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venerdì 14 giugno 2013

Dicevo così, tanto per sfogarmi....


NUTELLATEMI (non potendo sperare di essere tutelata)

  • sclero occasionale dovuto al malumore -



In stazione, ore 8:15

Io: - Mi scusi, di quanto è in ritardo il treno delle 8:07 per Ventimiglia?

Addetto alla biglietteria: - Il treno delle 8:07 è puntuale.

Io: - Non può essere puntuale, è già in ritardo di 8 minuti!

Addetto: - Ah! E' vero! Un momento che lo annuncio... Vada pure, lo annuncio...

Io: - Non può dirmelo, già che sono qui?

Addetto: - No, no... Lo annuncio...

Annuncio: IL TRENO DELLE ORE 8:07 PER VENTIMIGLIA E' IN RITARDO DI 40 MINUTI...

Olè!!!



In Posta...

Addetta alla Posta: - Signora, quando vuole che arrivi la sua raccomandata? Domani o la settimana prossima, se va bene?

Anziana signora: - Bah... Non è urgente...

Addetta alla Posta: - Ma non è meglio domani?

Anziana signora: - Mah... Sì, d'accordo... Se si può...

Addetta alla Posta: - Si può! Basta che mi compili la raccomandata 1 invece di quella normale!

Anziana signora: - Va bene...

Io: - Signora, lo sa che la raccomandata 1 costa circa 5,00 Euro di più di quella normale?

Anziana Signora: No... Non lo sapevo! Allora voglio l'altra!



Sono due cosette piccole e non troppo significanti (la seconda un po' meno piccola e un po' meno insignificante), ma oggi mi sono svegliata male (insonnia) e ho bisogno di sfogarmi un po'...

So che avevo detto che la realtà è bandita da qui (nella “Presentazione”, mi pare), ma ho detto anche che “le Otte fanno quello che vogliono”, e in genere amano contraddirsi...

Oggi le Otte (l'unico esemplare presente) hanno il dentino avvelenato.

E dato che “il mondo è male”... Mi dedico al pessimismo cosmico!

Mu, la verità è che ci sono tante cose che non vanno bene e di fronte alle quali mi sento impotente e divento nervosilla, per cui l'unica reazione possibile è ingoiare... O scriverne... Questo avevo pensato un paio d'anni fa, dinanzi all'ennesimo disguido di Trenitalia... Avevo il biglietto di un Intercity (ore 14:00?) da Genova Principe ad Alassio e mi stavo recando sul binario... Sul tabellone è apparsa la scritta “15 minuti di ritardo” riferita al mio treno, così ho pensato di fare un salto alla toilette perché ero prossima all'incontinenza e... Sorpresa! L'Intercity è partito! Sul cartellone avevano sbagliato!

Sono andata subito a reclamare e mi è stato risposto che l'errore è stato prontamente fatto oggetto di annuncio... Colpa mia, quindi: nessun rimborso! Già, peccato che l'annuncio non si sentisse dov'ero, con il caos che c'era! Arrivava appena un brusio sconnesso! Immagino fosse colpa mia anche di quello...

Ovviamente ho dovuto aspettare un'ora e più per il treno successivo... Ovviamente il treno successivo era un regionale che faceva tutte le fermate...

Ovviamente ho dovuto rifare il biglietto a mie spese...



Quando sono rientrata ad Alassio, il MPM mi ha suggerito di fare un Blog e di chiamarlo “Nutellatemi”, appunto...

Considerato che prendo spesso il treno, il materiale non mi sarebbe mancato... Per tacere di quel che mi capita di vedere “sul luogo di lavoro”...

Va mu, dicevo così, tanto per sfogarmi.

Fondamentalmente sono una nichilista, ecco perché ho lasciato perdere l'idea di “Nutellatemi”.

E per evitare qualche allegra denuncia (non si sa mai)...

E perché poi rifletto sulla Res Publica (nell'accezione più ampia possibile) e mi viene il mal di pancia... Perché le scematine con il treno e con la Posta sono scematine, appunto... Ma se Dante fosse nostro contemporaneo e vivesse in Italia non saprebbe chi apostrofare, altro che invettive su Firenze!

Come diceva Giovanni Verga: “il mare è amaro, e il marinaio muore in mare...”

giovedì 13 giugno 2013

Una vera delizia!


MARS ATTACKS!

1996



Citazioni e omaggi gustosissimi ai film di fantascienza anni cinquanta, un cast di stelle (Jack Nicholson, Annette Bening, Glenn Close, Natalie Portman, Michael J. Fox, Pierce Brosnan, Sarah Jessica Parker, Danny DeVito, Tom Jones, Martin Short, Pam Grier, Jack Black... e magari ne ho pure scordato qualcuna!), effetti speciali, ma soprattutto... Gli alieni più perfidi, malvagi, burloni, e spassosi che abbiate mai visto!!!

Una vera delizia!

Magari fingono di commuoversi al vostro accorato discorso sulla fratellanza universale, vi abbracciano, vi confortano. E poi vi uccidono ridacchiandovi in faccia!

Come si può non amarli?

Così espressivi e sadichelli? Così crudeli e buffosi?

La trama è semplicissima: i marziani ci invadono e si dilettano a sterminarci con una certa creatività, illudendoci in principio che sono venuti in pace, e poi, dopo un bel massacro, illudendoci ancora un po'... Trama semplicissima, dicevo, ma frastagliata, perché deve seguire le vicissitudini dei molteplici protagonisti – uno più particolare dell'altro, capaci di riservare curiose sorprese... o di morire sul più bello! – che si intrecciano e si complicano, ma che alla fine approdano sempre a qualcosa... o da qualche parte.

