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mercoledì 20 luglio 2016

Specchi nello specchio

L'UOMO CHE GUARDA
di Alberto Moravia


D'accordo, non è il Moravia potente e fulminante di “Agostino”, “Gli indifferenti” o “La Ciociara”, però è piacevole da leggere, e, pur aumentando il livello di pruderie, non si riduce al mero intrattenimento fine a se stesso.
All'accusa di pornografia, dunque, io rispondo di no.
Il romanzo è infatti ricco di rimandi colti, di specchi nello specchio, di corrispondenze e sdoppiamenti. E, al di là del tema della scopofilia, peraltro risolto in modo peculiare e tutto sommato abbastanza elegante, oltreché analizzato nelle sue premesse, l'opera vive di una dimensione intellettuale, in cui il sesso è più occasione che fulcro, decostruendo e ricostruendo le esperienze – incluse quelle che dovrebbero essere tattili o sentimentali – non solo attraverso la vista, ma sopprattutto all'elaborazione della mente, filtrata dalle sovrastrutture e dai riferimenti culturali.
E tutto viene spiegato per filo e per segno, prendendoci per mano, con una prosa essenziale, calda e un po' sorniona, in certi passaggi quasi condiscendente, verso di noi e verso se stessi. Eppure, anche così, le conclusioni non risultano immediate, ma abbisognano di riflessione e di essere metabolizzate, discusse, definite.
E benché il tema sia un po' malsano, condito con adulterio ed incesto, riesce a non crearci disagio, ma piuttosto curiosità. Per i meccanismi psicologici innescati, ma anche per il modo in cui li decodifichiamo, per come ci vengono proposti, in un'escalation assurda, ma al contempo logica e giustificata sul piano narrativo.
E se l'approccio è in principio lento e misurato, presto ci sembrerà di precipitare, di perdere i limiti e le connessioni.
Ma in un certo senso di ritrovarli.
Ha il sapore di un'avventura erotica alla Crepax e, contestualmente, di una seduta psicanalitica.

Da riscoprire.

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