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giovedì 31 ottobre 2013

Marameo!


WORLD WAR Z

 
Ci sono gli zombie, e sono pure di quelli veloci, i più terribili e terrorizzanti, come in “Resident Evil” o in “28 giorni dopo”, capaci di tendere agguati o di rincorrerti e raggiungerti... Questi, poi, sono pure creativi, tanto che arrivano a costruire “piramidi non-viventi” per superare gli ostacoli... Insomma a quelli di Romero e di “The Walking Dead” fanno marameo!

Eppure il film non fa paura (nemmeno a una fifona come me!), non è particolarmente splatter (laddove di norma i film zombeschi lo sono per eccellenza, al secondo posto soltanto rispetto a quelli sui cannibali), e sembra piuttosto un action movie condito con drammi familiari in cui, okay, ci sono i morti viventi, ma potrebbero benissimo essere sostituiti con i ramarri o i pomodori assassini... E c'è pure qualche eco di “Contagion”, se vogliamo, con la faccenda dell'epidemia, del vaccino e del paziente zero...

Non mi è dispiaciuto, comunque.

La trama è scontata, sebbene arricchita da qualche mini innovazione rispetto al genere, e avrei fatto a meno della pallosa moglie e delle pallose bambine, ma presumo fossero necessarie per conferire spessore al protagonista, che già, poveretto, è interpretato da Brad Pitt e che quindi è gravato di suo dall'aria del castorino cerebroleso... Ma nel complesso la pellicola è godibile e piacevolmente adrenalinica.

Mi sono piaciuti l'incipit nel traffico, realistico e sconcertante, in cui la verità non emerge subito, le scene di massa, l'atmosfera apocalittica, la fine dell'infettivologo, la reazione del governo americano quando ha pensato che Gerry-Pitt fosse morto (in effetti, penso che andrebbe proprio così...), e tantissimo la parentesi della famiglia di Tommy (o Tomy?), e Tomy in generale, ospitali, umani, e pieni di dignità.

Certo, “28 giorni dopo” era infinitamente meglio... Ma mica posso rivederlo all'infinito! Quindi, lieta che ci sia questo blockbuster... E, anzi, mi è quasi venuta la curiosità di leggere il libro di Max Brooks da cui il film è stato tratto...

mercoledì 30 ottobre 2013

Autentico!

IL VECCHIO E IL MARE
di Ernest Hemingway

 
In questo romanzo brevissimo, che si legge d'un fiato, non c'è nulla di superfluo: non si sprecano parole, i personaggi sono due soltanto e la trama è essenziale. Ma è così autentico, così vero, che contiene l'oceano in sé e l'uomo, con le sue contraddizioni e le sue verità.

Lo stile è asciutto, semplice, quasi scabro, e tuttavia profondamente armonioso, con afflati di liricità indimenticabili.

Un capolavoro.

L'elemento che ho apprezzato di più, però, è il rapporto tra Santiago, il vecchio, appunto, e il giovane Manolin, suo compagno di pesca, percorso da affetto, dignità e rispetto, ma che spesso stringe il cuore.

Il vecchio è vecchio davvero, non tanto anagraficamente, quanto piuttosto perché ogni cosa in lui lo esprime, logora, riarsa, scavata, e perché c'è un perenne senso di sconfitta in lui, sottolineato dal fatto che pare colpito dalla maledizione, dato che già nell'incipit si evidenzia che è da ottantaquattro giorni che ormai non prende un pesce. E' povero, non ha pressoché nulla, salvo il proprio orgoglio, l'amicizia del ragazzino, e... il Marlin.

E Santiago riesce a pescarlo. Sembra incredibile, ma ce la fa: da solo, in mare aperto, compiendo un'impresa titanica... Ma i suoi sforzi non finiscono qui, perché il pesce è enorme e deve portarlo a riva... Dunque si alternano e compenetrano riflessioni e fatiche, il confronto fra l'uomo e la natura, e fra l'uomo e se stesso, sino ad arrivare alla fine, intensa, drammatica, autentica, diversa, magari, da quella che ci si sarebbe aspettati, ma che è così piena di significato e di realtà, così lontana da ogni inganno, che non si può che amare.

Il marlin non è Moby Dick: non è il male, non è allegoria, il marlin è solo il marlin, e Santiago è solo un vecchio pescatore. Non ci sono simboli nascosti, riferimenti biblici, la storia è quella che è.

Ma basta. Basta eccome.

Ed è pura accecante bellezza, emozione e verità esistenziale.

martedì 29 ottobre 2013

Un minuscolo satellite peloso


PRIGIONIERA DEL CONIGLIO


Il coniglio è Dado, ed è troppo bello per resistergli. Affettuoso, coccoloso, con gli occhioni extra dolci. E lui lo sa. E ne approfitta, il mio subdolo amore.

Ecco perché nei week-end in cui rimango in casa, gioiosa ed entusiasta all'idea di potermi finalmente dedicare esclusivamente a leggere e a scrivere, sono costretta a trascorrere la giornata con lui, in corridoio o in bagno (le stanze cui può accedere), preferibilmente per terra (se mi posiziono sul tappeto, infatti, devo stare attenta a che lui non lo rosicchi), al freddo, con la schiena che si accartoccia su se stessa e una luce poco adatta alla lettura. E non posso neanche usare due mani, perché con una devo perpetuamente accarezzare la belva. Se no mi guarda, come a dire: «Perché? Perché non mi ami? E' colpa mia? Ho fatto qualcosa?»

Ci sono volte in cui si stende davanti a me e dorme... Allora io cerco di fuggire sul divano, ma appena mi metto comoda, il malefico cucciolo viene a reclamare altro amore. Se invece giro per casa mi segue ovunque, come un minuscolo satellite peloso (fa morire dal ridere...). Se però io sono più svelta di lui e mi chiudo, ad esempio, in camera da letto, il malefico sa che sono dietro la porta e comincia a combinare disastri che includono cacchette di rabbia o la distruzione di quel che c'è in giro. Finché non gli apro.

Dopo un po' è sfiancante... Allora il Mio perfido Marito (se è in casa) lo droga, nel senso che gli dà uno spicchio di mela, e Dado scappa in gabbia e ci resta per almeno un quarto d'ora...

Naturalmente, ingegnandosi, lo si può ingannare: ma è così tenero, come si può renderlo infelice? Così i miei week-end scivolano via, tra una carezza e il mal di schiena...

Sob!

Del resto, chi è causa del suo mal, pianga se stesso...

lunedì 28 ottobre 2013

Volgare, fecale, persino brutto.


DISASTER! LA TERRA E' FOTTUTA

(2005)


Non saprei come spiegarlo... Indubbiamente questo cartone animato è disgustoso: volgare, fecale, persino brutto. Ci sono tantissime allusioni sessuali (anche pesantine), attentati al decoro e alla salute mentale degli spettatori, e momenti in cui la vista dello schermo televisivo diviene intollerabile, ciò nonostante... mi è piaciuto tantissimo!!! Pazienza per le volte in cui ho storto il naso o ho dovuto distogliere lo sguardo, mi sono divertita da matti!

Sì, perché il film è potentemente demenziale, dissacrante, e politicamente ultra scorretto! Si ironizza su tutto (incluso Stephen Hawking, esagerando), senza freni e senza inibizioni...

