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martedì 7 aprile 2015

Disseminato di indizi

REVIVAL
di Stephen King


Non il più bel romanzo del Re, ma senz'altro un buon libro, con una storia emozionante, che cattura dalle prime righe, pone alcuni fondamentali interrogativi, e tiene compagnia sino alla fine.
Il romanzo di una vita, di una crescita, di morti ingiuste, di sbandamenti e dolori, con picchi di autobiografismo e momenti molto lieti, poco splatter, ma tanto mistero, permeato di un'angoscia sottile, che diviene vieppiù claustrofobica e soffocante, fino al climax entusiasmante delle ultime pagine.
L'inizio, con l'infanzia del protagonista, Jamie, nella sua numerosa e colorita famiglia, è la parte che preferisco, perché, come sempre, King riesce a riempirla di incanto, di “magia ai lati”. E anche se, forse, non succede granché dal punto di vista “orrorifico”, te la godi un sacco, e ti sembra di respirare la tua gioventù. Non perché ti siano capitate le stesse cose, o tu sia vissuto in quegli anni, ma perché lo sguardo con cui le vicende vengono narrate, probabilmente è lo stesso che avevamo tutti: innocente e assoluto, propenso alla meraviglia!
Pure il “nemico” di turno non è male, il Reverendo Jacobs, che per certi versi ci sentiamo di comprendere e di giustificare, e a cui per altri siamo legati da un profondo affetto e riconoscenza (sebbene...), e che ugualmente, man mano, ci suscita sempre più ribrezzo, incrinandoci qualcosa dentro.
Mi piace, poi, come tutta la parte centrale del romanzo sia disseminata di “indizi”, riferimenti “neri”... come l'orrore si prepari a poco a poco, e come continui ad affascinarci e incuriosirci con le “statistiche” dei miracolati, che non rivelano, ma insistentemente suggeriscono per poi esplodere nella parte finale, senza deludere...
Anche tutta questa faccenda dell'elettricità è stuzzicante, e poi, naturalmente, le solite frasi sibilline, di grande effetto (la porta coperta di edera con le foglie morte, la Madre e via dicendo)...
Ho apprezzato, poi, l'omaggio a Lovecraft (e non solo a lui: come rivela la dedica, si possono intuire molti altri echi), benché abbia trovato poco convincenti le simil-formiche... Ma pazienza, nel complesso la storia funziona alla grande, i personaggi sono interessanti, ben costruiti, e ci sono ombre e luci piacevolmente alternate, oltre, naturalmente, allo stile magistrale di Stephen King...
Deliziosi, infine, i piccoli ammiccamenti a Joyland e alla Torre Nera (cui comunque, il finale, sembra in parte rimandare) – si vedano i nomi delle Band – e la passione musicale con “la roba che inizia in mi”...
Da leggere.
Per ritrovare il passato e l'innocenza (anche, su un altro piano, del genere horror).
Per affrontare la corruzione dell'animo.

Perché, semplicemente, è una bella avventura.

lunedì 6 aprile 2015

Fantasmagoria pura e iperbolica


IL MAMBO DEGLI ORSI
di Joe R. Lansdale

Forse l'ho già ammesso, forse no, ma, benché siano riconoscibili tre o quattro filoni (western, horror, noir...), alla fin fine i romanzi di Lansdale si somigliano un po' tutti, specie quelli di Hap & Leonard... E dopo che ne hai letto qualcuno di troppo, ti sembra di incappare sempre nella stessa storia con i nomi cambiati e le situazioni invertite...
Allora perché continuo a leggerli?
Perché sono irresistibili!!!
Lo stile è una fantasmagoria pura e iperbolica, i personaggi adorabili e ci sono sempre delle piccole deliziose trovate che ti fanno sganasciare e ti solleticano l'immaginazione...
A questo giro, abbiamo: le formiche natalizie, il Chihuahua asciugato nel forno e orsi che ballano il mambo (in senso figurato)!
Delle bestiole si parla ma non ce n'è traccia (salvo l'odore del cane), in compenso il resto non manca ed in misura abbondante... Tra le altre amenità, in mezzo a risate, humor nero, cinismo, e volgarità, ci prenderemo un sacco di botte (da far male, ma sul serio, tanto che arriveremo a spaventarci e a scoprire le conseguenze della paura), incontreremo uno sceriffo con l'orchite che ci sembrerà in un modo, ma sarà – fantasticamente – in un altro, e, naturalmente, avremo la nostra consueta dose di violenza e grottesco!
Questo, dunque, è un altro romanzo della serie “Hap e Leonard” – non so nemmeno che numero, visto che io li leggo a casaccio – ed un altro dei motivi di interesse sono proprio loro: i protagonisti! Perché, è inutile negarlo, Hap e Leonard sono entusiasmanti e insieme fanno scintille! A tal proposito, per una loro rapida presentazione, rimando al precendente post del 18 aprile 2014 dedicato a “Rumble Tumble”, precisando, tuttavia, che “Il Mambo degli Orsi” è precedente.
Brett, infatti, la fidanzata di Hap, ne “Il Mambo” non c'è ancora, in compenso conosciamo Raul, il ragazzo di Leonard e andiamo incontro ad una parentesi bellissima relativa alla gestione delle relazioni sentimentali e al valore dell'amicizia, che molti mariti – e molte mogli – dovrebbero andare a leggersi...!
E poi, anche per altre ragioni (alle botte ho già accennato) i nostri eroi ci sembreranno più umani e fragili del solito...
Riassumendo: niente di nuovissimo sotto il sole, ma, sicuramente, tanto ritmo, tanto divertimento e un po' di emozioni!

venerdì 3 aprile 2015

Bellissimi e pieni d'amore!!!


