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venerdì 9 ottobre 2015

Si alternano gioiosamente avventura ed orrore


ODISSEA
di Omero
 
 
Seguito ideale dell’Iliade, questo poema narra, com’è noto, delle traversie di Ulisse, reduce dalla Guerra di Troia, per tornare a casa, a Itaca, dalla povera moglie Penelope, insidiata dai Proci, e dal figlio Telemaco… L’eroe, infatti, in balia del volere degli dei, è il solo greco che, dopo nove anni, non sia ancora riuscito a congiungersi con i suoi cari…

Per valorizzare al meglio i pregi dell’opera, soprattutto a livello poetico, consiglio la traduzione del Pindemonte, davvero indispensabile nei cosiddetti “punti noiosi” (e qui mi richiamo al post del 12 febbraio 2014 relativo al’Iliade, perché più o meno la questione è la stessa)…

Intendiamoci, la parte vera e propria dedicata al viaggio di Ulisse è una meraviglia e non richiede particolari sforzi: ci sono splendide creature mostruose (Scilla, Cariddi, le Sirene…), maghe tremende e possessive (Circe, ma se vogliamo anche la Ninfa Calipso), e persino amene perle splatter (si vedano le descrizioni relative a Polifemo), in più si alternano gioiosamente avventura ed orrore, incursioni “fantasy” e sense of wonder, e la lettura è avvincente e piacevolissima… La difficoltà, però, è arrivarci, qui, perché ci vuole un po’ per giungere al fatidico viaggio.

Omero nell'interpretazione del nostro vignettista

All’inizio, infatti, più che di un’Odissea (e qui cito la mia vecchia letteratura greca) si tratta di una Telemachia, visto che il poema, nei primi quattro libri, è incentrato, appunto, sul personaggio di Telemaco e sulle sue difficoltà con i malvagi Proci... E, personalmente, per quanto interessante sotto molti profili (ad esempio quando andiamo a bussare alla porta di Menelao, per avere notizie), non è proprio appassionante.

La faccenda, però, si ribalta in fretta, a partire dal V libro (fino al XII), quando, appunto, Ulisse narra delle sue peregrinazioni (e devo dire che ci sono alcuni passaggi davvero potenti e magistrali)!

L’ultima parte, d’altro canto, dedicata al ritorno dell’eroe (con abbondanza di momenti sentimentali e commovente), e, soprattutto, alla macchinosa (per i miei gusti), ma esaltante, vendetta nei confronti dei Proci, vanta un ritmo più altalenante, ma complessivamente buono, nonostante alcune lungaggini superflue... tuttavia sempre sublimate dalla poesia.

Il più, dunque, è superare la Telemachia, poi si va abbastanza in discesa, e con entusiasmo!

Sinceramente, in gioventù l’Odissea mi piaceva assai più dell’Iliade: mi appariva più varia, più movimentata, più “fantastica”… Adesso, invece, forse perché mi sono resa conto che la parte fantasiosa non è poi così cospicua (sebbene più bella di quanto mi fossi immaginata), sono più orientata per l’altro capolavoro omerico, soprattutto grazie al montaggio più efficacie, al maggior numero di personaggi e alla maggior varietà di vicende umane…

Ma ovviamente l’ideale è leggerli entrambi, magari di seguito, sebbene, a mio avviso, anche a livello poetico (forse grazie all’eccezionale traduzione di Vincenzo Monti), l’Iliade risulti comunque superiore (ma questa è la mia opinione).

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