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martedì 30 aprile 2019

I Miti Greci

MYTHOS
di Stephen Fry


I Miti Greci (non tutti – Eracle viene a mala pena citato, così come vengono pressoché ignorate l'Iliade ed l'Odissea – ma parecchi, dalla Cosmogonia alle Metamorfosi), raccontati e non riassunti, in modo ironico e spiritoso, critico e dotto, tra una riflessione di stampo moderno ed un'osservazione personale, afferente, magari, ad un'etimo o ad una sfumatura, come al vissuto dell'autore.
Che, dal canto suo, è simpatico, dal piglio allegro, ma riesce altresì a creare atmosfere di partecipazione emotiva e di tensione, ammonendoci, talvolta, con un po' di perdonabile pedanteria, che, paradossalmente, contribuisce a dar luogo, con il lettore, ad un clima di complicità.
La lettura è rapida e piacevole, priva di fronzoli, ma non di sagacia, e sovente traccia interessanti paralleli, con Shakespeare come con la Commedia dantesca.
Solo l'inizio mi ha forse un po' disturbata per le eccessive strizzate d'occhio, ma presto o mi sono abituata arrivando a trovarle gradevoli, o sono naturalmente diminuite, e la lettura è diventata semplicemente leggera ed istruttiva, adatta a chi ama ascoltare l'ennesimo racconto - fedele ma di approccio diversificato - di storie già interiorizzate, e ancora di più, credo, a chi si affaccia al Mito per la prima volta, perché verrà guidato con pazienza e gentilezza e non gli saranno richiesti particolari sforzi mnemonici.
Consiglio: non saltate le note. Lo so che è una rottura andarle a cercare in fondo al volume, ma spesso contengono piccole gemme di sapere, cui sarebbe un peccato rinunciare.

P.S.
Posso dire una cattiveria? 
E' assai meglio dei Miti Norreni di Neil Gaiman!

lunedì 29 aprile 2019

A volte ritornano

SCUSATEMI


Questa volta ho piantato tutti in asso, senza avvisi né preavvisi. 
Lo so, e non ho nemmeno un buon pretesto. Né prometto di non rifarlo, perché, sì, potrebbe succedere. 
E non è che non mi sia venuto in mente di fornire spiegazioni.
Mi è venuto in mente.
Ma ho deciso di no.
Perché non ce ne sono.
E poi, mi sono detta, al diavolo!, che pensino pure tutti che sono morta. 
Tanto non lo penseranno lo stesso, visto quanto sono attiva su Instagram. E comunque, chi se ne cale.
Mi spiace, forse non lo sapevate, o pensavate di no, ma io sono così: ogni tanto ho bisogno di contraddirmi o di scomparire. 
E non ho ancora finito di averne bisogno.
Quindi, ecco che cosa succederà: adesso, per cercare di farmi perdonare, pubblicherò un post al giorno, fino a venerdì (ironia vuole che siano già pronti da tempo).
Da lunedì prossimo, però, i post si ridurranno a tre a settimana, e precisamente nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì.
Ma, sappiatelo, è possibile che da un giorno all'altro vi dia di nuovo pacco.
Cercherò di evitarlo, ma, nel caso, potrete provare a cercare “sognidiragni” su Instagram o il mio blog su Facebook e forse troverete delle finzioni non borgesiane, se proprio sarete in astinenza.
Forse.
Però non vi assicuro niente.
Non sarebbe giusto.
Gli squali se ne sono andati tutti.

venerdì 5 aprile 2019

Anche se...

BOHEMIAN RHAPSODY
di Bryan Singer
(2018)


