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giovedì 31 dicembre 2015

Una delle commedie più carine degli ultimi tempi

ST. VINCENT
di Theodore Melfi
(2014)


Film ingiustamente misconosciuto, ma delizioso, umano, e adattissimo alle feste natalizie: spassoso, commovente, con qualche punta divinamente acida, dovuta soprattutto a Bill Murray (Vincent, naturalmente, in apparenza un vecchiaccio vizioso ed egoista), qui in una delle sue performance meglio riuscite. In realtà la pellicola potrebbe correre il rischio di diventare buonista o leziosa, specie verso il finale, ma in qualche modo si salva, vira ogni volta al momento giusto, e, se pure qualche lacrimuccia, magari, può farcela scendere, alla fine non ci lamentiamo e siamo contenti, lieto fine incluso.
…Perché a volte, anche dietro il caratteraccio più bilioso e sgradevole si nasconde un cuore d'oro. Il difficile, spesso, è solo avere l'occasione per scoprirlo.
Si tratta di una commedia agrodolce, dunque, che vanta innanzitutto dei bei personaggi che fanno scintille tra loro: dal piccolo Oliver, così indifeso e serafico, alla sua, mamma, Maggie, una Melissa McCarthy in un inedito ruolo drammatico, che se la cava alla grande... E poi Naomi Watts, che interpreta Daka, una “signora della notte” incinta, e che, forse, non mi è mai piaciuta così tanto, nonostante il suo linguaggio stentato... Ma se devo dire la verità sono davvero moltissimi i comprimari adorabili, inclusi lo squinternato maestro di scuola e il bulletto di turno... La trama, ad ogni modo, ha il suo perché, nonostante sia piuttosto semplice, e a tratti sfiori persino l'ovvio: due solitudini di tipo diverso (o anche cinque, se vogliamo, a seconda di quanto ci allarghiamo) sommate possono generare un disastro, o anche un guazzabuglio di meraviglie, risolvendo i problemi di tutti, ed imparando, in primis, come affrontarli. In secondo luogo a dare e a ricevere, aiutando l'aiuto del prossimo.
Pure il ritmo è perfetto: il film non ha momenti di stanca e tutto scorre in fretta, tra una risatona, un sorriso e una stretta al cuore.
Non esagero se affermo che è una delle commedie più carine viste negli ultimi tempi, che in più ha il pregio di lasciarti qualcosa a livello emotivo!

Segnalazione: assolutamente da vedere in blu-ray! Ci sono alcune scene tagliate stra-divertenti, altre che aggiungono spessore ai personaggi o alla trama e che non capisco proprio perché in fase di montaggio abbiano finito con l'essere eliminate.

mercoledì 30 dicembre 2015

Immaginazione e sadismo

IL PRESEPE DEL RAGNO


Vi avevo già fatto cenno, in quanto è davvero delirante: denota immaginazione, ma soprattutto sadismo, sebbene, purtroppo, negli ultimi anni, il mio fratellino abbia deciso di ridurne progressivamente le dimensioni (un tempo, ad esempio, occupava uno spazio doppio e il trenino veniva montato in tutto il suo splendore, con la pista completa, scambi, incroci, e c'era un maggior numero di mostri e creature malefiche).
Ad ogni modo, prima che divenga ancora più piccolo, tanto vale che gli dedichi un reportage, con tanto di foto (vedi foto 1 e 2, parziale ripresa dall'alto)...
La prima domanda che mi è stata posta, quando ho mostrato le immagini in giro, è stata: ma almeno c'è la Sacra Famiglia? Certo che sì (foto 3), se no che Presepe è? Con tutto che, in effetti, nella confusione un po' si perde...
Ma è proprio questo fantastico caos ciò che mi esalta di più: i voluti anacronismi, le statuine più grandi delle case, il trenino (foto 4)...
Ma veniamo ai tocchi di sadismo: ci sono i soldatini, va bene (sono distribuiti ovunque), ma i miei preferiti sono quattro:
  1. Il già menzionato coniglio sui binari, con la sua carotina (foto 6);
  1. Il vulcano (si vede nella foto d'apertura) – l'avevo regalato io al Ragno, e se lo si riempie con il composto adatto erutta, benché qui abbia una mera funzione decorativa;
  1. I rifiuti tossici nel fiume con i cigni;
  1. Gli operai al lavoro. Perchè gli operai? Perché, poveracci, almeno sotto Natale si meriterebbero un po' di ferie!
E con questo, saluto e rendo omaggio, facendo tanti complimenti al mio mostriciattolo del cuore...

P.S.

Se scorgete “animali morti” (ne senso di “statuine di bestiole cadute a terra”), sappiate che non è voluto, ma è una delle conseguenze del passaggio delle bambine... Sono rimaste superammaliate dall'opera dello Zio Ragno, e non hanno potuto evitare di infilare le manine dappertutto (con sommo patimento di mon petit frère)!

(foto 1)

(foto 2)

(foto 3)

(foto 4)

(foto 5)

(foto 6)

(foto 7)

martedì 29 dicembre 2015

La solitudine e le eccentricità

NEL SEGNO DELLA PECORA
di Haruki Murakami


Ormai leggere un romanzo di Murakami ogni tanto mi è divenuto indispensabile (e anche più di “ogni tanto”, magari: ho già pronti “La strana biblioteca” e “After Dark” e sono impaziente di cominciarli). Quelli del filone Urban fantasy, soprattutto, anche se (o soprattutto perché) si tratta di Urban fantasy davvero peculiari, travestiti da bizzarra normalità frammista ad elementi fantastici, che però potrebbero essere simbolo e allegoria e che forse in certa misura li sono, forse no...
“Nel segno della pecora” non fa eccezione e ti avvolge da subito in questa atmosfera rarefatta e un po' straniante, fatta ad un tempo di nitore e sospensione, dai contorni imprevedibili, di cui accetti la solitudine e le eccentricità senza porti troppi interrogativi logici, perché, già lo sai, in fondo non sono necessari...
In realtà, a sconvolgermi è stato acquisire la consapevolezza che questo romanzo narra la prima parte di “Dance dance dance”, ed infatti il protagonista è lo stesso, viviamo quelli che nel seguito erano ricordi, conosciamo la misteriosa ex ragazza dell'io narrante, l'Hotel Dolphin nella sua versione originale, ed incontriamo per la prima volta il misterioso Uomo Pecora... E il Professor Pecora, addirittura...
Nel complesso, la vicenda si dipana con la classica prosa misurata e ricolma di dettagli propria di Murakami, che ti invischia a poco a poco, questa volta in una ricerca assurda, attraverso il tempo e lo spazio, che ha come obbiettivo una pecora, che esattamente una pecora non è... Ma che, in qualche modo, coinvolge anche i concetti di potere e identità personale, l'amicizia e la fedeltà a se stessi, i quali vengono proposti con dinamiche originali e non troppo accentuate, seppure chiare nel loro evolversi.

