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venerdì 29 maggio 2015

Fa sorridere, ridere e divertire

POMODORI VERDI FRITTI AL CAFFÈ DI WHISTLE STOP
di Fannie Flagg


Romanzo bellissimo, delicato, colmo di calore umano, ma non privo di nerbo, che riesce ad essere delizioso senza scivolare nella stucchevolezza.
Si svolge su due piani: presente e passato. Da un lato vediamo l'anziana, ma pimpante, signora Threadgoode raccontare alla signora Evelyn, casalinga insicura e sfortunata, una serie di avventure divertenti e drammatiche risalenti agli anni 30-40, che insegneranno a quest'ultima a vivere e ad amarsi... Dall'altro ci sono proprio le avventure in questione, incentrate sull'amicizia/storia d'amore di due donne diversissime tra loro, ma molto speciali: la scatenata Idgie e la dolce Ruth.
Il libro è denso di eventi, di comprimari e di tematiche scottanti: non solo l'omosessualità, ma anche il razzismo (i neri non sono ancora stati davvero accettati dalla comunità americana), i maltrattamenti in famiglia – anche fisici – e... ad un certo punto c'è persino il mistero legato ad un omicidio...
Eppure l'opera non risulta ridondante, al contrario, è calibrata al millimetro, e riesce sempre e comunque a conservare una positività di fondo, che ci trasmette, e il sapore di un'atmosfera suggestiva e genuina, fatta di amore per il prossimo, un pizzico di ribellione e molta forza interiore.
Ci appassioneremo da subito alle vicende di Idgie e Ruth, mentre, in principio, percepiremo come meno interessanti gli incontri tra Evelyn e la signora Threadgoode, per quanto troveremo entrambe simpatiche... Ma andando avanti anche questo filone acquisirà numerosi motivi di interesse, fino a che noi diverremo sempre più famelici.
Un libro meraviglioso, che ti fa sorridere, ridere e divertire, ma che riesce anche a suscitare la tua indignazione, il tuo senso civico, che fa leva sulla tua solidarietà... E al contempo ti aiuta riflettere: sul tuo rapporto con te stessa e su quello con gli altri, arricchendoti come persona.

E, nonostante tutto, nonostante i problemi e le difficoltà e le ingiustizie, che ti fanno ribollire il sangue, ti viene davvero voglia di essere là anche tu, al caffè di Whistle Stop, con Idgie e Ruth...

giovedì 28 maggio 2015

Risuona di molti echi bessoniani

LUCY
di Luc Besson


All'inizio pare un thriller o un film drammatico, con questa povera studentessa, non particolarmente sveglia (specie in merito alla scelta del “fidanzato”), che, suo malgrado, finisce invischiata in una storia più grande di lei, con delinquenti veri e senza scrupoli, omicidi e droga... Poi il registro cambia, diviene più frenetico, e si mescola alla fantascienza, all'azione (con qualche sequenza davvero adrenalinica), ma anche a riflessioni profonde – per quanto implicite – sull'escatologia e la scienza, sul potere e sull'animo umano, e sul tempo, persino, che alla fin fine è l'unica unità di misura davvero importante... E la povera studentessa diventa un'eroina, evolve, matura, e non è neppure così tonta e superficiale come sembrava all'inizio... Magari alcune sue scelte ci urtano un po' (troppo poco il rispetto per l'altro, anche quando è solo una comparsa), però, in ultimo, ci piace come diventa, ne apprezziamo la morale (quando emerge), ci commuove la chiamata alla madre, e la storia ci affascina...
Scarlett Johansson, con la sua bovina incapacità di esprimere emozioni e l'annessa semi-paralisi facciale, è perfetta per la parte e, per una volta, anziché sottrarre, riesce ad aggiungere qualcosa al personaggio che interpreta, sia come vacchetta scervellata, sia come spietata macchina da guerra dai sentimenti forti, ma controllati!
Preziosi, poi, e utili per decifrare da subito la piega che prenderà la trama, gli inserti con le spiegazioni accademiche di Morgan Freeman, il quale, in un certo senso, rappresenta lo studioso, ma anche l'umano, dinnanzi a quello che umano non è più... intelligente, acuto, ma anche ricco di autentica empatia e calore umano, appunto.
Sì, il film mi è piaciuto, pur non essendo da dieci e lode: ne apprezzo la costruzione frammentaria ma organica, il mix di generi e di intenti, la trama e le tematiche sottese.
Senza dubbio, risuona di molti echi bessoniani (da “Il quinto elemento” a “Leon”), anche per la caratterizzazione e il percorso di maturazione della protagonista, ma al contempo ci regala qualcosa di nuovo, di intenso, di pluristratificato, che non si esaurisce in una sola visione, ma che scatena concatenazioni di pensieri, di elaborazioni, di significati...

Una lieta sorpresa.

mercoledì 27 maggio 2015

Meanwhile, in the world around me...

CURIOSITA'...



In cui mi sono imbattuta per caso o grazie al Mio Perfido Marito, e che, in diversa misura, mi hanno stimolata/divertita...

La prima riguarda “Belino”, che, anche se siamo in Liguria, non è una parolaccia o un'esclamazione, ma... un croissant (anche in versione mini o con doppia farcitura)!
Mon amour ha visto per caso la pubblicità su Youtube, e me l'ha sottoposta... C'è da morire dal ridere! Anche perché, beh, non è solo il nome che induce all'equivoco...
Credo sia di produzione albanese (la Ditta si chiama Elka) e dubito si possa trovare in Italia: peccato, perché sembra buono, e probabilmente tanti lo comprerebbero anche solo per la poesia (o umorismo involotario?) insita nel nome!


