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Visualizzazione post con etichetta Mitologia. Mostra tutti i post
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mercoledì 19 giugno 2019

Un eroe moderno

ULYSSE
di Jacques Lob e Georges Pichard


Non una trasposizione dell'Odissea, ma il racconto in versione fumettistica del periplo di Ulisse di ritorno dalla Guerra di Troia, rimontato e sfrondato di tutte le parti noiose. Si taglia, dunque, tutta la telemachia, mentre la parte che Omero dedica all'ingresso ad Itaca, ai Proci e a Penelope è grandemente ridimensionata, condensata in poche vignette. Persino il finale è diverso: più moderno, forse, più disincantato, ma, mio malgrado, è l'unica cosa che non mi è piaciuta (eccetto l'ultima pagina, che strizza un po' l'occhio a Dante).
Ma le differenze non si esauriscono qui: Omero è un membro dell'equipaggio e viaggia al fianco di Ulysse, di cui è uno dei migliori amici: la rappresentazione degli dei greci è molto fantasiosa, anche sotto l'aspetto concettuale, mentre la storia, altresì sul piano dei dettagli, è stata personalizzata e rivisitata, da punto di vista estetico e contenutistico, e persino tecnologico, con tanto di concessioni fantascientifiche (astronavi comprese) e quasi erotiche (ma molto soft). 
Più snella, lisergica e meno truce (in tal senso, l'episodio di Polifemo non fa eccezione).
Mutano topoi e archetipi, si vivacizzano, si aggiornano, ma rimangono l'avventura, l'imprevisto e l'immaginazione.
E anche le giunoniche donnone discinte di Georges Pichard, dalle labbra carnose e una profusione di lentiggini, ad esprimere, con la loro libertà di costumi e di intenti, qualcosa dell'animo sessantottino degli autori, che, peraltro, sia pur mitigato dai riferimenti classici, si respira in tutta l'opera. 
Seducente.

venerdì 10 maggio 2019

Stucchevole e lezioso

MITI DEL NORD
di Neil Gaiman


Sono gradevoli da leggere, non dico di no, e possono costituire un buon primo approccio per avventurarsi nella mitologia norrena. Ma, ancora una volta, sono delusa. Neil Gaiman, che pure amo alla follia, non aggiunge molto di suo, non personalizza, non amplifica, al più diluisce, ma senza originalità. Senza passione. 
E, spesso, addirittura senza ritmo.
Una sola scena ho trovato azzeccata, ed è quella di Thor vestito da sposa. Quella mi ha fatto ridere. Non sorridere. Ridere di gusto.
E ho apprezzato qualche frase sparsa.
Per il resto... cento volte meglio “Ragnarok – la fine degli dei” di A. S. Byatt (vedi post 2 aprile 2015), sugli stessi temi. E dieci volte meglio “Mythos” di Stephen Fry (vedi post 30 aprile 2019), sui miti greci, visto che, davvero, lui aggiunge qualcosa di suo alle storie già note e già raccontate e stra-raccontate.
Potrei consigliare il volume di Gaiman giusto ad un ragazzino sotto i quattordici anni o a qualcuno che ha bisogno di un passatempo. Ma non ad uno che già abbia familiarità con l'argomento – tanto vale cimentarsi con l'Edda o con lo splendido libro di Gianna Chiesa Isnardi –. Non ad uno che brami qualcosa in più di un veloce intrattenimento, a tratti persino un po' stucchevole e lezioso.
Peccato.

martedì 30 aprile 2019

I Miti Greci

MYTHOS
di Stephen Fry


I Miti Greci (non tutti – Eracle viene a mala pena citato, così come vengono pressoché ignorate l'Iliade ed l'Odissea – ma parecchi, dalla Cosmogonia alle Metamorfosi), raccontati e non riassunti, in modo ironico e spiritoso, critico e dotto, tra una riflessione di stampo moderno ed un'osservazione personale, afferente, magari, ad un'etimo o ad una sfumatura, come al vissuto dell'autore.
Che, dal canto suo, è simpatico, dal piglio allegro, ma riesce altresì a creare atmosfere di partecipazione emotiva e di tensione, ammonendoci, talvolta, con un po' di perdonabile pedanteria, che, paradossalmente, contribuisce a dar luogo, con il lettore, ad un clima di complicità.
La lettura è rapida e piacevole, priva di fronzoli, ma non di sagacia, e sovente traccia interessanti paralleli, con Shakespeare come con la Commedia dantesca.
Solo l'inizio mi ha forse un po' disturbata per le eccessive strizzate d'occhio, ma presto o mi sono abituata arrivando a trovarle gradevoli, o sono naturalmente diminuite, e la lettura è diventata semplicemente leggera ed istruttiva, adatta a chi ama ascoltare l'ennesimo racconto - fedele ma di approccio diversificato - di storie già interiorizzate, e ancora di più, credo, a chi si affaccia al Mito per la prima volta, perché verrà guidato con pazienza e gentilezza e non gli saranno richiesti particolari sforzi mnemonici.
Consiglio: non saltate le note. Lo so che è una rottura andarle a cercare in fondo al volume, ma spesso contengono piccole gemme di sapere, cui sarebbe un peccato rinunciare.