Un film surreale, scherzoso, caustico, ricco di humor nero, bizzarrie e gag godibilissime e mai scontate, che segna il trionfo dei cosiddetti “perdenti”/ “sfigati” e fa sbellicare.

Una satira divertentissima, che abbonda di immaginazione macabra e spara su tutti (o li minimizza e spiaccica) senza riguardi, senza esitazioni. Con un sorrisetto beffardo e tanti baci.

Divinamente politicamente scorretta, con gusto e allegria.

E che alla fine ti lascia un pizzico di tenerezza e un sottile rimpianto.

Davvero, davvero, davvero carino!!!

Imperdibile!

mercoledì 12 giugno 2013

King è uno scrittore e punto.


STEPHEN KING

 

 

Gli hanno appiccicato l'etichetta di autore horror, ma sovente gli sta stretta, e comunque quando – dopo aver sapientemente preparato l'atmosfera per il gran finale e aumentato la tensione al massimo – King all'orrore ci arriva davvero, spesso perde mordente, talvolta scadendo nel banale o nel già sentito... Pur senza lasciarti mai davvero l'amaro in bocca.

No, la verità è che King è uno scrittore e punto.

Poliedrico, eccentrico, con una predilezione per il fantastico, ma che si diverte a mettersi alla prova cimentandosi un po' in tutto (saggi e teatro compresi) per il gusto, io credo, di sfidarsi da solo. E di superarsi.

Un grande scrittore, quindi, capace di toccare i temi più vari e di avvincerti in qualunque trama. Non per la vicenda in sé, per quanto possa essere stimolante – e di solito la sia –, ma per come te la racconta, per come ti ipnotizza, ti coinvolge, seduce...

Spesso vanta degli ottimi spunti iniziali, idee argute ed originali, che riesce a sviluppare con maestria, spingendoti all'interno della storia e lasciandoti con essa, sinché questa, che ti entra dentro e ti percorre tutto il corpo, non diventa parte di te, accompagnandoti sino alla sua conclusione, rimanendo però nel tuo cuore anche dopo l'ultima pagina, in un piccolo spazio speciale tutto per lei.

I suoi maggiori pregi, però, sono la capacità di costruire bellissimi personaggi, sempre diversi e straordinariamente umani (che a volte quasi ci presenta come vecchi amici, o come parti di noi stessi), di cui esplora l'interiorità “mostrandocela in diretta”, nello svolgersi di pensieri e ragionamenti, anziché limitandosi a descriverla tradizionalmente... Di creare mitologie – personali o cosmologiche – affascinanti e variegate, credibilissime, dense di particolari, e persino veri e propri linguaggi, suggestivi, esatti, colmi di echi... E la scrittura, naturalmente: perfetta! Non si limita a toccare il contorno delle cose (o delle persone, o dei rapporti fra essi), ma le penetra e ne individua l'essenza, spesso permettendoci di intuirne la magia che sapevamo esserci, ma che non riuscivamo a vedere (magnifici i momenti che dedica all'infanzia e all'adolescenza)... E l'ironia, poi, che fa capolino ad ogni battito di ciglia e sogghigna tra sé, tra una riga e l'altra, ma senza essere troppo invadente, ed anzi accompagnandoci, regalando nuove risonanze, stemperando (o accrescendo) la tensione! Uno stile accurato, attento, ma rapido e incalzante, spesso dal taglio quasi cinematografico, nonostante il vasto numero di particolari che dispensa. E che rendono la trama più plausibile, più vera, anche se magari si basa su presupposti fantastici...

Difetti?

Nelle opere degli ultimi anni a tratti si scorge un certo autocompiacimento nella sua scrittura, un certo virtuosismo un po' forzato. Ma perdonabile, certo.

E poi, l'ho già evidenziato, King non è un visionario, ma ormai se n'è accorto e si sta regolando di conseguenza: se i suoi romanzi si leggono in ordine cronologico è possibile vedere un'evoluzione, una crescita in lui. Non punta più al “colpo di scena finale”, ma ad una costruzione della trama più metodica, più misurata, che finisce col dipanarsi in modo più naturale, senza voler a tutti costi stupire, e talvolta – paradossalmente – creando cliffhanger più decisi, più ansiogeni. Più belli.

King non è Clive Barker: non ha quel tipo di immaginazione che può travolgerti spalancando una porta sulla tua mente mostrandoti che cosa sogni mentre stai dormendo, quelle notti nere in cui al mattino non ricordi nulla...

No.

In compenso ha quel tipo di immaginazione che permette di edificare universi interi, micro e macrocosmi, che però richiedono, per farlo, che si proceda a piccoli passi, tassello a tassello, come nella realizzazione di un mosaico.

Tra le sue opere più incredibili (a molte delle quali sicuramente in futuro dedicherò un post specifico e su cui, pertanto, ora non mi soffermo) segnalo, ad esempio: “L'ombra dello Scorpione”, “It” (nonostante il finale), l'insuperabile eptalogia de “La Torre Nera” (cui ogni suo romanzo, o quasi, è collegato), “La lunga marcia”, “Il Talismano” e “Cuori in Atlantide”.

Tra le più deludenti (in qualche caso addirittura brutte): “Le creature del buio”, “Buick 8”, “L'acchiappasogni”e “La tempesta del secolo”.
 