La seconda, che probabilmente conoscono già tutti, ma che segnalo perché è irresistibile, è quella del connubio Coldplay / Trono di Spade, che, pare, sfocerà in un musical (o almeno così vuole farci credere Chris Martin)! Sembra già molto spassoso: vede coinvolti molti degli attori e su You Tube è possibile reperire diverse gustose chicche, che coinvolgono Daenerys, Jamie Lannister, Jon Snow, Ramsey Bolton... Come al solito, il più figo di tutti è Tyrion, che, sarà pure un nano, ma emana bellezza e dannazione in modo orgasmatico... e ha pure una voce notevole!


In ultimo: i TRIOPS (a questo alludevo con l'aggettivo “stimolante”, che credevate?)!!! Sono mini crostacei triocchiuti che è possibile allevare in casa. Mi sono documentata un po' in rete e pare muoiano abbastanza facilmente, se non si è attenti acquariofili, però... sono bellissimi e pieni d'amore! Sono tipo le scimmiette di mare, ma più impegnativi e immensamente più carini e...
Che sono le scimmiette di mare?
Altri mini-crostacei, allevabili in casa. Li ho scoperti riguardando “Frankweenie” il film di Tim Burton (ove mutano diventando delle specie di gremlins)...
Non adotto i Trips solo perché starei troppo male a vederli morire (e se sbagli le dosi della pappa si cannibalizzano). Ma se fossi una creatura paziente, Paco, il mio coniglietto, avrebbe dei fratellini triocchiuti!
P.S.

Trovo abbastanza immondo che vengano spacciati per giocattoli, sia pure educativi o con valore scientifico. Spero che i genitori abbiano la coscienza di spiegare e sensibilizzare i figli, spiegando loro i diritti propri delle creature viventi.

martedì 26 maggio 2015

Una bomba!


JAYBIRD
di Lauri e Jaakko Ahonen
 
 
Una bomba insperata questo fumettino, curiosamente pubblicato da San Paolo (sì, la casa editrice della Chiesa Cattolica) e acquistato principalmente il virtù del suo prezzo bassissimo e grazie all'insistenza del mio fumettivendolo...

Una bomba per questi disegni pazzeschi, tenerosi e incisivi, tragici e ulceranti, una bomba per i suoi contenuti, costruiti su allusioni e suggestioni dalla forza devastante, che ci portano a riflettere su problemi stratificati, suscettibili di molteplici interpretazioni, e di cui, mentre li si vive, non si riesce sempre ad essere consci, individuandone i confini...

Quando dobbiamo mettere in discussione le verità che diamo per acquisite e il rapporto con i nostri genitori? Quanto può far male la solitudine? Quanto la paura si autoalimenta e diventa ossessione? Qual è il confine tra innocenza e colpa? Tra richiesta di aiuto e persecuzione?

E pensare che, in mezzo a tanti concetti, peraltro meramente esemplificativi, pochissime parole vengono spese, giocando tutto su quello che accade, mentre accade, in diretta... Finché non ci lascia allibiti, con le piume arruffate e il becco tremante.

E sembra impossibile che fatti così forti possano esserci narrati tramite un uccellino antropomorfo dall'aria così adorabile e carina. Eppure i suoi occhioni esprimono bene l'angoscia, il dolore e la desolazione dell'anima... E ci convincono, sin dalla copertina.

La storia assomiglia ad un thriller, con punte di inquietudine intensa che corteggiano l'horror e finale a sorpresa, perché è chiaro, non tutto ci viene svelato da subito, e noi siamo tormentati dagli incubi...

Come mai siamo rimasti solo noi e la nostra anziana madre, in questa vecchia dimora polverosa, in cui l'unica compagnia è rappresentata dai ragni? Che fine hanno fatto gli altri? C'erano altri? Perchè porte e finestre sono sprangate? Che c'è là fuori? Potrebbe entrare? E, nel caso, noi saremmo in grado di difenderci? Ne dubitiamo... Perché siamo piccoli e incerti, e abbiamo una fifa blu...

Che diamine, mi ha riportato alla mente “La casa sull'abisso” di William Hope Hodgson!

Da leggere assolutamente.

A prescindere dall'età.

lunedì 25 maggio 2015

Ti accorgi di esser stato “fregato”


LA PRINCIPESSA E LA REGINA – E ALTRE STORIE DI DONNE PERICOLOSE

di George R. R. Martin



 
E qui vien proprio voglia di protestare...

  • Intanto di Martin ci solo appena 120 pagine, forse meno. Quindi di George Martin un picchio! La dicitura corretta sarebbe Autori Vari (in copertina figura anche tale Gardner Dozois, ma è il curatore e ho deciso di non considerarlo);
  • Dopo aver effettuato l'acquisto ti accorgi di esser stato “fregato”: non hai un'opera completa (tanto per cambiare), ma solo una metà: il resto dell'antologia, “La Ragazza allo Specchio – nuove storie di donne pericolose”, credo debba uscire a giugno (e se si conta che io ho comprato il volume a gennaio, è una bella attesa)... Indi, se vuoi avere tutto, ti tocca scucire altre venti carte. Peccato che l'edizione originale prevedesse un unico tomo, suppergiù allo stesso prezzo; peccato che sulla copertina non ci sia stampigliato da nessuna parte volume 1 o simili...

Però...