Senza dubbio un'opera riflessiva e affascinante, che lascerà degli interrogativi, pur spiegando ogni cosa, e che finisce per dare molto, proprio mentre ti toglie qualcosa.

lunedì 28 dicembre 2015

Renne e scalpi di elfo!

COSE BELLE DI QUESTO NATALE


E va be', nonostante le mie recriminazioni qualcuna ce n'è stata...
Ecco qua:

  1. Mi sono venuti in mente due raccontini malati (li ho scritti a Santo Stefano, e oggi, che è domenica, il giorno in cui butto giù i post per la settimana, ne ho abbozzato un terzo). Era da un po' che non producevo racconti ultra brevi che mi piacessero tanto... L'infelicità natalizia aiuta!
  2. Ho ricevuto alcuni regali molto teneri e inaspettati, che – anche se in apparenza non dimostro granché – mi hanno semi-commossa...
  3. Ho ricevuto un sacco di libri da leggere e amare!
  4. Quest'anno il Ragno nel fare il consueto Presepe sadico e anacronistico si è superato (tanto che cambierò la programmazione per dedicargli un post corredato da foto): ha messo la statuina di un coniglietto carota-munito sui binari del trenino elettrico!!! Androide mi ha simpaticamente informato che il cucciolo si chiama Paco. Naturalmente il mio Paco è nero, non bianco, però ho proprio dei biechi fratellacci. Okay, questa non è una “cosa bella”, però fa ridere.
  5. Le Patapiccule non sono morte di paura quando abbiamo consegnato loro il nostro regalo. Quest'anno io, MPM e il Ragno abbiamo consentito ad Androide di sceglierlo: ha optato per un gioco bellissimo, con uno scheletro che proietta fantasmi sul muro a cui bisogna sparare. In effetti è abbastanza una figatina, ma se la più cucciola è piuttosto temeraria, la nostra quattreenne preferita è fifoncella... Quando hanno aperto il pacco, infatti, lei c'è rimasta malissimo e sembrava terrorizzata. Miracolo di Natale: però quando abbiamo iniziato a giocare si è divertita un mondo e ha ufficialmente dichiarato che Zio Androide può scegliere anche il regalo del prossimo anno. Fiuuuu!
  6. Ho vinto 10,00 Euro al Gratta e Vinci di Natale! A quasi tutte le feste la Zia Ella distribuisce un Gratta e Vinci ciascuno, per tentare la fortuna, e di solito io non vinco una cippa... Sarà perché quest'anno ho assegnato l'incombenza di verificare al MPM, ma, Yeeee, ho invece guadagnato i soldini per un brossurato!
  7. Ho fatto una fantastica overdose di dolci, ma non mi sono sentita male...


Baci, renne e scalpi di elfo a tutti!

venerdì 25 dicembre 2015

Perché sei tu, Natale?

NATALE...


Natale... Perché sei tu, Natale?
Perché ogni anno vieni ad ammorbarmi con le tue scemenze borghesi e preconfezionate?
Perché devo sentirmi in obbligo di fare stupidi regali a gente inutile di cui non mi importa nulla in nome delle convenzioni sociali? (Potrei sottrarmi, chiaro, ma solo perché disprezzo un essere umano non significa che voglia ferirlo...)
Perché devo essere esposta a irritanti canzoncine per cerebrolesi e a quelle maledette luci che mi danno in testa?
Perché devo subire il moltiplicarsi di orribili cene e pranzi e aperitivi e incontri mondani? (qui la mia compassione per il prossima vacilla, ho più compassione di me. Se non gradisco l'invito lo rifiuto, e non sempre, lo ammetto, ho la grazia di inventarmi una scusa. Il mio voto per la partecipazione ad alcuni angoscianti eventi è stato un ameno “Ha! Ha! Ha! neanche morta!”. )
Perché, almeno, non mi si lasciano godere le vacanze, ma ci si deve perennemente inventare ridicole urgenze inesistenti?
Perché, se a Natale sono tutti più buoni, non veniamo divorati dai cannibali? Sarebbe deliziosamente ironico...
Mu.
Lo so già che verrò sgridata dal Mio Perfido Marito per la mia negatività. Mi dispiace, è che io sono una persona marrone e non posso farci niente. Okay, non voglio farci niente. Adoro la mia marronevolezza.
Ma che kaiser, questo è il mio blog e invoco la libertà di stampa e di opinione...
Per correttezza, ad ogni modo, indicherò alcune cose che mi piacciono del Natale:
  1. Il Grinch;
  2. Avere più tempo per leggere/scrivere;
  3. Avere più tempo da trascorrere con le persone cui voglio bene;
  4. Fare/ricevere regali a/da persone cui voglio bene;
  5. Lamentarmi del Natale.
Ad ogni modo, auguri a tutti.
Sono laici e anti-borghesi, ma sinceri.
P.S.
Per la cronaca, anche se non c'entra nulla: quando suono a casa di qualcuno per portare dei regali, il MPM si presenta come Babbo Natale e indica me come il suo cammello volante Kabubi. My God! Cammello volante...! Non è che possa essere tipo Shazzan, il genio... No, mi tocca il cammello!

Immaginatevi un sopracciglio inarcato in segno di protesta.

giovedì 24 dicembre 2015

Follia o no?

