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giovedì 10 settembre 2020

Il ritratto delle nuove generazioni

 GENERAZIONE SERIALE

di Giovanni Di Rosa

(su Ig @giovannidirosa_writer)



Se vi piacciono le Serie Tv questo libro vi serve perché ha un approccio davvero originale: da un lato c'è l'analisi dettagliata dei telefilm più recenti; dall'altro, contestuale al primo, un ritratto impietoso ma accorato delle nuove generazioni.

In merito all'analisi, si procede per aree tematiche, approfondendo argomenti stimolanti sotto il profilo della critica televisiva, come pure di costume e società: dai telefilm come investimento emotivo, ad amore e amicizia, fino all'emancipazione femminile e alla comunità LGBTQ. 

Non ci si lega a nessuna Serie in particolare, ma si prendono in considerazione tutte per gli aspetti che interessano, delineando un quadro vasto, che non si ferma al nozionismo, ma cerca di indagare le radici di ogni evoluzione. L'opera, acuta e penetrante, evidenzia quindi i cambiamenti socio-culturali più eclatanti e ci aiuta a riflettere su questioni che, magari, ci sono passate davanti senza che nemmeno ce ne accorgessimo e che invece ora ci rendiamo conto di aver vissuto, raccogliendo e mettendo insieme, finalmente, tutti i tasselli. La lettura risulta così assai piacevole, sia per gli appassionati di Serie Tv, che potranno ritrovare i loro beniamini, o riassaporare i momenti salienti degli episodi principali – oltretutto carpendone i meccanismi –, sia per i profani, che in effetti si potranno comunque godere il percorso.   

E poi, dicevo, c'è il ritratto delle nuove generazioni. 

In effetti, non immaginavo si potesse trattare l'argomento in modo tanto personale. Ma l'ho apprezzato moltissimo, tanto più che si tratta di un'asettica incursione dall'esterno,  ed infatti l'autore, lungi dall'essere un distaccato osservatore, vi è coinvolto in prima persona e in sostanza, mentre analizza la televisione, analizza e racconta se stesso, pur riuscendo sempre a mantenere una certa oggettività ed un'indiscutibile professionalità.

In ultimo, l'opera è scritta bene: con uno stile pulito, ma attento alla terminologia specifica. Semplice, colloquiale ed estremamente scorrevole.

Di Giovanni avevo già letto il romanzo Dark Fantasy. Le Cronache di un vampiro, che mi era piaciuto. Ma, lo ammetto, assurdamente questo saggio è ancora più appassionante.

giovedì 23 gennaio 2020

La brama di sapere

SERVANT


Serie Tv in dieci puntate da mezz'ora, di impostazione teatrale, con pochi personaggi e sempre gli stessi quattro ambienti. 
Ma terrificante.
Non che si veda nulla di clamoroso. Niente splatter, niente morti. 
Ma ogni passaggio è inquietante, giocato sulll'alluso e il non detto, ogni personaggio pieno di segreti, e i particolari vengono assommati così gradualmente da farci impazzire, tenendoci sempre sul baratro, prossimi a precipitare...
Un po' thriller e un po' horror, con un sottofondo drammatico e una colonna sonora meravigliosamente stridente (e una fotografia, per i miei gusti, forse un po' troppo scura), che ti fa aggricciare i denti, ti solletica di curiosità, di brama di sapere, stando attento a non svelare mai troppo, e a sostituire ogni rivelazione con altri due interrogativi.
Notevoli anche gli interpreti (tra cui Rupert Grint, il Ron di Harry Potter), ma soprattutto le scelte registiche. Con queste inquadrature ravvicinate, dall'angolazione strana, invasiva, secante, che ti attorcigliano lo stomaco (tra i registi figura M. Night Shyamalan).  
E poi la trama... Ambigua, cupa, con risvolti tragici e dolorosi, ma mai eclatanti. Anche quando lo sembrano.
Solo la fine non mi ha entusiasmata. 
Non che sia disonesta o affrettata, ma, vista la qualità del viaggio, mi aspettavo una sorpresa in più. O forse solo meno linearità.
Nel complesso, comunque, un prodotto più che buono. E avvincente.
Tanto, tanto avvincente.
Poco importa che non si esca quasi mai di casa.

giovedì 16 gennaio 2020

OTTA AWARDS 2019 SERIE TV

OTTA AWARDS 2019 SERIE TV


Ed eccoci all'ultimo appuntamento con gli Otta Awards 2019, in oggi dedicato alle Serie Tv.

Premetto che c'è un unico grande vincitore per ogni categoria positiva, e non può essere che il superstellare cartone animato di “Rick & Morty”, che vince altresì il mai assegnato prima d'ora Otta Award Assoluto, dato che è quanto di più bello abbia mai visto in televisione. L'Ottamondo tutto esulta!!! Canti ed inni!

Tra le altre serie, invece (avendone viste solo 65 posso permettermi di collocarle in ordine di gradimento), menziono:

1) “Fleabag”, dalla micidiale carica eversiva e dalla sceneggiatura perfetta;
2) “I Medici”, specie la seconda stagione, davvero emozionante, e con una sigla pazzesca;
3) “Russian Doll”, per l'immaginazione;
4) “Chernobyl”, che è senza dubbio la miglior serie drammatica (dopo Rick e Morty), ma io senza un po' di fantasia secco; 
5) “Undone”, sempre per l'immaginazione, anche se il finale mi ha lasciata un po' lì;
6) “The Morning Show”, per il ritmo e il cast;
7) “Killing Eve, semplicemente eccezionale;
8) “Servant”, mi manca ancora la fine, ma è un capolavoro di tensione;
9) “Stranger Things III”, decisamente meglio della seconda stagione, ma non all'altezza della prima;  
10) “Sex Education”, perché fa bene, diverte e serve a tutti;
11) “Black Summer”, per l'innovativo approccio zombesco, che ritorna alle origini;
12) “Carnival Row”, perché un fantasy ci vuole, e questo è davvero multiforme e pieno di tematiche sottese;
13) “The OA”, per le idee e per la filosofia alla base;
14) “Fosse/Verdon”, per gli interpreti;
15) “The Society”, che non è niente di che, e ha pure una protagonista odiosa, ma mi piace come tematiche e mi incuriosisce; 

Inutile, suppongo, nominare la Serie più brutta, quella che mi ha intristita e mi ha amareggiata.

