Se ti è piaciuto il mio blog


web

martedì 31 dicembre 2013

Alla frutta...


IL RAPIMENTO

Oggi non mi sento ispirata per scrivere alcunché, ed in effetti ultimamente sono un po' alla frutta... Indi, soluzione pigra: si ricicla un vecchio disegno e si spendono due parole in merito: et voilà!

 
Mu, il soggetto (come quasi sempre) è tratto da un quadro del Romanticismo, forse di un autore inglese... Il formato è più grande del solito, in quanto non è un normale F2 (album da disegno standard), ma un F4 (“album raddoppiato”)... (N.B. linguaggio approssimativo). Quando il Mio Perfido Marito lo ha scannerizzato, quindi, non ha potuto procedere in un'unica tranche, per cui i colori risultano leggermente pasticciati nei punti di congiunzione. Amen.

A parte questo, il disegno risale all'infanzia del Ragno che mi chiedeva sempre: “Dove la portano?”, riferendosi alla povera fanciulla. La risposta cambiava secondo la giornata (troppa noia rispondere sempre la stessa cosa ad un bambino “iperdomandifero”), indi non so quale sia il suo destino, esattamente... Se devo decidere secondo il mio umore di questi stressanti giorni: al macello! Dove le sue braccine ciccioline e il suo pancino rotondetto verranno affettate e aromatizzate con erba cipollina per nutrire il popolo fatato. Oh yeah! Ma chissà, può darsi che il cavalierelefante sullo sfondo la salvi... O qualche buffa creatura, magari...

lunedì 30 dicembre 2013

Le delizie di Natale


REGALI DI NATALE BIZZARRI FATTI CON UNA PUNTA DI SADISMO E DUE DI DIVERTIMENTO...


 
Ormai sta diventando un classico, il giorno di Natale, appena prima del pranzo, vedere il Ragno e il nostro unico cugino appartarsi in camera di mio fratello sghignazzando e trafficando con nastri, nastrini ed un'aria particolarmente losca. Stanno preparando il mio regalo.

Nulla per Androide o Chiccachu, nulla per Pater, Mater, zii o nonna... Nulla per il Mio Perfido Marito... Solo un regalo per me, da scartare dopo mangiato, con solennità, al cospetto di tutti i parenti divertiti, scandalizzati o increduli, a seconda.



Ammetto che di norma, dopo, rido per un paio di minuti buoni.



Ecco le delizie ricevute negli ultimi anni:



2010: mascherato da pacco postale con tanto di francobolli, giunge una bella confezione che mi viene recapitata direttamente dai due rei. Dentro una bambolina voodoo professional trapunta di spilli e con i miei capelli attaccati. Allegato, un biglietto: “Ti abbiamo fatto la fattura!”



2011: Questa volta, con commozione, noto che il mio dono consiste in una tessera prepagata di un negozio di abbigliamento che non mi piace. Però, wow, anche se non ci comprerò mai niente si tratta di un regalo vero, fatto con affetto, con il cuore! Che teneri 'sti due piccoli! ...Non finisco di pensarlo che vedo il loro occhietto maligno sprizzare gioia malsana: Ha! Ha! La tessera non è carica! Ci sono ben 0,00 Euro dentro!



2012: Dopo aver aperto una scatola splendidamente infiocchettata, ne trovo un'altra, e poi un'altra... E così di seguito per un po'. Nell'ultima una scritta, qualcosa di delirante sul fatto che pensavano finisse il mondo (si veda profezia dei Maja) e quindi hanno trovato più sensato non comprare niente!



2013: Un orsetto di peluche a tema natalizio impalato su uno “stuzzicadenti gigante” e decapitato, con tanto di sangue finto disegnato con il pennarello. Sullo stecco un messaggio: “Spero che tu capisca”! Fico.

domenica 29 dicembre 2013

L'Inferno degli spellati vivi...


PROFANI CON PREGIUDIZI


Io odio un mucchio di cose (peggio di Puffo Brontolone o di Brontolo il nano di Biancaneve), ma i “Profani con pregiudizi” occupano un posto speciale nel mio cuore... Anzi, nel mio intestino... Quello più marrone di tutti!

Alludo in particolare ai cerebrolesi che, con un misto di spregio e supponenza, o, peggio, con un patetico sorriso di scherno (rivelatore del loro abisso culturale), dichiarano che i fumetti (la Nona Arte!) sono spazzatura (c'è anche la variante “spazzatura per bambini”). ...Naturalmente senza averne mai letto mezzo, o avendo al massimo dato una sbirciata a qualche serie popolare... Come a dire: “ho letto due Harmony, la letteratura fa schifo!”.

La verità, in effetti, è che di norma questi inutili dissipatori di ossigeno sfogliano giusto la guida Tv e qualche quotidiano, anche se purtroppo esistono anche specie acculturate... Però attenzione: costoro hanno la tendenza a millantare!

Ad esempio, uno di essi, dopo aver suscitato la mia ira, ha risposto, sperando di rabbonirmi, che dovevo leggere semmai “L'idiota” di Dostoevsky, che parla di lui... Al che io – che “L'idiota” l'ho già letto – ho replicato che non notavo somiglianze tra lui e il Principe Myskin (appunto il protagonista del romanzo, definito idiota, non perché sia scemo, ma in virtù della sua profonda ed inconsueta sensibilità e del suo incondizionato amore per il prossimo)... La battuta non è stata colta, e quando l'ho spiegata (possibilissimo che uno non si ricordi un nome), sono seguiti balbettii sconnessi ed un improvviso impegno urgente da assolvere... Bha!

Spero che questi imbecilli, la cui pochezza non finirà mai di sorprendermi, siano condannati all'Inferno degli spellati vivi...

Intendiamoci, uno può leggere o non leggere quello che vuole, ma non per questo è legittimato a denigrare ciò che non conosce! In questo risiede la vera ignoranza, a cui, temo, non si può porre rimedio neanche studiando sino a consumarsi gli occhi.

Ultra-bha!

P.S.

Si vede che le Feste mi mettono di buon umore?

sabato 28 dicembre 2013

I predatori dell'arca perduta


 
Salve a tutti e Buone Feste!

Ho in mano l'ultimo numero del Natianal Geografix che parla di una scoperta eccezionale, vediamola insieme...


ECCEZIONALE ESCLUSIVA. SCOPERTO IL PUNTO G.

Il famoso archeologo Indio Johnny ha recentemente rivelato in una conferenza stampa di essere riuscito a localizzare quello che per gran parte dell'Umanità è equiparabile al mito di Atlantide e Mu.

