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giovedì 13 novembre 2014

Ai minimi storici...


AGGIORNAMENTO SUI MIEI DELIRI LETTERARI
 
 
Oggi sono incline all'autoironia tragica, perché le cose non stanno andando benissimo con il seguito (che non proprio un seguito è) di “Corpi Nudi”...

La trama mi piace, mi piace molto, e colma un sacco di “buchi”, ma c'è qualcos'altro che non va...

Ho terminato la prima stesura la notte del 13 ottobre, grazie all'insonnia (che ultimamente si sta facendo parecchio molesta) e al momento l'ho riletto due volte, cominciando ad apportare tagli e correzioni... Ebbene, non torna! “L'immemore” (alla fine opterò per questo titolo, credo) parte bene (secondo me), ma poi, verso pagina 50 si infrange in una drammatica stasi, in cui sembra non succeda niente... Più avanti si riprende, ma comincia ad andare troppo veloce... insomma, ci sono un po' di questioni da rattoppare. E non sono certa di riuscirci... :(

In effetti sono piuttosto scoraggiata.

Il MPM di tanto in tanto mi elargisce qualche consiglio, ma sono io che ho bisogno di pensare con maggior lucidità... Vedremo... Lo rileggerò ancora una terza volta e poi lo lascerò “tranquillo” fino alle vacanze di Natale, infine, con un po' più di tempo a disposizione, spero di compiere il miracolo...

Nel frattempo, per distrarmi e uscire dal tunnel, pensavo di partecipare ad un concorsetto letterario per racconti brevi (non più di 666 parole) intitolato, per quest'edizione, “Uomini e Dei”, sul rapporto tra l'uomo e la fede... Di nuovo soccorsa dall'insonnia ho buttato giù una paginetta che mi piaceva... per poi scoprire che non avevo letto bene le specifiche (alle 4 del mattino può capitare)... Sob! E che non potevo né ambientare la storia nel passato, né occupare mondi diversi dal nostro... Chiapperi!

Ne ho allora elaborato un secondo da capo, mentre ero nella vasca da bagno, indi l'ho tirato giù, ma non mi fa impazzire, e nel complesso è abbastanza scontato... Bocciato.

Quindi ne ho tirato giù un terzo, ma ho deciso che potrebbe essere l'incipit di un futuro romanzo (ancora da elaborare)... Riuscirò a partecipare al concorsetto?

Non lo so, la scadenza è lontana (18 novembre), ma “scritturalmente” parlando, mi sento ai minimi storici...

Se devo, però, vedere il lato positivo... beh, se mi capiterà di non saper come riempire uno sproloquio, ne ho almeno due già pronti!

mercoledì 12 novembre 2014

Un prodotto più che discreto


DYLAN DOG – VITTIMA DEGLI EVENTI

(film di circa 50 minuti realizzato dai fan, col permesso degli aventi diritto, e visibile gratuitamente su YouTube)

scritto da Luca Vecchi e diretto da Claudio di Biagio

 
Sostanzialmente un atto d'amore, tenero e commovente, verso un personaggio di carta che ha visto tempi migliori (a tal proposito mi richiamo ai miei post del 19/3/2014 e del 13/10/2014).

Se dovessi parlarne come del lavoro dilettantesco di un gruppo di appassionati direi che è un capolavoro e farei i complimenti a tutti, ma visto l'impegno profuso dagli autori lo recensirò con maggior rispetto (e quindi maggior severità), esattamente come se si trattasse di un'opera di professionisti che ho visto al cinema e per cui ho pagato il biglietto (anche se, per carità, tra i componenti del cast c'è anche chi lo è veramente, un professionista)...

Intanto colpisce l'accuratezza straordinaria con cui sono stati costruiti fisicamente i personaggi, e poi la realizzazione di ambienti e costumi, che a tratti sfiora l'eccellenza. Certo, Bloch con la barba fa un po' specie, e dovrebbe essere più imponente (ho capito che è Alessandro Haber, però, Giuda ballerino!), ma Dylan e Groucho sono somigliantissimi, Madame Trelkovski (una splendida Milena Vukotic) è eccezionale, mentre Hamlin è stato reinterpretato in modo interessante. Dispiace un po' per l'ambientazione romana, che a tratti stride parecchio (con tutto che la fotografia è molto bella e che comprensibilmente girare a Londra sarebbe stato eccessivamente costoso), ma la casa della Trelkovski, la porta rossa di Dylan o il corridoio di casa sua, sono praticamente perfetti. Forse lo studio si poteva realizzare meglio: sembra troppo ampio ed eccessivamente caotico, ma nel complesso rende bene l'idea (c'è pure il poster di “The Rocky Horror Picture Show”), e stupenda e suggestiva è la trovata delle Vestali.

In quanto ai personaggi veri e propri... beh, qui qualche critica da fare emerge: le idiosincrasie e le particolarità ci sono tutte, ben calibrate, e rese con sufficiente naturalezza (più o meno), ma la voce di Dylan è abbastanza sgradevole e l'interprete spesso tende a mangiucchiarsi le parole (presto ci si abitua, ma all'inizio è abbastanza traumatizzante, specie perché sovente DD deve pronunciare frasi lunghe). La cosa che spiace di più, però, non è questa (che in fondo è una piccolezza), ma la pesanezza del personaggio: è vero che Dylan è un tipo malinconico, ma le sue caratteristiche migliori sono l'autoironia (qui quasi del tutto trascurata), la capacità di immedesimazione del prossimo, l'impulsività, la passione... Anzi, nel complesso questo DD è non solo troppo serio, ma pure pedante, freddo, rigido! Peccato. Il Dylan di “Vittima degli eventi” potrebbe al più essere avvicinato un poco a Francesco Dellamorte, ma a Dylan Dog... no davvero (certo, considerato che nei ringraziamenti finali è soprattutto a Roberto Recchioni che ci si rivolge, capisco che l'autentico spirito del personaggio – che poi è quello dello stesso Sclavi – possa essere stato dimenticato...)! Groucho se la cava assai meglio (accento a parte), e nel complesso è davvero simpatico, benché con sfumeture diverse rispetto “all'originale” cartaceo, però avrebbe potuto essere più incalzante, e avere più verve.