E, niente, da lunedì torniamo a i post normali!

lunedì 23 dicembre 2019

Il più figo di tutti i multiversi!

RICK E MORTY – IV STAGIONE


Sì, sono in preda all’esaltazione cosmica!
Finalmente, dopo mille anni di attesa, è approdata su Netflix la IV stagione (primi cinque episodi) di quello che è non solo il mio Cartone Animato preferito di sempre, ma persino la cosa più spettacolare mai vista al cinema e in Tv!
Rick, in particolare, è il più figo dell’universo, anche più di Jason Momoa, che si piazza al quarto posto, dopo Roland di Gilead e Sogno degli Eterni, versione Morfeo, ed anzi è il più figo di tutti i multiversi! Anche se, il suo mondo di riferimento è C-137, segno che siamo connessi. Infatti significa (l’ho deciso io) Carlotta 13 luglio. Che è la mia data di nascita! 
Deliri a parte, mi sono sparaflashata tutte le puntate di seguito, appena sono diventate disponibili, ossia la notte del 22 dicembre! Non avevo atteso per GOT (grazie al cielo) né per Stranger Things, ma per Rick e Morty… dovevo!!!
MPM, dal canto suo, è stato un tesoro e mi ha fatto compagnia, nonostante (ma come fa????) non ami questo capolavoro ed, anzi, mi prenda sempre in giro perché io invece lo adoro. Ha russicchiato un po’ e l’indomani, inspiegabilmente, non ha voluto rivedere tutto da capo, però, ehi, è stato comunque un ottimo compagno di felicità!
In quanto alle puntate, invece, sono state totalmente all’altezza delle (mie alte) aspettative, specie la prima con il Rick vespa, che da ora in poi sarà uno dei miei prediletti!
Tra l’altro, a riprova che siamo connessi, il primo episodio è iniziato con dei riferimenti a Instagram, che ho eletto a mia nuova vera casa. Per il resto, le puntate sono state variegate, con riferimenti molteplici, non solo alla fantascienza, imprevedibilità al cubo, sfondi più maestosi, e dettagliati del solito, e Rick in tutta la sua magnifica Ricckosità (come al solito, benché sembri quello cinico, è pieno di fragilità, solitudini e poesia, laddove Morty, che si propone come tanto tenero, imbranato e perbenino, è fondamentalmente un viscidello sleale).   
Insomma, siete ancora qui? Come potete resistere?
Guardate Rick e Morty!

venerdì 29 novembre 2019

Aggiornamento delle Serie Tv 2/2

LE SERIE TV DEGLI ULTIMI MESI (2 di 2)


Lasciando perdere i vari seguiti (l'orribile La Casa di Carta 3, Glow 3, Elite 2 – comunque godibile -, Orange is the new black 7 e via dicendo)... continua la carrellata delle Serie Tv più interessanti che ho visto negli ultimi mesi:

Future man (Prime Video), scritta da Seth Rogen, è nerd che più nerd non si può. Piena di riferimenti e ammiccamenti, ha una base fantascientifica tra Terminator e Ritorno al Futuro. I dialoghi sono puro piacere, e così l'umorismo iconoclasta, scanzonato, esagerato, ma non troppo. Beh, a volte sì. Ma ci sta. 

8 giorni alla fine (Sky) un preapocalittico, diciamo. Tedesco, cupo, con protagonisti discutibili – se non direttamente spregevoli – e numerosi spunti di discussione. C'è anche un po' di umorismo involontario, tanto che viene voglia di avere dei Darwin Award lì pronti per consegnarli a diversi personaggi. La mia preferita, ad ogni modo, resta la setta dei fattoni. Anche se sul finale... Ma mi mordo la lingua per evitare spoiler.

Undone (Prime Video) Un cartone animato, ma con attori in carne ed ossa (tipo A Scanner Darkly – Un oscuro Scrutare, ossia tecnica Rodoscope). Geniale. Multiforme. Da capogiro. Tra il giallo, il fantascientifico e il lisergico. Magari c'è qualche sottile esitazione in quanto al ritmo, ma riscattata dalla visionarietà generale. Non ho apprezzato il finale, ma per il resto... wow!!!  

Parks and Recreation (Prime Video) con Amy Poehler. Una Sitcom sul Dipartimento Manutenzione parchi di Pawnee, una ridente cittadina americana. Detto così non sembra niente di che, ma... giuro, fa schiantare dal ridere. E dà un piacevole senso di ottimismo, positività e coralità. Amata in particolare da MPM e capace di fargli tornare il buon umore anche nella giornata più buia (a me no. A me servono almeno un pizzico di immaginazione e di cattiveria in più, e una manciata di allegria in meno). 

Jean-Claude Van Johnson (Prime Video). Genialata a sfondo spionistico-fantascientifico. Il ritmo a volte stagna leggermente, ma quando non lo fa: risate, calci volanti, spaccate e dissacriamo tutto quello che si può. In particolare il povero Jean-Claude Van Damme, ormai incartapecorito, ma mai stato così adorabile, spiritoso, autoironico, dolente e simpatico. Per la prima volta nella mia vita mi ha fatto venir voglia di recuperare tutti i suoi orrendi filmacci senza trama. Anche solo per cogliere appieno le sue autocitazioni.

