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giovedì 30 giugno 2016

Un ragazzino delizioso

LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE
di Mark Haddon


Lo so, sono in ritardo di parecchi anni...
Avevo sentito che era un giallo sulla sindrome di Asperger e non mi interessava, così fino a poco fa lo snobbavo ostinata.
Ma non è questo.
Intanto come giallo è bizzarro e sui generis: muore un cane (Wellington), non un uomo. E scopriamo l'assassino quasi a metà. Ci sono buffi disegni, diagrammi, simboli. Ma soprattutto a condurre le indagini è un ragazzino di quindici anni, Cristopher, ed è lui che ha la sindrome.
E' un genio in matematica e fisica e forse, se passerà il test, presto si iscriverà all'Università. Odia il giallo e ama il rosso, e a seconda di quante macchine conta di un colore piuttosto che dell'altro la giornata sarà pessima o favolosa.
Il narratore è lui, logico oltre ogni logica, foriero di candore ed umorismo, dolce, fragile, pieno di fisime e fobie...
Ma anche pronto ad attaccarti con il suo coltellino svizzero, se lo ritiene necessario.
E dunque Cristopher investiga, scoprendo cose diverse da quelle che cercava, ma che tuttavia lo riguardano da vicino, dipingendo un quadro umano/familiare realistico e alla deriva, con tanto di epifania traumatica.
Ma anziché trasformare la vicenda in una rottura tagliavene, proprio la sindrome – in qualche modo il motore della vicenda – è altresì il pretesto per utilizzare uno stile fresco, divertente, surreale e splendidamente genuino, che ci conquisterà da subito...
Tra una rivelazione e l'altra.
Perché è così che si procede: a suon di osservazioni e riflessioni bislacche godibili e sagge e colpi di scena trasversali che sembrano non avere nulla a che fare con il cane ammazzato, ma che ci porteranno dritti dritti alla soluzione del mistero. Che a sua volta susciterà altri quesiti, rivelando l'ingarbugliata tresca all'insegna dell'ordinario e il doloroso affresco sentimentale alle sue origini... Tema, però, affrontato rifuggendo il dramma, e semmai insistendo sulla bizzarria della prospettiva.
La vicenda, in sostanza, unitamente all'originale avvincendarsi delle agnizioni, ci ammalierà soprattutto con il suo stile assurdo, lieve e profondo ad un tempo, e con il fascino irresistibile del protagonista, che vorremmo tanto abbracciare, se non sapessimo che così gli provocheremmo una crisi.
Una storia dolce, intelligente, piena di sensibilità e sofferenza, ma ancora di più di umorismo, in cui, letteralmente, ci sembra immergerci nella mente di un ragazzino colpito da autismo.

Un ragazzino delizioso, peraltro, che ci stregherà per sempre...

mercoledì 29 giugno 2016

Appassionante e disturbante

THE HATEFUL EIGHT
di Quentin Tarantino
(2015)


Che succede se si costringono otto personaggi, assai caratterizzati, carismatici e piacevolmente odiosi, sia pur in modo differente, nella stessa locanda a causa di un'imprevista bufera di neve?
Se siamo in un western di Tarantino, succede che fioccano spari, dialoghi ed esplosioni di sangue, tanto più che non tutti sono chi dicono di essere e molte delle cose che ci vengono rappresentate non corrispondono esattamente a verità...
Per il resto, solita struttura a capitoli del nostro sociopatico preferito, sostenuta da un eccellente montaggio portatore sano di misteri. La pellicola è lunga, ma non stancante, sebbene restiamo sempre nella stessa stanza, ma non ci pare di essere a teatro, nemmeno per un istante, perché le inquadrature non ce lo consentono... Per tacere del fatto che capita sempre qualcosa, e non sempre accade in primo piano! La trama, poi, incuriosisce con i suoi ammiccamenti al giallo e al thriller, mentre l'orrore cresce a poco a poco, diventando sempre più truculento. La tensione è perenne, ingigantita dalla paranoia, ma frammista ad ironia e a molti momenti topici. Odiamo tutti – persone pessime – e un poco li amiamo (ma è Samuel L. Jackson che ci resta nel cuore), inoltre torniamo, dopo Django Unchained, benché velocemente, sul tema del razzismo, e andiamo incontro ad un bel numero di colpi di scena stordenti e repentini. La maggior parte di essi, invero, è prevedibile, ma se ci arriviamo è anche perché in qualche modo il Regista vuole che lo facciamo, disseminando indizi, e portandoci a soffermarci su di essi, sovente aumentando il nostro senso di claustrofobia.
Ed è incredibile pensare a quante risonanze possono celarsi in una caramella nascosta tra gli interstizi del pavimento...
Un film gradevole, appassionante e disturbante, che ci piace sia come congegno emotivo, sebbene un po' lo patiamo, sia come meccanismo mentale, per come ci stuzzica e conduce alla verità...
L'ho apprezzato meno di “Django Unchained” (ma una seconda visione di entrambi... non so, forse potrebbe cambiare le carte in tavola), magari per via dell'andamento iniziale, un poco schematico, o a causa della fine senza redenzione...
Ma in effetti non è che ne volessi una differente.
Da vedere.
Rivedere.
Meditare.