P.S.
Posso dire una cattiveria? 
E' assai meglio dei Miti Norreni di Neil Gaiman!

venerdì 29 marzo 2019

Mitologia universale nel senso più ampio

L'ALTRO MONDO – STORIA ILLUSTRATA DELL'ALDILA'
di Guillaume Duprat


Volume interessante per tre motivi: l'argomento escatologico, per me molto attraente, ma raramente oggetto di approfondimenti specifici non vincolati al cristianesimo, il fatto che tratti di mitologia universale nel senso più ampio possibile, includendo religioni e tradizioni autoctone, senza discriminazioni, e, ovviamente, le illustrazioni a tutta pagina.
Che non vanno a scapito del testo, assai dettagliato, benché un po' schematico, ma lo completano, fornendo interpretazioni suggestive, in bianco e nero come a colori, esplicate e puntuali, tanto dell'aldilà – Paradiso o Inferno che sia, visto, di solito, nel suo insieme, magari ripartito in sezioni trasversali – quanto delle componenti della persona (che spesso sono molto di più della semplice anima e seguono destini differenti).
Certo, forse avrei apprezzato anche qualche pagina illustrata incentrata su abitanti, vegetazione e spiriti di passaggio, ma il volume sceglie deliberatamente di somigliare più ad un atlante che ad un manuale analitico. 
Più esattamente, il volume si divide in due parti: la prima dedicata alle religioni, che procede in ordine cronologico, e comprende anche le grandi mitologie (egiziana, mesopotamica, greca...), ignorando, però, chissà perché, quella norrena (peccato!). La seconda relativa alle tradizioni autoctone (dai Maori ai Vietnamiti, dai Sioux ai Buriati...), che invece privilegia raggruppamenti di tipo geografico. Nelle ultime pagine, invece, vengono schematizzati confronti generali, chiarificatori e insoliti, che consentono di dare alla materia uno sguardo più vasto e onnicomprensivo, oltre che di coglierne gli aspetti fondanti, le similitudini e le differenze più significativi.    
Ottimo coronamento per la sezione mitologica della nostra biblioteca domestica.

martedì 2 ottobre 2018

Un vero e proprio lenimento per l'anima

IL RICORDO DEI SOLI GEMELLI
di Laura Facollo


Il romanzo d'esordio di una fanciulla albenganese laureata in psicologia e con un talento speciale per le copertine: scritto come una poesia e assai ricercato a livello terminologico, è evocativo al massimo, con un lessico desueto, ma semplice, ed uno stile estremamente scorrevole, persino liquido, che è pura suggestione. 
In effetti, pare un sogno lucido, fatto di rifrazioni e movimenti tellurici dell'anima, e corrisponde ad un viaggio iniziatico che apre le porte della percezione, le espande, le amplifica, le sublima, interiorizzando il misticismo su cui si edifica.
È sicuramente un'opera spirituale, che arricchisce il lettore, trasmettendogli Amore. Amore cosmologico, universale, nel senso più ampio e meraviglioso, che ti fa sentire in pace con te stesso e con l'universo. Un vero e proprio lenimento per l'anima, malinconico, ma dolce, che confina con l'infinito. 
È statico, eppure dinamico, ed in perenne divenire. 
Al contempo è un libro estremamente colto, pieno di riferimenti, tanto che le pagine sono sostanzialmente divise in due: sopra il testo, e sotto le note, per comprendere  agevolmente i molteplici riferimenti (dall'Ermetismo al Re Giallo di Chambers, da Lovecraft ad Aleister Crowley, ma anche alla psicologia, a Isabella Santacroce, a  Richard Bach, alla mitologia e alla fisica quantistica...). 
Presso la Fumetteria Inkiostro di Alassio, è possibile, se si ha molta fortuna, imbattersi personalmente nell'autrice... o, anche se non si ha fortuna, comprare una sua copia autografata o commissionarle una dedica.
Con tanti auguri e la speranza di leggere presto qualcos'altro di suo.

lunedì 11 giugno 2018

L'essenza dei simboli

LEGGERE I SIMBOLI
di Clare Gibson


Non ne ero sicura, di primo acchito pare un volumetto semplice e sintetico, ma ora posso affermarlo senza remore: mi compiaccio dell'acquisto.
Il librino, infatti, fa centro pieno. 
E' vero, è sintetico, non approfondisce né i miti di riferimento né le origini storico culturali dei vari emblemi, ma è questo il primo vantaggio. Ho già un sacco di dizionari, enciclopedie e manuali di simbologia, ma nessuno, prima d'ora, che mi insegnasse in modo così immediato a decifrare i simboli e a coglierne l'essenza.
Non solo! Anche così, il volume riesce comunque a esaminare aspetti e segni che gli altri volumi che ho hanno sempre trascurato. Insomma, un compendio che mi serviva proprio! E che per giunta ha il vantaggio di essere pratico.
Il tomo, infatti, è maneggevole, relativamente leggero, poco ingombrante ed improntato alla schematicità. 
Suddivide i simboli per continenti di appartenenza, e poi ancora per argomenti. E' attento all'araldica come alle opere d'arte e alla religione, e privilegia un approccio fondato sulle immagini.
In sostanza, ogni doppia facciata comprende, oltre al titolo e ad una breve introduzione, il commento (succinto) relativo ad un affresco, ad un dipinto o ad una scultura in cui compare il simbolo trattato, mentre nella pagina di fronte ne troviamo quattro stilizzati, con rimarcate, per ciascuno, le caratteristiche salienti.
In questo modo, una volta letto tutto il volume, sarà facile tornare sui punti che ci interessano qualora ci occorra un ripasso veloce in extremis.
Anche il percorso generale proposto è abbastanza originale e cerca di creare comparazioni, sinergie e connessioni, evidenziando punti in comune, contrasti e differenze tra le culture.
Soddisfacente.

sabato 16 settembre 2017

Al sadismo più puro!