  • Forse è meglio che di Martin ci siano appena 120 pagine... Il suo racconto, infatti, incentrato sulla danza dei draghi, non è eccelso. Pare un riassunto, descrive ma non mostra, e chi ha letto “Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco”, in sostanza sa già tutto a livello di trama. Insomma, la classica opera di cui i fan non possono fare a meno (me inclusa) solo perché sono nerd e non hanno il coraggio di rinunciare ad un'inutilità commerciale (me inclusa)! Tuttavia, molte delle altre storie non sono male, anzi... Delle “donne pericolose” di per sé non mi importa nulla, ma è anche vero che si tratta di un tema vasto, e quindi non limitante per gli autori. Tra questi, tra l'altro, c'è pure Lansdale! E il suo racconto è carino e incalzante, anche se quello che ho preferito è “O il mio cuore è spezzato” (ehm, sorry, non ricordo di chi...). Anche in quanto a generi si spazia abbastanza: diverse sfumature di fantasy, noir, spruzzate horror, accenti western... La mezza opera è godibile, in effetti, a prescindere da George!
  • La verità è che riguardo alle opere di Martin e alla relativa politica della Mondadori ho già il dentino avvelenato per via dello scempio dei volumi de “Le cronache”, tagliuzzati a muzzo... E pazienza finché recuperi i romanzi vecchi, che comunque sono disponibili, ma quando devi logorarti in attesa dei seguiti – ad esempio – de “I guerrieri del ghiaccio”, il nervoso è inevitabile, anche perché non ti senti nemmeno rispettato come lettore! Nella fattispecie, però, essendo “La principessa e la regina” un'antologia, la pausa non risulta poi spiacevole... E la verità e che non sei nemmeno obbligato a comprare la seconda parte.

Naturalmente io dovrò comprarla...

Nerditudine...

Difficile guarirne.
 
[edit: A quanto pare, la seconda raccolta conterrà racconti di Brandon Sanderson, Sharon Kay Penman, Lev Grossman, Nancy Kress, Diana Rowland, Diana Gabaldon, Sherrilyn Kenyon, M. Stirling, Sam Sykes, Pat Cadigan e Caroline Spector, sebbene in copertina si dia ampio spazio al nome di Martin, che neppure è presente...]

venerdì 22 maggio 2015

E sia come sia


IL QUADERNO DI MAYA
di Isabel Allende
 
 
Per essere della Allende, questo romanzo non è granché... Non è malvagio, ci sono una bella atmosfera, uno stile caldo e avvolgente, che trasuda umanità, descrizioni intense e sentimenti forti, solo che...

Impiega troppo a decollare.

La vicenda di ribellione e perdizione di Maya, di per sé, regge pure, bello il legame con i nonni e la ridda di personaggi pittoreschi, efficace la resa del degrado urbano e del degrado dell'anima, delle solitudini e dei congiungimenti, ma si indulge troppo sull'isola di Chiloè... E' affascinante, non lo nego, e ricca di aspetti suggestivi, ma sono davvero molte le pagine in cui non accade nulla, in cui il ritmo si smorza e si assopisce...

E poi, non lo so, la stessa Maya, la protagonista, è carina, simpatica, ma non mi arriva al cuore, nonostante il suo “iper-sentire” e la sua genuinità.

Più interessante la tematica sviluppata verso la fine, con i soliti (soliti per la Allende) riferimenti al colpo di Stato cileno e alle sue conseguenze, la sequela di rivelazioni e colpi di scena, e l'escalation drammatica... Ma non basta.

Perché troppe volte l'autrice vi ha attinto e ora si ha l'impressione che ci venga propinata sempre la stessa roba, nonostante le variabili relative alla collocazione geografica e al passato delle protagoniste.

Se si fossero tagliate duecento pagine abbondanti, allora avrei potuto dire di aver letto un romanzo piacevole, non particolarmente originale, ma sicuramente pulsante di vita, di affetti e di passioni. Così, invece, per quanto comunque spiacevole non sia, mi ha dato soprattutto un senso di pesantezza, pur costellato dagli elementi di pregio tipici della Allende.

Lo stile, ad esempio, il frasario, la sensualità insita in ogni accento...

Quindi?

Quindi c'è di meglio di Isabel Allende.

Ma se devo considerare il romanzo come avulso dalla sua produzione, non posso che ammettere, nonostante tutto, che i pregi superano di gran lunga i difetti.

A parte ciò, beh... ogni tanto un romanzo della Allende ci vuole. E sia come sia.

giovedì 21 maggio 2015

Non riesce ad essere noioso

LO SCULTORE
di Scott McCloud


Senza dubbio è una graphic novel da leggere.
Intanto, perché l'ha scritta il massimo teorico che abbiamo sul fumetto, che, per la prima volta, si cimenta non con un saggio, ma con un'opera creativa; in secondo luogo per una serie di pregi intrinseci, davvero peculiari...
Ma non sono tutte rose e fiori, e quindi, comincio attuando un distinguo tra due aspetti: quello formale e quello contenutistico.
Sotto il primo profilo, non posso che ammutolire dinnanzi a cotanta perfezione! Il montaggio è serrato, lo scorrimento di una fluidità senza precedenti, i dialoghi realistici... Certo, il disegno non mi fa impazzire, di per sé, ma è una questione di gusti, e comunque è funzionale alla trama, mentre le “inquadrature”, gli scorci, le sequenze “mute” o addirittura prive di immagini sono ineccepibili. Apprezzo tantissimo anche la scelta del bicromismo in blu, che certamente è elegante, e, in qualche modo, mi dà l'impressione di rilassarmi gli occhi...
Il punto dolente è la storia.
Non brutta e non senza motivi di interesse. I temi toccati (l'arte, ciò che si è disposti a fare per realizzarsi, l'amore, la morte...) di per sé sono validi, ma, nonostante qualche momento riuscito, nel complesso, e a dispetto dei fiumi di parole e di vignette spesi, mi sembrano trattati in modo superficiale, come se non si arrivasse mai al punto.
La vicenda non decolla, si perde in se stessa, addiziona e diviene autoreferenziale.
Manca il mordente. E anche il punto di partenza (il patto con la morte) è terribilmente inflazionato. Ma avrebbe potuto ugualmente essere un capolavoro.
Forse il problema è il protagonista. Piatto. E anche un po' meschinello...
Potrebbero essere interessanti alcuni comprimari e non si nega che si sia tentato di tutto per conferire loro realismo e spessore, eppure restano lì, sulla carta. E quando hai finito non ti rimane granché, soprattutto una sensazione di inconsistenza.
Se devo essere onesta, non sono nemmeno certa di avere chiara la morale finale (un inno alla quotidianità? Alle piccole cose? All'arte di accontentarsi? Perché, diamine?)... E questo, in effetti, sarebbe un buon motivo per rileggere tutto.
Perché, la cosa più straordinaria, è che nonostante i difetti e l'annichilente prevedibilità di ogni sviluppo, McCloud non riesce ad essere noioso. Mai.
Ti fa venir voglia di scavare, invece...
E se non ti è piaciuto, ti resta il dubbio di essere tu a non esserti impegnata abbastanza.