Come ogni geniale tarantinata.

martedì 28 giugno 2016

Il sapore della libertà

IL RICHIAMO DELLA FORESTA
di Jack London


Lo avevo letto in prima Media e mi aveva fatto sentire, per la prima volta e in modo intenso e selvaggio, il sapore pieno e inebriante della libertà.
A cui però non si può arrivare in un istante, ma solo dopo un lungo e pericoloso percorso di formazione e crescita personale, in cui ogni giorno perdi qualcosa e lo sostituisci con qualcosa d'altro, di più prezioso, di più vicino alla tua essenza...
Ce lo insegna Buck, il protagonista, un bel cane possente, un incrocio tra un lupo e un San Bernardo, che vede sconvolta la propria esistenza quando, rapito e venduto, è costretto a cambiare più volte padrone, scontrandosi con la crudeltà del mondo umano fuori delle mura domestiche.
Abituato ad una vita pigra e agiata, si ritroverà così ad affrontare fatica, botte e privazioni, imparando a combattere e a farsi rispettare, tra mille sfide e peripezie, per poi conoscere, finalmente, che cosa significa affezionarsi davvero al proprio padrone (che non è uno che ti vizia e ti coccola, ma che quasi ti tratta da amico – che diamine, l'ho amato persino io, John Thornton – ) per comprendere, in ultimo, che in fondo, nonostante tutto, stai meglio senza umani, inclusi quelli buoni, che ti rispettano.
Non per ingratitudine, il tuo amore dura per sempre, ma perché la tua natura intima e profonda non prevede che tu debba rispondere ad un padrone. E' primordiale. E' imperativo. E' perentorio. E alla fine lo capisci e vinci ogni condizionamento imposto dall'educazione: tu appartieni a te stesso... e quindi alla foresta. Fredda, innevata, ostile. Ma incontaminata e bellissima.
Avevo undici anni quando l'ho letto e all'inizio ero sconvolta, era tutto così crudo e precario, privo di punti di riferimento: speravo che Buck tornasse presto dal suo proprietario originale, il Giudice Miller, e potesse riprendere a stendersi davanti al camino a riscaldarsi, come avrebbe dovuto essere...
Credevo che questa sarebbe stata la fine.
E sarebbe stata brutta, anche se in principio non mi sembrava.
Per fortuna, per quanto sia comunque adattissimo all'infanzia, “Il richiamo della foresta” non è uno scontato romanzo per bambini, quanto piuttosto un classico per ogni età denso di valori universali e narrato con semplicità e scorrevolezza, lontano da banalità e buonismi, per cui va fiero in un'altra direzione. Meno ovattata, meno ovvia, ma più vera.

Sconfinato.

lunedì 27 giugno 2016

Una protagonista eccezionale

JESSICA JONES


Genere supereroistico in salsa noir, con un'eroina dalla forza straordinaria, disillusa e alcolizzata, che combatte il crimine – e il suo disturbo post traumatico da stress – facendo la detective, e che ha la sua nemesi in un tizio che controlla le menti...
Se l'avessi vista prima di “Daredevil” sarei stata più entusiasta, adesso mi limito ad un modesto plauso.
La serie è ben sviluppata, dibattuta tra rimpianto, senso di colpa, disagio e volontà di rimediare – ed è paradossale in ciò: si comincia con il rimorso per un omicidio commesso, ma di cui non si è responsabili, e si finisce con uno che si premediterà di commettere, sia pure per ragioni morali – ma soprattutto vanta una protagonista eccezionale, con un'interprete magnetica: Krysten Ritter (Jessica Jones), con gli occhioni da cerbiatta, ma lo sguardo perduto... Il problema è che tutto si regge sulle sue spalle. I comprimari sono piatti e poco interessanti, ed è qui la maggiore differenza con Devil, in cui invece i personaggi di contorno rubano la scena al supereroe, del quale, nella seconda stagione, si sarebbe tentati quasi di fare a meno.
Persino a livello di trama ci sarebbe qualcosina da osservare: se la Serie di Devil mi è piaciuta assai di più rispetto ai fumetti dell'Uomo senza paura, ritengo “Alias”, invece, la graphic novel originale, complessivamente assai più valido di “Jessica Jones”: non Kilgrave-centrico, ma variegato, dinamico, più ironico e meno opprimente.
Certo David Tennant/Kilgrave è bravissimo, persino simpatico-tenero, ogni tanto, a dispetto dell'odiosità di fondo, ma i problemi concernono la sceneggiatura: sta solfa dell'Uomo Porpora (che pure qui non si chiama così), alla lunga stufa, il ritmo stagna e si fanno troppe parole inutili, con condimento di psicodrammi che esasperano o fanno sbadigliare, secondo sensibilità...
I peggiori, comunque, sono Trish (Rachael Taylor) e Simpson (Wil Traval): sterili, e nooooooiosi. Un po' meglio Luke Cage (Mike Colter), ma non mi convince del tutto nemmeno lui: monodimensionale.
Apprezzabile piuttosto l'idea di base, qualche citazione/collegamento, specie nell'ultima puntata, e la circostanza che finalmente abbiamo un'eroina che ha dismesso la calzamaglia in favore dei jeans e della – in teoria – banale quotidianità...
Ma se non fosse per il fatto che evidentemente le tracce narrative di “Jessica Jones” e “Daredevil” sono in futuro destinate a congiungersi non credo che mi sentirei di affrontare una eventuale seconda stagione: la Ritter, ribadisco, è strepitosa, ma... da sola non mi basta.

Comunque, sono solo 13 episodi (anche se una cinquantina di minuti ciascuno sono troppi... sarebbe meglio non eccedere la mezz'ora).

venerdì 24 giugno 2016

LA SETTIMANA DEL CANCRO - 5

Ultimo giorno

E QUINDI?