LIBRI DIX

Sì, sono grande, ma chi se ne cale! Questi volumi sono una bomba e colmano importanti lacune libresche!
A suo tempo, avevo già recensito il mio prediletto, quello sugli “SQUALI E ALTRE CREATURE DEGLI ABISSI” (vedi post 12 maggio 2015), ma poi, a poco a poco, ho comprato anche tutti gli altri, incluso l’ultimo, stratosferico, sui Mostri, vuoi per feticismo, vuoi per spasso senza pretese. 
La formula è sempre la stessa. Una bella immaginona a tutta pagina, con evidenziate le peculiarità salienti della creatura, e, a fianco, con un’impostazione graficamente ineccepibile, schedine per  caratteristiche “tecniche”, curiosità, e… descrizione-crea-atmosfera votata al sadismo più puro, nel senso che sono accentuati il più possibile i tratti drammatici delle potenziali vicende esemplificative e le qualità pericolose della bestiola esaminata… Ma vediamoli ‘sti libri uno per uno (fatto salvo quello già recensito)…


INSETTI E ALTRE CREATURE SPAVENTOSE

Mi è piaciuto, e, nonostante sia una divoratrice compulsiva di manuali di entomologia, ho pure scoperto qualche amenità che ho sempre ignorato… Ad esempio: le cavallette mordono! Ohibò! E sì che da piccola le prendevo in mano e non ho mai avuto incidenti! Certo, questo è un divertissement e nulla più, per giunta, più che negli altri volumi, ho patito la mancanza di rigore scientifico “adulto”, ma, superato questo inconveniente,  la lettura mi ha divertita lo stesso e la chiave di lettura è sicuramente inedita e spassosa.


SERPENTI E RETTILI

All’altezza del precedente, ma giacché di erpetologia ne mastico meno, mi sono appassionata di più, per quanto, è innegabile, gli insetti siano più vari e diversificati rispetto ai serpenti (e così squali e affini), e quindi, in questo senso,  qui la lettura è risultata meno stimolante, benché si conceda spazio anche a lucertole, Tartarughe, Coccodrilli, Alligatori, e Anfibi. Ma non di molto, e le illustrazioni sono favolose!


DINOSAURI

Stupendo! No, davvero, sarà che questa volta la mia impreparazione era crassa, ma mi sono davvero appassionata, tanto più che, intanto, ho apprezzato la suddivisione cronologica basica (Prima dei Dinosauri – Il Triassico – il Giurassico – Il Primo Cretaceo – il Tardo cretaceo – Dopo i Dinosauri) poi il fatto che non ci sono non ci sono solo dinosauri, ma anche il prima, appunto, ad esempio con il bellissimo trilobita, e il dopo, con tenerezze quali l’andrewsarchus o l’argentavis! Ho anche avuto l’impressione (ma magari è errata e dipende, appunto, dalla mia ignoranza) che qualitativamente il prodotto sia superiore ai due precedenti, più dettagliato e puntuale.


MOSTRI E ALTRE FANTASTICHE CREATURE

Questo ci voleva proprio! Niente più bestiole, dunque, ma creature dell’immaginario! Con un approccio, tra l’altro, innovativo anche per chi, come me, è un fruitore affamato di teratologia: c’è, infatti, una sezione per i Draghi (che comprende di tutto, da quello di San Giorgio a quello di Harry Potter); una per i Mostri Mitologici (non solo norreni e greci, ma di tutto il mondo), una dedicata alle Creature Leggendarie (più o meno famose, e sempre attinte dal folklore universale), e infine una per Mostri della finzione (non solo il solito Dracula, ma pure Shelob, i Trifidi e Cthulu, per esempio)… Certo, per forza di cose – e di numero di pagine – qualche grande assente c’è (niente Vermoni di Dune, per dire, o Draghi di Daenerys), ma ciò è coerente con il target infantile, senza contare che le pagine sono meno di 200. Ad ogni modo, mai ho avuto un volume di teratologia con illustrazioni così grandi e soddisfacenti! E mai che comprendesse tutte queste “varietà” di fonti!!
Che dire? Che spero presto in un seguito!

giovedì 14 settembre 2017

Di matrice classica

DELIRIA DE PROFUNDIS
di Silvio Carrara Sutour


Antologia di racconti old style (che ricordano Lovecraft e Poe), densa di citazioni e ammiccamenti di varia natura (filosofici, artistici e letterari): colpisce per il ricercato barocchismo della prosa – che ugualmente riesce a mantenersi fluida e scorrevole, senza subire inciampi – per la varietà multiforme delle tematiche e degli approcci narrativi, e per “i sovrumani silenzi e profondissima quiete”, che, sensualmente, incute, senza tuttavia obliare sagacia e ironia.
Sebbene le storie siano indipendenti tra loro, anche per ambientazione storica, il protagonista è quasi sempre Francesco, alter ego dell’autore, avvocato che combatte il sistema, soggetto contraddittorio e improntato al sarcasmo e al nichilismo, ma, suo malgrado, pervaso di dolente lirismo, che, mentre nega, esalta. Quando ci racconta non dimentica se stesso, ma intraprende una fosca discesa nella sua weltanschauung, approfittandone per autoanalizzarsi. Quel che ne esce è bizzarro e seducente, oltre ad avere il pregio di risuonare autentico e profondo.
I racconti sono di matrice classica, perfettamente inseriti nei canoni del genere, suggestivi, ispirati ai sogni di un insonne, che del sogno hanno infatti l’incanto e la sospensione, la logica bislacca e lo straniamento. L’impressione è quella di leggere delle partiture musicali, delle sonate, ma sono straordinariamente vividi e dotati di forza espressiva, con un frasario a volte desueto, a volte aulico, ma sempre efficace, che non si risolve in una profusione di aggettivi e avverbi, ma tesse una tela corposa, che ci inebria come un buon bicchiere di Amontillado.  
In ultimo, segnalo come particolarmente interessante la parte V, che mixa abilmente miti greci, demonologia medievale e l’Enuma Elish, reinterpretandoli e a loro volta rimescolandoli con la tradizione giudaico-cristiana, non in modo fine a se stesso, ma volto a supportare stimolanti riflessioni.