TRUDI INSETTI, ANZI IDURT...

 
Vale a dire “Trudi”1 al contrario , intendendo con ciò il suo “lato oscuro” (e il logo è scritto in rosso su sfondo nero)...

Chi l'avrebbe detto?

Io no, anche se da appassionata di insetti e di peluche non avrei potuto desiderare di meglio! Perché, lato oscuro o no, questi cuccioli sono bellissimi e pieni d'amore!!!

Si tratta di una linea pensata per Halloween 2014, ma io l'ho scoperta solo mesi e mesi più tardi, per caso, sbirciando (come mio costume) le vetrine di un bel negozio di giocattoli...

A distanza di tempo, un mio amico, ricordandosi l'episodio, mi ha regalato la mosca!!! Bellissima!!!

Lui, invero, non è proprio della stessa opinione, anzi, mi ha raccontato di aver interpellato il commerciante colmo di vergogna e di aver mentito spiegando che si trattava di un regalo per una sua nipotina piccula piccula...

Eh sì, ha risposto l'uomo... Questi peluches sono davvero ripugnanti... Piacciono solo alle bimbe di tre-quattro anni, vai a sapere perché...

Ma come state? Queste bestiole sono stupende!

E' vero che non hanno occhioni tenerosi e tratti deformati e ingentiliti, ma il crudo (e splendido) realismo degli insetti (e non solo), ma, ehi, sono opere d'arte!!!

Ed infatti, appena sbircerellato il catalogo, ho dovuto comprarmi subito la mantide religiosa (irresistibile), mentre il MPM mi ha promesso che alla prima occasione mi regalerà la vedova nera (già che Pasqua si avvicina, mi premuro di ricordarglielo ;)... Sì perché non ci sono solo insetti, ma pure aracnidi!

Per l'esattezza abbiamo:



  • la mosca (quella della carne, piccola e deliziosa);
  • la mantide (di un verde magnifico, che si infila bene fra i libri, simulando un'arrampicata, perché la zampette sono molto mobili e si possono metter un po' come si vuole);
  • la vedova nera (opportunamente minacciosa con quegli occhietti rossi);
  • la vespa (come insetto non mi attrae granché, ma è realizzata benissimo);
  • il ragno peloso;
  • il ragno saltatore gigante;
  • lo scorpione (davvero carino);
  • lo scarafaggio;
  • la zanzara (che ha pure il pungiglione in evidenza);
  • la zecca,
  • il centipede;
  • la larva;
  • lo scarabeo stercorario (simpaticissimo! Il preferito di Mater!)


Se fossi davvero piccula li vorrei tutti quanti, ma visto che sono ragionevolmente attempata, mi accontenterò di tre... o quattro... o cinque...

Grazie Trudi/Idurt!!!

P.S.

Ho chiamato la mosca Beggina e la mantide Aliènor.

Per la Vedova ho pensato Agata...

1 La famosissima “mamma” di peluche morbidosi e meravigliosi, resistenti e di ottima qualità... No, la Trudi non mi paga, è che ho adottato molti “figli” fabbricati da lei...

giovedì 2 aprile 2015

Coinvolge tutti i sensi

RAGNAROK
di Antonia S. Byatt


Ho sempre adorato i miti norreni, ma leggerli in questo breve e folgorante romanzo, per quanto sotto certi aspetti semplificato, rappresenta un'avventura nuova: lo stile dell'autrice è vivido, dettagliato, lirico e potente, e soprattutto alto e sensuale.
La Byatt non si limita a raccontare, ci fa vivere e sentire, vedere, annusare, coinvolgendo tutti i sensi, rendendo, in una parola, gli dei “reali e finiti” e non più lontane figure dai poteri sovrumani. E non importa che tu già conosca quel che succede: vuoi continuare e continuare a rileggere perché sovente la prosa assurge a poesia e costruisce per te un incanto nuovo e perenne, che ti delizia e irretisce.
E per giunta la Byatt rammenta e intensifica la forza evocativa di queste trame (dove ogni oggetto ha un nome, le parole – le rune – celano potere, la simbologia si acquatta in ogni virgola e i lupi della mente, increati, cercano di divorare il sole e la luna, che fuggono sul loro cocchio, mentre Naglfar, la nave creata dalle unghie dei morti, si profila all'orizzonte, dove sguazzano animali stupendi e mostruosi...), ma al contempo la rende umana, facilitando – e questo ha quasi dell'incredibile – l'immedesimazione...
Grazie anche lo sguardo, innocente, ma critico, della bambina magra, la piccola inglese sfollata che per fuggire al suo presente, consumato dalla guerra (la Seconda Guerra Mondiale), da un rapporto evanescente con la madre e dalla consapevolezza che il padre non tornerà più, si rifugia nei miti... Ma le sue osservazioni non sono infantili, bensì intelligenti e ragionevoli, e spesso aggiungono poesia alla poesia...