Anche la Trelkovski (che pure mi è piaciuta tantissimo), avrebbe potuto essere un pizzico più sorniona, mentre Hamlin (che ugualmente ho apprezzato) mi avrebbe dovuto essere un poco più sghignazzante e malefico, meno dolente, anche se indubbiamente, anche così, non è privo di fascino...

In quanto alla trama, i pregi sono più a livello evocativo che contenutistico: molto carina e ad effetto la scena iniziale (con stimolanti scelte registiche in quanto ad inquadrature), labile e non molto coinvolgente il caso in sé, che tende ad essere dimenticato e a passare in secondo piano, ma degna di nota la rivelazione finale, con i riferimenti a Beatrice Cenci e al multiverso (che sanano e giustificano le stonature legate all'ambientazione romana, finendo, anzi, con l'aggiungere qualcosa in più, una nota raffinata e profonda, che un po' rimanda al DD n. 43, “Storia di Nessuno”).

Certo, alcuni passaggi sono davvero superflui e pretestuosi, altri un poco confusi, e i tempi, talvolta, andrebbero lievemente ristretti perché compromettono il ritmo, ma pazienza, perché la bellezza di quest'opera sta anche nelle intenzioni, nel gusto per i dettagli, negli ammiccamenti ai fan... E, in tal senso, ci vengono offerte un sacco di emozioni straordinarie, quali: la “materializzazione” del maggiolone (e della sua targa), di Glenda e Dora... e persino di Safarà (che è uno spettacolo)! Deliziosa, poi, la diatriba violino/clarinetto/Guitar Hero, che, forse, vuole solo essere qualcosa a metà fra un omaggio a Sherlock Holmes (che il Dylan dei primi numeri in tante cose gli si ispirava) e un aggiornamento/battuta, ma che forse, invece, è un altro richiamo al n. 43 (e la faccenda del multiverso potrebbe indurmi a rafforzare questa convinzione), in cui però Dylan suonava il sax... Anche se la mancanza de “Il trillo del diavolo” si accusa.

Infine, neanche gli effetti speciali sono malvagi: al contrario, sono rimasta piacevolmente sorpresa, mentre il finale con la citazione di “Golconda” è un vero colpo di genio, oltre che magnifico sotto l'aspetto estetico (comunque sempre curato, non solo a livello visivo).

Nel complesso, comunque, un prodotto più che discreto, per cui i complimenti a tutti sono assolutamente doverosi! Grazie!!!

martedì 11 novembre 2014

Il diluvio... ospite fisso


IL DILUVIO UNIVERSALE
 
 
Piove.

Ma non su le tamerici salmastre ed arse, su i pini scagliosi ed irti, su i mirti divini…

No, magari. Quelli non li abbiamo.

Piove sull'asfalto prosaico, sul mio animo stanco, sul paese oppresso, sul poi e sull'adesso.

E già quest'anno non c'è stata l'estate e ora abbiamo pure il diluvio, ospite fisso.

E tuona di brutto, con fulmini e saette: per strada ci sono i fiumi che scorrono e l'allerta non ci abbandona mai (l'unica conseguenza, peraltro, a parte che se arriviamo al 2 le scuole sono chiuse e gli studenti giubilano, è che mi viene impedito l'accesso al sottopassaggio – non è che ci si metta, tipo, a pulire i tombini, visti i continui rischi di allagamento... No, mi si impone solo di passare dalla strada più lunga, dove le auto, procedendo a tutta velocità per ridurre la permanenza nelle pozze, mi rovesciano addosso l'acqua che c'è per terra, come se quella che viene dal cielo da sola non bastasse ad infradiciami per bene... –)

E io ho cominciato persino ad usare l'ombrello, anche se siamo notoriamente nemici...

Ma ogni volta che esco mi bagno lo stesso: arrivo at the work con i piedi che fanno cic-ciac (e, non indosso graziose decolleté taccute, ma anfibiacci assassini...), la schiena che gronda (piove pure in orizzontale) e i pantaloni fradici... Oggi ho lasciato l'impronta del mio didietro su due sedie... Ops!

E il bello è che, contrariamente alle mie fosche previsioni, la tisi mi stava pure passando... ora non più, ora siamo di nuovo un'unica anima (e un colpo di tosse perpetuo)!

Se poi guardo le previsioni, queste sono ancora più desolanti: pioggia, pioggia con fulmini, pioggia, pioggia con sole...

Quindi?

Quindi, dato che il mio senso dell'umorismo è piuttosto bislacco, credo che stasera sceglierò di vedere “Noah” in blu-ray... E' da un bel po' che gira per casa: avevo dichiarato che, avendo già letto il fumetto (scritto dal regista stesso), non ero particolarmente interessata alla visione del film. Ma ci sono giorni in cui mi piace restare in tema con il mondo anche a livello di intrattenimento/cultura... Probabilmente è masochismo compulsivo.

lunedì 10 novembre 2014

Niente di che


MR. MERCEDES
di Stephen King
 
 
Francamente sono un po' delusa... In rete ho letto lodi sperticate relative a questo romanzo, c'è addirittura chi inneggia al capolavoro, ritenendo che, se negli ultimi anni il Re era in parabola discendente, con questo libro, invece, dimostri di essersi completamente ripreso. Non sono assolutamente d'accordo.

Non che “Mr. Mercedes” sia brutto. Non lo è. Vanta un ottimo ritmo (nonostante qualche parentesi di troppo, specie nella seconda metà) e uno stile notevole (quello targato King: contraddistinto, tra le altre cose, da ironia, approfondimenti psicologici efficaci, tanti dettagli che conferiscono credibilità, e dalla capacità di entrare nella mente dei personaggi...). Il punto, però, è che questo romanzo si legge in fretta ma si dimentica altrettanto rapidamente, senza che ti lasci molto. E' divertente, piacevole... ma nulla di più. Pare quasi “un prodotto seriale” alla King.