Disponibile online, ad esempio su: libreriauniversitaria.it, nonché presso l’Assolibro (Libreria del Conte) di Loano (SV), con ingressi su Via Garibaldi (caruggio) e Corso Roma (lungomare); altre sono presso la Libreria Mondadori, a Loano, Via Garibaldi.

sabato 19 agosto 2017

Pura lussuria mitologica

MITOLOGIE – GUIDA AI MONDI IMMAGINATI
di Christopher Dell


Di Dell avevo già letto “Mostri – Bestiario del Bizzarro”, ma questo… questo è davvero tanto!!!
La formula è la stessa, solo che parliamo di miti anziché di teratologia: si individuano argomenti e linee guida, si introduce succintamente la questione, e ci vengono offerte splendide e ricercate immagini colorate e a tutta pagina attinte dal mondo dell’arte (dipinti, maschere, frontoni, statue)..
Si badi, per “succintamente” intendo in modo stringato, non certo manchevole o carente. Anzi, l’opera ha il grande pregio di parlare di mitologia universale, non solo di miti greci e latini, e per giunta di farlo... nel modo più universale possibile: non limitandosi a comprendere i soliti miti norreni, egizi e indiani, ma spaziando ovunque e andando a scovare di tutto e di più, senza perdersi in ciance, ma mirando con precisione alla sostanza.  
L’idea di base – ottima – è quella di enucleare i punti in comune fra le varie religioni/mitologie e di lanciarsi in un’appassionante trattazione per argomenti, anziché procedere in ordine alfabetico, con elenchi di dei ed eroi.
Il vantaggio, oltre la maggior fluidità, è che se uno mastica un po’ la materia, potrà trovare qualcosa di diverso dal consueto. una comparazione immediata, agevole, con cui destreggiarsi in tutti i mondi.
Sia chiaro, questa è una guida, non un saggio, e infatti, coerentemente, i miti non ci vengono narrati tutti nel dettaglio. Quella che ci viene fornita è piuttosto una mappa concettuale ragionata dallo svolgimento discorsivo che, peraltro, potrà essere un ottimo punto di partenza per individuare quello che davvero ci attrae, così da approfondire specificamente quello, a colpo sicuro, anche solo con l’ausilio di Wikipedia. I capitoli sono otto: Regno Soprannaturale, la Terra (creazione e componenti), il genere umano, i doni degli dei, il regno animale, simboli, eroi ed epopee. In appendice la rassegna delle mitologie del mondo con i Pantheon rappresentati in pratici alberi genealogici.
E vogliamo parlare dell’edizione?
L’edizione è pura lussuria, tanto che viene la tentazione di classificare questo volume tra i libri di arte. Le pagine – 350 circa – sono grandi, spesse, patinate, la qualità delle immagini eccellente, la copertina rigida. Inoltre il formato è insolito, splendidamente largo, per valorizzare il più possibile le illustrazioni. Che sono davvero tante e distribuite con generosità.
Insomma, come fate a vivere senza?

venerdì 23 giugno 2017

Il segreto è l'ardore

L'ARDORE
di Roberto Calasso


Non un semplice compendio di mitologia indiana... Qualcosa di più. Che cerca di rivelare significati e retroscena, rintracciando l'umanesimo nella mitologia universale, e viceversa, estraendo dalla mitologia universale (e indiana in particolare, seppur talvolta filtrata attraverso le altre) i paradigmi dell'uomo. 
Esaminando e studiando i Riti, più che le storie e i personaggi.
Dicotomici, contraddittori, paradossali.
Sublimi.
E il segreto è l'ardore, dunque, il Tapas, con cui Prajapati fomenta la visione, che a sua volta esalta l'ardore. Non c'è traccia di volontà, o meglio, ogni volontà è desiderio. La divinità da cui dipende la creazione è soltanto mentale e dà luogo ad una combustione invisibile. L'ardore, appunto. Che ha il suo contraltare nel Sacrificio (che, guarda caso, è alla base di ogni religione).
Prajapati, infatti, è stato neutralizzato da Morte durante il processo della creazione. E allora per mille anni ha dovuto praticare il Tapas per superare la morte. E mille anni corrispondono alla durata della sua vita. Quindi la vita intera del creatore non è che un tentativo di sottrarsi alla morte.
Ho deciso di leggere questo libro dopo aver amato “Ka” e “Le Nozze di Cadmo e Armonia” e aver scoperto che costituiscono un unicum letterario. In effetti “L'Ardore” ne risulta una sorta di altra declinazione. E tuttavia non c'entra niente, perché diversi sono il punto di partenza, gli intenti e il punto d'arrivo.
“L'Ardore” è più impegnativo, meno fiabesco e più intenso. Ti chiede di più, come lettore, e di più ti restituisce, ma non tutto insieme. 
Intellettuale, colto, ma pure vigoroso a livello emozionale.

mercoledì 31 maggio 2017

Strepitosamente non lineare

NAMELESS – SENZA NOME
di Grant Morrison e Chris Burnham


Non così horror, magari, da sovvertire i canoni del genere, ma parecchio splatter e cruento, sì, e pure con intensità, strizzate d’occhio e fantasia. A livello visivo, ma pure intimo. Ancora meglio, quindi! E parimenti terrificante… Senza badare a sgradevolezze quali il politically correct.
Anche se quello che ho amato di più io sono i riferimenti esoterici – parecchio mixati – che vanno dalle Sefiroth alla mitologia Maya, passando per il linguaggio Enochiano di John Dee, con amene commistioni fantascientifiche e suggestioni dal sapore lovecraftiano, che mi hanno ricordato i fasti di The Invisibles...
C’è di tutto, in effetti, ma condensato. E il lettore si sente sopraffatto, travolto e cannibalizzato, sollazzandosi nel sottotesto magico, che una cosa dice e a mille allude, incuriosendo sempre di più... La trama, peraltro, è particolarmente stratificata, carica di input e di inversioni, di spunti e di dramma, mentre Morrison ci va giù pesante, compiacendosi della sua sadica immensità. Perché non possiamo negare che il ragazzo sia un demiurgo fuori dal comune, che ci rovescia addosso dei gran ribaltoni, ma che alla fine riesce, miracolosamente, a tirare le fila di tutto.
Che forse è meno complicato di come ci pareva all’inizio.
Oppure lo è di più.
E’ un difetto?
No. Una variante.
Lisergica e labirintica.
Strepitosamente non lineare, come piace a me.
E volutamente provocatoria.
I disegni, a proposito, aiutano, incrementando la sensazione di straniamento e disagio (non fermatevi alla copertina, sbirciate dentro): chiari, stupefacenti, meticolosi e accurati, non lesinano sui dettagli, e rendono l’atmosfera ancora più malata, come se ce la mostrassero a rallentatore sotto un microscopio, per giunta con colori brillanti, dalla luminosità quasi soprannaturale… 
Alla fine ti senti splendidamente infettato.
Non a livello fisico.
Nel tuo pensiero.

