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lunedì 14 novembre 2016

Referendum 2016: post 1 di 5

IL REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE: PREMESSE GENERALI


L’ho proclamato ufficialmente nel mio post d’apertura, nel lontano 26 marzo 2013: la realtà è bandita da questo blog. Per sopravvivenza, perché fa male (come avevo detto in allora citando il Dylan Dog dei bei tempi andati – n. 45, Goblin – : “Il mio mondo vive di sogni e sta morendo di realtà”) e io sono un’anima autoconservativa e gioiosamente edonista.
Eppure a volte faccio delle eccezioni.
Quando l’imperativo categorico kantiano, ahimè, bussa alla porta e me lo rende necessario, mio malgrado.
Come oggi, con la questione del Referendum sulla Costituzione.
Perché mi indigna.
Perché vedo slogan ovunque che spacciano fuffa, sfruttando il malcontento della gente, e cercano di imbrogliarla presentando una verità falsata, una prospettiva artefatta, fomentando la disinformazione anziché il ragionamento.
Perché non è un Referendum semplice, ma tecnico, difficile da comprendere davvero, con tutte le sue insinuanti implicazioni (e sottolineo insinuanti e implicazioni), anche per chi ha studiato Diritto Costituzionale all’Università e svolge una professione giuridica.
Mi correggo: perché è un Referendum con quesiti confezionati ad arte affinché non si capisca niente, frammisto a promesse allettanti che fanno da specchietto per le allodole.
Perché sfrutta biecamente il diffuso sentimento antipolitico che, inevitabilmente, permea la nostra povera Nazione vituperata e corrotta.
E, sia chiaro, io sono una che la politica l’ha sempre rifiutata.
Se mi si domanda perché, sono solita rispondere che mi annoia. Per tagliare il discorso.
La verità, invece, è che mi addolora, mi affligge e amareggia e, giacché comunque sono impotente, in linea di massima preferisco pascermi nell’ignoranza, votandomi al nichilismo.
Che mi abbatte, ma che tuttavia prediligo al disgusto, alla nausea, alla frustrazione e all’avvilimento morale.
E alla disinformazione.
In quanto non sempre quel che ci viene propinato tramite i Media corrisponde a verità.
Oppure, se preferiamo, perché la verità ha molte facce e non sempre ci viene mostrata la stessa: piuttosto un profilo parziale, di tre quarti, che è rappresentativo solo di ciò che si vuole mostrare (o vedere).

Naturalmente, quando dico politica, alludo a tutta la politica italiana, di Destra e di Sinistra, su piccola e larga scala.

Purtroppo, però, se faccio post troppo lunghi perdo l’uditorio, indi rimando a domani la disamina di questa affermazione.

venerdì 11 novembre 2016

Proponendo... (III)

PROPOSTE LETTERARIE III


Solito Avviso:
A fianco di ognuna segnalo se il volume è già stato recensito sul blog (se no lo sarà in futuro, ecco perché non mi dilungo) con la dicitura G.R. cui seguirà la data. Nei tag, comunque, il nome degli autori (con i titoli uso troppo spazio):


Per chi ha bisogno di un classico, ma che sia breve e con uno stile scorrevole e asciutto:
“Uomini e topi”, di John Steinbeck, Ed. Bompiani, G.R. 18 marzo 2015;
“Lo straniero”, di Albert Camus, Ed. Bompiani, G.R. 5 giugno 2014;

Per chi lo preferisce impegnativo, per cuore e numero di pagine, o per numero di pagine e cervello:
“I fratelli Karamazov”, di Fedor Dostoevskij, Ed. che si preferisce (io ho letto Einaudi e mi sono trovata bene), G.R. 29 agosto 2013;
“Ulisse” di James Joyce, Ed. che si preferisce (io ho letto “I Meridiani Mondadori” e sono stata contenta, G.R. 11 aprile 2013;

Per chi vuole intrattenersi ed emozionarsi o intrattenersi e sorridere:
“L’aiuto” o “The help” di Kathryn Stockett, Ed. Mondadori; G.R. 24 aprile 2013;
“Benvenuti in questo ambiente” di Carmen Covito, Ed. Bompiani.

Per chi brama un po’ di trasgressione:
“Le età di Lulù”, di Almudena Grandes, Ed. Guanda, G.R. 14 novembre2014;
“Il danno”, di Josephine Hart, Edizione Feltrinelli; G.R. 18 febbraio2015;

Per chi ha sete di fantascienza classica, adulta, significativamente umana, che fa riflettere:
“Straniero in terra straniera”, di Robert Heinlein, Edizione Fanucci, G.R. 30 settembre 2014;
“L’invasione degli ultracorpi”, di Jack Finney, Edizione Mondadori, G.R. 7 luglio 2014;

CONTINUA NEL POST SUCCESSIVO...

Proponendo... (III)


Per chi vorrebbe immergersi nell’antica Roma:
“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, Ed. Einaudi;
“I giorni del potere” di Colleen McCullough, Ed. SuperBur, G.R. genericamente nel post dedicato al ciclo romano in data 27 dicembre 2013;
“Io, Claudio” di Robert Graves, Ed. Corbaccio, G. R. 2 giugno 2014.