Trattasi della parodia dei film catastrofici (in particolare ad “Armageddon”), realizzata magistralmente con la tecnica dello Stop Motion (i pupazzetti sono ultra espressivi, si badi agli occhi!), che, tra le altre amenità, abbonda di gag ed è gustosamente, fastidiosamente splatter (anche in modi inconsueti... Diffidate degli scoiattoli!) con tanto di budella al vento e generose spruzzate di sangue!

Per apprezzarlo, però, bisogna essere dotati di un certa propensione per la contraddizione e della capacità di gradire il trash...

Se avete una famiglia perbenista e all'antica, ottimo per scandalizzare tutti (magari con nonni e zii) in una rutilante proiezione natalizia. Molti fuggiranno oltraggiati, garantito!

domenica 27 ottobre 2013

Olivia è spettacolare!


OLIVIA JOULES DALL'IMMAGINAZIONE IPERATTIVA

di Helen Fielding

 
Sembra un'altra Bridget Jones, ma in gamba, anziché imbranata, e molto più carina, che invece di mettersi in guai “normali”, finisce in situazioni decisamente più pericolose (ed emozionanti), un po' alla Ken Follett, seppur surreali e vagamente assurde.

Ha il difetto (pregio?) di avere un eccesso di immaginazione, ma del resto, se non fosse così, noi non la ameremmo come invece la amiamo... Sì, perché Olivia è spettacolare! Simpatica al cubo, irrefrenabile, frizzante, ma dotata di sex appeal e di una mente acuta, anche se a volte non si direbbe...

C'è più avventura, qui, più tensione, rispetto ai romanzi di Bridget, e anche un po' di critica politica a inglesi e americani (si tenga conto che il romanzo ormai avrà una decina d'anni), ma si ride sempre a crepapelle, anzi forse persino di più!

In effetti, io preferisco di gran lunga questa fanciulla determinata e sicura di sé alla complessata e pur simpatica Jones... Dopo un po' i suoi problemi di peso cominciano a stancarmi, laddove Olivia deve soprattutto lottare per rimanere viva! Fortuna che ha sempre con sé il kit di sopravvivenza...

Okay, lo ammetto, la trama (che non mi va di riassumere) non è originalissima, ma del resto il vero punto di forza della Fielding sono i tempi comici, e qui, come al solito, sono azzeccatissimi!!! Il romanzo è davvero spassoso, e si legge in un baleno!

Piuttosto, sebbene si rivolga prevalentemente ad un pubblico femminile, è senza dubbio godibilissimo anche dai maschietti. E' un'opera letteraria, questa, non ha sesso: non siamo certo ai livelli dell'intrattenimento sterile e fine a se stesso di Sophie Kinsella, che magari riesce a farti increspare le labbra in un sorriso (quando non ti esaspera o non ti induce a chiederti se le donne sono davvero tutte così idiote), ma che dopo non ti lascia assolutamente nulla!

Quindi, che aspettate? Leggetelo!

sabato 26 ottobre 2013

Protezione extraterrestre


Caro MPM,
sono un giornalista di Metropolis che preferisce mantenere l'anonimato. Sono felicemente sposato con una mia collega, ma purtroppo abbiamo qualche problema all'atto pratico. La verità è che, come molti altri extracomunitari, le mie misure non sono adatte alle ragazze occidentali. E non è tutto, l'arto in questione, infatti, per una storia di raggi solari e blabla scientifici, non solo è più duro del diamante ma ha una gittata di qualche migliaia di chilometri. Ti immagini la mia compagna come si deve sentire? Io perciò posso solo venire fuori, anche se l'ultima volta ho sfondato la finestra della camera da letto (e il muro che la circondava). Pensa che è pure caduta in strada, uccidendo due passanti e ferendone altri quindici, comprese sette piccole esploratrici che vendevano biscotti all'incrocio!
Conosci una soluzione MPM? Grazie in anticipo.

Big S
(smallvilleboy@dailypl.com)





Caro Big S,
ho un amico a Gotham che potrebbe aiutarti. È uno scienziato con grandi mezzi finanziari. L'ultima volta mi aveva detto di essere al lavoro su alcuni campioni di meteorite verde. Mettiti in contatto con lui, forse può costruire delle protezioni per te e tua moglie.

Buona fortuna!
MPM

venerdì 25 ottobre 2013

Un proprio mondo, stratificato e coerente


HARRY POTTER
di J. K. Rowling

 
I primi romanzi non sono eccezionali (il secondo è persino noioso), letteratura per bambini: gradevole, pregevolmente scritta, ma con tocchi di paternalismo difficili da digerire, momenti scontati, banali, a volte irritanti, anche se conditi con una buon dose di inventiva (e una buona conoscenza di miti, leggende e tradizioni esoteriche).

Il terzo volume, però, è più carino del primo, e al quarto la trama spicca il volo: spariscono le illustrazioni, crescono l'impegno e il numero di pagine, i personaggi cominciano a maturare, a diventare grandi (fisicamente, ma anche nell'accezione più ampia del termine), gli intrighi si complicano, si moltiplicano le tracce narrative, le tematiche si fanno più adulte, più cupe... Insomma, si esce dalla letteratura per l'infanzia per scoprire qualcosa di diverso, di meraviglioso, che non può che conquistare...

La Rowling finisce per creare un proprio mondo, stratificato e coerente, che non si può più ridurre a qualche trovata simpatica e ben confezionata, ma che assurge a vera e propria saga fantasy densa di sorprese, colpi di scena, epicità, ma anche poesia, emozioni forti, passione, umorismo, suggestioni horror e… polvere di fata. Un capolavoro!

Lo stile, poi, è notevole: non si avverte da subito, proprio perché è così semplice, così scorrevole, che pare una sorta di flusso mentale che ti guida, talmente naturale da far dimenticare che si sta leggendo un libro: la sensazione è piuttosto quella di star sognando ad occhi aperti. Ma, a ben rifletterci, bisogna essere davvero bravi per conseguire un risultato simile! Doppio Wow!

Certo, Harry Potter, il protagonista, è insopportabile, ma gli altri personaggi sono magnifici e divinamente caratterizzati (nel bene e nel male), compresi quelli minori, che sei comunque destinato ad amare od odiare (a volte la storia può apparire manichea, ma la verità è che concede spazio anche alle sfumature e che non sempre le cose sono come appaiono). Hermione Granger, in particolare, è adorabile (nonostante la sua fissa di liberare gli elfi domestici) e man mano si prosegue diventa sempre più interessante, acquisendo connotati nuovi e maggior consapevolezza di sé.

E poi c'è l'immaginazione... Quella della Rowling riesce ad amalgamare riferimenti mitologici e teratologici rendendoli accessibili a chiunque, aggiungendo però, al contempo, generosi e personali colpi di colore, intuizioni geniali e divertenti, senza sbavature, forzature o scivoloni, inserendo il tutto nello splendido contesto da lei elaborato e già di per sé traboccante di spunti e di fantasia.

Più si va avanti più lo scenario diviene drammatico, la tensione aumenta, in un crescendo di pathos che culmina nell'ultimo romanzo, il settimo...

L'epilogo che narra il futuro dei protagonisti (superfluo, però se non ci fosse stato forse mi sarei lamentata) magari delude un po', ma, in generale, quando si arriva alla conclusione, ci si sente... mille cose insieme, belle e brutte... E si vorrebbe tornare da capo...