Antonia Byatt, nella vignetta del nostro disegnatore

E, dunque, che cos'è il Ragnarok?
La Byatt preferisce la definizione di “crepuscolo degli dei”, a quella più benevola di “fato”, e ne canta la paura e la carica distruttiva, interpretandola come “la fine” della mitologia nordica: in cui i mostri si ribellano, Loki si libera dalle catene, i lupi inghiottono e divorano la luna e il sole, e inizia la guerra contro gli dei... in molti casi destinati alla sconfitta...
E qui scatta il parallelo con la guerra della bambina magra, suggerito, ma non esasperato...
E a questo punto non mi resta che procacciarmi un altro romanzo della Byatt...
Mi attira “Possessione”...

Per chi, invece, volesse approfondire i miti nordici, consiglio l'Edda di Snorri o l'eccezionale volume di Gianna Chiesa Isnardi, “I Miti Nordici”, appunto (che prima o poi recensirò)...

mercoledì 1 aprile 2015

Lo stile da solo non basta

LA SPOSA GIOVANE
di Alessandro Baricco


Prima di comprare questo volumetto mi sono imbattuta in una recensione che ho trovato squisitamente esatta, seppur non riesca a condividerla del tutto. Parafrasandola nel ricordo, suppergiù diceva: “affermerei che Baricco scrive da dio, se il suo odioso autocompiacimento non mi facesse venire i vermi”...
Ebbene, per quanto mi riguarda Baricco scrive davvero da dio.
E, sì, ha l'abitudine di autocompiacersi.
Di indugiare nel virtuosismo sterile senza dire nulla, fermandosi al gesto senza contemplare l'azione.
A volte penso sia questo il suo lato migliore.
A volte lo trovo anche io sinceramente fastidioso, perché, in effetti, finisce per essere discontinuo e persino per annoiare un po'. Dimentica troppo spesso la regola aurea di King (che pure lui, ogni tanto, se ne scorda, ma assai più di rado... uh, a proposito: curiosamente circa a metà romanzo – mi pare – si allude simpaticamente a Shining), quella che recita: “la storia, non colui che la racconta”.
Perché lo stile da solo non basta. Non sempre.
Intendiamoci, la trama de “la sposa giovane” è carina, in alcuni punti bella, con perle sparse che sfolgorano di luce... E' raccontata in modo accattivante, suggestivo, con questi monologhi improvvisi che ti aiutano a mutar prospettiva, e costellata – come sempre – di tocchi surreali, assurdi...
Il punto, però, è che raramente arriva al cuore.
Ci sono alcune brevi stilettate efficaci, però si smarriscono in fretta, fagocitate dalle altre parole meramente ornamentali.
Accade quasi sempre, sì, nei suoi rimanzi, ma di solito non me ne curo.


Alessandro Baricco, visto dal nostro vignettista

In “La sposa giovane”, però, la trama è veramente troppo esile per occupare le pagine che occupa (che, invero, non sono molte, neanche arrivano a 200).
Se il romanzo fosse stato scorciato di, poniamo, sessanta pagine, allora avrei potuto essere più indulgente: Baricco ha tanti difetti, lo so, ma di norma tendo ad ignorarli, a soprassedere, accontentandomi della bellezza delle sue frasi e dei (rari) concetti che esprime (il senso dell'attesa, della morte, il significato delle liturgie dalla famiglia...).
Questa volta, tuttavia, a tratti la lettura inciampa e impiega troppo per ricominciare a scorrere. Non bastano le morbosità o il sesso malato a suscitare interesse. Piuttosto sono elementi che appesantiscono ulteriormente, creando dei mini-shock di nessuna importanza, che subito si archiviano come essenzialmente irrilevanti, se non alla stregua di mezzucci narrativi, e che presto si annullano e nemmeno stupiscono più.
I personaggi sono artificiosi, statici. Decorativi. Senz'anima.
Il giudizio complessivo è comunque positivo, supera la sufficienza, e anzi, ho letto romanzi di Baricco che mi sono piaciuti assai meno, però...
Ecco, sono rimasta lo stesso un po' male.
Forse perché le premesse erano valide, più del solito, e mi sembra siano state sprecate...

Piccola delizia: la copertina è di Tanino Liberatore.

martedì 31 marzo 2015

Alternanza di passato e futuro


ORFANI
di Roberto Recchioni
 
 
Da un po' mi riprometto di parlarne, da un po' rimando... Tanto che ormai la serie si è conclusa, anzi si è “evoluta” in Ringo... Ebbene?

Nel complesso, nonostante l'opera sia di Recchioni (che odio profondamente), non posso dire che mi dispiaccia: sa di videogioco, di già sentito, è tremendemente commerciale, sovente approssimativa (l'ambientazione e il contesto sono appena abbozzati e restano tristemente in superficie), il presunto colpo di scena finale è di un'ovvietà quasi imbarazzante, i dialoghi scontati, i personaggi tagliati col coltello (e proprio non si riesce ad affezionarcisi, seppur ogni tanto risultino almeno simpatici) ma... ehi, il fumetto funziona!

Insomma, è divertente, intrattiene. E non richiede un'altissima soglia di attenzione, non richiede quasi niente, invero, per cui, tutto considerato, è un'ottima lettura da treno, specie quando si è stanchi e col cervello in pappa. Non sono sarcastica, non è un modo contorto per insultare. Dico sul serio: ci sono stati giorni in cui l'ho davvero gradito, e, nonostante le critiche, mi ha dato più di quel che ha preteso.