BIRDMAN
di Alejandro González Iňárritu
(2014)


Un film eccezionale, profondo e triste, con pennellate surreali, perennemente in bilico tra realtà e metacinema, tra ossessione e verità, tra poesia e dramma, che ti fa respirare la sconfitta, l'ambizione disperata, il rimpianto e la follia.
E a volte ti convinci che il protagonista, Riggan (Michael Keaton), questo attore alla frutta – famoso per aver interpretato un filmaccio di Supereroi, che a suo tempo è stato un incredibile successo al botteghino, e che ora vuole a tutti i costi riscattare la sua carriera scrollandosi di dosso la maschera del suo personaggio, interpretando a teatro un'opera di Carver e giocandosi il tutto per tutto – sia un genio incompreso e sottovalutato, a volte temi che sia solo un pazzo e che andrebbe rinchiuso...
E il suo personaggio, infatti, Birdman, lo segue, lo incalza, lo tormenta... E ci/lo inganna mostrandoci/gli i suoi poteri, confondendo la propria personalità con la sua.
... E intanto Riggan, dai difficili rapporti familiari, e ormai pure invischiato in guai economici, rifiuta i compromessi e fa quanto è necessario per riuscire ad elevarsi a livello artistico. Qualunque cosa, letteralmente. E lo vediamo da subito, quando decide di eliminare (non in senso fisico, ma quasi) un attore incompetente dal suo palcoscenico...
Ma non è tutto qui, oh no...
Nel cast entra Mike (Edward Norton), e anche lui, pur cavalcando l'onda del successo, pur essendo effettivamente un attore intenso e di grande spessore, sul piano umano è carente e vicino alla sociopatia... Un'altra allegra mina vagante.
E a volte sorridiamo, viriamo sul grottesco. Più spesso il vuoto ci attanaglia, con la sua aridità e siamo pronti a gettarci dall'alto...
E amiamo questi poveri artisti, li ammiriamo, percependone le vibrazioni assolute, la tensione che li anima e che li avvicina a Dio (in senso laico). Al contempo li compatiamo, proprio in quanto di umano, in loro, di equilibrato e buono, rimane ben poco... Pronti a sacrificare ogni cosa, ogni valore, risucchiati dall'abisso, in nome della perfezione, dell'arte, del successo.
Che però non è garantito.
Fino a che si innesca la tragedia finale. Che prevediamo da subito, perché inevitabile, ma il cui sviluppo, quando ci affacciamo alla finestra, ci lascia attoniti, entusiasti, perché – follia o no – è foriero di più interpretazioni, tutte bellissime...
Grande regia, grandi interpreti.

Emozione pura.

mercoledì 23 dicembre 2015

Per i pigracci curiosi

CREATURE PERICOLOSE DEI MARI E DEGLI OCEANI
Guida al riconoscimento e al primo soccorso
di Sebastiano Guido


L'autore ci informa subito: non è un medico e neppure un biologo, ma soltanto un subacqueo... “Soltanto”? E perché? Questo è un libro bellissimo, scritto da una persona che ama la natura e la rispetta, con tutto che a me del primo soccorso importa poco: mi interessano le bestiole, piuttosto, e il volume è corredato da foto bellissime, non tralascia nulla e in più fornisce un bel po' di curiosità divertenti (sapevate che le stelle marine sono dei killer spietati e un po' vomitevoli? Estroflettono lo stomaco, lo inseriscono nella preda, la avviluppano e la corrodono sino ad assorbirla? Fico!) elargendoci tanti consigli utili!!! .
...Ad esempio, non date da mangiare ai pesci di taglia grande (a quanto pare lo fanno in molti), seppure non sono aggressivi non si sa mai che possa girargli nella testolina (e pure le placide cernie, ad esempio, hanno dei bei dentini), oppure camminate sui fondali trascinando i piedi, così da “avvisare” del vostro arrivo ed evitare sorprese nocive (pesci prete, ad esempio), e attenti come vi “vestite” e a che cosa lasciate scoperto: molti pescetti (squali, barracuda...) hanno l'abitudine di “assaggiare”, e se le vostre estremità risultano visibili... E lo sapevate che persino alcuni molluschi sono pericolosi? La tridacna, ad esempio, il più grande dei bivalvi, se decidete (da bravi idioti senza riguardi) di infilarci il dito dentro, può serrare la conchiglia, e il bordo è tagliente... I conidi, invece, si dilettano a lanciare arpioni – e ce ne sono di letali – ...
Invero, anche i consigli di primo soccorso possono rivelarsi salvifici, pure se, come la sottoscritta, non avete l'abitudine delle immersioni: ad esempio in caso di semplice puntura da medusa...
Come dicevo, però, io sono stata attirata soprattutto dalle foto e dal vasto panorama faunistico che ci viene offerto: si parte dalle creature più semplici (cianobatterio, spugne, idrozoi), per approdare agli animali più evoluti, incluse tartarughe e coccodrilli (che fare se si viene afferrati da un coccodrillo? Una soluzione c'è: si colpiscono gli occhi, o si cerca di allagargli i polmoni spingendo un braccio – se si trova il coraggio – in fondo alla sua gola, valvola-provvista, da “sabotare”)...
La guida è davvero di facile consultazione: per ogni specie c'è un'introduzione generale, che evidenzia caratteristiche, abitudini, grado di aggressività e pericolosità (ci sono casi di “attacchi” involontari, altri di veri e propri agguati), poi si entra più nello specifico e si esaminano i soggetti rappresentativi. Per ognuno un bel box riassuntivo che precisa area di distribuzione, danno potenziale, dimensioni e ciò a cui bisogna prestare attenzione... Seguono descrizione, peculiarità, e più informazioni possibili, varie, dettagliate, ma di gradevole lettura, indi le istruzioni per il primo soccorso, che a volte possono sembrare un po' scontate (“fare uscire l'infortunato dall'acqua e tranquillizzarlo”), altre rivelarsi vitali... Tipo: a seconda del genere di ferita/amputazione bisogna legare il laccio emostatico in un punto diverso, o si rischia di combinare un disastro, compresa la necrotizzazione...
Ad ogni modo, nei casi più gravi, si sottolinea sempre la necessità di richiedere immediata assistenza medica.

In conclusione, dunque, un libro indispensabile: utile per i subacquei, strepitoso per i pigracci curiosi che, come me, nel mare si limitano a sguazzarci (possibilmente in quello della spiaggia sotto casa)...

martedì 22 dicembre 2015

Libricidio sventato

TODO MODO
di Leonardo Sciascia


Ho salvato questo romanzo dal macero, nel senso che un mio amico, arrivato a pagina 36, aveva deciso di buttarlo...
Potevo capirlo: avevo letto anni prima “Il giorno della civetta” e, benché la trama fosse interessante, lo stile involuto dell'autore, con frasi lunghissime e ingarbugliate, mi aveva disturbata immensamente... Però il libricidio mi fa patire e così, piuttosto che niente, ho deciso di adottare “Todo Modo”. E si può adottare un libro senza leggerlo, per quanto ci ispiri poco?
L'ho letto, dunque, incentivata dalla sua brevità, e alla fine non è stato così male.
Lo stile di Sciascia è più fluido rispetto a “Il giorno della civetta”, specie grazie ai numerosi dialoghi, l'argomento più leggero, pur diviso tra potere politico e potere clericale, accattivante. La storia, poi, travestita da un andamento casuale, è addirittura bella, e le riflessioni incidentali sui più disparati argomenti dal punto di vista del pittore-protagonista – sagace, disincantato e sornione – nonché i frequenti riferimenti all'arte, alla filosofia e alla letteratura costituiscono un valore aggiunto, specie le allusioni a “La Zattera della Medusa” di Géricault, che fanno scorrere un brividello lungo la schiena.

