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giovedì 17 settembre 2015

Il percorso umano

CUORE PRIMITIVO
di Andrea De Carlo


Ammettiamolo, la trama è sempre la stessa: la coppia che si sfalda, il nuovo improbabile amore che fiorisce, il confronto tra uomo e donna e tra uomini diametralmente diversi… Craig Nolan, un impostato antropologo inglese che è anche personaggio televisivo, e Ivo Zanovelli, spontaneo, italiano e oscenamente grezzo, ma simpatico, onesto, e con un piglio avventuroso…
Come andrà, attesi i litigi che esacerbano sempre di più la coppia formata da Nolan e sua moglie, la scultrice di gatti, Mara Abbiati, dal carattere solare e genuino, è quasi scontato, e allora… allora perché continuare a leggere De Carlo, specie se, come nel mio caso, le storie d’amore non ci piacciono nemmeno?
Perché il ragazzo scrive bene, ecco perché!
E perché riesce ad analizzare tutto, anche il respiro, cambiando prospettiva, punto di vista, portandoci ad immedesimarci in chiunque, investendoci di emozioni, di sentimenti, e poi sezionandoli, interpretandoli, ricostruendo e decostruendo (questa volta persino con l’ausilio di un antropologo, che ci spiega che cos’è il cuore primitivo e come questo concetto sopravviva ancora oggi, in ogni civiltà, e persino, in fondo, in fondo, in qualunque relazione umana).
Perché ha uno stile particolare, spesso intrinsecamente ironico, in cui il tempo è sempre al presente e il lettore vive in soggettiva... Uno stile con un suo ritmo, che, quando ci si abitua, diviene veloce, vertiginoso, e non ti consente pause, nemmeno per pulirsi le lenti degli occhiali.
Perché non sono storie d’amore, queste, ma storie di vita, in cui veniamo posti di fronte a noi stessi e, semplicemente, ci sforziamo di scrutare il nostro sentire nel profondo, di respingere tutti i filtri, affrontando la nostra stessa essenza, in primo luogo, le grandi domande, e facendo luce sulle pastoie che, magari inavvertitamente ci siamo costruiti e che hanno finito col negarci la libertà. Libertà di essere, innanzitutto, più che di fare.
Perché, nonostante qualche ripetizione, qualche parola insistita, forse per la sua squisita contezza, il frasario dell’autore è notevole, di una varietà assoluta (tanto che gli perdoniamo volentieri qualche noiosa similitudine e le – pur contenute – polpettose zuppe di stampo motociclistico) persino armonioso, anche se siamo in una prosa.
E perché alla fine della trama ci importa poco, in effetti: quello che conta, semmai, è il percorso umano, che è quello dei protagonisti, ma è anche il nostro, e che è bello replicare in ognuna delle varianti che De Carlo continuerà riproporci, oggi e in futuro.
P.S.

In ultimo segnalo che il romanzo è ambientato in Liguria, nonché la divertente struttura delle prime pagine, che, tra le altre amenità, sfrutta la realtà di twitter e che ha il pregio di calarci da subito nel cuore della vicenda in modo realistico, ma anche di strapparci qualche sorriso.

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