Nel dettaglio e velocemente:

  1. Harry Potter e la pietra filosofale: carino ma non illuminante;
  2. Harry Potter e la camera dei segreti: ripetitivo, prevedibile, noiosetto. A tratti irritante;
  3. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban: migliore del primo, di impatto maggiore, meno rassicurante e con più tensione;
  4. Harry Potter e il calice di Fuoco: bello. Ricco. Emozionante. Pieno di scoperte, in cui per la prima volta si affronta davvero la morte;
  5. Harry Potter e l'Ordine della Fenice /
  6. Harry Potter e il principe mezzo sangue: la storia ormai è decollata e continua in un crescendo di meraviglia, sempre più multiforme.
  7. Harry Potter e i doni della morte: qualche calo di tensione nella prima metà, ma pur sempre un bellissimo libro, degna conclusione della saga.


Saluti a tutti i babbani!

giovedì 24 ottobre 2013

Due realtà opposte


VICINI DEL TERZO TIPO

 
La solita Sit-Com improntata sulle dinamiche familiari? Per certi versi sì, benché costellata di trovate succose... Ma soprattutto riuscitissima: provoca autentiche crisi di riso!

Si mettono a confronto due realtà opposte, ma, come spesso avviene, sotto sotto non troppo diverse (la morale si ripete costante: si può sempre imparare gli uni dagli altri): da un lato quella dei Weaver, classica famigliola americana composta da madre con la mania del controllo, padre sottomesso, figlia adolescente ringhiante, fratellino pestifero e sorellina adorabile... Particolarmente simpatica, bisogna ammettere (soprattutto Amber, la maggiore... All'inizio la si odia inevitabilmente, ma poi si finisce per apprezzarla), ma è la combinazione con i famosi vicini ad essere esplosiva! Non tanto perché sono alieni (roba già sentita, anche se qui si è alle prese con una vera e propria colonia), quanto perché hanno peculiarità irresistibili e le loro personalità sono un perfetto contraltare di quelle dei Weaver (ad esempio: Amber è velenosa quanto Reggie è tenero)...

Portano tutti i nomi di atleti famosi (Larry Bird, Reggie Jackson...) e quindi padre, madre, e i due figli hanno cognomi diversi... I genitori sono lui bianco, lei nera, ma la prole è rispettivamente asiatica e “rosa”... E poi c'è il resto della comunità: Larry Bird è il capo e gli altri, fedeli seguaci, riflettono il suo umore, assecondano i suoi capricci, e ogni tanto c'è chi tenta un colpo di stato... Indossano tutti completini da golf coordinati (in principio fanno pensare ad una curiosa setta pagana), hanno sete di conoscenza, specie in riferimento alle abitudini terrestri, voglia di integrarsi e un lama... Invero non sono i tanto i singoli dettagli a colpire, quanto il quadro di insieme, che risulta coerente, ben amalgamato, fantasioso e surreale, ma senza esagerazioni.

Alcune situazioni sono un po' trite, ma di solito vengono sviluppate con un'ottima verve e una discreta originalità grazie personaggi ben caratterizzati, sostenuti da bravi interpreti (con tutto che a volte veniamo sorpresi, ad esempio con una puntata incentrata sulla morte, tema insolito per una Sit).

Unico neo: ci vorrebbe un po' meno schematicità nella composizione degli episodi... Ad esempio ce ne vengono proposti tre di fila dedicati: uno ad Halloween, uno al Ringraziamento e uno a Natale... Non ho niente contro le feste, ma magari fra una e l'altra potrebbe capitare qualcos'altro!

Curiosità: con lo stesso titolo, un film con Ben Stiller del 2012. Non eccezionale.

mercoledì 23 ottobre 2013

Nulla è mai come sembra


IL RAGAZZO CON GLI OCCHI BLU
di Joanne Harris

 
Una delle opere più cupe, contorte e cattive di questa scrittrice, non all'altezza dei suoi romanzi migliori, ma comunque gradevole e magnificamente scritta. Anche se, certo, non molto ottimistica e con un protagonista ben difficile da amare.

Si parte lentamente, creando impressioni ed atmosfera... Atmosfera malata, in realtà, che corteggia la morte e l'omicidio, virtualmente, tramite un blog ed esercizi di scrittura creativa, che però hanno il sapore metallico della verità.

Sullo sfondo, infatti, Blueeyedboy, il nostro blogger (Benjamin), è un quarantenne tra i più ordinari, che vive ancora con la madre, semi-isolato dal mondo, incapace di coltivare veri rapporti umani, e con, nel suo passato, due fratelli morti, apparentemente a causa di incidenti... Ma è questa la cosa che ci lascia perplessi, perché nella sua vita, di sinistri mortali, ce ne sono stati un po' troppi... Come nelle storie narrate nel suo blog... Dunque? Finzione o realtà?

Nei romanzi della Harris nulla è mai come sembra, ma qui i segreti sono davvero molteplici e stratificati, per il nostro ragazzo degli occhi blu, ma anche per la misteriosa ragazza del cappotto rosso che lui si ostina a seguire, e non solo... Ad essere esatti, sembra che qualunque comparsa ne custodisca almeno uno!

Bisogna risalire alle origini, però, all'infanzia e alle dinamiche familiari del protagonista per dipanare la matassa, che lì per lì sembra lineare, ma che poi si aggroviglia sempre di più sino a creare un intreccio da manuale, che si moltiplica in giochi di specchi e furti di identità, che a loro volta si sovrappongono e complicano, per confondersi e poi chiarirsi a poco a poco, mentre il ritmo, da misurato e placido, diviene frenetico.

Alcune cose sono davvero allucinanti (sovente sfiorano l'incredibile)... Il rapporto tra Benjamin e la madre, ad esempio, i ragionamenti alla base delle azioni, i colpi di scena...

Nel complesso il romanzo si legge volentieri, anche se è disturbante e c'è qualche calo di tensione qua e là. Inoltre ci vuole un po' per entrare nel vivo della storia, che non decolla subito, anzi la parte iniziale risulta troppo diluita, un po' prolissa... Interessanti però l'approfondimento e la strumentalizzazione dei Social Network, con le implicite considerazioni che suscitano, le eccellenti capacità descrittive della Harris, e gli ammiccamenti per i fan. Per il resto, per quanto la trama di per sé sia affascinante, contiene troppi elementi che in quest'autrice si ripetono costanti per sedurre davvero chi la segue da sempre...

martedì 22 ottobre 2013

Latte o limone?


DISSERTAZIONE OZIOSA E INUTILE SU THE E TISANE

(Uno dei piaceri della vita!)

 
La prima volta che ho assaggiato il the avevo dodici anni e mi trovavo con mia zia in un locale della Val D'Aosta. La gente rimane scioccata quando lo preciso, perché di solito nessuno si ricorda l'approccio iniziale con l'infuso, essendo semplicemente parte della sua vita sin dall'infanzia. Per me no: Mater era totalmente contraria al consumo di eccitanti. Il the contiene la teina, che, dal suo punto di vista, non è che la versione alternativa della caffeina. Indi, nyx. Vietato.

Insomma, lontana dal giogo genitoriale, non mi pareva vero di poterlo ordinare: mi aveva sempre incuriosito e adoravo tutto il caos di roba con teiera, tazzine, zucchero... Alla consueta domanda “latte o limone?”, però, non sapevo come determinarmi... E dato che mi ispiravano entrambe le soluzioni ho optato per tutt'e due, abbondando con ogni cosa.

