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domenica 10 settembre 2017

I quattro insieme non funzionano

THE DEFENDERS


La Serie che ne riunisce 4: Jessica Jones, Daredevil, Iron Fist e Luke Cage.
Una mezza delusione.
Mezza perché non è brutta.
Ma mezza anche perché non è nemmeno bellissima, e comunque mi aspettavo decisamente di più.
Ci sono molti lati positivi, come vedere, finalmente i nostri eroi “dalla stessa parte” (locuzione che, peraltro, viene ripetuta fino alla nausea, facendomi sperare, per il futuro, in un po’ più di impegno da parte di sceneggiatori e/o traduttori), come il ritorno di Elektra, la presenza di Sigourney Weaver nei panni della cattiva – molto affascinante – , qualche bel combattimento, qualche scena mitica (la mia preferita resta quella in cui i nostri si uniscono, finalmente, nel terzo episodio, e cominciano a fare squadra) e qualche bel combattimento (sorry, adoro le arti marziali… Mostratemi quelle e comunque vada sarò felice).
A livello di personaggi, singoli, invece, risultano evidenti due cose. La prima è che Jessica Jones/Krysten Ritter come protagonista (e interprete) spacca in tutti i sensi ed è la più interessante e quella con le battute migliori, mentre Devil/Charlie Cox, comunque molto bravo e piacevolmente tormentato, si aggiudica la palma per i comprimari più curati e più dotati di introspezione. Anche lui, peraltro, è almeno tre spanne sopra Luke Cage e Iron Fist. Riguardo al primo, in verità, niente da dire: Mike Colter è bravo e Luke è simpatico… solo che, niente, la sua filosofia è troppo “da ghetto” per i miei gusti (non sono nemmeno riuscita ad andare oltre l’episodio 7 della sua Serie omonima): mi disturba persino la colonna sonora hip hop che immancabilmente lo accompagna, per tacere del fatto che, per quanto io un po’ di inclinazioni verso il garantismo ce le abbia, ahimè, di provar pena per dei delinquentelli solo perché sono giovani, stupidi e di mezza tacca non me la sento più di tanto. Per me la responsabilità personale conta, che ci devo fare. Iron Fist/Finn Jones, invece, eh, povero, caro, è il problema maggiore. Ha ragione la Mano a dire che è un idiota (ma non in modo divertente). E in più non ha carisma ed è noioso, con qualche afflato patetico di troppo. E questa volta in senso oggettivo, visto che adoro i suoi combattimenti, e come guerriero è secondo solo a Devil.
Per il resto, nonostante alcune gag molto godibili, i quattro insieme non funzionano proprio alla grande. Sono carini, certo, ma non fanno scintille. Anzi, forse preferisco i duetti Jessica/Matt e Danny/Luke, che invece carburano per contrasto. 
La serie, comunque, scorre abbastanza bene e – per fortuna – consta di soli 8 episodi.

venerdì 14 luglio 2017

Una pellicola misteriosa e conturbante

MATRIX
di Larry e Andy Wachowski
(1999)


Spettacolare capostipite di una trilogia, di cui i successivi capitoli sono dimenticabili e noiosissimi, ma che ugualmente resta un capolavoro.
Per la genialità della mitologia cui dà luogo (splendido il fumetto, pubblicato in Italia da Panini Comics, con le “storie parallele”) e la potenza stilistica, per la sua complessità, multiforme e logica, aritmetica, e magnificamente angosciante, per l'atmosfera e l'epicità, per i riferimenti ad Alice di Lewis Carroll, per la spettacolarità dei combattimenti (che saranno poco realistici, ma emozionano comunque, e ad ogni modo sono “giustificati”), e per le verità che il film sottende a livello sociologico e filosofico (in particolare, l'incapacità congenita dell'uomo di essere felice). 
Mi è piaciuto in allora, quando è uscito, e i suoi effetti speciali erano sconvolgenti e grandiosi, e continua a piacermi adesso, quando a livello puramente visivo siamo ormai abituati a ben altro, perché riesce sempre a varcare il confine tra conscio e inconscio, passando dall'uno all'altro con fluidità e dinamismo, sguazzando nell'illusione anche mentre la nega!
Trattasi, infatti, di una pellicola misteriosa e conturbante, in cui ogni cosa che viene rivelata ne sottintende mille altre, che si reggono a vicenda grazie ad un'impalcatura ispirata e curata in ogni dettaglio.
Un film fumettoso? Può darsi, ma non riesco a vederlo come un difetto. Al contrario, è indice di immaginazione, visionarietà, amore per l'estetica, la coreografia e l'arte scenografica. Se proprio devo trovargli una pecca la cerco, semmai, nella freddezza di fondo, nella circostanza che mi faccia vibrare il cervello, l'ipotalamo e il ventre, ma non il cuore. Eppure... eppure non la trovo, la pecca. Perchè, date certe premesse, non può che essere così, o lo spirito della pellicola rischierebbe di trasformarsi in buffonata.
Quindi va bene. 
E mi faccio andare giù persino l'algido Keanu Reeves, che di norma percepisco alla stregua di un appendiabiti. Ma che nei panni di Neo è strabiliante.