 
Personalmente, ho letto tutto ciò che ha pubblicato in Italia (iniziando con “Carrie”, in terza Media), per cui sottolineo a ragion veduta che, nonostante la notoria prolificità di questo autore, King non è uno di quelli che ripropone sempre la stessa ricetta... Fra le sue opere ci sono molti collegamenti, ma anche una notevole varietà di tematiche e di accenti.

Sia lode al Re!

martedì 11 giugno 2013

Uno splendido ritratto di donna...


LA MENNULARA
di Simonetta Agnello Hornby





Siamo in Sicilia, negli anni ’60.

Il Romanzo si apre con la morte della protagonista, Maria Rosaria Inzerillo, detta “la Mennulara” poiché in gioventù si era adoperata come raccoglitrice di mandorle.

Poi è diventata domestica della famiglia Alfallipe di cui ha amministrato il patrimonio, ma non solo… Perché si tratta di una donna misteriosa, piena di segreti, riservata ma coraggiosa, con un particolare senso dell’umorismo e della giustizia.

Una donna capace di suscitare sentimenti contrastanti, semplice quanto complessa, dura e appassionata, di cui a poco a poco, tramite flashback ben orchestrati, scopriamo le risorse, le cicatrici, le intenzioni… E che non finisce mai di stupirci, che ammiriamo e che ci affascina… Benché non sia bellissima, né colta, seppur a suo modo lo sia… Ma soprattutto che è dura, fiera, onesta, intelligente, volitiva, enigmatica e fedele a se stessa.

Uno splendido ritratto di donna, quindi, delineato a piccoli brani, tramite frammenti e punti di vista divergenti, ma anche uno spaccato sulla realtà della Sicilia del passato, con tutte le sue contraddizioni e sfumature…

Un romanzo avvincente, polifonico, aspro, ma con un retrogusto dolcissimo…

Una storia di sottomissione e di riscatto, di obbedienza e devozione, di principi ben radicati e di dedizione assoluta…

E poi uno sguardo sulla famiglia Alfallipe, misera nella sua “nobiltà”, volgare e squallidamente avida, senza creanza (riuscitissima, se pur quasi macchiettistica, la scena della posta), che stride, quasi, al confronto con la sua meravigliosa e discreta domestica…

Scritto con sapori dimenticati, con atmosfere spoglie ma dense di incanti, originale e forte, eppure, delicatissimo.

lunedì 10 giugno 2013

Beddissimi...


BIGLIETTI DA VISITA!!!!!!!!





Yeeeeee!!!! Sono arrivati!

In anticipo, anche, perché erano previsti per il 14, invece sono giunti venerdì scorso... Mon amour ne ha già dato un anticipo sulla pagina mirror di Facebook (ogni tanto mi “ruba” i Post), ma qui aggiungo dettagli scabrosi...

No, scabrosi no.

Peccato.

Però Yeeeeee!!!!

Lo so, mi entusiasmo per poco, ma sono beddissimi! Eccoli qua:




Metterli insieme è stato un parto: io e la tecnologia abbiamo un rapporto dialettico e tendiamo a litigare!

Il design del biglietto era da realizzare su Internet, e – non so come – il prodotto finito mi si è cancellato tre volte… Alla fine ho dovuto interpellare il MPM, che si è prestato (come sempre) ad occuparsi dell’ambito tecnico… E a criticare: «Ci metti troppa roba, troppe rumente, troppi ragni... Verrà un impiastro!» Uomo di poca fede (ma dall'indiscusso talento informatico)!

Bisogna riconoscerlo, però, il MPM è anche meritevole di alcune censure salvifiche… Tipo: «Guarda che l'indirizzo è “blogspot” non “spotblog”» ...Ops!!!

Ad ogni modo...

il disegno di sfondo si intitola: “Il compleanno” (le bestiole ritratte, infatti, stanno recandosi ad una festa) ed è made in Ottamondo...

Non ha alcun nesso con my blog, salvo forse l'atmosfera di delirio... Ma, tra quelli che ho provato, era l'unico disegno che desse la possibilità alle scritte sopra di essere lette (non ho neanche preso in considerazione di usare uno degli sfondi a disposizione dalla ditta dei biglietti... Troppo “non miei”!!!).

Purtroppo l'immagine ha dovuto essere un po' tagliuzzata, ma pazienza, va bene così!



(Ecco l'originale)



C'è chi ha criticato perché le scritte non si capiscono (in effetti, ho sempre privilegiato la bellezza alla funzionalità)… ma io ho trovato un rimedio! Con i biglietti mi hanno mandato anche il timbro, quindi lo imprimo dietro e fatto!!!

Nessuno può lamentarsi.

Omaggi!!!

P.S.

Il 19 giugno esce su Amazon “Tentativi bizzarri di vita normale”!!! (a 99 centesimi in versione eBook) Bau!

domenica 9 giugno 2013

Deliziosamente e lussuriosamente splatter...


GRINDHOUSE - PLANET TERROR

2007



Puro, delirante, incommensurabile spasso!

Un’ode al B-movie (come rivela la formula “Grindhouse”, allusione alle sale dalla doppia programmazione che puntano all’intrattenimento spicciolo di filmacci semiartigianali), e che al contempo è una presa in giro del genere, e anche di se stesso (con “salti della pellicola” in corrispondenza di momenti topici), ma capace di innalzarsi oltre l’adrenalina, oltre la tensione, oltre le risate e l’horror… Oltre tutto! Portandoci nell’assurdo di una trama senza troppa coerenza, ma con una confezione perfetta: non puro virtuosismo, ma soprattutto sconfinato e ardente godimento senza limiti!