Biopic intenso, godibile anche se non si è fan sfegatati, dalla colonna sonora potentissima e dai molti momenti topici. 
Anche se...
Ci sono un po' di forzature, che ho percepito pur non conoscendo i dettagli di vita vissuta dal gruppo... 
Ai Queen preferisco i Pink Floyd. 
Rami Malek nei panni di Freddy Mercury è bravo e somigliante, ma nel complesso un po' mingherlino, inoltre fa senso assistere ai suoi continui sforzi di non sputazzare la protesi dentale.
Ho sentito la mancanza di alcune canzoni.
Il periodo in cui Freddy ha fatto il solista è stato passato in rassegna con un po' troppa fretta, dando spazio agli eccessi, ma non all'arte.
Il malvagio Paul Prenter (Allen Leech) è un po' troppo malvagio e a tratti sembra tagliato con il coltello.
La storia però è significativa, ed è sensazionale vedere come scoppiettano e si amalgamano quattro menti creative insieme. Così come è splendida la loro fedeltà alla musica, il modo di ragionare in rapporto ad essa, nonostante le divergenze caratteriali e gli scivoloni che ogni tanto si compiono.
Nulla sapevo, inoltre, della moglie di Freddy Mercury. Ma ho trovato molto poetico il suo personaggio e ho apprezzato come la coppia abbia saputo gestire il legame, rimanendo amici, e fondamentali l'uno per l'altro, a dispetto di tutto.
Insomma, un bel film.
Ma, a mio parere, sopravvalutato.

giovedì 4 aprile 2019

Seducono e basta

LA FAMIGLIA AUBREY
di Rebecca West


Due sono i motivi principali per cui questo libro – il primo di una trilogia – mi ha stregata: le descrizioni puntigliose e screziate, specie quelle relative ai moti dell'animo, approfonditi nel dettaglio, attraverso accostamenti contraddittori, ma capaci di catturare la complessità umana senza sbavature, e la consapevolezza della superba eccentricità della famiglia, vissuta, peraltro, a seconda dei personaggi, in modo completamente diverso. 
Se, infatti, Cordelia, la figlia maggiore, se ne vergogna e non vuole altro che fuggire, le gemelle Mary e Rose (la narratrice) e il piccolo Richard Quinn la amano, senza rimpiangere nulla, nemmeno la povertà, perché, sostanzialmente, si stanno divertendo e sanno che è proprio questo a renderli speciali e ricchi di talento.
E poi ci sono le tematiche sottese, che in parte proprio non mi aspettavo: fondamentale (e a tratti quasi fanatico) è l'amore per la musica, vissuto con trasporto e devozione, così fortemente da divenire metro di giudizio dello spirito, ma in mezzo, quasi incidentalmente, vengono tirate in ballo altre questioni, abbastanza insolite per questo genere di narrazione: dai poltergeist ad un omicidio efferato. 
La verità è che se i Cazalet colpivano per l'eleganza, la raffinatezza e per le fitte relazioni di una grande famiglia allargata che attraversa la Storia, gli Aubrey seducono e basta, scatenando sentimenti più pacati, ma più profondi e ben radicati. Persino il padre disgraziato, che ci disgusta, ma che pure, in certa misura, ci conquista e per il quale, pur nolenti, proviamo affetto.
Ora non mi resta che comprare il secondo volume ;-).

mercoledì 3 aprile 2019

C'è della magia in questo romanzo

WONDER – TUTTE LE STORIE
di R. J. Palacio


Quattro romanzi per ragazzini, ma in realtà anche per adulti, data la profondità e la delicatezza dei temi trattati (il diverso, l'amicizia, il coraggio di non omologarsi, il bullismo, la malattia...). Il linguaggio però è lieve, spiritoso, garbato. E molte cose sono spiegate senza omettere passaggi, in modo a volte un po' pedantino, ma non spiacevole.  
La prima storia, quella di Auggie, è senza dubbio la migliore. Intanto perché è attorno ad essa che ruota tutto, ma poi perché è questa la trama che si doveva raccontare. L'asse attorno al quale tutto è imperniato.
Le altre tre opere, i romanzi di Julian, Christopher e Charlotte, sono un mero contorno, un riempitivo. O forse un modo per restare ancora vicini al nostro August, e infatti, nonostante tutto, ci piace leggerli. Perché c'è della magia in questo romanzo senza sortilegi. E anche se gli altri personaggi, di per sé, non aggiungono granché (no, nemmeno Julian, nonostante il tentativo di illustrare il punto di vista inverso), comunque ci fanno respirare ancora un po' di quell'incanto. E ne siamo grati, dunque.
Riconoscenti.
E quindi chi è Auggie? 
Un ragazzino che deve affrontare la scuola per la prima volta, in prima media. Un ragazzino intelligente e vivace, con la passione per la Scienza e Guerre Stellari, ma affetto da una serie di problemi genetici che lo rendono diverso dagli altri, vuoi per l'aspetto, vuoi per i travagli che gli hanno imposto le cure mediche. Ovviamente incontrerà un sacco di difficoltà, ma anche dei amici buoni, e a poco a poco insegnerà ai suoi compagni a considerarlo per quello che è – un tipo simpatico, allegro, ingegnoso – e non per quello che si porta dietro. O in faccia.
Un romanzo commovente, emozionante, adatto a tutti, dai nove anni in su.

