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martedì 30 ottobre 2018

Senza sentimento e senza emozione

SOLO – A STAR WARS STORY
di Ron Howard
(2018)


Ahimé, il solito filmetto della Disney per famiglie, che, al di là dei suoi pesanti limiti intrinseci, potrebbe anche essere carino e simpatico, o quanto meno un discreto intrattenimento usa e getta, se non suscitasse il disgusto dei poveri fans storici abbeverandosi vampiricamente alla fonte di George Lucas.
Di sicuro, peraltro, non riesce ad essere peggio degli imbarazzanti episodi VII e VIII.
I difetti sono sostanzialmente tre: nessun protagonista carismatico (i comprimari rubano di continuo loro la scena), molte sbavature, e un ritmo poco mordace, con qualche momentuccio di stanca.
Il problema maggiore, però, consiste proprio nell'interprete di Han (Alden Ehrenreich): un bamboccino insipido e troppo giovane (Lando e Qi'ra sembrano i suoi genitori!), lontano dal fascino canagliesco di Harrison Ford. Per tacere di quanto è patetica l'origine del suo cognome. Purtroppo nemmeno Emilia “Daenerys” Clarke brilla nei panni di Qi'ra, risultando del tutto dimenticabile.
Per giunta, tante trovate sono pateticamente riciclate (dal detonatore termico in avanti, per quanto con esito diverso), mentre l'incontro con Chewbecca sa terribilmente di buco narrativo (La bestia? Ma non lo sanno che gli Wookies sono un popolo evoluto? E perché Han conosce la loro lingua e gli Imperiali, no? Che sono, raccomandati?). 
La verità è che, complessivamente, 'sto film sembra un compitino svolto senza amore:  in cui tutto più o meno si incastra, ma in modo meccanico, senza sentimento e senza emozione. 
Inutile.

giovedì 14 dicembre 2017

Una sensazione positiva

IO PRIMA DI TE
di Thea Sharrock
(2016)


Un film che ho visto quest’estate, ma che non ho ancora smesso di rielaborare.
Toccante, divertente, colmo di riflessioni, di scelte difficili, ma non di malessere, e che, chi l’avrebbe detto, quando finisce, nonostante tutto, lascia una sensazione positiva e dolce, di pienezza e di gioia.
Inizialmente si presenta come una variazione scontata e romantica sul tema di “Quasi Amici”, con declinazioni diverse, ma un’ottima sequela di momenti divertenti, alternati ad altri drammatici e conditi di rosa. Più drammatici, in verità. E mai rosa del tutto. 
Ma non si tratta di questo, per fortuna. Perché qui si intraprende un percorso completamente diverso, persino opposto, che potrà non essere condivisibile, e che è difficile soprattutto se lo si subisce – come amico, genitore, partner – ma che è comunque rispettabile e comprensibile, e va capito. Accettato. E supportato.
In effetti, proprio per questo, la pellicola è da vedere, diventando più di quello che sarebbe stato altrimenti (ossia una commedia deliziosa), elevandosi, e denotando così coraggio e originalità, oltre che sentimenti contraddittori e non convenzionali.
Attenzione, però: se, di primo acchito, l’io del titolo può far pensare al protagonista maschile, presto è evidente che i ruoli sono stati distribuiti in un altro modo e che la realtà iniziale è da vedersi ribaltata.
L’opera, infatti, sostanzialmente un romanzo di formazione, è invece incentrata sulla vitale Louisa (Emilia Clarke), il personaggio femminile. In apparenza è il ricco William (Sam Claflin), tetraplegico e scorbutico, ad aver bisogno di lei, ma poi diviene chiaro che è lei, simpatica, allegra, frizzante, che ha bisogno di aiuto per vivere la sua vita. 
Uno di quei film che affrontando l’evoluzione dei personaggi. Che necessariamente maturano e divengono più consapevoli, fa crescere anche gli spettatori, che è spassoso in molti punti, e altamente serio e doloroso in altri, ma che alla fine si è contenti di aver visto in quanto portatore di valori positivi.
In ultimo, una menzione speciale a Emilia Clarke, qui davvero irresistibile, seppur lontanissima dal personaggio di Daenerys Targaryen, che l’ha resa famosa. Se, infatti, ne “il Trono di Spade” l’attrice è sempre con il volto di pietra, qui invece dimostra di avere semmai una faccia strepitosamente di gomma, dalle mille, adorabili, espressioni.