E chiudo qui... Aspettando, trepidante, la quarta stagione di Rick & Morty, che comunque resta la cosa più meravigliosa che abbia mai visto in TV. E forse pure al Cinema.

mercoledì 27 novembre 2019

Aggiornamento delle Serie Tv 1/2

LE SERIE TV DEGLI ULTIMI MESI (1 di 2)


Ciao Cari, 
procedo senza indugio al recupero dei mesi di silenzio con l'aggiornamento delle Serie Tv... Non menziono tutte quelle che ho visto/iniziato a vedere, ma solo quelle che mi hanno colpita di più. Comincio però dalla fine: 

Carnival Row (Prime Video) con Orlando Bloom: Fantasy con problemi di immigrazione fatati davvero coinvolgente, soprattutto per l'accuratezza dell'ambientazione. I nomi sono assurdi, ma la protagonista, Vignette, mi piace un sacco, i combattimenti non sono male e c'è quel tocco splatter che ricorda un po' GOT. Da non perdere!

The Morning Show (Apple TV+) con Jennifer Aniston, Steve Carrell e Reese Witherspoon. Giochi di potere sanguinosi e meschini, ma con risvolti umani, basati sul dietro le quinte della subcultura televisiva travestita da giornalismo, tra marciume e idealismo. Una bomba! In virtù delle tematiche attuali e scottanti, delle questioni etiche, ma anche dell'alto livello di recitazione, del ritmo (succede sempre qualcosa, e meno prevedibile di quanto si potrebbe presumere) e della molteplicità dei punti di vista, che sempre generano empatia.

The Boys (Prime Video) con Karl Urban e Simon Pegg – Direttamente dai fumetti di Ennis, nonostante la Serie sia molto edulcorata e semplificata, cattura da subito, è ben realizzata e disturbante al punto giusto (di più, in effetti, sarebbe stato troppo, perché quello che funziona da Dio su carta, in movimento sarebbe stato eccessivamente crudo). Deliziosa. E azzeccati gli interpreti. Con una bella strizzata d'occhi.

Living with yourself (Netflix) con Paul Rudd. A MPM piace, ma a me no. La cito solo perché sia chiaro che non me la danno a bere: è copiata da una puntata di Rick & Morty (3x06)!!! Copiatissima! Ma con meno tutto: meno fantascienza, meno genialità, meno carisma! MPM può dire quello che vuole. Io lo so. Gné gné.

A venerdì con la seconda e ultima parte!

mercoledì 10 luglio 2019

Errori ed eroi

CHERNOBYL


Finito oggi.
E sono senza parole.
Fa male questa serie tv.
Fa male per il disastro, ma ancora di più per le verità che racchiude. Per l'idiozia umana e sociale che denuncia e che ti azzera. Per le tragedie sottaciute, ma anche per gli eroismi, l'ignoranza e la superficialità.
Per gli interrogativi che suscita, che sono terrificanti, sia quando restano senza risposta, che quando invece la risposta c'è.
A livello televisivo, però, è un capolavoro.
In equilibrio perfetto tra narrazione romanzata, denuncia e documentario, evita di sprecare parole e, sebbene non sempre l'azione sia rapida, è talmente affascinante che mai l'interesse dello spettatore scema. Persino le spiegazioni sul funzionamento del reattore nucleare ci attraggono, tanto che ci viene voglia di approfondire.
E se anche su tutto prevalgono gli eventi, non si dimenticano le persone, che sono il cuore della vicenda e ne segnano l'incedere, rendendo il nostro coinvolgimento fatidico e definitivo.
Anche il cast è stratosferico: Stellan Skarsgard, Jared Harris, Emily Watson... E persino quando si tratta di volti noti, presto vediamo gli attori sparire dietro l'interpretazione. Come se Jared Harris non fosse più Jared Harris, ma davvero Legasov, il fisico.
La consapevolezza di quello che sta accadendo sommata alla consapevolezza di quello che accadrà ti devasta, ma non puoi interromperti, perché vuoi sapere. Vuoi conoscere di più. Sotto il profilo storico, ma anche in relazione ai destini dei singoli uomini e donne coinvolti, al di là del ruolo o dell'importanza che hanno. Anche quando restano senza nome, ma rappresentano una collettività.
E, mi dispiace, nonostante tutti gli individui splendidi che impari a conoscere, ad ammirare e a stimare, nonostante tutti gli individui meravigliosi che ti innalzano sopra la radioattività, quando finisci l'ultimo episodio pensi davvero che siamo un maledetto cancro che sta divorando la Terra e che, se non producessimo letteratura, musica, arte, dovremmo essere solo che sterminati.
Ma davvero bastano le arti per redimerci?
Davvero?

venerdì 5 luglio 2019

Extramitica

STRANGER THINGS 3


Appena finito, e sono ancora... sottosopra.
Lo so, la terza stagione non è all'altezza della prima: ci sono lentezze, un po' di forzature, qualche buchino. Ma non me ne importa, perché è comunque quanto di più bello esista attualmente tra cinema e tv. Alla faccia di quella stupida Casa di Carta di cui non mi importa una cippa (i ladri sono ladri, non eroi). Alla faccia degli Avengers. E, sì, pure alla faccia del Trono di Spade, che è stata una delusione cosmica. 
Stranger Things è comunque il top e lo è grazie ai personaggi, che sono stupendi e stupendamente nerd, tanto che perdoniamo loro anche il fatto di crescere. Grazie alle emozioni, che sono pure e assolute, ancora incorrotte, e ci riportano in un colpo all'infanzia e all'adolescenza, quando tutto era meraviglia, stupore e avventura. E poi, sì, grazie all'atmosfera e al contesto, che ti lasciano qualcosa nel cuore che avevi dimenticato, ma che è sempre rimasto lì, ed è forte, e intenso, ed è bello che si risvegli, perché poi impiega un bel po' a riaddormentarsi.
E comunque, a parte tutto, alla serie non manca niente: avventura, tensione, risate, sentimenti. E sì, mi godo persino le storie d'amore. Perché, laddove di norma mi annoio e sbuffo, questa volta non posso che immedesimarmi e partecipare di ogni turbamento. 
E poi, va bene, ci sono la colonna sonora spaziale, il cast di fuoriclasse, l'effetto nostalgia e le citazioni (benché alcune paiano quasi obbligate e poco spontanee).
Insomma, che volete di più?
La scena de “La Storia Infinita” è stata extramitica.
La più extramitica, spassosa e tenera dell'universo.