Dopo aver vagato nelle incolte foreste nere, aver circumnavigato i lobi ed aver attraversato gli stretti, il professore sembrava ormai disperso sui monti di Venere, quando l'oggetto della sua ricerca ha iniziato ad emettere segnali. Mr. Johnny ha così capito di essere vicino all'obiettivo e con spirito di abnegazione ha continuato la sua opera di sfregamento fino a quando il reperto è venuto alla luce.

Attestati di stima sono giunti dagli archeologi di tutto il mondo. Ora un gruppo di eminenti soloni sta cercando di ricreare le stesse situazioni in cui si è trovato il professor Johnny prima di giungere all'incredibile scoperta.

In Italia, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha dichiarato: <<E' stata dura, ma ormai si vede la luce alla fine del tunnel>>.

L'ex ministro Mariastella Gelmini ha commentato: <<Io l'ho sempre saputo>>.
 


Un abbraccio

MPM

venerdì 27 dicembre 2013

L'orrore agghiacciante


IL CICLO ROMANO DI COLLEEN McCULLOUGH

 
Sei romanzi storici che comprendono le figure di Mario, Silla e Cesare, e in più, se vogliamo, il settimo, su Antonio e Cleopatra. Bellissimi, multiformi, sfaccettati!

Si va dalla fine del II secolo a. c. sino al 27 a.c..

I grandi personaggi che tutti siamo stati costretti a studiare a scuola ora prendono vita e sono portatori di passioni, di difetti, di idiosincrasie e soprattutto di emozioni. Anche Roma diviene respirabile e concreta, e così la romanità, di cui impariamo a conoscere la realtà quotidiana, come quella politica, militare o forense, la mentalità, i pregiudizi, le superstizioni... Il mos maiorum. Ma scopriamo anche come trascorrevano le giornate le matrone, quali piatti erano considerati i più prelibati, come percorrere il cursus honorum... E quasi ci chiediamo se è la Storia a divenire romanzo, o il romanzo a divenire Storia... Perché non ci sono solo eventi eclatanti e battaglie, e perché questi non scaturiscono all'improvviso in una successione di date, ma sono il frutto della combinazione di un'infinità di eventi...

E poi ci sono i cosiddetti comprimari. Di alcuni magari abbiamo già sentito il nome, come Aurelia, la madre di Cesare, o Iulia, sua zia, o Servilia, la madre di Bruto, ma qui riusciamo a coglierne la personalità, qui si mostrano a noi come individui, complessi e variegati... Ne comprendiamo il peso anche quando restano nell'ombra.

Ne ameremo alcuni, ne odieremo altri, in qualche caso cambieremo idea, ma sempre ci colpiranno. Tra tutti troneggia Cesare, naturalmente, che incontriamo sin da bambino, il più giusto, il più affascinante, ma non l'unico. Sono così tanti i Grandi del tempo! Cicerone, Catone, Pompeo! E che sorpresa Silla, dal catalizzante lato oscuro! E Scauro, Princeps Senatus, dallo spiccato senso dell'umorismo! Alcuni così lontani dall'immagine “scolastica” o cinematografica, o da Shakespeare...

Lo stile della McCullough è molto dettagliato, e magari in principio può non risultare appassionante (specie se si legge prima il secondo volume e poi il primo, perché si è troppo impazienti per aspettare che arrivi in libreria l'opera completa), apparendo quasi documentaristico. Non indulge sulla storia d'amore quanto sulle difficoltà di rifornire le legioni mentre sono in guerra. Ma quando si entra nell'ottica, quando ci si abitua alla prosa scorrevole ma capillare, ecco, allora non manca proprio nulla. E si sfiora l'Epica.

P.S.

Una cosa che mi è rimasta impressa è l'efferatezza di certi episodi, l'orrore agghiacciante e disumano insito in essi... Che pure, sui libri di scuola, sembravano così... asettici, rapidi, puliti. Sapevo di Fulvia e della lingua di Cicerone, e di Pomponia e del “barbecue a base di schiavo” autocannibale, ma tutte quelle decapitazioni, quelle teste sui rostri... Peggio de “Il Trono di Spade”! E quanto spesso! E questa volta, a differenza che al Ginnasio, non di sconosciuti si tratta, o di nomi sulla carta, ma di persone che per un certo tempo “abbiamo frequentato”!

giovedì 26 dicembre 2013

Una famiglia disfunzionale


LITTLE MISS SUNSHINE

(2006)



 
Il tema del film è il confronto perdenti/vincenti (“la vita è tutta un fot#°to concorso di bellezza”), che ha come protagonista una famiglia disfunzionale e tragicomica al massimo: padre logorroico e irritante, fissato con “I 9 passi”, una tecnica di sua invenzione per arrivare al successo (che a lui non arride), figlio quindicenne volontariamente muto (per Nietzsche) che odia il mondo e se stesso, nonno eroinomane e pornofilo, zio aspirante suicida... Ce n'è per tutti! La bimba di casa, però, Olive, sette anni, tenerissima e innocente, ha la possibilità di partecipare come candidata al concorso di “Piccola Miss California”, così, volente o nolente, la famiglia (di Albuquerque) si precipita in pullman in California, per iscriverla... Il viaggio sarà lungo e ricco di disavventure che porteranno squilibri e disarmonie, che permetteranno ai rapporti di ridefinirsi, che distruggeranno sogni e speranze, e che consentiranno ad ogni personaggio di confrontarsi con se stesso imparando ad accettarsi, fino a che, alla fin fine, l'unica cosa che resterà alla famiglia, scalcinata come il pulmino su cui viaggia (che deve essere spinto, per riuscire a partire), sarà proprio il concorso di bellezza di Olive. Ci saranno innumerevoli imprevisti da superare, solo che... La piccina non sembra esattamente una Miss, benché sia deliziosa...

Il film è dolce, fa impazzire dal ridere (il numero che Olive ha preparato per il concorso sopra tutto), a tratti corteggia la commedia nera, e regala momenti di malinconia e riflessione (come spiega lo zio, il più eminente studioso di Proust d'America, cacciato dall'università dopo che il suo ragazzo si è messo con il suo peggior nemico, il secondo più eminente studioso di Proust d'America, Proust era uno sfigato totale. Niente donne – era gay, in un'epoca in cui gli omosessuali non erano proprio ben visti – niente amici, niente lavoro, veniva deriso e preso in giro da tutti, e ha passato vent'anni a scrivere un solo libro che non legge quasi nessuno... Tuttavia – secondo lui, io dissento – Proust è forse il miglior scrittore al mondo dopo Shakespeare... E Proust, alla fine della sua vita, ha detto di essere grato alle sue sofferenze perché lo hanno reso quello che è, mentre i pochi anni di felicità, quelli sono stati sprecati, perché non lo hanno arricchito per niente...). Questa, se vogliamo, una delle letture possibili.