E quindi niente, da lunedì si torna alla normalità…
Sul blog, salvo che proprio non mi capitino cose divertenti, eviterò di fare altri cenni alla cosa. In realtà mi rendo conto che non è proprio di buon gusto parlarne, ma mi scocciava sprecare post già pronti e poi confido così di evitare tante spiegazioni ad personam…
A volte darle è difficile.
Non perché mi pesi di per sé (ne parlo come parlerei del mio cane. Se avessi un cane. Del mio coniglio no, perché quel cucciolo maledetto lo adoro), ma perché mi dispiace che la gente si preoccupi tanto o si dimostri tanto sensibile e partecipe e ansiosa.
Non c’è da preoccuparsi.
E’ seccante, sì, ma la situazione è abbastanza sotto controllo, non rischio le penne, sono tranquilla.
Più che altro è un caos a livello lavorativo, ma ho delle colleghe molto premurose e mi danno tutte una mano (ci sono anche due masculi, ma il nostro è ufficialmente un gineceo, indi sono abituati a sentir parlare di loro al femminile… la maggioranza vince, anche le regole di grammatica!).
A parte ciò…
Solo una cosa divertente in chiusura, ossia gli effetti indesiderati dell’antiemetico che devo prendere dopo la chemio: alterazioni della libido e… morte improvvisa (non sto scherzando, il farmaco si chiama “Levopraid”)!!!
Ma che cavolo di effetto indesiderato è, morte improvvisa????????!!!!!!!!!!
A parte ciò, vi saluterei con le foto delle pettinature e dei tagli di capelli buffi che il Ragno, Chiccachu e le Patapiccule mi hanno fatto il giorno della tosatura della testa (per evitare che le ciocche di capelli cominciassero a rimanere in giro come cadaveri di minibestia pelosa), ma non sono il tipo che mette umani on line, specie se l’umano sono io…
Sappiate, però, che l’apice è stata la crestina da Mohicano!!!
Ero troppo un amore (sì, me lo dico da sola!).
Ad ogni modo, finché le sopracciglia le ho ancora, non sono tanto atroce: Mater dice che sembro una ragazzina (sì, conosco la teoria degli scarrafoni e delle mamme…). Chiccachu precisa: seee, una ragazzina appena uscita dal riformatorio!
Ma va bene lo stesso.
Come dice MPM, Otta is the new black!
Baci, e grazie a tutti!
P.S.

Chiccachu, MPM e mia suocera sono stati così teneri da proporsi di pelarsi anche loro in segno di solidarietà… Ovviamente l’ho proibito. Non sia mai che siano più “da riformatorio” di me!!!

giovedì 23 giugno 2016

LA SETTIMANA DEL CANCRO - 4

Quarto giorno

SEI STUPIDI LATI NEGATIVI DELL’AVERE UN TUMORE


  1. Il 35% delle mie conversazioni è ormai monotematico e ruota attorno al cancro.
Alcune sono pure carine, ma non è facile per una nerd. Si consideri che lo spazio dedicato ai film è del 5%, quello dei libri ridotto al 10%, 7% fumetti, 5% Serie Tv (di cui il 4,5% dedicato a “Il Trono di Spade”).
Le quotazioni relative alle mie conversazioni, dunque, si stanno abbassando. Che posso dire per rimediare?
Hodor.
  1. Devo limitare il consumo di zucchero, a quanto pare alimenta il carcinoma.
Eccheccavolo, questa è veramente un’ingiustizia divina!!! Il Mio Perfido Marito non potrà più dirmi “ti sento godere” mentre mangio il Magnum Double… Snif. (e soprattutto io non posso più godere mangiando il Magnum Double e altro favoloso cibo spazzatura).
  1. Mi tocca truccarmi.
E ancora peggio mi toccherà imparare a farlo. Prima evitavo: sembravo la prostituta di Babilonia e in più è una perdita di tempo totale, e la matita vicino agli occhi mi fa senso (quando riesco ad avvicinarla senza urlare) e ogni due per tre mi sbavo qualche pezzo di faccia perché non posso stare senza toccarmela. Per fortuna Mater e Chiccachu (armate di pazienza) mi danno una mano. Il fatto è che senza abbronzatura e senza capelli sembro uno dei Figli della Guerra di Mad Max 4 (non potevo mettermi un braccio meccanico e sembrare Charlize Theron? No, eh?).
  1. Devo sopportare i consigli deliranti della gente pazza (no, davvero, mi hanno proposto le più folli cure alternative! Alcune spacciate pure per medicina, tipo la dieta-oroscopo del gruppo sanguigno! Maddài!!! Vi dà così fastidio che io mi fidi ciecamente del mio chirurgo e della mia oncologa???)
Se è gente pazza con cui ho confidenza la insulto e la mando a levare i calli a Hulk. Se è gente pazza con cui non ho confidenza, mi limito a cercare di non ridere in faccia a nessuno. Di solito non ci riesco. Di solito rido. Mi spiace, è più forte di me.
  1. Dico molte più parolacce.
Il fatto è che io adoro le parolacce. Sono come formaggio ben stagionato, e adoro sentirmele sciogliere contro il palato. Il problema è che devo disciplinarmi per non depauperare il mio vocabolario. Le parolacce sono così belle che rischierei di usare solo quelle, smarrendo l’uso di aggettivi importanti. Solo che mi affiorano alle labbra sempre più spesso. E mi danno gioia. Maledette. Così, per giunta, si usurano e perdono efficacia. Devo sforzarmi di contenermi. Faccio sempre più fatica. Le parolacce danno assuefazione e dipendenza.
  1. In caso di Apocalisse Zombie sarei spacciata.