Legato al tarantiniano e gustosissimo “Deathproof – a prova di morte”, risulta però meno manieristico, meno verboso, e assai più divertente!

Un divertimento da brividi, però: deliziosamente e lussuriosamente splatter e con accenti grotteschi, ricchi di humor nero.
 

Mi è piaciuto tutto: dai protagonisti (le fanciulle, soprattutto) ai comprimari, dagli attori ai dialoghi, dalla trama agli effettacci! Sorprendente! …Per il ruolo di Bruce Willis, per la fine di certi personaggi, per alcune attese disattese, per i geniali colpi di scena, per l’azione a ripetizione, per il trionfo di sangue e violenza creativi e ammiccanti! Non arriva all’iperbolica “tamarrosità” di “Machete”, di cui peraltro include l’allora “falso” trailer, però, wow!, Rodriguez ci ha dato dentro di brutto!

E ha realizzato un capolavoro di intrattenimento e amena truculenza che non si fa mancare niente, neppure le citazioni e le strizzate d’occhio (“Donne in gabbia!!!” diretta allusione all’omonimo filone WIP: Women in Prison, sottoprodotto dei film exploitation1), mescolando i generi in modo magistrale, rivitalizzandoli, divenendone apoteosi, creando l’impossibile!

Fantasiosissimo!

E… non importa quante volte riguardi il film, ti tiene sempre incollato alla poltrona!

1 Genere cinematografico americanissimo che punta sul mero intrattenimento basic, a scapito della qualità, offrendo dosi massicce di sesso e violenza, e che, a seconda del sottogenere di appartenenza, ha come “sottofondo” (a mero titolo di esempio) le arti marziali, le donne in gabbia, dei nazistoni cattivissimi, le suore bramose di iniezioni di carne cruda di tipo non alimentare… Per approfondire il tema consiglio la mirabile e appetitosissima guida “La piccola cineteca degli orrori. Tutti i film che i fratelli Lumière non avrebbero mai voluto vedere” a cura di M. Gomarasca e D. Pulici. A tratti può essere un po’ disgustosa, ma nel complesso è spumeggiante e dilettevole e mi ha davvero appassionata! Certo, alcuni miei amici sono rimasti sconvolti anche solo sfogliandola… Corredata di foto!

sabato 8 giugno 2013

Un mondo che sembra fatto di violenza, ma che non lo è...


I RAGAZZI DELLA 56ma STRADA
di S.E. Hinton





Non ho visto il film, ma il romanzo da cui è stato tratto è davvero intenso.

Parla di amicizia e di coraggio, e tocca temi quali il disagio e le bande giovanili, la lotta di classe e la solidarietà, in un mondo che sembra fatto di violenza, ma che non lo è: perché nasconde tanta ricchezza dietro, e motivazioni profonde, da entrambe le parti. Senza manicheismo. Piuttosto solitudine e insicurezza.

Siamo in America, negli anni sessanta... La realtà di Ponyboy, il nostro protagonista, un adolescente con la passione per i cinema e per la lettura, è diviso in due categorie, rappresentative di tutto quanto e in perenne lotta fra loro: Socials – bianchi, ricchi e privilegiati – e Greaser – poveri e senza prospettive, cui lui, naturalmente appartiene.

Bande in cui ragazzi abbandonati a sé stessi e ed etichettati come perdenti da una società che li rifiuta e disprezza possono ritrovare la loro identità e con cui sostituire quella famiglia che hanno perso o che è stata loro negata.

O in cui, nel caso dei Socs, è possibile dimenticare l'indifferenza dei genitori, che pensano di comprare loro cose belle come surrogato dell'amore.

Bande fatte di violenza, certo, di regole dure. Perché questo sembra l'unico linguaggio con cui poter riuscire a comunicare, con cui affermare sé stessi.

Ma solo in rapporto con l'esterno.

Perché all'interno, nel gruppo, ci sono affetto e solidarietà. Ci si sostiene a vicenda. Ci si aiuta, difende, protegge.

E ci si aggrappa con tutte le forze l'uno all'altro perché al di là di questo non si ha nulla, e nulla è importante.

E così ci si incontra e ci si scontra in un eterno balletto, che qui resta sullo sfondo, suggerito, fino a che tutto culmina in un episodio drammatico, coinvolgendo i due ragazzini più indifesi dei Greaser, i più innocenti, incontaminati. E tra una pausa, una fuga e una riflessione, l'episodio si ingigantirà e avrà risonanze peggiori, senza soluzione. Ma che offriranno un riscatto sociale, in qualche modo. Una speranza.

Per permetterci di capire che, alla fin fine, tra le due bande non c'è tutta questa differenza.

Può apparire un messaggio scontato, ma non lo è, e non sembra neppure “buonista” nel contesto: perché i personaggi sono autentici e il percorso che hanno intrapreso è stato difficile, doloroso, con troppe rinunce. Ma coerente, e in qualche modo consapevole, e la conclusione cui approdano, affrontata con semplicità e stupore, risulta quindi essere naturale e non banalmente preconfezionata.

Anzi, sotto certi aspetti rende gli accadimenti che si sono susseguiti ancora più tragici.

Personaggi bellissimi, ricchi di pathos e umanità. Ben definiti, ma complessi, vivi, non macchiettistici.