La pellicola finisce male e finisce benissimo. Perché quello che conta è solo volersi bene. E' vero, può sembrare scontato, ma non così tanto alla fine del percorso tracciato con la famiglia Hoover...

Ottimo cast (mai visto uno Steve Carell così!), splendida trama, colpi di scena insospettati e stupendi... davvero un film meraviglioso, pieno di freschezza e di verità.

Nel Blu-Ray ci sono un po' di finali alternativi...

mercoledì 25 dicembre 2013

Il grassone vestito di rosso


IL NATALE

 
Non abbiamo mai avuto un buon rapporto, io e questa festa: l'ho sempre trovata il top dell'ipocrisia e della noia, e ho sempre cordialmente detestato il grassone vestito di rosso, le stupide illuminazioni, la programmazione televisiva particolarmente deprimente (quando guardavo la Tv)... Perché?

E' la domanda che mi ha posto il Mio Perfido Marito (dandomi del Grinch) quando ci siamo conosciuti: lui adora il Natale! E, in effetti, scavando dentro di me, non è che proprio abbia trovato una risposta, in fondo mica siamo tutti ipocriti (che mi importa delle vecchie farisee?) e, in generale, la mia famiglia ha sempre vissuto la festività come un'occasione per stare insieme, mangiare con godimento, e (noi giovinastri) agire da elementi disturbatori... E poi, a rifletterci, adoro le vacanze (quest'anno non le ho, sigh!), mi piace ricevere regali e anche farli, quando sono sentiti (quindi, nel mio caso, in 15 casi su 16)... Per il resto, va be', non amo il panettone (a meno che sia di pasticceria), il cadavere di abete decorato, gli auguri meccanici, però... Però non tutti gli auguri lo sono, il Presepe è una goduria (di norma in quello a casa dei miei il Ragno inserisce soldatini, dinosauri, e il trenino elettrico) e alcune tradizioni natalizie (le slinguate sotto il vischio, ad esempio) sono simpatiche... Quindi???

Quindi mi sono autopsicoanalizzata e ho trovato almeno due nodi gordiani risalenti all'infanzia...

Il primo è un sogno ricorrente che facevo sempre nel mese di dicembre... Premettendo che da piccula, sotto certi aspetti, ero vergognosamente viziata (sotto altri profili il clima era da lager) ed in più, avendo schiavizzato i miei fratellini (Chiccachu e Androide, il Ragno è arrivato molto dopo), ricevevo il triplo dei regali previsti perché la regola era che tutto era mio (lo so, ero un mostro)... Ecco, il sogno che facevo era questo: Gesù Bambino, povero e denutrito nella stalla, mi diceva: “oggi è il mio compleanno... perché i regali li ricevi tu? Perché a me niente? Perché?”. Era un supplizio. Mi svegliavo di soprassalto mezza terrorizzata. A pensarci ex post, direi che covavo un certo senso di colpa... Del resto avevo l'ansia di finire all'Inferno e a otto anni temevo di fare la Comunione perché pensavo che dopo l'assoluzione dei peccati non avrei dovuto commetterne altri, se avessi voluto salvare la mia anima. E io li volevo commettere! Quindi ero perduta...

Il secondo è un tema che capitommi in quinta elementare. Il titolo era: “Perché mi piace il Natale”. Ebbene, io ero piuttosto brava a scuola, i temi erano la mia specialità e avevo un'adorazione per la maestra... Ma pensavo che quel compito fosse una specie di supercazzola e così, il mio svolgimento, era stato un miserabile: “Perché è la nascita di Gesù Bambino”. Due righe due per espiare i miei incubi e per guadagnarmi il diritto di trascorrere il pomeriggio a giocare e a intossicarmi di cartoni animati (il mio tema medio viaggiava sulle sette-otto pagine).

L'indomani, in classe, orrore! I miei compagni, che di norma producevano due paginette striminzite, si erano profusi in descrizioni, in racconti, in tradizioni familiari, toccando mediamente le quindici-venti pagine. Ecco perché la maestra aveva assegnato il compito con due settimane d'anticipo! My God! Che vergogna!

Non ricordo come fosse andata esattamente, ma il mio imbarazzo, prima e durante la consegna dei quaderni, quello non lo scorderò mai...

Va mu.

BUON NATALE A TUTTI!

P.S.

Spero che Babbo Natale si fratturi le gambe e finisca bruciato nel camino!

martedì 24 dicembre 2013

Atmosfera decadente


LA STANZA DEL VESCOVO
di Piero Chiara

 
Peculiare commedia a base di corna e avventure galanti, che poi cambia registro e si tinge di giallo, e quindi si incupisce, colorandosi di nero e di rosso. Rosso sangue.

Siamo sul lago maggiore, nel 1946, e ci piace veleggiare. Siamo uomini di mondo, benestanti, senza pensieri, e, insomma, nulleggiamo, ci concediamo qualche avventura galante, e intanto facciamo la conoscenza con Temistocle Mario Orimbelli, simpaticissimo e alla mano, un po' più anzianotto di noi, con una brutta e ricca moglie bisbetica (che di cognome fa Berlusconi, Uh! Uh!), che lui non ama. Ma ha dei pregi, la vecchia arpia, ad esempio è sua la lussuosa villa sul lago in cui cordialmente i coniugi Orimbelli ci daranno ospitalità (nella stanza del vescovo, appunto, detta così per via della presenza degli abiti dell'avo della padrona di casa) in modo che noi e il gagliardo marito, che dell'adulterio si fa un baffo, diveniamo compagnucci nelle nostre imprese mondane... Nella villa risiede anche Matilde, la bella cognata dell'Orimbelli, mentre lui, anche se non ce lo rivela subito, custodisce un segreto remoto, perduto nei meandri della guerra...

Che diavolo, il libro mi è piaciuto! Bella l'atmosfera decadente, suggestiva l'ambientazione: i luoghi diventano vivi e li assapori attraverso la carta, scrutando il lago in tutti i suoi riflessi. Splendida la scrittura, asciutta e fluida, ma incline alla bellezza, con screziature e vertigini lessicali... La trama in se per sé non è originalissima, ma è perfetta così, e la diviene, originale: per la sua semplice autenticità, che non mira a stupire a tutti i costi, ma che tuttavia sorprende, intriga, incuriosisce... Per il magnifico e inaspettato crescendo, con un occhio a vizietti di provincia e uno alla satira della borghesia, per i personaggi, volutamente orribilini e senza valori, di cui però ti affascina la psicologia, e soprattutto, per me che adoro gli ibridi, per il graduale cambio di registro, per il passaggio dalla farsa alla tragedia. Non repentino, non forzato, ma non per questo non meno traumatizzante. Alla fine resti lì, con la bocca un po' aperta, incapace di gridare, ma con un mezzo urlo che ti si ferma in gola.