martedì 2 aprile 2019

Perentorio e candido insieme

L'ARABO DEL FUTURO 1 e 2
di Riad Sattouf


L'autobiografia grafica dei primi anni di vita dell'autore, vissuto in Francia, in Libia ed infine in Siria, con la famiglia (madre francese e padre siriano).
E' piacevolissimo da leggere, con molti momenti ironici, e ci fa conoscere, senza retorica e senza pregiudizi, altre culture e altri punti di vista, attraverso l'occhio innocente ma attento dei bambini, che sanno essere tenerissimi, quanto critici e categorici. 
Anche se...
Beh, mi spiace... Di solito quando mi cimento in questo genere di letture imparo ad amare i nuovi mondi che bazzico, provo empatia, comprensione, attrazione... Qui, ahimè, sono più le cose che mi infastidiscono (comprese le “piccole” cose, dal massacro dei passeri alla maestra sadica) che quelle che apprezzo. E tuttavia ci sono momenti di autentico divertimento, riflessioni garbate, ma profonde, dolcissimi incanti, momenti cristallizzati che – assurdamente – nonostante sia stata completamente diversa, hanno il potere di riportarci alla nostra infanzia.
Inoltre, per quanto ne detesti cordialmente il padre, il bimbo Riad è adorabile, e ancor di più le sue descrizioni di bambini perfidi dallo sguardo bieco o di situazioni preoccupanti, che, puntualmente, finiscono in uno smacco. E il fascino dell'opera, dunque, sta in quanto ci viene narrato, carico di eventi sfaccettati, ma altresì nel modo in cui l'autore si racconta, perentorio e candido insieme, attraverso un disegno stilizzato, ma d'impatto, che ci impedirà di perderci tra profumi e colori e ci terrà i piedi ben ancorati al pavimento. Crepato.

lunedì 1 aprile 2019

Un nuovo linguaggio

LA MIA ESPERIENZA SU INSTAGRAM


Che ci sono ve l'ho già detto... digitate “sognidiragni” e mi trovate. Ho anche imparato più o meno a gestirlo, ed infatti, per una volta, non se ne occupa MPM, ma io. E un po' mi diverto, lo ammetto, ma un po'... beh, è come apprendere un nuovo linguaggio. Non sono abituata a privilegiare l'immagine, ma i contenuti. Qui, invece, funziona al contrario (il Ragno sta cercando di erudirmi). Non basta la copertina del libro: bisogna fotografarla in modo accattivante o in un contesto insolito, possibilmente fare delle composizioni. Ed è irrilevante che siano o meno attinenti al volume. 
Questo, ovviamente, mi crea un po' di difficoltà. Non solo perché come fotografa sono scarsa, ma anche perché, allo stato, per me è spesso impossibile, vista la attuale situazione della mia povera biblioteca. E poi... boh... ma è etico? Non equivale a strumentalizzare un'opera svuotandola della sua spiritualità fino a renderla un vacuo oggetto dalla valenza esclusivamente estetica? Sicuramente sbaglio io, ed è solo marketing. Ma un po' mi fa male. 
In più mio fratello mi invita a rivolgere al pubblico domande cretine ed irritanti, tipo: “E voi che cosa ne pensate? Vi è piaciuto?”. Gesù. 
Gli ho promesso che cercherò di farlo, ma mi si arricciano le dita dei piedi all'idea. Inoltre pare ci siano orari precisi per postare le “storie” (storie? Ahahaha!)...
A parte ciò, mi sciocca il basso utilitarismo di molti utenti, che ti danno il follower, ti inducono a compassione a furia di suppliche e sviolinate, e poi, appena hai ceduto alle loro richieste (ad esempio comprare il loro libro illeggibile), ti scaricano come se fossi una scarpa vecchia.
Certo, non tutto è negativo... Sono incappata anche in persone simpatiche e sincere, in veri e propri artisti grafici dal grande talento, in creativi favolosi... E persino in qualche Vip del fumetto, con cui è stato formativo interloquire. Ho scoperto nuovi spunti di lettura, nuovi confronti, e aspetti ignoti e affascinanti di persone note. 
Ho deciso quindi di continuare l'esperimento per un po', senza impegno, per vedere come si evolve... 
Nel frattempo, sapete perché ultimamente si stanno moltiplicando i post su Twitter e Facebook. Se c'è il link al blog, sapete che si tratta del post regolare, scritto da me la domenica e messo su da MPM. Se non c'è, trattasi di una recrudescenza di Instagram (che non consente di mettere il link, salvo si superino i 10.000 followers – laddove io ho a mala pena superato i 100) e quasi sicuramente è il ripescaggio di una vecchia recensione.
Che altro?
Se vi va venitemi a cercare... 
Grazie.
Tutti gli squali dell'universo!

