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lunedì 2 aprile 2018

La nostra vecchia Castle Rock

LA SCATOLA DEI BOTTONI DI GWENDY
di Stephen King e Richard Chizmar


Lo so, non ho ancora recensito “Sleeping Beauty”.
Prometto che lo farò, ma adesso... beccatevi questo gioiellino.
Poco importa che sia un mix tra “The Box” di Richard Matheson e “La Zampa di Scimmia” di Jacobs, il volume ha una sua personalità e conquista per se stesso. Quanta freschezza, infatti, quanta scorrevolezza, e che bello che la protagonista sia una bambina! E non una qualunque, ma Gwendy, che oltre ad essere buona, è intelligente, determinata e con la testa sulle spalle.
Con gioia, quindi, torniamo nella nostra vecchia Castle Rock, e con gaudio persino maggiore ci godiamo l'ambientazione anni 70, l'atmosfera semi-fiabesca e i passaggi cruciali della crescita della ragazzina protagonista, ovvero di quelle età di cui King è, come sempre, ottimo cantore. Ritroviamo quella sensazione a metà tra poesia e magia ai margini del foglio, con un brivido a percorrerlo, che siamo curiosi di sapere dove ci porterà. Insomma, non conosco Richard Chizmar, ma questo è senz'altro il King dei bei tempi.
Il climax, in particolare, è dosato ad arte: senza scivoloni, senza sbavature, tanto che il libro – in bilico tra romanzo breve e racconto lungo – si divora nello spazio di una manciata di orettine (molto, molto “ine”), senza, però, evaporare in un lampo. La storia, infatti, ci lascia un permanente alone di dolcezza e fascinazione, facendoci, altresì, scaturire alcuni stuzzicanti interrogativi, del tipo: che sarebbe accaduto se Gwendy si fosse comportata in modo diverso? Come avrebbe reagito la scatola? E, soprattutto, che cosa avremmo fatto noi al posto della protagonista?
Per i kinghiani doc, inoltre, ci sono domande più sottili, ad esempio riguardo all'uomo con il cappello nero: il fatto che si chiami Richard Farris e pertanto che le sue iniziali siano R. F., come Randall Flagg o Richard Fanning, ad esempio, ci induce a drizzare le antenne e a cimentarci in gustose speculazioni... Eppure costui ci non sembra malvagio, altrimenti perché avrebbe scelto una fanciulla come Gwendy anziché un soggetto alla Frankie Stone? Che sia, allora, un'entità diversa dal Servo del Re Rosso? 
Non lo so, ma certamente spero di ripassare presto da Castle Rock.

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