I personaggi sono resi ad arte, ma sembrano dei tipi ricorrenti dello Zio Steve, e sono uguali a troppi altri: il ragazzo sveglio, il cattivone psicopatico, l'eroe vecchio e stanco, ma con ancora parecchie carte da giocare... L'unico personaggio a cui son riuscita ad affezionarmi un minimo è Holly, forse perché è una ragazza speciale, un po' donna, un po' bambina... E anche questo è un “tipo” che in King ricorre spesso (il primo che mi viene in mente è Tom Cullen de “L'ombra dello Scorpione”), ma se non altro Holly è speciale a modo suo, mentre, ad esempio, Jerome è sveglio e in gamba, come molti altri ragazzini svegli e in gamba di King, senza niente di diverso, a parte le sue fastidiosissime imitazioni, a renderlo indiscutibilmente “lui”.

Intendiamoci, di per sé nessuno di loro, né Hodges, né Jerome, né Janey sono male (e paradossalmente è soprattutto la sgradevole Olivia Trelawney ad essere caratterizzata in modo magistrale). Ma sembrano tutti la ripetizione con un nome e un contesto diverso di qualcuno già incontrato (forse il problema non è il romanzo in sé, ma la circostanza che di King ho letto troppi libri... ma, al contempo, mi chiedo, Roland, Roland di Gilead, il mio Roland de “La Torre Nera”, si può forse confondere con qualcun altro? No).

Per il resto, la trama non è niente di che, ed anzi, in molti passaggi risulta fin troppo prevedibile. In quattro parole: Mr. Mercedes compie una strage ammazzando un po' di disoccupati in cerca di lavoro (tra cui una ragazza madre e sua figlia) investendoli con una Mercede rubata, appunto, e rimane impunito. A distanza di qualche anno si diverte a stuzzicare il pensionato Bill Hodges, ex detective, uno di quelli che aveva indagato sul suo caso, con una lettera e l'intento di indurlo al suicidio... Non ci riuscirà, ed anzi ne seguirà una battaglia psicologica a chi becca chi.

Niente di che, dicevo. E no, comunque la storia non è neanche malvagia... Però, ecco... Ci sono state delle volte in cui ho trovato geniale l'idea di base dei romanzi del Re (“Cell”, “The Dome”...) a prescindere dallo sviluppo. Questa non lo è, assurge quasi a classico, e se vogliamo, è perfino un po' parac (vocale misteriosa) la, cavalcando l'onda della crisi per suscitare una solidarietà umana più immediata con la faccenda dei disoccupati.

In definitiva, un romanzo che si legge volentieri, specie sul treno, velocemente e senza rimpianti, con una prosa di pregio. Ma convenzionale e già sentito.

Peccato.

domenica 9 novembre 2014

Ai tempi della Guerra Fredda


THE LAST SHIP
 
 
Una serie Tv niente male, seppur non entusiasmante, con protagonisti un po' “leccati” e tante scene di repertorio, ma con tematiche interessanti e una trama comunque avvincente e dal buon ritmo (anche se io un paio di episodi li avrei tagliati), seppur non particolarmente innovativa.

Abbiamo questa super nave da battaglia, la Nathan James della marina degli Stati Uniti, con 200 militari a bordo e due virologi, che devono scoprire il vaccino per un atroce malattia. Peccato che la missione venga interrotta sul più bello e che il mondo non sia più quello di prima (è da mesi che siamo nell'Artico e le comunicazioni sono interrotte per ragioni di sicurezza): l'epidemia è dilagata, divenendo ancora più letale, e sterminando la maggior parte della popolazione mondiale. L'unica speranza (tu pensa!) è proprio la dottoressa a bordo della nostra nave, Rachel Scott (Rhona Mitra). Che mi piace, nonostante lì per lì sembri anafettiva e con un palo piantato nel didietro. Ad ogni modo, i personaggi sono ben caratterizzati, non solo l'algida Scott, ma anche il bel capitano Tom Chandler (Eric Dane) semi perfetto, il suo secondo, Slattery./Adam Baldwin (che forse è il personaggio che preferisco) tutto d'un pezzo (o no?) e i vari membri dell'equipaggio.

Ci sarà spazio per approfondire i risvolti umani (alcuni banalotti, altri meno), per scoprire gli sviluppi e gli esiti di questa sorta di Apocalisse, ma anche per la lotta: come al solito, infatti, in queste situazioni, non è tanto della malattia che bisogna aver paura, quanto dei sopravvissuti. Ad esempio, dalla nave da battaglia russa (sembra di essere tornati ai tempi della Guerra Fredda), che vuole a tutti i costi accaparrarsi la dottoressa...

Verso il finale di stagione la trama migliora molto (benché ogni tanto salti fuori un'ingenuità o una pecca), acquisendo sempre maggior continuity, mentre i personaggi aumentano di spessore (c'è una scena divertentissima, in mezzo alla tensione, fatta di baci rubati, che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi dal ridere, soprattutto grazie a Tex/John Pyper-Ferguson un civile splendidamente canagliesco – in senso lato – innamorato della dottoressa Scott) e poi, in ultimo, quando tutto pare risolto, un colpo di scena megagalattico! Che, okay, è piuttosto scontato, quasi prevedibile, ma ci sta ugualmente da dio, e quindi ben venga...

Il pregio maggiore? La prima stagione consta di soli dieci episodi: grazie! Odio quelle serie Tv, per quanto magari ben realizzate e incalzanti, che si dilungano per oltre venti puntate!

P.S.

Il produttore è Michael Bay.

sabato 8 novembre 2014

Troppo bleah!