P.S.
I miei preferiti sono da sempre Mike e Undici.
Ma Steve e Dustin... Ehi, mi sa che alla fine li hanno scalzati.

mercoledì 12 giugno 2019

La rottura della quarta parete

FLEABAG


Che serie Tv!  
Pillole di malvagità e scorrettezza, collocate in una cornice drammatica, fatta di colpe, ma anche di reazioni, che alla fine dimostrano... Beh, che un triangolo ha molti lati.
E ci viene da grattarci, ma anche un po' da commuoverci.
Perché, nonostante i temi affrontati (il lutto, in particolare, ma anche il rimorso e la deriva della propria esistenza) la serie è leggera, frizzante, divertente (da risate vere), ma anche triste, tanto che spesso ti fa sentire il vuoto cosmico e la voglia di rifugiarti sotto le lenzuola, senza uscirne mai più. 
Situazioni grottesche, ma anche realistiche, in un certo qual modo, estetismi da urlo (la scena in metropolitana, quella che coinvolge tutti i passeggeri, è superba), gli interpreti magnifici, specie Phoebe Waller-Bridge (eccezionale) e Olivia Colman, che sfoggia la sua ricca espressività in un ruolo odioso quanto ben riuscito.
E poi c'è la rottura della quarta parete (che nella seconda stagione sfiora quasi traguardi metafisici), il ritmo vertiginoso, l'imprevedibilità, che però non è finalizzata a stupire, in quanto presenta un quadro ben concepito, con tanti ritorni, rimandi, cerchi che si chiudono.
E se all'inizio può sembrare la solita sitcom, magari con qualche inclinazione in più del solito al politicamente scorretto, graffiante e dissacrante, presto ci si rende conto che è molto di più, perché si rifiuta di restare in superficie, ma esplora tutto quello che c'è sotto.
Due stagioni, di sei episodi ciascuna, ognuno di circa ventiquattro minuti.  
Un gioiello.

lunedì 27 maggio 2019

Valar Morghulis

L'ULTIMA STAGIONE DEL TRONO DI SPADE


Attenzione: Spoiler !!!


E' stata, ovviamente, una tremenda delusione.
E sì che ero partita colma di aspettative e speranze, ma dopo il terzo episodio il mio cuore ha iniziato ad incrinarsi, fino a che, al quinto, si è spezzato senza rimedio, definitivamente, riuscendo a mala pena a trascinarsi sino al sesto.
Iniziamo con due puntate descrittive, scolastiche, piatte e per nulla epiche. La seconda, in particolare, è puro riempitivo. Ma amavo ancora così tanto i personaggi che non mi importava e mi bastava rivederli per essere felice.
Poi siamo arrivati alla terza puntata: un fiorire di buchi narrativi, di errori drammaturgici, di insensatezze atte a compiacere i fan, per soprassedere sulle catastrofiche ed assurde scelte tattiche e militari (Dio Santo, persino i Puffi sarebbero stati strateghi migliori!). Ma pazienza, mi sono detta. L'epicità questa volta c'è stata. C'è stata l'azione, l'emozione, la tensione emotiva. E io volevo ancora, disperatamente crederci. Pazienza se chi avrebbe dovuto morire non è morto, se alcuni momenti erano pura schizofrenia narrativa, se troppe cose sono state liquidate frettolosamente, senza logica e senza attenzione, tranciando i passaggi o saltando alle conclusioni.
Arriviamo alla quarta puntata... le cose continuano a peggiorare: dalla morte di Rhaegal all'inspiegabile cattura di Missandei (andava dall'altra parte, misericordia!)... Il dubbio, a questo punto, è che tutta la stagione sia una supercazzola, che Martin abbia deciso di sabotare la serie Tv, che sia in corso una cospirazione. Solo la nuova trilogia di Star Wars riesce a fare più schifo!
Alla quinta puntata Daenerys sbrocca. E va bene, l'idea in sé può essere carina, ma è stata giocata male. Solo in questa stagione dà qualche segno di pazzia e gli sviluppi caracollano e sono troppo repentini. Sanno di slealtà. Di truffa. Come per quasi tutti gli altri accadimenti precedenti e successivi (ad esempio: perché di mille che ce ne sono, solo tre scorpioni sparano?). La mia sospensione dell'incredulità, che come spiega Eco è necessaria per avventurarsi in qualunque tipo di costrutto immaginifico, crolla miseramente. E a questo punto non ce la faccio più: seguito a sbadigliare, anziché restare con il fiato in gola. Nel corso dell'ultima puntata non provo nulla. Nulla di nulla. Appena un po' di sonno (e l'ho vista in pausa pranzo). Nemmeno quando Jon ha trafitto Dany. Nulla. Tutto ciò che ho percepito è stata la voglia, da parte degli autori, di finire al più presto, e a tutti i costi, in qualunque modo. Che tristezza.
Davvero pensano che possa aver voglia, adesso, di ciucciarmi gli spin-off? Che me ne possa calere qualcosa? Davvero?
No, l'unica cosa in cui ancora oso sperare sono i romanzi di Martin. Ma il prossimo sarebbe dovuto uscire anni fa. Invece non se ne sa niente.
Che desolazione. 