venerdì 29 marzo 2019

Mitologia universale nel senso più ampio

L'ALTRO MONDO – STORIA ILLUSTRATA DELL'ALDILA'
di Guillaume Duprat


Volume interessante per tre motivi: l'argomento escatologico, per me molto attraente, ma raramente oggetto di approfondimenti specifici non vincolati al cristianesimo, il fatto che tratti di mitologia universale nel senso più ampio possibile, includendo religioni e tradizioni autoctone, senza discriminazioni, e, ovviamente, le illustrazioni a tutta pagina.
Che non vanno a scapito del testo, assai dettagliato, benché un po' schematico, ma lo completano, fornendo interpretazioni suggestive, in bianco e nero come a colori, esplicate e puntuali, tanto dell'aldilà – Paradiso o Inferno che sia, visto, di solito, nel suo insieme, magari ripartito in sezioni trasversali – quanto delle componenti della persona (che spesso sono molto di più della semplice anima e seguono destini differenti).
Certo, forse avrei apprezzato anche qualche pagina illustrata incentrata su abitanti, vegetazione e spiriti di passaggio, ma il volume sceglie deliberatamente di somigliare più ad un atlante che ad un manuale analitico. 
Più esattamente, il volume si divide in due parti: la prima dedicata alle religioni, che procede in ordine cronologico, e comprende anche le grandi mitologie (egiziana, mesopotamica, greca...), ignorando, però, chissà perché, quella norrena (peccato!). La seconda relativa alle tradizioni autoctone (dai Maori ai Vietnamiti, dai Sioux ai Buriati...), che invece privilegia raggruppamenti di tipo geografico. Nelle ultime pagine, invece, vengono schematizzati confronti generali, chiarificatori e insoliti, che consentono di dare alla materia uno sguardo più vasto e onnicomprensivo, oltre che di coglierne gli aspetti fondanti, le similitudini e le differenze più significativi.    
Ottimo coronamento per la sezione mitologica della nostra biblioteca domestica.

giovedì 28 marzo 2019

La vita è amore, ma anche dolore

IL CIRCO DELLA VITA
di Nicolas Antona e Nina Jacqmin


Una storia tenera, che parla di amore, di attese e di scelte.
E di come la cosa più bella, alla fin fine, sia ritrovarsi.
Credo di essere d'accordo, sebbene, nella fattispecie, la fine mi abbia un po' stranita. Non sono certa di condividerla. Ma neppure la biasimo. 
Per quanto mi faccia stridere qualcosa nelle ossa, è probabilmente l'unica conclusione possibile, date certe coordinate. 
E fa male, naturalmente.
Fa male.
Ma solo a me che leggo. Non al protagonista.
Inoltre ha il potere di trasformare una storia tenera in una storia viva. Vera. Che non è solo intrattenimento, ma qualcosa di più. Che della vita cattura l'essenza e la mette su carta, mostrandola senza descriverla.
Perché la vita è amore, ma anche dolore.
Anche dopo che si sono superate indicibili difficoltà.
Anche quando ci si accontenta, senza forzature, ma assecondando il nostro animo fanciullo.
O si pensa di possedere già tutto.
Che magari non è tangibile, ed, in effetti, è davvero tutto.
Avvertimento: questo è un fumetto che migliora col tempo. Mentre lo leggi ne avverti i limiti, le imperfezioni. Poi ci ripensi e ti accorgi che invece doveva essere così. Perché non è di uno spettacolo che stiamo discorrendo.
Non è del circo.
Ma del circo della vita.