Leonardo Sciascia ritratto dal nostro vignettista

L'intreccio, in particolare, è originale ancora adesso, con risvolti più che inattesi. Si tratta di una sorta di peculiare giallo, in cui la “scoperta” del colpevole non potrà che sconvolgerci e farci sorridere, senza ridursi, peraltro, allo sterile giochetto intellettuale: piuttosto rivelandosi geniale e arguta, regalando all'opera una marcia in più, anziché sottraendole qualcosa. Anche conoscendo già l'ambiguo epilogo, infatti, non si perderà il gusto della rilettura, anzi è probabile che a questa si addizioni un piacere extra, pepato e pungente.
A colpirmi altresì l'acutezza delle descrizioni umane, delle situazioni, della psicologia, in cui risaltano alcuni personaggi (e alcuni tipi) davvero caratterizzati ad arte, senza eccessi, ma allo stesso tempo con una precisione magistrale e carica di sottintesi, specie per quanto concerne Don Gaetano...
Adesso, la mia unica paura, è che il tentato libricida si penta e mi chieda indietro “todo Modo”...

Nel caso, però, mi rassegnerò a restituirlo. Non senza un doveroso ringraziamento.

lunedì 21 dicembre 2015

Spumeggiante e piacevolmente irriverente

ZENITH
di Grant Morrison e Steven Yeowell


Recentemente ristampato dalla Panini Comics, è uno dei primi fumetti di Grant Morrison, precursore del capolavoro “The Invisibles”, con cui condivide spunti e punti di forza, e, se mi è permesso affermarlo, una delle opere più interessanti che leggo ultimamente del Maestro, in particolare il primo, strepitoso volume (in tutto sono quattro).
Zenith è un supereroe, ma più che “super” e più che “eroe”, ci appare come un moccioso viziato e irritante, la classica popstar che ha avuto eccessivo successo, sebbene, alla lunga, a lui ci affezioniamo (perché, hey, sa essere simpatico, se vuole), anche se due sberle non ci dispiacerebbe comunque rifilargliele...
Zenith vive avventure lisergiche, stupendamente incasinate, che potrebbero facilmente indurci una labirintite, se non fosse che ci divertono un sacco. Hanno un'aria retró, legata agli anni 80 inglesi, ma sono piuttosto attuali, riferimenti nazistoidi compresi, e ogni volta che ci sembrano prevedibili, riescono invece a stupirci e a farci dire: “Però”! Insomma, ribaltamenti e colpi di scena sono all'ordine del giorno, e non mancano realtà nella realtà, flashback, mondi alternativi e suggestioni esoteriche (tipicamente alla Morrison), che, in generale, ci infondono stordimento, ma pure un magnifico senso di meraviglia, poiché, letteralmente, tutto è possibile (e impossibile), senza limiti.
Le trame, poi, sempre coerenti, sono sostenute da dialoghi brillanti, disegni plastici e vivaci, comprimari notevoli, di cui scopriamo ad ogni pagina nuove sfaccettature (e debolezze).
Fumetto trasgressivo, dunque, immaginifico, spumeggiante e piacevolmente irriverente, capace di mixare dramma e ironia, Blake e Lovecraft, cambiando registro nel momento più opportuno.

L'unico neo (ma davvero lo è?) è che si ha l'impressione di “resettare” continuamente realtà, di scoprire sempre nuove regole... Eppure, eppure... Il bello è anche questo!

venerdì 18 dicembre 2015

Consulenza ad un mio vecchio paziente

DIAGNOSI MEDICHE


Forse non tutti lo sanno, ma nell'Ottamondo io sono il Primario di Pseudologia Fantastica, assistita dal valente Dottor Paco, il mio coniglietto.
Ebbene, recentemente ho offerto una consulenza ad un mio vecchio paziente, da sempre affetto da ansia e tendenze ipocondriache...
Questa volta lo sventurato soffriva di nausee e dolori al fegato, e siccome in precedenza ho sempre individuato con esattezza la causa dei suoi mali, in attesa di essere ricevuto dal medico di fiducia, ne ha parlato con me.
Dopo una visita sommaria io e il mio assistente abbiamo dedotto che si trattasse di stress, e niente più. D'altro canto il paziente, solo sei mesi fa, si è sottoposto ad analisi del sangue complete ed aveva tutti i valori assolutamente nei parametri.
Il malato però, non giovanissimo, ma neppure anziano, non si riteneva soddisfatto, e riteneva potessero esserci altre cause più spaventose per i suoi dolori.
Umilmente io e il Dottor Paco abbiamo allora applicato il metodo di Dylan Dog, mutuato da quello di Sherlock Holmes, quello in voga presso la nostra Università: “Il mio metodo di indagine è di scartare tutte le ipotesi possibili... Ciò che resta è molto più divertente, e guarda caso è il mio mestiere: l'incubo.”
Per cui abbiamo dedotto che, eliminato lo stress, la causa più probabile delle nausee, anche a fronte della cartella clinica del paziente, dovesse essere una gravidanza.
Il paziente ha protestato: «Ma sono un masculo! E' impossibile.»
«Non se sei incinto dell'Anticristo!», abbiamo prontamente replicato noi all'unisono, tenendo fede al nostro credo medico. «E, tutto sommato, potresti persino esserti accoppiato con lo dimonio senza accorgertene... O non esserti accoppiato affatto...»
«Già», ha aggiunto il Dottor Paco. «Sappiamo come ha funzionato con quell'altra faccenda...»
A questo punto il paziente si è (quasi) rassicurato e ha atteso con (quasi) tranquillità l'incontro con il suo medico e quindi l'esito delle successive analisi del sangue, ovviamente perfette.
Per sua fortuna il vaticinio finale è stato lo stress, la nostra prima ipotesi.
Peccato, perché a me e al Dottor Paco sarebbe piaciuto assistere ad un parto demoniaco.

