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martedì 4 ottobre 2016

Smarrirsi in altre vite...

LA VERGINE AZZURRA
di Tracy Chevalier


E va bene, non è “La ragazza con l’orecchino di perla”, però… mi è piaciuto, sia pure in misura minore.
Innanzitutto per lo stile e la ricostruzione storica: la prosa riesce a creare immediatamente un’atmosfera coinvolgente, che ti ammalia e conforta, a prescindere dagli accadimenti, mentre, come nel capolavoro dell’autrice, ti sembra di essere davvero lì, di respirare l’epoca e il suo clima... Ossia la Francia del XVI secolo e la Francia quasi contemporanea, ante 2000…
Il romanzo, infatti, intreccia due narrazioni, irte di richiami, corrispondenze e parallelismi: quella dell’ugonotta Isabella du Moulin, detta la Rossa, a causa del suo colore di capelli, considerato sconveniente, e quella di Ella, sua discendente americana, intenzionata a ricostruire l’albero genealogico e le vicissitudini familiari…
Entrambe storie interessanti, in modo diverso (ma di più quella del 1500), con vari accenti lirici ed altrettante suggestioni crude (notevoli, in particolare, i brani relativi alla fuga dei Tournier), descrizioni evocative e di grande introspezione.
La trama, è vero, ha poco ritmo, contorni non molto definiti, indulge nella staticità e si perde in se stessa, sfociando, per giunta, in un finale che mi è rimasto sullo stomaco (non necessariamente in senso negativo), tuttavia lo stile, l’atmosfera e i personaggi la sostengono sino all’ultimo, senza mai annoiare, ed anzi, infondendole brio, grazia e delicatezza.
Per quanto non si stia sempre sul filo del rasoio, infatti, è bellissimo smarrirsi in altre vite, soffermarsi su una quotidianità così diversa e così vivida (sia pure, talvolta, desolante) e ancora di più accompagnarsi alle protagoniste che, ognuna a modo proprio, sono donne complesse e piene di contraddizioni.

La vicenda del XVI secolo, peraltro, mi ha infuso genuina curiosità, cambiando toni, prospettive, e affrontando questioni tragiche e drammatiche, alternando, sul piano emozionale, paura, tristezza, rabbia e speranza, mentre la trama moderna procede in modo più prevedibile, a tratti persino stucchevole, con tanto di parentesi romantica… E se a volte passare da un tempo all’altro mi ha irritata, rendendomi irrequieta, perché avevo brama di continuare, altre mi sono goduta la doppia traccia narrativa, in quanto mi ha permesso di far sedimentare gli eventi.

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