Ovviamente la bevanda era disgustosa e imbevibile.

Pazienza, è stato bello lo stesso.

Poi io ho perseverato e col tempo the (che di norma preferisco liscio, chissà perché!) e tisane sono diventate una passione. Non tanto per il sapore, quanto per il piacere di bere, da sola o in compagnia, in inverno e in estate (sì, anche in estate! E mi è pure capitato di portarmi il thermos alla spiaggia! Gné Gné!), tenendo la tazza fumante in mano. Fa così atmosfera! E, teina o non teina, ha un potere calmante, ecco perché nei romanzi inglesi, appena si presenta un problema, si mette su il bollitore!

Del resto, qualche tempo fa, è capitato che trovassi in casa dai miei la teiera calda sul fornello, bella invitante, mi sia servita una tazzona dolcificata col miele, e abbia bevuto di gusto, complimentandomi con la mater per la bontà dell'aroma.

Il Ragno mi ha informato che non era tisana, ma acqua calda.

Comunque... Così, era solo perché in questo momento ho una voglia pazzesca di the, ma sono troppo pigra per prepararlo...

Sarebbe così bello se il Mio Perfido Marito spuntasse alle mie spalle, ora, pronto a servirmi...

lunedì 21 ottobre 2013

Un viaggio onirico


IL MONDO DI COO
di Hideji Oda

 
Un'Alice nel Paese delle Meraviglie moderna e orientale, si dirà, in versione manga (non una serie, ma una miniserie in due volumi pubblicata da “Coconino Press”)... E un po' è vero, perché il mondo di Coo, in cui la dodicenne Renei arriva sognando, è assurdo e fantasmagorico proprio come quello di Alice... Incanti ovunque, personaggi splendidi, bizzarri, illogici, paesaggi da togliere il fiato... Ma ci sono anche dei pericoli, a volte, quindi bisogna fare attenzione... E comunque manca la spensierata gaiezza di Lewis Carroll, il contesto è più riflessivo, qui, più realistico, malinconico...

Alle spalle della piccola protagonista, innocente e indifesa, non c'è un noioso pomeriggio di studio con la sorella, ma un lutto, che punge, che brucia, e che in qualche modo bisogna superare...

Dunque questo è il significato del viaggio onirico, che nulla toglie al fiabesco, ma che anzi lo accresce, conferendogli spessore metafisico: superare il dolore della perdita del fratello attraverso le risorse dell'inconscio e della memoria.

Renei deve quindi cercare (simbolicamente) la sua casa perduta, attraverso un percorso di maturazione e scoperta, di domande e riflessioni, incontrando personaggi buffi e scoprendo che il fratello e il rapporto che li legava non sono perfettamente coincidenti con i suoi ricordi.

Una graphic novel bellissima, leggera, semplice, ma profonda, introspettiva, pregna di sfumature e simboli, riflessi nella meraviglia, sostenuta e impreziosita da disegni accurati e poetici, delicati e infusi di dolcezza.

Ne esiste un seguito, che forse perde un po' di lucentezza rispetto al primo volume, ma che è comunque l'unico modo per tornare nel Mondo di Coo, di cui, una volta conosciuto, è impossibile non sentire la mancanza.

domenica 20 ottobre 2013

Personaggi stupendi


LA SVASTICA SUL SOLE
di Philip Dick

 
Sì perché in questa distopica e geniale fantastoria Germania e Giappone hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e il Nazismo impera ovunque, compresi gli Stati Uniti d'America, suddivisi in tre zone (a seconda che il governo spetti ai tedeschi o ai giapponesi, o l'area debba fungere da stato cuscinetto fra i due)...

Su questo sfondo si stagliano le vicende dei nostri protagonisti, persone comuni, dettagliatamente caratterizzate, le cui esistenze sono destinate a intrecciarsi drammaticamente a causa di un fato più grande di loro e, al contempo, legate a due libri: il romanzo “La cavalletta non si rialzerà più”, speculare al nostro, in cui si rappresenta un mondo fantasioso che ha visto la sconfitta del Nazismo (il cui autore, costretto a isolarsi per evitare persecuzioni, dato che la sua opera è stata messa all'indice nell'area dominata dai tedeschi, è “L'uomo nell'alto castello” del titolo originale), e “I Ching”, detto anche “Il Libro dei Mutamenti”, da cui è possibile trarre predizioni per il futuro...

Il romanzo è breve, ma denso di accadimenti, colpi di scena e rivelazioni, con personaggi stupendi, variegati, i cui pensieri e sentimenti vengono analizzati con tale profondità, da risultare, alla fine, quasi contagiosi...

Un libro nel libro, complesso, incredibile, incentrato sul destino dell'uomo e dotato di una struttura sublime, di impronta fantascientifica (e fantapolitica), ma verosimile in ogni dettaglio (ad esempio, affascinante la mania dei Giapponesi di collezionare i manufatti americani – vedasi il famoso orologio di Topolino), e con, all'epoca in cui è stato scritto, nel 1962, velleità di critica nei confronti degli USA...

Forse il più bello fra i libri di Dick, in assoluto.

sabato 19 ottobre 2013

Bistecche alte due dita e patatine...


Peste!
Salute a te, MPM. Ti scrivo dal Texas e preferirei mantenere l'anonimato perché sono un uomo di legge, un ranger! Gli amici, comunque, mi chiamano Aquila della Notte, perché senza occhiali non ci vedo un belino. Il mio problema è presto detto: ho un figlio, di nome Kit, che stranamente non mi assomiglia per niente, sia nell'aspetto fisico che nel carattere. Soprattutto quest'ultimo aspetto mi lascia sconcertato, visto che il giovane, a differenza del sottoscritto, cade spesso vittima di furfanti e truffatori. Mia moglie però, o meglio la mia ex moglie, un'indiana pellerossa di nome Lilith, mi si è sempre mostrata fedele. Anzi, nel villaggio, era una donna molto attiva sul piano religioso. Infatti una volta l'ho anche trovata nella tenda, nuda, con il mio amico Kit (il nome di mio figlio è un omaggio voluto da lei a questo pard di vecchia data) ed un extracomunitario di nome Tiger. I tre mi hanno invitato ad uscire, perché dovevano invocare gli spiriti, ed io sono così rimasto all'esterno, mentre dall'interno mi provenivano i loro gemiti invocativi. La situazione si è ripetuta altre volte, Lilith invitatava a turno altri membri del villaggio, dal capo tribù al sacerdote, fino al vecchio oracolo, ed io iniziavo a sentirmi solo. Fortunatamente nove mesi dopo è nato Kit ed ha portato un po' di luce nella mia vita.

Credi che sia paranoico, mio buon MPM?
 
Aquila della Notte
(civedopoco@navajocity.nj)




Caro Aquila della Notte,
più che paranoia potrebbe essere un inganno del diabolico Mefisto, o qualche intossicazione alimentare dovuta a quello che vi buttate giù in ogni saloon che frequentate, stando a quello che mi hai riferito al telegrafo. Ti consiglio di dare al giovane tutto il tempo che serve. Magari è solo timido. Se poi non sarai soddisfatto potrai sempre inviarlo da El Morisco, mi è giunta voce che abbia aperto un collegio per figli dai padri incerti.