O di essere semplicemente troppo lontana dalla sua visione delle cose per poter capire fino in fondo.

mercoledì 20 maggio 2015

Un'avventura altrettanto speciale


FORREST GUMP
di Winston Groom

 
Lo so che tutti conosco il film, non sto neanche a riassumerlo... Ed è davvero bello. Divertente, commovente, appassionante e ricco di assurda saggezza.

Ma prima viene il romanzo.

Anzi, forse mi sbaglio, ma nei recessi della mia memoria mi sembra addirittura di averne letti due (probabilmente sono io ad essere pazza, perché in rete non riesco a trovare traccia del presunto seguito).

Sta di fatto che quella su carta è un'avventura altrettanto speciale, ma non sempre identica... le linee cardine sono le stesse, ritroviamo Jenny e la mamma di Forrest (ma con valenze differenti e meno caratterizzate, specie la madre), e lui è irresistibile anche senza lo zampino del pur ottimo Tom Hanks... Si attraversa anche qui la storia americana, ma seguendo tappe parzialmente differenti, in modo leggero e squinternato, ma al contempo profondo e sagace, prestando maggior attenzione, però, a Forrest che non agli eventi esterni.

Lo stile dell'autore, con il nostro eroe che ci racconta le sue vicissitudini in prima persona, è simpaticissimo, veloce, vulnerato appena da qualche sporadico inciampo... A dire la verità, rispetto al film, ho percepito un'intensità maggiore, una tristezza sommessa, stemperata dall'ironia, ma più dolente, più radicata...

Pure Forrest è diverso nella sua versione originale: più consapevole di se stesso e dei suoi limiti, meno ingenuo, meno candido, ma straordinariamente sincero e divertente!

Come nel film si alternano sconfitte e successi, ma Forrest affronta tutto allo stesso modo, come viene, e sempre finisce per rialzarsi!

In effetti, stupendo è soprattutto il duplice sottotesto dell'opera, ossia: non bisogna arrendersi mai, e ci si deve accettare come si è, ma senza limitarsi.

Solo che nel film la faccenda viene affrontata con maggior incanto, nel libro con più arguzia...

Da riscoprire!

martedì 19 maggio 2015

28 giorni prima


LACRIME E SANGUE...
 
 
Non sto oziando. Davvero.

Dopo averlo riletto e straletto, modificato e tagliato, implementato e corretto per mesi, pur avendo ancora qualche perplessità, il 15 marzo ho consegnato la versione definitiva del mio prossimo eBook, “L'immemore”, alias il “seguito/parallelo” di “Corpi Nudi”, al Mio Perfido Editore.

L'idea era di farlo uscire per il Bloomday, come l'anno scorso, ossia per il 16 Giugno.

Solo che poi, a fine aprile, ho deciso di rileggerlo, visto che il MPM non accennava a dedicarcisi.

Per scoprire che non andava ancora bene, maledizione: troppe lungaggini, descrizioni, dispersioni...

Così ho ricominciato da capo, per la millesima volta.

Più la milleunesima, “forbici” in mano. E ho già in programma un'ulteriore ristesura...

Non è un buon segno.

Anche perché non ho mica rinunciato a far uscire “L'immemore” per il Bloomday!!!

Così ho reclutato uno sventurato gruppo di volontari e li ho messi ai lavori forzati per leggerlo in anteprima e in fretta, così da raccogliere qualche opinione e vedere di acquistare sicurezza o suicidarmi.

O migliorare, magari...

Vi terrò aggiornati.

Anche perché ci sono molte persone carine che ogni tanto chiedono notizie...

P.S.

Mancano ancora 28 giorno al Bloomday!

lunedì 18 maggio 2015

Si incastra tutto


STAR WARS Episodi I-III

1999-2005
 
 
Avevo detto che li avrei brevemente recensiti prima o poi, e già che siamo in attesa del VII capitolo (sperando non sia una bestemmia) facciamolo ora...

Ovviamente rispetto alla trilogia classica c'è un abisso: mancano il cuore, il ritmo e il pathos degli inizi, sebbene, decisamente, non tutto sia da buttare... Andiamo con ordine:

Il primo episodio è troppo diluito, con eccessivi momenti di stasi. Il personaggio di Jar Jar Binks è sicuramente il più antipatico e sgradevole e inutile di tutta la serie (ed infatti presto lo hanno ridotto a comparsa), mentre Darth Maul è una delusione totale, come cattivo. E, sinceramente, anche della corsa degli Sgusci mi importa poco.

