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venerdì 27 febbraio 2015

Il diavolo che fa paura


IL DIAVOLO
di Alfonso Maria DI NOLA
 
 
Un saggio pazzesco, che considera tutti gli aspetti immaginabili (o quasi) relativi allo dimonio: quello della tradizione popolare, quello cristiano, quello dei bestiari medievali, dalle origini ai giorni nostri... Ma anche quello delle altre religioni o della mitologia greca (intendendo con esso il povero dio Pan, dai piedi caprini), senza tralasciare il cinema o la letteratura...

Insomma: il diavolo che fa paura, che è terrificante, o romantico, ma anche quello un po' ingenuo che può essere buggerato dallo scaltro contadino!

Il Diavolo nelle sue molteplici manifestazioni: alcune anche decisamente simpatiche o demitizzanti!

Del resto, il suo autore, era uno storico delle religioni e un antropologo, e se pure affronta l'argomento con esaustiva professionalità non ci affligge con uno stile troppo forbito o difficile da seguire!

Un'opera colta, dunque, stuzzicante, che avevo letto mille anni fa in un'edizione della Newton Compton che, purtroppo, mi avevano prestato (e che sono intenzionata a recuperare alla prima occasione, ora che mi è tornata in mente, perché la brama di possederla mi consuma... sperando, naturalmente, che sia ancora a catalogo), che aveva il pregio di costare pochissimo, vantando comunque caratteri abbastanza grandi da soddisfare una cieca come me, e che, per giunta, era corredata da immagini e disegni...

Anche l'indice mi piaceva, perché era ben impostato e metteva subito in chiaro quello che sarebbe stato “il tenore” del capitolo!

E va bene, lo ammetto, a me l'argomento è sempre interessato in modo particolare, tanto che ero andata in solluchero già dal titolo, ma credo che anche un lettore occasionale possa apprezzarlo, ed infatti ricordo che ai tempi anche mia sorella minore lo aveva letto ed infatti la copia presa in prestito era la sua!

giovedì 26 febbraio 2015

Raccontino non ancora “Malato”


Bu! Oggi, a sorpresa, ecco a voi un breve racconto scelto tra quelli scartati per un'eventuale prossima raccolta di “Raccontini Malati” (cui sto meditando forse per il 2016...):
 
La prova dell'esistenza di Dio

(Dio in un disegno del vignettista spagnolo L'Avi)
 
Non sempre il Processo di Rieducazione riesce, ed è per questo che a volte il Leader (mi inchino al Suo nome) ci mette alla prova. Lo fa per noi, per il nostro bene: essere ammessi nella Setta è un onore, ci consente di celebrare i Riti, di prestare il nostro lavoro per il Dio, di venerarLo e amarLo e pregarLo, ma bisogna meritarselo, e la devozione deve permanere. Non sono importanti le privazioni a cui ci sottoponiamo: ci conducono solo più vicini alla Santità. Il Leader (mi inchino al Suo nome) lo sa, per questo è così severo con noi. Perché ci ama.

Oggi ci ha convocati e ha chiesto chi tra noi volesse offrirgli la prova empirica dell'esistenza del Dio. Siccome nessuno si proponeva come volontario, il Leader (mi inchino al Suo nome), nella sua immensa magnanimità, ha provato a stimolarci: «Chi risponde con saggezza riceverà un premio», ha detto. «Quello che vorrà.»

Si è fatto avanti il Confratello Diciassette, si è schiarito la gola e ha annunciato:«Se do la risposta esatta voglio l'accesso ad Internet per un mese. Illimitato e senza condizioni.»

«Sia», ha sorriso il Leader (mi inchino al Suo nome). «Chiedi molto: il tuo desiderio contravviene alla Regola n. 23. Ma se rispondi correttamente ti sarà concesso.»

E Diciassette ha azzardato: «L'Arte è la prova. Perché è creativa, eterna e va oltre il singolo. Se il Dio non esistesse non si potrebbero produrre opere d'arte.»

Il Leader (mi inchino al Suo nome), magnanimo, ha sorriso della sua stoltezza: «L'arte è opera dell'uomo», ha osservato. «Dio non c'entra. Dovrai essere punito. Non mangerai. Né oggi, né per il resto della settimana.»

Il Confratello Diciassette ha annuito, mesto. Ma non è una punizione grave la sua, il Leader (mi inchino al Suo nome) è buono e giusto, e il premio succulento.

Anche il confratello Settantanove si è offerto di tentare: «La bellezza della Natura è la prova», ha azzardato. «La vastità del mare, la perfezione dei corpi, la vertigine dei monti...»

«Che cosa vuoi se hai detto il vero?», lo ha interpellato il Leader (mi inchino al Suo nome) con voce suadente.

«Giacere con la consorella Trentadue. Lei non mi brama, ma se tu la obbligassi...»

A Trentadue, che è bella e giovane, laddove Settantanove è vecchio e pustoloso, è sfuggito un gemito e i suoi occhi si sono allargati per il terrore.

«Purtroppo hai sbagliato», ha sorriso il Leader (mi inchino al Suo nome), comprensivo. «Non scorgo il nesso causale tra Dio e la Natura, e quindi questa non può costituire una prova empirica della sua esistenza. Però sei stato coraggioso: terrò conto del tuo desiderio per il futuro», ha assicurato, generoso, guardando Trentadue dritta in faccia e gustandosi la sua espressione sconvolta. «Però, Settantanove, anche tu meriti una punizione... Rompetegli un dito! Anzi, rompetegli il polso!», ha ordinato ai Confratelli della Guardia, quelli deputati di eseguire le sue sentenze. «Naturalmente», ha precisato ancora il Leader (mi inchino al Suo nome), sempre rivolto a Settantanove e sempre sorridendo, «questo non ti esenta dall'assolvere i tuoi compiti.»

Settantanove, riconoscente, ha teso il braccio alla Guardia affinché proceda. Ma non è dispiaciuto, non troppo. In fondo gli è andata bene.