venerdì 24 maggio 2019

Pillole di serie TV

BREVE PANORAMICA SULLE RECENTI SERIE TV VISTE


Niente, è che tra la riduzione a tre soli post settimanali da una parte e la lunga pausa che mi sono concessa dall'altra, ci sono molti argomenti che devo necessariamente castrare. E un po' mi spiace, ma, in certi casi, preferisco un rapido excursus al sommo nulla. Perciò, ecco:


BODYGUARD – Richard Madden mi piace e la serie regala emozioni e scene cariche di azione. Ma soprattutto è frustrante e ci dà una dimensione di quanto il mondo sia spregevole ed ingiusto e di come nessuno sia santo. Verso la metà il mio interesse è un po' scemato, ma sono solo otto episodi e tutto sommato alla fine ci si arriva.



IL NOME DELLA ROSA – Non mi prende. Ho adorato il libro di Eco, e senz'altro  qui, rispetto al film del 1986, c'è più spazio per eventi e personaggi (e persino per alcune parentesi che proprio non ricordavo). Ma ogni istante rimpiango Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville, con il suo sguardo ironico e sornione. Turturro è bravo, ma i suoi occhi sembrano sempre sul punto di liquefarsi. E poi... no, mi dispiace: quello non è Rupert Everett!!! E comunque devo sempre lottare per non addormentarmi...



THE OA – Nonostante qualche momento di umorismo involontario (mi spiace, ma 'sti movimenti non si possono guardare) la serie è originale, stimolante e suggestiva, oltre che piena di sostanza. A tratti si avverte la vertigine dell'essere e del non essere, a tratti sorprende per la profondità esistenziale. Può non piacere, ma senz'altro è da vedere (grazie a Luca e Camilla).



BLACK SUMMER – Ancora una serie sugli zombie. Ma senza remore di nessun tipo (né a livello drammaturgico, né in nome del politically correct) e che quindi risulta straordinariamente rilassante, nonostante la tensione sia perennemente alle stelle e non ci venga concesso nessun attimo di tregua. Perfetta per vincere lo stess (o per farselo venire, dipende dal carattere).



MIRACLE WORKERS – Serie simpatica e cinica, con un ottimo Daniel Radcliffe e uno Steve Buscemi nei panni di Dio (un Dio pessimo), leggermente fuori parte. Potrebbe essere un magnifico pugno nello stomaco, invece, ahimè, pur carina e piena di trovate, non ha abbastanza mordente. Peccato.




FOSSE/VERDON – Miniserie biografica con gli strepitosi Michelle Williams/Gwen Verdon (adorabile) e Sam Rockwell/Fosse (che impareremo ad odiare). Parte lenta, e la struttura dei balzi temporali è forse un po' troppo calcata, ma nel complesso è  coinvolgente e da quando vi ci si addentra non si riesce ad uscirne. Splendida.



SHARP OBJECTS – Una regia particolarissima, sfumata e onirica, che conquista per il modo di narrare, in cui il passato si intreccia con il presente, spesso senza soluzione di continuità. La trama è abbastanza classica – thriller investigativo su omicidi di fanciulle in una piccola cittadina con qualche scheletruccio nell'armadio – ma conquista in fretta. Brava anche Amy Adams, benché io, in generale, la trovi snervante. De gustibus... 



THE SOCIETY – Lo spunto di base è elettrizzante, per quanto già sentito. Ma qui ha connotazioni peculiari e dettagli che lo rendono potenzialmente da urlo (anche se sono solo alla terza puntata e non so dove si andrà a parare sotto il profilo fantascientifico, ammesso che si decida di analizzarlo). Per il resto... immagino che la direzione sarà quella de “Il Signore delle Mosche”, solo con ragazzi del Liceo, anziché preadolescenti (risata truce: sono tutti abbastanza odiosi).



E poi... E poi dovrei parlare dell'ultima stagione di GAME OF THRONES, ma... not today, sorry. Mentre scrivo è domenica 19 maggio e non ho ancora visto l'ultima puntata. E dopo che l'avrò vista... beh, bisognerà vedere di che umore sarò. 


Valar Morghulis.

giovedì 21 marzo 2019

Una carnevalata di orrori

AMERICAN HORROR STORY - APOCALYPSE


Wow. 
Non dico che sia perfetta, e comunque la mia preferita rimane Asylum, ma questa ottava stagione è stata senz'altro una gradita sorpresa. Intanto perché mi attrae l'argomento, e poi perché riprende le fila di Murder House, la prima stagione, di cui è il seguito, con il piccolo virgulto demoniaco divenuto adulto. Ma è il seguito pure di Coven, di cui ritroviamo le streghe più significative, e ci sono riferimenti vari ad Hotel.
Quindi accade non solo che ritroviamo vecchi personaggi – tra cui la nostra Constance/Jessicona Lange – ma che li vediamo persino interagire tra loro. 
Non solo. L'intreccio è quasi rivoluzionario, nel senso che si metamorfozizza di continuo, creando, effettivamente, delle rivoluzioni interne di contesti e di atmosfera, arrivando a resuscitare personaggi defunti – anche nelle passate stagioni – e a mutare prospettiva. Insomma, si parte in un modo, poi si cambia tutto, e si ricomincia la storia da quattro anni prima, per ricongiungere al meglio tutti i fili della trama. E vediamo gli stessi attori interpretare più ruoli, cambiare carattere, se non fisionomia, ci beiamo delle allusioni e delle strizzate d'occhio, e, in breve, veniamo galvanizzati dalla certezza che tutto può accadere e, anche quando ci pare scontato, non è detto che lo sia. Per il resto, solito guazzabuglio di roba buttata nel calderone: c'è di tutto, dall'Anticristo ai fantasmi, dall'Intelligenza Artificiale alle già menzionate Streghe, passando per gli Scienziati Pazzi Nerd... in una carnevalata di orrori. Ma se nelle prime puntate l'atmosfera è pesante e grottesca, pressoché priva di redenzione, presto viene rischiarata da un barlume di luce, che ci guida verso la conclusione. 
Una gazzarra malsana ed esagerata?
Sì, ma divertente.

mercoledì 13 marzo 2019

LEI O LUI?

