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mercoledì 5 gennaio 2022

Una narrazione dalle risonanze magnetiche

 I DUE VOLTI DELL'ISOLA

di @majla_fadda

Un brevissimo romanzo di formazione, che di primo acchito può apparire come una favola moderna, semplice, godibile e un po' didascalica, ma che in realtà è molto più di questo, incentrata com'è su misteri e allegorie dal fascino remoto, che sanno di mito, di fiaba e di qualcosa di più sottile, arcano e impalpabile, capace di far leva sui topoi narrativi classici per dare corpo ad una narrazione dalle risonanze magnetiche e non sempre immediate, che riaffiorano alla mente di chi legge una volta che l'avventura dei protagonisti si è conclusa, in un fiorire di possibilità ermeneutiche mai univoche.

Ciò che ho apprezzato di più, al di là degli insegnamenti etici ed esperienziali che se ne possono ricavare e dalla piacevolezza cristallina della prosa, delicata ed assertiva insieme, e resa più snella dai dialoghi, è l'atmosfera magica che avvolge l'isola e finisce col permeare lo stato d'animo del lettore: financo le verità più scontate divengono ambigue ed incerte, almeno per un istante, e vanno comprese a fondo per uscire dall'isola. Ma senza pressioni, senza opprimere, con una dolcezza infinita che ha il potere di rasserenare e generare positività.

Ci sono, in ultimo, alcune digressioni – come quella relativa a Madeleine – che ho trovato particolarmente poetiche e suggestive e che contribuiscono ad impreziosire l'opera, specie nella parte finale. 

Grande Majla, continua così!

Nessuno viene dimenticato

 CRONACHE DI UN VAMPIRO – LA BATTAGLIA DI MEZZANOTTE

di Giovanni Di Rosa

(su Ig @giovannidirosa_writer)

Concludiamo alla grande, in un climax epico ed avvincente, la trilogia vampirica di Giovanni Di Rosa, che riesce a sigillare con precisione tutti i filoni narrativi intrapresi e moltiplicatisi, nel corso della vicenda, in una coralità complessa e variegata (tra umani, vampiri, vampiri ribelli e sciamani filovampiri e non), degna di un grande romanziere.

L'ultimo tomo, infatti, assai meno meditativo dei precedenti – ma non per questo dotato di meno spessore – privilegia azione e combattimenti ed è tutto teso, come si evince dal titolo, ai meravigliosi fasti della battaglia finale. 

La scrittura, sempre più matura e raffinata, è tesa, adrenalinica, vigorosa, innervata tanto sugli stati emotivi dei personaggi, ben caratterizzati ed indagati a fondo, quanto sugli scoppi di brutalità improvvisa, dall'efficacia plastica e dalla potenza cinematografica, dando luogo, con squisita naturalezza, alla figura retorica dell'ipotiposi. Non solo visiva, ma persino “mentale”. 

Nessuno viene dimenticato, neppure i comprimari, mentre la dimensione narrativa resta umana persino in rapporto alle creature della notte: il loro sentire, lungi dall'essere freddo e distaccato, è passionale, emotivo, ed al contempo credibile e ricco di sfumature. 

Un romanzo emozionante, che scorre impetuoso e fluido come un fiume di sangue, ma senza limitarsi alla faciloneria istrionica dello splatter, ed anzi offrendo al lettore motivi di riflessione e la forza dei sentimenti.

Intimismo, sensibilità e buon gusto

 ALLE CORDE

di @leandroconticelestini

Dai, smettetela di fissare il pacco di Tristan. Sì, esatto, il bel figliolo vestito in pelle di tigre. Lo so, che è figo, lo so che la cover è provocante. Ma smettetela.

È vero, qui non si parla solo di wrestling: il romanzo è un erotico soft. Le scene esplicite ci sono, fatte di intimismo, sensibilità e buon gusto, ma anche di passione, di dettagli chirurgici... di sesso libero e selvaggio, con la “S” maiuscola. Che ho apprezzato e trovato dilettevole.