Sarà per la prossima volta.

giovedì 17 dicembre 2015

Il mondo è male

OLTRE IL CONFINE
di Cormac McCarthy


Secondo romanzo de “La Trilogia della Frontiera”, che, d'accordo, non è bello quanto il primo, “Cavalli selvaggi”, ma che è lo stesso eccezionale!
E' un romanzo di formazione, ma è anche un Western abbastanza crudo (più feroce del primo tomo), e un libro dal lirismo unico, lavato di pianto, che ti spezza...
L'inizio, con la questione della lupa incinta che il sedicenne protagonista, Billy Parham, vuole salvare, è folgorante, nonostante qualche momento di stasi, traboccante di dolcezza, poesia e tragica impotenza. E pensi che la direzione sia questa, ma ti sbagli, perché ad un certo punto torni indietro. E ciò che ti aspetta, proprio adesso che, in qualche modo, pensavi di poterti riposare e leccare le ferite, è ancora più drammatico e orribile, più concreto e più vero... l'unico vantaggio è che adesso che sei stato oltre il confine (quello del Messico della prima metà del 900, ma pure quello immaginario dell'infanzia) sei un uomo, a prescindere dalla tua età anagrafica.
Sebbene questo non ti aiuterà a trovare soluzioni, ma solo ad accettare l'inevitabile...
Perché il mondo è male, fatto di ingiustizia, di cattiveria, e spesso l'unica legge è quella del più forte.

Cormac McCarthy ritratto dal nostro vignettista

Una prosa incantevole, asciutta e dispersiva ad un tempo, fatta di verità e pervicacia, ma priva di scampo.
Agghiacciante la storia del cieco cui vengono risucchiati gli occhi, ruvido e magnifico il rapporto tra i due fratellini, Billy e Boyd, e... la sua conclusione, con il racconto delle ossa.
Cormac McCarthy, già.

Non può che essere così.

mercoledì 16 dicembre 2015

Il Sogno di Ecate: cose essenziali

IL SOGNO DI ECATE...

...da oggi, se tutto va bene e il MPM (che ama ridursi all'ultimo momento) è stato bravo, disponibile su Amazon in formato e-Book!!! Qui a lato, comunque, dovreste trovare il solito link (se guardate con il cellulare, però, dovete andare in fondo alla pagina e digitare “versione web”).
Ebbene?
Per cominciare, ecco il disegno di copertina:


l'autore è il mio vignettista, di cui non faccio il nome perché è timidello, ma che ha firmato l'opera, indi, se siete curiosi, potete risalire a lui.
Per il resto, credo di aver già detto tutto...
Ma qualcosetta ribadisco, non si sa mai.

Cose essenziali:
  • nessun genere di riferimento, al massimo si può parlare di grottesco con vaghe commistioni fantasy (l'accenno ad Ecate, che interessa solo prologo ed epilogo, può essere tranquillamente trascurato. A me piaceva e l'ho lasciato, ma se si salta e si comincia direttamente dalla parte prima, va bene uguale);
  • non è un romanzillo, ma un racconto di circa quaranta pagine (stampate dal pc, per l'e-Book il dato viene riportato su Amazon). Perciò non rimaneteci male se brevicchio;
  • non è connesso con la mia precedente e futura produzione... a meno a che si riescano a cogliere gli ammiccamenti. Ma non sono indispensabili.


In ultimo, già che qualcuno si è allarmato e mi ha chiesto quando esce “Dietro la Porta Turchese”, ossia il seguito di “Corpi Nudi” e de “L'immemore” (quello con tutte le risposte, o quasi), ricordo che è previsto per il 16 giugno 2016.
La prima stesura è già completa da mesi, ma, come di consueto, a partire dalle vacanze natalizie, comincerò a darci sotto con riletture e correzioni.

Grazie per l'attenzione, omaggi e smack!

martedì 15 dicembre 2015

«Come la chiamiamo?»

ANTEPRIMA: IL SOGNO DI ECATE...


...che esce domani su Amazon (incrociando le dita), ma di cui, intanto, fornisco un assaggino: l'inizio della prima parte.
Ehm... dato che sono generosa e non voglio far alzare di nuovo il MPM per prendermi la chiavetta di Darth Vader (quella con i romanzilli e affini), mi accontento di proporre la prima versione, che ho sul portatile... Non mi sembra che la definitiva differisca molto.
Et voilà:

Katy giocava nel cortile condominiale insieme alla sorellina.
Le bambine avevano rispettivamente sette e cinque anni ed erano intente ad accessoriare le Barbie per l’imminente gala di beneficenza. Era l’evento mondano della stagione e sarebbero intervenuti, fra gli altri, quattro Ken, Mr. Orso, e le Principesse Disney al completo.
Di certo non si aspettavano che una testa mozzata precipitasse dall’alto. Non un giocattolo, una vera.
Ruzzolò nell'erba.
Prima, però, ci fu un tonfo sordo alle loro spalle, che le fece trasalire. Le piccole si voltarono di scatto e incrociarono lo sguardo attonito di un uomo senza corpo, che pareva congelato.
«È brutto», disse Julie, la minore, storcendo il naso.
«E freddo...», aggiunse Katy, sfiorandogli la fronte.
«Che ne facciamo?», chiese Julie. «Dobbiamo consegnarlo alla zia?»
La bimba alludeva alla prozia Leandra, che le accudiva mentre papà e mamma erano al lavoro. Era un’anziana vedova dai modi un po’ affettati e dalle pretese leggermente snob, che non andava troppo d’accordo con le nipotine. Non perché fosse una donna cattiva, ma perché, non avendo avuto figli, non era abituata ai meccanismi mentali dei ragazzini e non sapeva come rapportarsi a loro. Non aveva inventiva, né troppa pazienza, in più, secondo la definizione di Katy, era terribilmente noiosa e limitata.
Fortunatamente trascorreva la maggior parte del tempo a chiacchierare o a prendere il the con la signora del terzo piano, vecchia pure lei.
«No», decise Katy. «È nostra. La zia ce la porterebbe via di sicuro.»
«Non ti sembra abbia un’aria conosciuta?», interloquì Julie, scrutandola con attenzione.
«Sì… Però non ricordo chi è…»
«È brutto», ribadì Julie.
«Ma no… Sai come si dice: è un tipo!»
«Anziano...»
«L’importante è che non sia il nonno di qualcuno», tagliò corto Katy.
«Ma che ne facciamo?», insisté la sorellina, che ancora non osava toccarlo. Aveva le labbra semi aperte e il particolare non le piaceva.
«Possiamo truccarlo, pettinarlo, agghindarlo… O usarlo come “Mago di Oz” in una rappresentazione teatrale con le bambole... Prima, però, dobbiamo dargli una pulita.»
«È morto?», domandò Julie. «Come Billy?»
Billy era il loro canarino. Una mattina lo avevano trovato stecchito in fondo alla gabbia, incapace di muoversi, di cantare, di respirare. Julie aveva pianto, ma si era rasserenata quando avevano celebrato un piccolo rito funebre per lui. Anche Katy era addolorata, ma avrebbe preferito continuare ad osservarlo e carpire i segreti della sua dipartita. L'affascinavano i decessi.
«Sì. Senza cuore non si vive», spiegò Katy. Afferrò la testa con due mani e la sollevò, decisa a condurla in bagno e a spruzzarla con un po’ d’acqua. L’igiene era importante. Però non si aspettava che fosse così difficile da perseguire: la testa era pesante e rischiò di farla cadere.
Era davvero gelida, come se fosse appena uscita dal freezer, e la bambina dovette usare degli abiti da sera di Barbie per proteggersi le dita. Probabilmente era stata davvero conservata sottozero: la pelle aveva sfumature bluastre, non emanava odore, non perdeva sangue, e c’era del ghiaccio attaccato ai capelli.
«Come la chiamiamo?», chiese Julie.