venerdì 22 aprile 2016

Schwarzy in tutte le salse

TERMINATOR SAGA

Discontinua, ma complessivamente strepitosa, saga fantascientifica con Schwarzy (killer cyborg proveniente dal futuro) in tutte le salse (giovane, vecchio, cattivo, buono, nudo, vestito, empatico, glaciale…) e sempre più complessi salti temporali, che per ora decido di passare in rassegna in modo succinto (e senza riassunti), alla velocità della luce, con l’intesa che, magari, in futuro, dedicherò ai singoli film lo spazio che meritano…
Dunque, cominciamo:


TERMINATOR (1984, James Cameron)
Must anni 80, assolutamente da vedere: ritmo, adrenalina, tensione e crudeltà (specie per quanto riguarda il finale…), in cui Schwarzy/T-800 è cattivissimo ed implacabile, tanto che, ai tempi (ero alle Elementari), per quanto mi ostinassi a voler vedere e rivedere il film (troppo bello!), pativo da morire! La pellicola, infatti, mi appariva desolante, sporca, e tutt’altro che consolatoria. Volevo amare Schwarzy (che già era uno dei miei eroi), ma dovevo odiarlo per forza, mentre il bel tenebroso, Kyle Reese (Michael Biehn), mi appariva così ingiustamente svantaggiato da farmi pena, idem la fragile (ancora) Sarah Connor, una giovanissima Linda Hamilton…
La trama, però, era talmente avvincente, originale e stimolante, che resistevo! Mi appariva come una ventata d’aria fresca, con la giusta dose di azione, inseguimenti, epicità, claustrofobia, ma anche innovazione…


TERMINATOR 2 – Il giorno del Giudizio (1991, James Cameron)
Bellissimo, il mio preferito! Perché qui si mette tutto a posto: Schwarzy è buono e pure simpatico, Sarah Connor diventa ca**utissima, e finalmente conosciamo suo figlio John, adolescente problematico! Per giunta arriva il T-1000, un nuovo cyborg killer, ma più evoluto, più spietato, e odiabile fino in fondo, senza remore! E poi le battute! Un sacco!!! Divertenti, mitiche, ironiche! Praticamente da impararsi mezzo film a memoria! Non deludono nemmeno la trama, perfetto seguito del capostipite, o le altre caratteristiche dell’originale (azione, emozioni, ansia), che anzi, si rinnovano e migliorano! Capolavoro!


TERMINATOR 3 – Le macchine ribelli (2003, Jonathan Mostow)
E qui ci perdiamo… La storia prosegue, il T-1000 viene sostituito da un cyborg donna, una TX, che non fa paura, ma irrita un po’, l’azione non manca, ma… manca l’anima! Il film sembra un promo, un antefatto… E poi? E poi the end.
Una mera operazione commerciale: tristezza!


TERMINATOR SALVATION (2009, McG)
Qui Schwarzy non c’è, ma troviamo Christian Bale nei panni di John Connor adulto e, finalmente, diamo un po’ più di una fugace sbirciata a quel che accade dopo il tanto sospirato giorno del giudizio… Se devo essere sincera non mi ricordo molto del film, se non l’atmosfera opprimente (peraltro in linea con la saga). Però rammento che l’avevo apprezzato… Sarà stato per la facciata presa con il 3, ma l’avevo trovato suggestivo, persino a livello concettuale. Purtroppo, però, i fasti del 2 sono cosa remota, specie in quanto ad emozioni e spasso!