Ed è a questo punto che decido di farmi avanti io. «Tu sei il Dio», mormoro rispettoso e genuflesso. «Sei il Primo Confratello, hai potere di vita e di morte su di noi, e sei misericordioso e compassionevole.»

«Bravo, Due», mi loda il Leader (mi inchino al Suo nome), compiaciuto. «Hai risposto bene. Dimmi che cosa vuoi.»

Io esito, tentenno. Il mio cuore accelera. «Lasciami libero», lo prego. «Ho risposto correttamente, lo hai riconosciuto. Restituiscimi i miei beni e lasciami libero. Per favore.»

Il Leader (mi inchino al Suo nome) ride, la bocca ampia, lo sguardo divertito: «L'hai detto tu, Due. Sono Dio. Indi posso fare quello che voglio, anche infrangere le promesse... Spezzategli le gambe, così che non sia più tentato di fuggire!»

mercoledì 25 febbraio 2015

Un Grande! Un Eroe!


GIACOMO LEOPARDI
 
(Leopardi ritratto dal nostro vignettista)
 
Questo post si è reso necessario per tutte le dolorose corbellerie e i pregiudizi che mi tocca sentire su questo meraviglioso poeta: che era un debole, una mezzacalzetta, un menagramo, un codardo, un solitario e altri deliri... Ma le avete mai lette le sue poesie, io dico? O vi siete limitati a studiare “Il sabato del villaggio” e “La quiete dopo la tempesta” in Terza Elementare?

Come insegnava la mia esimia Prof. di lettere del Liceo, su un autore si può dire quel che si vuole, a patto di avere un'impostazione critica, ossia di motivare le proprie affermazioni e partire dai suoi testi. Ebbene, Leopardi cantava: “erta la fronte, armato, E renitente al fato” (“Amore e Morte”). Insomma, è vero che denunciava i mali del mondo (del resto, chi può negare che ci siano?), ma non era il tipo da arrendersi! Al contrario, aveva un atteggiamento eroico, coraggioso, e non era certo facile, e non solo per via dei suoi numerosi problemi fisici, ma soprattutto per la sua sensibilità superiore (del resto Lisa Simpson ci insegna che la felicità è inversamente proporzionale all'intelligenza)!

Trascrivo gli appunti della Signora (la mia nobile Prof.):

La formazione del L. è Illuminista, ma viene sentita in chiave Romantica: la Ragione, per L. ha ragione, ma ciò che gli fa vedere è Male. Vanità, caducità, dolore.

Foscolo diceva: okay, muoio, ma posso vivere nella Poesia che mi restaura la realtà, nell'illusione. L. rifiuta l'illusione, la nega.

La sua è quindi una condotta onesta, dignitosa, e coraggiosa.

La sua Poesia evoca la bellezza, ma la consapevolezza razionale la nega. Anche nelle cose belle si cela il male.

L'illusione nasce a dispetto di questo, ed è intensa e assoluta, emerge a forza.

La visione di L. è coerente. E' vero che c'è un pessimismo di fondo, ma percorso da una volontà di lotta, una brama di non cedere, ma, al contrario, di denunciare il male!

Se Foscolo è coraggioso perché lo accetta, Leopardi è coraggioso perché lo rifiuta.”

E dunque, aggiungo, io, non è fico da morire?

Sì, lo è! Fico e titanico, e ti devasta con la sua magnificenza, con la sua consapevolezza e lucidità. Con il suo coraggio. E con la bellezza trionfante che tutto questo genera.

E non può essere certo tacciato di esser stato un solitario solo perché la stupida gente lo respingeva!

Leopardi era prima di tutto un Coraggioso. Un Grande! Un Eroe!
 
 
Insomma, mi rendo conto che non si può spiegare tutto in poche righe, ma ci sono fior di saggi sull'argomento (la mia esimia Prof. consigliava il Gioanola)... e se proprio vi sembrano troppo impegnativi, rileggetevi almeno “La Ginestra”! (Dagli appunti della Signora: “L. accetta l'illusione negandola. Afferma il suo pessimismo. Qui scompare la poetica del vago, ma resta la dimensione eroica!!!”)

martedì 24 febbraio 2015

Tre racconti bellissimi


IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI
di George R. R. Martin
 
 
E anche se, contrariamente a quanto promette la copertina, non è vero che “Il Trono di Spade è cominciato qui”, resta comunque un gran bel libro da leggere.

Si tratta tre storie, tre racconti, ambientati diversi decenni prima della saga in questione, ma non è che costituiscano un vero e proprio prequel: semplicemente ci permettono di guardare Westeros da un altro punto di vista, in un'altra epoca, attraverso gli occhi di due personaggi nuovi, Egg e Dunk. Che però ritroveremo, seppur incidentalmente, citati nella “Saga madre”...

Invero, il primo racconto, “Il Cavaliere errante”, era già contenuto ne “I Re di sabbia”, antologia di Martin che spazia fra i vari generi e, se non sbaglio, nella collana “Legends”. Il secondo, “La Spada Giurata”, come il primo, era inoltre già stato pubblicato in Italia sottoforma di graphic novel (cui avevo già dedicato un post il 22 aprile 2014 e a cui dunque ora mi richiamo per quanto riguarda l'analisi dei personaggi e l'abbozzo di trama).

La vera novità, dunque, è data solo dal terzo, “Il Cavaliere misterioso”...

Nel complesso, comunque, sono tre racconti bellissimi e coinvolgenti, che ti innalzano lo spirito e ti avvolgono nelle loro spire fino a farti dimenticare che quel mondo descritto tanto dettagliatamente e realisticamente non è il tuo...

C'è molto pathos, specie nella prima storia, qualche curiosità sul passato dei Sette Regni (ad esempio le parentesi su Acreacciaio), che poi ritroveremo esplicata ne “Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco” (si veda post del 30 gennaio 2015) e riferimenti a personaggi che conosciamo, ma che qui erano più giovani, se non infanti (Aemon Targaryen, il malefico Walder Frey...).