Ciao, satanasso!
MPM

venerdì 18 ottobre 2013

Magnifica e pura perfezione


MOBY DICK
di Herman Melville

 
D'accordo, per certi versi è impegnativo... Non tanto per la lunghezza, in sé per sé gestibilissima, quanto piuttosto per i terribili inserti “pseudo naturalistici” che Melville, credo per puro sadismo, ha distribuito qua e là (ma soprattutto all'inizio) nel romanzo... Dissertazioni annose sui vari tipi di balena e sui prodotti che se ne possono ricavare: da taglio delle vene, a dir poco... Però...

Però il resto è magnifica e pura perfezione (anche se naturalmente si consiglia di leggere l'opera nella traduzione di Cesare Pavese), il linguaggio è alto, poetico, contorto, gastrico, pieno di pathos e di emozioni... I personaggi sono stupendi, sin dai nomi (come non rimanere ipnotizzati da Tashtego? O da Queequeg? Come non adorare/odiare il comandante Achab?)... E poi ci sono l'inseguimento, la vendetta, le riflessioni, la follia, le morti ingiuste, la lotta eterna tra uomo e natura, tra bene e male, pure, totali, avvincenti, che ti intrappolano le budella e ti carpiscono i pensieri...

Perché Moby Dick è soprattutto tormento, ossessione: una balena che da cetaceo diviene nemico mortale e quindi divinità bianca, Dio, feticcio, senziente e volente, capace di odio e di accanimento, e infine un limite da superare per affermare se stessi... Ma da quando l'uomo può sconfiggere un Dio?

Un classico della letteratura che ha il sapore del sangue e del mare, dell'allegoria, e che, tra riferimenti biblici ed echi shakespeariani, ti trasporta proprio lì, sulla Pequod, permettendoti di vivere tutto in prima persona, sentendo lo sferzare delle onde e avvertendo la tensione in ogni atomo di te...

La fine sarà dolorosa, naturalmente, ma così bella... Così intensa... Così grandiosa... Ed è già nel principio, se si vuole stare attenti ai presagi...

giovedì 17 ottobre 2013

Tutti hanno dei segreti...


LA CONGIURA DELLA PIETRA NERA


Stupendo! Appena è finito avrei voluto vederlo da capo (purtroppo il MPM ha provveduto a immediatamente cancellarlo... Non mi sono arrabbiata perché se non fosse stato per lui – che lo ha registrato da Rai 4 – non lo avrei nemmeno visto...).

Si parla di amore vero, fatto di piccole cose che poi diventano grandi, improntate all'epicità, che possono avere il volto dell'odio e della vendetta, ma che vengono disattese nel momento stesso in cui vengono pronunciate... Si parla della legge del Kharma, che avversa i destini, anche quando sembrano destinati a congiungersi... Di cospirazioni, vendette, omicidi... Di reliquie magiche e arti marziali... E di combattimenti: eccezionali, con coreografie magnifiche e non troppo svolazzanti, e la novità della lama che si flette, anche se i più belli sono a mani nude... Si parla di magia, di redenzione, e ci si esprime per suggestioni “Il Signore della Ruota”, “la polvere di tartaruga”, e le operazioni chirurgiche a base di insetti infilati nelle narici, che divorano le ossa... E poi c'è il Marito che tutte vorrebbero, non importa se è povero e brutto (con tutto che a me non pareva malaccio): è dolce, premuroso, indifferente al passato della moglie, perché per lui lei è lei e basta, e se si ritrova un'invereconda e bellissima sgualdrina ignuda nel letto, anziché approfittarne, chiama il vicinato per dire che si ha una pazza in casa e ridere di lei... Come si fa a non adorarlo, specie quando appare così ingenuo e innocente (ma senza esserlo necessariamente) e tenero?

Tutti hanno dei segreti, e a volte anche dei lati buffi (c'è, ad esempio, chi ha la passione per gli spaghetti...), tutti sono caratterizzati al massimo ed extra-mitici (a parte quella pettegola dell'affittuaria, che spesso ho avuto l'impulso di strozzare...). Invero, il MPM ritiene che ci siano un sacco di momenti di umorismo involontario, ma è per colpa sua, perché ha difficoltà a immedesimarsi e non distingue un nome dall'altro! Il film, infatti, è cinese, di Chao-Bin Su (ma c'è anche lo zampino di John Woo), e, se non si fosse capito, è il tipico “wuxiapian”, ossia genere “cappa e spada” all'orientale. Riassumendo: una strafigata spaziale!!!

mercoledì 16 ottobre 2013

Prosaicamente realistico


COLLA
di Irvine Welsh

 
Volgare, violento, cinico... ma sostanzialmente una bellissima storia di amicizia, che può avere risvolti amari o drammatici, ma che rimane, nonostante tutto, fondamentalmente ottimista.

Il titolo allude a questo, ad un rapporto umano così saldo da fare da collante tra quattro amici, al di là delle molte cose che succedono loro, che li cambiano e che li portano in direzioni diverse, che conosciamo ragazzini e che seguiamo nei percorsi della loro vita, fino a che diventano adulti, attraverso scelte sbagliate e risate sgangherate.

Naturalmente siamo in Scozia, nella Scozia povera e disgraziata, ricca di problemi sociali, così cara a Welsh, dove, negli anni '70 (ma arriveremo sino agli anni 2000), facciamo la conoscenza dei nostri quattro giovani protagonisti, colti nella loro essenza più autentica e viva, attraverso il loro punto di vista. Ognuno ha un carattere assai marcato e tutti, per quanto affiatati, hanno le loro peculiarità, problemi, aspirazioni e buffi modi di dire (garantito al limone!).

Lo stile è quello classico di Welsh, prosaicamente realistico, costellato di parolacce, genuino, spesso crudo, atto a riflettere il desolante ambiente (magistralmente reso) in cui è ambientata la vicenda... ma spesso riusciamo a dimenticare la miseria che ci circonda, e a distendere le labbra in un sorriso.

Sebbene poi ci sia la droga, come quasi sempre in quest'autore, ad affliggere almeno due dei quattro personaggi principali e un panorama fatto di piccola delinquenza e degradazione...

Mi è piaciuto “Trainspotting”, ho apprezzato “Porno”, mi ha divertito “Acid House” (mentre altre sue opere, come “Il Lercio” non mi hanno detto granché)... ma con questo romanzo Welsh supera se stesso e ci dà qualcosa di più profondo, di più sentito, di più importante, di cui forse ci accorgeremo soprattutto dopo aver letto l'ultima pagina...

Per i fan, si segnalano sorprese...

martedì 15 ottobre 2013

Il Mio Defunto Perfido Marito!


INVOCAZIONE AL MIO PERFIDO MARITO

 
Poi mi si dice che il Mio Perfido Marito non è davvero perfido... Prima mi ha illuso di concedere al mio blog una rubrica settimanale (“La posta del Quore”), poi dopo appena due volte, mi ha mollata dicendo di essere morto, che io sono vedovella e che d'ora innanzi devo chiamarlo il Mio Defunto Perfido Marito! Ma si può?

E' vero che medio tempore ho ultimato la prima stesura del romanzillo a cui stavo lavorando (per ora circa duecento pagine, ma può darsi che lo tagliuzzi un poquito e riduca), però mon amour sa benissimo che ne ho un altro già in cantiere e che fremo all'idea di iniziare: ho già buttato giù la traccia dettagliata e ho cominciato il primo capitolo... Insomma, la sua rubrica mi serve!