Non saprei come fare per le cure, i farmaci e l’operazione. Sarebbe un vero caos. Naturalmente, nel caso di un’apocalisse zombie, potrei anche avere problemi più gravi…

mercoledì 22 giugno 2016

LA SETTIMANA DEL CANCRO - 3

Terzo giorno

OTTO FANTASTICI LATI POSITIVI DELL’AVERE UN TUMORE


Attentamente meditati…
  1. Non sono più tenuta ad autocensurarmi per rispetto nei confronti delle persone che hanno il cancro.
Io sono una di quelle persone.
Perciò, fancullallero fancullallà, posso dire/scrivere/delirare quel che mi pare al riguardo. Incluse idiozie tipo questa.
Ha! Ha! Ha! Grazie a Dio! Odio il politically correct!
  1. Sono legittimata a fare shopping di turbanti.
Okay, quello potevo farlo anche prima, ma… avere il coraggio di metterli? Davvero??? Senza sentirmi in colpa/idiota/troppo figa per l’umanità? No, non avrei mai osato (sarebbe stato come peccare di hybris). Ora posso. Yeah! E ho trovato un sito bellissimo con un catalogo spettacolare (e va bene, ho delle perversioni. Sono indifferente alle stupide scarpe, alle stupide borse, agli stupidi vestiti… Ma… nutro una sfrenata passione per guanti, mantelli e turbanti!!! Solo che per ragioni di decoro professionale devo cercare di confondermi con la massa e sembrare normale… Fino ad ora…).
  1. Ho più tempo per immaginare.
  2. Ho più tempo per scrivere.
  3. Volendo ho pure nuovo materiale di scrittura (come dice John Fante, chiunque scriva, appena gli capita qualche disgrazia, è intimamente e segretamente compiaciuto: tutto può essere foriero di ispirazione, specie quel che più resta impresso).
  4. Ho più tempo per leggere.
  5. Ricevo un sacco di amore extra.
Non è che mi serva (come mi rimprovera sovente il MPM io basto a me stessa, gli altri mi occorrono giusto in qualità di potenziali interlocutori stimolanti/materiale da osservazione/lettori. Del resto, secondo mon amour io sono dell’Hydra e sono priva di anima). Però mi piace. A chi non piace l’amore extra? E’ tenero.
  1. Addio lavori agricoli, ossia addio pratiche depilatorie (cit. Bridget Jones), almeno da che si renderanno evidenti gli effetti della chemio…
Sì, sono anche pigra. E comunque non sono certa che esista una creatura femminile che si diverta a levarsi i pelazzi… Io, in particolare, mi sento come un operaio di Marx, mentre mi silkepillo… Un po’ di pausa in tal senso farà bene all’equilibrio mentale.


Peace and love!

martedì 21 giugno 2016

LA SETTIMANA DEL CANCRO - 2

Secondo giorno

IO E LORD VOLDEMORT


Doveva essere il titolo del mio nuovo blog, ovviamente tumore-centrico (vi credevate di scamparla? L’ho detto, questa è la settimana del – mio – cancro), ma giacché non sono autosufficiente sotto il profilo tecnico, ho deciso di non gravare il Mio povero Perfido Marito di ulteriori incombenti (che già è in ritardo con il mio romanzillo annuale)… E’ di fatto questo il motivo per cui, dato che io le cose le affronto scrivendo (e che ho già quattro romanzi in mente a cui non riesco a dedicarmi, più un bel po’ di raccontini, che prima o poi evaporeranno), vi dovete sorbire sta “settimana del cancro”. E’ il mio contentino.
Lord Voldemort, infatti, è il nome in codice del mio tumore.
Questo per via del MPM, che, essendo pittoresco come i personaggi di Harry Potter, si impressiona se lo chiamo secondo le previsioni dello Zanichelli, per cui, laddove Hermione & Company alludono a Lord Voldemort con la perifrasi “Tu-sai-chi”, io devo chiamare il mio carcinoma maligno Lord Voldemort.
Giesù, direbbe Cassidy di Preacher.
Giesù dico anche io.
Anche perché mi sarebbe piaciuto coltivare un piccolo blog occasionale anonimo dove sproloquiare liberamente…
E dunque, ripercussioni sull’Ottamondo?
Mah… no. Per ora.
E’ una gran rogna, certamente, e ci sono un mucchio di lati negativi.
Ma io vengo viziata e coccolata, per cui la faccenda si bilancia.
Più che altro stanno male le persone che mi vogliono bene perché non sanno come rendersi utili. Ma solo perché non si rendono conto che lo sono già, utili. Comunque, a prescindere. Per il solo fatto di esserci.
Come lo sono sempre stati.
Anche se non affido loro incarichi, non mi faccio accompagnare a destra e a manca, o non mi confido.
Perché so che ci sono, lo so. E tanto basta.
E se io non li ringrazio di continuo è perché se no non la finisco più.
Perciò, bon, va bene così. Non è che si debba dire o fare chissà che.
Le Otte sono intelligenti, sanno anche quel che viene taciuto. E non dicono granché nemmeno loro.
Ma se non vi conferiscono incarichi specifici è solo perché, anche se non lo sapete, state già facendo abbastanza. Tuttavia, in caso di necessità, statene certi, vi disturberanno.
Evitatevi pippe mentali.

In quanto all’Ottamondo, invece, vero e profondo…
Oh, va tutto bene.
Come può confermarvi il Mio Perfido Marito c’è una sola cosa veramente importante nell’Ottamondo vero e profondo: i libracci!!!
Finché posso leggere e scrivere, io sto bene.
P.S.
Se diventassi cieca, sarebbe un casino. Quello sì.
P.P.S.
Spero di non essermela appena tirata…

Bau!

lunedì 20 giugno 2016

LA SETTIMANA DEL CANCRO - 1

Primo giorno

LA SETTIMANA DEL CANCRO


Sono un po’ str**za, lo so.
E’ che mi diverte, non posso farci niente, ho l’animo che vira naturalmente sul grottesco.
Non c’è cattiveria, davvero.
Magari solo un po’ di delirio innocuo.
La settimana del cancro, quindi… Ma, anche se siamo quasi nel periodo giusto, non alludo al segno zodiacale.
Alludo al tumore. Al mio.
Sì, kaiser, ho un tumore.
Non volevo angosciare i miei poveri lettori con ste menosità, ma già che da domani sarò pelata e presto senza sopracciglia, tanto vale che faccia outing prima che mi si veda in giro...
E già che ste robe mi piacciono realizzate in modo grandioso, indico una settimana (di 5 giorni) solo per quello.
Noia?
Può darsi.
Ma il blog è il mio, non siamo in democrazia.
Gné gné.
E comunque, se proprio non vi garba, ci vediamo lunedì prossimo, con le classiche recensioni…
Inoltre (mal comune mezzo gaudio), sappiate che sta cosa sballa anche me: programmo il calendario dei post circa due mesi prima, così invece mi slitta tutto di una settimana…
E allora perché?
Che ci devo fare? In me scorre forte lo spirito di contraddizione… Non posso oppormi.
Perciò, la settimana del cancro, dicevo…
Ma, per favore, niente messaggi di solidarietà: non si accordano con la linea editoriale!!!
P.S.
L’ho detto che sono str***za.
P.P.S.
La verità, comunque, è solo che la gente si imbarazza, la vive come una cosa grave, mentre è solo una gran rottura, e io non so mai che cosa rispondere…