Attenzione, però, perché come sempre con Martin nulla è scontato e i momenti commoventi si alternano a quelli crudeli: la vita del Cavaliere errante, poi, è durissima (o anche quella della spada giurata di un povero Lord decaduto, se è per questo), e spesso si trova a fare i conti con la fame, il freddo, la povertà...

Nelle Cronache frequentiamo soprattutto grandi Lord, qui, invece, c'è di tutto e di più, e comportarsi con onore è più difficile, benché i nostri eroi sempre ci riescano.

Certo, rispetto all'Opera Maxima, nonostante tutto, siamo più tranquilli perché – conoscendo già quel che accadrà ad Aegon/Egg e Ser Duncan L'Alto/Dunk – almeno per una volta possiamo star sicuri che i nostri beniamini non moriranno all'improvviso, nonostante rischino la pelle più o meno di continuo e non si lesini sulle situazioni spinose!

lunedì 23 febbraio 2015

Dal sapore edipico


KAFKA SULLA SPIAGGIA
di Haruki Murakami
 
 
Non tanto per un'allusione a Franz Kafka, quanto alla parola “corvo”... Kafka, dunque, è uno pseudonimo, ma “Kafka sulla spiaggia” è un quadro...

Mentre il romanzo che ci racconta la sua storia è... un urban fantasy?

Non lo so, in parte: Murakami è particolare. Geniale. Ricco di immaginazione. Misteri. E il quadro, tutto sommato, ha un ruolo secondario.

Tamura Kafka, invece, è un quindicenne che fugge da casa per sottrarsi ad una fosca profezia...

E poi c'è Nakata, che seguiamo in parallelo, un anziano signore che parla con i gatti, ma non sa né leggere né scrivere e, a quanto pare, non è granché intelligente...

Tamura sembra un adulto, Nakata un bambino.

E infine, c'è questo reportage relativo ad un episodio accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale: una maestra che conduce gli alunni in un bosco... Di colpo i bambini perdono i sensi. Solo loro inspiegabilmente, risvegliandosi ore più tardi, senza riportare danni. Uno soltanto non si desterà che dopo tre mesi e, come gli altri, non ricorderà nulla...

La trama è stimolante e molto originale, dal sapore edipico e sconcertante, evocativa, esistenzialista. Onirica.

Ci sono delle assonanze con “La fine del mondo il paese delle meraviglie”, sempre di Murakami (le due storie che scorrono alternate, ma che sono collegate; la biblioteca; le ombre; i teschi degli animali; le anime; la musica; la simbologia...) e con gli altri romanzi dello scrittore appartenenti al “filone sentimentale” (le riflessioni, l'intimismo, l'amore “travagliato”). Ma è anche un volume a sé, che merita di essere letto. Alla fine l'impressione è di non aver decifrato tutto, ma non crea alcuna delusione, anzi, è come se aggiungesse qualcosa in più. Perché non è importante la conclusione, ma come ci si arriva.

Lo stile, inoltre, è scorrevole, ma in modo personale.

Il primo aggettivo che sovviene è “lento”, ma è inesatto perché non coglie la sfumatura di inesorabilità e di calma che infonde, né la serenità che contempla, che non è priva di ritmo, ma ne ridefinisce i confini.

Significativo.

venerdì 20 febbraio 2015

Una malinconia dolorosa e delicata


MELVILE – La storia di Samuel Beauclair

di Romain Renard
 
 
La trama è incentrata su questo giovane scrittore in crisi creativa, Samuel Beauclair, appunto, che si trasferisce nella vecchia casa del padre (a sua volta un romanziere di successo) nella speranza di ritrovare l'ispirazione...

Troverà altro, invece.

E lì per lì noi non ce la sentiremo di scusarlo, penseremo che è stato sleale da principio, che sua moglie è incinta, che lui è un irresponsabile, un inconcludente, anche se la sua vita coniugale non sembra proprio lietissima e la vicenda che vive abbonda di tenerezza, come ogni amore autentico quando sboccia...

Il punto, tuttavia, è che le cose non stanno così come credevamo, e anche se forse la storia non è la più originale del mondo, è ugualmente emozionante, intensa, profonda, metaforica, dalla semplicità complessa e dalle molteplici rifrazioni.

Ci viene raccontata senza parole di troppo, con immagini stupende, dai colori autunnali, vibranti, permeata da una malinconia dolorosa e delicata, che percepisci, che ti attraversa, anche quando non sai esattamente motivarla, e una coerenza micidiale, che cogli solo verso la fine: il modo incredibile con cui ogni dettaglio si coniuga con il resto, rendendolo logico, naturale, devastante, anche se sul momento ti è parso la spia di qualcos'altro.

Una trama radicata nel tessuto stesso del sentimento, che fa male, ma fa crescere e al contempo lenisce, medica, conforta... ma prima devi accettarlo e comprenderlo e guardarlo per come è davvero, senza filtri.

Con due shock, almeno, e due risoluzioni drammatiche, una delle quali ci viene spiegata con un racconto...

E le tematiche, dunque, sono soprattutto tre: affrontare la perdita, superare il senso di colpa, e trovare se stessi, reagendo alla deriva dell'essere, aldilà del destino che gli altri hanno pensato per noi. A volte basta poco (che pure è molto): imparare a guardarsi attorno e sapersi riconoscere e accettare. A volte per farlo bisogna recidere i legami con il passato, arrivando ad ucciderlo per non vivere nella sua ombra e in base alle sue – vero o supposte – aspettative...

Davvero una storia superba, che sarebbe tale anche se non parlasse di nulla, per la sua eccezionale forza estetica, ma che invece è pregevole soprattutto per l'atmosfera e per i contenuti, i quali, a distanza di una settimana, continuano ad agitartisi dentro con la loro pienezza emotiva.