E quando il finale ti pare già scritto, la pagina viene voltata di nuovo.

lunedì 23 dicembre 2013

Ampio respiro


I PILASTRI DELLA TERRA
di Ken Follett

 
Commerciale? Magari sì... ma è strepitoso!

Romanzo storico ambientato nell'Inghilterra medioevale, splendidamente e ferocemente resa (ma sul finale veniamo condotti anche in altre parti del mondo), dai toni epici e coinvolgenti, irti di passione, di misteri, di altra e più imperante passione. Verte attorno all'edificazione di un sogno, di una cattedrale, con tutte le complicazioni e le implicazioni che ciò comporta: cospirazioni, sentimenti, vendette, religione, guerre, ambizioni, e ci permette di respirare l'aria dell'epoca attraverso piccoli e grandi avvenimenti, senza annoiare mai.

Il suo massimo pregio però sono i protagonisti: tanti, intensi, carismatici (i miei preferiti Lady Aliena, Jack, e il priore Philip. Mentre Ellen, per quanto interessante, proprio non mi attrae), le cui vite sono destinate ad intrecciarsi per oltre cinquant'anni: abbiamo gli eroi, le eroine, gli idealisti e i cattivi, e nonostante le sconfitte e le frequenti cadute (le situazioni vengono ribaltate di continuo) ognuno è sempre pronto a rialzarsi e a lottare, anche nei momenti più neri. Benché siano tutti ben caratterizzati, alcuni personaggi sono destinati a salutarci ben prima della conclusione, lasciando nei lettori un senso di vuoto improvviso, ma senza che questi si sentano traditi o che le morti appaiano gratuite. Il romanzo in questo senso è realistico e non ci risparmia (anzi, in certi punti quasi se ne pasce) le violenze e le ingiustizie tipiche dell'epoca. Non mancano però nemmeno i momenti positivi: la solidarietà, la bontà, l'amore. Naturalmente molto, molto travagliato.

L'opera è di ampio respiro dipanandosi per circa un migliaio di pagine, ma il ritmo scorre fluido, incalzante e la vera difficoltà, se mai, è interrompere la lettura. Solo nella parte relativa al “pellegrinaggio di Aliena” ho avvertito un po' di stanchezza, una caduta di tono, ma poi la narrazione è ripresa lesta premiandoci con un finale soddisfacente.

Esiste anche un seguito, “Mondo senza fine”, ambientato circa 200 anni dopo. Carino, ma non mi ha coinvolta allo stesso modo, né a livello di trama né di personaggi, che conservano un legame flebile con quelli che abbiamo imparato ad amare. Non mi ha emozionata, si è limitato ad intrattenermi per un po', sotto l'ombrellone, sforzandosi di replicare un formula vincente, spesso ripetendosi. Peccato.

domenica 22 dicembre 2013

Unpolitically correct


TED

(2012)


La trama è scontata, a tratti noiosilla, frequentemente fastidiosa, la storiella d'amore viaggia tra lo stereotipo e il superfluo, l'orso, Ted, sembra Peter Griffin in versione peluche, in più il film è oscenamente volgare.

Però non è irreversibilmente malvagio...

Invero, alcune trovate sono piuttosto divertenti, altre, magnificamente unpolitically correct, lo sono davvero tanto... E in più – pregio enorme – questo è davvero un film nerd, ricco di riferimenti, strizzate d'occhio e citazioni... E, in fin dei conti, anche lo spunto di base è simpatico e potenzialmente interessante: quello di un trentenne (Mark Wahlberg) che ha come migliore amico un orso di pezza divenuto vivo, parlante e senziente grazie ad un desiderio esaudito durante l'infanzia... Va bene, del desiderio si poteva fare a meno (escamotage banale in modo imbarazzante), magari saltando pure la solfa del moccioso emarginato, per tacere dell'ormai trito cliché dell'uomo mai cresciuto, tuttavia la coppia funziona ed è esplosiva e spumeggiante! Due eterni bambini, in sostanza, di cui uno più peloso, con qualche difficoltà a rendersi indipendenti, costruire una famiglia ed affrontare le responsabilità... A volte gli aspetti “adulti” di Ted (l'uso smodato di cannabis, le allusioni sessuali) sono sconcertanti, ma questo, naturalmente, è uno dei punti di forza della pellicola (benché sovente sia troppo... E il troppo stroppi)... E così Sam Jones (Flah Gordon!), che a sorpresa appare!

Peccato, però, avrebbe potuto essere stupendo, invece è solo “abbastanza carino”, con sporadici accenni sgradevoli ed eccessivamente esasperati... Ma per una serata senza pensieri può andare...

sabato 21 dicembre 2013

Un'opera deliziosa, bizzarra e incantevole!


ROY MANN
di Tiziano Sclavi e Attilio Micheluzzi

 
Un hellzapoppin di paradossi, assurdità e specchi che si riflettono a vicenda, appesi in un labirinto senza porte, ma con numerosi passaggi segreti!

Il volume “Roy Mann” (io ho la vecchia edizione di “Comic Art”, ma mi sembra sia stato recentemente ristampato da Rizzoli Lizard) contiene tre episodi fantasmagorici e surreali (con una pennellata metafisica e tanta, tanta immaginazione), “In uno strano mondo”, “Orizzonti di gloria”, “Quante volte tornerai”, che compongono un'unica mini-saga, quella di Roy Mann, appunto, autore di fumetti nella New York degli anni Trenta che, in seguito allo scoppio della sua caffettiera (sic!), precipita in una serie di universi paralleli creati dalla sua stessa penna. Omaggio all'esilarante romanzo “Assurdo Universo” di Fredric Brown, in cui l'unica regola è che ogni regola può essere riscritta (quindi non sorprenderti se la tua auto comincia a volare...).

Sinceramente, è un'opera deliziosa, bizzarra e incantevole!

Si passa dal sorriso alla sottile malinconia, dal sogno all'incubo, dalla fascinazione al brivido, in mezzo ad un mare di citazioni (W Flash Gordon)! ...E poi si ricomincia, ma mai allo stesso modo!

Siamo indubbiamente al cospetto di un fumetto d'autore, tanto più che, al di sotto del godibile e frizzante significato immediato, cogliamo altre sfumature, più profonde, più preziose, che tuttavia ci lasciano perplessi perché non siamo mai certi di averle afferrate del tutto... E spesso, mentre incurviamo le labbra in un sorriso, avvertiamo un impalpabile senso di malessere, o punti di domanda che si formano in cima alla nostra testa...

Un fumetto imperdibile, con Micheluzzi al top e Sclavi al suo apice!

