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lunedì 14 dicembre 2015

Ogni moneta ha sempre due facce

VA', METTI UNA SENTINELLA
di Harper Lee


Non volevo leggerlo, avevo paura. Temevo che mi rovinasse uno dei miei romanzi preferiti.
In realtà, adesso sono convinta che nulla possa rovinare “Il buio oltre la siepe”, nemmeno questa prima versione, travestita da seguito, e pubblicata a distanza di mille anni.
In effetti è da leggere.
Come libro, onestamente, non è granché.
Non brutto, no, e con diversi momenti felici, ma anche un po' troppa retorica, eccessive ripetizioni, drammatizzazioni stridenti. Però... però si legge volentieri e soprattutto aggiunge qualcosa alla vicenda precedente, ne traccia nuovi contorni. Non necessari, ma interessanti. Come documento, come testimonianza, o anche solo per avere una scusa per tornare a Maycomb, e ancora di più per rincontrare Scout/Jean Louise.
E, in fondo, nemmeno il nuovo/vecchio Atticus è così male, così irrimediabilmente razzista come era stato dipinto... Capisco parte dei suoi ragionamenti e ci sono molte questioni che pretendono riflessione e non un giudizio preconfezionato, buttato lì. Ogni moneta ha sempre due facce.
Certo, è pur vero che mi aspettavo fuoco e fiamme, se avessi letto direttamente il romanzo, senza bazzicare anticipazioni o critiche per mesi, forse ora sarei più severa. Più indignata.
E al contempo... E' che ho sempre adorato Atticus, e adesso... Non riesco ad odiarlo. Non riuscirei comunque. E forse non sarebbe nemmeno giusto farlo. Io non ero lì, a Maycomb. E, in fin dei conti, non c'era neppure Jean Louise.
Non lo so.
Forse quello che veramente mi ha fatto male è stato non trovare più Dill, Jem e Calpurnia. In modi diversi, ma tutti dolorosi.
Però è stato bello conoscere Scout adolescente e poi ragazza... E' stato bello andare con lei al ballo della scuola. Non è originalissima come narrazione, e Scout stessa è ben lungi dall'avere la stessa forza inarrestabile di quando era bambina, però... mi sono divertita, sì, ed è stato dolce.
Tornerei a Maycomb se spuntasse fuori un altro seguito assassino?

Sì. Non potrei farne a meno.

mercoledì 25 settembre 2013

Uno dei miei romanzi preferiti


IL BUIO OLTRE LA SIEPE
di Harper Lee

 
Dapprima si rimane incantati dalla prosa semplice e immediata della scrittrice, capace di coinvolgere sin dall'incipit, con simpatia e con leggerezza, anche se la storia che ci verrà narrata, per quanto vissuta attraverso gli occhi di due bambini, per quanto ci farà ridere e spesso sorridere, già lo sappiamo, ci toccherà nel profondo, scuotendoci la coscienza, commuovendoci, ed arrivando dritta al nostro cuore.

Poi sono i personaggi a rapirci: Scout, piccola e pestifera (sei-otto anni), irresistibilmente pragmatica, con una logica ferrea e implacabile capace di spiegare qualunque cosa, ma anche di porre le domande giuste, quelle che davvero ti mettono a nudo; Jem, suo fratello maggiore, più riflessivo, più sensibile, dolcissimo; e poi lui, Atticus Finch, il papà, l'avvocato che tutti vorrebbero avere, un uomo che, parafrasando le parole della vicina, “in casa si comporta come fuori”. Idealista, coraggioso, integerrimo. Eppure a vederlo è solo uno stanco gentiluomo di mezz'età, colto, gentile, placido, con un discreto senso dell'umorismo e la passione per la lettura serale. Chi lo direbbe che in gioventù con il fucile era il migliore della contea? Odia le armi e non ne possiede...

Conosciamo il paesino di Maycomb, nell'Alabama degli anni '30, le sue ipocrisie – che spesso ci suonano divertenti, fino a che non ci fanno indignare – la sua multiforme umanità (che sovente è qualcosa di più di quel che sembra, ma a volte anche qualcosa di meno), le vicine, l'assurdo metodo di insegnamento di Miss Caroline, e personaggi bellissimi, magari tratteggiati con poche righe, come la signora Maudie, o il signor Cunningham, o boo Radley...

La parte più intensa, però, quella più bella di tutte, è quella del processo, in cui sogghignamo con il Giudice, ci commuoviamo con Dill, speriamo con Jem... E poi ci arrendiamo di fronte alla realtà, trovandoci a fare i conti con essa.

E forse dei motivi per consolarci ci sono lo stesso, ma così piccoli, così minuscoli, che non è semplice coglierli.