Altra particolarità, abbastanza stuzzicante: la realtà aumentata. Pare che tramite iPad e simili si possa accedere a contenuti speciali: musiche, inediti, etc. L'idea è molto carina, ma non ho ancora tentato l'esperimento. Lascerò passare un po' di tempo, per il piacere di rivivere la trama in modo diverso una volta che avrò terminato di assimilarla.

giovedì 19 febbraio 2015

La convivenza di concetti antitetici


SI ALZA IL VENTO
di Hayao Miyazaki
 
 
O meglio, come spesso ci viene ripetuto citanto Paul Valéry: “Le vente se lève, il faut tenter de vivre”: bisogna provare a vivere...

Ed è questo il senso principe dell'ultimo film del regista giapponese: la vita, la sua, quella di Miyazaki... Non è un 'autobiografia, eppure, artisticamente parlando, sì, perché la trama è la Vita stessa, appunto, e con i suoi elementi più importanti, quelli che la rendono tale, elevandola oltre la mera esistenza: i sogni e l'amore... Solo che, accipigna, e restando in tema, qui ce ne vuole perché si decolli!

Capisco che si tratta di un film intimo, profondo e personale, capisco che quando qualcuno deve aprirsi con gli altri (come l'autore fa totalmente e liberamente con questa pellicola) abbisogni del tempo per trovare il ritmo del suo respiro, e che noi dobbiamo, a nostra volta, riuscire a sintonizzarci con lui, entrando in sinergia, diventando uno, con pazienza e comprensione, rallegrandoci delle pause per poter assimilare...

E capisco anche che la vita è fatta soprattutto di attese, e silenzi, e momenti di contemplazione... E ammetto che qui contemplare è bellissimo, perché i disegni sono meravigliosi, i colori pieni, rotondi, brillanti, e ogni filo d'erba ondeggia, e i dettagli trionfano, le parentesi oniriche sono suggestive, l'atmosfera delicata, con picchi di pathos, e ci sono immagini di pura bellezza, che ti cantano dentro, alternate a grandiosi momenti mozzafiato...

Ed è stupendo constatare, per una volta, la convivenza di concetti antitetici che non si elidono, ma si completano, assumendo nuove sfumature, creando una nuova sintassi, offrendoci un innovativo significare...

Ma, sinceramente, sarà che per me gli aerei sono solo macchine che volano e non esercitano alcun fascino, nemmeno de relato, per quanto possa riconoscerne l'eleganza, ma il film impiega troppo a sbocciare...

E, per carità, poi sboccia. Ed è stupenda la storia d'amore tra Jiro e Nahoko, ed è bello e coraggioso il finale... E lo spettro dei crimini ideologici sullo sfondo, l'ombra della guerra e della tubercolosi... E certe decisioni prese di getto, così luminose e commoventi... E i personaggi, così pacati, tranquilli, ma solo in apparenza, perché in realtà ardono dentro... Ma per arrivarci ho davvero faticato. Sarà che ero stanca, sarà che occorre la giusta disposizione d'animo, sarà colpa mia... Ma a tratti mi perdevo, specie all'inizio...

E mi piace quel linguaggio un po' desueto che caratterizza i dialoghi, come nei precendenti successi del Maestro, ma se di solito comunica una sensazione di incanto, questa volta i “noi altri” e i “gentilmente” in alcuni punti mi sono apparsi forzati, artefatti, eccessivi e talvolta alcune espressioni mi sono sembrate a rischio di umorismo involontario (anche se, plausibilmente, è solo un problema di traduzione).

Intendiamoci, nel complesso è un bel film, assolutamente da vedere (e, sì, persino da rivedere), e certamente come ultima e definitiva pellicola è perfetta, in rapporto alla precendente produzione, ma... Dio, come avrei auspicato un montaggio diverso... Un taglio di almeno quaranta minuti. O cinquanta.

So che rinunciare anche ad un solo fotogramma del Maestro sembra blasfemia, ma sarebbe bastato inserirlo nel bluray come contenuto speciale, per non perderlo ed eternizzarlo, soltanto con un equilibrio diverso...

mercoledì 18 febbraio 2015

Sapide stilettate e riflessioni profonde


IL DANNO
di Josephine Hart
 
 
Quello che ha subito lei, Anna, la protagonista. Quello che le è stato inferto e l'ha fatta marcire da dentro, rendendola quello che è. E quello che a sua volta infligge. Perché è come se fosse infettivo e destinato a propagarsi.

E si propaga, infatti. A te.

Un danno tremendo e solo parzialmente previsto.

Alla tua vita, a quella dei tuoi figli, di tua moglie...

Un danno a tutto ciò a cui hai tenuto finora (o, più esattamente, a ciò a cui avresti dovuto tenere, ma che in realtà non ti interessava abbastanza, passandoti accanto, anziché tangendoti davvero).

Oppure, si potrebbe dire superficialmente, semplicisticamente e in modo parzialmente erroneo, una storia di corna e di passione, che ridefinisce le tue priorità e fa luce sul vuoto sospinto con cui hai sempre convissuto. Un caso di colpa cosciente, in cui hai ritenuto, sbagliando, di poter correre il rischio... O del cui rischio, in realtà, non ti sei veramente avveduto perché l'ebbrezza ti divorava e a cui ad ogni modo, anche volendo, non ti saresti potuto sottrarre. Perché tu eri tu, e lei era lei. Ed era inevitabile. Nemmeno tornando indietro avresti potuto farci niente, perché non ci avresti creduto.

Oppure, chissà, forse sì, se avessi saputo in anticipo.

Perché, invero, non è una qualsiasi storia di corna, questa.

No.

Ahimè, è una di quelle tragiche, con “più implicazioni del normale”, come accadeva nell'antica Grecia, quando si amava e quando non si amava. E' una di quelle che travolgono tutto e tutto fagocitano, lasciando ferite perpetue e insanabili. Come per Mirra, come per Edipo.