E, oggettivamente, presenta pure altri lati positivi... intanto non mi dispiace rinunciare alla logorroica verbosità bonelliana per privilegiare azione e fluidità: la storia scorre semplice e rapida (un po' troppo semplice, magari, ma amen, in fondo sono io che sono fuori età) e, alla fin fine, devo ammettere, ogni tanto una battuta azzeccata capita anche... La colorazione, poi, è notevole, davvero un valore aggiunto, e la storia inizia e finisce, non è vulnerata dall'eccessiva ripetitività delle serie infinite in stile Bonelli (di cui, sinceramente, non se ne può davvero più)...

L'elemento migliore, però, è costituito dall'alternanza di passato e futuro (pur non sempre riuscita e, a volte, fastidiosa e piattamente schematica): aumenta la drammaticità, il contrasto, lo spessore di prospettive e protagonisti. Certo, anche questo è un trucco già visto... Ma amen e chi se ne cale. E comunque, in generale, io non amo la linearità. E apprezzo la coralità, la circostanza di avere non solo uno, ma più protagonisti di riferimento... benché Ringo, va beh, spicchi da subito su tutti, oltre ad esere quello meglio caratterizzato.

E difatti è a lui che è dedicato il sequel, “Ringo” appunto (qualitativamente, più o meno allo stesso livello, sebbene mi coinvolga meno: avrei preferito continuare con la faccenda della coralità, che in effetti mi piaceva... O, alla peggio, con un altro protagonista)...

In quanto al “cartone animato”, invece, ho cercato di guardarlo, ma non sono riuscita ad andare oltre i primi dieci minuti: i difetti del fumetto divengono macroscopici, è lento da uccidersi, e.... a livello tecnico è quello che è, presumo che il budget fosse limitato. ...Ma “l'animazione”, per dire, di Watchmen (disponibile su YouTube), realizzato suppergiù con lo stesso sistema, è decisamente più godibile!

lunedì 30 marzo 2015

Un libro violento


IL FINE ULTIMO DELLA CREAZIONE
di Tim Willocks

Tim Willocks mi fa godere.
Sì, perché è uno di quegli autori gastrici che scrivono da dio e non te lo fanno pesare, ed anzi ti fanno sentire le parole mentre ti esplodono in bocca e nel cranio risuonando della pura, stupenda esattezza del loro significare... E, oltre a ciò, Willocks, riesce persino a raccontarti qualcosa, qualcosa che ti gela il sangue nelle vene, che ti scuote e ti tiene incollato alle pagine fino alla fine, risvegliando sensazioni affamate dentro di te, che ti consumano, ti esaltano e che ormai devi saziare...
E tu cerchi lo stesso di centellinarle, le pagine, perché vuoi che durino il più possibile, ma al contempo è imperativo divorarle perché, dannazione, hai bisogno di sapere!
Per quel che mi riguarda, “Il fine ultimo della creazione” è il suo romanzo più bello (tra quelli che ho letto), più intenso, forse perché per me era stato il primo, forse perché avevo già cominciato ad adorarlo mentre Dany me lo raccontava, caldeggiandone l'acquisto, promettendomi che avrei amato i protagonisti, sofferto con loro e vibrato di passione...
E' stato così.
Tim Willocks, nella caricatura del nostro vignettista
Trattasi di un thriller carcerario con personaggi intensi, dai caratteri forti e definiti, situazioni al limite, e un carnevale umano di crudeltà e sopraffazione con le sue regole e le sue follie.
E tra un'efferratezza e l'altra troviamo il tempo di ragionarci su, di elucubrare, di analizzare, di cercare spiegazioni più alte, capaci, magari, di elevarci oltre l'umana miseria... che però è sempre in agguato, sempre presente, pronta a detonare.
E lo fa, quando il Direttore del carcere, Holmes (personaggio che non può non rimanere impresso), abbandona i detenuti al loro destino, fino a che... scoppia la rivolta! Ed è guerra, guerra totale!
Un libro violento, ma soprattutto potente e scritto in modo superlativo.
Ed è vero, in generale, il microcosmo carcerario mi attrae da morire... ma non sono mai stata una gran fan dei thriller.
Questo fa eccezione.