Ma se vi dico di smettere di fissare il pacco è perché, nonostante tutto, ciò sarebbe tremendamente riduttivo. A dispetto dell'etichetta, infatti, questo è in primis un romanzo di formazione di qualità eccelsa, impregnato di atmosfere dolci e nostalgiche (siamo a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80), con dei personaggi stupendi, splendidi e luminosi nella loro genuina tridimensionalità, e così veri da rendere impossibile non amarli: Tristan, con la sua freschezza e la sua innocenza, ma anche determinazione; il Coach, saggio e ponderato, ma dal sentire impetuoso, con Johnny a completare il terzetto, rendendolo magico e speciale, unico e scintillante.

E adoro la narrazione in seconda persona, rarissima e coinvolgente, e la naturalezza con cui periodicamente si passa al diario del Coach, per sottolineare meglio uno stato d'animo, un punto di vista, per cristallizzare un istante o approfondire una situazione.

La trama è imprevedibile, sebbene segua un andamento cronologico, con salti temporali efficaci, piazzati al momento giusto, ed incredibili sono i combattimenti, dall'esito mai scontato, e in cui respiriamo tutto: tensione, eccitazione, fatica... Ma anche il brivido feroce del sangue. Diamine, non è facile riuscire a far esaltare così tanto il lettore per un incontro scritto. Eppure è questo che succede: epicità pura. E mentre leggi stringi le pagine tra le dita, fin quasi a stropicciarle, per incitare Tristan, Cuore di Tigre. Per essere al suo fianco. Non vincerà sempre. Ma quando lo farà, sarà grandioso!

Dite la verità: gli state ancora fissandogli il pacco, vero? Avete capito qualcosa di quello che ho scritto?

lunedì 29 novembre 2021

Un percorso di maturazione

MI CHIAMO JUDIE E QUESTA È LA MIA STORIA

di @lucielareen

Una storia che sembra una fiaba, con tutta la potenza e la soavità dei suoi tòpoi, opportunamente attualizzati, però, in base alle nostre esigenze: c'è la Principessa, nei modi e nell'aspetto – poco importa che Judie non sia una fanciulla in fiore, ma una vedova, con una figlia, è senz'altro una Principessa, solo più posata e interessante  –, c'è la cattiva, elegante e siliconata, e c'è il Principe Azzurro, un medico dal cuore gentile, ma dai molti segreti... 

E se pure la trama si dipanerà in meandri non sempre prevedibili, le cose finiranno per andare esattamente come noi vogliamo, ricompensando i patemi subiti con la misura esatta di amore che ci serve per lenirli, lasciandoci una sensazione di pienezza e di soddisfazione.

E, tuttavia, si badi: non saranno sentimentalismi fini a se stessi il motore dell'azione, piuttosto un percorso di maturazione e confronto interiori, alimentato da riflessioni e dalla crescita personale.

Il romanzo è breve, fresco, avvincente, sostenuto da una prosa semplice, ma molto accurata, soprattutto per il frasario chirurgico, che sovente trasforma la narrazione, rilassante e profonda, punteggiata di grazia, in perentoria e assertiva, con una naturalezza che sa di incantesimo e di affabulazione. 

L'elemento che più ho apprezzato, però – al di là della splendida caratterizzazione dei personaggi, ed in particolare dei moti dell'animo della protagonista – è che l'opera... “fa compagnia” e conforta. E non è da tutte. Letteralmente, è capace di divorare la solitudine di una serata di pioggia costellata di ansie lavorative più di una tisana bollente. 

Fantastica Judie, fantastica Lucie!

