anzi, vorrei che, in particolare, si ponesse fine alle sofferenze di Dylan Dog e Julia, esauriti da tempo a livello di idee ed emozioni, ma ancora lì, indecorosamente spremuti oltre ogni decenza, a riciclare sempre gli stessi plot.
Di Nathan Never e Dampyr, invece, in principio meno autoriali e brillanti, ogni tanto qualcosa di interessante spunta ancora...
Tra le pubblicazioni più recenti, invece, per quanto io sia un po' fuori target, il meno peggio mi pare “Adam Wild”. “Morgan Lost” ha molto potenziale, ma sostanzialmente si smarrisce un po', mentre “Lukas Reborn” è meno interessante di “Lukas”, così come “Nuovo Mondo” riesce ad essere ancora meno originale di “Orfani” e “Ringo”. Pure “Le Storie” sono sostanzialmente una sterile riscrittura di roba già sentita... la faccenda migliora leggermente con “Lilith”, ma siamo ben lontani, ahimè, dai fasti di “Gea”... Mentre “Dragonero” tende ad annoiarmi...

In quanto ai manga, l'Otta Award va senza dubbio agli splendidi “Dragon Head” (Ed. Panini Comics – Planet Manga), concluso al decimo numero, e “Soil” (Ed. Panini Comics – Planet Manga), che riesce sempre a tener desta la mia attenzione. Sarei, inoltre, lieta di proseguire la lettura de “Il grande sogno di Maya” di Suzue Miuchi (Star Comics), di “Berserk” di Kentaro Miura (Ed. Panini Comics – Planet Manga) e di “Cesare” di Fuyumi Soryo (Star Comics), ma da tanto non esce più nulla, nemmeno in Giappone...

Non mi dispiacciono neppure “I'm a hero” di Kengo Hanazawa (GP Publishing), “Dorohedoro” di Q Hayashida (Ed. Panini Comics – Planet Manga), e “MPD Psycho”(Ed. Panini Comics – Planet Manga), con tutto che, anche in quest'ultimo caso, la serie è in corso e i numeri vengono necessariamente pubblicati con molta sporadicità, di conseguenza io fatico sempre più a rammentarmi quel che è avvenuto prima.

Invece sto davvero oltrepassando il limite della sopportazione umana con “One Piece” (Star Comics) e “Naruto” (Ed. Panini Comics – Planet Manga), ovvero i manga attualmente più in voga e più amati... Trooooooppooooo lunghi e troooooppooooo per bambini...

Grazioso “Rinne” di Rumiko Takahashi (Star Comics) , ma siamo già ad oltre dieci numeri in eccesso, mentre mi rammarico per il fatto che bisogna aspettare cento anni per ogni nuovo numero del bellissimo “Vagabond” o di “Real” di Takehiko Inoue (Ed. Panini Comics – Planet Manga)...

martedì 5 gennaio 2016

OTTA AWARDS 2015 - FUMETTI

OTTA AWARDS FUMETTI

Per la cronaca: i fumetti che ho letto nel 2015 (senza contare manga, Bonelli e affini) sono 114, contro i 100 dello scorso anno... Ciò non di meno, non ho esitazioni ad assegnate l'Otta Award per l'originalità, il genio e la bellezza sublime a “Qui” di Richard McGuire (Ed. Rizzoli Lizard).

Al secondo posto, ex aequo, “Jaybird” di Lauri e Jaakko Ahonen (Ed. Elara libri) e “Pretty Deadly” di Kelly Sue DeConnick ed Emma Rios (Ed. Bao Publishing), completamente diversi, ma entrambi da brivido; mentre al terzo posto, sempre a pari merito, colloco i suggestivi e pluristratificati: “Bellezza” di Kerascoet e Hubert (Ed. Bao Publishing), “Il Porto Proibito” di Teresa Radice e Stefano Turconi (sempre Bao) e “Il celestiale Bibendum” di Nicolas de Crécy (Eris Edizioni).

Una menzione speciale poi a “Mind MGMT 2” di Matt Kindt (Ed. Panini Comics), che mi incasina il cervello e mi frulla l'anima; a “Il colore dell'aria”, di Enki Bilal (Ed. Alessandro Distribuzioni), che conclude magnificamente la trilogia apocalittica iniziata con “Animal'z” e “Julia & Roem”; al malatissimo “Fraction” di Shintaro Kago – Ed. Hikari (mi sento una pervertita a citarlo, ma al contempo non posso farne a meno), e allo strepitoso e delirante “Safari Honeymoon” di Jesse Jacobs (Eris Edizioni), che ancora mi ribolle nel sangue (dove forse stanno germogliando creature verdognole e invasate).

Per quanto riguarda, invece, le serie che seguo da un po', non posso non segnalare lo splendido “Rachel Rising” di Terry Moore (Ed. Bao Publishing); “Saga” di Brian K. Vaughan e Fiona Staples (Bao Publishing), di cui non so se amo di più i dialoghi, la trama o i personaggi; il meraviglioso “Sweet Tooth” di Jeff Lemire (RW Edizioni) giunto all'ultimo capitolo; “Zombillennium” di Arthur de Pins (Ed. Renoir), sempre più effervescente; e “The Walking Dead” di Robert Kirkman (Ed. SaldaPress), che continua a crescere senza stancare, per quanto siamo già oltre il ventesimo volume, mentre tra le new entry la fanno da padrone le incredibili e immaginifiche “ Lumberjanes” (Bao Publishing) e “Sheltered” (Ed. SaldaPress).

Tra le promesse più interessanti (di cui, per ora, è stato pubblicato un solo volume) “Birthright” di Williamson, Bressan, Lucas (Ed. SaldaPress), che ribalta molti canoni del fantasy; “Atlas e Axis” di Pau (Ed. Tunué) – non lasciatevi ingannare dai disegni pucciosi e dagli animali antropomorfi: a livello di avventura e violenza non ci viene risparmiato nulla: né brutalità, né immaginazione – e l'umanissimo “Descender” (Bao Publishing) di Jeff Lemire e Dustin Nguyen.

Infine, tra i ritorni più attesi e vibranti: Sandman con “Sandman Overture” di Neil Gaiman (RW Edizioni) e Corto Maltese con “Sotto il sole di Mezzanotte” di Juan Diaz Canales e Ruben Pellejero (Ed. Rizzoli Lizard).

In ultimo, il premio come autore dell'anno va a... Tony Sandoval, poetico, magico e fiabesco, pubblicato da Tunué, che non mi basta mai, mai, mai!
Unico rimpianto: sono ancora in attesa di leggere “Gli equinozi” di Cyril Pedrosa (Bao Publishing), a causa di un problema con la distribuzione...

Fine?
No... Ma sono già oltre i limiti di spazio che mi sono autoimposta, per cui rinuncio al post di domani su Autori e case Editrici, e dedicherò la giornata ai trascurati di oggi: manga e Bonelli e affini...

Baci!