Per cimentarsi con un buon fumetto fatto di dialoghi strepitosi, immaginazione, azione e sostanza, a scelta tra:
“Saga”, “Paper Girl” (Edizioni Bao), “Y, l’ultimo uomo” G.R. 7 giugno 2013 (ora RW Edizioni); “Runaways” (Panini Comics) G.R. 17ottobre 2016, tutti di Brian K. Vaughan.


Prossimo appuntamento: se tutto va bene, 23 novembre!

giovedì 10 novembre 2016

Il bello di essere fan

HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL'EREDE
di J. K. Rowling, John Tiffany, Jack Thorne


Anche se, in realtà, più che di Harry Potter, ormai adulto, è l'avventura di suo figlio Albus, ma, in effetti, mutatis mutandis, la faccenda non cambia poi molto...
Anche se non è un romanzo ma un opera teatrale.
Anche se hanno cambiato molti nomi rispetto alla prima edizione dell'opera (Neville Paciock è diventato Neville Longbottom; la McGranitt è ora la McGonagall, e via dicendo), lasciando gli originali inglesi, e senza nulla specificare (colpa, questa, dei traduttori italiani: ma ci voleva tanto a mettere una pagina con le varianti?), tanto che in principio pensavo fossero comprimari nuovi.
A parte tutto ciò, il libro mi è piaciuto.
Intanto è una gioia ritrovare i nostri vecchi amati personaggi (nonostante i nomi di alcuni) a distanza di tanti anni: vedere come sono cambiati, come se la cavano, e... come sarebbero potuti essere se le cose fossero andate diversamente (ma qui glisso per evitare spoiler).
Il bello è proprio questo: per quanto siano cresciuti ed evoluti, sono intatti e coerenti, rimanendo se stessi, ed al contempo guadagnando una patina di novità e freschezza, che li mantiene meravigliosi...
Ed è facile altresì affezionarsi ai nuovi, specialmente a Scorpius... il figlio di Draco Malfoy (Albus, come Harry, non è simpaticissimo)!
La storia non è proprio originale, sembra scopiazzata di qua e di là (ma in fondo era così anche per l'eptalogia e a volte l'importante è solo amalgamare bene), però intrattiene e si legge volentieri, e i valori, le caratteristiche e i temi (che, insieme ai personaggi rendono l'opera preziosa) sono quelli della saga, rinnovati e approfonditi.
Il fatto poi che sia una pièce (che a me, in generale, piace leggere) e non un romanzo, dopo un po' si smette di notare perché tutto fluisce così velocemente che non si ha più tempo di farvi caso.

In altre parole, benché inizialmente temessi la solita vuota operazione commerciale, il mio consiglio è di leggere la maledizione dell'erede, specie se sei un fan!

mercoledì 9 novembre 2016

I beceri amici di MPM

THE GOLDBERGS


L'idea di una sitcom ambientata negli anni 80 e piena di riferimenti nerd è davvero entusiasmante, peccato che questa famiglia mi irriti in modo inverosimile, facendomi venire il sangue marcio anziché da ridere.
E infatti li ho soprannominati “I Beceros”.
Prepotenti e fieri di esserlo, ossessivi, isterici, permalosi e maleducati, parlano urlando indulgendo troppo spesso in comportamenti scorretti che vengono fatti passare per simpatici. Sono diseducativi al massimo, esempio di valori negativi e di superficialità cronica. I genitori, in particolare, non si fanno scrupolo di mentire e prevaricare pur di conseguire i loro obiettivi (che magari non sono l'incolumità della prole, quanto l'acquisto di un prodotto scontato).
Il problema è che non ci vengono rappresentati come famiglia triste e disfunzionale, ma come la tipica bella famiglia americana. Gesù, meglio i Simpsons, allora!
Il padre è un orrido grassone ignorante che gira perennemente in mutande e strilla di continuo.
La madre, forse la peggiore, è una vacca psicopatica e impicciona, con la mania del controllo, priva di autostima e afflitta dal bisogno compulsivo di piacere a tutti.
Erika, la primogenita, è la solita adolescente graziosa e scontrosa, e, nonostante la banalità, quasi si salva, mentre Barry, il fratello maggiore, è esasperante, sfigato senza riscatto e sempre sull'orlo di una crisi di nervi (perché non gli date un valium, misericordia?).
Adam, il protagonista, nonché l'autore della serie (perchè sì, l'autore, produttore etc. è Adam F. Goldberg, che basa la serie sulle videoregistrazioni familiari effettuate in gioventù, forse per vendicarsi), dieci anni, è innocuo e incolore, ma almeno non dà fastidio.
L'unico a suscitare un minimo di empatia è il nonno donnaiolo, se non altro perché, con i suoi modi pacati e gentili, si discosta un po' dall'isterismo dei suoi congiunti.
Certo, alla fine non sono cattive persone, si vogliono bene, cercano di imparare dai propri errori... ma che fatica! E che schifo di gentaglia!
Per giunta i riferimenti agli anni 80 sono pura occasione e mancano di sostanza, senza riuscire a riflettersi sull'atmosfera... Se facciamo un paragone con Stranger Things non possiamo che arrossire.
E allora? Perché guardo sta roba?
Perché MPM stravede per loro.