Una trilogia magmatica

 I 17 MONDI – IL CAPITANO

di @alessandra.r.alexander

Primo capitolo di una trilogia, che promette di essere corposa, magmatica e straordinariamente densa di dettagli, in cui l'autrice, lungi da creare un'opera, ha dato vita, semmai, ad un intero sistema stellare (o ad una vera e propria “mitologia”, se vogliamo), con leggi, tradizioni, mentalità peculiari, una folta e variegata umanità, e complessi interessi politici che cozzano tra loro, tra complotti e alleanze precarie. 

E se la matrice è classicamente fantascientifica, e a tratti quasi “fumettosa”, non mancano gli elementi di originalità, che spesso colpiscono non solo per la forza inventiva, ma, soprattutto, per le implicazioni concettuali e per le riflessioni estremamente affascinanti che possono scatenare (l'Ajna su tutte, capace di sconfiggere definitivamente le malattie, ma anche di essere strumentalizzata per scopi improbi)...

Le idee non mancano, quindi, ed anzi, sono così tante che si affastellano e finiscono per ipercondensarsi, dando luogo ad una ricchezza di trame, tecnologie e personaggi davvero mirabile.   

Il consiglio, però, è di concentrarsi e prestare attenzione, perché non si tratta di un romanzo di mero intrattenimento: la lettura, irta di temi e di intrecci, può spiazzare, per tacere delle molteplici, e a volte ardite, commistioni di generi (spionaggio, fantapolitica, persino una punta sottilissima di erotismo e un po' di romance, che, per una volta ho apprezzato come diversivo rispetto agli intrighi più cerebrali), nonché degli scrupolosi approfondimenti psicologici, a livello sociale ed individuale. I personaggi, dunque, specie i principali, non potranno che suscitare profonde reazioni emotive, di antipatia o di simpatia, ma certamente non lasceranno indifferenti... (per la cronaca, Elisabeth mi sta sull'anima, nonostante un po' mi attragga, mentre adoro il Generale Cohen).

A quando il secondo volume?

domenica 10 ottobre 2021

Evocativo e onirico

 TRA I PETALI DI UNA ROSA

di Rosa Balzano (Su Ig @arbi.rb)

Splendida e sofisticata raccolta poetica, la cui delicata polisemicità è evidente sin dal titolo... E così il gusto per la parola, che è sempre preziosa, ricercata, e che gioca con assonanze ed allitterazioni, con una musicalità leggera e dolce, ma mai a scapito del contenuto. 

Evocativo, onirico, ma spesso pieno di forza. Di saggezza. 

Che appare come un percorso di maturazione interiore, di armoniosa ricerca, fatta di immagini ed epifanie, di sogni, di desideri, ma anche di consapevolezza, che a poco a poco si scopre di acquisire mentre si legge, uscendone arricchiti e colmi di sé, del proprio essere umani e “fortemente sententi”. 

A volte addirittura basta un unico componimento per rimanere inebriati (quanto ho apprezzato “Quando smetto di sognare”!).

La fruizione è immediata, semplice, anche per chi non è avvezzo alla poesia come linguaggio. Ma l'opera non si esaurisce ad un primo piano di lettura. Al contrario, più la si rilegge, più se ne avvertono la profondità, l'impeto e la determinazione sottesi. Che sanno di incantesimo, per quanto sono potenti.

È un'antologia breve, molto curata, persino sul piano estetico, con le pagine decorate, tra spirali e rose, e un'ottima impostazione grafica. 

Bella da avere, da sfogliare, e stupenda da regalare. Chi non vorrebbe ricevere una raccolta così? Magari accompagnata da una rosa?

lunedì 13 settembre 2021

La dolcezza materna di un'onda

 DIVENIRE (VENTO)

di Tiziana Stasi

(Su Ig @tizianastasi)

Mai titolo è stato più azzeccato.

Perché è questo l'effetto che fanno le poesie di Tiziana al lettore: lo trasformano in vento. Sono ariose e ricamate nella libertà, non illusorie, ma vere, fatte di fuoco e di acqua, di sogni, di imperativi, ma anche di sprazzi epici, evocative, potenti, con lampi apocalittici fusi ad immagini celestiali (“Il mare rintoccò la sua magnetica melodia/ e il cielo cadde sopra le tenebre”).