Baci, e a domani!

lunedì 14 dicembre 2015

Ogni moneta ha sempre due facce

VA', METTI UNA SENTINELLA
di Harper Lee


Non volevo leggerlo, avevo paura. Temevo che mi rovinasse uno dei miei romanzi preferiti.
In realtà, adesso sono convinta che nulla possa rovinare “Il buio oltre la siepe”, nemmeno questa prima versione, travestita da seguito, e pubblicata a distanza di mille anni.
In effetti è da leggere.
Come libro, onestamente, non è granché.
Non brutto, no, e con diversi momenti felici, ma anche un po' troppa retorica, eccessive ripetizioni, drammatizzazioni stridenti. Però... però si legge volentieri e soprattutto aggiunge qualcosa alla vicenda precedente, ne traccia nuovi contorni. Non necessari, ma interessanti. Come documento, come testimonianza, o anche solo per avere una scusa per tornare a Maycomb, e ancora di più per rincontrare Scout/Jean Louise.
E, in fondo, nemmeno il nuovo/vecchio Atticus è così male, così irrimediabilmente razzista come era stato dipinto... Capisco parte dei suoi ragionamenti e ci sono molte questioni che pretendono riflessione e non un giudizio preconfezionato, buttato lì. Ogni moneta ha sempre due facce.
Certo, è pur vero che mi aspettavo fuoco e fiamme, se avessi letto direttamente il romanzo, senza bazzicare anticipazioni o critiche per mesi, forse ora sarei più severa. Più indignata.
E al contempo... E' che ho sempre adorato Atticus, e adesso... Non riesco ad odiarlo. Non riuscirei comunque. E forse non sarebbe nemmeno giusto farlo. Io non ero lì, a Maycomb. E, in fin dei conti, non c'era neppure Jean Louise.
Non lo so.
Forse quello che veramente mi ha fatto male è stato non trovare più Dill, Jem e Calpurnia. In modi diversi, ma tutti dolorosi.
Però è stato bello conoscere Scout adolescente e poi ragazza... E' stato bello andare con lei al ballo della scuola. Non è originalissima come narrazione, e Scout stessa è ben lungi dall'avere la stessa forza inarrestabile di quando era bambina, però... mi sono divertita, sì, ed è stato dolce.
Tornerei a Maycomb se spuntasse fuori un altro seguito assassino?

Sì. Non potrei farne a meno.

venerdì 11 dicembre 2015

Uno dei personaggi femminili più belli

LA FAMIGLIA KARNOWSKI
di I. J. Singer


Spettacolare!!! Questo è un romanzo che mi ha dato tantissimo, a livello di scrittura, ma soprattutto sul piano umano! I personaggi, in particolare, sono meravigliosi! Non solo i protagonisti (e qui alludo a quelle incredibili teste di beep di David e soprattutto di Georg Karnowski – sul miserabile e patetico Jegor stendiamo un velo pietoso), ma anche i comprimari: l'incontenibile Solomon Burak, l'arguto dottor Landau, il dolce rabbi Walder, e lei, la mia preferita, Elsa Landau, uno dei personaggi femminili più belli, fieri e indipendenti che abbia mai incontrato! (Sì, beh... non concepisco il suo pentimento in età matura... Ma, che si pretende, a scrivere è un uomo...).
Misericordia, ho apprezzato persino le parentesi romantiche, e ciò benché il mio Georg – ma consideriamo che siamo all'inizio del 1900 – è tanto primitivo da concepire l'amore come una specie di malata sottomissione al masculo (sigh!)... Con tutto che, immondo c.gl.n., come hai potuto rinunciare a lei, alla mia prediletta? Attenzione, qui spoilero. E' che proprio non riesco a trattenermi... Georg ha rinunciato ad Elsa solo perché lei lo faceva sentire (giustamente) inferiore e si è sposato con un'insipida biondina lentigginosa, stupida e ignorante, il cui unico merito è di essere buona e tranquilla, per inseguire il sogno borghese di crearsi una famiglia... Risultato? Mette al mondo un figlio-mostro (in stile Norman Bates) che lo detesta e patisce l'insulsaggine della moglie, che tradisce... Complimenti!
Complimenti sarcastici e tanti “sciagura a te”!!!

I. J. Singer ritratto dal nostro disegnatore

A parte i miei sfoghi emotivi, si tratta davvero di un libro speciale... racconta della famiglia Karnowski, appunto, emigrati ebrei, orgogliosi, intelligenti e volitivi, che si stabiliscono nella Berlino ante Hitler... Tutto è descritto in modo preciso e orgasmatico, a tratti umoristico e sornione, in primis gli stati d'animo dei protagonisti (solo in Manzoni e Dostoevskij ho potuto constatare una prosa tanto penetrante, dettagliata e puntuale e una così fine sensibilità), illustrandoci altresì il sentire dell'epoca dai vari punti di vista, le diverse reazioni, regalandoci così un panorama umano-sociale molto sfaccettato...
Gli anni passano: David, intellettuale e snob, ha un figlio, Georg, che vediamo crescere e maturare, facendosi strada attraverso le sue scelte, e un po', forse, attraverso il destino... Fino a che anche lui ha un figlio, lo sfortunato Jegor, e, soprattutto, compaiono i terribili uomini con gli stivali...
Che altro non sono che i Nazisti, con ciò che ne consegue.
Non si arriva all'orrore dei lager, per fortuna. I nostri eroi, e con essi quasi tutti gli altri coprotagonisti, fuggono in tempo in America... Però quello che vediamo prima ci basta e avanza e spesso, paradossalmente, ha una presa più drammatica e più diretta su di noi, probabilmente perché, insinuandosi progressivamente nella quotidianità, ci appare più tangibile, più reale, più spaventoso... Specie sapendo che è solo il principio. E, sotto certi aspetti, se Jeorg è così orribile, non è tutta colpa sua...
Ci sono molti episodi commoventi, altri che suscitano indignazione o pietà. Ci vengono spiegati, poi, i vari motivi politici e sociali che hanno condotto all'avvento di Hitler, e ciò con semplicità, ma anche con profonda acutezza. Sin dall'inizio.
Ed è interessante che la storia non finisca qui, ma continui poi negli Usa, con i problemi di adattamento, le riconciliazioni, e la possibilità di capire altre cose...
La fine mi ha lasciata un po' perplessa, ma va bene.
Va bene così.
Perché questo romanzo non è stato solo una lettura, ma una straordinaria esperienza di vita.