mercoledì 27 marzo 2019

Sbuffo indifferenza

LA QUINTA ONDA – L'ULTIMA STELLA
di Rick Yancey


E con questo si conclude la trilogia.
Che, lo ammetto, non mi ha fatta impazzire. Il primo romanzo è carino, contraddistinto dallo stile brillante e da buone trovate. Il secondo è di transizione: permette di approfondire la conoscenza dei personaggi, ma è parco di eventi e un po' noioso. Il terzo... beh, è migliore del precedente, ma, tutto considerato, avrei preferito fermarmi al primo. La fine non è male, e aumenta un po' il valore dell'opera, nonostante qualche tratto scontato, ma nel complesso non mi sono abbastanza legata né ai personaggi né alla vicenda.
Se assisto alla morte di qualche ragazzino, se altri sono in pericolo e potrebbero lasciarci le penne... ecco, non me ne importa niente. Non provo tensione, né sollievo, né altro. Sbuffo indifferenza. 
La lettura non è faticosa, ma non mi lascia niente, e vado avanti più che altro per testardaggine, perché se inizio un libro devo finirlo. 
Che poi, in realtà, Cassie mi è abbastanza simpatica, e pure Ringer. E Ben Parish/Zombie, quando sorride. 
Ma non basta.
Perché non mi importa veramente di loro. Non sono coinvolta. Non partecipo delle loro emozioni. Soffrono, lottano, rischiano... Embè?
Mi sembra tutto troppo macchinoso, verboso, sterile, ma al contempo lo percepisco come superficiale. Eppure i pensieri dei protagonisti vengono indagati con attenzione... e quindi? E quindi non mi interessa.
Il problema è tutto lì. 
L'autore si impegna, ci prova, dice tante cose, ne fa accadere altre, ma non riesce a conquistarmi. 
Che cosa ho imparato? Che devo selezionare meglio gli Young Adults.

martedì 26 marzo 2019

Sei anni e un Instagram

SESTO COMPLYBLOG


Sei anni, oh yeah. 
Di cui l'ultimo più travagliato del solito, con tanti silenzi e intervalli, lo so... Ma anche con una radiosa novità: adesso sono anche su Instagram! I Frattocugini me lo dicevano da un po', e finalmente, dieci giorni fa, il Mio Perfido Marito lo ha reso possibile. Questo non vuol dire che io abbia imparato ad usarlo e che sia autonoma... vuol dire piuttosto che il mio livello di dipendenza da MPM va aumentando. Ma così anche le potenzialità del blog (auspico). Per il resto, spero di avere presto altre novità, perché è da una vita che mon amour promette che realizzerà la versione cartacea dei miei eBook! E, a proposito, per quanto riguarda il prossimo, “Catarsi”, il penultimo della Saga delle Fanciulle del Mare, sto pensando di farlo uscire verso ottobre. Quest'anno non credo che riuscirò a redigere il volume conclusivo, “Il Segreto del Sangue”, sebbene ne abbia già stilato un canovaccio dettagliato (mi spiace, ma in agosto dovrò affrontare il mio primo trasloco di natura lavorativa, e per me già l'idea è traumatizzante, inoltre, dopo tre anni, finalmente, potrò tornare al mare, e intendo quindi godermelo il più possibile), perciò l'idea è dedicarmi alla correzione del quinto librino durante l'estate, e scrivere il sesto il prossimo anno.   
A questo punto non mi rimane che ringraziare tutti quanti: consiglieri, sostenitori, amici e lettori occasionali (grazie di cuore!), e, come al solito, buttare giù qualche dato:
Visualizzazioni: 413.000 circa;
Net-Parade: Livello: 412;                    
Classifica dei blog migliori di sempre: 9;
Post più popolari: l’inschiodabile “Cannibal Holocaust”; “Leonid”; la new entry “La Chiamata”; “Deadpool”; il saggio Gremese su Tarantino; la new entry “I Segreti di David Lynch”; “Il Mio Secondo Dizionario delle Serie Tv Cult”; “Children”; Due sproloqui che non si capisce perché siano qui, ovvero quello sulla produttività di un periodo lieto e quello sulle Serie Tv che mi sopraffanno.
EBook all’attivo: 8!
Social Connessi: Facebook (690 fans), Twitter (371 follower), Instagram (ehm... 80. lo so che sono pochi, ma è passata solo una settimana). Sperando di migliorare.
Grazie ancora e a domani!!!