L'adulterio, infatti, si consuma tra il padre e la sua futura nuora.

E non importa se l'uomo ha cinquant'anni suonati ed è apparentemente realizzato e vincente: lei è irresistibile, fatale, e lo domina sessualmente e psicologicamente. E lui, dal canto suo, prima di oggi ha condotto una vita di finzioni.

Niente male, dunque.
 
Josephine Hart, nella caricatura del nostro vignettista

Poco importa se tu odi i personaggi e sei tentato di puntare il dito (ma se lo fai o no dipende dalla tua sensibilità). Poco importa che ti susciti indignazione, nervosismo o ansia. Il bello è anche questo, perché il romanzo ti scuote, ti urta. Ti chiarifica alcune cose e ti sbarazza di altre, illusorie. Ti spiega certi meccanismi, ti illustra a che cosa portano, analizzandoli.

Una trama torbida, feroce e ben scritta, cosparsa di sapide stilettate e riflessioni profonde. Ma che non si esaurisce in questo. Perché non conta il sesso, ma la sue conseguenze. E sono gravi, tragiche, e ci sfuggono di mano.

Un romanzo magnificamente distruttivo.

E costruttivo per reazione.

martedì 17 febbraio 2015

Pennellate digitali


L'ARTE DELLA FELICITA'
di Alessandro Rak

C'è anche il lungometraggio animato, ma non l'ho visto... Però quando ho notato il fumetto sono rimasta incantata anche solo sfogliandolo: dai colori, innanzitutto, dai disegni con i volti rugosi e scavati, e dalle promesse in copertina relative ai contenuti che le pagine sembravano pronte a mantenere...
E lo confermo, lo hanno fatto.
La storia è una sorta di lungo e lirico esame di coscienza: per affrontare un lutto (quello del fratello, morto in Tibet) e la rinuncia ai propri sogni determinata dalla prigione dorata – che magari proprio dorata non è – che ci siamo costruiti da soli, di solito senza quasi accorgercene, attraverso paure, rancori, illusioni e autoindulgenza verso noi stessi.
Un tema non facile, che in ogni momento rischia di scivolare nella banalità, ma non lo fa grazie alla delicatezza e alla sincerità con cui viene narrato. E a questo montaggio un po' onirico, che procede a brani, avanti e indietro, seguendo il ritmo balzano della coscienza più che del divenire, che alterna note musicali a pennellate digitali, talvolta dolenti, talvolta rabbiose, che poi si ricompongono delineando un quadro complesso e stratificato, fatto di solitudini e riflessioni, di impennate e accenti surreali, in cui sono importanti anche i silenzi e gli spazi tra una vignetta e l'altra...
Il nostro protagonista, Sergio, è un tassista che aveva i numeri per sfondare come musicista (e infatti, pur se “inudibile”, anche la colonna sonora è importante), ma vi ha rinunciato quando il fratello è partito per il Tibet, circa dieci anni fa... Adesso Sergio, muovendosi in una Napoli che sembra corrispondere alla proiezione spaziale del suo stato interiore, tra immondizia e scorci mozzafiato, raccoglie le confidenze dei suoi passeggeri, brandelli di vite altrui di cui può intuire solo qualche indizio (e che spesso vorremmo approfondire), e intanto scruta dentro se stesso, attraverso di loro, confrontandosi con ciò che è stato, con ciò che avrebbe potuto essere e con ciò che non è... e con il ricordo dell'amato fratello, più saggio e coraggioso di lui.
La vita che ci racconta Sergio, quindi, è principalmente la loro, ma è come se sul taxi ci fossero anche frammenti di noi, perché tutti portano con sé ombre con cui prima o poi devono fare i conti...
E dunque, qual è il segreto della felicità?
Vivere, anziché limitarsi a esistere...

lunedì 16 febbraio 2015

Un pericoloso gioco di intelligenza


HOUSE OF CARDS 2 – SCACCO AL RE
di Michael Dobbs
 
 
Un secondo capitolo diverso da quello che mi aspettavo, e non solo perché si pone ad una sempre maggior distanza (evidente fin dalla seconda parte del titolo) rispetto alla quasi omonima Serie Tv (sul serio, i punti di contatto sono sempre meno e questa volta cominciano ad incidere anche sullo spirito dei protagonisti e sulle dinamiche relative al loro rapporto, non solo su ambientazione e panorama politico. A partire dal perché FU e sua moglie non hanno avuto figli...).

Per quel che mi riguarda i motivi di sconcerto sono due: il primo è che il finale è ben diverso da quello che si poteva presagire dalle pagine precedenti, e persino dal precendente tomo: insomma, questa sarà anche una trilogia, ma comunque lontana sia dalla serialità che dall'ovvio... Il secondo, è che, benché Frank sia ancora più spregevole di come lo ricordavo, laddove il suo rivale – il Re del Regno Unito – sia invece una persona squisita, altruista, sensibile e positiva, mi sia sorpresa, mio malgrado, a tifare per l'abietto protagonista! Che è davvero repellente, ma non per questo meno fascinoso... Vergogna a me!

Unico rammarico è la sciapa figura di Mortima... Finalmente le viene dedicato più spazio, ma così lei ne esce ancora peggio! Se nella serie Tv Claire ruba la scena al marito, Mortima, invece, risulta decisamente meno interessante, meno complessa, più stereotipata... Ma le “femministe” non disperino: nonostante le premesse, c'è la giornalista Sally Quine a bilanciare i ruoli!

In sintesi, dunque, il romanzo mi è piaciuto e l'ho addirittura preferito al primo: doppiamente spietato (prima ci corrompe, ci fa passare al lato oscuro, poi...)! Più incalzante, più immediato, ricco di lucide e critiche analisi sull'influenza dei Media, sui giochi di potere, sulle loro implicazioni, sull'arte stessa di effettuare sondaggi ricavandone il risultato sperato... Un pericoloso gioco di intelligenza e un acuto, graffiante paradigma della politica: parafrasando Mortima, i governanti non salgono al potere per il benessere del popolo, ma per trarne vantaggio.