Ma non si può negare che la Regina Amidala/Natalie Portman sia magnifica (non solo fisicamente), che la basttaglia finale abbia i suoi momenti di epicità e che Anakin bambino sia adorabile. Pure Qui Gon Jin/Liam Neeson mi è piaciuto, e Obj Wan in versione Ewan McGregor. E poi ci sono le chicche per i fan, le origini di D3B0, il primo incontro con C1 (non mi interessa che qui abbiano i nomi americani) e tanti bellissimi mostri!

Il Secondo Episodio, invece, è assai migliore. Certo pallosa da uccidersi la storia d'amore tra Anakin e Padmé, troppe lungaggini, troppi sospiri, ma è affascinante notare come Anakin scivoli, suo malgrado, verso il lato oscuro, e ci sono alcune sequenze d'azione molto belle. Spettacolare, poi, la battaglia nell'Arena: in assoluto una delle più alte e splendide di sempre, in cui il tuo cuore di fan non può che essere invaso dall'amore più totale e assoluto! Yoda che combatte, poi, è figo da morire, nonostante sia piccolo, rugoso e verde!

Il terzo episodio, invece, sembra un promo.

Si incastra tutto (anche se alcuni passaggi mi sembrano un po' repentini), ci sono scene molto forti, addirittura strazianti (non dimenticherò mai la fine dei piccoli Padawan... Il Ragno era un cucciolo quando lo avevo portato al Cinema a vederlo ed era rimasto scioccato) e senti il sapore autentico del tradimento, della perdita e della nerezza del male. Ma, sinceramente, pensavo che avrei sofferto di più, in particolare per Anakin, ma il personaggio cambia così tanto, così gratuitamente e così in fretta che invece ho iniziato a bruciare di odio. Peccato. E anche Padmè, che ancora nel II era stramitica, ha cominciato a diventare un po' troppo lacrimosa...

In definitiva, dunque, a parte i motivi nostalgici, i vecchi amici ritrovati giovani (parecchi, non solo Jedi e droidi), gli ammiccamenti e il piacere di mettere tutti i tasselli al loro posto, scoprendo l'antefatto, non un capolavoro (anzi, ai tempi una cocente delusione, visto che le aspettative erano altissime), sebbene ci siano molti momenti felici. Nel complesso, tuttavia, una discreta (non bella) trilogia di Fantascienza, che è persino piacevole riguardare (stendendo un velo pietoso sulla scelta di alcuni nomi, perché tra Dooku e Palpatine c'è davvero dell'umorismo involontario)...

Nulla, però, ribadisco, a confronto degli Episodi successivi! A proposito, ricordo ai pochi giovinastri che non l'avessero ancora vista: ATTENZIONE, la trilogia classica deve essere guardata prima dei prequel, o ci si brucia tutti i colpi di scena più belli della storia del Cinema!

venerdì 15 maggio 2015

Due anime che si sfiorano


CARAVAGGIO
di Milo Manara
 
 
Niente male, davvero! Manara riesce finalmente a contenersi, a non eccedere e... Beh... Per i suoi parametri.

A parte gli atti espliciti – che alla fine risultano persino ripetitivi – , le parolacce sono troppe e pure gratuite, anche tenuto conto dell'ambiente sociale e dell'epoca. Di certo, però, rispetto ad altre sue opere storiche (come “Il Gioco”), in cui a darmi fastidio non è l'erotismo in sè, quanto la volgarità in cui troppo spesso degenera, specie a livello verbale, l'autore riesce a misurare la sua propensione per l'oscenità e a regalarci comunque una graphic novel, se non perfetta, senz'altro pregevole...

Il livello, per intenderci, è quello de “I Borgia” (testi di Jodorowski), che, come dicevo, non è niente male!

Come al solito (non che al riguardo ci fossero dubbi), i disegni sono meravigliosi, le fanciulle trasudano sensualità e malizia, i dettagli, i paesaggi, e persino la reinterpretazione dei quadri di Caravaggio (immaginavo si sarebbero utilizzate riproduzioni fotografiche, invece Manara ha optato per una soluzione più personale), sono stupendi.

La trama, pur non scevra da pecche, è scorrevole, piacevolmente strutturata, e permeata dall'amore per la pittura e per le donne, impreziosita da tocchi realistici e avventurosi. La storia, naturalmente, è romanzata, ma – per quelli che sono i miei ricordi scolastici e non – non ho ravvisato note stridenti, ed anzi ho apprezzato la ricostruzione della città, delle botteghe, della vita del Seicento, così come tanti elementi di contorno e il carattere focoso del protagonista...

In generale, prevalgono “le impronte alla Manara” e l'intrattenimento, ma non c'è solo questo, e il nostro artista, talvolta, pare quasi tracciare dei sottili parallelismi tra Caravaggio e se stesso. Non espliciti, e pertanto ancor più preziosi, quasi di due anime che si sfiorano.