LIAR – L'AMORE BUGIARDO


Mini in sei puntate, in cui, invero, l'amore non c'entra pressoché nulla: la vicenda, semmai, ruota attorno ad uno stupro, solo che il dubbio è se sia vero oppure presunto. In soldoni: la dolce professoressa Laura (Joanne Froggatt) è stata davvero drogata e violentata dal fascinoso cardiochirurgo Andrew (Ioan Gruffudd), dopo una bella serata romantica? Ci viene da pensare di no... Più la conosciamo meno lei ci sembra equilibrata, più lo conosciamo e più lui ci pare innocente. Anche se, da entrambe le parti, si presentano possibilità alternative e sbavature. 
La serie è perfetta sino a metà, ma nel momento stesso in cui la verità viene a galla e non si gioca più sul filo del dubbio perde tragicamente di mordente, scivolando in un frustrante e rapsodico trascinarsi di situazioni stantie. Di cui, tutto sommato, ci importa poco, incluse le sottotrame e le vicende personali dei comprimari. Nemmeno il finale sa di riscatto, perché non aggiunge nulla alla storia, non la impreziosisce né ne altera il punto di vista, semplicemente la trama si arresta ed è come una retta che, arrivata al punto, semplicemente si ferma. Forse in modo persino brusco. Lasciando un po' così, non insofferenti, ma nemmeno soddisfatti. 
A mio avviso, se invece di sei puntate ne fossero state realizzate quattro, condensando maggiormente gli episodi dal 4 al 6, la serie sarebbe stata più icastica. 
Bravissimi e convincenti, però, gli interpreti, sulle cui capacità si regge l'intera architettura dell'intreccio, e che risultano perfetti, qualunque cosa decidano di farci credere.

P.S.
Per curiosità, segnalo che in Italia hanno trasmesso il remake nostrano (che non ho visto né ho voglia di guardare): “Non Mentire”.

lunedì 4 marzo 2019

Nulla accade per caso

RUSSIAN DOLL


Serie Tv frizzante e veloce (solo otto puntate, tra l'altro di appena mezz'oretta circa), con spunti fantascientifici, ma splendide declinazioni umaniste. In altre parole: che succederebbe se continuassi a morire in vari modi e a risvegliarmi nel bagno della casa ove la mia migliore amica ha organizzato la festa per il mio trentaseiesimo compleanno? Forse che l'universo starebbe cercando di dirmi qualcosa? O è solo un loop temporale dovuto ad inaspettate congiunzioni astrali?
L'idea di partenza è già sfruttata, è vero, ma qui ci sono intrecci trasversali che risultano davvero stimolanti. Ma ciò si coglie solo andando avanti. All'inizio, a colpirmi era soprattutto la presenza di Natasha Lyonne, la Nicky Nichols di Orange is the New Black, nei panni di Nadia, la protagonista. Che è praticamente un clone di Nicky, solo fuori dal carcere (o, se vogliamo, in carcere di natura diversa). La cosa sul momento mi ha contrariata: possibile che non sappia interpretare un ruolo differente? Oltretutto a me non è che Nicky sia mai piaciuta molto: come Nadia – e uso le parole di Maxine, la migliore amica di quest'ultima – è uno scarafaggio. Sa solo prendere. Può essere divertente, certo, ma non mi piace. E poi parla troppo, e non è abbastanza brillante per poterselo permettere: è logorroica. Insomma che siamo andati avanti solo su insistenza di MPM. A me l'unica cosa che risollevava il morale erano le morti di Nadia, non molto creative, di per sé, ma, nonostante la reiterazione (peggio di Kenny di South Park), capitavano sempre nel momento giusto ed erano ironiche (specie le api). Poi, però, accade qualcosa... E la storia acquista spessore, e Nadia tridimensionalità. Ti accorgi che nulla accade per caso, e anche i dettagli diventano importanti, inquietanti, assurdi, sovente assumendo la veste di indizi e rivelando nuove convergenze, dal sapore mutevole. E, insomma, aveva ragione MPM: Russian Doll è una serie molto carina, divertente, cinica q.b., ma nemmeno troppo, e presto decolla, cresce e matura, come i suoi protagonisti.
Quindi non fatevela scappare. 
Curiosità: oltre a Nicky, di Orange is The New Black ritroviamo anche Dascha Polanko/Dayanara Diaz e la comprimaria Rebecca Henderson/Alice Denning.