E mentre le leggi ti senti cambiare, evolvere. Senti che i tuoi lacci si sciolgono e avverti l'esistenza, che ti percuote e conforta, e ti lascia attonita e non più tu, ma natura, forza primordiale, movimento e vertigine. E la sensazione è davvero quella di volare. Di divenire vento. Di esserlo. Perché avverti l'espansione, l'impeto, la natura e l'umanità. E per un attimo pensi di poter rinunciare al tuo individualismo per compenetrarle... Ma poi la folata si acquieta e tu ritorni a te stesso, inebriato, cullato dalla dolcezza materna di un'onda, di un'eco, di un riflesso. Cambiato per sempre, e di nuovo tu. Ma più saggio. Più consapevole.

Di solito non leggo le poesie a voce alta: è troppo intenso e mi fa male. Ma questa silloge l'ho declamata tutta, da sola, l'ultimo giorno d'estate (che per me è il 31 agosto). E anche se piangevo come una fontana (per questo di norma non le leggo a voce alta), mi sono sentita crescere e vivificare.

PS

La mia preferita è “Il mio essere”.

Sublime.

Intelligente e confortante

 IL CANZONIERE DI TONINO

di Mikonos Saban

(Su Ig @bassano_monica)

Non è un libro, è un'esperienza.

Fatta di attimi in progressione, di saggezza, di riflessioni, cristallizzate, ma vive, di emozioni e tranquillità, un po' romanzo e un po' poesia, altamente coinvolgente, personale, leggibile in qualsiasi ordine o direzione, benché ne abbia una precisa, che ci conduce lontano (da Mondello a Parigi), ma è dolcemente centripeta e alla fine ci riporta a noi stessi. 

Per farci decollare di nuovo. 

E ho amato questo mix stilistico, che ci aiuta a soffermarci sui singoli istanti, a cambiare angolazione, e a guardare tutto con occhi più veri, più attenti, dandoci il tempo di cui non sappiamo di avere bisogno, ma che ci serve per leggere e per respirare. 

Forse per questo il volume riesce ad infondere una così meravigliosa serenità, che è di una qualità particolare, non immota, ma composta, al suo interno, di un continuo brulicare. Vivace, argentino, umanissimo e denso. Persino nelle sue sfumature più cupe, perché in qualche modo l'autrice ce le fa accettare, in quanto parte dell'esistenza, fatta di scelte e di fortuna... 

Nel suo scrivere senza confini, in quest'atmosfera indefinita e avvolgente – come è la vita in cui tutto si mescola, nel bene e nel male – Monica Bassano ci offre un bilancio finale che è positivo, ma non in modo stucchevole, bensì onesto e franco, improntato al buon senso, grazie all'amore, alla maturazione personale, e all'apprendimento. 

Un'opera profonda, ben scritta, intelligente e confortante.

Che non si può non amare, perché arriva dritta al cuore.

Genuino e prezioso

 IL PUGILE CHIACCHIERONE

de  @ilcampioneomaggio

Un romanzo breve e leggero, che intrattiene, incuriosisce, e regala, se non grasse risate, senza dubbio molti sorrisi, attimi di piacevolezza, e persino alcuni momenti di riflessione su argomenti che vanno dalle responsabilità in amore sino al politically correct (questione, questa, che ho apprezzato particolarmente, e che è raro avere la possibilità di affrontare in ambito narrativo, specie in un'opera di esordio)... 

Certo, qualche passaggio è leggermente irritante (ma le rose, insegna il Piccolo Principe, di solito lo sono, anche se conosco almeno un'eccezione...), e comunque poi diventa chiaro il perché dovesse essere esattamente così, finendo, tra l'altro, la circostanza per aggiungere valore extra alla trama, in quanto occasione di crescita e di confronto, e non mero escamotage.

