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giovedì 29 ottobre 2015

Morgan Lost e i canoni Chiaverottiani

MORGAN LOST
di Claudio Chiaverotti


Ho letto il primo numero... ed è la solita “chiaverottata”, nel bene e nel male, con in più la bellezza della tricromia.
Nel bene: perché il personaggio, e soprattutto l'atmosfera, sono fiabeschi, evocativi e dark, forse giusto lievemente più crudi del solito, con qualche intuizione felice alla base. La storia è scorrevole e non sgradevole.
Nel male: perché sa tutto di inflazionato, di già sentito (“Morgan Lost” pare un mix tra “Brendon” (75%) e “Demian” (15%), più un pizzico de “L'implacabile”, di “Sin City” e di “Brazil”) e spesso gli spunti suggestivi evaporano nell'inconsistenza, o sono troppo insistiti. Insomma, un'opera artigianale che merita la sufficienza, ma non molto di più.
Del resto, trattasi di un fumetto targato Bonelli, quindi, se c'è una cosa che sappiamo, è che non possiamo aspettarci dell'originalità (salvo che per le supereccezioni, quali “Napoleone”, “Gea” e “Jan Dix”, nonché per il “Dylan Dog” prima maniera, nonostante i diffusi omaggi e citazioni).
Altro difetto: “Morgan Lost” è un personaggio apparentemente ambiguo e misterioso, ma in realtà privo di sottintesi, per cui alla fine risulta piatto e scontato.
Però...
rispetto ai soliti canoni Chiaverottiani la struttura del fumetto è più solida, più meditata: sembra che l'autore, questa volta, voglia davvero condurci da qualche parte, anziché prenderci per i fondelli con sogni, ricordi, sogni di ricordi, ricordi di sogni, ed esasperanti versioni alternative destinate a crollare su se stesse.
E, alla fine, a parte qualche inciampo, seguirlo non ci dispiace.
Anche se, certo, questo continuo struggersi e “rincorrere” il dolore a tutti i costi, tipico di Chiaverotti, dopo un po' stanca, specie considerando che la minestrina sarebbe più efficace se alternata a riflessioni autoironiche, ad esempio, che invece è del tutto assente.
Emozioni?
Poche. Non riesco a provare grande empatia per i personaggi unidimensionali: restano sulla carta, appunto, non mi arrivano al cuore. E sono così inverosimili, a livello generale, che... beh, qualunque cosa accada loro, pazienza. Tanto appena finisco di leggere, li ho scordati.
In conclusione, tante innovazioni, ma sono solo a livello grafico.
Splendide e d'effetto, ma puramente formali.

Ad ogni modo, c'è di peggio...

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