Non mi spiego perché.

martedì 8 novembre 2016

Un piacere puro e intellettuale

DOVE SEI MATHIAS?
di Agota Kristof


Cerco di centellinarmi le opere della Kristof, perché ormai mi rimane poco da leggere, e quel poco, per giunta, si consuma in fretta...
Questa, anzi queste, perché sono due, brevissime, sono annoverate fra opere le minori, ma sono belle e indispensabili, anche se se ne può fare a meno (tuttavia sottolineo indispensabili, non mi importa della contraddizione).
I temi sono i suoi, qui, invero meno cupi del consueto, con una diversa distribuzione fra luce e buio, ma con il suo inconfondibile stile nudo e crudo, apparentemente asettico e votato all'inesorabilità e alla vertigine.
Anche le tematiche, in particolare quella dell'infanzia e del doppio, sono quelle che la contraddistinguono.
“Dove sei Mathias?” è il racconto che dà il titolo al libro, abbastanza ermetico, da leggere come una poesia polivalente. Tiene viva l'attenzione anche se disorienta, lasciando sensazioni striscianti di non detto, che tendono a formare grumi.
Il secondo, “Line, il tempo”, è una minuscola pièce molto lapidaria, ma più semplice, più immediata, la cui conclusione è sostanzialmente prevedibile, eppure pregna di sottotesti.
Forse è vero che queste due opere non aggiungono né tolgono nulla alla produzione dell'autrice, ma il punto è che sono stimolanti, vivide e surreali.
E per me questo è più che sufficiente.
Ma non basta.
Il punto è che sono altresì il “controcanto” di “Ieri”, sempre della Kristof... Troppe sono infatti le corrispondenze e le similitudini, a partire dai nomi dei protagonisti, rispettivamente Sandor e Caroline, per continuare con la tematica dell'amore impossibile...
Quindi leggerli è anche un completamento, una diversa declinazione dell'anima.

Oltre che un piacere puro e intellettuale.

lunedì 7 novembre 2016

Intelligente e sexy

CONTRONATURA
di Mirka Andolfo


Può migliorare... ma non di molto.
I difetti, per quanto mi riguarda, sono due, e di tipo veniale:
  1. ogni tanto, alternati a tavole stupende sia per tratto che per colore, troviamo disegni approssimativi;
  2. i dialoghi potrebbero essere un po' dirozzati (non alludo alle parolacce. Per i miei parametri ce ne sono troppe, ma quella è una questione di gusti. No, è che ci sono passaggi superflui e altri che risultano leggermente manierati, poco autentici: rallentano il ritmo e stridono...).
Ma sono peccati veniali, dicevo.
Per il resto, il fumetto è innovativo, intelligente e sexy, ricco di spunti e sottotrame.
Okay, magari non c'è lo splendore visivo di Skydoll, ogni tanto incappiamo in qualche ingenuità, sia a livello di montaggio che di escamotage narrativi, ma nel complesso l'opera è davvero molto buona e con parecchi elementi originali interessanti.
Più che per gli accenti erotici (peraltro estremamente soft e abbastanza funzionali alla storia), per l'ambientazione e le tematiche sociali che vi sono implicate, per la mescolanza di registri e generi, e per la questione della diversità, affrontata in chiave “animalesco-fantascientifica” e come tale ancora più efficace, densa com'è di sfumature e parallelismi, ma altresì di peculiarità e immaginazione.
Da segnalare anche la trama pluristratificata, ma semplice da seguire e ben congegnata, che promette di tutto per il prosieguo, con possibili commistioni fantasy e noir, e la rappresentazione dei personaggi: gli animali antropomorfi ormai sono un classico, ma qui vengono resi in modo personale, privilegiando bestiole che per tradizione vengono rese con caratteristiche differenti (la stessa circostanza che la protagonista sia una maialina ciccioletta apre una parentesi a sé, sebbene, alla luce delle insistite allusioni erotiche, possa sembrare una scelta quasi scontata).
Insomma, anche se ho cercato un approccio critico, ritengo che questo sia davvero un fumetto valido.

Curiosità: per quanto sviante, è disponibile anche una variant con copertina di Milo Manara che ne accentua il contenuto erotico.

venerdì 4 novembre 2016

Proponendo... (II)

PROPOSTE LETTERARIE II


Secondo appuntamento… Anche se ormai siete esperti ripeto l’avviso e così farò per sempre. Bau!
Avviso:
A fianco di ognuna segnalo se il volume è già stato recensito sul blog (se no lo sarà in futuro, ecco perché non mi dilungo) con la dicitura G.R. cui seguirà la data. Nei tag, comunque, il nome degli autori (con i titoli uso troppo spazio):


Per chi vuole immergersi in un’altra epoca storica o in un altro paese e intanto vivere una o molte vite:
“Il dio delle piccole cose”, di Arundhati Roy, Ed. Guanda, G.R. 25 luglio 2013;
“La ragazza con l’orecchino di perla”, di Tracy Chevalier Ed. Neri Pozza, G.R. 28 aprile 2014;

Per il piacere del delirio creativo, ma più del delirio:
“Il pasto nudo”, di William Burroughs, Edizione Adelphi, G.R. 25 giugno2013;
“Destroy”, di Isabella Santacroce, Edizione Feltrinelli;
(il primo vira sul geniale, il secondo è più spassoso, entrambi amenamente feroci e morbosi, ma in modo diverso e non fastidioso).