Da oggi risponderò: “Leggetevi il blog”.

venerdì 17 giugno 2016

L'Ortolani che più mi piace

CineMAH presenta
IL BUIO IN SALA
di Leo Ortolani


Rat-man è divertente, ma... niente da fare, a me Ortolani piace di più quando si cimenta con altro!
“Il Buio in Sala” è una raccolta delle sue recensioni cinematografiche in forma fumettistica, e, sinceramente, sono spasso puro... Voto: 10!
Argute, intelligenti, soft, ma tali da denotare padronanza dell'argomento e acume critico, oltre che il suo tipico umorismo impeccabile!!!
Naturalmente sono in chiave caricatural-parodistica, ma non si peritano di lesinare elementi biografici e autoironici o simpatiche notazioni di costume, che, più che canzonare il film di turno, dileggiano... qualunque cosa (i nerd, lo spettatore medio, i fan di qualcuno)...
La mia recensione prediletta è ovviamente quella dedicata a Star Wars VII – il film più patetico e infingardo di molte galassie – ma ce ne sono tante altre (Marvel a più non posso, Lo Hobbit, Mad Max Fury Road, The Conjuring...) che mi hanno costretta soffocare le risate (MPM si lamentava perché facevo troppo rumore), e la cosa straordinaria è che mi sbellico anche quando non ho visto il film di riferimento, perché in ste vignette c'è sempre qualcosa di universale, apprezzabile da chiunque per il solo fatto che è ben congegnato.
E non è nemmeno necessario essere d'accordo con l'Ortolani (che anzi, spesso si diletta ad andare controcorrente): le gag sono godibili per tutti, fan e detrattori, perché non mirano a corrodere, ma solo ad essere oneste, personali e genuine.
Si ride e ci si dà di gomito, quindi, rivivendo la pellicola che di volta in volta viene esaminata sulla carta sotto un profilo nuovo, efficace e con spettacolari guizzi di genio. Che in più fa sganasciare.

Da non perdere!!!

giovedì 16 giugno 2016

Siamo in ritardo

DIETRO LA PORTA TURCHESE: SORRY!!!


Sono dolente, cari.
Sì, perché se questo post è uscito, significa che mon amour non ce l’ha fatta (e a me sembra di scrivere un blog a bivi)... Insomma, siamo in ritardo!
Lo so, è un'ipotesi atroce e senza precedenti, e normalmente il Mio Perfido Editore verrebbe bollito vivo nell'olio per punizione, ma stavolta è dotato di diverse ottime scuse, indi ho deciso di graziarlo.
Del resto, c'è un motivo se nel nostro (mio) immaginario coniugale io sono la Sua Diletta Sposa e lui il Mio Perfido Marito...
Quali scuse, a proposito?
Soffermiamoci sull'unica divertente, ossia... di recente la Mathilda Group (che sarebbe lui) ha editato un altro eBook! Oh, yeah!!!!
Per l'esattezza il 30 maggio, sebbene, per motivi misteriosi, la data di pubblicazione risulti il 29...
Non dirò nulla in merito, sia perché sospetto lo abbia scritto la sua amante (anche se io ho fatto ufficialmente da Editor, nel senso che ho riletto, tagliato, sferruzzato, corretto gli errori e contribuito alla stesura della sinossi) e visto che l'opera, di genere erotico, è vietata ai minori di 18 anni.
Eh, vietata di brutto, in effetti!
Morbosa, malata ed esplicita...
Mon amour ha detto che a lui nemmeno piace, che è disgustosa e volgare, ma tanto l'ha pubblicata lo stesso e io, povera innocente, porto così due volte il peso del suo tradimento!!!
La ragazza, infatti, non mi è stata presentata (da qui la meritata damnatio memoriae) con la scusa ufficiale che vuole restare anonima... Mah!
No, dai...
Sto drammatizzando (ho la vocazione...).
La figghiuola vuole restare anonima, ma l'ho conosciuta (se no il mio diletto ora sarebbe stato dato in pasto alle formiche carnivore) e mi è pure simpatica, il problema è che, a causa dell'accumularsi di scadenze lavorative effettive, alle vicissitudini della vita, alla circostanza che il mio tesoruccio è prostrato per le recenti fatiche, “Dietro la Porta Turchese” slitterà, secondo le previsioni di MPM, al 1° di luglio. Mi dispiace.
Riuscirete ad attendere così tanto?
Sì???
Grazie!!!
Anche perché o sì... o sì.
In cambio costringerò mon amour a cento genuflessioni al giorno per farsi perdonare.
E per tenersi in forma.