Uno stile asciutto, senza fronzoli, che ti prende da subito, che ti cattura perché ti spinge nella mente del protagonista e ti fa percepire il mondo con i suoi occhi, con la sua testa. Scanzonato, fanciullesco, eppure conscio, saggio, lucido.

Efficacissimo.

venerdì 7 giugno 2013

Dialoghi: brillanti, incisivi, infarciti di citazioni...


Y, L'ULTIMO UOMO
di Brian K. Vaughan





Una graphic novel appassionantissima, con colpi di scena pazzeschi e ben calibrati, uno spunto insolito sviluppato con maestria, ma soprattutto personaggi – primi fra tutti il protagonista, Yorick – simpaticissimi, autoironici, ma realistici e consci della situazione ansiogena in cui si trovano.

Quando Yorick mi ha irrimediabilmente conquistata?

Appena ha descritto il rapporto con la sorella Hero (e già il fatto che il padre abbia scelto per i figli nomi tratti dalle opere di Shakespeare è un punto a suo favore), dicendo (suppergiù) che sono affiatati come Luke e Leila (si veda “Star Wars”), ma senza il bacio con la lingua! Come non si può amare tanta deliziosa “nerditudine”?

La verità è che Yorick è un ragazzotto sui vent'anni, romantico, ingenuo. aspirante prestigiatore e un po' imbranatello... ma ha anche un sacco di risorse, uno spiccato senso dell'umorismo, un gran cuore, sensibilità, e una scimmia cappuccina, Ampersand, che si rivelerà determinante sotto molti profili, incluso quello di... supporto psicologico! La faccenda in cui si trova il nostro protagonista, infatti, è bella problematica, perché lui è nientemeno che l'ultimo uomo sulla terra!

Siamo nel 2002, un'allegra epidemia ha ucciso tutti i maschi, poppanti inclusi, tutti tranne Yorick, si ignora il perché... Dunque? Dunque restano solo le donne, impossibilitate, tra l'altro, a riprodursi (ma nell'imminenza ci sono altre priorità), e... si scatena l'inferno! La popolazione mondiale è stata dimezzata, ciascuna ha perso importanti figure di riferimento (padre, marito, fratello), ma è dura poter fare i conti con il proprio dolore perché mancano cibo, telecomunicazioni, sicurezza: ci sono disordini ovunque, disastri di varia natura, si creano gruppi di fanatiche, di predatrici, bisogna guardarsi da tutte... Specie se si è l'ultimo maschietto: c'è chi vuole ucciderti, chi vuole sfruttarti come una cavia da laboratorio, chi semplicemente brama accoppiarsi con te... mentre a Yorick interessa solo ritrovare la sua ragazza, che però si trova in Australia, all'altro capo del mondo... Ma ci sono altre questioncelle di cui occuparsi prima, per il bene dell'umanità, e visto che, tra le altre cose, anche i trasporti sono k.o., bisogna mettersi in viaggio, per lo più a piedi...

Yorick, nonostante non sia proprio un ragazzo alfa, si destreggia in ogni situazione (più o meno), rivelandoci una morale ineccepibile, e spesso facendoci una tenerezza totale... Sovente riuscendo a scamparsela solo grazie all'aiuto di 355, una pratica e “very cazzut” agente governativa cui è stata affidata la sua protezione e che, caratterialmente, è completamente diversa da lui per valori ed atteggiamenti... Ma proseguendo insieme sulla stessa strada entrambi evolveranno, imparando reciprocamente, e crescendo tantissimo come persone e come personaggi, acquistando sfumature sempre più umane e complesse, diventando sempre più amici e sempre più interessanti...

La trama è davvero coinvolgente, credibile, realizzata con sapienza e un buon montaggio. È capace di incuriosirti al massimo, scevra di luoghi comuni o situazioni trite, senza scontate parentesi pornografiche (cui sarebbe facilissimo indulgere, dato il plot) o eccessi di splatter, benché non manchino momenti di crudo realismo.

Altro punto di forza sono i dialoghi: brillanti, incisivi, infarciti di citazioni e ammiccamenti (nerd e non), spiritosi, ma a volte anche profondi...

Il fumetto è leggero, di intrattenimento, ma spesso affronta temi etici importanti con intelligenza e mente aperta: femminismo, guerra, clonazione, inquinamento, religione, fanatismo... Emergono contraddizioni e verità, ma nulla è mai assoluto, tutto può essere messo in discussione.

E naturalmente ci sono molte riflessioni sul ruolo della donna e su quello dell'uomo... Senza banalità, senza retorica, senza precluderci alcun punto di vista. Incontriamo di tutto: vittime, carnefici, psicopatiche, ragazze in gamba, biologhe lesbiche piene di sensi di colpa, donne politiche, soldatesse... E spesso approfondiamo le loro motivazioni, le confrontiamo con ciò che erano prima dell'epidemia, e in che modo sono cambiate, o hanno deciso di cambiare...

Una meraviglia!

Del resto, non siamo troppo stupiti, perché Vaughan è un genio e ci ha regalato altri capolavori, quali: “Runaways”, “Ex-machina”, e il brevissimo, ma intenso “L'orgoglio di Baghdad”! Grazie e molti baci!

giovedì 6 giugno 2013

Il mio romanzillo new è pronto!


TENTATIVI BIZZARRI DI VITA NORMALE: CI SIAMO!!!