venerdì 16 giugno 2017

Colori e testosterone

BUNRAKU
di Guy Moshe
(2010)


Iconico, coreografico, scenografico, curato nella fotografia e nell'estetica, sopra le righe, costellato di combattimenti spettacolari ed eleganti, è pure cromaticamente acceso, sovraccarico, e per giunta coniuga il piacere dell'affabulazione fiabesco-violenta ad un'ammiccante autoironia, con punte di simpatico compiacimento.
Dopo cinque minuti, mentre io ero già innamorata, MPM, con tono di sufficienza, mi interroga: “Ma ti piace?”, come ad intendere che non avrebbe dovuto. 
Al mio entusiastico: “Certo!!!”, lo sventurato ha sospirato: “Sembra un cartone animato russo anni 70...”
Sì, magari un po'. E un po' anche un Wuxiapian, ma giapponese, un western, ma senza pistola, e un fumetto... con un pizzico di Tarantino.
Tutto è calcato, eccessivo, saturo di colori e di testosterone. Si fa attenzione ai costumi (ai Kimono, ma più ancora agli abiti dei cattivi) e si sguazza fra i personaggi bizzarri (il Killer n. 2 e i suoi colleghi, Yoshi, e il Barista/Woody Harrelson, con l'hobby dei Pop-Up), che al contempo sono archetipi, ma con contraddizioni (il cowboy, si diceva, è senza pistola, il samurai senza spada).
La trama è avviluppata, ma classica nel suo dipanarsi, inclusi i momenti di svolta.
Certo, come film non farà la storia del Cinema, non esalta cuore e spirito, né è particolarmente intellettuale. La colonna sonora è quasi inesistente, a tratti il ritmo scema, però... ipnotizza e ammalia. 
Invero, in alcuni passaggi la pellicola sembra un videogioco anni 80 (a metà tra Mortal Kombat e quello con la pistola per sparare ai gangster), con tanto di cattivi disposti sui vari piani del palazzo, battaglia finale e conta dei nemici sconfitti, più spesso prevale l'impostazione teatrale. Le inquadrature sono caleidoscopiche, coprono tutti gli angoli, la regia è fantasiosa, impregnata di cultura Pop. Desiderosa di cogliere ogni scena nella sua ampiezza, compresi i contorni e i secondi piani.
Alla lunga tutto ciò è un po' estenuante, ma, su piccola scala, risulta altresì fonte di godimento. Fino a che lo sviluppo della storia diviene schematico e riscattato solo dall'arte figurativa e dalla potenza coreografica.
Indubbiamente, Bunraku sarebbe stato più incisivo con una quarantina di minuti in meno, ma ho apprezzato la fusione tra film di Bruce Lee e Western di consumo, con un eroe orientale e uno occidentale, più il Barista... E il Circo. Quello, in effetti, non me lo aspettavo. 
Ognuno ha la sua parte di agnizioni, rivendicazioni ed epifanie e alla fine è persino facile trovare un tramonto per uscire di scena...

P.S.
Buon Bloomday a tutti!