LA TISI

...e quest'anno ce l'ho, in tutta la sua briosa magnificenza!
Chiaro, non in senso letterale, ma ho degli accessi di tosse tali che sembra debba sputare un polmone da un momento all'altro... O partorire un Alien, magari...
Negli ultimi due anni, non so come, ma me la sono scampata, quest'anno però è iniziata presto (primi di ottobre) e va peggiorando... Di norma me la trascino fino a marzo. Sì, forse anche perché non è che proprio mi curi. Mi spiace, ma non ne ho voglia: troppa noia e troppo bleah! Odio le medicine, ed è inutile che me le faccia prescrivere se poi finiscono dritte dritte nella tazza del water.
Non è che non provi a prenderle: le fisso per un po', loro fissano me, sento l'odore... E poi, inevitabilmente, il gabinetto le reclama. Allora, tanto vale...
Certo, quando sei in pubblico è imbarazzante tossire come se fossi posseduta dal demonio, e talvolta rischio di rimanere strozzata nel tentativo di trattenermi. Per non parlare di quanto è divertente farsi la pulizia dei denti... Me la cavo giusto perché sono paralizzata dal terrore: ad esempio che mi venga conficcato quello strumento ad uncino (non ho idea di come si chiami) nelle tonsille...
Quando ero al Ginnasio è capitato due volte che la prof. di greco e latino mi facesse cortesemente uscire dall'aula perché disturbavo la lezione (non è che poi mi fosse dispiaciuto così tanto...).
Adesso, però, posso contare sulla solidarietà del Mio Perfido Marito, che mi tiene più alla larga che può, adducendo che spargo germi!
Invero, non credo di essere in alcun modo infettiva... Per quel che mi risulta non ho mai attaccato la tosse a nessuno, e comunque non presento altri sintomi: né mal di testa, né raffreddore, mal di gola o febbre. Solo la tossaccia secca (probabilmente bronchite) che mi spacca in due.
Ma ci sono anche dei lati positivi: ad esempio, ho degli addominali fantastici. E considerando che sono allergica alla ginnastica, direi che l'unica spiegazione che resta è proprio la tosse! Yeeeee!!!
Adesso si tratta solo di aspettare che passi.
In teoria, stando ai precedenti statistici, mancano solo quattro mesi.

venerdì 7 novembre 2014

Un urlo di giubilo!


SANDMAN OVERTURE
di Neil Gaiman e J. H. Williams III
 
 
Volevo aspettare di leggere tutti gli albi per recensirlo, ma non ce la faccio, altrimenti impazzirò nell'attesa (per una abituata a gustarsi i volumi, queste poche pagine periodiche sono uno stillicidio...)! Quindi questa non è una vera recensione, quanto piuttosto un urlo di giubilo! Un urlo scritto, ma sempre un urlo, perché, wow, dopo mille anni, torna il mio fumetto preferito di sempre: il più bello dell'universo!

Per fortuna (dato come si è conclusa la serie originale) non si va avanti, ma indietro, con un prequel che ci riporta ai motivi per cui Sogno è stato evocato da un mortale, rimanendo prigioniero per settant'anni mentre le sue Terre precipitavano nel caos... E ancora prima alle origini stesse della Galassia...

Devo ammetterlo, in principio avevo qualche perplessità... Da un lato ero senza dubbio in astinenza, ma dall'altro temevo si potesse in qualche modo guastare un'opera già perfetta... E poi, mi dicevo, nel corso dei volumi precedenti abbiamo assistito ad una meravigliosa evoluzione di Dream, che è cambiato tantissimo, diventando più umano, più empatico... Insomma, la domanda era: sarò in grado di amarlo ancora come era all'inizio, prima che cominciasse a “crescere”, a sforzarsi di comprendere il prossimo?

Ebbene: sì, e anche di più!

Ovviamente non posso ancora pronunciarmi sulla trama, ma quel che ho visto mi è piaciuto, mi è piaciuto tanto. Anche quando, in fondo, non è che ripetizione, e proprio per questo assume lo stesso sapore delle fiabe.

Stranamente ho trovato più emozionante rincontrare il Corinzio (un incubo creato da Morpheus e che ha deciso di contravvenire alle regole e di divertirsi ad ammazzare un po' di sognatori, e che per questo è destinato alla distruzione: un personaggio che per me ha un fascino senza confini, a livello sia fisico – con quegli occhi-bocca – che concettuale), Destino e Death, piuttosto che Sogno, ma forse perché non ha avuto ancora molto spazio... Ad ogni modo l'atmosfera è sempre la stessa: magica, fatata, piena di suggestione e di mistero. In più i disegni di J. H. Williams III sono sublimi e c'è persino una pagina che “si estende” regalandoci una tavola enorme e strepitosa... con Sogno in tutti i suoi aspetti... E dunque è questo che accadrà, il nostro eroe dovrà confrontarsi con se stesso, anche perché, come annuncia Death a Destino, di recente lei ha dovuto raccogliere uno degli aspetti di suo fratello minore, che dunque è deceduto in un mondo remoto, per cui qualcosa non va...

Insomma, le premesse sono stupende e i miei dubbi fugati, e non vedo l'ora di leggere il seguito!

giovedì 6 novembre 2014

Surreale, nelle sue premesse assurde


SMITH & WESSON
di Alessandro Baricco
 
 
Non sapevo neppure che fosse uscito, l'ho trovato per caso, in libreria, scoprendo che ha pure il 25% di sconto (non ricordo fino a quando, ma conviene affrettarsi).

Io adoro Baricco (si veda post 30 agosto 2013) e non me lo sono fatto sfuggire!

E, come al solito, quando acquisti un suo libro, non sai mai che cosa può capitarti... Questa è una pièce, e i protagonisti di cognome si chiamano proprio così, Smith e Wesson, ma non hanno nulla a che fare con armi e pistole... Ridicolo? L'alternativa è chiamarli Tom e Jerry, i loro nomi di battesimo... e così viriamo nel surreale.