Sì perché è finito!!! Mon amour ha lavorato alacremente e si è occupato di quelle noiose cose tecniche (tipo inserire le stringhe dei codici, qualunque cosa significhi) che non capisco e che rifiuto di capire perché mi annoiano a morte, e ha fatto pure le prove di lettura sul Kobo e sull’Opus (io un po’ l’ho aiutato)…


Ad ogni modo il mio romanzillo new è pronto: si tratta solo di inviarlo ad Amazon, che dovrebbe sottoporlo ad un processo di approvazione (credo volto a verificare che io abbia limitato eventuali istinti pornoblasfemi o diffamatori) e quindi, in capo a qualche giorno, renderlo acquistabile…

Insomma, penso che possa essere disponibile attorno al 19!

Anche prima, in realtà, ma come data di uscita mi piace 19 giugno 2013, che è un mercoledì (indubbiamente 13/7/13 sarebbe infinitamente più bello e più magico, ma dovrei aspettare troppo, indi mi accontento).

A parte questo, la sinossi è già leggibile sulla pagina mirror di Facebook di iddo blog (data 27 maggio – basta cliccare sull'icona sulla destra, verso il basso) grazie ad un’iniziativa non autorizzata (ma che comunque lodo) del mio cucciolo di rattodonte, mentre il giorno in cui uscirà “Tentativi” dedicherò il post al “making off”, rivelando qualche retroscena delirante o buffoso o autobiografico…

Grazie per l’attenzione, bau e baci!!!

P.S.

Altro annuncio da brava psicopatichella: sto aspettando i biglietti da visita del blog!!! Già ordinati (non c’è bisogno di infierire su considerazioni relative alla malattia mentale che tutto ciò implica… Ne sono consapevole. Ma anche un poquito orgogliosa!). Arrivo previsto per il 14 giugno! Non vedo l’ora di distribuirli alle ignare vittime!!! (Se qualcuno ne volesse per suo diletto me lo faccia sapere… E, dove possibile, li consegnerò personalmente…) Yeeeehhh!!!

P.P.S. 2

Il MPM dice che verranno una schifezza perché ci ho messo troppa roba e troppi colori… Ma o così o niet! E se saranno un pasticcio, pazienza… Lo flagellerò per avermi ammorbato con la sua saggezza.

Ciriciao!

mercoledì 5 giugno 2013

Un romanzo doloroso, dunque, forte...


LE CENERI DI ANGELA
di Frank McCourt





La storia di un’infanzia, quella dell’autore, ma un’infanzia di quelle dure, tragiche, all’insegna della miseria e della povertà… Anzi, un’infanzia “irlandese e cattolica” che è ancora peggio, come ci spiega la voce dello scrittore. Anche se lui, l’Irlanda, la ama da morire, nonostante l'umidità e i preti boriosi, per quanto aneli l’America, che offre più possibilità, più occasioni… Un romanzo autobiografico, dunque, che si sviluppa negli anni ’30 e racconta i travagli della famiglia McCourt, tra fratellini che muoiono nei primi anni di vita, il padre alcolizzato e sognatore (che al lettore non può che venir voglia di prendere a sberle), e l’acqua zuccherata in sostituzione di un pasto, ma in cui, comunque, ci si vuole bene lo stesso, si raccontano i miti dell’Irlanda, e ci si stringe tutti insieme sotto le coperte...

Un romanzo doloroso, dunque, forte (a tratti una colica renale), ma estremamente sincero e… divertente! Sì, perché il piccolo Frankie, che ci narra le sue avventure in prima persona, è un tipo ironico e autoironico, estremamente pratico e disincantato, ed al contempo, come tutti i bambini, straordinariamente innocente ed ottimista.

Quindi tira avanti, nonostante tutto, e così la sua famiglia (la Angela del titolo è la mamma), tra bassi e ancora più bassi… ma sempre con forza d’animo e allegria, laddove altri non avrebbero potuto che soccombere, e, sovente, con accenti grotteschi e un po' truci, tanto è il disinganno con cui vengono affrontate la fame e la morte...

Scritto con l’anima e tanta onestà, ti commuove e ti appassiona, e, in qualche punto, ti fa sbellicare dalle risate, rendendoti più consapevole del mondo e delle sue difficoltà, impedendoti di dare la felicità per scontata…

Benché le prime righe siano magistrali, quest’opera non mi ha presa da subito… Indubbiamente si legge volentieri, ma è solo quando ti affezioni ai personaggi e, soprattutto, quando anche tu impari a tollerare il succedersi delle loro disgrazie, ad accettarle, e persino a riderci su, che non riesci più a staccartene. E ciò benché spesso i fatti si ripetano, o peggiorino, o si facciano più neri. E ciò benché tu sappia che quello che stai leggendo è sostanzialmente vero.

Di questo autore ho letto anche “Hey, prof!”, sempre autobiografico, ma relativo alla sua esperienza come insegnante nei licei americani... Simpatico, carino, scorrevole, ma privo della verve, dell'autenticità, e della bellezza de “Le ceneri di Angela”.

martedì 4 giugno 2013

Una gradita sorpresa...


HUNGER GAMES (film)




 
C’è chi dice sia scopiazzato da “Battle Royale” (manga/libro/film)… Io non l’ho letto (ma sto pensando di procacciarmi il romanzo, quindi mi pronuncerò in futuro) perché mi pareva che la trama fosse troppo simile al manga “Fortified School”, quindi non posso dire… Ma di sicuro mi ha ricordato “La lunga marcia” e “L’uomo in fuga” di Stephen King (Richard Bachman), più risalenti, se non addirittura, in qualche punto, “1984” di Orwell... Ad ogni modo, quale che sia l’eventuale fonte di ispirazione, il film non è niente male. Magari è pensato per ragazzi, e sì, probabilmente se avessi avuto l’occasione di vederlo in gioventù l’avrei apprezzato maggiormente, però anche alla mia veneranda età mi ha appassionata e divertita.