venerdì 27 marzo 2015

Qualche brividello

OCULUS – IL RIFLESSO DEL MALE
di Mike Flanagan
2013


Questa è una pellicola che mi ha delusa ed entusiasmata in egual misura.
Entusiasmata perché nel complesso il film è un buon prodotto: ben realizzato, curato, con alcuni simpatici momenti gore, e con una trama interessante.
Invero, non è originalissima (uno specchio infestato porta alla morte dei genitori e al ricovero in manicomio del figlio. Dieci anni dopo lui e la sorella si propongono di distruggere lo specchio), eppure viene resa tale grazie alla tecnica con cui viene raccontata. Secondo una delle regole non scritte degli horror, per esempio, certi eventi devono esserci mostrati nel prologo... qui invece li vediamo solo alla fine. Alcuni trucchetti di repertorio, poi, sono davvero carini (la mela...) e sta faccenda degli “occhi argentati” è piuttosto d'effetto (anche se, considerato che la storia ruota intorno ad uno specchio maledetto, il titolo “Oculus” non è proprio calzante).
L'elemento più notevole, peraltro, è dato dal montaggio, che presenta molte soluzioni innovative ed inaspettate, ad esempio imponendo la simultanea coesistenza di momenti temporali lontani di dieci anni, sovrapponendoli e alternandoli con maestria.
Interpreti decorosi (anzi, lei – Karen Gillan – mi è piaciuta, per quanto non sia molto espressiva), e, seppure qualche attore in più non ci sarebbe stato male, non se ne sente troppo la mancanza.
Sono rimasta delusa, invece, perché il film proprio non spaventa... e io sono una fifona! Per carità, qualche brividello si accusa, ma nel complesso siamo più vicini ad un thriller un po' splatter che ad un horror, inclusa la seconda parte, quando l'azione si fa più congestionata... Non che l'esito sia noioso, assolutamente, ma quando vedo un horror io voglio urlare a squarciagola o almeno nascondermi per metà film sotto la coperta per il terrore... Peccato!
Altro neo, non determinante, ma che tuttavia fa da corollario al principale, è che manca l'approfondimento degli elementi terrorizzanti della trama... Insomma, sarebbe stato gradito qualche dettaglio in più (anche oscuro e nebuloso, tra il detto e il non detto) sull'origine dello specchio, sulle precedenti vittime, sul perché le loro anime vi restino imprigionate, etc. etc. Qualcosa c'è, ma non soddisfa...
E poi arriviamo alla fine...
Che, di nuovo, mi ha entusiasmata e delusa in ugual misura.
Delusa, perché mi aspettavo qualcosa di più. Magari di geniale. Di sorprendente.

Entusiasmata, perché è stata comunque una colica renale. Pur modesta.

giovedì 26 marzo 2015

Tanti ringraziamenti a tutti


IL SECONDO COMPLEANNO DEL BLOG!!!
 
 
Evvivaaaaaaaaa!!!

E quindi tiriamo le somme, con novità buone ed altre meno buone.

Partiamo dalle dolenti note: la regolarità dei post... Mea culpa, lo so! Siamo partiti con uno al giorno, per poi ridurre ad uno ogni due in occasione delle ferie estive e finendo, in inverno, per saltare direttamente il week-end...

Mi dispiace, ma, già lo dissi, si è reso necessario per la mia sanità mentale.

Naturalmente è possibile che un dì decida di tornare alla vecchia periodicità... Naturalmente quel dì è ipotetico e lontano... A meno che non salti fuori qualche “nuovo” valente collaboratore che decida di occuparsi di qualche rubrica semi-fissa!!! ...Di corteggiare il MPM ho smesso, visto che non ne vuol sapere (anche se, nel momento del bisogno c'è sempre, ed infatti a gennaio lo abbiamo visto rispolverare fugacemente la sua “Posta del Quore”), ma, come direbbe Yoda, il grande Maestro Jedi, “sempre in movimento è il futuro”, perciò non perdiamo le speranze.

Tra le osservazioni positive, invece:



  • sempre più disegni fatti apposta per noi (per cui ringraziamo chi di dovere);
  • Twitter! Che ci riserva un sacco di soddisfazioni, specie quando le case editrici ci citano o ci inseriscono nei preferiti... o magari, addirittura, riceviamo ringraziamenti dagli autori (“Emoziooooone”, come diceva il Tenerone del Drive-in)! A proposito, nota divertente (e blasfema): tra i nostri follower (no, non è che usi il plurale majestatis, ma per molti versi “Sogni di Ragni” è un lavoro di gruppo, visto che ci siamo io, MPM e il nostro illustratore) vantiamo: Dio, Gesù Cristo e San Pietro Paolo... Wow!
  • Numeri: sì, perché abbiamo superato le 85.000 visualizzazioni (contro le oltre 35.000 dell'anno scorso, per cui abbiamo più che raddoppiato); abbiamo conquistato altri 3 premi da Net-Parade (benché dubiti che in futuro ce ne saranno altri); e abbiamo migliorato di brutto il nostro relativo livello: lo scorso anno eravamo a 53, ora siamo a 124! Yuppi!!!


In conclusione, miei adorati deliziolettori, tanti ringraziamenti a tutti e tanti baci, specie a quei pochi gatti che mi commentano, qui, su Fb, o anche di persona, ai prodi votanti, e a tutti coloro che si attivano per sostenermi o per “rendermi possibile”!

E quindi, come sempre, il grazie più speciale di tutti va al Mio Perfido (e spesso sospirante) Marito, che in più mi sopporta pure di persona (e non sempre è facile, lo so)!

Baci a tutti e ottamondosità (che non sono insulti ma cose sparse carine)!



Otta!!!

mercoledì 25 marzo 2015

Quanta maledetta figaggine!!!


IL PARADISO PERDUTO
di John Milton
 
 
Forse non sarà il mio poema epico preferito (impossibile battere Dante nel mio cuore), ma è di sicuro quello con il protagonista che più di tutti amo: Lucifero, l'Angelo Ribelle...

E l'orgoglio sarà pure un peccato, ma... quanta maledetta figaggine!!!

Lo so, Milton si rivolterebbe nella tomba a sentire parlare così (il suo scopo, dopo tutto, non era esaltare lo dimonio, ma la Provvidenza), ma io che ci faccio se Satana è carismatico e seducente mentre Dio è un odioso tiranno?