lunedì 24 aprile 2017

Trooooppi fronzoli

POSSESSIONE
di A. S. Byatt


Sottotitolo: una storia romantica. E forse il problema sta lì. Raddoppiato, in quanto, se vogliamo, le storie romantiche nella fattispecie sono due, speculari e in parallelo, quella dei due poeti ottocenteschi, lui sposato, lei gay, e quella dei due ricercatori che  ne seguono le tracce, Roland e Maud. Storie romantiche mosce, per giunta. E io alle storie romantiche mosce sono abbastanza allergica. Come pure a quelle non mosce.
Per capire: ho impiegato due anni e cinque mesi per finire sto romanzo. Che, okay, non è brevissimo, ma nemmeno troppo lungo. Siamo sulle 500 pagine circa. Di solito, se il libro mi piace, foss'anche di mille, mi è sufficiente un weekend.
Tuttavia non posso dire sia brutto. Non lo è. E' palloso, con poco mordente, troppe digressioni, descrizioni asfittiche e ridondanti, ma brutto no.
In effetti è scritto piuttosto bene, digressioni incluse, che, anzi, spesso sono la parte che ho più apprezzato e che mi hanno permesso di arrivare in fondo, nonostante tutto. Riferimenti colti, alla poesia, ai miti, alle fiabe (Melusina in particolare), un intreccio composito e mutevole, ondivago, un frasario eccellente, con bei tocchi naturistici, e una costruzione nel complesso interessante.
Però...
Però, niente, le storie d'amore, sia pure condite con alta letteratura, proprio non mi garbano. Mea Culpa. I personaggi, inoltre, mi sono parsi freddi e di maniera, non mi hanno suscitato empatia.
Le parti – numerose – con la corrispondenza – tra l'altro scritta a caratteri microscopici, che quasi mi serviva la lente per decifrarli – tra i poeti Ash e Christabel Lamotte sono atroci: non nego che ci siano pure passaggi felici, ma, a volte mi bastavano due paragrafi per scoraggiarmi. La prolissità è la regola. Trooooppi fronzoli. Che certo, sono necessari, considerati i tempi di attribuzione, ma... almeno raccontassero qualcosa di più dei sospiri... Mmm... Ad essere onesta talvolta lo fanno, ma non abbastanza spesso. Sovente, anzi, l'opera pare più un trattato documentaristico che non ha un tema preciso.
Tornando alla trama: i colpi di scena ci sono, ma ovvi e telefonati.
Tuttavia, lo confermo, non è un brutto libro. No. E ha tanti pregi, tanti ingredienti stimolanti, soprattutto a livello intellettuale. E' evocativo, erudito e ben congegnato. Le parti in poesia mi piacciono e così il tema dell'attrazione cerebrale.
Ma non mi sento di consigliarlo a nessuno, salvo, forse, ad attempate signorine beneducate con tanto tempo da impiegare, un animo quieto e la voglia di lasciarsi trasportare dai sentimenti...

lunedì 10 aprile 2017

Un tripudio di immagini

THE DEVIL – ATLANTE ILLLUSTRATO DEL LATO OSCURO
di Demetrio Paparoni


A tutti gli effetti un volume di arte. Sontuoso, seducente, forte di un tripudio di immagini e ottime riproduzioni che, come recita la copertina, viaggiano “da Giotto a Picasso, da Pollock a Serrano, dai Tarocchi ai Videogiochi” (certo, volendo fare i noiosi, sarebbe stata gradita una maggiore attenzione alla cultura Pop, e ai fumetti in particolare, ma, nel caso, le quasi quattrocento pagine del tomo non sarebbero bastate, richiedendone quasi il doppio, e comunque non si può negare che il volume sia attento altresì a suggestioni musicali o cinematografiche, oltre a quelle del mondo videoludico). 
Un libro, peraltro, assai suggestivo, che traccia, aiutato dalle fonti raffigurative più disparate (e talvolta inconsuete), un percorso stimolante, anche dal punto di vista storico-culturale.
L’argomento è appunto il Diavolo, ma visto nelle sue mille sfaccettature: come incubo o come tentatore, nell’ambito cristiano come in quello buddista, con rispetto o con dileggio, o addirittura in modo umoristico, illustrandone, al contempo, la poetica, multiforme e variegata, che spesso non è che un riflesso di noi, dell’Uomo e del suo sentire… 
Vengono dunque esaminate le continue metamorfosi che il Signore del Male subisce nell’immaginario collettivo, mettendone in luce ragioni e implicazioni, esaminandone le origini, le interpretazioni e i cambiamenti dettati tanto dalla sensibilità dei singoli artisti (Dante, Milton, Ernst, Dalì…) quanto da veri e propri mutamenti sociali ed epocali, come quelli provocati dal luteranesimo, dall’avvento del nazismo o dall’AIDS.
Il volume è perfetto dal punto di vista grafico (non solo in relazione alle immagini, ma pure a font e impaginazione, risultando chiaro e accattivante), interessante sotto il profilo contenutistico. A tratti ripercorre sentieri già battuti con linguaggio fluido e colloquiale, altre mette in luce aspetti inconsueti, inducendo a riflessioni di matrice antropologica o psicologica significative.
Un’opera di cui mi sono innamorata a prima vista e che, per quanto mi riguarda, ha colmato un enorme vuoto editoriale.
Difficile, infatti, reperire un testo equivalente, tanto più che non si limita a scandire delle tappe, ma fornisce vere e proprie elaborazioni, spiegando cause, concause e sotto testo di ogni passaggio.   
Ci voleva! 