Comunque buon Bloomday!
(e scusate ancora)

mercoledì 15 giugno 2016

Le foto finaliste

DIETRO LA PORTA TURCHESE: COPERTINE SCARTATE

Riuscirà il MPM a rispettare la scadenza anche quest’anno ed ebookkizzare il mio romanzillo entro domani (il fatidico Bloomday)? Ancora presto per dirlo (scrivo i post con lauto anticipo), ma di norma, a costo della sanità mentale e del sonno, sì, MPM ce la fa. E ha già comprato il gelato per il lavoro extra (il gelato serve ad infondergli la potenza di Greyskull), indi noi crediamo in lui.
Confidando, or dunque, che la lieta novella sia presto ufficiale, vi illustro le foto finaliste scartate per la copertina… Come la prescelta, tutte dell’illustre (nell’Ottamondo) fotografo Andrea Geddo, che si è prestato a perdere una mattina pour moi.
I ritocchi li ho fatti io, ma, come già spiegato, erano necessari per “fantasizzare” l’atmosfera. Peraltro il Ragno mi ha fatto simpaticamente notare che… erano meglio senza, indi ne riporto entrambe le versioni:

  1. La Porta Turchese.


Foto 1 e 2

Con molta immaginazione, doveva essere questa… In realtà rappresenta un particolare del carrubo dell’Orto Botanico di Pietra ligure, ossia il mio albero preferito in assoluto. Per noi bamboccini che giocavamo lì durante l’infanzia, l’equivalente di Candy Candy della grande Quercia.

  1. Panoramica del Giardino 1


Foto 3 e 4

Sempre l’Orto Botanico. Quando eravamo piccoli chiamavamo questa zona la “Collina di Pony”…

  1. Panoramica del Giardino 2


Foto 5 e 6

Questo è il sentiero panoramico. Non c’era ancora quando ero petita… Davvero carino da percorrere, e con un sacco di uccelletti variopinti nascosti fra i rami.

  1. Panoramica del Giardino 3


Foto 7 e 8

Piano di sopra dell’Orto Botanico… In questa zona, sul lato destro, si faceva di consueto la foto di classe ai tempi delle Elementari…

E con questo… vi saluto!
A domani!
P.S.

Ancora un grazie ad Andrea Geddo, fotografo ufficiale di quest’anno!

martedì 14 giugno 2016

La capacità di essere sinceri

RUGHE
di Paco Roca


Un fumetto sull’Alzheimer o, se si preferisce, sulle difficoltà del diventare vecchi.
La vicenda di Emilio, dunque, ex Direttore di Banca, ormai malato e destinato alla casa di riposo. Ma non solo la sua, di vicenda…
Piuttosto la trama di chiunque, quando la tua famiglia non ti vuole più tra i piedi o non è più in grado di occuparsi di te. E quella degli altri pazienti/anziani/ospiti...
L’arduo, quando si racconta questo genere di storie, è non indulgere né nel melodramma strappalacrime, né tanto meno nella retorica. Qui non c’è traccia né dell’uno, né dell’altra, ma in compenso si affastellano un mucchio di altre cose: un modo di narrare oggettivo, ma caldo, fatto di umanità e di immaginazione, che ti tocca nel profondo, pur senza cedere al sentimentalismo; nuovi legami che si instaurano, nuove regole e nuove realtà in sostituzione delle antiche e consolidate… La capacità di essere sinceri, senza dover essere brutali, ma al contempo evitando di indorare la pillola… Disegni semplici, puliti, definiti, ma accurati. Con un sorriso che cresce a fior di labbra, talvolta, o una tenerezza che non avremmo sospettato.
In altre parole, un capolavoro.
Uno di quelli che rimangono, attraverso secoli di parole e di linee e di segni fonetici.
In cui l’immagine può rimpiazzare il pensiero o una descrizione con un surreale tocco di verità, che, anziché stridere, fornirà, con il suo linguaggio originale, la più autentica rappresentazione di quel che accade.
Come quando trovi posto sul treno per Istanbul e di seguito incappi in due pagine bianche.
Appena il mio fumettivendolo mi ha proposto quest’opera l’ho semi-insultato, poi deriso. Non mi importava di quanti premi fosse stato insignito, io un fumetto sull’Alzheimer non lo volevo certo leggere!
Poi, però, ho comprato “La casa”, sempre di Roca. Il mio fumettivendolo ha ghignato tra sé. Già sapeva. Anche qui, l’argomento – il lutto – era duro, ma il formato, le tavole, i colori, mi avevano conquistata solo tenendo la graphic novel fra le mani.
La storia si è rivelata migliore delle aspettative.
Così, con la coda tra le gambe, ho dovuto chiedere “Rughe”.
Il mio fumettivendolo ha inarcato le sopracciglia e si è compiaciuto in silenzio.
Io mi sono sentita un po’ vergognosa, ma ora voglio tutto il resto.
“Il faro”, “Le strade di sabbia”, “Memorie di un uomo in pigiama”…

Tutto il resto.

lunedì 13 giugno 2016

Le bellezze della lettura

LA SOVRANA LETTRICE
di Alan Bennett


Un racconto carino e originale, che non resterà negli annali della letteratura, ma potrà facilmente regalare un’oretta di svago arguto e sornione.
La protagonista è niente meno che quella vispa vecchina della Regina di Inghilterra, che, vuoi per caso, vuoi in ossequio all’etichetta, scopre d’incanto il mondo dei libri…
E ci si accosta con metodo (bislacco e personale) e dedizione, entusiasmandosi, emozionandosi, e cercando di coinvolgere quante più persone può, stupendoci con considerazioni e situazioni peculiari, dovute sia alla sua veneranda età, sia alla sua regale maestà…
In effetti, tra i librini di Alan Bennett letti finora, giudico questo il più inglese, il più garbato e il più divertente…
Non un volume straordinario, di per sé, ma godibile e abbastanza interessante, che non si esaurisce nel suo spunto iniziale, ma anzi, continua il suo buffo percorso evolutivo tra le peripezie di Corte, con un citazioncella qua le là (tra le più varie) ad aumentarne il brillio.
Delizioso, oltretutto, il rapporto che si creerà tra Norman, il brufoloso ragazzotto delle cucine/consigliere – che presto farà carriera – e l’arzilla Maestà: tra sistemi per individuare nuove opere da leggere, vieppiù bizzarri e fantasiosi, e quella discrasia di punti di vista tra il giovane e l’anziana, da cui non possono che scaturire sorrisi (se la Regina vede se stessa come la sovrana d’Inghilterra, ad esempio, Norman la riconosce soprattutto come una gentile, adorabile nonnina)…