Solo una misera mortale sono! E adoro William Blake, che a riguardo ha diverse opinioni succose (tra gli altri capolavori, ci ha regalato il bellissimo poema “Milton”), argute, e magari un pelino reazionarie (o no?)... Per tacere del fatto che tutta la mia “personale mitologia narrativa” trae l'ispirazione principale proprio da “il Paradiso Perduto”...

Perduto due volte, oltretutto, prima da Satanasso e poi – l'Eden – da Adamo...

La trama, infatti, è essenzialmente doppia: da un lato, la storia di Satana, appunto, già sconfitto in seguito alla ribellione a Dio, fomentata dall'invidia verso Adamo (e ci credo: perché il più bello fra gli angeli dovrebbe inchinarsi dinnanzi ad un misero uomo appena creato?) e, dall'altro lato, la caduta di Adamo stesso e di Eva, e proprio ad opera di Satana che brama vendetta...

Per essere un poema epico del 1600, devo dire che le parti “noiose” sono molto poche, quelle esaltanti invece... quasi tutte!
 
John Milton nella caricatura del nostro vignettista

Interessante anche la reinterpretazione di Milton riguardo a svariate vicende (ad esempio, il motivo che porta Adamo a mangiare la mela... non proprio quello “classico” o l'evoluzione della “vera” dannazione di Lucifero) e, soprattutto, la ribaltabilità dei concetti di Bene e Male... E qui fioccano le interpretazioni e le riflessioni, cui rimando, perché come spesso ribadisco, io sono solo una lettrice autodidatta e avida, non una critica, e per giunta ho letto l'opera in tempi ormai remoti... Garantito, però, che c'è da leccarsi i baffi, perché ogni verità espressa è multiforme e foriera di svariate implicazioni e di dilemmi etici, religiosi, psicologici e persino storici...

Per il resto, sempre da mera lettrice, ricordo le meraviglie riferite alla costruzione della trama, alle simpatiche trovate che ogni tanto fanno capolino (Satana abita in un palazzo che si chiama Pandemonio...), all'eroismo “preromantico” alla base di molte decisioni difficili e irte di conseguenze, e alla stessa reinterpretazione di Adamo ed Eva (nonostante il solito maschilismo di fondo, ma siamo quasi quattro secoli fa, possiamo scusarlo) che hanno scoperto il sesso già prima di papparsi la mela.

Infine, come dicevo in apertura, c'è l'immensa, dannata figaggine di Satana, che quando propugna che è meglio regnare all'Inferno che servire in Paradiso, ci dà lo sballo supremo... Sebbene Neil Gaiman (mi pare in “Sandman, La stagione delle nebbie”), a riguardo, ci offrirà un punto di vista diverso...

martedì 24 marzo 2015

Tavole da lasciare a bocca aperta


I FIGLI DI PROMETEO
di Sandoval, Tarragona, Garcia, Henscher, Herzet
 
 
L'ho già detto e ripetuto, la Mitologia è una delle mie passioni principali. Non necessariamente quella greca, che comunque di sicuro è tra le più affascinanti, e non necessariamente quella classica... nel senso che adoro rivisitazioni, reinterpretazioni e rimaneggiamenti... E pure sapere che fine hanno fatto (o stanno per fare) gli dei ai giorni nostri... Ed ecco il motivo principale per cui, quando ho notato il volume in oggetto tra gli scaffali della mia fumetteria, ho dovuto per forza acquistarlo, pur temendo che si riducesse alla solita banale variazione sul tema...

E per fortuna, perché, mitologia o no, questa è un'opera davvero stuzzicante e, sì, persino originale!

Mi piacciono i disegni, plastici e sfumati, con tavole da lasciare a bocca aperta, e la trama di fondo, con questo implacabile e impietoso “cacciatore di dei”, Thymos, che, per oscuri motivi in odor di vendetta, dà la caccia ai membri del Pantheon di Zeus trovando modi gustosi per “fregarli” (già nelle prime pagine vediamo come viene infilzato Poseidone)...

Siamo, dunque, in epoca attuale, nessuno venera più i poveri Olimpi, che, peraltro, in generale, poveri non sono, anzi se la passerebbero piuttosto bene se non fosse per la minaccia incombente)...

Sinceramente, apprezzo come sono stati reinterpretati i superstiti (sì, c'è chi è già perito... e ritroviamo la sua testa in una bella vetrinetta), in modo talvolta ironico e arguto, a volte solo “modernizzato”, ma sempre nel rispetto di qualità e attributi, che li rende immediatamente riconoscibili (Dioniso e Ade sono fantastici!), e trovo assai suggestiva l'idea che parecchi disastri storici (ad esempio Chernobyl) siano ad essi collegati... Mi diletto con riferimenti e strizzate d'occhi, ed ad essere aggiornata su ciò che è accaduto “nel mezzo”, tra l'ultimo mito e ora... Certo, si dirà, fin qui nulla di troppo innovativo... insomma, Alan Moore e Neil Gaiman docet, ad esempio...

Ma le caratterizzazioni sono peculiari, con idiosincrasie ben definite e suscettibili di ulteriori approfondimenti, piene di promesse ed in particolare suscettibili di acquisire maggior spessore nel corso della serie... E comunque, per dire, di norma gli eroi (Perseo, Giasone, Ercole, etc.) vengono trascurati, qui invece li vediamo simpaticamente riorganizzati tipo mercenari... Sono irresistibili!

E anche la trama vera è propria sembra pronta a prendere più direzioni, senza doversi appiattire su un'unica linea narrativa...