lunedì 25 marzo 2019

Altre idiozie

ALTRO TOUR IN OSPEDALE... 


Già scontato, quindi non preoccupatevi! Sono a casa, sana e salva, con appena un po' di dolorini sparsi, ma... qualche cosetta da raccontare. 
Sì, sempre della serie rido per non piangere.
Cominciamo dalla visita anestesiologica... Me l'hanno piazzata alle 8:00. Il che significa prendere l'intercity alle 5.40 circa. Il che significa sveglia alle 4:00 e pregare che comunque non ci siano contrattempi tra treni e coincidenze.
Non ce ne sono, alle 8:00 spaccate sono in accettazione. Morta di sonno, stravolta di stanchezza, ma orgogliosamente puntuale (sono stufa di chiedere se possono darmi un orario diverso, magari in tarda mattinata... Tanto mi costringono comunque a venire all'alba, e poi mi fanno aspettare delle ore. Va bene così.).
Subito l'addetta, sprezzante, mi attacca: “Ma certo!!! I pazienti vengono all'ora che vogliono! Lei ha appuntamento alle 11:30!!! Come si permette di presentarsi a quest'ora?”
“Io non ho appuntamento alle 11.30”, sbotto. “Ho appuntamento alle 8:00. Vede? C'è scritto qui, è il foglio che mi ha dato l'infermiere. Questo è il modulo dell'ospedale, compilato.”
“No, lei ha appuntamento alle 11:30!”
Si noti che non c'era praticamente nessuno, e che, per giunta, il paziente davanti a me era appena stato spedito via, a prendersi la cartella clinica nel reparto di riferimento.
“No. Ho appuntamento alle 8:00. E non vengo all'ora che voglio. Se fossi potuta venire all'ora che volevo sarei arrivata alle 11:30, giacché non abito dietro l'angolo. A me è stato detto (e scritto), ore 8:00. Adesso.”
Quella insiste, sibilando, piuttosto sgarbata. 
Al che mi rivolgo alla mia adorabile accompagnatrice, alzando la voce e facendomi più aggressiva, e dico: “Ma ti rendi conto? E ancora gliene viene!”
“Che cosa ha detto?”, scatta quella, velenosa.
Le rispondo di tutto, che se fossimo in un manga avrei i canini aguzzi disegnati in bocca. La mia amica le dice persino di peggio, più arrabbiata di me.
Al che la tizia allo sportello diventa tutta zucchero e miele e mi fa passare. 
Mentre aspetto di essere chiamata per la visita, provo a telefonare al reparto: non mi hanno detto a che ora devo presentarmi il giorno dell'intervento. Mi opereranno alle 14.30, mi informa una donna, quindi ore 11:30.
Evvai! Per una volta mi è andata bene.
Naturalmente la mattina fatidica, alle 7:15, ricevo una telefonata da una donna agitatissima, che mi pare prossima all'infarto: “Ma signora, sta arrivando?” esordisce.  “Lo sa che l'intervento è oggi? Perché non è ancora in sala d'attesa? Signora, se la ricorda l'operazione, vero? Sta arrivando?”
Replico di sì, cercando di non farmi contagiare da cotanta ansia... Spiego che però dovrebbero operarmi nel pomeriggio e che mi han detto di arrivare per le 11.00.
La donna replica: “Ah. E' vero.” E butta giù.
Fantastico.
Poi ci sarebbe la storia delle calze... Ma quella la tengo per un'altra volta!