Tristemente vero, e tristemente attuale.

Certo, magari il mio entusiasmo è dovuto al fatto che ormai conosciamo meglio il contesto e i personaggi... Ma per quanto non sia il tipo da amare detti intrighi, sono impaziente di assaporare il prossimo volume!

sabato 14 febbraio 2015

I perfidi regali del mio perfido marito


REGALI DI SAN VALENTINO
 
 
Lo so, sono stata io a decidere di non scrivere post nel week-end, ma la giornata di oggi lo richiede: 14 febbraio, San Valentino. Ha-ha!

Io odio San Valentino.

Odio quasi tutte le stupide feste, in realtà, ma San Valentino ha un posto speciale nella mia personale classifica dell'idiozia consumistica: è inutile in tutti i sensi possibili!!!

Ad ogni modo il mio diletto sposo ci tiene a 'ste robe, e così si è beccato un regalo.

Essendo io una creatura pragmatica, il regalo è stato un assegno.

Non molto apprezzato, invero, MPM avrebbe preferito che mi impegnassi di più, consumandomi per trovare qulcosa di personale, ma non sono il tipo, non per le occasioni pre-confezionate. Tuttavia, questo post è volto soprattutto a celebrare lui, il suo spirito sado-romantico, e il bel pacchetto che ho ricevuto io.

Pieno di libri, come da mio desiderio.

Ma non di volumi qualunque, a giudicare da almeno due titoli, libri che contengono un messaggio subliminale, temo, e che non erano nella mia “lista acquisti”, ma che sono stati accuratamente scelti da mon amour appositamente per me.

Il primo è “Ripudiata” di Eliette Abécassis.

Ripudiata”, sì. Avete letto bene. Messo in cima alla piletta, proprio per essere notato subito e ammiccare. Wow! Il mio amore è proprio perfido, ma ha un irresistibile senso dell'umorismo.

Il secondo è “Il primo anno di matrimonio di William Walker” di Matt Rudd.

Insomma, lì per lì mi sono un poco rasserenata.

Poi ho guardato meglio la copertina rosa e azzurra confetto: i due sposini sulla torta nuziale sono divisi da un fulminaccio, e così la torta, su cui è stata spenta una sigaretta. Sottotitolo: “a horror story”. Fico!

Il terzo volume ha un'aria neutra, “Geshwa Olers e il viaggio nel Masso verde” di Fabrizio Valenza. Può darsi che qui non ci siano relazioni alla frutta o crimini contro le mogli e il MPM ha dichiarato di averlo scelto solo per i suoi pregi letterari... Ma sarà vero? Lo saprò solo leggendolo. Al momento sono un po' titubante...

Se mi sono piaciuti?

Ahimè... sì!!! Il regalo di S. Valentino più simpatico che abbia mai ricevuto!!!

I love you Mio Perfido Marito, la tua malvagità si sta deliziosamente raffinando e così il tuo adorabile modo di protestare per la mia apparente anafettività: grazie di aver scelto dei libri (che sono e saranno sempre ciò che preferisco ricevere in assoluto), e grazie per avermi fatta schiantare dal ridere nel giorno più stucchevole dell'anno!!!

venerdì 13 febbraio 2015

Avventura e ignoto


TRILLIUM
di Jeff Lemire
 
 
L'anno è il 3797, siamo nello spazio e l'Amnio è un virus senziente che si propaga nell'universo, seminando morti, adattandosi a circostanze, vaccini e ambienti, e contagiando qualsivoglia creatura vivente.

Nika è una ricercatrice che tenta di trovare una cura mediante un misterioso fiore (il trillium), ma quando lo ingerisce le sue percezioni cambiano ed entra in contatto con William, un esploratore inglese, un soldato del 1921, un sognatore, che a sua volta se ne è nutrito... Ma ciò è impossibile perchè la Terra è stata distrutta ormai da molto tempo e gli umani superstiti sono pochissimi...

Parecchie sono le tematiche che si intersecano in questo fumetto di Lemire: ecologia, rispetto per le altre specie e le altre razze, e per la diversità in generale (come in Sweet Tooth, esatto, con cui c'è anche un parallelismo in relazione al virus), mentre le due storie si intrecciano e si confondono, anche graficamente, scambiandosi ruoli e personaggi, giocando con le corrispondenze.

Non mancano azione e riflessioni, più o meno esplicite e frammiste al senso del sublime, e in più sottese alle domande esistenziali che da sempre ci angustiano. E poi, sì, c'è anche il sostrato fantascientifico, oltre a quello coloniale, entrambi sinonimi di avventura, di ignoto, di scoperta per antonomasia. Solo che qui l'esplorazione non riguarda tanto “l'esterno”, quanto “l'interno” di ognuno di noi, e, se vogliamo, il nostro significare, il nostro rapportarci al mondo, come individui, ma anche come civiltà.

Pure lo stile narrativo è particolare: testi e disegni fusi insieme, vignette al contrario, divise a metà, e poi, sì, i disegni tipici di Lemire, in cui i personaggi sembrano tutti pelleossa affamati. Espressivi, però, e perfettamente intonati alla trama.

L'umanità, naturalmente, è vista in modo negativo, con le sue meschine prepotenze, prevaricazioni e avidità, ma, specularmente, vi si contrappongono la solidarietà, la curiosità intellettuale, l'amicizia e lo spirito di sacrificio dei protagonisti, che, sebbene in minoranza, sono sufficienti a riscattarci.

Un bel fumetto.

