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venerdì 20 gennaio 2017

Più effervescente del primo

IL SECONDO DIARIO MINIMO
di Umberto Eco


Se possibile, ancora più effervescente del primo: più corposo, più estroso, più vario, nonché frammisto a “bustine di minerva” (si veda post 21 ottobre 2016) e a divertissement di varia natura.
Iniziamo con le “Storie Vere”, che, come dice Eco, sono spesso in bilico tra “fantascienza e fantatiquariato”, tra la critica sociale e la burla: spiritose, simpatiche, persino quando eccedono un po’ in verbosità, come la demenziale corrispondenza di militari extraterrestri di molte galassie, che ci ricordano le pecche nostrane, o gli assurdi e spassosi concorsi a cattedra, che ironizzano su filosofia e letteratura, postulando una commissione immaginaria che valuti i grandi del passato…
Seguono le “istruzioni per l’uso”, sugli argomenti più disparati e dense di disavventure o consigli bislacchi, ad esempio: “come sostituire una patente rubata” o “come viaggiare con un salmone” (sul serio!), o godibili riflessioni di costume, quali “come mangiare il gelato” o “come riconoscere un film porno”.
La III parte, invece, contiene bizzarri frammenti dalla cacopedia, ossia, come spiega Eco, la summa del sapere negativo, o antisapere. Per intenderci: dissertazioni sulle tre civette sul comò, o il progetto per una facoltà di irrilevanza comparata…
E ancora troviamo filastrocche per adulti (alcune delle quali irresistibili), mutuate su “La vispa Teresa” come sul leopardiano “Il sabato del villaggio”, per tacere della storia della filosofia in rima, o delle amenità su Proust, Mann e Joyce, o ancora delle vignette filosofiche…
Nella V parte, invece, il nostro si diletta con giochi di parole: lipogrammi, testi monovocalici, definizioni e freddure… Lapidari e arguti i “come va?”, in riferimento a come risponderebbero alla domanda personaggi noti (immaginari e non), tipo:
Edipo: la mamma è contenta.
Lucifero: come dio comanda.
Ulisse: siamo a cavallo.
Unico neo? Per quanto mi riguarda, piccolo e trascurabile, la passione di Eco per quella che lui stesso in altra opera ha descritto come “la vertigine della lista”… Ossia, in questo caso, l’abitudine di reiterare troppo i concetti.

Nel complesso, comunque, un’opera vivace, intellettuale, sfaccettata e strabiliante.. 

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