E forse, al di là dell'argomento – che mi affascina da sempre – e della magnificenza estetica, è proprio questo l'elemento che ho preferito, e che trovo di una dolcezza e di una bellezza sconfinate.

giovedì 14 maggio 2015

Mille piccole rivelazioni

CINQUE QUARTI D'ARANCIA
di Joanne Harris


Il romanzo più bello, più completo (perché letto questo gli altri sembrano sue derivazioni, frammenti, schegge irrisolte), più articolato, evocativo, caldo e intenso di Joanne Harris!
In cui, come in Chocolat, assaggiamo la sensualità dei sapori e degli aromi, ma ove le relazioni umane sono più complicate, meno lineari, appesantite da segreti, sedimenti, e da ricordi sepolti nel passato, che tuttavia non hanno cessato di mordere.
Drammi familiari intrecciati a drammi storici, la magia dell'infanzia e le solitudini dell'età adulta... Sentimenti forti, situazioni che lo sono ancora di più, e che in qualche modo hanno bisogno di essere affrontate, sia pure a distanza di così tanto tempo.
Ma che cosa è successo, dunque?
Ce lo racconta la protagonista, la sessantenne Framboise, che adesso, mentre si affaccia alla vecchiaia, torna nella casa dove è cresciuta, rimembrando quel tragico fatto che ha cambiato tutto – determinando le pieghe del futuro – e rielaborandolo a sua volta...
Il contesto è drammatico, quello della guerra e quello familiare, composto da Framboise bambina, dai fratelli di poco maggiori, Cassis e la bella Reinette, e dalla madre, costretta a crescerli da sola e afflitta da tremende emicranie, percepita dai figli come una nemica, una tiranna, a causa della sua severità... Per cui si procede per gradi, scoprendo le carte a poco a poco, ma senza pesantezze, senza lungaggini, in modo, semplicemente, che nulla ci sfugga.
Ci godiamo ogni parola, e la prosa dolce e corposa della Harris pare avvolgerci in un coacervo di odori, sensazioni, ricordi per poi esplodere nel climax finale e nelle mille piccole rivelazioni che ci accompagnano sin lì.
Uno degli elementi più interessanti è proprio l'approfondimento delle dinamiche familiari, che corre su un doppio binario, proiettato sul presente e sul passato, i quali si rivelano l'uno il contraltare dell'altro, completandosi a vicenda. E poi, sì, passato e futuro interdipendenti e allacciati, e innocenza e colpa crudelmente mescolate, ree di scottare ancora, a distanza di decenni, ustionando noi, mentre ci rendiamo conto, e facendoci portare le mani alle labbra per l'orrore.

E se il titolo ci pare bellissimo – come è – aspettiamo di conoscerne il significato...

mercoledì 13 maggio 2015

Fioccano le disarmonie


AMERICAN HORROR STORY – FREAK SHOW
 
 
Delusione.

La prima stagione, quella sulla casa infestata, è stata decorosa, ma noiosilla e non eccezionale.

La seconda, sul manicomio, strepitosa, strabordante e percorsa dal terrore.

La terza, incentrata sulla scuola di magia, o meglio, sulla congrega di streghe, una vaccatina, a metà tra Harry Potter e gli Avengers, con qualche tocco splatter e molti tempi morti.

La quarta... è morbosa, più che altro. Con venature di tristezza e di dolore, ma senza la poesia di “Freaks” di Tod Browning. Migliore della precedente, sì, a tratti quasi profonda (quasi), ma mi aspettavo tornassimo ai fasti della seconda, anche perché il lancio pubblicitario è stato notevole.

Come sempre mi è piaciuta la sigla, ho apprezzato il ritorno di Pepper (di cui apprendiamo la dolorosa e ingiusta storia) e i cenni di continuity, e non nego ci sia qualche momento riuscito. Quando Elsa Mars (la nostra Jessicona Lange, che comunque interpreta sostanzialmente sempre lo stesso personaggio) canta Lana Del Rey fa venire i brividi.

E, sì, mi è piaciuto anche il surplus di canzoni.

La trama, di per sé, concettualmente non è nemmeno male. Mette in discussione la definizione di “freak”, benché lo sfrutti, gli riconosce – doverosamente – dignità umana e ne canta la meraviglia, descrive crudeltà e distorsioni, ma indulge anche su errori e corruzioni dell'anima, ponendo, sostanzialmente, la domanda che è naturale porsi (come ne “La bella e la Bestia”, nei vari Dylan Dog, in “Boxtrolls” e chi più ne ha, più ne citi), ossia: alla fine, chi è il vero mostro? Il ricco, privilegiato e fisicamente gradevole Dandy, inguaribilmente psicopatico, o le attrazioni del Circo di Elsa Mars, con la loro dolente e tragica umanità?

Non vengono trascurati neanche altri esempi di diversità, come se dovesse venirci offerta una carrellata completa: l'omosessualità (siamo nel 1952) vissuta come deformità dell'anima (ma ne abbiamo anche concezioni moderne), e le devianze mentali, appunto (talvolta giusificabili, come nel caso del pagliaccio dei primi quattro episodi). Di positivo c'è anche il fatto che nessun personaggio è privo di ombre, ma nemmeno di luci. Tutto è doppio e pronto ad essere ribaltato. Nessuno è santo, nessuno è completamente malvagio (apparte Dandy, che per ora è in assoluto il più noioso e superficiale, ma chissà, non ho ancora visto gli ultimi episodi).

E allora, che c'è che non va?

Nessun personaggio mi piace davvero e odio dichiaratamente le due gemelle, Dot e Beth (ma la verità è che odio l'insulsa e lamentosa Sarah Paulson), ma soprattutto ci sono troppi inciampi, momenti di stasi, lentezza e attese ingiustificate, come a voler per forza diluire la broda.

La Serie non fa paura, non intrattiene.

E ci si perde.

Apprezzo il moltiplicarsi delle tracce narrative, ma a volte si ha l'impressione che gli sceneggiatori si dimentichino dei pezzi. Fioccano le disarmonie, le costruzioni raffazzonate. A dispetto del cast stellare (Paulson esclusa), non c'è nessun personaggio/situazione che spacchi davvero.

