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martedì 17 novembre 2015

Una fantasticosità pluristratificata

IL CELESTIALE BIBENDUM
di Nicolas De Crécy


Il mio commento in sintesi? Gesù!
Oh sì, non può che essere questo.
E “Gesù” è inteso come interiezione, dinnanzi all'opulenta magnificenza di queste tavole architettonicamente imponenti e le sfumature intense e fiabesche, alla libertà della composizione, a questa trama surreale e involuta, inevitabilmente circolare, che in parte mi fa pensare ad Hegel, in parte a “Il Maestro e Margherita”, che mi avvolge nelle sue spire, confondendomi e inebriandomi, alternando seriosità (a proposito di Bene e di Male o di speculazioni filosofiche, ad esempio...), piccole genialità dai molti risvolti (come la rivolta dei cani) e assurdità (il protagonista, Diego, è una foca, tanto per dire, e ha difficoltà a deambulare...) e di cui, tutto sommato, non credo neppure di aver colto ogni riferimento. O il suo paradigma per intero, se è per questo...
Ma “Gesù” è inteso anche come Gesù, personaggio storico e figlio di Dio... perché sì, questa, se vogliamo, è la storia di Cristo rivisitata da De Crécy, che è laico e comunque non bigotto, e che è pure divertente, visto che la questione ruota attorno all'assegnazione del Nobel per l'Amore... Echeccavolo, c'è pure lo dimonio, con tutte le sue allegre schiere infernali (e implicazioni concettuali), che vuole mettersi in mezzo! E non siamo nemmeno arrivati a definire la punta dell'iceberg.
La verità è che sto fumetto è una fantasticosità pluristratificata e prima o poi dovrò necessariamente rileggerlo perché sospetto che siano più le cose che mi sono sfuggite di quelle che ho afferrato. E questo, in fin dei conti, è il suo pregio maggiore, perché... che gusto c'è se è tutto ovvio e lineare?
Quindi “Gesù” anche nel senso di... smarrito interrogativo, di “Gesù, aiutami”, perché, diamine, fatico a raccapezzarmi!

Ed è stupendo.

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