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lunedì 2 novembre 2015

Il potere/valore della scrittura


CHI PERDE PAGA
di Stephen King
 
 
Bah.

Ecco il mio commento.

Questo libro non mi è piaciuto, ho faticato a leggerlo e non mi ha dato niente.

E' scritto bene, certo, ma l'impostazione è farraginosa e ci sono veramente troppe spiegazioni superflue ripetute e insistite, che finiscono con l'esasperare. Inoltre la trama è eccessivamente diluita, senza grandi innovazioni o novità.

Con duecento pagine in meno questo avrebbe potuto essere un discreto romanzetto di intrattenimento, impreziosito da qualche pregio. Così... è una pizza, impreziosita da qualche pregio.

Perché, lo ammetto, i pregi ci sono. Solo che da soli non bastano.

E' il seguito di “Mr. Mercedes”, indi tornano Holly, Jerome e Bill Hodges, benché in un ruolo secondario, visto che gli autentici protagonisti sono Pete Saubers e il cattivo Morris Bellamy e prendiamo le connessioni alla lontana.

Mi ha fatto piacere rivederli, ma un piacere distratto, disamorato, ben lontano dall'entusiasmo che si prova a rincontrare personaggi che davvero hai amato.

C'è anche lui, Mr Mercedes, alias Brady Hartsfield, ormai ridotto ad un vegetale, anche se... Clac! Temo che nell'ultimo tomo della trilogia si sveglierà e questo sarà davvero un escamotage stantio. Tanto per tirarla alla lunga ancora un po'. Tanto per tirare ancora un po' la corda.

Comunque, dicevamo dei pregi...

Ci sono tematiche interessanti (in particolare riguardo al potere/valore della scrittura), alcune discussioni letterarie stimolanti (pocherelle, in realtà), lo stile di Zio Stevie, qualche bella descrizione, specie inerente alla follia e agli stati d'animo dei protagonisti, un finale piacevolmente adrenalinico e costruito con sapienza, mentre il personaggio di Pete, tutto sommato, è carino, e fa tenerezza il suo rapporto con la sorellina Tina, sebbene, forse, il più riuscito sia l'orribile Andy della libreria, che, nonostante fondamentalmente non sia davvero pericoloso – soprattutto rispetto a Morris – è così viscido da risultare disturbante e... vero.

Il problema è che non andiamo molto più in là e la maggior parte degli elementi non è che una variazione di idee già sfruttate dal Re, non sostenute, soprattutto, da nessuna magia. Perché è proprio la magia che spesso solleva King oltre la semplice stesura di un libro, a prescindere, magari, dagli scivoloni verso il finale (si veda “It”), o dalle eccessive lungaggini iniziali (esempio, “L'ombra dello scorpione”).

La verità è che se l'autore riesce a dar corpo alla magia, a quel quid pluris che ti fa immedesimare nella vicenda e fare dei suoi personaggi dei tuoi amici, allora gli si può perdonare tutto.

E sovente King ci riesce,

Qui, purtroppo, abbiamo solo un esercizio di stile, nemmeno della fattura migliore.

Amen, non si può far sempre centro.

Confidiamo nel futuro.

(E in titoli migliori).

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