venerdì 24 marzo 2017

Un libro prezioso

MOSTRI – BESTIARIO DEL BIZZARRO
di Christopher Dell


Spettacolo! Reperito per caso girellando on line ed acquistato sulla fiducia si è rivelato uno dei volumi sui mostri più belli di sempre, e ciò soprattutto a livello estetico!
Intanto, sebbene sia un’opera per adulti, la copertina, oltreché rigida e di buono spessore, è simpaticamente finto-squamata, quasi a simulare la pelle di una creatura draghesca.
Le pagine, poi, sono di qualità pregiata, patinate e ricche di illustrazioni a colori. Anzi, ogni capitolo presenta paginate e paginate di grandi illustrazioni attinte al mondo dell’arte e spesso assai peculiari. Nel senso che ci sono raffigurazioni conosciute, quasi obbligatorie in volumi dedicati alla teratologia, quali ad esempio rappresentazioni di Goya o di Raffaello, ma affiancate ad incisioni, sculture, affreschi e manufatti meno noti, provenienti da tutte le parti del mondo che possono costituire una novità anche per chi bazzica da anni folklore, arte, miti e leggende.
Un libro, quindi, prezioso anche soltanto da sfogliare e che, a dirla tutta, pare proprio la realizzazione di un sogno: sembra, infatti. uno di quegli stupendi pseudobiblia che vengono consultati nei film horror, coperti di polvere, pregni di antichi poteri e introvabili in libreria, solo che questo è vero, intonso e… si trova!  
Pure l’approccio contenutistico è valido ed originale e va segnalato. Riesce a raggruppare tutto lo scibile relativo alla materia in dieci super capitoli, che magari non si addentrano nel dettaglio più cavilloso, ma risultano senz’altro complessivamente completi, talvolta evidenziando persino qualche piccola perla rara (ad esempio il Tarasque, il Krampus, Lidwurm e Criptidi).
I testi sono agili, stringati, ma più vicini ad un grimorio antichizzato, per streghe e studiosi professionisti, che ad un’opera di divulgazione o ad un dizionario (io, di solito, sull’argomento mi imbatto in dizionari): insistendo, proprio in virtù dei maxi-raggruppamenti che lo caratterizzano, su affinità e corrispondenze, creando sinallagmi e tracciando, quando capita, evoluzioni storico-culturali, frammiste, sovente, a commenti e considerazioni illuminanti.
Insomma, per tutti gli appassionati, ma anche per gente semplicemente curiosa o alternativa.

martedì 6 dicembre 2016

Da mandare in sollucchero

ATLANTE DEI PAESI SOGNATI
di Dominique Lanni


Uno di quei volumi da cui, se siete me, non potete prescindere, perché esercitano su di voi un fascino pazzesco, poco importa che siano tutte informazioni che già possedete: qui vengono trattate con organicità, corredate da mappe dettagliate (a cura di Karin Doering-Froger), e impreziosite da descrizioni evocative, esplicazioni storiche, curiosità letterarie, che vi manderanno in sollucchero.
Per giunta io amo rinnovare le mie conoscenze attraverso percorsi nuovi, e questo Atlante un percorso nuovo lo rappresenta senz’altro.
Mi piace anche la sua veste editoriale: fine, elegante, con la rilegatura in tela, il formato anomalo e la suddivisione geografica, comprensiva altresì di “terre australi” e “margini”.
In realtà anche le singole voci non sono proprio scontate, e accanto alle classiche “Isole dei Beati”, “Citera” e “Auracania”, si stagliano altresì “Golconda” e “Congo”…
Certo, l’ispirazione è tratta soprattutto dalle esplorazioni o in qualche modo legate alla mitologia, laddove io avrei preferito un’opera più corposa (ammettiamolo, mastodontica) riferita non alle suggestioni che hanno interessato, sia pure nel passato, il nostro mondo, quanto piuttosto i luoghi letterari tutti, e quindi, ad esempio, Il Medio-Mondo, la Terra di Mezzo, il Paese dei Balocchi o Narnia…
Ma va bene lo stesso, e anzi, se il mio desiderio fosse stato assecondato (ma chissà, nel futuro…) avrebbero stonato i riferimenti ai veri viaggiatori, alle loro speranze, elucubrazioni, deduzioni…
Le voci, infatti, comprendono anche questo, nonché le osservazioni di storici, romanzieri ed eruditi…
E il divertente è che tra essi, accanto a Marco Polo, Pizarro ed Erodoto, trova spazio anche il mio (immaginario e per questo più prezioso) Corto Maltese!

P.S.