Il romanzo, infatti, pur atteggiandosi a libro comico, è soprattutto un volume di formazione – e come tale assai più genuino e prezioso –, riuscendo, alla fin fine, nel miracolo di farci amare il suo protagonista... Lo devo ammettere: il nostro pugile romantico in principio non mi era simpaticissimo (troppo pieno di sé e più fastidioso che arguto), ma man mano ha proceduto a spogliarsi delle sovrastrutture, rivelando un cuore buono e ingenuo e diverse fragilità, è diventato più autentico, più vero, e mi ha costretta ad osservarlo con sguardo benevolo, e addirittura a parteggiare per lui... Non tanto al provino – che comunque è una partenza accattivante, originale e ricca di freschezza – quanto al match nella palestra, che mi ha coinvolta completamente, spinta “a crederci” ed emozionata!!!

E se pensate che la fine sia troppo buonista e vagamente stucchevole... vi do ragione, ma non la cambierei in nulla. Perché ci vogliono storie che finiscono così. Ci vogliono, eccome.

giovedì 1 luglio 2021

Uno sguardo disincantato sul mondo

 FERVORE

di Giulia Coppa

Guardate la copertina.

Da una parte un'immagine legata alla bellezza, dall'altra un'immagine legata alla morte. 

La stessa, ribaltata, in tutti i sensi in cui può esserlo (passiamo dai melograni, noto simbolo di abbondanza, ai teschi, tanto per dire).

Poi il sottotitolo: “Sull'ironia e l'imprevedibilità”.

Questo, in effetti, il senso del libro: un'antologia composta di sei racconti fra i generi più svariati, completamente diversi fra loro, ma solo in apparenza. 

In realtà in comune hanno questo: che quando iniziano sembrano una cosa, spesso piacevole, sofisticata, femminile e ricca d'atmosfera, ma quando finiscono ci accorgiamo che invece siamo scivolati in un'altra, più fosca e feroce, perturbante, sovente amara, che non ci saremmo aspettati. Non all'improvviso, ma in modo rapido e naturale, che ci lascia ancora più basiti.

Per cui, sì, questi racconti sono imprevedibili. 

La bellezza è spesso legata all'omicidio.

La morte è fredda, cinica, e un po' sorride. 

E c'è dell'ironia, sottile e pungente, che si affaccia appena sotto il primo livello di lettura.

Il libro è breve, stimolante, vanta un'ottima caratterizzazione dei protagonisti, ed è sostenuto da una prosa impetuosa, semplice e raffinata, con giusto qualche minima sbavatura ogni tanto (lo preciso solo perché l'autrice è giovanissima, talentuosa, e mi emoziona pensare a come crescerà stilisticamente nei prossimi anni).

Di lei ho già avuto il piacere di leggere le splendide poesie di “Prime luci del mondo”, ma so che ha già diversi volumi all'attivo. Adoro chi non si ferma al primo libro... Adoro chi ha questo sguardo disincantato sul mondo, ma è ugualmente capace di coinvolgimento e fascinazione.

Racconto preferito: “La frutta del destino”. Cattivissimo.

lunedì 7 giugno 2021

Una carrellata di colpi di scena

 LA FARFALLA CON LE ALI DI CRISTALLO

di Demetrio Verbaro

Romanzo di avventura, che veleggia tra passato (1520) e futuro (2043), e punta con precisione chirurgica all'intrattenimento più splendente, vantando qualche buona idea e qualche idea ottima.

Paradossalmente, nel complesso non è originalissimo – a tratti mi ha ricordato un po' Indiana Jones IV, a tratti alcune puntate di Black Mirror –, ma l'amalgama è scintillante, e anche se il libro ha un incedere vagamente schematico, ciò non guasta il piacere della lettura, anzi, lo accresce, risultando in qualche modo più rassicurante, più affidabile, e maggiormente godibile, perché il lettore può abbandonarvisi completamente, senza paura di essere tradito o deluso. 