Curiosità: Sclavi ha copiato se stesso, nel senso che “Quante volte tornerai” è stato trasposto in narrativa divenendo l'ultimo dei quattro racconti contenuti nella sua raccolta “Sogni di Sangue”, edita da Camunia. Al posto di Roy Mann troviamo l'impiegato Ravasciò e la storia, benché sostanzialmente la medesima, assume toni più angoscianti, forse a causa dell'estrapolazione dal contesto giocoso della graphic novel.

venerdì 20 dicembre 2013

Una metanarrazione tra le più belle


IL MONDO DI SOFIA
di Jostein Gaarder

 
Dove Sofia è una ragazzina di quattordici anni, piena di domande e di curiosità (per arrivare alla conoscenza, ci insegna Gaarder, è questo il segreto: porsi gli interrogativi giusti. Le risposte hanno un'importanza sopravvalutata). Ma Sofia è anche la sapienza, la saggezza, e, infatti, quello che ci viene offerto è per metà un romanzo, per metà un manuale di filosofia (che ci fornisce le domande, appunto. Ma non le risposte, che, come insegnavano i miei prof. Al Liceo, sono invece appannaggio della religione)... L'idea è intelligente ed originale, e ai tempi (anni '90) questo libro era stato un caso letterario.

Divertente, appassionante, non troppo impegnativo.

Anche a me era piaciuto, soprattutto le parti narrative, che, in particolare, dopo un inizio tranquillo, nel finale, si fanno sempre più interessanti, surreali e fantasiose, sorprendendo e shockando il lettore in modi incredibili, intrattenendo e al contempo offrendo spunti per pensieri e riflessioni, cambiando rotta, stimolando l'immaginazione, talvolta arrivando a provocare sensazioni di totale smarrimento, di “dis-appartenenza”, di magnifica confusione... Una meraviglia! Che finisce con l'approdare ad una metanarrazione tra le più belle.

Le parti filosofiche, però, non sono riuscitissime: ancora ancora all'inizio, con i greci, che sono abbastanza semplici, ma nel prosieguo ci sono troppi salti logici, troppe omissioni, semplicizzazioni, pedanterie... E se in principio possono risultare un simpatico ripasso, finiscono col divenire davvero una pizza... Allora preferisco rileggermi l'Abbagnano: come manuale è abbastanza semplice e non presenta particolari difficoltà. Se poi uno non dovesse aver studiato filosofia, non so davvero come possa riuscire ad orientarsi da Kant in avanti... Ammesso che ci arrivi.

Neppure lo stile dell'autore è eccezionale. L'ho trovato piatto, un po' paternalistico, a tratti quasi fastidioso.

Il giudizio complessivo, comunque, è più che buono, anche se, ad essere sincera, di Gaarder ho preferito “L'enigma del solitario”. Più fluido e con un protagonista più simpatico.

giovedì 19 dicembre 2013

Squisitamente inglese


MISFITS

 
Vale a dire “disadattati”, vale a dire una delle Serie Tv più divertenti, graffianti e politicamente scorrette degli ultimi anni: cinque ragazzi/e alle prese con i servizi sociali in seguito alla commissione di piccoli crimini... Solo che, dopo un misterioso temporale (faccenda risolta sbrigativamente e liquidata in due minuti), tutti assumono bizzarri superpoteri (per dire, Alisha ha quello di “farsi stuprare”!), e con tutti intendo non solo i protagonisti, ma anche mezza città, che, in un modo o nell'altro, si troverà ad avere a che fare con loro...

Squisitamente inglese, priva della tipica patinatura americana, con personaggi fisicamente bruttarelli, oscenamente sboccati e disperatamente scalcagnati (ma tanto più interessanti e realistici per questo!), è davvero, davvero, una strepitosa ventata di freschezza e di ghignate!

A poco a poco ci si affeziona ad ognuno, mentre i ragazzi, da individui diffidenti, si trasformano in un gruppo affiatato, e quindi in amici, sebbene all'inizio sembrino uno più sgradevole dell'altro e decisamente male assortiti. I più interessanti sono Nathan (il “peggiore” in assoluto, con la lingua troppo lunga, il potere dell'immortalità e una totale mancanza di rispetto per il mondo, anche se non è poi così pessimo, in fondo... Ma bisogna grattare parecchio per accorgersene), Kelly (telepatica, brusca, schietta. Splendidamente tamarra!), e Simon (timido e introverso, malatino di mente e disturbato di brutto, col potere dell'invisibilità... ma nel corso della serie si evolverà completamente, cambiando come persona e come personaggio. In coppia con Nathan – che lo chiama Barry – fa scintille, suo malgrado.)

I dialoghi sono meravigliosi, se non ci si scandalizza per il turpiloquio, e le prime due stagioni, quelle con i protagonisti originali, sono senz'altro le più belle. C'è almeno una puntata (“lattocinesi” docet) che mi ha provocato lesioni ai muscoli facciali a furia di sganasciarmi.

Andando avanti alcuni personaggi si perdono fino a che il cast non viene integralmente rinnovato. Anche i nuovi protagonisti sono apprezzabili e il telefilm si mantiene su un buon livello (benché qualche pecca ci sia, un paio di episodi meno azzeccati, qualche incongruenza a livello di coerenza narrativa...), però io continuo a desiderare il ritorno a sorpresa di Simon e soci.

Da segnalare l'irresistibile webepisodio “Vegas baby!” con Nathan come protagonista (spassosissima la scena in cui si fa uscire un coniglio dal... ehm e la conclusione che lo vede alle prese con Rudy, “quello nuovo”).

La serie è ad episodi, ma è legata dalla continuity che ruota attorno a involontari omicidi (gli assistenti sociali hanno il triste vizio di fare una brutta fine...). Non mancano però vecchiette vogliose, scene di masturbazione, magari in coppia, sociopatici, droghe e violenza. Ma lungi dal rimanere sempre uguale a se stesso, il telefilm muta frequentemente le regole del gioco, inclusi i poteri dei personaggi.

In Italia sono arrivate su Sky le prime quattro stagioni... Resto dunque in trepida attesa della quinta ed ultima, che dovrebbe essere imminente!

mercoledì 18 dicembre 2013

Scrittrice... lavoro duro...


MISSIONE COPERTINA

 
Ho avuto un'idea per la copertina del mio nuovo romanzo, “Corpi Nudi”, e, impaziente, mi sono accordata con il Ragno per realizzarla prima che qualcuno mi ammorbasse con noiose considerazioni tecniche o si appellasse al buon senso per dissuadermi...

Alle 7.20, mezz'ora prima del sorgere del sole, io e il mio fotografo ufficiale eravamo sulla spiaggia di Pietra Ligure per sperimentare posture e angolazioni. Solo che servivano delle impronte sulla sabbia. Non c'erano volontari.