E quest'opera la è, surreale, nelle sue premesse assurde e fantasmagoriche, dal retrogusto tragico, ma vitale, portatrice di una morale inconsueta, ma forte, affascinante, che è quella che dà nerbo a tutta la vicenda, la quale, altrimenti, si ridurrebbe ad essere solo “carina” e “divertente”.

Solo che finisce nel distanziarsi parecchio da entrambi gli aggettivi. E questo, sia chiaro, non è un difetto, ma un grosso pregio.

Perché lascia perplessi e scuote, è diversa da qualunque cosa, realizza una crescita nel lettore, ed è semplice e superficiale nella stessa misura in cui è intensa e profonda.

Siamo nel 1902, Cascate del Niagara: Wesson di professione recupera cadaveri dal fiume; Smith è un meteorologo che gioca sulle statistiche... Ma per calcolarle deve cimentarsi in montagne di interviste alla gente comune, roba tipo: quando ti sei sposato? Il 21 giugno 1877? Ebbene, che tempo faceva? Oppure... quando hai recuperato il tuo ultimo corpo? C'era il sole?

Gli esiti, frammentari e curiosi, sono pieni di poesia, e alla fine qualcosa ci viene concesso di leggere.

Ma soprattutto sono una bella coppia quei due: Smith & Wesson, Tom & Jerry. Appena conosciutisi già fanno scintille, modello cabaret, offrendoci dialoghi serrati, in cui si stuzzicano, si punzecchiano, divenendo l'uno il complemento dell'altro. Ma poi arriva Rachel, ventitré anni, aspirante giornalista, e la prospettiva cambia, si fa più seria, più tesa... Oh, non aspettatevi parentesi amorose, non ce ne sono. Piuttosto, c'è la possibilità di realizzare qualcosa. Di bizzarro, di ardito, ma che ha significati che vanno al di là del progetto di base.

I vertici si toccano con il monologo della signora Higgins, quando la pièce acquisisce il suo perché. Che non ci viene spiegato, ma che comunque ci folgora.

Un libro brevissimo, che si legge nel corso di in un viaggio in treno (uno di quelli corti, veloci, in cui stranamente il regionalaccio è pure puntuale). Ma che poi, dopo che hai riposto il volumetto, continua a sguazzarti in testa per giorni, e un po' anche nel cuore.

mercoledì 5 novembre 2014

Regalano avventura...


SAHARA
di Clive Cussler
 
 
Clive Cussler non mi fa impazzire, men che meno il suo Dirk Pitt, Direttore dei Progetti Speciali della N.U.M.A. (National Underwater & Marine Agency), playboy, scavezzacollo dalle mille risorse, nonché protagonista della maggioranza dei suoi successi, che trovo vagamente antipatico e altamente irritante (tanto che ho iniziato ad odiare gli occhi verdi). Come quasi tutti gli altri personaggi, comprimari, ricorrenti o di mero di contorno, Al Giordino (spalla e collega di Pitt) compreso: troppo leccati, patinati, piatti, e scarsamente autentici.

Tuttavia, devo riconoscere, quando uno è azzerato mentalmente e fisicamente, piuttosto che lobotomizzarsi davanti alla televisione, può benissimo concedersi un romanzo di Cussler. E magari trarne anche un po' di piacere (i riferimenti storici sono curati, variegati e spesso stimolanti, mentre le descrizioni relative all'ambiente e le scene d'azione non sono male).

Ecco perché in gioventù ne ho letti diversi (ora, sinceramente, non ce la faccio): sono semplici, veloci, con un buon ritmo e regalano avventura... Di di tipo marchiato best seller, okay, abbastanza prevedibile, patinato e scontato, ma per questo confortante, dato che i cattivi (spesso cattivissimi) finiscono come devono finire e l'happy end non manca mai...

Tra tutti (quelli che ho letto io e che hanno la tendenza a confondermisi in testa, dato che, a leggerli di seguito, sono abbastanza simili fra loro – ad esempio: “Dragon”, “Tesoro”, “Enigma” e “Recuperate il Titanic!”...) “Sahara” è quello meglio caratterizzato e più incisivo, in cui i personaggi hanno un millimetro di spessore in più rispetto al consueto (a volte lo sgradevole Pitt ha quasi una scintilla di fascino), e la trama è tutto sommato avvincente, soprattutto nel suo incipit: un'invasione di alghe rosse che divora l'ossigeno e rischia di compromettere l'intero pianeta... Così come degno di interesse è il tema del tiranno malese, che spunta più avanti...

Clive Cussler ritratto dal nostro vignettista
 
Non è una lettura impegnativa, e non chiede molto al lettore. Soprattutto di intrattenerlo. E lo fa, ci riesce, anche abbastanza bene, seppur esagerando spesso e talvolta sparandole grosse. Ma questo non mi pare un grosso difetto: la plausibilità di fondo c'è, e tanto basta (anche se avrei fatto a meno delle premesse sulla corazzata Texas e sull'aviatrice Kitty Mannock, che, anziché incuriosirmi, mi sembrano solo dispersive e allunga-brodo).

Il problema, per quanto mi riguarda, è proprio Pitt: lo detesto. Oltre al fatto che ha un nome orribile, perché mi fa venire voglia di prenderlo a cartoni in faccia...

Ma il romanzo si lascia leggere, pur senza entusiasmi...

martedì 4 novembre 2014

Da riscrivere


L'ULTIMO ESORCISMO
di Daniel Stamm

(2010)
 
 
Indubbiamente è un filmaccio.

Il solito finto documentario, con la solita formula a base di rumori e di suggestioni fondate sul nulla. Per giunta con riprese sfocata, in cui ti dicono vedi, forse, ma in cui non vedi un tubo. Verboso, per giunta... E noioso, noioso da uccidersi. Perché è piatto. Non c'è introspezione, coinvolgimento, interesse... Nada. Speri solo che finisca.

Solo che poi arriva l'ultima scena.