mercoledì 20 febbraio 2019

Coinvolgente e magnetica

I MEDICI


Mi riferisco alla serie televisiva, e in particolare alle prime due stagioni: “Masters of Florence”, incentrata su Cosimo (Richard Madden), figlio di Giovanni (Dustin Hoffman) e padre di Piero, e “The Magnificent”, su Lorenzo il Magnifico (Daniel Sharman), figlio di Piero/Julian Sands, anche se, in realtà, trattasi di un racconto corale, con molti protagonisti e molti comprimari.
Orbene, sono entusiasta. E sì che nel 2016, quando MPM mi aveva proposto i primi episodi li avevo bocciati... Fortuna che il Ragno mi ha costretta al ravvedimento! Fortuna perché mi è piaciuto pressoché tutto: dalle algide sonorità della sigla iniziale, che si innalzano lentamente sino a divenire incalzanti e tracimanti di passione, alla ricostruzione storica scrupolosa e alle tematiche fondanti della serie, che pongono innanzi a tutto la famiglia, la cultura, e l'amore per Firenze. Inoltre adoro i personaggi, tra cui spiccano tante facce conosciute (c'è chi viene da “Il Trono di Spade” e chi da “Il Miracolo”...), quasi tutti, donne incluse, dotati di un carattere forte e focoso. Adoro Marco Bello/Guido Caprino, ruvido e sanguigno, Cosimo, disposto ai compromessi, ma bramoso di redenzione, e Lorenzo/Stuart Martin, il suo impetuoso fratello. Ma la mia prediletta è Contessina/Annabel Scholey – sì, questo è il nome proprio – fiera e saggia, col coraggio di una leonessa, benché a volte paia troppo giovane vicina alla nuora Lucrezia/Valentina Bellé, che, dal canto suo, è brava, ma fa delle espressioni, misericordia, che spesso ricordano Clarabella di Topolino. 
La Serie trasuda abbondanza: di colori, di dettagli, mentre la trama, appena un poco romanzata, è coinvolgente e magnetica (oltre ai Medici ci troviamo Brunelleschi/Alessandro Preziosi – il più incisivo e penetrante – Botticelli, Poliziano...). Solo al principio della seconda stagione, a decenni di distanza, ci troviamo un po' spaesati. Rimpiangiamo i vecchi protagonisti, non sembrandoci i nuovi (compreso Sean Bean/Jacopo Pazzi, che pure poi si rivelerà più fosco di Albizzi) all'altezza dei precedenti. Specie Lorenzo, carino, gentile, ma non abbastanza carismatico. Ma è solo questione di affezionarci, ed anzi, forse la seconda serie ci piacerà più della prima, grazie alla morale luminosa, più umana, improntata alla correttezza. E alla conclusione, così ricca di pathos e di trepidazione. E adoreremo Lorenzo/Daniel Sharman, col suo equilibrio e la sua rettitudine, e Giuliano/Bradley James con le sue intemperanze e la sua vitalità, e Jacopo, untuoso e bestiale, e Francesco/Matteo Martari, tenebroso e crudele, nonostante i suoi cambi di idea. Fino a che non matura la congiura, che un po' ci riporta alle Nozze Rosse di Martin, ma che è preparata con maggior pazienza e ha un sapore meno favolistico, sia pure egualmente cruento.


E' in cantiere una terza stagione... speriamo non deluda.

venerdì 8 febbraio 2019

Le difficoltà della gioventù

SEX EDUCATION


È quello che, per motivi diversi, non sono riusciti ad essere “Tredici”, “Glee” e “Riverdale”: una serie TV convincente sui teenagers, che supera ogni paturnia e ogni tabù e riesce a raccontare con genuinità, leggerezza e tanto divertimento – ma nessuna superficialità a dispetto del tono sopra le righe – delle insicurezze, amicizie e amori, tipiche di quell'età, del bisogno di aprirsi e comunicare (anche per gli adulti), e di come sia difficile e naturale allo stesso tempo essere se stessi. 
Spesso si ride, ma a volte gli accenti divengono elegiaci. In più la colonna sonora è eccezionale, e così la banda della scuola (e il suo direttore d'orchestra). 
L'andamento della trama è regolare, ma non schematico, talvolta imprevedibile, tal'altra più classico, ma sempre ben calibrato (la scena di rivendicazione della vagina è persino commovente). E ben presto – direi sin dalla seconda puntata – si va al di là del gusto di scandalizzare e si toccano corde profonde, ma con simpatia, schiettezza, allegramente, procedendo per contrasti, senza sbrodolate retoriche o pateticamente strappalacrime. I cattivi ci sono, e restano tali, nonostante i momenti di vulnerabilità. E si alternano esclusioni e accettazioni, ma mai in modo pretestuoso.
La verità è che la serie va al nocciolo. E' onesta e scalcia. E sottolinea, nel bene e nel male, le difficoltà della gioventù, attraverso il sesso, sì, ma pure attraverso mille varie  sfaccettature. Senza stucchevolezza, senza deprimere o adottare accenti artificiali e costruiti. Nemmeno i personaggi sono leccati (e forse sono i peggio vestiti di sempre), mentre i comprimari, anche quelli più di contorno, sono divini. E in più... in più c'è Gillian Anderson. 
Su Netflix, solo otto episodi.

venerdì 1 febbraio 2019

Stupendamente ambiguo

YOU


Mancava una serie tv su uno stalker. 
Et voilà: dieci episodi lisci lisci, caratterizzati da buoni dialoghi, qualche buco narrativo (che cavolo, non è possibile che Joe la faccia sempre franca),  ritmo incalzante e una conclusione frettolosa (peccato). Ma soprattutto... da un'ambientazione spettacolare: una grossa libreria di New York. Con qualche godibile riferimento libresco (ad esempio a “Quello che rimane” di Paula Fox, benché, per dire, “Il Conte di Montecristo” che viene regalato al ragazzino Paco, non possa essere quello di Dumas: mica è un romanzetto da trecento pagine, è un tomo considerevole! Ma queste, mi rendo conto, sono considerazioni da nerd...). Ad ogni modo la scrittura ha una parte importante nella trama, dato che la protagonista ha velleità letterarie, e contribuisce a stimolare la visione... Trama che, però, non è originalissima e si basa soprattutto sui personaggi. Ben delineati, a partire dallo stalker (che a tratti incontra persino la nostra simpatia, benché poi finisca per scivolare nell'eccesso indifendibile), stupendamente ambiguo e duplice, e a continuare con Beck, la sua vittima. Sebbene, ammettiamolo, sia vagamente insopportabile e vagamente scemolina. In effetti, la mia prediletta è la sua (perfida) amica Peach. Quasi una caricatura di donna, odiosa, irritante come poche, ma abilissima a far da propulsione alla vicenda. Che però diviene più interessante quando si passa ad altro.
In pratica, non si sta parlando di un capolavoro, non ci sono grandi colpi di scena, e nemmeno grandi colpi di genio, il climax è altalenante, la coerenza pure, per cui se ne può fare a meno. Ma l'intrattenimento è assicurato; i momenti di ristagno sono pochi – e già questa è una gran cosa –, nonostante gli inciampi smielati; le tematiche sottese di grande attualità (la strumentalizzazione malata dei social, il concetto distorto di amore che sfocia nella follia...); i dialoghi – e i monologhi della voce narrante, alias Joe – vivaci, freschi e costellati di umorismo. E di riferimenti gustosi. La violenza c'è, ma si mantiene nel giusto equilibrio: né troppa, né poca, almeno sul piano estetico. E anche se, per altri versi, il sapore è superficiale... si arriva alla fine dignitosamente e senza fatica. Rimanendo delusi, ma non troppo.