Nemmeno la vendetta sembra davvero giusta e adeguata.

Speriamo negli episodi finali... ma dubito possano compiere il miracolo.

martedì 12 maggio 2015

Simpaticamente sadici


SQUALI E ALTRE CREATURE DEGLI ABISSI
di Susan Barraclough
 
 
E va beh, è un libro per ragazzi... Dai sei anni in su, indicano certi siti. Da 5 a 8 anni, precisano altri. Ma ero disperata: da anni cerco un bel libro sui pesci degli abissi, o almeno un bel manuale con tutti i pesci... Ma niente. Il massimo è riuscito a farlo un mio amico che mi ha regalato “La grande enciclopedia illustrata dei pesci”. Stupenda, “adulta”, tecnica... Ma circoscritta al Mediterraneo. Come fare?

Il segreto è accontentarsi.

E quindi...

Questo volumetto era l'ultima spiaggia.

Devo ammettere, però, che sono soddisfatta.

Niente foto, ma disegni. Grandi e simpaticamente sadici: c'è sempre qualcuno che crepa o che viene allegramente mutilato, con tanto di racconto drammatico annesso, espressioni di sofferenza e schizzi di sangue.

Si privilegia, dunque, il sensazionalismo, selezionando predatori e bestie assassine, ma il divertimento è assicurato, e intanto ci viene offerto anche qualche dato tecnico, seppur blando.

Insomma, cominciamo con gli squali (non tutti, ovvio, quelli ritenuti più rappresentativi, anche se, ahimè, ad esempio manca il particolarissimo squalo goblin), per continuare con altre creature interessanti: dai miei amati pesci degli abissi ai celenterati, dal cetriolo di mare alla tracina, passando per torpedini e murene, granchi e ricci di mare. Però non vengono nemmeno trascurati gli abitanti più famelici delle acque dolci: dai coccodrilli al luccio, dai piranha ai pesci gatto!

In questo senso il volume è una goduria estrema, ed è piacevole anche solo da sfogliare. Peraltro si legge davvero in fretta, non solo perché è destinato ad un pubblico di infanti, ma altresì perché risulta impostato in modo graficamente accattivante, ed evidenzia immediatamente le informazioni più “caratteristiche” e curiose.

Purtroppo a livello “scientifico” è un poquito carente (del resto ha intenti diversi da quelli cui aspiravo io), ma se lo avessi avuto da piccula, sarebbe diventato senza dubbio uno dei miei libri preferiti!

Da segnalare, infine, l'eccezionale rapporto qualità prezzo: illustrazioni a colori in ogni pagina, carta niente male, copertina rigida... 10,00 Euro!

Da 5 a 8 anni.

Ma non necessariamente.

lunedì 11 maggio 2015

Garbato e intenso


LA BALLATA DI ADAM HENRY
di Ian McEwan
 
 
Al Giudice dell'Alta Corte Britannica Fiona Maye, sessantenne in crisi matrimoniale, si pone un dubbio cruciale: costringere o no il dotato, vitale e quasi maggiorenne Adam Henry a sottoporsi a trasfusioni di sangue e quindi a sopravvivere? Perché si dà il caso che lui sia contrario e così i genitori e la sua comunità di appartenenza.

Perché sono Testimoni di Geova.

E al di là del fatto che tutti amino Adam Henry e che lui ami essere vivo, le trasfusioni sono considerate un vituperio e una violazione della legge divina.

Ebbene, ciò nonostante, all'inizio, la risposta mi è parsa scontata. Ma poi... Poi ho vacillato.

Perché al di là del credo religioso, condivisibile o meno col suo rigido dogmatismo, il vero interrogativo è: che cosa si deve privilegiare? La vita come valore assoluto o la capacità di autodeterminazione dell'individuo?

Con tutto che poi ad esso si aggiunge un ulteriore quesito: può esserci davvero autodeterminazione nel contesto di una setta? Non è che il giovane, suo malgrado, è stato condizionato, per quanto sembri lucido, maturo, intelligente e sicuro di sè?

Il romanzo non si riduce a questo pur stimolante e attuale problema etico: indaga sulle conseguenze che la decisione innesca e sul loro deflagrare e, soprattutto, sul rapporto, delicato e in precario equilibrio, che si instaura tra Adam e Fiona, fatto di sottintesi, sguardi e parole non dette.

Sul modo in cui i due si arricchiscono l'un l'altra, aprendosi vicendevolmente nuove prospettive.

In un contesto Fionacentrico, pervaso da dubbi, casi giudiziari e dubbi morali.

Fino a che...

Ian McEwan, ritratto dal nostro disegnatore

La trama è bella, appassionante, la prosa leggera, scorrevole, benché minuziosa e acuta, capace di indurre il lettore a soppesare implicazioni e problematiche, ma anche di penetrare la psicologia dei personaggi con profondità (inclusa la freschezza adolescenziale di Adam), senza che nessuna azione o reazione, per quanto naturale, possa essere mai data per scontata.

Perché i protagonisti, come persone vere, sanno sorprendersi e sorprendere anche noi, non potendo prevedere sino all'ultimo come agiranno, benché sotto certi profili sia ovvio.

Un romanzo garbato, intenso.

Da leggere.

P.S.

Grazie a Minicla che me lo ha regalato e al suo prode consorte che l'ha suggerito. Ho impiegato un po' per decidermi di iniziarlo, ma l'ho letto in un pomeriggio!

venerdì 8 maggio 2015

Non è da santificare!