La giornata prometteva di essere bella e non c'era vento, ma siamo in dicembre e appena mi sono tolta le calze ho creduto di morire. Quando ho appoggiato i piedi sulla sabbia ero certa di essere passata a miglior vita e di star camminando sulla pelle dei defunti, ma il top è stato quando ho dovuto mettere le zampe in mare... Non è vero che in inverno è caldo! Devo aver strillato, implorando che mi venissero amputati i piedi. Il Ragno sghignazzava, adora queste situazioni.
 

Il peggio è stato tornare sulla sabbia: quella di Pietra è ghiaiosa e puntuta e con le estremità congelate risultava ancora più acuminata e io dovevo calcare bene affinché si intravedesse qualcosa. Ogni passo è stato dolore. Ne ho fatti dodici.

Ma la sabbia era pasticciata (già, nessun bagnino la rastrella in dicembre) e le mie impronte non si vedevano quasi. Abbiamo scattato un po' di foto (con me sdraiata su un asciugamano vicino alla battigia, che in un attimo si è inzuppato di umidità), ma non eravamo soddisfatti... Ci siamo procacciati attrezzi di fortuna (il coperchio di due bidoni di plastica abbandonati) e abbiamo tentato di rastrellare noi. Con risultati scarsi e discutibili. Poi ho dovuto ritogliermi le calze e rifare le impronte (Sic!)... Ma questa volta non ho avuto tempo di rivestirmi, perché il sole ha iniziato a sorgere e dovevamo cogliere l'attimo. Era la bella, quindi via il maglione (caldo... Al cappotto – più caldo – avevo già dovuto rinunciare...). Il mio braccio doveva infatti spuntare da un lato del panorama, ma, da vestita, si intravedeva la manica.

Stare sdraiata su un asciugamano fradicio, con i piedi bagnati e sabbiosi esposti all'aria è davvero tremendo, ho pensato battendo i denti, mentre il Ragno rideva. A quel punto mi sono dovuta sfilare la canottiera per modificare l'inquadratura. Ahhhhhhh!!!!!

Fortuna che non c'erano umani in giro, ho detto.

Nel mentre è passato il treno, da cui la spiaggia si vede benissimo, così mi sono pure dovuta vergognare, sperando che nessuno chiamasse la neuro (tra l'altro l'Ospedale di Santa Corona è proprio lì dietro).


Conclusione? 88 foto (il Ragno le ha intitolate “Otta nuda al mare”) su una brutta spiaggia pasticciata e ghiaiosa dall'inquietante colore scuro. Abbiamo deciso di rifarle a Laigueglia (con un thermos di the bollente), appena sarà possibile. I miei piedi sono terrorizzati. Anche se... Il Mio Perfido Marito ha giocato un po' con le foto e ha compiuto alcuni miracoli...

Non è detto che andremo a Laigueglia...

martedì 17 dicembre 2013

King non è Orwell


L'UOMO IN FUGA
di Stephen King
 

Pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman, vanta una narrazione veloce (con tanto di conto alla rovescia), congestionata, che ti mozza il respiro. Si tratta si un romanzo a metà tra thriller e fantascienza, ambientato in un futuro distopico e angosciante alla "1984", che precorre maledettamente i tempi, indicandoci, assai prima di "Hunger Games" e di "Battle Royale" (è stato scritto, infatti, nel 1982), dove potrebbero portarci i Reality televisivi...


Forse qualcuno ha visto il film "L'implacabile" (1987) con il prode Schwarzy, teoricamente ispirato da questo libro... Ebbene, a me è piaciuto un mondo, ma c'entra poco e niente con il romanzo. In comune hanno giusto il nome del protagonista, Ben Richards, e gli orrori connessi (anche se diversamente interpretati) con la Tv. Nella pellicola, però, la cosa più importante sono i supermuscoloni adorabilmente pompati del nostro eroe e il "picchia-picchia spacca-spacca". Il romanzo, invece, molto più tragico e disperato, sa essere profondo, toccante, e, pur restando legato alla fantascienza e all'intrattenimento (con tutto il bene che gli voglio, King non è Orwell), ha altresì il sapore della denuncia sociale. Il nostro Ben, infatti, è un padre di famiglia, non un militare ipertrofico che ha subito una condanna ingiusta, e pur di trovare i soldi per salvare la figlioletta malata (e impedire alla moglie di seguitare a prostituirsi per permettere alla famiglia di arrivare a fine mese), è disposto a partecipare al più tremendo, sadico e mortale gioco televisivo dei suoi tempi: "L'uomo in fuga", appunto. Alle calcagna avrà "i cacciatori", concorrenti incaricati di ucciderlo... E i bravi cittadini/telespettatori potranno aiutarli facendo la spia...


Lo spunto è davvero affascinante ed è sviluppato in modo rapido, coinciso e semplice, capace di folgorarci sia con la terribile situazione del futuro e dei suoi abitanti, crudeli, alienati, e stupidi, sia con il dramma del protagonista, eroico in molti modi, umano, e costante nel suo essere positivo.

Per certi versi la trama è simile a "La lunga marcia", tuttavia non ha la sua bellezza né i suoi meravigliosi personaggi, però si legge volentieri e nel complesso è davvero godibile.

lunedì 16 dicembre 2013

Un piacevole (e contagioso) passatempo


I CHING – IL LIBRO DEI MUTAMENTI

 
Serve per predire il futuro, la consultazione è semplice e può essere un piacevole (e contagioso) passatempo... Ma non è un semplice volume di vaticini...

Funziona con una combinazione di linee, lunghe e corte, in parte variabili, determinate dal lancio di tre monete (o dai bastoncini, a seconda del metodo usato) da cui si ricava un esagramma (o più) dal nome suggestivo, cui, a sua volta, corrisponde una frase poetica ed elegante dal significato sibillino (ma non troppo e non sempre), che va interpretata... Molti elementi ci aiutano e ci guidano, altri sono connessi alla posizione dei segni che mutano...

Prima però bisogna fare una domanda a voce alta che deve prevedere una risposta aperta...

Tendenzialmente sono abbastanza illuminista: non credo ad oroscopi, tarocchi, o alla chiromanzia (benché mi diletti di tutti, spaziando nelle varie culture), semplicemente li trovo affascinanti, un po' come l'entomologia o l'erpetologia... Ma “I Ching”, beh, come dicevo, hanno qualcosa in più... Non si tratta di superstizione, ma del tipo di interpretazione che viene richiesta al loro fruitore, la quale stimola l'inconscio e, in pratica, permette, senza quasi accorgersene, di enucleare ed esternare il recondito pensiero dell'ermeneuta riguardo all'argomento in esame. Utile, quindi, più che per svelare il futuro, a scoprire se stessi. A patto, certo, di interrogarsi da soli.