mercoledì 30 gennaio 2019

OTTA AWARDS 2018 - V

SERIE TV


Iniziate 62 (tra cui qualcuna in corso) e terminate 45. 
Anche se non è una vera e propria Serie Tv, tra tutte nel mio cuore ha spopolato senza confini e senza rivali “Rick & Morty” (post 25 ottobre 2018), che amo incondizionatamente con le sue tre stagioni, una più incredibile dell'altra, e che ha il potere di sganciarmi da terra e dalle insulsaggini e dagli obbrobri della quotidianità per farmi finire nello spazio e guardare ogni altra cosa (compresa me stessa) da lontano e con divertita superiorità. I love you Rick, non importa se sei un vecchiaccio ubriacone e ruttomane!
Se no, tra le novità, ho apprezzato il divertentissimo e fresco “La fantastica signora Maisel” (post 23 febbraio 2018), l'interessante “Il Miracolo” (post 2 luglio 2018) ed “Elite” (post 5 novembre 2018), pur di un paio di spanne più in basso dei precedenti, oltre, naturalmente, allo strabiliante “L'Amica Geniale” (post 21 dicembre 2018), che è stato una vera sorpresa. Purtroppo “Disincanto” (post 4 ottobre 2018) è stata meno scoppiettante del previsto, ma in generale l'ho comunque gradita. 
Tra le seconde (e successive) stagioni delle varie serie iniziate negli anni scorsi, invece, ho preferito: “Dirk Gently 2” (Come diavolo hanno potuto cancellarla??? Come???), “Black Mirror 4”, “Glow 2” (persino più bella della precedente, forse perché conosciamo meglio le protagoniste) e “The Good Place 2” (più immaginifica della prima stagione, per quanto un poco dispersiva). 
Sebbene, a proposito, tra le sitcom confermo che niente sia al livello del buon vecchio “Friends” (post 4 dicembre 2018), di cui con MPM abbiamo quasi finito di rivederci le dieci stagioni (ci mancano poche puntate dell'ultima), benché “Modern Family”, ormai giunto alla nona stagione, abbia continuato a difendersi bene, mentre tra le novità ho adorato (nonostante poi cominci a diventare un po' ripetitiva e stanchi) “A.P. Bio”.
Ecco tutto.
Però se cercate nel blog (basta cliccare sul tag Serie Tv qui sotto) ne ho recensite molte altre. 
Da domani si torna alla normalità.
Baci.

lunedì 24 dicembre 2018

Una sorta di infarinatura di dizionario

GUIDA AL CINEMA DI FANTASCIENZA 
di Roberto Chiavini, G. Filippo Pizzo e Michele Tetro


L'opera è divisa in due: prima traccia la storia del Cinema di Fantascienza, anno per anno, procedendo con tre grossi blocchi (dalle origini agli anni 50; gli anni 60, 70, 80; dagli anni 90 ad oggi), poi si dedica alle cosiddette icone del genere, ossia protagonisti (ovvero scrittori, registi, attori...) e personaggi, in quella che si presenta come una sorta di infarinatura di dizionario, maneggevole e divertente, anche se – suppongo volutamente – non proprio completa.
C'è qualche svista, qualche errorino, ma in linea di massima il libro, corredato di immagini in bianco e nero e con una veste grafica chiara e tale da stimolare la lettura, si legge volentieri. Lo stile è discorsivo, ma anche ironico e disinvolto, frizzante e complice, non troppo tecnico, e con  interessanti box di approfondimento – vicino a qualcuno superfluo –  e un'insolita attenzione anche agli epigoni mediocri dei film più famosi (sebbene non sempre, nel bene e nel male, ne condivida i giudizi: troppo generosi in certi casi, troppo severi in altri, benché, in linea di massima, sia abbastanza d'accordo circa il rapporto, ormai quasi inversamente proporzionale, tra idee ed effetti speciali).
Magari la seconda parte è un po' superflua, e avrei preferito sacrificarla a vantaggio di una trattazione più dettagliata della prima, ma questa scelta ha il merito di spostare la prospettiva, e di rendere la lettura più dinamica e varia.
In quanto, appunto, alla prima parte, cominciamo dagli albori del cinema muto per approdare al 2014. Più andiamo avanti più lo spazio dedicato all'annata analizzata aumenta, e, intanto, si cerca di tracciare bilanci e di contestualizzare il più possibile, sia pur sinteticamente, alla luce di episodi di cronaca e progresso tecnologico, talvolta con una nota nostalgica e romantica, riuscendo, tutto sommato, a sfornare anche considerazioni non scontate.
Purtroppo non riesco a recuperare la Guida Odoya al Cinema Horror.