Ho scoperto altre pubblicazioni simili edite da Bompiani – e mi sa che dovrò procacciarmele – sono l’Atlante delle Città Perdute e l’ancor più allettante Atlante dei luoghi maledetti!!!

martedì 18 ottobre 2016

Favoleggiante

PICCOLA ENCICLOPEDIA DEI MOSTRI E DELLE CREATURE FANTASTICHE
di Orazio Labbate


Io con questi librini ci vado a nozze e proprio non posso farmeli sfuggire!
Lo so, da un punto di vista squisitamente teratologico, il volume può sembrare assai carente: intanto ci sono solo cinquanta voci, e poi, le voci stesse sono stringate al massimo, parche di informazioni…
Eppure, anche conscia di tutto ciò, non potevo perdermelo, per varie ottime ragioni:
in primis perché il testo, anche negli ambiti sopra descritti, presenta amene singolarità, ad esempio voci che, per quel che mi consta, altre opere del genere (una su tutti: il sontuoso Dizionario illustrato dei Mostri di Massimo Izzi) di norma non contemplano. Ad esempio “l’animale sognato da Franz Kafka”. Wow!
Secondo stupendo motivo di interesse sono le illustrazioni, a cura di Marco Ugoni. Eccelse e una per voce! Anche qui c’è qualche errorino (ad esempio, si vedano le Sirene… considerato che il testo si riferisce alla mitologia greca e latina avrebbero dovuto essere rappresentate in forma d’uccelli, non mezze pesce, come da iconografia medievale), ma si può soprassedere… tanto più che sti disegni coniugano semplicità e una sorta di gusto antico, cui per giunta è sottesa… oh, non so… come una vena di deliziosa crudeltà (non in tutte le tavole, ma in una buona parte), che li rende irresistibili.
Terzo: l’impostazione grafica. Chiara, precisa, fascinosa, alterna inchiostro rosso a inchiostro nero, e fa pensare ad un arcano grimorio. Davvero pregevole, e così impaginazione e copertina, per tacere delle piccole riproduzioni schierate in fondo.
Quarta, ma non ultima, ragione: lo stile dell’autore. Non asettico, impersonale e didascalico, ma piuttosto favoleggiante. Sintetico, ma non privo di corpose rotondità se non, addirittura, di guizzi e afflati poetici.
Insomma, non importa se avete già tutto: dal “Manuale di zoologia fantastica” di Borges allo “Pseudomonarchia daemonum” di Johann Wier.
Questo volumetto è comunque stuzzicante e indispensabile.

E bello, anche solo da soppesare.

lunedì 12 settembre 2016

Fantasie pittoriche e poetiche

IL LIBRO DEI SIMBOLI
Ed. Taschen


Uno di quei libri che quando incontri ti fulminano per la loro curatissima estetica: copertina rigida, opportunamente spessa, un miliardo di illustrazioni a colori, ricercate e non di repertorio, comodissimi segnalibri in stoffa, e una “gestione delle pagine” pratica e intelligente...
Io sono una discreta consumatrice di dizionari e opere sui simboli, ma devo dire che anche in quanto a contenuti questo volume è davvero peculiare: attentissimo alle suggestioni artistiche, non ha interesse a procedere secondo canoni divulgativi, invece mira ad incantarti, quasi avesse lo scopo di aiutarti a trovare il “tuo” simbolo, piuttosto che limitarsi ad erudirti su quelli già esistenti.
Non ti scarica addosso degli input, invece ti guida attraverso fantasie pittoriche e poetiche, facendoti immergere a poco a poco nella dimensione complessa e ambivalente di ciascun archetipo, aiutandoti a coglierne aspetti positivi come negativi, il tutto con estrema placidità e dolcezza.
Alcuni passaggi sono effettivamente pura, serena bellezza, e le stesse immagini, non sono corollario, ma vero e proprio completamento di ogni definizione, i cui confini sono tra l'altro amplissimi.
In quanto alla suddivisione strutturale è un po' bizzarra: niente ordine alfabetico, ma una sorta di fluido percorso per argomenti, che affronta i vari argomenti procedendo per corrispondenze, assonanze, echi e incanti...
Le singole voci (alcune piuttosto insolite, altre classiche) sono di per sé abbastanza esaurienti, anche se non sempre, ad esempio, si peritano di spiegare i miti di riferimento in modo dettagliato, assumendo, io credo, di rivolgersi a persone già esperte. Di fatto, tuttavia, l'opera è fruibile anche dal profano, soprattutto perché i suoi intenti, ribadisco, non sono non immediatamente riconducibili all'informazione, ma più improntati ad un vasto discorso di approfondimento e incanto.
C'è, questo sì, qualche mancanza (ad esempio, viene ignorata la croce, che, tra l'altro, è uno dei simboli più rappresentativi e complessi), per contro, però, si fa molta attenzione a riferimenti a campi quali psicologia, filosofia, etimologia... Quindi può capitare, facendo un confronto con opere simili, che non si trovi un concetto “tradizionale”, ma che si scopra un'infinità di nozioni nuove.

In quattro parole: originale, sui generis, stupendo.

martedì 6 settembre 2016

Un gioco di specchi

IL MONDO ESTREMO
di Cristoph Ransmayer


Romanzo originalissimo, che mescola realtà e fantasia, mitologia greca e mondo attuale, creando, in un'atmosfera di sospensione esterrefatta e titanica, una serie di corrispondenze che straniscono, intrappolandoci in una tela di illusioni e tragedie dai contorni indefiniti.
All'inizio ho faticato ad entrare nell'ottica: queste reinterpretazioni mi confondevano e mi sembrava di perdere i miei appigli... Anche lo stile, potente, denso di afflati poetici, ma assai descrittivo, mi disincentivava...
Ma presto, appena ne assimiliamo il ritmo, la prosa diviene un fiume in piena, un flusso costante, dal frasario ricercato, di cui non possiamo più privarci... E pure le vicende, che si dipartono dalla ricerca del poeta Ovidio da parte dell'amico Cotta, per intrecciarsi ai drammi, talvolta feroci e spietati, dell'isola di Tomi, in cui il poeta si è rifugiato, una volta esiliato da Roma, a poco a poco ci sedurranno... Gli abitanti di Tomi, oltretutto, ricalcano i protagonisti delle Metamorfosi, opportunamente traslati e rivisitati, e le loro cruente, selvagge infelicità.
Eppure molto si discosta dai nostri ricordi scolastici o successivi, alcuni miti vengono rielaborati attraverso proiezioni cinematografiche, non mancano fotografie, ma nemmeno riferimenti all'epoca augustea, tuttavia anch'essa rimaneggiata...
In fondo al volume, inoltre, spicca un preziosissimo dizionarietto, che non solo ci aiuta a raccapezzarci tra gli innumerevoli personaggi, ma pure a confrontare variazioni e fonti, in un gioco di specchi che sarà divertente ripercorrere persino in ordine alfabetico, una volta portata a termine la narrazione.

