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lunedì 26 settembre 2016

Il respiro del genio

DAVID LYNCH – IO VEDO ME STESSO
a cura di Chris Rodley


Raccolta di interviste che copre oltre un decennio e fa luce sulla poetica di David Lynch a partire dai suoi primi quadri fino a “Inland Empire”, passando in rassegna i suoi film, i suoi pensieri e ovviamente “I segreti di Twin Peaks”, rivelando elementi biografici e personali, come i segreti dei suoi approcci all'arte e curiosi dietro le quinte.
In effetti ho comprato quest'opera perchè, tra i vari registi, Lynch è forse quello che più mi attrae a livello mentale, in quanto lo percepisco come splendidamente ineffabile, e speravo, così, di riuscire ad agguantare qualche frammento interpretativo.
In un certo senso è così, in un altro non lo è.
Quel che è certo è che, complessivamente, il volume – e quindi lo stesso Lynch – offre molto di più, passando presto da interessante ad affascinante e, in un certo senso, aiutandoti persino ad ampliare le tue percezioni, sgominando confini o barriere immaginarie.
Ti arriva al cuore.
Non solo a quello del regista.
Al tuo.
E alla fine è quasi un'esperienza trascendentale, sensoriale, mistica.
Avverti l'occhio del bambino e il respiro del genio e il sapore grumoso del caos, sottile, inquietante. Bellissimo.
Se riesci a rimanere con i piedi per terra, invece (ma come puoi?), ti diverti a esaminare e scomporre le sue opere, sia quelle meramente figurative che le pellicole vere e proprie, osservandole sotto profili inediti, talvolta tecnici, talaltra sentimentali (chi se l'aspettava così tenero e dolce, David Lynch? Così facile alla commozione? E come poteva non esserlo?, rifletto ora...), ed arrivando a comprenderle nella loro essenza più pura, per quanto sì, restino sempre ineffabili.
E certamente la dimensione cambia a seconda che tu il film di riferimento l'abbia visto o meno, te lo ricordi o no, ma non è così determinante: in un certo senso l'affresco lynchano è unico, indi se ne conosci una parte, puoi conoscere il tutto.
Quella che viene offerta, peraltro, non è una mappa: piuttosto la summa vibrante del sentire di Lynch, che induce le vertigini, ma anche brividi freddocaldi di distilati cerebrali.

Superbo.

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