E già prima di essa giunge l'inquietudine. Sfumata, sottile, carica di dubbio. E proprio quando siamo sul punto di convincerci che è tutta fuffa e stiamo andando via... si torna indietro e arriva l'orrore.

Non tanto a livello visivo. Gli effetti speciali non sono granché. Ma più sotto, in modo strisciante. Qualcosa che va toccare le nostre paure ancestrali, che ribalta una situazione che pareva risolta, che rimette in discussione tutto.

Per me è stato traumatizzante, ma in senso positivo.

Certo, arrivare fin lì è dura, non si fa che sbuffare... E ciò benché l'idea di base non sia così malvagia, per quanto realizzata con un sistema ormai inflazionato e sleale (la faccenda delle immagini sfocate)...

C'è questo reverendo, Cotton Marcus, che è un po' in crisi con la sua fede e viene chiamato per un esorcismo. Tende a procedere con razionalità, portandosi appresso qualche trucchetto, oltre alla telecamera, nella convinzione che le presunte possessioni demoniache nascondano retroscena diversi, fatti di abusi familiari e problemi psichici. Di solito ha ragione. Questa volta no. Non proprio, nonostante l'ambiente retrogrado e lo squallore.

Ma la questione è di portata maggiore rispetto a quel che potremmo legittimamente aspettarci. E, okay, lo capiamo abbastanza in fretta, anzi, noi spettatori ce lo aspettiamo proprio, però... Ci sono alcuni particolari davvero entusiasmanti che mi hanno fatto fremere lo stomaco.

In sostanza, per quanto la sceneggiatura sia da riscrivere, ci sono alcuni aspetti davvero pregevoli sul piano contenutistico, tematiche interessanti e ottimi spunti di riflessione, spruzzati di denuncia sociale. Il problema è solo che non sono stati sviluppati in modo efficace.

lunedì 3 novembre 2014

Nerd, ma senza esagerazioni


STAR WARS – LA GUIDA AI PERSONAGGI DALLA A ALLA Z
 
 
Ossia da Aayla Secura a Zuckuss (più i droidi che iniziano per numero).

Prodotto per nerd, ma senza esagerazioni: le informazioni sono superficiali, con una struttura grafica di impatto, scritte grandi, ma dal contenuto stringato ed essenziale, che se va benissimo per i personaggi minori, come il Dottor Evazan o Ponda Baba, (che si accapigliano con Luke nella taverna di Mos Eisley) per cui addirittura si riesce a cogliere qualche particolare in più rispetto ai film, risulta, invece, davvero riduttivo in riferimento ai protagonisti.

Ciò non di meno è un prodotto discreto, con belle foto a colori, e semplice da consultare, in cui si dà spazio anche alle creature mostruose, dal Rancor al Sarlacc, ai pesciazzi che infestano le acque di Naboo...

Qualche carenza però c'è (specie a confronto con l'Enciclopedia in fascicoli della Fabbri Editori), ma ha il pregio di comprendere sia la trilogia classica che gli episodi I, II e III.

I romanzi, invece (e così il resto dell'universo espanso) vengono quasi del tutto ignorati (solo ogni tanto un accenno en passant). Sì, lo so che sono brutti, ma in quanto appassionata, in gioventù ne ho letti un bel po' e mi sarebbe piaciuto ritrovarli...

Un'opera divertente per un nostalgico, un modo per ripassare i punti salienti della saga, per mettere alla prova le proprie conoscenze, ma non molto di più.

Piacevole da leggere, non troppo tecnica, consta di 208 pagine (con l'indice) e passa in rassegna più di 200 personaggi, atteso che ogni pagina equivale ad uno.



P.S.

Della stessa collana, ho letto anche la Guida agli Avengers, universo che conosco decisamente meno... La cosa che mi ha colpito di più è che oltre la metà dei personaggi ha gli occhi azzurri!!!



P.P.S.

Di recente, tornando a Star Wars, ho letto anche “Il Codice Sith, - I segreti del Lato Oscuro”. Carino e ricco di curiosità, curatissimo persino nel formato delle pagine, ma a tratti un po' noiosillo. Avevo decisamente preferito il suo complemento: “Il cammino Jedi”.

domenica 2 novembre 2014

Un mondo nuovo


SU TWITTER!!!
 
 
Lo annuncio solo oggi, ma è una notizia del 29 ottobre: sono su Twitter (@sognidiragni) !!!

Naturalmente è un'idea del Mio Perfido Marito – che ha pure curato grafica e aspetti tecnici –, e naturalmente al momento ci capisco ancora poco (ho impiegato un bel po' anche solo a familiarizzare con la parola “hashtag” e non sono nemmeno certa che questa sia l'ortografia corretta)... Ma devo ammettere che per il momento mi sembra très amusant!

Ad ogni modo intendo prenderci confidenza, anche perché è un sistema utile (e non troppo invadente) per apprendere notizie interessanti!

A proposito, oggi ho aderito alla campagna “Un libro è un libro” contro la maggiorazione Iva sugli eBooks (che, come ho rilevato, personalmente estendo a tutto ciò che è cultura: musica e film inclusi. Anzi, trovo immondo pure il fatto che si tassino i libri, seppur al 4%!).
 
 
Purtroppo, dato che MPM continua a molestarmi un piedino (che lui chiama Rantolo, fratello di Puzzolo) e che tra tre minuti devo uscire (si consideri che non ho le scarpe e devo ancora asciugarmi i capelli), non riesco a scrivere nient'altro che sia anche solo vagamente intelligente, indi chiudo qui e spando baci.

sabato 1 novembre 2014

Incalzante e pieno di passione


LA REGINA DELLA ROSA ROSSA
di Philippa Gregory
 
 
Va ad arricchire il bell'affresco della “Guerra dei Cugini” (cui ho già dedicato due post. Basta cliccare sull'omonimo tag per individuarli), relativo alla Guerra delle due Rose, iniziato dall'autrice con “La Regina della Rosa bianca”, ed è incentrato, questa volta, sul personaggio di Margaret Beaufort, dalle ginocchia da santa (sic!), odiosa, arrogante, bigotta, avida e invidiosa... Dio le parla e le dice esattamente quello che lei vuole sentire, fomentando, guarda il caso, la sua brama di ricchezza e la sua sete potere...