Non il migliore di Lemire, ma comunque da leggere.

giovedì 12 febbraio 2015

Cellule cancerogene e sentimenti violenti


SABOTAGE
di David Ayer
(2014)

E se sei convinto di sapere che cosa trovarci, illudendoti di sapere quali ingredienti contiene ormai un film con Schwarzy, potresti sentir puzza di “sabotage” pure tu... Perché ti aspetti azione, muscolacci stagionati, rughe, battutacce, ironia, e di essere dalla parte dei buoni... Non è che manchi tutto: i muscolacci e le rughe ci sono, e anche l'azione, ma questa è innanzitutto un pellicola “cattiva”, che ti colpisce allo stomaco già dalle sue prime sequenze, in stile “Hostel”, con la moglie del protagonista torturata a morte. E quello che non vedi ti viene raccontato dopo... ed è persino peggio, perché te lo immagini, senza poter distogliere lo sguardo.
E poi, altra batosta, Schwarzy è dalla parte del male. Non nel senso implacabile di Terminator, ma in modo triste, banale, perché è un poliziotto – della DEA – corrotto. In teoria presto capiamo che è scusabile, ma... Non riusciamo proprio a mandare giù tutto. E okay, il film è più realistico... Ma mica lo volevi, tu, un film realistico: volevi Schwarzy!!!
E andando avanti non è che si migliori (beh, in realtà sì... poteva andare molti peggio: anzi, lo dico per il vostro benessere psichico: se vedete il blu-ray evitate i finali alternativi. Uccidono anche alla lontana l'idea di un riscatto).
Ma la pellicola non è terribile... E' esagerata, splatter, con alcune morti fantasiose... C'è Sawyer di “Lost” (Josh Holloway) in versione scura, c'è Michael sempre di “Lost” (Harold Perrineau), più simpatico – di meno era impossibile – e più giovanile, e la tizia di “The Killing” (Mireille Enos), nonché quel bel manzo ipertrofico di Joe Manganiello... Sparatorie, tensione, e un traditore da scoprire...
E magari pensi di sapere chi è, e probabilmente hai persino ragione, ma è come se ad un certo punto gli autori avessero cambiato idea e così all'improvviso la faccenda si complica, comincia lo sterminio... E l'agnizione finale potrebbe addirittura sorprenderti, in una certa misura...
A spaccare è soprattutto Mireille Enos, orribile e stridente, a tratti inguardabile, che ti vien voglia di sventrare per principio, ma pure la detective (Olivia Williams) non è male, ed è l'unico personaggio che alla fine davvero salveremmo...
In definitiva, un discreto film d'azione, pessimistico ed eccessivo, non eccelso ma nemmeno sgradevole, ed anzi con qualche momento felice, fatto di cellule cancerogene e sentimenti violenti...
Dopo la visione, potresti cominciare a diffidare del tuo frigorifero: finché non controlli, puoi non sapere che cosa contiene!

mercoledì 11 febbraio 2015

Prezioso quanto divertente


IL MUSEO IMMAGINATO 3

IL SECOLO SPEZZATO DELLE AVANGUARDIE

di Philippe Daverio
 
 
Invero, del Museo degli esordi non c'è più che una vaga traccia... restano però l'immaginazione, la simpatia e lo stile scorrevole, forbito e colloquiale del nostro anfitrione, che ci canta dei nuovi linguaggi, consapevolezze e ribellioni del 1900... Secolo spezzato, sì, dalla crisi economica, ma, soprattutto, dalle Guerre, specie dalla Seconda, con i suoi abissi e le sue voragini... Ed infatti ad un certo punto la narrazione si arresta, nel senso che ignora bellamente l'Arte degli ultimi decenni, fermandosi, in sostanza, nella prima metà del XX secolo (ma, chissà, forse in un prossimo futuro ci attende il seguito)...

Vengono passati in rassegna vari artisti, approfonditi, contestualizzati, in un'opera che, nel complesso, risulta più “tradizionale” rispetto ad i primi due tomi, più lineare, punteggiata da meno autobiografismi... ma da non meno spirito! E qui alludo sia a quello effervescente di Daverio, sia all'indagine che lo stesso svolge per svelare ciò che si cela dietro ad un dipinto o ad un movimento: lo Spirito del Tempo, insomma, che, di volta in volta, assume le fattezze del male di vivere, dell'ansia cittadina, dell'ebbrezza della velocità e del progresso...

Peraltro Daverio, che ormai è per noi quasi un vecchio amico, ci racconta un'epoca fatta di sbalzi, di salti e di molti bianchi e neri, senza circoscriverla all'arte figurativa, spaziando tra musica, danza, e letteratura (ad esempio), con evidenti fini divulgativi, ma anche educativi, nel senso più vasto del termine...

Il saggio, dunque, risulta prezioso quanto divertente... e in più questa volta ho avuto la possibilità di acquistare non l'edizione brossurata, ma quella rilegata, davvero splendida, anche sotto il profilo grafico-illustrativo, con belle fotografie a tutta pagina e colori brillanti che ti riempiono gli occhi!

Il consueto, garbato, umorismo di Daverio lo completa e di tanto in tanto fa capolino un capitolo particolare... e poi c'è lo spazio speciale riservato alle donne, che, finalmente, si emancipano... E noi vediamo come e con quali esiti e conseguenze...

