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mercoledì 6 aprile 2016

Il buio dietro gli specchi

LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK
di Haruki Murakami


Un romanzo interessante, surreale, che ricalca le caratteristiche tipiche di Murakami senza discostarsene, fondamentalmente tronco, irrisolto, ma d'altro canto non credo che avrei visto di buon occhio una soluzione diversa...
Iniziamo con il conoscere Sumire, ragazza particolare, aspirante scrittrice, aspirante lesbica, che si innamora perdutamente di questa donna, Myu (la ragazza dello Sputnik, appunto, ma solo a causa di un lapsus letterario), sposata e più grande di lei, con un pesante segreto sulla schiena. A narrarci le loro vicende il migliore amico di Sumire, innamorato di lei, non ricambiato.
E tutto procede tranquillamente, fin troppo, se non si è disposti a lasciarsi stregare dallo stile dell'autore: il romanzo è statico, pressoché privo di movimento, eppure ne percepiamo il fascino e andiamo avanti. Fino a che, bam, la faccenda precipita!
Sumire sparisce (sparisce sempre qualcuno nei romanzi di Murakami) e Myu ci svela il suo segreto.
Questa la chiave di comprensione dell'opera (che in parte ci riporta alla realtà di “After Dark”), che ci strania, ci aliena, ma che, personalmente, ho trovato di una potenza inusitata e totale.
Poco credibile?
Dipende dalla prospettiva che si vuole adottare, senza dubbio è necessario accettare regole nuove... A me però sta, chiamiamola impropriamente, “teoria della scissione”, suggestiona e ammalia, e non ho difficoltà a lasciarmi incantare, e, soprattutto, date le premesse e la conclusione, a giudicarla coerente, e questo, da un punto di vista squisitamente narrativo, è l'unico requisito essenziale perché il romanzo regga.
Certo, una volta scoperto il passato di Myu non è che succeda granché... L'opera torna ad affossarsi nella sua quieta staticità, ma io ho trovato rilassante lasciarmi cullare fra i suoi placidi marosi. Perché, per quanto drammatici siano gli eventi narrati, a me Murakami fa sempre questo effetto: mi acquieta, e fa venire voglia di scrutare il buio dietro gli specchi.

Forse è questo che facciamo per tutto il corso del romanzo... ma per un'attività del genere capisco sia necessaria una certa predisposizione. Peraltro l'autore ha decisamente scritto opere migliori, con più pathos, più immaginazione e i cui vertici onirici ci hanno condotti molto più in alto...

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