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mercoledì 22 maggio 2019

Il periodo più pacifico della Storia

IL DECLINO DELLA VIOLENZA
di Steven Pinker


Saggio di psicologia, la cui tesi – dimostrata, se seguiamo i ragionamenti dell'autore – è che viviamo nel periodo più pacifico della Storia. 
Quello che descrive è un percorso affascinante, ricco di anse e digressioni, sia sotto l'aspetto propriamente storico, appunto, che sotto l'aspetto umano, tanto collettivo che  individuale. Unico neo, ma sentito come indispensabile: le statistiche e i grafici, che rallentano un po' il ritmo.
Per il resto, questo libro è molte cose: un generale ripasso di storia e di cronaca, una carrellata di atrocità e di sadismo che può urtare, specie nella prima parte del volume, quella più propriamente dedicata alla violenza (io, in particolare, senza nemmeno rendermene contro, tendevo a diventare estremamente nervosa durante la lettura), uno splendido insieme di riflessioni e confutazioni, nonché uno strumento per conoscere più a fondo se stessi e chi ci circonda, oltre che le nostre radici.
Per quanto sia un testo appartenente ad una precisa disciplina, è fruibile anche dai profani (come me), anche perché si serve non solo di mezzi scientifici, ma altresì di filosofia e letteratura per avvalorare e spiegare le proprie motivazioni. 
L'andamento è analitico, ma mai noioso, anche perché chi legge non può non sentirsi coinvolto in prima persona. E poi in quanto i toni non sono accademici, ma colloquiali, discorsivi, talvolta punteggiati di ironia.   
Indubbiamente il tomo è massiccio – contando le note (scomodamente poste in fondo al volume) si superano le 800 pagine, per giunta scritte fitte – ma risulta appassionante e non pesa, anzi si procede con interesse e curiosità, sebbene nella parte dedicata “alla pace” gli stimoli si facciano un poco meno vividi.   
Soddisfacente.

martedì 2 ottobre 2018

Un vero e proprio lenimento per l'anima

IL RICORDO DEI SOLI GEMELLI
di Laura Facollo


Il romanzo d'esordio di una fanciulla albenganese laureata in psicologia e con un talento speciale per le copertine: scritto come una poesia e assai ricercato a livello terminologico, è evocativo al massimo, con un lessico desueto, ma semplice, ed uno stile estremamente scorrevole, persino liquido, che è pura suggestione. 
In effetti, pare un sogno lucido, fatto di rifrazioni e movimenti tellurici dell'anima, e corrisponde ad un viaggio iniziatico che apre le porte della percezione, le espande, le amplifica, le sublima, interiorizzando il misticismo su cui si edifica.
È sicuramente un'opera spirituale, che arricchisce il lettore, trasmettendogli Amore. Amore cosmologico, universale, nel senso più ampio e meraviglioso, che ti fa sentire in pace con te stesso e con l'universo. Un vero e proprio lenimento per l'anima, malinconico, ma dolce, che confina con l'infinito. 
È statico, eppure dinamico, ed in perenne divenire. 
Al contempo è un libro estremamente colto, pieno di riferimenti, tanto che le pagine sono sostanzialmente divise in due: sopra il testo, e sotto le note, per comprendere  agevolmente i molteplici riferimenti (dall'Ermetismo al Re Giallo di Chambers, da Lovecraft ad Aleister Crowley, ma anche alla psicologia, a Isabella Santacroce, a  Richard Bach, alla mitologia e alla fisica quantistica...). 
Presso la Fumetteria Inkiostro di Alassio, è possibile, se si ha molta fortuna, imbattersi personalmente nell'autrice... o, anche se non si ha fortuna, comprare una sua copia autografata o commissionarle una dedica.
Con tanti auguri e la speranza di leggere presto qualcos'altro di suo.