Oltretutto, a parte l'utilitarismo, “La posta del Quore” mi piaceva... Il primo post, quello su Puffetta, mi aveva lasciata leggermente perplessa (troppo “spintarello” per i miei gusti), ma il secondo, dedicato a Luke Skywalker, era una meraviglia assurda!

Quindi ecco, oggi gli rivolgo un'invocazione: Risorgi, o Mio Perfido Marito!

...Se no c'è il rischio che debba procacciarmi una copia del “Necronomicon” o di qualche altro allegro grimorio e, tentando con le mie arti occulte e per nulla esperte di svegliarti, desti invece i Grandi Antichi o qualche simpatico demone che scatenerà l'Inferno in terra! E sarà tutta colpa tua! Dunque che aspetti? Risorgi, Mio Perfido Marito! Risorgi! E vieni a scrivere “La posta del Quore”!

lunedì 14 ottobre 2013

Una modella dal carattere irruento


DOMINO
(2005)

 
La trama è carina, un po' pasticciata, senza grandi pretese, ma sono i personaggi e le trovate all'interno del film che lo rendono adorabile, a mio parere la più bella fra le pellicole di Tony Scott (bhe, no... A essere onesti ho preferito “L'ultimo boy scout”, con Bruce Willis, ma quello sapevo mi sarebbe piaciuto, mentre “Domino” è stato davvero una sorpresa...).

Racconta di una modella dal carattere irruento, abile nell'uso delle armi, che decide di dare una svolta alla sua vita seguendo i suoi impulsi e diventando niente meno che una cacciatrice di taglie... La interpreta Keira Knightley, che per la prima ed unica volta mi piace pure, così come è splendido Mickey Rourke, nei panni del suo mentore-collega (Ed)... Tra i tre protagonisti, Domino, Ed e Choco, uno più interessante dell'altro, si crea un bel rapporto di amicizia, che è parte del fascino dell'opera... Poi ci sono le sparatorie, le battute ironiche, le situazioni grottesche e, tra gli altri, due personaggi del telefilm anni '90 “Beverly Hills 90210”, a fine carriera, che interpretano se stessi: Brian Austin Green e Ian Ziering. Anche loro, una sorpresa. Li ho sempre inseriti nel mio catalogo mentale riservato agli “inutili bambocci senza verve” e invece qui, umani e vulnerabili, fanno davvero tenerezza.

Il film nel complesso è un po' amaro, malinconico, a volte risulta eccessivo, troppo carico (anche cromaticamente, ma non sono certa che questo sia da considerarsi un difetto), e a tratti quasi confonde, aggiungendo eccessi di carne al fuoco... Ma non importa: è dannatamente divertente, incalzante, frenetico, estremo, paradossale, colmo di sorprese, colpi di scena e “momenti mitici” e sanguinolenti. Inoltre mescola vari generi, caratteristica che apprezzo sempre, anche quando lascia interdetti e non si capisce se si deve piangere o ridere, che forse è una delle condizioni emotive che prediligo.

Ispirato ad una storia vera.

domenica 13 ottobre 2013

Assurdamente logico


NON E' UN PAESE PER VECCHI
di Cormac McCarthy

 
Il film mi è piaciuto molto, ma il romanzo... Il romanzo è spettacolare! La trama presenta qualche differenza rispetto alla pellicola, ma è soprattutto lo stile di McCarthy a entusiasmare e a rendere l'opera letteraria inarrivabile: secco, ritmato, crudo, grottesco, eppure bellissimo, poetico, con tocchi di straordinaria follia e naturalmente di brutale violenza. Di stanchezza, anche, di rassegnazione, o di illusione e speranza, a seconda del personaggio di riferimento (benché l'autore non indulga troppo sulle emozioni, queste, inevitabilmente, trapelano fra le righe). E con dialoghi acuminati come rasoi: spiazzanti, autentici, malati. Che possono incutere terrore anche vertendo su questioni comuni.

Pazzesco è il personaggio di Chigurh, il primo a colpire il lettore: cattivo, spietato, psicotico, amorale, eppure nel suo terribile modo, assurdamente logico. Affascinante, quindi. E letale. Infatti è un killer a pagamento (e per divertimento).

Poi c'è il suo contraltare, il suo avversario: Tom Bell, lo sceriffo. Anziano, disincantato, onesto, dignitoso e giusto. Vecchio? Forse, soprattutto nel senso di “vecchio stampo”... (Il segreto quindi è già svelato: questo non è un paese per lui). Non si può non amare.

La domanda cruciale è: chi dei due troverà quel fessacchiotto di Llewelyn per primo? Il suo aspirante carnefice o il suo aspirante salvatore?

Siamo in una cittadina polverosa e stanca al confine tra Texas e Messico, schiantata dalla violenza e priva di valori, e Llelwelyn, mezzo cowboy e mezzo balordo, incappa casualmente in un bel mucchio di cadaveri che scottano e soprattutto in un bel, bel, bel mucchio di denaro, che gli fa gola e di cui pensa bene di impossessarsi... Fuggendo e attirando l'inferno dietro di sé.

Un libro di inseguimenti, ansie, fughe e tensione su tensione su tensione. E riflessioni, belle, rotonde, brevi. Un libro in cui continui a cercare la morale, il senso ultimo, il significato... Per scoprire alla fine che McCarthy ha voluto rivelartelo subito, nel titolo: perché fondamentalmente la questione è tutta lì.

E può sembrare semplice, scontata.

Ma se leggi il romanzo ti accorgi che non la è. Semmai dovrebbe risultarti... inspiegabile.

sabato 12 ottobre 2013

Altro che la graziosissima Trilli...


PETER PAN
di Régis Loisel

 
Un capolavoro, una delizia, ma ben lontano dai canoni Disney e anche dall'opera di Barrie... Questo Peter, amaro, disperato, assolutamente per adulti, ha un passato piuttosto traumatico alle spalle, un rapporto irrisolto con la madre, abusi, miseria (anche morale), squallore, e sa essere non solo noncurante e irresponsabile, ma anche crudele, a volte persino cattivo, tanto da lasciare il lettore allibito...

Si parte dalle origini, a Londra, comprendendo, con più desolazione che incanto, perché il protagonista rifiuterà di crescere. Si prosegue sull'Isola-che-non-c'è, ben prima di incontrare Wendy e i suoi fratellini, quando Peter ancora non era “Pan” (e si scoprirà come e perché lo è diventato), affrontando avventure crude e tremende, cupe, spesso tragiche (a tratti mi è persino venuto in mente “Il Signore delle mosche”, anche se in altri punti, specie a Londra, è più calzante il parallelo con Dickens), e personaggi, talvolta tristemente sventurati, che non potranno che restarti dentro per sempre... Si lotta, si soffre, si odia... E si piange.

Una storia che colpisce, che sconvolge, meno poetica, meno fatata, rispetto a quelle cui siamo abituati, addirittura puntellata da momenti di perversione, di violenza, di splatter, ma decisamente più profonda, più acuta, più realistica e matura (a dispetto di tutto), che rimarrà indelebilmente impressa e che reinterpreta il classico in modo originale, innovativo e interessante.