L’inizio è un po’ lento, introspettivo, ma senza annoiare, e accelera sempre di più, preparando la tensione, sottolineando la drammaticità della situazione, ed al contempo la sua assurdità di fondo, sino a che iniziano i giochi (gli “hunger games”, appunto), all'insegna della ferocia e dell'uccisione reciproca: a quel punto la pellicola ingrana, spicca il volo, ti coinvolge e ti tiene incollato allo schermo sino alla fine. In parte, certo, con le scene d'azione, dure e dal ritmo serrato, che si fanno vieppiù incalzanti, ma in parte anche grazie alle riflessioni della protagonista, a volte più suggerite che esplicitate, e alle implicazioni a livello di rapporti fra i personaggi e tra i partecipanti e il pubblico.

Essere abili combattenti, infatti, non è sufficiente per aggiudicarsi la vittoria: spesso, come ci viene spiegato, a fare la differenza sono gli sponsor, che possono inviarti aiuti nei momenti di crisi. I concorrenti, quindi, oltre che badare a sopravvivere (e ad ammazzare gli avversari), dovranno fare di tutto per ingraziarseli...

Un film di intrattenimento, quindi, ma non privo di spessore, perché le problematiche che solleva sono notevoli e degne di interesse, specie se rivolte ad un pubblico giovane: in primis, il potere malsano dei Media, che distorce e indirizza la realtà sfruttando la sete di sangue dell’uomo, la sua morbosità, i suoi bassi istinti...

La protagonista, però, Katniss (Jennifer Lawrence) – coraggiosa, determinata, ma controllata e apparentemente calma, nonostante le sue insicurezze e i suoi dubbi, la cui psicologia viene sapientemente approfondita – si ribella e non si lascia manipolare dal sistema, rifiutandosi di cedere alla violenza, ma non a difendersi, offrendo quindi un personaggio di riferimento molto positivo e interessante.

Anche i personaggi di contorno sono ben caratterizzati (Rue, così dolce e simpatica, Peeta, che intenerisce al massimo, Haymitch Abernathy – Woody Harrelson – che lì per lì indispone, ma che si rivela un tesoro, Cinna – Lenny Kravitz –, umano e intenso…), dispiace solo che non siano state definite ed approfondite le personalità degli altri Tributi (ossia dei ragazzi costretti a sfidarsi sino alla morte), di cui pure qualcosa si intuisce... E magari anche qualche dettaglio in più sulla forma di governo totalitaristica che impera nel film sarebbe stato ben accolto... E' pur vero, però, che trattasi di una trilogia, perciò è possibile che qualcosa ci venga svelato in futuro...

Bravi gli attori, tutti quanti, compresi quelli che hanno un ruolo marginale, come Elizabeth Banks, Stanley Tucci, e Donald Sutherland...

A livello di inquadrature, invece, il Mio Perfido Marito mi ha fatto notare come fossero “sporche” e nervose quelle relative al distretto di Katniss o ai giochi, a tratti quasi fastidiose, mentre, plausibilmente per sottolineare il contrasto fra le due realtà, quelle ambientate sul set televisivo erano “sberluccicose” e ben definite...

Il film non è perfetto: la sceneggiatura è ridondante in alcuni punti e carente in altre, e i personaggi, che pure mi sono piaciuti, non mi sono entrati nel cuore: senz'altro mi hanno emozionata, ma senza eccessi, senza entrarmi dentro... Comunque, nel complesso, la pellicola è sicuramente stata una gradita sorpresa, e, anche se la scorcerei un po', magari approfondendo altri elementi che invece sono stati trascurati, sono contenta di averla vista... Anzi, credo che leggerò al più presto i romanzi che l'hanno ispirata... Sul punto, quindi, prometto un aggiornamento.

P.S.

Bellissima la canzone che accompagna i titoli di coda.

lunedì 3 giugno 2013

Un senso di di malessere, ma anche di fascinazione...


L'ETA' INQUIETA
di Anna Starobinec

Racconti del Terrore





Un tipo di terrore subdolo e pruriginoso, altamente spersonalizzante, che disorienta.

Niente splatter o atmosfere gotiche, piuttosto storte e un po' malate, fantasticamente squilibrate, piacevolmente compulsive, prive di consolazione o di sollievo, che partono dal quotidiano e deviano da esso, impazzendo, come un tumore al cervello.

Ciò che ne trai è un senso di di malessere, ma anche di fascinazione.

I racconti non sono tutti allo stesso livello – alcuni mi hanno lasciata un po' tiepidina e sanno troppo di “già sentito”... –, ma “Il Formicaio” (racconto lungo o romanzo breve?) trionfa su tutti e da solo giustifica ampiamente l'acquisto del libro: uno spunto magistrale, con qualche eco kafkiana, ma originale, gradevolmente disturbante, e con sviluppi anche peggiori (in senso buono), che ti dissezionano dall'interno, solleticando la tua curiosità, benché sostanzialmente tu abbia già capito che cosa succede... Non perché tu sia un genio o perché la stesura sia prevedibile, ma perché l'autrice vuole così: per torturarti meglio...

Una piccola gemma.