venerdì 22 marzo 2019

Ombre più oscure

TONY & SUSAN
di Austin Wright


Dopo aver visto “Animali Notturni” (si veda il post del 14 giugno 2018), semplicemente dovevo leggerlo, forse per trovare nuovi echi, nuovi significati, ombre più oscure o più nascoste, e per verificare che non ci fossero sfumature psicologiche andate perdute.
Non ne ho trovate: il film è stato fedele ed esaustivo, ed, anzi, forse con qualcosa in più rispetto al romanzo, meglio calibrato, più “rotondo”.
Eppure ho preferito il romanzo, perché scandaglia e scompone di più (nonostante il finale meno efficace), e fa meno male, in quanto non ti impone i suoi tempi, ma rispetta i tuoi, incluso il diritto di interrompere la lettura quando hai bisogno di respirare aria pulita. E' vero, i particolari sacrificati nel film non sono essenziali, non aggiungono molto, e la pellicola ha abbastanza riverberi da non farne accusare la mancanza, anzi, come ribadisco, a livello di mera trama, ho trovato le scelte del film più azzeccate.
A salvare e a riscattare il libro è la prosa: splendida, persino nei momenti più bui, e inesorabile. La avverti come un coltello piantato nel fianco, ma al contempo ti pare ti illumini e ti faccia compagnia. Non importa se non riesci ad affezionarti ai suoi personaggi, se la partecipazione che provi per loro è solo incidentale. Inspiri comunque tutta la polvere della strada e assorbi in te ogni istante di smarrimento, di disperazione. A prescindere da come ti saresti comportato tu al loro posto. Lo stile di Wright ti seduce subito, ti incanta. Procede piano, ma non con lentezza, e ti avvinghia immediatamente, assorbendoti. Il film, invece, te lo devi guadagnare, ti affatica, ti devasta. Lo apprezzi alla fine, quando lo decifri. Il libro è magnetico tutto, e puoi rileggerlo più volte, amandolo ogni volta, sempre di più, a dispetto di ogni efferatezza, laddove invece riguardare “Animali Notturni” sarebbe impensabile, autolesionistico e quasi suicida.

P.S.
Il titolo mi sembrava banale, ma non lo è. Non quando si sa chi è Tony (il protagonista del dattiloscritto) e Susan (la ex dello scrittore, che legge il dattiloscritto). Allora si comprende che, rispetto ad “Animali Notturni”, “Tony & Susan” è solo più insinuante, più subdolo.

giovedì 21 marzo 2019

Una carnevalata di orrori

AMERICAN HORROR STORY - APOCALYPSE


Wow. 
Non dico che sia perfetta, e comunque la mia preferita rimane Asylum, ma questa ottava stagione è stata senz'altro una gradita sorpresa. Intanto perché mi attrae l'argomento, e poi perché riprende le fila di Murder House, la prima stagione, di cui è il seguito, con il piccolo virgulto demoniaco divenuto adulto. Ma è il seguito pure di Coven, di cui ritroviamo le streghe più significative, e ci sono riferimenti vari ad Hotel.
Quindi accade non solo che ritroviamo vecchi personaggi – tra cui la nostra Constance/Jessicona Lange – ma che li vediamo persino interagire tra loro. 
Non solo. L'intreccio è quasi rivoluzionario, nel senso che si metamorfozizza di continuo, creando, effettivamente, delle rivoluzioni interne di contesti e di atmosfera, arrivando a resuscitare personaggi defunti – anche nelle passate stagioni – e a mutare prospettiva. Insomma, si parte in un modo, poi si cambia tutto, e si ricomincia la storia da quattro anni prima, per ricongiungere al meglio tutti i fili della trama. E vediamo gli stessi attori interpretare più ruoli, cambiare carattere, se non fisionomia, ci beiamo delle allusioni e delle strizzate d'occhio, e, in breve, veniamo galvanizzati dalla certezza che tutto può accadere e, anche quando ci pare scontato, non è detto che lo sia. Per il resto, solito guazzabuglio di roba buttata nel calderone: c'è di tutto, dall'Anticristo ai fantasmi, dall'Intelligenza Artificiale alle già menzionate Streghe, passando per gli Scienziati Pazzi Nerd... in una carnevalata di orrori. Ma se nelle prime puntate l'atmosfera è pesante e grottesca, pressoché priva di redenzione, presto viene rischiarata da un barlume di luce, che ci guida verso la conclusione. 
Una gazzarra malsana ed esagerata?
Sì, ma divertente.