Certo, al momento è disponibile solo il primo volume, “Riunione di Famiglia”, ma è decisamente allettante e quindi sto già agonizzando in attesa dei successivi...

lunedì 23 marzo 2015

Una sorpresa da sbalordimento


PAURA
di Stefan Zweig
 
 
...essenzialmente quella di essere scoperta: di veder crollare la tua vita, di perdere i figli e la reputazione... E tutto per una scappatella con un pianista di cui in fondo nemmeno ti importa!

Questo è il dramma che deve affrontare la fatua protagonista, Irene Wagner, irritante gattamorta della buona borghesia viennese degli anni '20... La detestiamo fin dalle prime righe, per quanto è vacua e pavida, ma al contempo è così disastrosamete patetica da suscitarci pietà e quindi seguiamo con partecipazione le sue peripezie...

C'è infatti una vecchia volgare e malefica che la ricatta e che, anzi, presto comincerà a tormentarla (e lei è già una paranoica naturale, vigliacca e debolina)...

Tutto qui?

Naturalmente no.

Intanto c'è il colpo di scena finale: di per sé non è eccezionale, non per i tempi attuali, e probabilmente lo intuiamo abbastanza in fretta, ma all'epoca della pubblicazione magari sì, magari era una sorpresa da sbalordimento... E, comunque, anche adesso, un minimo di godimento ce lo dà... Almeno per l'ironia che sottende.

I pregi veri, peraltro, sono altri due, che ora comincio a riconoscere come tipici di questo particolarissimo autore.

Innanzitutto il magistrale approfondimento psicologico: Zweig ci permette di scendere nel profondo dell'anima di Irene, di scrutarla minuziosamente, di scandagliarla, assaporandone la discesa nel terrore e i temporanei, illusori, sollievi, fino a darci un senso di angoscia, di claustrofobia, nonostante la brama che a tratti abbiamo di prendere la protagonista a sberle. E magari di tirarle pure una secchiata d'acqua fredda (e sporca), possibilmente mentre sfoggia un cappellino nuovo (non che la vecchia laida ci garbi di più...).

In secondo luogo, la prosa del suo autore: puntuale, elegante, descrittiva, ma non ridondante, dagli accenti desueti, vintage, persino, ed al contempo scorrevole e fluida.

E poi, se vogliamo, il personaggio del marito... che resta parzialmente sullo sfondo, ma che, poveretto, proprio non si meriterebbe una moglie così...

venerdì 20 marzo 2015

Un romanzo che graffia


IL BAMBINO CHE SOGNAVA LA FINE DEL MONDO
di Antonio Scurati


Il titolo è bellissimo, ma non allude ad un'opera horror o fantascientifica: il tema centrale, infatti, riguarda la pedofilia (o il Male, se vogliamo), ed è di ustionante attualità... Invero, siamo a metà tra un romanzo, un saggio ed un'inchiesta, con articoli di giornale che ogni tanto fanno da intermezzo... Eppure le descrizioni sono altamente evocative, tanto che spesso mi è parso di intuire echi leopardiani – ad esempio – opportunamente parafrasati...

Quello che ci viene presentato, dunque, è uno scorcio possibile, relativo alle conseguenze e implicazioni di una serie di abusi perpetrati ai danni di bambini dell'asilo in quel di Bergamo.

Ma è davvero così o è il clima da caccia alle streghe ad aver ingenerato il panico? Ad aver creato mostri inesistenti ingigantendo e snaturando la realtà? E quanto è degradata e sordida quella in cui viviamo?

Ci sono parallelismi, rimandi, richiami... E molte sono le accuse che finiscono nel mirino.

Il punto è che si tratta di questioni così delicate che non ci sentiamo di sottovalutarle, perché, davvero, dopo certi avvenimenti il mondo per un bambino può finire...

Oscilliamo dunque fra vari convincimenti, subito smentiti e ritrattati, alla ricerca della verità e attraverso svariate prospettive, che spesso, però, si contraddicono...

Abbiamo modo di riflettere e di mettere tutto in discussione (inclusi noi), vagolando nel dubbio e nell'incertezza...

Certo, non è un romanzo di intrattenimento, questo, pur ingentilito dallo stile. E' un romanzo che graffia, opprime e fa pensare, percorso da psicosi e ansie. E che ha i toni accesi della denuncia sociale, che analizza, che esamina, che giudica.

Antonio Scurati visto dal nostro vignettista


L'idea è indubbiamente interessante. L'unico neo (ma forse è voluto) è che il coinvolgimento emotivo – al di là di quello inevitabilmente determinato dall'argomento – è assai limitato. Non partecipiamo delle vicende dei protagonisti, semplicemente li seguiamo come seguiremmo una cronaca. Che sentiamo come vera, reale, a tratti confusa (non è un difetto: rispecchia il nostro modo di essere). Ma troppo distante. Perché segretamente e irrazionalmente siamo sempre convinti che questi fatti non tocchino noi, ma qualcun altro. Di lontano, remoto. Di sconosciuto.

Peccato.

Perché l'opera sarebbe stata probabilmente più efficace (e più facile) se avesse puntato di più sull'immedesimazione.

Nel complessso, comunque, l'ho letta volentieri e l'ho trovata stimolante.

Da leggere, anche solo per formarsi un'opinione.

giovedì 19 marzo 2015

La vita va così..