La struttura, infatti, è solida, tra il videoludico e il cinematografico, ed esaltata da uno stile essenziale, ma efficace e descrittivo nei punti giusti, così da creare una bella atmosfera, e, allo stesso tempo, di non stancare. Leggerlo, quindi, è un piacere, specie se si vuole staccare un po' la spina, mentre il tasso di interesse e di curiosità rimangono alti in ogni pagina, senza scemare mai.   

C'è, forse, verso la fine, qualche difficoltà a livello di “sospensione dell'incredulità”, ma appena ci badiamo, perché, lungi dal compromettere i pregi dell'opera, contribuisce a renderla affascinante e ricca di spunti di riflessione, e persino più frizzante. Inoltre, il romanzo ha l'indiscusso merito di osare, specie mentre si avvia alla conclusione, regalandoci una carrellata di colpi di scena, di cui alcuni davvero inaspettati.

Sotto svariati aspetti la storia è attualissima, e con qualche commistione fantascientifica, che si fa apprezzare... Per tacere dell'Easter egg di pagina 137. Non svelo in che cosa consiste, sappiate solo che ho riso di gusto! E sorrido ancora adesso, a ripensarci...

Nell'abisso

 AL LIMITE DEL SOGNO

di Carlotta Amerio

Inizia quasi come un fantasy, con una studentessa universitaria, la sua routine, i suoi amici e dei sogni misteriosi... Poi somiglia sempre di più ad un horror, con qualche strizzata d'occhio a Freddy Krueger, ed infine svela se stesso, diventando vero, terribilmente, più di quanto mi sarei aspettata. I temi affrontati, infatti, sono importantissimi, reali, e dal sapore sempre più amaro e concreto (pedofilia, droga, prostituzione). 

Ma non spaventatevi, questo libro non distrugge la speranza, cerca solo di renderci più consapevoli e, forse, più attenti a noi stessi e agli altri.

Il romanzo è imperfetto: alcuni sviluppi sono troppo rapidi, non sufficientemente giustificati sotto il profilo psicologico, con qualche piccolo salto logico, specie nella seconda parte...  

Eppure... 

Eppure ne ho amato l'asciuttezza architettonica, l'assenza di fronzoli e lo stile colloquiale e diretto. Così come ho adorato la narrazione in prima persona, fresca, pulita, levigata, più improntata ai fatti che agli stati d'animo, che, in questo modo, dato il contesto, anziché risultare frustrante ed emotivamente fastidiosa, se non addirittura claustrofobica, come sarebbe stato naturale, si è invece rivelata tenerissima ed ingenua, tanto che non mi ha indotta a puntare il dito contro la protagonista, che in teoria se lo sarebbe meritato, ma mi ha costretta, mio malgrado, ad immedesimarmi e ad affezionarmi a lei, seguendone con partecipazione le vicende.   

Per quanto si scendesse nell'abisso, infatti, leggere non è mai diventato spiacevole, e la voglia di andare avanti è sempre stata preponderante rispetto al disagio che il romanzo cerca di trasmettere.       

Quindi, sì, è imperfetto... Ma sono contenta che lo sia.

Un insolito sapore speziato

 I DUE MONDI

di Magali Albonico

Una fiaba dolcissima, con creature fantastiche e sovrannaturali, che, tuttavia, ha un sapore insolito, speziato, più orientale che occidentale, e che più volte mi ha fatto pensare ad un manga... 

Per il protagonista, Aki, una futura Volpe a Nove Code, tipica della tradizione giapponese, meravigliosamente caratterizzata, in tutti i suoi dubbi e in tutte le sue esitazioni; 

Per il mix, riuscitissimo, di generi (fantasy, azione, romanticismo, e una puntina di horror), che si rinnova di continuo, senza cambiare registro, rimanendo sempre fedele a se stesso; 

Per lo stile, attento, particolareggiato, ma in modo sobrio, e punteggiato di struggimento... In modo sottile, sapiente, che emoziona e avvolge, ma senza trascurare l'incalzare degli eventi, che spesso si fanno improvvisamente concitati. 