Un romanzino ameno, che decanta le bellezze della lettura (e quindi facilmente apprezzabile da ogni onnivoro consumatore che non potrà, suo malgrado e con le debite differenze, che rispecchiarsi in esso), ma che riesce altresì a rendere splendidamente umana un’icona inglese quasi intoccabile, dotandola di una dimensione innovativa, ironica e piena di verve, e di una logica paradossale quanto ineccepibile…

venerdì 10 giugno 2016

Aggiornarsi migliorando

MAD MAX FURY ROAD
di George Miller
(2015)


Senza Mel Gibson, a distanza di tre decenni dal precedente, non pensavo che potesse essere degno di visione, invece… è formidabile e riesce dove “Star Wars” ha miseramente fallito!!!
Mantiene intatto lo spirito della trilogia anni 80, eppure si aggiorna e rinnova: insomma, si adegua ai tempi rimanendo se stesso; migliorando, persino!
La storia, infatti, per quanto sempre cruda e violenta, ha qualche sprazzo di luce, una fotografia eccezionale e dei costumi magnifici! Anzi, è magnifico tutto dal punto di vista estetico: nonostante non sia una fan del mondo cromato, non può che conquistare quell’insieme di ossa e metallo, di borchie e lame, con una menzione speciale per il chitarrista fiammeggiante!
Addirittura a livello verbale (tra emivita e kamipazzi) la pellicola è notevole, ma, al di là delle bellezze di contorno, è proprio la trama, nella sua semplicità e rozzezza, a funzionare: pura azione, fluidità estrema, con i dialoghi sfrondati di ogni vocabolo superfluo e inseguimenti, combattimenti, fughe, attacchi a ciclo continuo!!! E se i toni cambiano – si passa dall’anelito di libertà alla rivalsa, dall’epico al quasi comico – l’adrenalina resta, senza pause o noia, in una tensione perpetua, che ti fa solo desiderare di andare avanti, avanti, avanti, nella tua corsa disperata, incendiando tutto quello che può bruciare!
E come di consueto Mad Max, più che un eroe, è un tizio di passaggio che si farà coinvolgere (pur stando attento a non esprimere sentimenti), mentre il nostro cuore andrà soprattutto a Furiosa/Charlize Theron, a Nux, il figlio della guerra, e alle spose di Immortan Joe, bellissime, giovani e immacolate, baluardo di purezza in una realtà sporca e disumana, fatta di polvere, morte e benzina… E ogni caduta, sarà una crocifissione!
Anche il mondo post apocalittico qui descritto è di grande impatto: apparentemente senza scampo e redenzione, ma pullulante di dettagli creativi e piacevolmente grotteschi!
E quel cambio di direzione (letteralmente) verso la fine!!! Spettacolare!!!
In quanto a Tom Hardy, infine, nelle vesti di Max… nulla da eccepire! Il ragazzo se la cava e rasenta la perfezione, nella sua ostinata non espressività, intonata al personaggio... che dal canto suo evolve, tormentato com’è da incubi ad occhi aperti e sensi di colpa.
Un film incredibile, apocalittico ed esaltante!!!

P.S.
Pure la colonna sonora!!!

giovedì 9 giugno 2016

Rimanere fedeli a se stessi

CAOS CALMO
di Sandro Veronesi


Questo è un romanzo che mi ha divisa, precipitandomi nella perplessità.
Ragiono “a voce alta”:
Da un lato ci sono quasi esclusivamente (e volutamente) personaggi volgari, piatti e squallidi, a cominciare dal protagonista. Fatui egocentrici che vivono con superficialità, facendo più attenzione a dare un prezzo alle loro cose che alle persone che stanno loro intorno.
Dall'altro ci sono eventi dal profondo impatto emotivo: due donne che stanno affogando, un lutto grave, l'apparente mancanza di reazione allo stesso, l'incapacità di soffrirne (e siamo ancora all'inizio)...
A tutto ciò viene affiancato un fatto stranoioso: la fusione di due grandissime aziende, che però, in parallelo, porta con sé altri enormi strascichi umani...
Per ogni input, se proprio non si è anestetizzati, è facile che scatti il meccanismo della solidarietà, a prescindere da chi e come vi è coinvolto, per il solo fatto che sono cose che, ahimè, sono brutte e possono succedere... Eppure l'autore non ci chiede empatia, anzi, sembra far il possibile per respingerla, per provocare il nostro sdegno, riprovazione, per indurci a sbuffare e farci sentire estranei...
E ugualmente la sofferenza dei personaggi, manifesta o no, è convenzionale, stereotipata... E anche questo pare un effetto ricercato.
E poi...
Da un lato lo stile mi piace: la scrittura è squisita contezza, ogni azione rappresentata con acribia, sottolineandone ogni sfacettatura, emozione, implicazione, quasi sfociando in un'analisi dettagliata al puntiglio, quanto congestionata e incalzante, tale da trasformare il pensiero in movimento...
Dall'altro lato la trovo stancante: mi soffoca, mi sopraffà, quasi mi vomitasse tutto addosso, di continuo, e io finissi col non riuscire a respirare, a dovermi imporre delle pause per scrollarmi il libro di dosso...
E tuttavia, quanto ho impiegato a leggere queste 451 pagine (pause incluse)?
Meno di quarantotto ore.
E qual è il titolo dell'opera (spiegato più volte all'interno della stessa)? Caos calmo. Già.
Non è che allora l'effetto è voluto?
E perché?
E' un altro modo di rimanere fedeli a se stessi, contrapponendosi a un copione scritto da altri in nome della normalità, e quindi di contrastare una realtà troppo banale per essere autentica e che ormai non fa più parte di noi, o una precisa volontà di denuncia?
Non lo so. Ma l'ermeneutica è la stessa che va applicata alla “ribellione” posta in essere dal protagonista, Pietro Paladini, che non piange, non strepita, nonostante il decesso della quasi moglie, e si pianta piuttosto dinanzi alla scuola della figlioletta decenne per starle vicino. E che fa sì che, alla lunga, lei venga derisa dai compagni.
Dunque?
Il punto più alto dell'opera è nell'ultima frase, e lì probabilmente si cela il paradigma...
Ma...
Non ho ancora capito se il romanzo mi è piaciuto o no.
Questo perché non ho ancora capito il romanzo, deve sedimentarsi ancora un po' nella mia mente...
Ecco, proprio per questo, ritengo debba essere letto.
Perché le opere non univoche, belle o brutte che siano, sono sempre le più interessanti.