P.S.

La curiosità più pazzesca è che I.J. Singer è sempre stato, letterariamente parlando, all'ombra del fratello I. B. Singer, vincitore del Nobel... A questo punto si rende dunque necessario ed inevitabile leggere qualcosa di lui, autore, tra l'altro de “la famiglia Moskat”...

giovedì 10 dicembre 2015

Sublime alternativa al suicidio

LA NAUSEA
di Jean-Paul Sartre


Ci sono romanzi così. Romanzi con cui devi essere sintonizzato, per cui, se il tuo umore contrasta con l'opera, di leggerlo proprio non c'è verso, a dispetto della bellezza della prosa.
Ecco perché ho impiegato otto mesi per arrivare a pagina 60 – guadagnandomi con fatica ogni riga – e un pomeriggio per le restanti 180 circa, pascendomi di ogni sillaba...
In realtà la mia venerata (da me) Prof. Di Lettere del Liceo, pur amando Sartre (e in particolare “Il muro” – che io ho adorato – e “Le mani sporche” – ancora da comprare –) aveva diffidato noi alunni dall'accostarci a questo volume: lo riteneva pretenzioso, sopravvalutato e sterile. Nauseante, persino.
Insomma, mi aveva incuriosita e me lo ero annotato... Quando, a distanza di eoni, mi è capitato tra le mani in libreria ho dovuto acquistarlo, in preda ad un febbrile spirito di contraddizione.
Trattasi del diario di tale Antoine Roquentin, sopraffatto dalla nausea esistenziale verso il mondo intero. Dunque andiamo avanti, senza filo conduttore, tra discorsi semi-accademici e descrizioni di stati d'animo, paesaggi, umanità varia, congetture e riflessioni sulle vicende più disparate...
C'è questo suo amore perduto, labile e quasi a senso unico, per questa donna difficile, ma peculiare (e vagamente crudele), Anny, e poi un libro inutile che Roquentin starebbe scrivendo e che, naturalmente, non ha senso scrivere...
C'è il peso del mondo che ti schiaccia, con la sua vanità e assurdità, e la disillusione verso qualsiasi cosa: la politica, le persone, la cultura...

Jean-Paul Sartre immaginato dal nostro caricaturista

A dare fastidio alla mia Prof., credo, fosse il compiacimento insistito relativo a questo sentimento, che non è autentica afflizione, quanto piuttosto artificiosa strumentalizzazione. Del resto, il sentire della mia insegnate è sempre stato così puro e appassionato che capisco faticasse a tollerarlo.
Io sono meno spirituale, meno critica, e il romanzo, alla fin fine, mi è piaciuto. E' una fantastica colonna sonora per la depressione, perché la eleva a dimensione cosmica, fa di te un titano eroico e consapevole, permettendoti una sorta di malata esaltazione, mentre sguazzi nel tuo stesso malessere.
Consolatorio, quindi.

E, se vogliamo, sublime alternativa al suicidio.

mercoledì 9 dicembre 2015

Ghiaccio sciolto

REGRESSION
di Alejandro Amenàbar
(2015)


Immensa delusione.
Per la fine, non per altro.
Per tre quarti il film è costruito bene, suggestivo, affascinante, non paurosissimo, magari, ma con alcune scene che, se pure di per sé non mostrano niente, ti si arrampicano comunque su per la schiena (quel sorriso, ad esempio... il sorriso di una degli incappucciati: puro cinebrivido).
L'argomento sono le sette sataniche che negli anni '90 trovano sempre maggior diffusione negli Stati Uniti, con il conseguente allarme sociale... In particolare, qui abbiamo una ragazzina, Angela (Emma Watson), che accusa il padre di aver abusato di lei... Il genitore, interrogato, dice di non ricordare nulla, ma che, dato che sua figlia non dice bugie, deve essere vero. A questo punto lo psicologo che coadiuva il detective preposto alle indagini (Ethan Hawke) ricorre alla tecnica della “regressione”, inducendolo a rivivere quanto avvenuto. Ne emerge una realtà assai più fosca e stratificata che coinvolge diverse persone, molte conosciute nella comunità, e oscuri, terribili riti, con tanto di sacrifici umani...
A poco a poco l'orrore sale ed è più introspettivo che materiale, ha il gusto del sogno, della paranoia, ma per questo più insidioso, anche perché hai l'impressione che quanto emerge sia solo la punta dell'iceberg.
E invece no, invece è ghiaccio sciolto, e quando te ne rendi conto – fatti realmente accaduti o no – lo vivi come un tradimento. L'impianto si sfalda, diventa farsa, gli stessi personaggi assumono contorni grotteschi.
Anche perché l'idea, il presunto sovvertimento finale, risulta poco credibile, raffazzonato, e per giunta non è neppure originale. Anzi...
Peccato, peccato davvero.
Specie considerato che l'epilogo (diciamo gli ultimi venti minuti, che forse sono trenta) è così sleale da travolgere tutto a ritroso, e se pure per la prima ora e passa eri soddisfatto e carico di aspettative, al “the end” non puoi che sbuffare ancora più forte.