Per il bisogno di epicità, avventura, amore, esaltazione, o anche solo di far respirare l’anima:
“Una fortuna pericolosa”, di Ken Follett, Ed. Mondadori;
“L’ultimo cavaliere”, di Stephen King, Ed. Sperling & Kupfer G.R. nel post dedicato alla Torre Nera il 24 agosto 2014.
(i respiri dell’anima sono di tipo diverso: il romanzo di Follett è ambientato nell’Inghilterra del 1800, quello di King in un altro mondo e si fregia di commistioni western-horror-fantasy. Il romanzo di Follett è abbastanza lungo, quello di King è breve, ma il primo tomo di un’eptalogia abbondante)

Per inquietarsi e tremare:
“L’esorcista”, di William Peter Blatty, Fazi Editore, G.R. 1 novembre 2013;
“Psycho”, di Robert Bloch, Edizione Bompiani;
“La casa degli invasati” di Shirley Jackson. Lo avevo letto nell’Edizione Oscar Mondadori. Ora è reperibile presso Adelphi con il titolo di “L’incubo di Hill House”. GR 16 marzo 2014;

Per sbellicarsi dalle risa senza ritegno:
“Zia Mame” di Patrick Dennis, Ed. Adelphi, G.R. 22 agosto 2013;
“Olivia Joules dall’immaginazione iperattiva” di Helen Fielding, Ed. Sonzogno. G. R. 27 ottobre 2013.

Per chi invece ha voglia di teatro e drammi familiari:
“Il dio del massacro”, di Yasmina Reza, Ed. Adelphi, G.R. 22 giugno 2013;
“Agosto, foto di famiglia” di Tracy Letts, Ed. BUR, G.R. 15 settembre 2015.


Prossimo appuntamento: se tutto va bene, 11 novembre

giovedì 3 novembre 2016

L'animale che è in noi

PIACENZA: PETSFESTIVAL


Ci siamo andati lo scorso weekend, io, MPM, Minicla e consorte, ed è stato appassionante, divertente ed… eccezionale!!!
Si tratta del Festival degli animali domestici, intesi, però, nel senso più ampio possibile, tanto da comprendere anche scolopendre, assioli e cavalli… e chi più ne ha più ne metta!
Strutturato in un enorme capannone, offriva circa 20.000 mq di esposizione tra accessori, articoli da regalo, ma soprattutto bestiole, in vendita o da esposizione!!!
Si procedeva per settori (o per corsie, per chi preferiva, come noi, scendere in giù): prima quello, piuttosto vasto, dedicato agli acquari, che ospita diversi tipi di pesci, dai più economici ai più assurdamente costosi, grandi e piccoli, esotici e non, spesso stravariopinti… A colpirmi sono stati soprattutto i gamberetti rossi e i gamberetti neri, minuscoli, ma pieni di personalità, e i pesci pagliaccio, qua in versione ultra baby. Si poteva votare l’acquario più bello o perdersi tra le luci e le suggestioni… 
Anche la sezione degli uccelli era variegata e festosa: pappagalli e canarini, in larga misura, ma anche gli stupendi diamantini dagli occhietti d’inchiostro.
A seguire il mio settore preferito, con i rettili e i piccoli roditori e affini. E quindi camaleonti (simpaticissimi) già nel terrario, serpentelli e sauri a profusione (uno libero e tranquillamente in posa, pronto a farsi fotografare), tartarughe d’acqua e di terra di diverse dimensioni (con esemplari veramente giganteschi), boa, ranocchiette, granchiolini… ma anche insetti già allocati nel loro habitat ideale, e quindi terrari con coppie di insetti stecco, insetti foglia, dinastini, mantidi africane!
Certo, faceva un po’ senso, poi, vedere a fianco cartelli quali “ratti surgelati” (presumo da dare in pasto ai serpenti), o confezioncine trasparenti affollate di grilli (amorosissimi per giunta), locuste o scarafaggi vivi e brulicanti, magari con tanto di precisazione “grilli tre dosi”, sempre per nutrire le proprie creature… O “caimani, due euro l’etto”, dove i caimani sono superanellidi che si attorcono incessantemente in una scatola, peggio del verme trionfante di Edgar Allan Poe.
Tra tutti, però, il mio cuore è andato ad un dolcissimo ed irrequieto tritone cinese dal ventre di fuoco, che sono stata tentatissima di acquistare…
Naturalmente ho guardato i conigli con particolare amore, ma ad affascinarmi, tra i piccoli mammiferi, sono stati i minighiri e i petauri (chi se li aspettava tanto adorabili?), e, in subordine gli scoiattoli cinesi – belli vivacetti e contestatori – e la cavia skinny… Ma non mancavano cricetini vari, orsetti russi, ricci africani, manguste e persino tenerissimi pipistrelli!
Andando in giù c’era poi l’area dedicata ai cani, ma, per quanto mi riguarda, era quella meno interessante. C’erano però frammisti i rapaci: gufi, civette, falchi… e persino un avvoltoio. Se si capitava nei momenti giusti si poteva assistere a vari spettacoli (ad esempio i cani che portano a spasso le oche), mentre sui lati c’erano i gatti da esposizione (un paio sembravano linci), i furetti (quasi tutti a nanna), o… il settore Country in cui si potevano vedere i cavalli e imparare a ballare la quadriglia!
Ultime due cose carine che segnalo: i fagioli messicani (che saltellavano) e le piante, in particolare i bonsai, tra cui un carpino meraviglioso!
E, già che ci sono, il MPM, che prima mi apostrofa dicendo che sono a rischio di perdermi, visto che vado a destra e a manca a curiosare, senza aspettare gli altri… e che invece si è perso lui!!! (Poveretto, quando l’abbiamo ritrovato era davvero provato e bisognoso di zuccheri!)
Insomma, è stato meraviglioso, ma… c’è un neo:
se molti allevatori erano responsabili e affettuosi e si preoccupavano di spiegare dettagliatamente le caratteristiche e le esigenze dei loro cuccioli, ce n’erano pure alcuni (troppi) che erano lì solo per vendere e punto.
Non si curavano che gli acquirenti fossero in grado di accudire le bestiole in modo idoneo, ed anzi, spesso nemmeno loro erano adeguatamente informati circa gli animali. Tristezza!