Anche utilizzare un interprete diverso può essere utile, se si vuole sapere la sua opinione su qualcosa e se questi ci conosce.

Certo, in alcuni casi c'è poco da inventare... Diversi anni fa, ad esempio, alla domanda “Come andrà la mia relazione con xxx” (in effetti poi rivelatasi disastrosa), l'esagramma era stato insolitamente univoco indicandomi: “Sventura! Sventura! Sventura!”...

Confucio lo considerava il libro della saggezza, l'introduzione del volume è di Carl Gustav Jung... significherà pur qualcosa!

domenica 15 dicembre 2013

Un carattere del BEEP


TRANSMETROPOLITAN
di Warren Ellis e Darick Robertson


Spider Jerusalem è un giornalista capace, intelligente e intuitivo, ma con un carattere del BEEP, disposto a bruciarsi la carriera per il piacere di fare una battuta.

Io adoro i tipi così: anticonformisti, imprevedibili, privi del benché minimo senso della convenienza e del pudore, estranei a qualsivoglia convenzione, terribilmente fichi e affascinanti.

Oh sì, è davvero un bel personaggio, il nostro protagonista, e basterebbe lui a fare di questo fumetto un capolavoro... Ma la serie ha altre frecce al suo arco: è ricca di inventiva, di trovate, di gag, e ci sono anche un interessante contesto fantascientifico, che riflette e ingigantisce, senza risparmiarne nessuno, i mali della società (contro la quale Ellis rivolge continuamente i suoi strali alternando un fare sornione a vere e proprie scudisciate), splendidi comprimari (adoro le assistenti di Spider) e dialoghi al vetriolo, incalzanti ed efficaci.

Insomma, “Transmetropolitan” è divertente, cinico, eversivo, ironico, goduto. Senza limiti e senza inibizioni. Eppure riesce a scuotere le coscienze, a stimolare la riflessione, ad arrabbiarsi e a far arrabbiare.

Tra una ghignata e l'altra.

Non si esaurisce in singoli episodi, ci sono una continuity e un'avvincente linea narrativa che lo vede scontrarsi con Gary Callahan, politico con tutti i difetti che può avere un politico (e direi che bastano...).

Incredibilmente gustoso.

Magnifiche, poi, le tavole di Darick Robertson, accurate, grottesche e immaginifiche.

sabato 14 dicembre 2013

Bambini grassi, con l'asma


I GOONIES

(1985)


 
Ovvero uno dei film più belli di quando ero piccula! E anche di adesso! Lo conosco quasi a memoria, ma non mi stanca mai! Del resto, io dico: se avete degli amici speciali e strani, una magnifica avventura a disposizione (nella fattispecie una caccia al tesoro), e dei cattivi buffi e canterecci che vi stanno dietro, che vi serve di più? E pensare che i pirati neanche mi piacciono... Ma vanno bene lo stesso, specie se con loro ci sono pure gag spettacolari (quella in cui la mamma della Banda Fratelli vuole frullare Chunk mi fa sempre piegare!), battute ultramitiche, l'amicizia, le canzoni di Cindy Lauper e la poesia del periodo a cavallo tra infanzia e adolescenza...

Eppure non basta ancora, perché “I Goonies” non è solo la somma di tutto questo! E' un film per famiglie, da vedere insieme in allegria, che ti tiene incollato allo schermo, ti emoziona e ti diverte, incantandoti con le peculiarità dei suoi protagonisti, uno più splendido dell'altro, compresi i cattivi! Non si possono non amare: Data (Jonathan Ke Quan) con le sue strampalate invenzioni, l'effervescente Mouth (Corey Feldman) con la sua boccaccia, Chunk (Jeff Cohen) così caricaturalmente il classico ragazzino ciccioletto da risultare irresistibile, e Mikey (Sean Astin), sognatore, leader naturale, coscienza del gruppo... Non sai quasi chi preferire! E poi, sì, c'è la Banda Fratelli completa di Slot! Ma chi sono davvero “I Goonies”? Sono gli scarti, gli impopolari: bambini grassi, con l'asma, o con troppa immaginazione... Però sono uniti fra loro, solidali, pieni di gioia e di risorse, unici, fenomenali!

Il film ha un ritmo frenetico, condito da scenette ultragalattiche fin dall'inizio (indimenticabili le traduzioni di Mouth alle prese con Rosalita, la domestica), gustose citazioni (anche nascoste) e momenti intensi, paurosi o commoventi. C'è davvero tutto, qui! Straordinario!

A proposito, curiosità: nel Dvd ci sono due scene tagliate molto carine! Okay, la piovra gigante non è granché a livello di effetti speciali, però è un piacere, a distanza di anni, quando pensavi di sapere già tutto, scoprire qualche pezzetto in più! E comunque la scena all'emporio, saggiamente tagliata perché avrebbe appesantito la trama, è davvero carina!

venerdì 13 dicembre 2013

Forte, sanguinante, doloroso.


NON TI MUOVERE
di Margaret Mazzantini

 
Lo stile di quest'autrice è incredibile! Usa tutte le parole del vocabolario, più quelle che non ci sono, e lo fa con un'incisività totale e perfetta! Riesce ad essere elegante anche mentre è volgare e la carta vibra mentre la leggi e ti si imprime nel cuore, ti ferisce, ti ammalia, donandoti la perfetta contezza di ogni sentimento, sensazione, pensiero... Nessuno in Italia scrive così, e se devo affidarmi alle traduzioni, neanche all'estero!

Per il resto, questo è davvero un bel libro. Forte, sanguinante, doloroso. Mi sono piaciuti sia trama che personaggi, ma se l'autrice fosse stata diversa, non so se l'avrei apprezzato in ugual modo. Sarebbe stato un drammone insulso, probabilmente, con troppa sofferenza per poter essere digerito.

Invece, composto dalla Mazzantini, ti scava dentro, ma senza facilonerie, senza banalità, perché ti fa sentire il sapore della vita e della morte e tu ti ci riconosci come essere umano, non importa se non hai vissuto quelle stesse esperienze. Perché le stai vivendo ora. Non importa che tu sia una persona completamente diversa. Ora la tua realtà è il libro.

Una storia d'amore bellissima, struggente, malata, crudele, piena di assurde storture... In quattro parole: il padre chirurgo si confessa alla figlia quindicenne in coma rivelando se stesso (e quello che avrebbe potuto essere se il destino glielo avesse permesso) attraverso un segreto perduto nei meandri della sua “giovinezza”, ma mai sopito, mai messo davvero da parte.

Può non sembrare granché come storia, ma affrontarla cambia le cose: ci sono colpi di scena, il personaggio di Italia, le descrizioni...