TERMINATOR GENISYS (2015, Alan Taylor)
Torna Schwarzy buono e anzianello (ma dignitoso, ironico, e ben invecchiato, che riesce pure ad aggiungere spessore al T-800), torna Schwarzy cattivo (CGI), e al posto di Linda Hamilton abbiamo una ciccioncellissima Emilia Clarke (grazie a dio con le sopracciglia scure), e… torna pure Kyle Reese (Jai Courtney, meno tenebroso e più palestrato). Insomma, un po’ sequel, un po’ reboot, si fa un gran casino con avanti e indietro nel tempo, paradossi, riscritture e cancellazioni varie… Ma il film non è malaccio, si guarda volentieri, nonostante qualche calo di tensione, un’eccessiva prevedibilità e un poquito di straniante confusione… Perché, ammettiamolo, ci sono un bel po’ di trovate carine! Plausibilmente, tuttavia, questo non è ancora il capitolo finale!

domenica 22 giugno 2014

Momenti squisitamente truci


IL TRONO DI SPADE
 
 
E siamo alla fine della IV stagione televisiva... Devo riconoscere che mentre mi consumo nell'attesa del sesto romanzo di Martin (edizione americana) non mi dispiace potermi intrattenere con il telefilm, che, a parte la lentezza e alcune discutibili scelte circa gli interpreti (come si può assegnare la parte di Daenerys Targaryen, la donna più bella del mondo, ad una sopraccigliona – ma forse la causa è il trucco – affetta da callipigia?), non è niente male, benché, vuoi per esigenze di copione, vuoi per altri motivi (talvolta condivisibili, ad esempio riguardo all'innalzamento dell'età media dei personaggi), non è sempre fedele al centimetro alla saga letteraria ... Che qui ignoro, avendovi già dedicato un post, cui rimando per le caratteristiche generali dell'opera (il fantasy sui generis, il decesso inaspettato di tanti beniamini nel momento stesso in cui siete davvero convinti di amarli o di odiarli più che mai, l'intrigo politico, la coralità etc.), concentrandomi semmai, su quel che caratterizza in particolare la serie Tv, ovvero: momenti squisitamente truci e sanguinosi (come nei romanzi, okay... Ma, di norma, sugli schermi domestici si ha la tendenza a trattenersi, mentre nei libri, comunque, filtriamo le descrizioni con la nostra immaginazione... Qui no. Qui non ci facciamo mancare niente, evirazione compresa, per tacere del recente – e meraviglioso – spappolamento del cranio, non dico di chi, e delle ormai celebri Nozze Rosse, che ci hanno regalato, l'anno scorso, uno dei finali di stagione più splatter di sempre!) e un bel po' di sesso, di ogni genere e tipo, e non senza fantasia o depravazione (idem come sopra)...

Ci sono poi alcuni attori semplicemente perfetti, come Peter Dinklage nel ruolo di Tyrion, o Lena Headey, nelle vesti di Cercei (ma anche, considerando ancora la I Stagione, Eddard Stark-Sean Bean e Khal Drogo-Jason Momoa... In aggiunta a piccole perle di recente acquisto, come Iwan Rheon, alias Ramsey Bolton), e altri terribili e fuori parte (oltre alla già citata Daenerys-Emilia Clarke: Sophie Turner, l'attrice che interpreta Sansa: troppo brutta di viso, anche se la sua generica apatia è assolutamente intonata al personaggio).

Pregevoli anche scenari ed effetti speciali (i Draghi!!!), i dialoghi (alcuni differenti dai libri, ma perfetti), e... la sigla! Pura estasi e innalzamento spirituale, con una musica trascinante e immagini azzeccate, atte a darci una dimensione dei Sette Regni (etc.)... E che bello ascoltare finalmente, nella terza stagione, “l'orso e la fanciulla bionda”!!!

Anche se...

Ci sono alcuni passaggi in cui se non avessi letto i romanzi farei fatica a seguire, specie nella seconda stagione (mi pare, ma forse è la terza), in cui troppa roba accade insieme, e vengono inevitabilmente fatti troppi tagli (la prima, invece, era perfetta). Il Mio Perfido Marito (assai distratto e poco interessato – credo che il suo personaggio preferito sia Hodor) abbisogna di continue spiegazioni, e non distingue i comprimari, dimenticandosi alcuni pezzi salienti.

In generale, si incede con lentezza, e poi tutto precipita (anche nei romanzi avviene così, la differenza è che lì me lo godo, qui ogni tanto un colpo di sonno mi viene). All'inizio il ritmo del telefilm era più incalzante, specie nelle sequenze iniziali, molto più veloce che nei libri, mentre ora, a tratti, sembra che l'intento sia di diluire un po' o accorciare, magari per rispettare i minuti previsti.

Insomma, non è il massimo... Ma è perdonabile, perché i pregi sono molti più dei difetti!