Uff!

martedì 8 dicembre 2015

Il mio prossimo e-Book

IL SOGNO DI ECATE


...Che, come già annunciato a settembre, è il mio prossimo e-Book, eccezionalmente in uscita (se il MPM fa il suo dovere) per il 16 dicembre prossimo, ossia tra circa una settimana!!!
Non ricordo esattamente che cosa ho già detto e che cosa no, indi, amen, al massimo mi ripeto...
E' un librino picculo picculo, perché, stampato, consta di appena una quarantina di pagine. E' diviso in tre parti (corrispondenti ai tre aspetti di Ecate, la dea degli Incantesimi e degli spettri), ci sono molti momenti buffi (che, inevitabilmente, virano sul grottesco) e altri più incentrati sulla riflessione. O vagamente inquietanti.
Dentro c'è anche un bel po' di me e dell'Ottamondo.
Gian, Mater e il Ragno si sono espressi in senso positivo (di solito il Ragno è assai più severo e Gian meno entusiasta. Mater non fa testo perché per lei sono tutti capolavori...), la Scimmia, invece, era un po' perplessa perché questo non è tanto il suo genere...
Quale genere, a proposito?
Boh... Non è che proprio ne abbia uno...
Narrativa fantasy surreale drammaticamente deforme con lontne suggestioni mitologiche?
E' una storia a sé, indipendente dal resto della mia produzione... Anche se... Si possono cogliere fugaci ammiccamenti, se ci si sforza.
Se dovessi collocarlo temporalmente nel continuum delle mie opere, andrebbe posto tra “Tentativi bizzarri di vita normale” e “Corpi nudi”.
Ma, ripeto, è di fatto un'opera a sé.
Per il resto...
Mentre scrivo è domenica, ho già stracorretto tutto (seguito a trovare errori, ma, ahimè, ad un certo punto bisogna arrendersi), consegnato all'Editore (MPM), e sono ancora in attesa della copertina...
Eh, sì. Questa volta niente sondaggio, mi sono direttamente affidata ad un professionista... So che non si è dimenticato perché mi ha inviato una mail la settimana scorsa, promettendomi un imminente invio, tuttavia sono in fibrillazione... Anche perché, sono sicura, sarà bellissima!!!

Baci, dunque, al 16 p.v. (mercoledì, il Giorno di Odino e della Magia) su Amazon!

lunedì 7 dicembre 2015

La metafora del volo


IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON
di Richard Bach
 
 
Ecco quello che credo: che questo sia un bel libro, breve, sognante e pieno di positività. Innovativo sotto molti profili, eterno e universale sotto altri, con molti spunti morali e filosofici.

E che sia stato tremendamente sopravvalutato.

Sicuramente mi è piaciuto, ma non lo ritengo un capolavoro.

Apprezzo il personaggio di Jonathan, il suo contrapporsi ai suoi simili, il perseguire i suoi ideali, la perseveranza, il suo cercare di migliorarsi e perfezionarsi sempre, il suo uscire dal coro, il suo rifiutare la mera sopravvivenza in nome di qualcosa di più: della vita, della propria realizzazione.

Però...

Però a me del volo in sé non importa un fico secco. E' una metafora, va bene, ma fino ad un certo punto: ci sono troppi tecnicismi. In parte sono funzionali, necessari, persino, ma poi finiscono per scocciare.

Richard Bach nella caricatura del nostro disegnatore

So che per Bach è diverso. Bach è Jonathan Livingston (benché l'ispirazione ufficiale sia esterna, pur sempre riferita ad un pilota). Bach ama il volo sopra ogni cosa.

Ma io no e a tratti la lettura mi risultava stancante (ero al Liceo, quando ho letto il libro, ma lo ricordo con esattezza... e forse ero troppo grande, e lì stava il problema).

Inoltre, mi si perdoni, ma per alcuni versi l'opera è un po' inconsistente, per altri scontata. E, dopo i primi capitoli, il messaggio tende a ripetersi, a rimarcarsi senza aggiungere molto.

Il volumetto è corto, quindi non pesa più di tanto, ma dovrebbe essere più corto ancora per essere davvero incisivo.

Un bel libro, davvero. Da leggere.

Ma non così assoluto.

venerdì 4 dicembre 2015

Fumetti strambi, ma interessanti


SHOCKDOM!!!



COTTON TALES, BENVENUTI A LALALAND, PARANOIAE...



Shockdom è una Casa Editrice indipendente che, per quanto ho potuto recentemente appurare, pubblica fumetti strambi, ma interessanti, piacevolmente prossimi al delirio, i cui autori hanno nomi assurdi e contratti, che paiono una scatarrata...

Ecco i tre che mi hanno colpita:


 

Benvenuti a Lalaland” di Luciop:

Mi è piaciuto, non mi è piaciuto? Non lo so, forse mi ha pure un po' disgustata. E credo di non averci capito granché... Ma è quello più affascinante, sicuramente da leggere (e rileggere), proprio per questi motivi! Insomma, è una vomitevole figatina senza remore e senza censure che mi ha fatto sentire una tossica all'ultimo stadio senza essermi iniettata/aver ingerito nulla di nulla... C'è caldo, troppo, una cittadina sudaticcia e mostruosa abitata da creatura magre e idrocefale, ad un tempo crude e caramellose, e insetti, insetti a volontà! Che, ahimè, bisognerà sgominare...

Piacevolmente creativo e disturbante.


 

Cotton Tales” di Loputyn:

Lo stile è quello tipico degli shojo-manga, con personaggi bellissimi ed effeminati, leziosità imperante, trine, merletti e chiome fluenti, frammiste a suggestioni claustrofobiche e gotico-dark, mentre la trama, che nelle prime pagine può apparire un po' labile, sembra asservita ai disegni.

Però man mano si prosegue si acquisiscono sempre più elementi sadico-inquietanti (quegli strani conigli cornomuniti, ad esempio) e quesiti irrisolti, che contribuiscono a creare un'atmosfera malata e misteriosa... Insomma, viene davvero voglia di scoprire dove si andrà a parare! La storia, infatti, potrebbe rivelarsi complessa e avvincente, a dispetto di un inizio volutamente lento (ma non noioso)...


 

Paranoiae” di Batawp

Indubbiamente l'opera più intensa, più profonda e professionale, sebbene non originalissima, con delle tavole mozzafiato, colori spettacolari, e un'architettura solida alla base, per quanto il pregio maggiore stia, più che nella storia, nell'arte del racconto, nella capacità narrativa in sé per sé, rapida ma densa, sostenuta da un eccellente montaggio.

La trama è frammentata, alimentata da sbalzi temporali, con personaggi che sanno di sogno e tenerezza (il dottor Bau) e schegge d'incubo impazzite... Periplo immaginario nella mente paranoide di Alan, di cui sappiamo solo che ha perso Emily, l'amore della sua vita...



Perciò?

Perciò un consiglio agli appassionati di fumetti: tenete d'occhio questa casa editrice e questi autori, decisamente promettenti!