Ed è così inaspettatamente duro, così spietato.

Lo consiglio, davvero.

Uno dei pochi casi letterari che hanno davvero ragione di essere tali e che non sono solo frutto del caso o di un'operazione commerciale.

giovedì 12 dicembre 2013

Amore e coccolosità


AGENZIA TURISTICA PER PELUCHE

 
Si tratta di un'iniziativa tenerissima, assurda e curiosa portata alla mia attenzione del Mio Perfido Marito che sa quanto io ami i peluche!

Io li chiamo figli (il mio istinto materno non va oltre, sorry) e ne possiedo più di cento (che malatina, lo so!) di varie forme e dimensioni, tutti dotati di nome e personalità! Tra quelli storici ci sono il Bau (un bracchetto che si sta disfacendo, che mia nonna, ai tempi, aveva rifoderato più volte, e che è con me da quando avevo due anni), Gabriella (pinguina, da sempre molestata dal Pater, dal Ragno, e da mio cugino... Pare sia troppo simpatica per essere lasciata in pace. Ci conosciamo da oltre vent'anni.), Bruce (Cane lupo che regalommi mon amour. Sembra vero, quindi è fantastico per fare scherzi o scandalizzare l'umanità)...

Comunque, tornando a noi... Quest'agenzia di viaggi propone un tour del Giappone per peluches che potranno incontrare amici, prendere il sole, dedicarsi alla cultura e all'istruzione, e di ritorno porteranno seco un book fotografico a testimonianza delle loro esperienze... Se cliccate su questo link potrete vedere le foto! Sono una delizia, fanno morire dal ridere, e sono buffe e surreali!!!

Onestamente non ho intenzione di mandare i miei picculi all'estero, non solo perché sono troppi, ma anche perché sono una madre iperprotettiva e temo possano perdersi...

Però quest'idea è veramente spassosa! Poco sensata, magari... Ma così piena d'amore e di coccolosità!

Guardate le foto!!!

mercoledì 11 dicembre 2013

A tratti persino scabroso


AGOSTINO
di Alberto Moravia

 
Credo possa essere considerato a pieno titolo un romanzo di formazione, ma senza la magia che di solito caratterizza questo tipo di letture. Al contrario, “Agostino”, brevissimo e incisivo, è quasi crudele, rude, tremendamente realistico, crudo, a tratti persino scabroso.

Non c'è violenza, non c'è malvagità, non fraintendetemi. Anzi, le cose potrebbero andare molto peggio (si veda il personaggio di Saro). Però l'innocenza termina bruscamente, colpo su colpo, e il protagonista perde qualcosa, per sempre. Finisce l'illusione, finisce il disincanto. Senza gradualità.

Proprio per questo la sua storia – in cui, se vogliamo, ad un certo livello, non succede nulla di eclatante, ma che è eclatante lo stesso, proprio perché capita a lui, e a quell'età – risulta commovente e intensa, pungente, persino dolorosa.

Agostino ha solo tredici anni, orfano di padre, è ingenuo, dolce, adora sua madre, con cui ha un legame intimo che se fosse descritto appena meno bene ci farebbe pensare a Norman Bates. Sono in vacanza insieme, al mare. La mamma è ancora giovane e bella e tutto va a meraviglia, almeno fino a che fra loro si frappone Renzo, la cui compagnia la donna sembra gradire. Agostino no, e comincia ad essere lasciato solo. Allora inizia a frequentare un gruppo di coetanei, molto più svegli di lui, più rozzi, meno agiati, che, scopre con amarezza, considerano sua madre “una facile”.

Il rapporto familiare cambia, cambia la visione che il figlio ha di lei, il mondo di Agostino ne esce sconvolto, e lui cercherà di affrontarlo, accettando la nuova consapevolezza acquisita e crescendo, senza, per fortuna, arrivare a scoprire tutto.

Lo stile è ad un tempo lirico e oggettivo, tremendamente efficace, l'approfondimento psicologico magistrale, capace di scandagliare ogni dubbio, ogni shock, dell'animo di Agostino e di rappresentare una solitudine totale e desolante. Sublime.

martedì 10 dicembre 2013

Fa paura, paurissima!


CORALINE
di Neil Gaiman

 
In teoria è un romanzo per infanti, ma la verità è che... fa paura, paurissima! Non sto scherzando. Si parte in modo innocuo, con una ragazzina vivace e curiosa, Coraline, appunto (non Caroline), undici anni, che si trasferisce nella casa nuova con i genitori... Ma loro sono distratti, indaffarati, e lei deve trascorrere molto tempo da sola. Conosce i bislacchi vicini, esplora in giro, incontra un misterioso gatto nero, e alla fine... conosce l'altra madre. Sta al di là della parete del salotto, dietro una porticina che avrebbe dovuto essere murata, ha due bottoni al posto degli occhi e tanto tempo da dedicarle... C'è anche un altro padre, piuttosto simpatico. Tutto bene, dunque, al meno fino a che l'altra madre non le chiede di cucirsi anche lei i bottoni al posto degli occhi e di restare per sempre con lei, lusingandola con promesse e doni. Coraline si spaventa e scappa attraverso la parete, nel suo salotto, nella realtà. Ma i suoi veri genitori non ci sono più, sono scomparsi...

Il romanzo è divertente e poetico (forse il mio preferito di Gaiman dopo “Nessundove”), tinto dei colori delle fiabe, della magia dell'infanzia, incanta con i suoi personaggi bizzarri e stravaganti (che nel mondo dell'altra madre tornano “ribaltati”, e che di norma hanno qualche segreto o sono più di quel che appaiono), però è percorso da potenti sfumature horror e, come dicevo all'inizio, fa paura.

Più di un horror dichiarato, con sgozzamenti e omicidi e sangue che sprizza, perché qui il terrore si insinua piano, attraverso la bellezza e la realizzazione dei desideri più intensi, e contamina tutto, senza lasciare spiragli, solo un micio... Le cose non sono mai come sembrano e non si sa bene se quello che ci compare davanti è un nuovo inganno o una sorta di deus ex machina pronto ad aiutarci... Non sappiamo di chi possiamo fidarci, non sappiamo che cosa è vero e che cosa no... E le cose cattive sono così seducenti... Il dubbio ci lacera, e poi, diciamolo, 'sti bottoni sono davvero inquietanti.

Certo, alla fine tutto finisce bene, però non è così facile arrivarci e le illustrazioni di Dave McKean (sì, perché è un romanzo illustrato) non facilitano le cose, contribuendo ad aumentare le tensione...

Da questo romanzo anche un Cartone Animato, davvero carino e angosciante sin dai credits iniziali, e un fumetto...