I disegni, poi, sono meravigliosi, sofisticati, ricchi di dettagli, con una caratterizzazione favoleggiante e prosaica assieme, perfetta, espressiva, con tocchi di malizia (a volte persino di lascivia) e di spietatezza là dove sono necessari (ed un interessante rivisitazione delle code delle sirene, non solo “a forma di tonno”, ma di polpo, di manta, di squalo...). E vogliamo parlare di Campanellino? Antipatica e gelosa la è sempre stata, ma qui è persino perfida, cellulitica e volgare (oltreché bruna)... Altro che la graziosissima Trilli, che in fondo, a confronto, è solo un po' birichina!

Infine... Una curiosità, che non approfondisco oltre evitare spoiler: c'entra anche Jack lo Squartatore...

venerdì 11 ottobre 2013

Prosa senza fronzoli


IRA LEVIN
(1929 –  2007)

 
Di quest'autore mi piace lo stile, ma ancor di più le idee... Spunti geniali, sviluppati con arte, capaci di incuriosire e ustionare, creando tensioni in continuo crescendo e trame originali, come nello strepitoso “I ragazzi venuti dal Brasile”, romanzo allucinante in cui cloni di Hitler, adolescenti, sono stati sparsi per mezza Europa dal perfido criminale nazista Dottor Mengele, anni dopo la fine della II° Guerra Mondiale; o ne “La fabbrica delle mogli”, ove la apparentemente idilliaca (e stereotipata) cittadina di Stepford nasconde in realtà un segreto pazzesco e sconcertante; o ancora nello splendido “Rosemary' s baby”, che altri non è che l'Anticristo (laddove i vicini della povera Rosemary, i terribili coniugi Castevet, dietro la maschera di perbenismo e gentilezza, sono tra i personaggi più terrorizzanti di cui abbia mai letto)...

Tra thriller, fantascienza e horror, Levin esplora paure, desideri e ossessioni, riuscendo sempre ad avvincerti, a stupirti, a sorprenderti, persino nei suoi romanzi meno riusciti (ma comunque interessanti) come “Scheggia” e “Un bacio prima di morire”.

Magari non sempre ti affezioni ai suoi protagonisti (con tutto che, volente o nolente, non potrai esimerti dall'immedesimarti), ma alla sua prosa senza fronzoli sì: scorrevole, rapida, in cui nulla è superfluo, ma niente è banale, e che ha pure il pregio di riuscire ad essere genuinamente introspettiva... E ancor di più ti leghi a queste storie appassionanti, ben congegniate, moderne (benché molte composte attorno agli anni '70) rivoluzionarie e intelligenti.

Da quasi tutte le sue opere sono stati tratti dei film (in qualche caso anche piuttosto belli), ciò nonostante, due tristezze: il nostro Ira non è stato un autore troppo prolifico, avendoci regalato in tutto appena setto romanzi (mi pare... io ne ho letti solo cinque), per giunta spesso questi stessi sono di difficile reperibilità, se non addirittura fuori catalogo. Sigh!

giovedì 10 ottobre 2013

Spacciato come giallo


IL BIRRAIO DI PRESTON
di Andrea Camilleri

 
Un romanzo curioso, divertente e godibilissimo che si può cominciare dalla fine come da metà (o dal principio, se proprio si vuole...), in cui ogni incipit reinterpreta quello di un capolavoro della letteratura mondiale, e la cui trama si compone poco a poco, di tassello in tassello, colmando lacune e offrendo spiegazioni per fatti inspiegabili, ricalcati da verità storiche locali...

In effetti, la caratteristica più notevole è proprio il montaggio magistrale, anche se ragguardevoli (e forse più preziosi) sono altresì lo spaccato del mondo siciliano e vivacissimo di fine '800, le varie macchiette: toscane, lombarde etc. (e il relativo scontro di mentalità), la strabordante vis comica dell'autore, lo stile impregnato di dialetto, ma immediato e di facile lettura, e l'amaro e l'assurdo fusi insieme in una farsa ridicola, che però, come spesso avviene in Camilleri, riecheggia anche la denuncia sociale...

Invero, “Il birraio di Preston” che dà il titolo al romanzo è un'opera lirica che il prefetto toscano di Montelusa vorrebbe far rappresentare nel nuovo teatro di Vigàta... I Vigàtesi però si oppongono, ma il prefetto si incaponisce...

Seguiranno: incendi, colpi di moschetto, romanticismo e drammi...

Spacciato come giallo, è invece narrativa. Della più gustosa, breve e incisiva.

mercoledì 9 ottobre 2013

Film imperdibile!


CLERKS - COMMESSI

(1994)


Ai tempi, quando avevo saputo che il neo regista Kevin Smith aveva dovuto vendersi la collezione di fumetti per produrre questo film, girato in bianco e nero con un gruppo di amici per economizzare, mi ero intenerita e avevo comprato la VHS a scatola chiusa, senza aspettarmi granché, più che altro con l'intento di contribuire, pur nei limiti delle mie possibilità, a finanziare questo sconosciuto e coraggioso artista...

Ebbene, la verità è che ero rimasta più che entusiasta, quasi folgorata! Questa pellicola è una perla! Insuperata da tutta la futura produzione di Smith, inclusi i film in cui ritornano i miticissimi personaggi di Jay e Silent Bob (interpretato dallo stesso regista).

Dunque, che dire?

Che mi piacciono la trama, i personaggi (soprattutto Randal, è inevitabile), le situazioni, la “nerdaggine”... Che i dialoghi sono una meraviglia, specie la discussione sulla trilogia di “Star Wars”. Che è innovativo, divertente, caustico, dissacrante, alternativo e geniale. Che è pure politicamente scorretto, qualità che apprezzo sempre, con accenti grotteschi e continue sorprese.

Racconta di una giornata tipo di Dante, commesso in un negozio di alimentari nella periferia del New Jersey, con una fidanzata dolce e premurosa che spesso viene a trovarlo portandogli spuntini e cavandolo dagli impacci, e un amico come Randal, commesso al vicino videonoleggio, irresponsabile, cinico, e dispettoso provocatore. Poi ci sono i piccoli spacciatori locali, Jay e Silent Bob (che di norma non parla, ma quando apre la bocca dice sempre qualcosa di profondo), la colorita clientela (tra cui un vecchio signore che necessita della toilette :)) e... Maledizione, la vecchia (opportunista e fedifraga) fiamma di Dante, mai dimenticata, sempre rimpianta, che torna all'attacco e si dichiara ancora innamorata di lui, complicandogli un bel po' le cose...

La verità è che capita di tutto, si muore dal ridere (o si muore e basta, a seconda dei casi), si gioca a hockey, ci si delizia con dialoghi surreali, e si medita un po' sulle cose della vita (niente di troppo elevato o filosofico, magari, ma non per questo meno importante)...

E' vero, lo spaccato che ne risulta alla fine può risultare desolante, ma non ci deprime, perché prevale il lato pittoresco e brioso...

Film imperdibile!

Curiosità: 1) come già accennato, Jay e Silent Bob ritornano in svariate pellicole di Smith, ma anche in qualche (strepitosa) avventura a fumetti;

2) di Clerks esiste un sequel, Clerks II, del 2006 (cronologicamente successivo, ma che in realtà sembra più un remake), molto, molto, molto carino (come dimenticare il troll Pio Bernardo?), ma purtroppo non all'altezza del primo.

martedì 8 ottobre 2013

Sulla collina


CONIGLI

racconto dedicato al Ragno picculo
(e a Dado che oggi compie due anni!)
 