lunedì 24 settembre 2018

Un saggio di psicologia basato sulle fiabe

DONNE CHE CORRONO COI LUPI
di Clarissa Pinkola Estés


Volume originalissimo, consigliatomi da Vi: è un saggio di psicologia basato sulle fiabe. Ne esamina una per volta – fiabe classiche come Barbablù o La Piccola Fiammiferaia, ma anche appartenenti ad altre tradizioni – e ne trae insegnamenti ed esempi, analizzandone la struttura narrativa, i personaggi, le evoluzioni e confrontandone le versioni. Nel mentre fa riferimenti a miti, leggende e folklore, tracciando paralleli, ed è un piacere, soprattutto a livello di stimoli culturali.
Questo se si sta bene e si è in pace con se stessi. 
Ho iniziato il libro in una fase della mia vita in cui ero felice (senza sapere di esserlo) e, lo riconosco, spesso i consigli dell'autrice mi sembravano superflui. Incoraggianti, preziosi, ma inutili per una persona che, come me, rischiava, se mai, di essere troppo sicura di se stessa.
Poi alcune cose sono cambiate ed è stato allora che il libro si è fatto salvifico. Quel  che prima mi pareva scontato all'improvviso non lo era più, e, insomma, al di là dei riferimenti mitici, il volume ha iniziato a spiegare tutto il suo potenziale, dimostrandosi molto valido anche sotto i profili che prima avevo valutato con sufficienza. Il capitolo su “Scarpette Rosse”, in particolare, mi è piaciuto da morire e in molti punti il saggio mi è risultato confortante, consolatorio. Senza illusioni, ma insegnando l'accettazione e l'affermazione di sé.
La prospettiva è indubbiamente molto femminile, ciò non toglie che possa essere una lettura interessante ed educativa anche per gli uomini. Non solo per capire l'universo muliebre, ma altresì per comprendere meglio se stessi o come uscire da certe situazioni. O, semplicemente, per comprendere che cosa ci succede in certe situazioni, e che se si sta soffrendo è normale, e va bene, e prima o poi passerà. 
Non in virtù di qualche miracolo, ma perché quando passa abbastanza tempo accade così.
Catartico e liberatorio.

lunedì 26 febbraio 2018

L'arte di raccontare i sentimenti

MOTOR GIRL
di Terry Moore


Sbaglio a definire Terry Moore il miglior autore completo sulla piazza? Credo di no, e probabilmente anche a giudicarlo solo come sceneggiatore o disegnatore sarebbe comunque in pole position. 
Detto questo, temo che se vi riassumessi la trama di “Motor Girl” obiettereste che è banale, scontata, e che sa di roba vecchia, riciclata e rimescolata. 
Mi direste che si fonda su uno stratagemma quasi ovvio, immediatamente identificabile, che ruba persino un po' a Calvin e Hobbes. 
Avreste ragione.
Ma il punto non è sempre che cosa si racconta. A volte conta come. 
In tal senso la maestria di Terry Moore è ineguagliabile: dall'espressività dei volti alla perfezione del montaggio, dal ritmo incalzante alle emozioni che trapelano con dolcezza inesorabile. Con una novità: non una serie, questa volta, ma un volume unico. In cui ci imbattiamo in UFO, militari, e un gorilla parlante... Drammi veri e immaginazione. E rapporti stupendamente umani, nel senso migliore del termine. 
Moore sa rappresentare come nessun altro i sentimenti, è capace di renderli autentici e cocenti in tutta la loro vividezza senza neppure bisogno di far parlare i suoi protagonisti. 
Ciò non di meno, quando lo fanno, quando si scambiano battute, i dialoghi sono superbi, serrati. Spaccano. Così le sequenze, dal taglio ineccepibile, dalla calibratura impeccabile. 
Sono persuasa che quest'anno leggerò molti fumetti più originali di questo. 
Ma sono altresì persuasa che difficilmente ne leggerò uno raccontato meglio.