mercoledì 2 novembre 2016

Un retrogusto narrativo rotondo

FINE TURNO
di Stephen King


Ultimo capitolo della trilogia dedicata a Mr. Mercedes, in cui non solo tornano i buoni – Hodges, Holly e Jerome – ma anche e soprattutto il diabolico Brady Hartsfield, ancora più infido e pericoloso, e, questa volta, come preannunciato in “Chi perde paga”, addirittura dotato di poteri paranormali!
Non si sveglia nel senso in cui temevo (e che difficilmente avrei accettato), ma combina decisamente di peggio…
Ad ogni modo, per quanto il thriller poliziesco non sia fra i miei generi d’elezione e questa trilogia in particolare non svetti tra le mie opere predilette del Re, la sua conclusione risulta soddisfacente, in linea con i tomi precedenti e con un’ottima evoluzione dei personaggi, splendidamente indagati sotto il profilo psicologico e fotografati in momenti diversi, ma cruciali, della loro vita.
Nonostante l’insistenza di certe spiegazioni (utili a conferire plausibilità alla vicenda, ma troppo didascaliche), il ritmo è buono, l’azione incalzante, e vengono sfruttati con perspicacia Social Network e tecnologia… cui, finalmente, si aggiunge anche l’elemento soprannaturale, così caro a King, sebbene in veste “realistica” più che fantastica.
Anche la tematica del suicidio risulta affascinante, così i legami tra i personaggi, i richiami alle vicende precedenti (puntuali, ma che non richiedono mai troppi sforzi da parte del lettore) e la malattia di Bill Hodges, il modo in cui lui e Holly la affrontano e la panoramica di comprimari che ci viene sapientemente offerta, mescolando, dunque, in definitiva, importanti spunti di riflessione a intrattenimento.
L’elemento migliore, però, è lo stile del Maestro che riesce ad essere drammatico e ironico insieme, adrenalinico e intimo, dolce e feroce, ma sempre impreziosito da un retrogusto narrativo rotondo e pieno, che ci fa sentire la storia sulla pelle ancor prima di raccontarcela.
Rispetto agli altri due tomi, che ho apprezzato, ma di cui non mi dichiaro una grande fan, il terzo mi è piaciuto di più e in qualche modo mi pare riscatti pure i precedenti…
Forse, perché ormai, mio malgrado, mi sono affezionata ai protagonisti, forse perché mi piace quando i cerchi si chiudono, o più semplicemente perché, a volte è necessario essere nella disposizione d’animo favorevole.

Se dovessi dare un giudizio non sarebbe eccellente (per quello ho bisogno di epicità), ma valido e di buona fattura sì!