Per quanto estremamente semplici, le frasi non sono meramente funzionali, ma spesso rilucono di bellezza, e questo non è da tutti. 

La storia, poi, fonde elementi classici ed originalità, attinge al folklore, ma resta giovane e mantiene viva l'esuberanza narrativa, che fa rima con armonia, ritmo ed equilibrio...      

Infine, una menzione speciale per i disegni: il volume è illustrato e le tavole sono incantevoli, in bianco e nero, ma con un sacco di sfumature, con un tratto che, di nuovo, ricorda molto i manga. Da vedere.

lunedì 24 maggio 2021

La scoperta di sé

 VARIAZIONE 

di Roberta Capriglione

(su Instagram @rcapriglione_autrice) 

Un romanzo di rinascita, che ti arriva subito al cuore, e ti salva, anche se la tua vita ti piace esattamente com'è, insegnandoti il valore di un sorriso, di una parola gentile, nonché l'importanza della fiducia in se stessi e nei propri sogni.

Sembrano concetti scontati in un libro, quasi ovvi, ma non lo sono quando si scontrano con la realtà.

Ed è proprio questo il punto: qui nella realtà ci siamo, immersi fino al collo... In quella di Viola, quarantenne schiacciata dalla sua stessa quotidianità, dal grigiume e dall'insoddisfazione in cui lei ha lasciato che si appiattissero i suoi sogni di gioventù, senza legami veri e soddisfacenti, senza ambizioni... Fino a che non le giunge uno strano invito direttamente dal passato. Da un suo compagno di Liceo, Stefano, strambo quanto interessante, che non vede da oltre vent'anni.

Può sembrare un romance, ma è narrativa. 

Lo è per come analizza gli stati d'animo della protagonista, perché è più improntato alla scoperta di sé che al romanticismo, per la squisita e ordinaria quotidianità di cui è intriso, che non sa di favoletta posticcia, e per come rifiuta di dare in pasto al lettore quello che sotto sotto – per quanto gli scocci ammetterlo – il lettore vorrebbe...

Se mi è piaciuto?

Sì, parecchio.

Mi ha intrattenuta, fatto riflettere, e... spinta a parlare da sola... Sì, perché mentre lo leggevo mi capitava di interrompermi per questionare con Viola! Che è una brava ragazza, intendiamoci, ma così viva che non potevo esimermi da darle la mia opinione ogni volta che prendeva una decisione o elaborava un pensiero. Come se fosse una mia amica. Una di quelle che ogni tanto hanno bisogno di una tirata d'orecchie.

Ottimo per l'intrattenimento, ottimo per il confronto con se stessi, che automaticamente instilla. 

E per le porte che, premurosamente, apre per noi.

Un saggio filosofico

 LA FUGA DEGLI DEI

di Chiara Gianni Ardic

(su Instagram @mamma_bookita) 

Mito, matriarcato e immagine in Ludwing Klages.

Che io manco sapevo chi fosse.

Né conoscevo Bachofen, Reventlow o Schuler.

Solo Stefan George, e giusto di nome.

Ma sono felice di aver rimediato, almeno un po'.

Ho amato questo saggio: la sua prospettiva femminista e la capacità di rivoluzionarla, nei miei stessi modi di intenderla, a partire dal concetto di maternità, che a me è sempre parsa una gran fregatura da evitare come la peste, e questo nonostante adori i bambini (ma solo degli altri), e che qui, invece, assume tutt'altra fascinosa prospettiva. Ho amato Bachofen, la storia dei poeti Cosmici, e ancora di più l'interpretazione del mito di Ulisse e delle Sirene nella versione kafkiana (da brivido)... 