martedì 2 maggio 2017

Uno pseudo-hippie miliardario

IRON FIST


Serie Tv supereroistica in tredici episodi con il quarto eroe che, insieme a Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage, andrà a comporre “The Defenders”, ossia lo pseudo-hippie ingenuo e miliardario Daniel Rand (Finn Jones).
La storia parte alla grande, senza parti noiose e combattimenti fantastici a base di arti marziali, commistioni con gli altri telefilm menzionati (compaiono Claire Temple – Rosario Dawson – l'avvocato Hogarth – Carrie-Ann Moss –, La terribile Mano, di cui approfondiremo origini e intenti, e Madame Gao...) e drammi familiari... Ci sono pure nuovi personaggi interessanti, in particolare la bellissima Colleen Wing (Jessica Henwick), che è assai più di quello che sembra.
Purtroppo, però, ad un certo punto la storia si ammoscia tragicamente, dimostrandosi povera di mezzi e di idee, con una propensione per la stucchevolezza, mentre Danny, che all'inizio ci piaceva con quella sua aria svagata e idealista, comincia a sembrarci un po' troppo scemolino... Così come ci stuficchia la faccenda dell'Iron Fist, che, oltretutto, ha un nome che ci fa pensare ad un attore porno... E anche il suo potere, il famoso pugno di ferro, non ci impressiona poi così tanto. Pare utile soprattutto per farsi venire crisi di coscienza e sfondare porte! Anche se il problema maggiore è proprio il protagonista: alla fine della fiera, nonostante i flashback, i dubbi, il tentato dualismo... è piatto e pare un cucciolo cercafamiglia... cui viene voglia di dare un calcio. 
Persino Colleen ad un certo punto ci annoia (che flebo i piccipiccibaubau con Danny), così come i poco carismatici Davos e Bakuto... Per tacere dei Meachum, schizofrenici al massimo, anche se, in conclusione, il personaggio che più incute tenerezza – ma forse perché mi fa pena – si rivela Word... Laddove il padre, Harold, nonostante qualche buono spunto, risulta eccessivamente grottesco, caricaturale e un po' di repertorio.   
Ci consoliamo con i combattimenti, sempre tanti e sempre avvincenti, e ci divertiamo a cogliere le citazioni, apprezzando, in particolare, l'insinuante Madame Gao, che come cattiva, invece, non è niente male.

giovedì 17 ottobre 2013

Tutti hanno dei segreti...


LA CONGIURA DELLA PIETRA NERA


Stupendo! Appena è finito avrei voluto vederlo da capo (purtroppo il MPM ha provveduto a immediatamente cancellarlo... Non mi sono arrabbiata perché se non fosse stato per lui – che lo ha registrato da Rai 4 – non lo avrei nemmeno visto...).

Si parla di amore vero, fatto di piccole cose che poi diventano grandi, improntate all'epicità, che possono avere il volto dell'odio e della vendetta, ma che vengono disattese nel momento stesso in cui vengono pronunciate... Si parla della legge del Kharma, che avversa i destini, anche quando sembrano destinati a congiungersi... Di cospirazioni, vendette, omicidi... Di reliquie magiche e arti marziali... E di combattimenti: eccezionali, con coreografie magnifiche e non troppo svolazzanti, e la novità della lama che si flette, anche se i più belli sono a mani nude... Si parla di magia, di redenzione, e ci si esprime per suggestioni “Il Signore della Ruota”, “la polvere di tartaruga”, e le operazioni chirurgiche a base di insetti infilati nelle narici, che divorano le ossa... E poi c'è il Marito che tutte vorrebbero, non importa se è povero e brutto (con tutto che a me non pareva malaccio): è dolce, premuroso, indifferente al passato della moglie, perché per lui lei è lei e basta, e se si ritrova un'invereconda e bellissima sgualdrina ignuda nel letto, anziché approfittarne, chiama il vicinato per dire che si ha una pazza in casa e ridere di lei... Come si fa a non adorarlo, specie quando appare così ingenuo e innocente (ma senza esserlo necessariamente) e tenero?

Tutti hanno dei segreti, e a volte anche dei lati buffi (c'è, ad esempio, chi ha la passione per gli spaghetti...), tutti sono caratterizzati al massimo ed extra-mitici (a parte quella pettegola dell'affittuaria, che spesso ho avuto l'impulso di strozzare...). Invero, il MPM ritiene che ci siano un sacco di momenti di umorismo involontario, ma è per colpa sua, perché ha difficoltà a immedesimarsi e non distingue un nome dall'altro! Il film, infatti, è cinese, di Chao-Bin Su (ma c'è anche lo zampino di John Woo), e, se non si fosse capito, è il tipico “wuxiapian”, ossia genere “cappa e spada” all'orientale. Riassumendo: una strafigata spaziale!!!

martedì 24 settembre 2013

Un capolavoro inarrivabile


LONE WOLF & CUB
di Kazuo Koike e Goseki Kojima


Manga magistrale per testi e per disegni che esprime la “nipponicità” nel suo sentire più profondo, più tradizionale, con un senso della dignità e dell'onore che magari non coincidono con i nostri, ma che a poco a poco impariamo a comprendere e a lodare.

Senza esagerare, il migliore che abbia mai letto.

Siamo nel Giappone feudale, il nostro protagonista, Ogami Itto, è un ronin che viaggia in cerca di ingaggi (da killer) con il figlioletto Daigoro, un bimbo di tre anni. Presto però scopriamo che non è solo questo, ma un uomo incorrotto, integro, giusto e nobile, oltre che pressoché imbattibile, specie con la spada, e ricco di risorse di ogni tipo, che ha perso tutto a causa di una falsa accusa e che quindi medita vendetta contro il clan responsabile, quello degli infami Yagyu. Anche il suo cucciolo, Daigoro, avrà più volte modo di sorprenderci per la sua dolcezza, per la sua dignità, ma anche per le sue insospettabili doti guerresche.