martedì 1 novembre 2016

L’imperfetta meravigliosa intervista

ALASSIO, SABATO 29 OTTOBRE
BIBLIOTECA CIVICA "RENZO DEAGLIO":
PRESENTAZIONE DELL’ULTIMO ROMANZO
DI ANDREA DE CARLO


Leggo De Carlo dai tempi del Ginnasio e mi sembrava criminale non cogliere l’occasione di incontrarlo avendolo tanto vicino a casa… Non che le mie aspettative fossero alte: spesso i propri autori di riferimento di persona sono deludenti. Ma De Carlo, che pure mi piace, non è tra i miei preferiti in assoluto, quindi potevo permettermi di rischiare. In più l’intervista era condotta dal mio buon Prof. Di Latino e Greco del Liceo, Franco Gallea, per cui c’era anche il piacere aggiunto di rivederlo (e salutarlo, e maltrattarlo un po’, magari, come ai bei tempi, quando entrambi ci vantavamo del nostro bel rapporto dialettico, basato sulla reciproca contraddizione).
Ebbene, è stato incredibile!
Intanto De Carlo, lungi dal deludermi, si è rivelato davvero spettacolare, tanto che l’hanno apprezzato persino i miei accompagnatori non fan (Gian e Scimmia): ha una voce bellissima e profonda, è alla mano, simpatico e disinvolto, ma soprattutto quando parla dei suoi lavori, si infervora, si emoziona e gli passano mille stati d’animo negli occhi dardeggianti. Che sono penetranti, acuti, ma pronti al sorriso. Quando legge le sue pagine, poi, le interpreta, non solo conferendo loro le giuste intonazioni e velocità, ma trasmettendoci vibrazioni, regalandoci nuove sfumature dal sapore autentico che inducono a pensare. Che quando De Carlo descrive i suoi personaggi così attenti e senza filtri, tesi verso il carpe diem e privi di atteggiamenti e/o ruoli ben definiti – quelli carismatici che sovvertono l’ordine delle cose – non ritragga, come ho sempre pensato io, chi vorrebbe incontrare, ma una declinazione di se stesso.
Anche il Prof. è stato bravo (sebbene mai lo ammetterei dinanzi a lui), dimostrando di aver letto “L’imperfetta meraviglia” a fondo e con attenzione. E’ stato brillante, ironico, ma altresì incisivo e profondo, e ne ha messo in luce vari aspetti su cui è stato bello soffermarsi insieme (la storicizzazione della trama, l’uso del tempo verbale al presente, il personaggio di Jeanne, il finale aperto), ma ha pure spiegato dati oggettivi – come il passaggio dalla Bompiani alla Giunti – senza perdersi nell’asetticità, dando quindi spazio a questioni più intime e personali, comunque imperniate sul romanzo, come il processo creativo o la differenza filosofica tra cono e coppetta (che condivido solo parzialmente)...
Il fatto più strabiliante, però, è costituito dall’intesa, dall’alchimia che si è creata tra intervistato ed intervistatore, spontanea e genuina, che dava l’impressione che i due si conoscessero da anni ed anzi fossero vecchi amici, scambiandosi battute, pacche sulle spalle, divertite schermaglie generazionali.
De Carlo ha raccontato episodi della sua vita, alcuni piuttosto divertenti, legati ad incontri con i lettori, o a Calvino e a Fellini, ai suoi spunti creativi e alla realizzazione della copertina del volume, e si è prestato a firmare dediche e a rilasciare autografi.
Mi sono messa in coda pure io, più per avere un ricordo tangibile della giornata, che per effettivo interesse. Anzi sono stata tentata di dirgli: solo l’autografo, grazie, niente dedica… Perché mi sembrava falsa giacché proveniente, di fatto, da una persona per la quale io sono un puntino nella folla. Ma non me la sono sentita: temevo potesse fraintendere e rimanerci male e questo non sarebbe stato giusto.
Mi sarebbe piaciuto porgli domande, invece, interrogativi, di cui già mi sono data una risposta, ma che, naturalmente, potrebbe essere diversa (ad esempio: perché nei suoi libri i personaggi vengono sempre indicati, dal principio alla fine, con nome e cognome, come Charlie Brown?). Ma ho soprasseduto, per non risultare invadente e non fargli perdere tempo…
Così mi sono divertita a molestare il Prof, poverino (tra parentesi, la mia amica appassionata di De Carlo e non ex alunna di Gallea, è diventata fan sua, del Prof).
E quindi? Perché, a parte l’ovvio giochino con il titolo del romanzo, l’intervista è imperfetta? Per lo stesso motivo per cui si chiama così la gelateria della protagonista: perché la perfezione non dura… E dunque nemmeno l’intervista.
Che, tuttavia, mi ha lasciato qualcosa: se, infatti, ho comprato “L’imperfetta meraviglia” il 3 ottobre arrivando fin ora solo sino a pagina 124 e pure distrattamente, chiedendomi di continuo ma perché diavolo continuo a leggere De Carlo, giacché da un po’ di anni a questa parte i suoi libri mi sembrano fatti con lo stampino… Dopo l’intervista ho trovato – anzi, ho ricordato – la risposta: Proprio per questo.
Perché so quello che trovo.
E che mi piace.
E che voglio indagarlo ancora, sotto ogni profilo possibile.
A questo punto finirò “L’imperfetta meraviglia” oggi stesso, dedicandomici con attenzione. Perché è un buon libro e se lo merita.
Perciò a presto con la recensione!
P.S.

