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venerdì 18 novembre 2016

Referendum 2016: post 5 di 5

LORO DIRANNO, NOI DICIAMO
di Gustavo Zagrebelsky con Francesco Pallante


Per capire qualcosa in più di questo referendum mi sono affidata a Zagrebelsky. Perché non è un politico o un personaggio televisivo, ma un giurista, ex giudice costituzionale, ex Presidente della Corte costituzionale, nonché presidente onorario dell’associazione culturale “Libertà e Giustizia”.
L’ho messo pure nella mia Tesi di Laurea in Procedura Penale.
Mi fido di lui, lo stimo.
E in generale preferisco un tecnico ad uno che ha interessi personali di qualche tipo.
Ho letto il suo libro, dunque, e l’ho apprezzato.
E’ chiaro, concreto, preciso, privo di livore, di tensioni retrive, specifico e completo.
Il sottotitolo è “vademecum sulle riforme istituzionali”.
Inizia con il prendere in esame gli slogan pro riforma. Li commenta, smontandoli uno per uno, con efficacia e senza tanti giri di parole.
Quindi si sofferma su una proposta alternativa alla riforma, a suo tempo inviata a chi di dovere. Senza esito.
Va avanti spiegandoci l’Italicum e le varie, tristissime, avvilenti forzature procedurali che hanno portato alla sua strascicata approvazione, quindi ne esamina il merito nel dettaglio.
E’ una parte difficile questa, molto tecnica, che richiede concentrazione.
Zagrebelsky ci aiuta: semplifica più che può, suddivide per punti, ci fa ragionare, si limita a periodi brevi e a pensieri concisi. Prima illustra, poi commenta.
E a questo punto si concentra sulla revisione costituzionale. I punti sono: procedimento di revisione ex art 138 Cost., metodo e merito, che suddivide in 8 punti, per meglio analizzarli (1. La composizione del Parlamento; 2. le sue funzioni; 3. Il rapporto Parlamento-governo; 4. Le opposizioni parlamentari; 5. La Corte costituzionale; 6. I rapporti Stato-regioni; 7. La democrazia diretta; 8. il Cnel).
Si affrontano pian piano, con paragrafi brevi, spiegati a fondo, ma senza complicazioni.
Segue la conclusione, in cui si tirano le somme.
E poi, per correttezza, la Costituzione, così che possiamo ragionarci con la nostra testa: a confronto quella attuale e quella modificata, articolo per articolo.
Ne ho parlato con qualche amico/collega. A tre ho prestato il mio volume, cinque hanno voluto comprarselo.

mercoledì 16 novembre 2016

Referendum 2016: post 3 di 5

PERCHE’ VOTO NO: DAL PUNTO DI VISTA FORMALE


Entriamo nel vivo della discussione, allora, ed esplicitiamo perché voterò no. Cominciamo con le ragioni formali, che da sole, peraltro, mi sembrano più che sufficienti. (Anche se, naturalmente, sole non sono):
  1. Chi è attualmente in carica, Governo e Parlamento, è illegittimo (vedi nomine in luogo di elezioni e amenità varie) ed anzi, a tal proposito la Corte Costituzionale ha parlato di “Golpe elettorale”. Ne consegue che chi è attualmente su dovrebbe quanto meno avere la grazia di tenere un basso profilo. Invece no. Invece vuole cambiare la Costituzione, ossia la carta che ha lo scopo di tutelare i cittadini… dal Governo stesso, ossia dall’organo di massimo potere del nostro ordinamento. La faccenda non puzza. Emana fetore nauseabondo.
Riflessione: se uno si autolimita da solo, significa che non si limita per nulla. Significa che può cambiare le regole quando vuole. E’ come giocare a Monopoli con un bambino che bara. E se ciò nonostante tu riesci comunque a vincere, lui ti può sorridere e annunciare: oggi vince chi perde. Il problema è che non stiamo parlando di bambini, né di Monopoli.
  1. Per riuscire ad approvare questo Referendum sono state commesse tutte le possibili (e impossibili) storture procedurali ai limiti della legalità. Non sto ad illustrare il dettaglio. A questo proposito rimando a “Loro diranno, noi diciamo” di Gustavo Zagrebelsky con Gustavo Pallante, Ed. Laterza. Lo recensisco il 18. A leggerlo mi sembra di tornare ai tempi delle Catilinarie. Però qui non c’è Catilina nel 62 a.c.. Ci siamo noi, oggi.
  2. Gli slogan fasulli, atti a manipolare. Ti fanno una domanda, ti chiedono se vuoi questo o quello, ben sapendo che lo vuoi. Che lo vogliamo tutti. Ti dicono che per averlo devi votare sì al Referendum. Solo che non è vero. Il referendum non ha quella conseguenza. Si tratta di spot pubblicitari privi di verità e contenuto, che mi irritano per come si fanno beffe del popolino.
  3. Ci sono alcune cose che votando sì magari cambierebbero in positivo. Ma si tratta di fumo negli occhi. Ti do il contentino, italiano, così non ti accorgi della bastonata che ti assesto alle spalle. La bastonata è che se voti sì, poi chi è al Governo fa quello che gli pare. E non mi sorprenderebbe se “tra le cose che gli paressero”, ci fosse anche rimangiarsi la parola su quel poco (in proporzione) che ci sembrerà di aver guadagnato.

A domani con i motivi sostanziali.