Un'avventura davvero peculiare, che ne contiene molte altre, e che si fa più avvincente con l'approssimarsi alla sua conclusione.

giovedì 11 agosto 2016

Un patrimonio incredibile

ELFI, FATE E POOKA
di Wirt Sikes


Vale a dire “Folklore, mitologia, leggende e tradizioni fatate del Galles”.
Si parla, dunque, dei Tylwyth Teg, cercando di darne una classificazione, per quanto arbitraria (Elfi, Fate delle Miniere, Fate delle case, fate dei laghi e dei corsi d’acqua, Fate delle Montagne) ed al contempo di non perdere la meraviglia del racconto, indugiando su storie e testimonianze, effettuando confronti con Shakespeare, e prestando attenzione a varianti e motivi ricorrenti, soffermandosi altresì sulle abitudini delle Fate, sulle loro origini, su musiche e anelli fatati.
Un patrimonio incredibile, che può avere connotazioni fiabesche e gentili, come buffe e bizzose, o addirittura virare in contesti diabolici, quasi in stile horror, sicuramente inquietanti, che possono far rabbrividire più di una novella di Stephen King...
E se in principio la prosa dell’autore potrà apparirci desueta e datata, appena ci addentreremo nella materia la troveremo invece scorrevole, semplice e perfettamente adatta all’argomento. Con un tocco antico, a colorir le trame, ma tale da non comprometterne la freschezza e la magia.
Lettura gradevole, quindi, curiosa, per un volume breve ma esauriente, che vanta pure qualche illustrazione in bianco e nero. Unica difficoltà, forse, i nomi gallesi, spesso impronunciabili e poveri di vocali, ma suggestivi e non privi di una loro melodiosità.

Un’opera peculiare, che sa di svago, ma anche di erudizione, che può essere letta dai neofiti – il lettore viene infatti guidato con pazienza nei meandri delle leggende e dei miti – come da chi del tutto a digiuno di folklore non è, visto che è abbastanza dettagliata da rivelare, magari, qualcosa di nuovo, e che comunque ha il pregio di essere sistematica e puntuale.

venerdì 9 ottobre 2015

Si alternano gioiosamente avventura ed orrore


ODISSEA
di Omero
 
 
Seguito ideale dell’Iliade, questo poema narra, com’è noto, delle traversie di Ulisse, reduce dalla Guerra di Troia, per tornare a casa, a Itaca, dalla povera moglie Penelope, insidiata dai Proci, e dal figlio Telemaco… L’eroe, infatti, in balia del volere degli dei, è il solo greco che, dopo nove anni, non sia ancora riuscito a congiungersi con i suoi cari…

Per valorizzare al meglio i pregi dell’opera, soprattutto a livello poetico, consiglio la traduzione del Pindemonte, davvero indispensabile nei cosiddetti “punti noiosi” (e qui mi richiamo al post del 12 febbraio 2014 relativo al’Iliade, perché più o meno la questione è la stessa)…

Intendiamoci, la parte vera e propria dedicata al viaggio di Ulisse è una meraviglia e non richiede particolari sforzi: ci sono splendide creature mostruose (Scilla, Cariddi, le Sirene…), maghe tremende e possessive (Circe, ma se vogliamo anche la Ninfa Calipso), e persino amene perle splatter (si vedano le descrizioni relative a Polifemo), in più si alternano gioiosamente avventura ed orrore, incursioni “fantasy” e sense of wonder, e la lettura è avvincente e piacevolissima… La difficoltà, però, è arrivarci, qui, perché ci vuole un po’ per giungere al fatidico viaggio.

Omero nell'interpretazione del nostro vignettista

All’inizio, infatti, più che di un’Odissea (e qui cito la mia vecchia letteratura greca) si tratta di una Telemachia, visto che il poema, nei primi quattro libri, è incentrato, appunto, sul personaggio di Telemaco e sulle sue difficoltà con i malvagi Proci... E, personalmente, per quanto interessante sotto molti profili (ad esempio quando andiamo a bussare alla porta di Menelao, per avere notizie), non è proprio appassionante.

La faccenda, però, si ribalta in fretta, a partire dal V libro (fino al XII), quando, appunto, Ulisse narra delle sue peregrinazioni (e devo dire che ci sono alcuni passaggi davvero potenti e magistrali)!

L’ultima parte, d’altro canto, dedicata al ritorno dell’eroe (con abbondanza di momenti sentimentali e commovente), e, soprattutto, alla macchinosa (per i miei gusti), ma esaltante, vendetta nei confronti dei Proci, vanta un ritmo più altalenante, ma complessivamente buono, nonostante alcune lungaggini superflue... tuttavia sempre sublimate dalla poesia.

Il più, dunque, è superare la Telemachia, poi si va abbastanza in discesa, e con entusiasmo!

Sinceramente, in gioventù l’Odissea mi piaceva assai più dell’Iliade: mi appariva più varia, più movimentata, più “fantastica”… Adesso, invece, forse perché mi sono resa conto che la parte fantasiosa non è poi così cospicua (sebbene più bella di quanto mi fossi immaginata), sono più orientata per l’altro capolavoro omerico, soprattutto grazie al montaggio più efficacie, al maggior numero di personaggi e alla maggior varietà di vicende umane…

Ma ovviamente l’ideale è leggerli entrambi, magari di seguito, sebbene, a mio avviso, anche a livello poetico (forse grazie all’eccezionale traduzione di Vincenzo Monti), l’Iliade risulti comunque superiore (ma questa è la mia opinione).