Ecco una cosa su cui non sono d’accordo: De Carlo ha definito i classici gusti di gelato rassicuranti… E’ interessante come prospettiva, ma io sono una cultrice del gelato e, per quel che mi riguarda, un gelato buono non è mai rassicurante. Mai. Mai. Mai. Nemmeno se è banale.

lunedì 31 ottobre 2016

Un film per Halloween

THE WITCH
di Robert Eggers
(2015)


Per festeggiare Halloween propongo l’horror più interessante visto quest’anno, che magari non eccellerà a livello di splatter o salti sul divano, ma senza dubbio riserverà allo spettatore un’inquietudine profonda, insinuante e sottile, che non se ne andrà con il the end, ma resterà lì, sospesa, a rimescolargli piacevolmente le viscere e a gelargli il cervello.
Trattasi dunque di un film particolare, sul tema delle streghe, come rivela il titolo, ma anche sulla paura e sulla corruzione dell’anima…
L’ambientazione è storica. Siamo infatti nell’America puritana del 1600, tra estremismo religioso, miseria e superstizione, e seguiamo le peripezie di questa povera e numerosa famiglia, allontanata dalla comunità a causa dell’eccessivo rigore del padre, e trasferitasi quindi al limitare della foresta.
Dove abita una strega malvagia.
Noi sappiamo che c’è e in una delle prime sequenze l’orribile megera fa sparire il bimbo più piccolo, ancora in fasce, e lo utilizza in uno dei suoi macabri riti per recuperare la giovinezza e la bellezza perdute.
In seguito, com’è logico, i destini della famiglia sono destinati a peggiorare…
Ma il bello è che, sebbene, lo ribadisco, noi sappiamo della strega e l’abbiamo altresì vista all’opera, scambieremo per panico, ossessione, e paranoia tante delle accuse che genitori e figli si scaglieranno successivamente nell’ambito della pellicola… Sia quelle infondate, sia quelle che poi, a sorpresa, si riveleranno non essere tali.
Il climax è notevole e si arriva presto alla claustrofobia conclamata, ma è il dubbio – nostro come dei protagonisti – che ci impedisce di fidarci di chiunque e dei nostri sensi a farla da padrone e a rendere la trama indimenticabile imponendoci, per giunta, di stare sempre sulle spine.
Alcune scene ci rimarranno impresse, così come gli odiosi gemellini, la capra Black Philip, e la terribile e ingiusta madre (Kate Dickie, già vista ne “Il Trono di Spade”)… Ma soprattutto ci rimarrà nel cuore Thomasin (Anya Taylor-Joy) la bellissima, giovane protagonista.
Che ci colpirà per buon senso, purezza e innocenza.

E per quelle che saranno le sue, in un certo qual modo inevitabili, determinazioni finali.

venerdì 28 ottobre 2016

Proponendo... (I)

PROPOSTE LETTERARIE I

Bu! Come annunciato (adoro annunciare), ecco le prime.

Avviso:
A fianco di ognuna segnalo se il volume è già stato recensito sul blog (se no lo sarà in futuro, ecco perché non mi dilungo) con la dicitura G.R. cui seguirà la data. Nei tag, comunque, il nome degli autori (con i titoli uso troppo spazio):


Per chi vuole scendere a precipizio nell’immaginazione, uscendone stupendamente stordito e filosoficamente arricchito:
“Mele Bianche”, di Jonathan Carroll, Ed. Fazi;
“La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, di Haruki Murakami, Ed. Einaudi, G.R. 18 novembre 2014.
(Il primo è più rapido e metafisico, il secondo più impegnativo, per lunghezza e incedere narrativo. Entrambi geniali.)


Per provare un turbinio di emozioni innamorandosi dei personaggi e delle loro vite:
“Il Principe delle maree”, di Pat Conroy, Edizione Bompiani, G.R. 30ottobre 2014;
“Ombre”, di Neil Jordan, Edizione Fazi;
(il primo più classico e di più ampio respiro, entrambi lirici, dolcissimi e potenti).



Per chi vuole staccare, facendosi assorbire da altre vite e da un’atmosfera densa, femminile, che coinvolge, accarezza e fa compagnia:
“La spiaggia rubata” di Joanne Harris, Ed. Garzanti;
“Inés dell’anima mia”, di Isabel Allende, Ed. Feltrinelli.

Per infanticelli curiosi, bramosi di inquietarsi (dieci anni circa) o per adulti dal cuore puro, vogliosi di brividi e immaginazione:
“Coraline”, di Neil Gaiman, Edizione Mondadori, G.R. 10 dicembre 2013;
(più “La casa delle vacanze”, di Clive Barker, ma non so se sia ancora a catalogo).


Per chi ha bisogno di qualcosa che gli incida l’anima, lasciandolo a bocca aperta:
“Trilogia della città di K.” di Agota Kristof, Ed. Einaudi, G.R. 11 gennaio2016;
“La fabbrica delle vespe”, di Iain M. Banks, Ed. Meridiano Zero. G. R.col titolo “La fabbrica degli orrori” il 16 aprile 2013.


Per tutti, perché è un classico, ma breve, semplice, scorrevole, indimenticabile. Nonché il mio romanzo preferito:

“Il buio oltre la siepe”, di Harper Lee, Ed. Feltrinelli, G.R. 25settembre 2013.