IL PRIMO ANNO DI MATRIMONIO DI WILLIAM WALKER
(a horror story)

di Matt Rudd


Non è un romanzo horror, eppure lo è: disperato e leggero, romanticocinico, autobiografico q.b. – per quanto inventato – divertente, e, sovente, foriero di preziosi consigli, nonostante la squisita (e a volte un po' eccessiva... eppure no) tendenza al delirio.
Il paragone con Bridget Jones sorge spontaneo, e se così non fosse viene comunque suggerito dalla copertina. In effetti gli elementi comuni non sono pochi: la narrazione diaristica, l'umorismo british, con picchi di assurdo, gli efficaci tempi comici (non siamo al livello eccelso della Fielding, ma nemmeno ne siamo lontani, anzi, in alcuni punti trattenere il sorriso è impossibile!), la professione del protagonista... solo che, finalmente, abbiamo il punto di vista di un masculo!
Non di uno particolarmente virile, va bene, ma chi li vuole, poi, quelli veramente virili? Il modello William Walker (intellettualoide, un po' schizzato, simpatico, premuroso, tenero e autoironico, con qualche momento di svergognata e goffa idiozia) è decisamente meglio!
In più, altra differenza rispetto a Bridget, William non è disperatamente single, ma felicemente sposato con l'amore della sua vita! Solo che non saranno ugualmente tutte rose e fiori quelle cui la coppietta andrà incontro!
Un po' perché, semplicemente, la vita va così... Un po' per sfiga, un po' perché il nostro ha “un problema con la gestione della rabbia” (ma non l'avremmo anche noi, al suo posto?), un po' perché... eh, ma qui svelo il colpo di scena finale!
Di cui, sinceramente, non c'era bisogno.
Non perché dia fastidio (tutto considerato ci sta, e spiega molte bizzarrie... e quella surrealtà esagerata che sovente fa capolino si amalgama bene col buffo contesto di fondo e crea un climax niente male, legato soprattutto alla “storia contenitore”), ma perché il libro si reggeva lo stesso e meravigliosamente sulle semplici sventure della quotidianità, che sono quelle di ognuno di noi, in fondo, e di cui è sempre bello poter ridere con qualcun altro!
Lo stile, poi, è delizioso, talvolta lapidario, talvolta impreziosito da amene digressioni (che, se opportunamente filtrate, possono persino rivelarsi utili: ai maschietti quanto alle femminucce). Non sempre le condivido e alcune mi sembrano addirittura folli... ma poi mi guardo attorno, e capisco che non è esattamente così...
C'è qualche calo di tensione ogni tanto, ma perdonabile, e poi forse dipende dal fatto che ho letto tutto di seguito, da brava ingorda!
Carinissimi anche i disegni stilizzati all'inizio di ogni capitolo, e le citazioni d'apertura...
E la conclusione, in fin dei conti, non è nemmeno così disperata come lasciava presagire il sottotitolo! Per fortuna, perché c'è stato un momento in cui ho pensato che la tensione mi uccidesse per la brama di sapere!

Curiosità: pare ci sia pure un seguito... Che mi propongo senz'altro di leggere!

mercoledì 18 marzo 2015

Una storia breve e semplice


UOMINI E TOPI
di John Steinbeck
E qual è la differenza tra gli uni e gli altri?
A volte nessuna... perché i sogni, i progetti di entrambi, sono piccoli e improbabili e comunque destinati ad infrangersi contro la realtà, che, purtroppo, sarà sempre più grande di loro...
Siamo di fronte ad una storia breve e semplice, tragicamente amara e dolorosamente metaforica, che ci toccherà per il suo lirismo e la sua intensità, per i suoi personaggi ingenui e innocenti, riempiendoci di significato.
Conosciamo dunque Lennie e George, due braccianti in cerca di lavoro nell'America rurale post '29: il primo un dolcissimo e sensibile ritardato mentale, costretto in un corpo enorme, dalla forza spropositata, che lui non sa controllare e che, nei suoi slanci d'affetto e di tenerezza, lo porta ad uccidere involontariamente gli animaletti che coccola... Il secondo, cui è legato da profonda amicizia, riflessivo e consapevole della miseria umana, lo indirizza e protegge, soprattutto da se stesso... Fino a che le circostanze non lo obbligano a prendere una decisione coraggiosa e crudele...
John Steinbeck, ritratto dal nostro vignettista

La storia è notevole, attraversata dalla fatica e dalla bellezza (che ci vengono mostrate, ma non descritte, come soltanto i grandi Scrittori sanno fare), ma è l'inevitabile finale che ci toglie il fiato: non solo perché è commovente e fa male, ma anche perché è “vero”, poiché esprime, in poche sintetiche sequenze, molte verità, difficili da ammettere, ma sempre brucianti... Perché è anticonvenzionale, inaspettato, in quanto ribalta i valori che abbiamo sempre coltivato, credendoli assoluti, e ci offre nuove regole, che, per quanto possano striderci a certi livelli, non possiamo che riconoscere come giuste e persino pietose...
Un romanzo che si legge in un'ora, dallo stile essenziale e privo di manierismi, ma che offre argomenti di cui discutere per una vita intera... E che anche quando ci sprofonda nella più nera solitudine, sembra in qualche modo illuminarci, riuscendo ad essere, al contempo, pieno d'amore...