Dei tre romanzi letti fin'ora (oltre ai due citati, “La futura Regina”, su Anna Neville), questo vanta la protagonista più orribile.

Ma ha il pregio di iniziare con qualche lustro in anticipo, ancora alla Corte di Margherita d'Angiò, e di illuminarci su fatti che nelle altre due opere sono già accaduti. Inoltre, a livello di trama, è il più movimentato, il più interessante, quello di più ampio respiro...

In particolare, ho apprezzato il personaggio di Henry Stafford, poveretto, che si è ritrovato 'sta moglie sociopatica fra le mani: triste, ma dolce, dignitoso, e ricco di buon senso... E pure Stanley (il terzo marito della schizzata), per quanto sgradevole... L'unico che sappia davvero tenere testa all'invasata Beaufort!

Philippa Gregory, nella caricatura del nostro autore
 
Lo stile è incalzante e pieno di passione (sia pur marchiata dal fervore religioso della protagonista), c'è poi, verso la fine, il ritratto rapido, ma stupendo, della Principessa Elisabetta, la figlia di Elizabeth Woodville: e sono strepitose le descrizioni della sua radiosità, molto vivide... E suggestive pure le brevi scene dedicate alla stregoneria: trasmettono autentica inquietudine, pur in una manciata di righe...

E poi, naturalmente, c'è il piacere di scoprire la storia da un terzo punto di vista, che ci rivela altri dettagli, i quali, ancora una volta, ribaltano verità che credevamo acclarate completando certi spazi rimasti vuoti.

In sostanza, fino ad ora, è questo il romanzo della saga che ho preferito, il più avvincente, il meno statico... Ed è paradossale perché fra le tre donne che ci vengono presentate nelle rispettive opere è Elizabeth, la Regina della Rosa bianca, quella che prediligo, laddove i miei sentimenti verso Anna Neville sono piuttosto oscillanti, mentre Margaret, per conto mio, dovrebbe bruciare all'Inferno...

In pratica, si può dedurre, la bellezza di ognuno di questi romanzi è inversamente proporzionale alla simpatia della sua protagonista! Almeno per il momento... “La Signora dei fiumi” promette bene!

venerdì 31 ottobre 2014

Di un'insulsaggine imbarazzante...


CAPITAN HARLOCK 3D
di Shinji Aramaki

(2014)
 
 
Dicesi stupro. Stupro di un cartone animato che ho amato da piccola per la sua poesia e la sua atmosfera, e che ho ritrovato da adulta nella sua forma originale, il fumetto. Più ingenuo di quel che speravo a livello di trama, ma comunque pregno di nostalgica malinconia e di romantica bellezza... Poi è arrivato il film. Misericordia!

Devo ammettere che a livello grafico è un'autentica gioia, a tutti i livelli, tanto che si tende a dimenticare che non sia vero... Si può persino soprassedere sulla circostanza che ogni due per tre i personaggi sembrino quasi mettersi in posa per sbatterti in faccia quanto sono fighi, perché, hey, lo sono davvero, e ad ogni apparizione non fai che sospirare per la gnocchitudine, il carisma, o l'aura tenebrosa e maledetta di ciascuno... E sono così belli i capelli delle figure femminili, specie in movimento...

Il problema è la trama: di un'insulsaggine imbarazzante e patetica, letteralmente campata per aria (o nello spazio): pretestuosa, senza capo né coda, infarcita di spiegazioni verbose e assurde, prossime al delirio, e con poche idee, per giunta inconsistenti e confuse! Senza contare l'idiozia di molti personaggi (Yama è forse quello che spicca di più in tal senso: trovi un fiore che è un miracolo... e lo strappi! Ma non gliel'hanno insegnato che i fiori recisi muoiono? Ti arrabbi perché su Marte i fiori non prosperano... e fai saltare la serra intera, le gambe di tuo fratello – poveraccio – e riduci a un vegetale la sua amata! Ma dai!!! ...Senza contare che cambia idea peggio che una banderuola al vento...) Dulcis in fundo, Harlock compare a malapena cinque minuti, senza contare che ne esce malissimo: pare un folle, meschino e psicopatico! Okay, un folle meschino e psicopatico dalla figaggine ultraterrena, però, diamine! Io ricordavo che avesse il cuore bianco! Questo ce l'ha marrone (o ha un deficit cognitivo molto grave)!

A livello scientifico, poi, non ne parliamo...

Ma queste, magari, sarebbero anche pecche trascurabili (se proprio si è decisi a tutti costi ad amare Harlock per ragioni nostalgiche): no, il problema principale è la noia, la noia, la noia... e la lentezza! Non c'è ritmo, solo una parvenza di atmosfera che però tende a rifuggire e a nascondersi! E pressoché nessun combattimento, snif (a malapena un accenno verso la fine, ma con poco sugo e tante assurdità)... Si tenta di recuperare attraverso suggestioni preconfezionate e simbologia stantia e allusiva, ma non basta, non basta proprio! Senza contare che alcune delle frasi pseudo-filosofiche che ci vengono propinate sono mera idiozia!

La verità è che ci sono troppi cambiamenti rispetto all'opera – e allo spirito – di Leiji Matsumoto... e tutti in pejus! Intendiamoci, non sono una nerd puritana, ben vengano le modifiche se servono a reinterpretare o a crescere, ma qui si fanno solo passi indietro!

Tristezza...

giovedì 30 ottobre 2014

Sentimenti potentissimi


IL PRINCIPE DELLE MAREE
di Pat Conroy
 
 
Sono pochi i libri che mi hanno colpito a livello emotivo tanto come questo, pochi davvero: senz'altro questo è il migliore di Conroy, ed infatti costituisce la summa (e la sublimazione) di tutti i suoi elementi ricorrenti: dal tema del suicidio alle difficoltà familiari, all'amore nelle sue varie accezioni e implicazioni agli abusi, al passato che torna a mordere e a presentare il conto...