mercoledì 20 marzo 2019

Trovare nuovi spunti

GUIDA TASCABILE PER MANIACI DEI LIBRI


Una vera delizia, emozionante e critica, leggera e sofisticata! 
L'approccio è immediato e offre molteplici intrattenimenti... Abbiamo i libri fondamentali divisi in gruppi diversificati, incluse le selezioni proposte dai librai italiani (inevitabilmente a volte ci sono delle ripetizioni, e per giunta non sempre io condivido le scelte operate – 50 Sfumature di Grigio? Davvero??? –,  ma il bello è proprio questo, per trovare nuovi spunti e fare confronti. Rilevo inoltre, compiaciuta, che ogni tanto nelle liste compare qualche graphic novel: ottima notizia, segno che i pregiudizi verso i fumetti vanno sempre più ridimensionandosi). Abbiamo le vite degli autori in pillole, gli incipit (una delle parti migliori del volume, assai stimolante, anche se non sempre si tratta di incipit in senso stretto), i premi, i best seller (elencati anno per anno, ammiccanti specchio dei tempi), le stroncature (accostate con  efficacia, tanto da risultare spesso quasi umoristiche: prima sentiamo che cosa Faulkner pensa di Hemingway – Non risulta aver adoperato mai parola che costringesse il lettore a consultare il dizionario – poi facciamo l'inverso, e diamo voce ad Hemingway – Povero Faulkner. Davvero crede che i paroloni suscitino forti emozioni? –, facendoci sembrare gli autori più umani, più vicini a noi, e a volte anche un po' bizzosi)... E ancora troviamo i film più rappresentativi tra quelli tratti dai libri, amene curiosità, un po' di ricette citate nella letteratura (cocktail inclusi), citazioni sui libri, e persino una breve storia dell'editoria...
In altri termini, un volume fresco e versatile, da leggere, da consultare, come pure da sfogliare per passare il tempo, pregno di serendipità, perché mentre cerchi una cosa ne trovi mille altre.    
Solo per maniaci?
No, per tutti!

martedì 19 marzo 2019

Non si ride e non si piange

7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE
di Drew Goddard
(2018)


Il titolo italiano è brutto e falso, e richiama vagamente gli Hateful Eight di Tarantino. Peraltro bisogna ammettere che di punti in comune col film del buon Quentin ce ne siano parecchi: dalla struttura in capitoli agli ammazzamenti, dalla trama piacevolmente complessa al fatto che tutti i personaggi, apparentemente stereotipati, abbiano in realtà un segreto e una spiccata personalità, non importa quanto grigi e timidi sembrino, benché il risultato finale sia meno scoppiettante e meno sfumato.
Le storie (che non sono sette, ma meno) si intrecciano fra loro e presto fioccano i flash-back (anzi, si comincia con un prologo risalente a dieci anni prima), fino a creare un quadro composito, articolato, ma molto godibile, specie nella prima parte della pellicola, quando lo spettatore deve ancora imparare ad orientarsi e l'intreccio prendere forma. Da quando arriva Billy Lee, infatti, la sceneggiatura si appesantisce e si fa meno imprevedibile. Anche se imprevedibile, tutto sommato, la resta. In particolare... be', può crepare chiunque. E di solito lo fa in modo repentino, da un secondo all'altro. Senza preavviso. 
A parte ciò, abbiamo una colonna sonora favolosa, specie i gorgheggiamenti di Cynthia Erivo, un'ambientazione retrò piuttosto suggestiva (anni 60, letteralmente al confine tra la California e il Nevada), un buon cast (okay, Jeff Bridges si mangia tutti, ma Jon Hamm è interessante e persino quel simpatico bamboccino di Chris Hemsworth, per una volta, ha il suo fascino distorto), una regia attenta all'estetica e un ritmo discreto, nonostante il film sia un po' troppo lunghetto. 
Ad ogni modo, non si ride e non si piange, e la pellicola non spacca, ma si segue con immenso gusto lo svolgimento della vicenda, i personaggi restano impressi (specie Darlene, quella dotata di maggior tridimensionalità), e si rimane più che soddisfatti dalla conclusione.