RISPOSTE DEL MIO PERFIDO PERFIDO MARITO
AI MIEI “TI AMO”
 
(Lucrezia  © Silvia Ziche)

Che il Mio Perfido Marito sia Perfido l'ho sempre sostenuto, poco importa che di tanto in tanto le mie colleghe discutano sull'opportunità di promuovere una petizione per santificarlo.

Non è da santificare.

E' perfido.

D'altro canto, alcune di loro, quando riferisco quanto segue, commentano che “è troppo un grande”, quindi sono vergognosamente di parte.

Ebbene, si diceva, ecco che risponde mon amour alle mie (forse troppo frequenti e sdolcinate) dichiarazioni di amore imperituro:



  • Grazie!
  • Mmm...
  • Mi passi il sale/l'acqua/uno scottex/etc?
  • Brava (questa è la peggiore di tutte).
  • Che vuoi per cena?
  • Sarà utile!
  • Capisco.
  • Sei proprio fortunata!
  • Ehhh!
  • Sono stanco...
  • Okay.
  • Paco è proprio un maramaldo!



La cosa più ridicola è che, per quanto effettivamente con lui dimostri una certa appiccichevolezza, non vi sono incline per natura... Quindi dovrebbe essere contento e grato. Invece no. Mi maltratta psicologicamente.

E il peggio è che così mi fa morire dal ridere...

Per fortuna il mio cuore è grande e lo perdono.

Bax.

giovedì 7 maggio 2015

La giusta predisposizione mentale


NYMPHOMANIAC Vol. 1 e Vol. 2
di Lars Von Trier

Al MPM non è piaciuto molto, l'ha trovato noioso e perverso (e sì che su Sky han dato la versione censurata) e non ha potuto fare a meno di preocuparsi della virtù delle attrici (protetta da protesi varie e da controfigure)... Io, invece, pur riconoscendo che qualche taglio non gli avrebbe nuociuto, l'ho apprezzato, senza contare che della virtù delle attrici nulla mi importa.
Non è un film, quanto un percorso fatto di dolore e consapevolezze acquisite a poco a poco, al prezzo della propria pelle, a furia di bruciature e sacrifici (bellissimo il discorso che fa Joe all'ultima seduta delle sessodipendenti), di silenzi, e di vuoti, che l'autore non si limita a raccontarci, ma di cui invece vuole renderci partecipi. Riuscendoci. Riducendo l'intrattenimento a favore del pensiero.
Non per niente Nymphomaniac è considerato l'ultimo capitolo di Von Trier della sua trilogia sulla depressione.
In certi punti, poi, sia per le inquadrature (a volte le immagini sono così peculiari, estrapolate dal contesto e “sottolineate” in vari modi), sia grazie ai commenti pregni di bellezza dei protagonisti, non si può proprio prescindere dall'autorialità della pellicola.
A mon amour tutti questi paragoni, con la pesca, con le tigri, la musica polifonica, etc. sono apparsi posticci e gratuiti... Non nego che effettivamente siano sostituibili pressoché con qualunque cosa, ma ugualmente io li ho trovati affascinanti. Forse non tanto per ciò che evocano in sé, quanto piuttosto perché comunicano con contezza la pluridimensionalità di ogni azione, contesto, significato...
Tutto ciò che ci viene narrato viene scomposto e ricostruito, analizzato e passato al setaccio. Ma la sensazione, alla fine, è che comunque ci sia sfuggito qualcosa, che magari non è univoco, ma una variabile che dipende dallo stato d'animo.
E forse è questo uno dei punti fondamentali: lo stato d'animo. Per guardare questo film, ripartito in due volumi, è necessario avere la giusta predisposizione mentale, essere dell'umore, insomma, disponibili all'attesa e all'ascolto. Ma sono stata io a scegliere quando vederlo, in base al mio stato emotivo (squisitamente prostrato e depresso), laddove, invece, MPM era più incline ad altro...
Per cui, se io ho accettato volentieri i tempi dilatati della narrazione, pur percossi da momenti di forte impatto, spesso volutamente disturbanti (il padre di Joe in ospedale...), mon amour – il cui senso morale è più rigido del mio – si è sentito preso un po' in giro, e non tanto per le vicende sessuali, quanto per il contorno.
In quanto alle volgarità... E' vero, ce ne sono. Ma sono scusabili: servono come contrasto per il resto, sono parte del percorso di crescita, e spesso si elevano al di sopra di se stesse. Sono morali, addirittura. E così le scelte più drastiche di Joe, come quella di liberarsi della propria famiglia, di lavorare nel “recupero crediti”, o di uccidere. Perché ciò che ci viene mostrato viene percepito come un esempio in negativo, spiegato e, alla fine, superato.
Anche riguardo all'epilogo abbiamo dato giudizi diversi.
MPM l'aveva previsto fin dall'inizio e l'ha trovato scontato. Io, invece, lo ritengo l'unica conclusione possibile, il passo finale e necessario di un percorso proteso verso la libertà e la conquista di sè, e per questo mi è parso geniale. Ed è irrilevante che me lo aspettassi. Mi ha sconvolta lo stesso. E l'ho adorato.
Non sono una di quelle che pensa che Nymphomaniac sia un capolavoro (non è all'altezza di Melancholia), ma arrivo tranquillamente ad affermare che sia un film coraggioso, magnificamente complesso e sicuramente da vedere.
Foss'anche solo per il privilegio di poterne discutere.
Perché pressoché ogni sua scena può condurre a molteplici disquisizioni, interpretazioni, reazioni.
E direi che questo è più che abbastanza.
Unico neo, i paralleli religiosi e satanici.
Forse non li ho capiti, ma mi sono parsi un po' gratuiti e volti esclusivamente alla provocazione. A differenza del resto, privi di effettivo contenuto.