Forse avete visto il film, splendido anche quello, ma diverso e così “impoverito” rispetto al romanzo (differente persino il principe delle maree, il fratello di Tom il protagonista, ossia Luke, il mio personaggio preferito, per tacere di Caesar, la sua tigre)!

La storia si svolge su due piani: presente e passato. E tra le due è il passato, quello che racchiude l'esperienza di Tom e della sua incredibile famiglia – che ancora ne porta il peso – il più interessante.

Tre fratelli: Savannah, dotatissima poetessa (una sua opera ci viene letta, e ci pare addirittura all'altezza della definizione, cosa rara in un romanzo), nel presente non fa che tentare il suicidio, Tom, che al momento ha un po' di problemucci in famiglia, e in particolare con la moglie, e Luke, il maggiore, il mio adorato...

Con l'aiuto di un'affascinante psichiatra, Lowenstein (di cui Tom si innamorerà, ricambiato e che pure lei ha le sue difficoltà familiari), andremo a scoprire il perché della realtà di oggi, densa di malessere e di disagio, nelle pieghe si ieri, e al posto delle cicatrici, mai davvero formatesi, troveremo ferite aperte e sanguinanti... e la loro causa. In parte rimossa e da affrontare, peggiore di quel che immaginiamo.

Si tratta di una storia drammatica (assai più di quella cinematografica), intensa, ma anche straordinariamente magica, in cui senti il sapore dell'infanzia, la sua innocenza incontaminata, e in cui incontri personaggi meravigliosi che ti accompagneranno per l'eternità, vivi, pulsanti, delineati in modo magistrale e pieno d'amore...
 
Pat Conroy, nella caricatura del nostro autore

Aggiungiamoci che la storia è ben scritta, ben strutturata (digressioni incluse), ed è una di quelle che ti coinvolgono da subito, trasmettendoti una marea (è il caso di dirlo) di emozioni, facendoti amare luoghi che hai sempre considerato uguali a tutti gli altri (il Sud Carolina), e rendendoli speciali.

Sentimenti potentissimi (stupendo il rapporto fra i tre fratelli) che si scontrano e innescano conseguenze... molte imprevedibili.

Superbo!

mercoledì 29 ottobre 2014

L'odore di sigaretta permea ogni cosa


TRUE DETECTIVE
di Carey Fukunaga e Nic Pizzolatto
 

Forse il serial televisivo più bello degli ultimi anni, almeno fra quelli che ho visto io. Vieni conquistato per l'eternità già dalla sigla, sia per le immagini sovrapposte e oniriche che si susseguono cariche di potenza e di allusioni (la mia preferita è “la ragazza telefono”), sia per la bellissima canzone, indimenticabile, struggente e intensa.

Per il resto, ogni cosa tange la perfezione: Matthew McConaughey, per quanto smagrito, è alla sua migliore interpretazione di sempre (e pensare che se quando faceva il belloccio lo detestavo, come mentalmente disturbato è eccelso, oltreché adorabile) mentre Rust, il suo personaggio, geniale e nichilista, con i suoi abissi mentali, i suoi vuoti, e il suo sistema di interrogatorio fuori dagli schemi, ti cattura e ti ipnotizza, sparandoti, ogni tanto, una bella frase taglia-vene.

Woody Harrelson, invece, mi è sempre piaciuto, e pure lui se la cava alla grande. Anche Martin, il personaggio che interpreta è interessante, per quanto sia assai meno magnetico e molto più “normale”, con le sue contraddizioni (passa dall'espressione più tenera e cucciolosa del mondo ad una ferocia da toro incattivito), i suoi tentativi – vanificati da lui stesso – di essere un buon uomo, un buon padre, un buon marito e, infine, ma non per ultimo, un buon detective. E insieme creano un'alchimia perfetta, fatta di incastri e contrasti.

Si comincia con la ragazza trovata morta, uccisa, con i segni demoniaci sulla spalla e le corna in testa. Poi ci sono quelle costruzioni con gli sterpi, magnificamente inquietanti, le implicazioni religiose, le maschere con gli animali, fino che arrivano i riferimenti al Re Giallo e a Carcosa. Solo alla quinta puntata mi è venuto il flash di Ambrose Bierce, con i suoi Racconti dell'Oltretomba. Meraviglia! Il riferimento, invero, ho scoperto girellando sul web, è a “Il Re in Giallo” di R. W. Chambers (che si è ispirato a Bierce) e che naturalmente bramo ai massimi gradi (ma pare che al momento la versione cartacea sia fuori catalogo: speriamo in una pronta ristampa).

Per il resto, la storia si svolge su due diversi piani temporali, con una costruzione a ritroso e un percorso in avanti. Si intreccia, si dipana, si riavvolge, e talvolta sembra un sogno dai confini smarriti. Tende al filosofico, al metafisico, ed è, al contempo, con i piedi così piantati nel fango che ce li si sente sporchi e umidi, mentre l'odore di sigaretta permea ogni cosa.

Ci si addentra sempre di più nelle menti e nelle vite dei protagonisti, cercando di seguire il senso di questo delitto, che probabilmente non è solo un episodio isolato, ma ha insospettabili e terribili diramazioni (tanto che si parla di setta, di rito, di serial killer). Si tocca la solitudine, ci si sguazza dentro, in modi diversi e spesso difficili da accettare.

Il terreno frana spesso, si sgretola, minaccia di inghiottirci. Ci porta a vagare in ogni direzione, tanto che a volte ci pare di essere senza meta, di seguire percorsi mentali che in realtà non ci sono, ma che stiamo soltanto immaginando, mentre gli indizi ci sfilano davanti senza che noi riusciamo a riconoscerli come tali.

Ma poi, finalmente, arriviamo a Carcosa...