Suggestivo, evocativo, incredibilmente gustoso.

martedì 10 febbraio 2015

Il danzatore buffo


PACO

E' il nostro coniglietto baby – ha compiuto due mesi ieri, è nero come il carbone, e – come dice mon amour – è un po' maramaldo... e maramaldeggia (l'altro giorno è stato colto in flagrante a fare self service con i suoi stessi scarti dal sacchetto dell'umido, anziché servirsi dalle sue ciotole con la verdura fresca, e, senza vergogna, mi rosicchia le scarpe con me dentro)! E' un ariete nano e quando è arrivato era così piccolo che dava l'impressione di “inciamparsi nei suoi piedini” (di nuovo un'espressione del mio diletto sposo)... Ha impiegato oltre una settimana per osare avventurarsi fuori dei confini della gabbia (o anche solo per salire sulla terrazza della stessa), ma adesso ha deciso che la cucina è sua, e si è trovato un rifugio sotto il termosifone.
E' curiosissimo, educato, giocherellone, e si diletta facendo buffe danze o “fintando” attacchi. E' così scuro che se siamo in penombra non si distingue il davanti dal dietro, ed è assolutamente coccoloso e socievole, laddove Dado, invece, era più diffidente e sospettoso (ma non con me)...
Se dico “era” è perché, purtroppo, il nostro tesoro ci ha lasciati lo scorso 9 dicembre.
Non mi soffermo su questo, perché certe cose sono private... se lo preciso è solo per via di una coincidenza bellissima: Paco è nato esattamente lo stesso giorno!
Non lo sapevamo quando lo abbiamo scelto, è stato un caso. Ma ora ci sembra un caso splendidamente simbolico!
Unico difetto, mi dicono tutti, il nome. Lo so, Paco può sembrare banale, ma è adattissimo al cucciolo, corto e tenero, e si tenga conto che comunque io e il MPM abbiamo dovuto patteggiare.
In particolare, mon amour aveva posto il veto su nomi di demoni, dei, creature mitologiche e sul primo nome che ha proposto lui come “supercazzola”, ossia Jean Valjean (niente meno), che tuttavia aveva entusiasmato me, e non solo per gli echi letterari...
Alla fine, mentre contemplavamo le foto dell'allevamento (andate a vedere la pagina di Avatar's Cavie su Facebook e lasciate lì il vostro cuore... NdMPM), avevamo concordato Athos, ma una volta preso il piccolo fra le braccia ci è parso troppo imponente e abbiamo cambiato (a me piacevano Patù e Ohibò, ma al Mio Perfido Marito no).
Mon amour è dovuto andare da solo a prenderlo – da solo nel senso di senza di me, perché, invero, era validamente scortato da due prodi amici – ma mi ha riferito alcuni dettagli molto dolci.
Intanto, che la signora dell'allevamento era davvero interessata al destino del cucciolo e infatti ha posto parecchie domande per accertarsi che finisse in buone mani e che fossimo in grado di occuparcene. Ci ha fatto piacere, perché io e mon amour avevamo visitato un negozio, appena la settimana prima, che ci era parso talmente agghiacciante da indurci quasi ad adottare un cagnolino all'unico scopo di sottrarlo al suo angosciante destino (abbiamo desistito per via del prezzo esorbitante, mille euro circa, determinato, credo dal pedigree). La sera la signora dell'allevamento ci ha contattato per sapere se Paco si stava ambientando, se era felice.
E poi, un particolare che mi ha riempito il cuore e mi ha indotto immediatamente ad amare il nostro, non solo in quanto cucciolino adorabile, ma in quanto lui: quando MPM è andato a prenderlo, Paco se ne stava per conto suo, in un angoletto della gabbia, mentre i suoi fratellini e la mamma se ne stavano vicinoappiccicati dall'altra parte. Ho sempre amato i bastian contrario.
Paco, ad ogni modo, lo amerebbe chiunque, amoroso com'è!

lunedì 9 febbraio 2015

La dimensione di una fiaba


LA SIGNORA DEI FIUMI
di Philippa Gregory
 
 
Questo romanzo ha la dimensione di una fiaba, con il Re Addormentato e la Regina Lupa, sempre più affascinante e sempre più feroce... ma una fiaba raccontata con realismo, con teste decapitate e stomaci aperti, in cui le viscere hanno odore e non si limitano ad incutere spavento o a creare atmosfera... Ed ugualmente si tratta, come sempre quando si parla di Philippa Gregory, di una storia tutta al femminile, che denota sensibilità e passione, in cui il punto di vista è quello della protagonista di turno, una donna forte e determinata, benché, per una volta, non ossessionata dall'ambizione, ma protesa verso l'amore, l'amicizia e la lealtà...

Prequel della saga della Guerra dei Cugini (e quindi antecedente, soprattutto, de “La Regina della Rosa Bianca”) è incentrato sulla splendida figura di Jacquetta Woodville, donna bellissima, madre di Elisabetta, la futura moglie di Edoardo IV, Re d'Inghilterra, nonché amica e dama di compagnia di Margherita d'Angiò, principessa francese e Regina attuale... ma, soprattutto, discendente della stirpe di Melusina, e, come tale, dotata di poteri magici e preveggenza. Innamorata e decisa, nonostante la propensione magica, a divenire artefice del proprio destino.

Per chi, come me, ha seguito nelle sue letture l'ordine di pubblicazione si tratta di un personaggio già noto, conosciuto, appunto, in qualità di comprimaria della protagonista nel volume dedicato ad Elisabetta. Il principale motivo di interesse, quindi, almeno in principio, è scoprire “il prima”, conoscere nel dettaglio quei fatti cui nelle opere cronologicamente successive (Rosa Rossa e Rosa Bianca) viene solo fatto cenno. Nel complesso, tuttavia, si legge volentieri, e sin da subito la trama acquisisce caratteristiche proprie, dovute sia alla personalità della protagonista, sia al momento storico.

Straordinario il personaggio di Margherita D'Angiò, dinnanzi alla quale talvolta solidarizziamo, mentre altre non possiamo che inorridire, ma ci sono altre chicche sparse, ad esempio l'interpretazione di Giovanna D'Arco, nelle prime pagine, e poi di Eleonor Cobham, con il cane nero che la segue... e che non è reale, ma solo ciò che vede Jacquetta...

Trovano spazio, poi, l'amore, romantico, ma anche coniugale, e la passione, ma pure l'amicizia e il legame verso i figli... Ci sono guerre sanguinose – con qualche tocco grandguignolesco ogni tanto – e, naturalmente, la Storia Inglese...

Rispetto agli altri volumi della saga è più vario, più dinamico. Solo le prime pagine possono risultare poco incentivanti perché la personalità di Jacquetta non si è ancora formata del tutto.