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mercoledì 10 agosto 2016

Odio tutti!

LE PIETRE DELLA LUNA
di Marco Buticchi


L’ho letto molti anni fa, il mio primo libro di Buticchi.
E anche l’ultimo.
Lì per lì può non sembrare malaccio: a metà tra Wilbur Smith e Clive Cussler, cerca di sfruttarne la formula: avventura, mistero, amore, un po’ di sesso… Di buono c’è che la trama è un poco più complessa del solito, più stimolante, non lineare, con frequenti salti temporali, più personaggi e vicende che scorrono in parallelo, e quindi riesce a tenere vivo l’interesse, balzando, in particolare, tra la Roma delle Vestali (la parte migliore) e i giorni nostri, con retroscena storici approfonditi e suggestivi.
Invero, non sono mai stata una gran fan di Cussler. Con Wilbur Smith siamo partiti meglio, ma poi, quando ho realizzato che i suoi romanzi sono tutti oscenamente uguali a se stessi (cambia giusto lo schema narrativo), mi sono serenamente scocciata e l’ho bandito dai miei acquisti futuri.
Il problema di Buticchi, però, è più intimo e non è dovuto alla mancanza di innovazione.
Chi se ne cale dell’innovazione.
Si tratta di intrattenimento, e se mi diverto, tanto quanto. Mi basta evitare la spirale del copia e incolla.
No, il problema sono innanzitutto i personaggi.
Odiosi, non se ne salva uno.
Non facevo che sperare che le cose andassero loro male, e se andavano male... auspicavo il peggio. Arroganti, presuntuosi, autoreferenziali. Bleargh!!!
In secondo luogo c’è il problema dello stile.
Non posso affermare che Buticchi scriva male, di per sé. E’ rapido, scorrevole. Ma non c’è bellezza, e soprattutto, mi spiace, ma mi è antipatico pure lui. Non che sappia niente dell’autore-uomo… manco ne conosco la faccia, non ho preconcetti, né lo associo a nulla… E’ solo che dalla tua prosa qualcosa di te trapela, e quel che trapela qui non mi piace. Mi sa di supponenza. E sento l’avversione.
La trama alla base, però, non è brutta. Anzi, si nota un certo sforzo, una certa capacità di elaborazione. La storia riserva persino qualche sorpresa e la frammentazione la salva dalla mediocrità, anzi, se la paragono agli altri esponenti del genere direi persino che è cinque o sei gradini più su.
Solo che per me stile e personaggi sono più importanti. E nella fattispecie non “quagliano”.
Mi chiedo se, qualora leggessi ora il romanzo, con quindici, se non venti, anni in più sulla schiena, cambierebbe qualcosa.

Ma è una domanda oziosa, perché la voglia di verificarlo proprio non ce l’ho.

martedì 24 giugno 2014

Un mondo stupefacente e meraviglioso


DIZIONARIO DI MITOLOGIA GRECA E LATINA
di Anna Ferrari
 
 
Sono da sempre un'appassionata di storie, e quindi, oltre che di film, racconti, fiabe, fumetti e romanzi, anche di mitologia universale.

Inevitabilmente, però, quella più corteggiata è la mitologia greca (e latina, già che c'è), caratterizzata, osservo incidentalmente, da stupri vissuti con estrema naturalezza, tradimenti, incesti, atti di violenza e sopraffazioni (eh, sì!). E un sacco di horror (dai parenti serviti a pranzo come portata principale ad una ridda di magnifici Mostri sanguinari, quali la Chimera, la Sfinge, le Arpie e gli Stinfalidi, tanto per menzionare alcuni fra i più noti...) Ma anche da viaggi, scoperte e sogni. E immaginazione. In cui non c'è morale, o meglio, in cui la morale principale è: uomini guardatevi dallo sfidare gli dei, guardatevi dal peccato di Hybris, la tracotanza!

Se si riescono ad accettare questi punti cardine, la Mitologia greca si rivelerà un mondo stupefacente e meraviglioso, che costituisce la radice di tanta parte della nostra cultura e che è un piacere scoprire. Solo che dà dipendenza, e dopo che vi siete letti Omero, Esiodo, Ovidio, i tragici greci e compagnia bella non sarete ancora paghi, e bramerete altro, ripiegando necessariamente, infine, sui dizionari.

Non storcete il naso, quindi: il dizionario può essere una lettura interessante e gustosa, e, se realizzato bene, quando tratta di un tema come questo, risultare persino coinvolgente ed emozionante. Perché di fatto è una raccolta di trame e di personaggi, una specie di multi-romanzo, se vogliamo, sulle origini del Mondo e sulla sua fine, ma con in mezzo un mucchio di avventure che si intrecciano, si sfiorano e si sovrappongono.

Tra quelli (numerosi) che ho letto, questo di Anna Ferrari (oltre 800 pagine) è senz'altro il più esauriente e rigoroso: non si limita a descrivere le gesta e gli attributi degli dei e degli eroi principali, troviamo anche i personaggi minori, le comparse, le Graie, il nome del Minotauro, le località più remote...

In più, abbiamo un po' di collegamenti con i Miti in chiave “moderna”, ad esempio grazie agli attenti riferimenti alla reinterpretazione dantesca.

E poi, in ulteriore aggiunta, una serie di argomenti chiave, quali, ad esempio, animali e piante, per altri approfondimenti.

Insomma, si tratta di un'opera maestosa, completa, vasta, in cui è un piacere sguazzare e trastullarsi, ma, in effetti, consigliabile a chi di Miti mastichi già qualcosetta, onde evitare il rischio di smarrirsi.

Ma, in fondo, anche se ci si dovesse perdere, sarebbe poi così spiacevole?