L'etichetta di “terrore” però non si adatta a tutti i racconti: alcuni hanno sfumature più dolenti e malinconiche (“Viventi”, “La Famiglia”) o più grottesche (“Io aspetto”), o surreali (“L'eternità di Jaŝa”)... ma sono sempre squisitamente alienanti e il commento che ho buttato giù in premessa vale anche per loro.

Si leggono tutti molto volentieri, in un istante, e ti creano piccole ombre dentro, piccoli spasmi... Ma che si dissolvono appena chiudi il libro, pronti ad essere dimenticati (“Il Formicaio” no: quello ti rimane nell'orecchio e e te lo senti camminare dentro la testa, in un continuo, meraviglioso prurito)...

Le Regole”, però, merita una piccola menzione speciale: una delizia.

Lo stile è una scheggia di vetro nella mano: nudo, spoglio, che procede a tagli netti, facendoti sgorgare sangue.

Ma con misura, con moderazione.

Però, senza strizzate d'occhio.

domenica 2 giugno 2013

La sensazione, mentre leggi, è di venir coccolato da una persona bizzarra...



FANNIE FLAGG


Una scrittrice deliziosa, ricca di umanità e ottimismo, che descrive personaggi carinissimi e colmi di dolcezza, ognuno dei quali viene accettato nelle sue stravaganti peculiarità senza tante domande o troppo stupore.

Nei suoi romanzi, decisamente femminili, spesso ricorrono donne bellissime con qualche problema interiore e vecchiette arzille dalle infinite risorse, amori omosessuali narrati con grazia, e, talvolta, piccole sperdute cittadine, brulicanti di vita e di allegria, con connotazioni corali e ricche di solidarietà. Sempre emozionanti, sempre percorse da gentilezza e speranza, le sue opere sono capaci di infondere serenità e di scaldarti il cuore, ma con una vena di garbata ironia, o con un sorriso lieve che ti si dipinge sulle labbra sin dalla prima riga, lasciandoti, però, solo molto dopo l'ultima, più ricco e più felice.

Lo stile è semplice, scorrevole, costellato di strizzatine d'occhio... La sensazione, mentre leggi, è di venir coccolato da una persona bizzarra e assolutamente adorabile che ti vuole un bene totale.

Se devo essere sincera, però, mentre i primi successi di questa autrice mi entusiasmavano senza riserve, i suoi ultimi romanzi, "Miss Alabama e la casa dei sogni" e "Torta al caramello in Paradiso", a dispetto dello spunto di base, originale e divertente, mi sono apparsi un po' troppo stucchevoli e persino noiosetti... Discorso completamente diverso per "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop", il suo primo romanzo e anche il migliore: più profondo, più complesso, che racchiude tutti gli elementi tipici della Flagg, ma che ha più forza del solito, più nerbo, meno gentilezza, ma maggiori accenti drammatici. Diverso dal film, meno edulcorato e senza censure.

I successivi "Hamburger e miracoli sulle rive di Shell beach" e "Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs", invece, i cui assurdi titoli sono una "genialata" dell'editore italiano per emulare l'antecedente, sono una ventata d'aria fresca e un mare di risate e di trovate spassose, che d'accordo, non hanno l'impatto di "Pomodori", ma che sono comunque piacevolissimi, briosi e assolutamente imperdibili, fatti di quotidianità che diventa meraviglia, di umorismo e delicatezza, capaci di coinvolgerti, di commuoverti, ma soprattutto di illuminarti da dentro con una luce calda e soffusa. Così l'incantevole "In piedi sull'arcobaleno", in cui, come in altri romanzi della Flagg, torna la città di Elmwood Springs, dove tutti noi sogneremmo di abitare e dove talvolta ritroviamo personaggi che abbiamo già amato... Infine, "Mr Zuppa Campbell il pettirosso e la bambina" è gradevole, poetico e fiabesco, ma non mi ha fatto assaggiare il Paradiso, come invece i precedenti...

Ad ogni modo, abbracci carezze e mille baci a Fannie Flagg!

sabato 1 giugno 2013

Una terra inquietante...


PALUDOLANDIA



Ossia uno dei pochi disegni “made in Ottamondo” che, anziché essere ispirati ad un dipinto, prendono spunto da una cartolina… Credo che nella fattispecie ritraesse un paesaggio scozzese, ma non ci giurerei: era di Chiccachu, ed è da tipo mille anni che ignoro dove sia finita (“Paludolandia” risale ai tempi dell’Università).

Probabile che lo ignori anche lei…

Purtroppo nella copia a colori che mon amour ha scannerizzato è stato tagliato qualche mostricino sul margine e in basso, e l’originale si è comunque un po’ spiegazzato in fase di lavorazione: ecco perché i più attenti noteranno una riga diagonale sulla destra, assolutamente priva di significato… Uno degli inconvenienti cui si può incappare colorando con le stupide matite!

Di norma prediligo i pennarelli (ho una scatola che si chiama “Fibracolor” e che io definisco magica, perché essendo a base di acqua permette sfumature e ripensamenti), ma per una palude non volevo toni troppo brillanti, per cui i pastelli mi parevano più azzeccati: così smorti e malaticci.

Paludolandia è una terra inquietante dove i mostri possono decidere di assaggiarti. Magari si accontentano di un pezzettino picculo, ma è facile che sia un pezzetto importante e che ti serva (una narice, ad esempio, o un po’ di fronte)... Peccato!

Ma senz’altro era buono e gustoso…