lunedì 12 settembre 2016

Fantasie pittoriche e poetiche

IL LIBRO DEI SIMBOLI
Ed. Taschen


Uno di quei libri che quando incontri ti fulminano per la loro curatissima estetica: copertina rigida, opportunamente spessa, un miliardo di illustrazioni a colori, ricercate e non di repertorio, comodissimi segnalibri in stoffa, e una “gestione delle pagine” pratica e intelligente...
Io sono una discreta consumatrice di dizionari e opere sui simboli, ma devo dire che anche in quanto a contenuti questo volume è davvero peculiare: attentissimo alle suggestioni artistiche, non ha interesse a procedere secondo canoni divulgativi, invece mira ad incantarti, quasi avesse lo scopo di aiutarti a trovare il “tuo” simbolo, piuttosto che limitarsi ad erudirti su quelli già esistenti.
Non ti scarica addosso degli input, invece ti guida attraverso fantasie pittoriche e poetiche, facendoti immergere a poco a poco nella dimensione complessa e ambivalente di ciascun archetipo, aiutandoti a coglierne aspetti positivi come negativi, il tutto con estrema placidità e dolcezza.
Alcuni passaggi sono effettivamente pura, serena bellezza, e le stesse immagini, non sono corollario, ma vero e proprio completamento di ogni definizione, i cui confini sono tra l'altro amplissimi.
In quanto alla suddivisione strutturale è un po' bizzarra: niente ordine alfabetico, ma una sorta di fluido percorso per argomenti, che affronta i vari argomenti procedendo per corrispondenze, assonanze, echi e incanti...
Le singole voci (alcune piuttosto insolite, altre classiche) sono di per sé abbastanza esaurienti, anche se non sempre, ad esempio, si peritano di spiegare i miti di riferimento in modo dettagliato, assumendo, io credo, di rivolgersi a persone già esperte. Di fatto, tuttavia, l'opera è fruibile anche dal profano, soprattutto perché i suoi intenti, ribadisco, non sono non immediatamente riconducibili all'informazione, ma più improntati ad un vasto discorso di approfondimento e incanto.
C'è, questo sì, qualche mancanza (ad esempio, viene ignorata la croce, che, tra l'altro, è uno dei simboli più rappresentativi e complessi), per contro, però, si fa molta attenzione a riferimenti a campi quali psicologia, filosofia, etimologia... Quindi può capitare, facendo un confronto con opere simili, che non si trovi un concetto “tradizionale”, ma che si scopra un'infinità di nozioni nuove.

In quattro parole: originale, sui generis, stupendo.

giovedì 19 novembre 2015

Il pianeta dalle inquietanti domande

IL PIANETA PROIBITO
di Fred McLeod Wilcox
(1956)


Capolavoro del Cinema e della fantascienza, con echi shakespeariani e qualche risvoltino in salsa horror, una fanciulla innocente e discinta, e grandi domande filosofiche (e psicoanalitiche) che spaventano e fanno riflettere, regalando un profondo quid pluris alla trama.
Siamo in piena missione spaziale (e al comando abbiamo un Leslie Nielsen figo, serio e giovane, che se la cava egregiamente in questo ruolo drammatico) quando atterriamo su Altair IV, un lontano e misterioso pianeta, nonostante l’unico superstite della precedente spedizione, il Dottor Morbius, stabilitosi in loco, ci diffidi e ci inviti ad andarcene… Il nostro scopo, tuttavia, è proprio quello di capire che è accaduto alla Bellerofonte, appunto la precedente spedizione, partita vent’anni prima e di cui non abbiamo più sentito nulla…
Facciamo la conoscenza di Morbius, dunque, del mitico e stupefacente Robby il Robot (chi non ne vorrebbe uno, viste le sue straordinarie caratteristiche?) e di Alta, la figlia di Morbius, una sorta di versione bionda e giuliva di Biancaneve, solo più ingenua e svestita, che, naturalmente, non ha mai incontrato un uomo dal vero, a parte suo padre… Ebbene, ora ce n’è una navicella piena, di masculi, tutti giovani e aitanti, che non vedono una donna da un circa un anno e che quindi non potranno che spasimare per lei…
A parte questa buffa parentesi (peraltro trattata con grazia) veniamo a conoscenza degli stupefacenti studi del Dottore, dei tragici e improvvisi decessi degli altri uomini e donne atterrati vent’anni prima, mentre ci poniamo alcune inquietanti domande e… di nuovo iniziano le morti. Apparentemente inspiegabili e violente.