Certo, ogni due per tre dovevo cercarmi qualcosa su Wikipedia (un nome, una corrente artistica..), e di sicuro per una cosa che ho afferrato me ne sono sfuggite tre. Ma è stato un godimento leggerlo, altamente stimolante! Pieno di tesi, interrogativi, di antitesi e ribaltamenti... Foriero di un sacco di spunti, di curiosità. Di veli di Maya da scostare. 

È un saggio filosofico, ma si legge come un romanzo, grazie allo stile diretto e categorico dell'autrice, che va subito al sodo e incentiva il lettore permettendogli di concentrarsi esclusivamente sui contenuti. 

Che sono tanti, ricchi, non troppo sfruttati, ma meravigliosi da scoprire, non solo intellettualmente, ma sotto il profilo umano. Perché ti senti più vivo mentre ti fai guidare nei loro meandri, avverti l'incanto e la sacralità, senti la bellezza scorrerti attorno e ti sembra che il mondo sia più nouminoso, più prismatico. 

E come ogni volume di pregio, quando l'hai finito ti dà ancora di più, per tutto quello che ti risveglia dentro. Perché non è solo un libro, ma un'esperienza!

Grazie mille, Chiara!

La tizianità

 SCINTILLE DI UN'ALTRA ESISTENZA 

di T. C. White

(su Instagram @t.c.white) 

C'è una cosa che ho imparato su Instagram, ed è che se la persona che ha scritto il libro mi piace, inevitabilmente mi piace il suo libro – qualunque genere sia –, per tutto quello che ci vedo riflesso di lei. È una regola senza eccezioni, perché un autore in un libro mette se stesso. 

E Tiziana... be' mi piace da morire (in realtà varrebbe anche solo la pena raccontare come ci siamo conosciute perché è stato fantastico, lei è stata fantastica, e ogni volta che ci penso mi viene da sorridere fantasticamente...), quindi cambia poco che abbia scritto un romance, perché l'ho adorato.

Adorato, sì.

Che poi... è proprio un romance?

C'è una punta di storico, una di frizzante erotismo, ma soprattutto... di fisica quantistica. 

Fisica quantistica, già. 

Perfettamente amalgamata alla trama, ma essenziale per giustificare certe dinamiche comportamentali, che, diversamente, troverei in contrasto con il mio stesso essere, ma che così, invece, sono una bomba!!! Logiche, inoppugnabili, geniali. E meravigliosamente sconcertanti per quanto diventano naturali una volta svelato l'arcano. 

In effetti, quella alla base è un'idea che mi ha entusiasmata non poco e che è il punto di forza del libro... Uno dei tre.

Gli altri due sono la “tizianità” e lo stile. 

Che è fresco e lineare, scorrevole, rilassante, ma di una contezza micidiale, in cui ogni aggettivo contribuisce a creare un'atmosfera fiabesca, ma ancorata alla realtà, e che pure è molto di più. Sul momento non te ne accorgi nemmeno, perché è semplice e insinuante, e ti sembra un romanzo come gli altri. Ma poi vorresti durasse per sempre. E la lettura è così agevole e fluida che sono riuscita a terminarlo benché sia un eBook – il primo della mia vita – perché ad ogni riga dicevo a me stessa: dai, ancora una... Una sola. Che poi diventava la successiva.

E poi, sì, c'è la “tizianità”. 

Non saprei in che altro modo definire questo mix di luce e di dolcezza, di positività estrema, di panteismo e universalità, che prima permea la storia e poi permea te, rischiarandoti dall'interno. Non che non succedano cose brutte... Succedono, e vengono chiamate col loro nome. Ma vengono affrontate in un modo che comunque riesce a trasmettere forza, coraggio e felicità... Che restano. A prescindere da come finiscono, anche mentre tutto è nero. E sanno di trascendenza.      

Insomma, Tiziana mia... Voglio il cartaceo. Lo so che al momento non esiste, ma ti prego, fammelo! Ormai questo libro non è solo tuo, è un pezzetto di me, e lo voglio di carta! Per favore!!!