E questo, alla fin fine, vale probabilmente di più.

mercoledì 8 giugno 2016

Labirinto orizzontale

THE ABADDON
di Koren Shadmi


Dove si va dopo la morte? Si va da qualche parte?
Non è che questo fumetto risponda esattamente alla domanda, ma è talmente esistenziale che sembra farlo... Circolare, ipnotico, kafkiano, labirintico!
Ti seduce sin dal formato – adoro le opere orizzontali – e dalla prima vignetta ti marchia come suo, perché se hai iniziato, devi finire!
Solo che non puoi...
Quando arrivi all'ultima pagina, infatti, devi ritornare alla prima e riprendere da capo! E' inevitabile!
E presto sentirai che il terreno ti manca da sotto i piedi...
E sono stupendi i richiami/corrispondenze/paralleli tra ciò che è presente (o non è affatto) e ciò che è ricordo; e le crepe di follia che si insinuano nell'ordinarietà; l'atmosfera, malsana, sottile, il simbolismo, le allusioni, e il confine, appena palpabile, tra l'inferno e il quotidiano... Basta la ripetizione per sublimare, basta la ripetizione per precipitare nella pazzia... Vuoi fuggire, ma il problema è che forse “il fuori” non c'è e non è previsto.
E tutto è ambivalente, ambiguo, ribaltabile (persino i cioccolatini)... E tu non sei nemmeno sicuro di essere tu, o di poterlo rimanere... E, tra parentesi, gli altri chi sono? Prigionieri di un'ossessione o proiezione spaziale di una parte di te? Residui di memoria? Di sogni? Seccature?
Un'opera davvero interessante, già sentita, magari, nei suoi spunti (i riferimenti, letterari e non, potrebbero essere molteplici), ma comunque originale. Sostenuta da tavole dalla profondità inusitata, dipinte con i colori della pioggia, stilisticamente peculiari. Una graphic novel claustrofobica, ma dal ritmo forsennato, che incuriosisce e va oltre il mero racconto o la somma delle sue pagine.
Una lettura che rimane lì, sospesa, mai del tutto definita, e che è perfetta come argomento di analisi e discussione, perché può dar luogo a tante interpretazioni quante sono le sfumature della sensibilità umana.
Consigliato per un club del libro, per gli animi filosofici, e per chi vuole un'oretta di sballo cosmico.
...Del resto, che significa Abaddon?
E' l'Abisso (oltre che un Diavolo, se non erro, nella Gerarchia demoniaca medievale )... e quindi, l'Inferno, appunto. E per estensione l'Aldilà...
Quindi?

Siamo morti, o...?

martedì 7 giugno 2016

Gotico come non mai

CRIMSON PEAK
di Guillermo Del Toro
(2015)


Fiabesco melodramma a tinte fosche, con virate verso l’horror (ma un Horror proprio no: troppo edulcorato in tal senso) e soprattutto verso il fantastico, che incede lentamente, ma tuttavia avvince, in particolare grazie alla bravura e al fascino degli interpreti (nonostante la Wasikowska con i capelli sciolti proprio non si possa vedere) e al modus narrandi, incantevole e avvolgente, dal sapore antico, quasi poetico…
Da segnalare, inoltre, la bellezza cromatica della fotografia, l’attenzione per la composizione e le fatiscenti, ma suggestive, ambientazioni, che da sole sono sufficienti a suggerirci una storia.
Poco importa, infatti, che la trama sia banale e prevedibile (ormai i Lannister spopolano), sebbene incentrata su un insistito dualismo: è bello come ci viene raccontata, come una favola della buonanotte d’altri tempi, così che noi siamo ben disposti, di fatto, ad ignorarne le molteplici pecche e a lasciarci felicemente rapire.
I fantasmi, in compenso, benché benevoli, ci fan prendere degli spaghetti niente male e sono sicuramente incisivi nella loro rappresentazione accurata e tenebrosa.
Lo stesso Crimson Peak, con tutta quella argilla rossa e la neve che filtra dal tetto, è spaventoso, mentre Tom Hiddleston, nei panni del protagonista maschile, il gentiluomo Thomas Sharpe, riesce ad essere ad un tempo ammaliante, debole, e minaccioso.
I personaggi meglio riusciti, però, sono quelli femminili: Lucille/Jessica Chastain è luciferina e inquietante, oltreché stupenda, mentre Edith/Mia Wasikowska, con la sua indipendenza/eccentricità e il suo squisito, ingenuo candore, non può che suscitare la nostra simpatia.

Senza dubbio il film mi è piaciuto, senza dubbio non è un capolavoro (né la miglior pellicola di Del Toro), tuttavia è comunque da non perdere, quanto meno a livello visivo e di atmosfera, gotica come non mai.