Il fascino de "Il Pianeta Proibito" nell'illustrazione del nostro artista.

In realtà, se in principio la pellicola può apparire datata (anche per gli ovvi limiti degli effetti speciali – all’epoca, invece, rivoluzionari), nel prosieguo acquisisce fascino, rivelando una notevole attenzione per la fotografia e conquistando definitivamente lo spettatore con le vicende narrate, ricche di interrogativi, che, quando si dipanano, si dimostrano ancora più stimolanti di quanto ci si sarebbe spettati.
Pure le varie trovatine (le proiezioni di Alta, la sua immunità, le performance di Robby…), i colpi di scena e l’arredamento stesso della casa di Morbius sono ragguardevoli, inoltre si passa frequentemente da un registro all’altro, seppur in modo gradato, affrontando quasi l’intero spettro delle emozioni umane (stupore, gelosia, ribellione, invidia, diffidenza, amore, rabbia e soprattutto curiosità e paura…).
L’elemento più interessante, però, è costituito dalle spiegazioni finali che, nel contesto, risultano ancora oggi incisive, soprattutto in quanto sostenute da un impianto coerente e ben preparato.

Da recuperare.

lunedì 17 febbraio 2014

Colmo di speranza


LA FORZA DEL CARATTERE
di James Hillman

 
Dove si parla del carattere, ma anche della vecchiaia, perché è in questa fase della vita che davvero il carattere diviene se stesso, che “si compie”, che “è”, in tutte le sue accezioni, varianti e sfaccettature. Perché il carattere non è una realtà unica e univoca, ma un insieme di personalità che cambiano a seconda di stati d'animo e situazioni, che mutano in base all'esperienza, o che emergono in modo diverso a seconda del “quando” e del “con”. Che talvolta subisce il filtro dell'educazione o delle convenzioni sociali.

Così la vecchiaia si indaga nel dettaglio (culturalmente, filosoficamente, dal punto di vista sociale e medico), si rivaluta, si scruta in modo nuovo, si cerca di affrontarla e di capirla.

E' un bel libro, questo, colmo di speranza, di fede, di bellezza. Spalanca le porte di mondi che sono sempre stati lì, ma che noi di solito non vediamo.

Hillman è un accademico, uno psicologo. Ma non è pedante, questo saggio, anzi. E' divulgativo, fantasioso, arguto, ricco di aneddoti, di esempi tratti dalla letteratura, dall'esperienza personale, più che da casi clinici.

Scritto con semplicità e simpatia, è comunque profondamente filosofico e porta ad sacco di riflessioni insolite e affascinanti.

All'inizio, magari, ti ci accosti con una certa diffidenza (l'introduzione è un po' dispersiva), la vecchiaia è una flebo, pensi, non mi interessa. Ma non è vero. Devi solo imparare a guardare. E ti appassioni, e ti commuovi, persino, di fronte a certe verità. Che ti toccano e ti rasserenano, e ti sembrano talmente evidenti ora, vivide, vicine, e piene di luce. E poi la questione non è la vecchiaia, ma il carattere. Questo è solo un percorso per arrivarci. E intanto arrivi anche agli altri e a te stesso, perché sono tutte facce della stessa medaglia, e sono sempre degne di nota, scevre da preconcetti, da giudizi morali.

E' come riempirsi i polmoni d'aria!

E poi, alla fin fine, questo saggio è persino anche una fucina di spunti per dei racconti, per dei romanzi... Jonathan Carroll ne andrebbe pazzo! Certi esempi sembrano l'incipit di alcuni dei suoi libri più belli...

Magari non è facile da leggere sul treno perché richiede un minimo di concentrazione. Però è scorrevole e spiegato con pazienza e perizia, illustrato in ogni passaggio.

Per chi ha voglia di sedersi a contemplare il tramonto, per chi ha bisogno di analgesici letterari, per coloro cui piace cambiare prospettiva.