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mercoledì 26 agosto 2015

Ti pare di viverlo!

IL VEDOVO
di Dino Risi
(1959)


Adoro le commedie nere, specie quando, come in questo caso, virano sul grottesco, sono salaci e ricche di verve! Non siamo al livello de “Lo scopone scientifico” (peraltro successivo di oltre un decennio), c'è meno fiele, e meno graffi, in compenso abbiamo una Franca Valeri strepitosa e un Alberto Sordi (quasi) alla sua altezza, che insieme formano una coppia esplosiva!
Anche se, la differenza maggiore rispetto al capolavoro di Comencini, sta nel fatto che mentre la trama di questa pellicola è prevedibile in ogni suo passaggio, in ogni suo presunto colpo di scena, “Lo Scopone” vanta ancora adesso un finale – coerente e non gratuito – che ti tramortisce.
Ma ciò non guasta la godibilità del film di Risi, non solo per via degli interpreti stellari (compresi quelli dei ruoli minori, specialmente Livio Lorenzon, alias il Marchese Stucchi), ma anche per merito della vivacità del montaggio, dei micidiali battibecchi tra i personaggi, del succedersi incalzante degli eventi, che, pur essendo lineari, risultano coinvolgenti e ben avvicendati.
Per dirla tutta, il giorno dopo ho visto pure “Crimen” – altra commedia nera made in Italy con Alberto Sordi e Franca Valeri (più Silvana Mangano, Nino Manfredi e Vittorio Gassman), questa volta del 1960, per la regia di Mario Camerini – gustosissima, con una trama assai più intricata e peculiare, ma... ho preferito “Il vedovo”, per la maggior dose di brio e per la perfezione dei tempi comici. Perché mentre lo guardi, quasi non ti accorgi di star guardando un film, ti pare di viverlo!
Sebbene ormai un po' inflazionato, anche lo spunto di base è carino: il Commendator Alberto Nardi (Sordi) è un pasticcione megalomane sommerso dai debiti, la cui fabbrica, per giunta, sta per andare a bagno. Sua moglie, invece, Elvira (Franca Valeri), oltre ad essere ricca di famiglia è intelligente e ha un gran senso degli affari. Peccato che ormai, dopo tanti anni, si sia stancata del marito, lo apostrofi comunemente con l'epiteto di “cretinetti”, divertendosi ad umiliarlo, e soprattutto non gli sganci più un quattrino. Ad un certo punto però, viene data la notizia che la donna è morta in un tragico deragliamento ferroviario, così Alberto si ritrova ricco sfondato... Almeno fino a che...
Una pellicola davvero notevole, divertente, folle, lucida e amenamente perfidella, che non è invecchiata di un giorno e che, se vogliamo, è altresì una denuncia nei confronti della miseria di chi si atteggia a più di quel che è. E che insegna che quando si appone una firma è importante leggere prima!
P.S.
Curiosità:
- Anche in Crimen il personaggio di Sordi si chiama Alberto, ha un pessimo rapporto col denaro ed è un Commendatore;

- Come mi ha fatto notare il Mio Perfido Marito, ne “Il Vedovo” è possibile riconoscere un giovanissimo Gigi Reder, alias il Ragionier Filini di “Fantozzi”.

sabato 6 aprile 2013

Righetto sta' a vince' trecento milioni, quattrocento, mezzo miliardo...


LO SCOPONE SCIENTIFICO
(1972)


Precursore della commedia nera, strappa risate e nel frattempo anche la pelle.

Feroce, drammatico, amaro. Ma divertente. Solo che è un divertimento che affonda le sue radici nella miseria e nel dolore. Lo avverti come una colica renale, ma non puoi staccartene: ti conquista, ti incolla allo schermo. Ti lacera.


Il tema principale è la lotta di classe genialmente rappresentata da una (molte) fatidica partita a carte (ma non solo)… Però senza la denuncia sociale che sovente vi si accompagna: in un modo o nell’altro, sotto molteplici punti di vista, sono tutti da commiserare, poveri e ricchi, e sono tutti colpevoli da biasimare, compresa la variegata e ben caratterizzata umanità dei borgatari, che partecipano alla vicenda con una funzione simile al coro greco.

Certo la perfida miliardaria più di tutti, ma anche se non puoi evitare di odiarla, come puoi non trovarla atrocemente simpatica?


Magistrali gli interpreti, Sordi e la Mangano, ma soprattutto lei, Bette Davis, dalla crudeltà sopraffina, dallo sguardo che incenerisce e dispregia… Satanica, beffarda, malvagia. Di una perfidia insinuante, che man mano la vicenda si dipana si spiega in tutto il suo rapace splendore.

C’è anche la parte di Domenico Modugno (sì, proprio il cantante) che veste i panni del baro ed ex amante della Mangano, Righetto. Adorabile il confronto – su più piani – tra lui e Sordi, il legittimo marito (bravo anche Cotten, schiavo morale della vecchiaccia-Davis, ma meno interessante)...



Trama avvincente, ritmo incalzante, sceneggiatura perfetta.

Magnifico quanto terribile il colpo di scena finale.

Intramontabile.