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mercoledì 21 dicembre 2016

Una scrittura scabra

VERGOGNA
di J. M. Coetzee


Romanzo notevole per trama e prosa: mi piace questa scrittura scabra, che parte da punti di vista obliqui e va dritta al cuore del problema, anche quando ci gira intorno, e che, pur con semplicità, dà la dimensione di tutto: ragionamenti, pensieri, stati d’animo… Insinuando prima di mostrare.
Peculiari e specifiche le tematiche affrontate: il sesso, la vecchiaia, l’amore, la debolezza psicologica, la colpa, l’integrità (o rigidezza?) morale, lo stupro e l’ecologia… Per quanto apparentemente discordanti si amalgamano invece bene tra loro, tracciando un percorso, divenendo l’uno lo specchio dell’altro e rivelando, con ogni sfumatura, qualcosa di nuovo.
La vergogna è l’unico elemento che ci riconosco poco (il titolo originale, peraltro, è “Disgrace”).
Due sono i grossi eventi attorno ai quali ruota il romanzo: il primo è lo scandalo provocato dal protagonista, l’anziano Prof. David Lurie, che, pur senza avvedersene e senza intenzione, si approfitta di una studentessa (che del resto è maggiorenne e vaccinata), fino a che viene cacciato dall’Università; il secondo, che fa da contraltare al primo, è l’aggressione con violenza sessuale al seguito, che subisce la figlia di Lurie, in casa sua, mentre al padre viene dato fuoco.
E non ci interessano tanto gli accadimenti in sé, quanto i loro strascichi, il modo in cui vengono affrontati e accettati e le motivazioni alla base di ciò.
Che vengono elaborate e analizzate e possono portare a conclusioni diverse, che non sempre è facile condividere, ma che, al contempo, si riescono ad intuire.
Ma che solo di striscio, incidentalmente, hanno a che fare con la vergogna, rivelandosi assai più stratificate e profonde.

Una trama sconcertante, metaforica, di una complessità sottile, per una storia che può essere ambientata solo in Sudafrica, di cui, in particolare attraverso Lucy Lurie, la figlia del protagonista, viene messa a nudo l’anima, compresi i suoi moti più oscuri e segreti.

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