Prossimo appuntamento: se tutto va bene, 4 novembre!

giovedì 27 ottobre 2016

La parola ai lettori

PROPOSTE LETTERARIE
INTRODUZIONE


Sul serio, non è una presa per l’omega, semmai è la risposta ad una richiesta che mi è stata fatta da più parti negli ultimi mesi, anche per interposta persona.
Non capite? Nemmeno io.
Nel senso che mi sembra che il blog abbondi già di suggerimenti in tal senso: bisogna solo avere la pazienza di curiosare un po’, o di cliccare sui tag…, ma visto che, evidentemente, sono preferite trattazioni più organiche, ho deciso di inaugurare sta sorta di nuova rubrica, a partire da domani.
Non so ancora che periodicità avrà.
Diciamo che attraversiamo un periodo di prova e verificheremo se vi divertite voi e – soprattutto ;) – se mi diverto io…
Ad essere onesti l’idea mi solletica abbastanza, altrimenti non l’avrei presa in considerazione, e certamente è un modo come un altro per menzionare anche quelle opere che, per varie ragioni, non sono ancora riuscita a recensire (vergogna a me!!! Ne ho un elenco bello lungo, ma man mano leggo volumi nuovi mi tocca effettuare spostamenti e rinvii)…
Si accettano volentieri integrazioni e suggerimenti.
Regole (qualcuna ce n’è):

  1. Suggerisco solo titoli che, sia pure per motivi diversi, mi siano piaciuti e abbiano qualcosa di speciale;

  1. Sono proposte, non classifiche: se ne tenga conto! Non possono essere considerate esaurienti, nemmeno se prese nel loro complesso… Semmai sono frutto di impeto e passione.

  1. Ognuna di esse va minimamente motivata o riferita ad un target di lettori (esempio: gente attenta allo stile, amanti dell’horror, etc.).

  1. Procederò a casaccio, secondo il mio umore… In tutti i sensi (riguardo alla scelta dei titoli, delle categorie, etc.). In generale, però, cercherò di non stilare liste monotematiche, del tipo “10 libri di fantascienza che mi sono piaciuti”. No, il programma al momento è sul modello di, ad esempio: “un libro di fantascienza, un romanzo per sognatori incalliti; uno per lettori innamorati delle parole”, etc… Ma, si badi, le categorie varieranno come potranno ripetersi!

  1. Cercherò di privilegiare, laddove possibile, libri meno conosciuti (ad esempio, in linea di massima, di Calvino preferirò consigliare “Se una notte d’inverno un viaggiatore” a “Il barone rampante”, ma molto dipende dalla categoria…), e quindi, per dire, con i classici mi conterrò (se riesco e salvo richieste specifiche).

  1. Ogni regola può essere cambiata apoditticamente secondo ispirazione.

Sì, mi piace sentirmi una tiranna.
Per ora è tutto.
A domani con il primo tentativo!

Baci!!!

mercoledì 26 ottobre 2016

C’è follia e follia

BOOM!
di Mark Haddon


Ovvero: la strana avventura sul pianeta Plonk.
Un romanzillo pazzesco, fantasioso e delirante dell’autore di “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”.
Che sotto certi aspetti (il ragazzino narratore, lo stile fresco, il gusto per l’assurdo) lo ricorda, ma, al contempo, è qualcosa di completamente diverso: pura gioia, simpatia e… fantascienza, senza risvolti amari (e parallelamente, è chiaro, con meno spessore, anche se non del tutto privo di asperità: il papà di Jim, ad esempio, il protagonista, è disoccupato, in famiglia ci sono dei litigi, la sorella esce con un bullo ai limiti del ritardo mentale…).
Adatto ad un pubblico di giovani fanciullini (o di lettori mai veramente cresciuti), semplice, ironico e piuttosto spassoso, con punte di originalità e sornioneria.
Non ci si aspetti un capolavoro, non lo è. Ma è divertente e fa sorridere.
Più nella prima parte, quando la fantascienza non è ancora conclamata, che nella seconda (alcuni passaggi sono eccessivi anche per me), più che altro perché, aldilà dell’inventiva e delle risate, l’elemento più accattivante è dato dalla capacità dello scrittore di rappresentare l’infanzia, le sue dinamiche e ragionamenti. Che sono logici, genuini, quanto pregni di verità e buon senso.
Nel complesso, comunque, il romanzo si legge in fretta, non richiede quasi nulla in quanto ad impegno e scorre via veloce, con un buon ritmo.
Non ottimo, a mio parere, in quanto – lo ribadisco – a volte il desiderio di stupire a tutti i costi stride un po’ e fa apparire alcune scene come inflazionate o – paradossalmente – troppo prevedibili.
Però, ad aiutare, ci sono l’affacciarsi burlesco della quotidianità, la repentinità dell’azione, e i colpi di scena, tanti e ben calibrati. Oltreché, talvolta, insospettabili.

P.S.
Ad essere sinceri io preferisco Charlie, l’amico di Jim, al protagonista: totalmente senza limiti (lo so, può sembrare un’affermazione contraddittoria, date le premesse, ma c’è follia e follia, e la sua è coerente e data dalla personalità).

P.P.S.
Adoro, però, l’evoluzione dei rapporti umani che gravitano attorno a Jim, specie per quanto riguarda la sorella maggiore...