Il fumetto è davvero violento, crudo, sanguinoso, con combattimenti spettacolari e molto variegati, curatissimi nelle inquadrature e nel montaggio, che però non sono mai privi di significato, e che spesso esaltano sentimenti positivi quali la pietà e la devozione. Ci offre uno spaccato dettagliato del Giappone del XVII secolo, indagando le sue abitudini a qualunque livello sociale e la sua “filosofia”, il suo sistema di pensiero, riuscendo nella non facile impresa di trasmettercelo e fornirci gli strumenti per capirlo attraverso una ricostruzione storica impeccabile quanto precisa.

Il taglio è cinematografico, rapidissimo, con molti silenzi alternati a dialoghi intensi e poetici, vedute paesaggistiche che richiamano riflessioni esplicitate o implicite, e scoppi improvvisi, duelli mortali, battaglie epiche...

I personaggi sono ben delineati, ed estremamente espressivi: in principio appaiono freddi, distaccati, ma quando si apprendono le loro motivazioni, i loro valori, e si comincia ad entrare nella loro ottica è impossibile non tributar loro semplice e adorante ammirazione, fino ad amarli per la loro incommensurabile grandezza e coerenza.

L'opera, scritta negli anni '70, consta di ventotto volumi di circa 300 pagine ciascuno, suddivisi in episodi, di cui alcuni indipendenti, altri (sempre di più proseguendo nella lettura) legati dalla continuity, tutti appassionanti e godibilissimi.

Nel complesso, un classico, un capolavoro inarrivabile più bello (e più adulto e complesso e stratificato) di “Vagabond” e de “L'immortale”, che pure apprezzo tantissimo.

martedì 23 luglio 2013

Da rivedere alla nausea...


THE MAN WITH THE IRON FISTS



D’accordo, non è un capolavoro e nemmeno un film di Tarantino (che però lo presenta e ne viene omaggiato).

E, okay, all’inizio può risultare un po’ confuso.

Ma… chi se ne cale?!!!

Questo è uno di quei film ultra-potenti che danno una svolta alla tua serata e ti caricano di energia positiva! Prima suscita la tua indignazione per le ingiustizie e la prepotenza dei nemici, e poi, quando tutto sembra perduto… Wow!!! Ci si risolleva alla grande!

La pellicola diverte e ti fa sentire forte, pronto a spaccare il mondo, esaltandoti come ai bei tempi facevano i film di Stallone!

Ci sono anche un po’ di morti dolorose, romanticume sparso e una manciatina di spiritualità, ma sono funzionali all’atmosfera e alle motivazioni dei protagonisti, e, nel complesso, le cose finiscono come devono… Ancora una volta si strizza l'occhio ai B-movie, la Blaxploitation e i film di kung fu (come informa la locandina: “You can’t spell kung fu without F and U”), i personaggi sono pittoreschi (i Killer Gemini i migliori di tutti!!!), le armi stupende (bastoni, lame, spade… Mai vista un’inventiva del genere per questo tipo di dettagli), ma soprattutto i combattimenti sono una meraviglia (quell'occhio che schizza via dalla testa mi ha quasi commossa) e trasudano pathos… Va bene, ogni tanto si svolazza un po’, e ci sono alcune mosse improbabili, però il clima è epico, gli sguardi magnetici, e i movimenti densi di allusioni e significati…

Russell Crowe (Knife) per quanto bolso e stanco resta pur sempre carismatico (anche se avrei fatto a meno delle parentesi lussuriose al Pink Blossom, per me noiosille), Lucy Liu (Madame Blossom) è in formissima come sempre, RZA (l’uomo coi pugni di ferro del titolo) dolente e tenero (seppure un po’ piatto), ricorda il Django di Tarantino (e, oltre che firmare il film come regista e sceneggiatore, si occupa anche delle musiche, che non sono male e contribuiscono al bel clima truzzo), mentre il personaggio di X-Blade, seppur un pelino sottotono rispetto agli altri, è extra mitico! Per non menzionare le gnocche ninja che compaiono sul finale…

Insomma, non sarà da Oscar, non sarà impegnativo e geniale, il cattivo è fine a se stesso, la trama non brilla per originalità, ma è uno di quei film da rivedere alla nausea, finché non sai tutte le battute a memoria! Very yeah!