Il tema affrontato è quello del razzismo, della discriminazione, che viene studiato da più punti di vista (“mettendoci nei panni degli altri”), svolto in modo quasi corale, grazie a più verità sovrapposte, di contorno alla vicenda principale, con un'acutezza dolorosa ed esatta, che Atticus, Scout e Jem ci permettono di interpretare nel modo più tollerante, ma anche più impietoso, accompagnandoci mentre traiamo le nostre conclusioni, dopo lo SBAM! che abbiamo preso in faccia.

Il finale, poi, ci sorprende con una morale implicita, suscettibile di ermeneutiche difformi, che potrebbe far discutere molto, ma che io trovo realistica, brillante e perfetta.

Sinceramente, questo è uno dei miei romanzi preferiti.

E Atticus è uno dei personaggi più belli della letteratura (anche se, non posso farci niente, io preferisco Scout).

mercoledì 24 aprile 2013

La patina di ipocrita perbenismo che alimenta il sistema...


L’AIUTO
(The Help)
di Kathryn Stockett

Ho visto anche il film, ma ho preferito il romanzo, se pure, al di là di qualche differenza, anche di tono, siano entrambi molto validi. Validi? Sono stupendi.
Innanzitutto è bella la storia: non particolarmente elaborata o frutto di genio, ma vera, autentica, intensa. Fresca.
L'argomento è importante e sa di denuncia sociale (anche se l'anno corrente è il 1962): il razzismo nell'America del Sud. Si tratta di problematiche tipicamente statunitensi, ma comunque universali, e se pure nei termini in cui vengono descritte sono ormai superate, il messaggio alla base della trama è sempre necessario.
L'argomento è importante, dicevo, ma non viene indagato esasperandolo, anzi talvolta i toni sono lievi, ironici. E ci regalano delle risate.
Più spesso ci si indigna, o si resta col fiato sospeso. O si piange. O...
Ma alla fine giustizia è fatta, e in un modo intelligente quanto insolito, se applicato al contesto: con un libro. L'unico a poter scuotere e incrinare la patina di ipocrita perbenismo che alimenta il sistema. Che però avrà un prezzo da pagare.
“L'aiuto” analizza il rapporto che si crea tra le domestiche di colore e la famiglia di bianchi presso cui prestano servizio. La crudeltà, la frustrazione, le umiliazioni e le ipocrisie, ma a volte anche l'affetto e la dolcezza, che si creano e si alternano nelle variegate esperienze. Quelle di Minny e Aibileen, in particolare. E saranno loro a scrivere il testo, con amiche e conoscenti, insieme all'inquieta Skeeter, bianca, neolaureata aspirante scrittrice, anticonvenzionale, sensibile, vero cruccio per sua madre (dalle idee standardizzate), e totalmente diversa da tutti. Sarà lei ad avere l'idea e a sfidare le amiche d'infanzia e l'intera comunità.
E qui veniamo al vero punto di forza dell'opera: le protagoniste, di cui, di volta in volta, assumiamo la prospettiva.
Meravigliose.
Skeeter è simpaticissima e frizzante; Minny un vulcano, una potenza della natura (okay, forse è un po' stereotipata, la classica bisbetica cicciona di colore che trasuda energia... Ma chi se ne importa: è deliziosa! E perfetto complemento delle altre due eroine); mentre Aibileen, la più saggia, dolce, e a tratti dolente, è la meglio riuscita, quella con maggior spessore.
Ma ci sono altri personaggi splendidamente realizzati: l'atroce Illy, che pure proprio cattiva non è; sua madre, che resta sullo sfondo, ma che ha i suoi lati interessanti; Miss Celia, così adorabile e inappropriata, e ingenua, e svampita... Ma anche quelli che assomigliano a comparse e a cui sono dedicate poche righe sono delineati con profondità e sapienza, e risultano veri. Umani.
Un bel libro da leggere, un bel film da guardare. Uno di quei romanzi che ti fanno pensare, ma che ti emozionano e ti arricchiscono.
D'accordo, non è “Il buio oltre la siepe”, che è più forte, più d'impatto, più originale e più ampio nei suoi orizzonti. E pazienza se la storia poteva essere analizzata più in profondità, e se il finale poteva essere più accurato e meno scontato.
E' un libro da amare, e io l'ho amato.
Uno di quelli di cui hai bisogno se sei triste, perché ti rallegra; quando sei depressa, perché ti restituisce fiducia; quando hai paura, perché ti infonde coraggio.
O se ti serve un amico, che ti consoli e ti stringa a sé.
O, semplicemente, se ti va di leggere qualcosa di bello.