C’è una collina isolata, bellissima, su cui splende sempre il sole: è quella dei conigli.
Sulla collina non ci sono ciliegie gialle o ciliegie blu. E’ un luogo vero, reale e le ciliegie sono tutte rosse, solo rosse, ma di solito i bambini preferiscono le fragole.
Sulla collina ci sono Jim e Stacey e hanno dodici anni e sono amici e trascorrono molto tempo insieme. Stacey abita in una casetta su un albero con la sua sorellina Patty; Jim vive da solo in una caverna, ma i conigli lo vanno spesso a trovare.
Non ci sono adulti sulla collina.
E un giorno Jim si è avventurato a valle per cercarne qualcuno, e ha trovato un vecchio che stringeva in bocca imprecazioni, solo imprecazioni e qualche dente, e Jim l’ha preso a sassate e l’ha fatto morire.
Per forza, perché gli adulti sono cattivi.
Sulla collina ci sono le uova, tantissime, nascoste, le uova che fanno i conigli.
Più colorate, meno regolari, più vive di quelle che fanno le galline. Si chiamano bambini.
Ma solo se indicate tutte insieme. I loro nomi, altrimenti, sono: Jim, Stacey, Patty, Alan, Lulù, Thomas, Horace, Deedee, Noddy, Ugo, Ricky, Greta.
Un giorno Stacey ha fatto notare a Jim che i bambini sono dodici, e che dodici è un bel numero e che forse piace anche ai conigli, perché a volte i bambini cambiano, ma il numero dodici è sempre costante.
Di tanto in tanto si incontra un fiore, ma pochi, perché ai conigli piace mangiarli. I fiordalisi, soprattutto.
Nel bosco, però, c’è anche un sentiero. Non è in mattoni gialli come quello della storia di Dorothy, ma ugualmente è bello, anche se sottile e difficile da vedere, e i bambini non sanno che esiste, e, se lo trovano, non lo dicono agli altri.
Il sentiero porta sulla cima della collina, all’imboccatura della grande tana dove dormono i conigli.
E chi ci entra viene sbranato.
Anche se è un bambino, e soffre, e grida.
Ma la cosa più spaventosa – la più terribile di tutte – sono i conigli con i baffi e le zampine e la bocca pieni di sangue.
Sangue di bambini, di solito.
Sulla collina ci sono Thomas, Deedee e Greta.
Thomas e Deedee ricordano vagamente un bambino che prima stava con loro al posto di Greta, e si chiamava Guy e aveva gli occhi scuri e luminosi, ma hanno perso ogni altra memoria, e vogliono troppo bene a Greta per cercare risposte.
Sulla collina non ci sono libri, non ci sono cuscini e neppure bambole e soldati di piombo. Però c’è una cesta di vimini, non grande, ma con disegni intrecciati e bei colori, e i bambini la usano come nave da viaggi, se riescono a entrarci, e ridono e immaginano luoghi diversi. Ma nessuno è bello come la collina, e i bambini lo sanno perché così hanno detto i conigli.
Un giorno Patty, immaginando, si è trovata in un mondo di giochi di luce e dolci squisiti, ma dopo alcune ore di divertimento, ha pianto perché non sapeva tornare, e voleva tornare. Non perché le mancassero Stacey o Noddy, a cui pure è affezionata, ma perché lì non era la collina e la collina è il posto più bello, e lei aveva perso del tempo in un posto che non era il più bello.
Ma i conigli la fecero cadere dal cesto e lei li abbracciò dicendo che l’avevano salvata.
Sulla collina è pieno di ciliegi, ma c’è anche una quercia e nella quercia dimora Alan, mentre sopra essa, in mezzo alle ghiande, sta Ugo con le lentiggini e un buffo nasino.
A volte Ugo porta con sé un coniglietto sugli alti rami, a fargli compagnia, o invita Jim e Thomas, ma più spesso si chiede perché non ci siano altri nel bosco, oltre ai bambini e ai conigli, perché dall’alto della quercia vede le mucche, gli uccelli e i cani. Ma non fa domande perché sa che nessuno risponderebbe, perché sulla collina è vietato rispondere alle domande, soprattutto se sono impertinenti.
Sulla collina non ci sono stagioni o minuti, ma esistono gli anni e i giorni, e questi passano, come negli altri luoghi, ma solo per i bambini – i ciliegi e i conigli non conoscono età – e quando diventano troppo grandi, e non sono più bambini, ma tredicenni, non possono rimanere sulla collina.
Probabilmente diventano conigli, pensano i piccoli, e così sono ansiosi di crescere perché nulla è più bello che essere conigli.
Sulla collina è venuto un pezzetto di cielo e si è disteso sino a formare un laghetto. ‘E turchino e stupendo e nel mezzo sta la ninfea di Noddy, e sotto, sotto il lago, il cunicolo della Grande Tana che porta all’aula del Consiglio. Qui si prendono le decisioni importanti, qui si decidono i nomi delle uova, qui i conigli stabiliscono come educare i bambini.
Un giorno il consiglio ha decretato che Ugo guardasse troppo lontano, dalla sua quercia, e così l’ha fatta tagliare, e anche Alan è rimasto senza casa, ma mentre lui è andato ad abitare con Deedee e Greta, Ugo ha preferito dormire sull’erba, per non guardare più, sebbene il ciliegio di Horace sarebbe stato più comodo, perché sentiva che sarebbe potuto succedere qualcosa di brutto.
Sulla collina ci sono Noddy e Ricky, e Noddy vuole bene soprattutto a Lulù e Patty, mentre Ricky è più affezionato ad Alan e a Greta, ma a volte giocano insieme tutti e sei e si divertono un mondo.
Sulla collina l’erba è sempre verde e soffice e rigogliosa e i bambini sono contenti che oltre a loro la calpestino solo i coniglietti, che sono leggeri e delicati, perché temono che altrimenti potrebbe rovinarsi.
Un giorno Thomas ed Horace hanno scoperto un animale che cammina a quattro zampe e si chiama cane scorrazzare sul prato. Prima hanno avuto paura, perché non sapevano che esistesse ed era grosso, poi l’hanno picchiato con un ramo di ciliegio, e forte, così da azzopparlo e farlo sanguinare, e il cane è scappato lontano, forse a valle, e la loro erba si è salvata.
Sulla collina si celebrano i compleanni e si mangiano ciliegie e fragole e tutti sono invitati, e si prende la cesta di vimini e si viaggia e si ride e si balla, insieme, conigli e bambini.
Un giorno Jim e Stacey hanno compiuto tredici anni e i conigli li hanno invitati presso di loro, nella Grande Tana, ma Jim e Stacey non sono più usciti, né sono usciti due conigli nuovi, ma solo i coniglietti di prima con le zampine e i baffi un po’ arrossati, con due uova diverse e piccole, Jessie e Sean, che però non c’entrano niente con Jim e Stacey, ma i bambini non ci fanno caso.
Non ci fanno mai caso.
Sulla collina abitano i conigli, e sono tanti, tantissimi, e non invecchiano né diminuiscono di numero, e hanno gli occhi rossi e sgranati, e con essi guardano ovunque, persino fra i pensieri. E chi pensa troppo a volte trova il sentiero che conduce alla Grande Tana, e i conigli lo aspettano con gli occhi rossi che vedono al buio e che non invecchiano.
Un giorno un bimbo di nome Guy l'ha trovato ed è sparito dalla memoria dei suoi amici.
Ma non è stato l’unico, l’unico non è stato, sulla collina.
La collina dove vivono i conigli.