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sabato 28 giugno 2014

Inappellabilmente mostri


DOLCI TENEBRE
di Kerascoët e Fabien Velhman
(e Marie Pommepuy)
 
 
Ecco che cosa succede al cadavere di una bambina abbandonato nel bosco.

Un bosco abitato da piccole, graziose, creature, a metà tra i folletti del Piccolo Popolo, bamboline e pupazzetti, di dimensioni variabili, fatui e amorali, talvolta benintenzionati, ma soprattutto egoisti e irresponsabili. Insensibili. Crudeli.

Già, per quanto i disegni siano morbidi e favolistici, delicatissimi e impreziositi dagli acquarelli e dalle tinte pastello, per quanto le creaturine siano dotate di enormi occhioni dolci e capelli fluenti, di fatto fanno presto a guardarsi reciprocamente morire, possibilmente tra una sghignazzata ed uno sberleffo, facendosi a pezzi l'un l'altro, derubandosi, e imbrogliandosi. Per tacere di come si relazionano con la natura o con gli animali (nessun problema a staccare le zampe ad una coccinella o a tagliare le ali ad un pettirosso per schiavizzarlo).

Per certi versi, all'inizio, ci possono ancora sembrare innocenti bimbi che giocano senza criterio, ma per altri sono mostri, inappellabilmente mostri. E tra una vignetta e l'altra, se dapprima ho pensato a “Dieci Piccoli Indiani”, poi mi è venuto in mente “Il Signore delle Mosche”.

E dunque che succede al cadavere della bambina?

Che viene usato come casa, e quando l'abitazione comincia a crollare, per via della decomposizione, viene saccheggiato.

Non si può più far merenda nella sua bocca, ma ci si spartiscono i suoi biscotti (a terra, accanto a lei), le si strappano i capelli per farne delle corde, le si stacca il cerotto dalla pelle, perché può fungere da cintura... Il tutto con suprema serenità (o quasi). E quando il corpo viene infestato dalle larve... Be', queste possono costituire un pasto nutriente.

Se no si possono mangiare le creaturine più piccole, nostre “amiche”...

E un po' ci affascina quest'idea del cadavere, e un po' ci turba... Ma in fondo non è niente. Piuttosto è la spietatezza dei protagonisti a sconcertarci. Perché man mano la ragazzina si decompone, e gli esserini, perdendo ogni giorno di più il loro rifugio, sono costretti a confrontarsi con la fame e i pericoli che li circondano, i rapporti tra loro si ridefiniscono e non in meglio. E così nelle prime pagine ci fanno ancora tenerezza, nonostante destino frequentemente la nostra perplessità: ci sembrano soltanto un po' sciocchi, vanesi e sognatori, ma in sostanza benintenzionati e dunque siamo disposti a scusarli, a perdonarli... Perché sono dolci e carini e indifesi. E paiono destinati a morire uno per uno, preda degli animali selvatici, vittima di piante velenose (o della loro stupidità) o trascinati via dalle formiche. Poverini, ci diciamo, sono già così sventurati... inoltre non sanno quello che fanno.

Finché non ci rendiamo conto. Che lo sanno benissimo. Lo sanno eccome. E non gli importa. Perché sono prepotenti, prevaricatori, capricciosi, anaffettivi, opportunisti, sadici e maligni. Oltre che consumati da invidie e gelosie. Insomma: un bel gruppo di sociopatici!

E tutto ciò è folle, malato, fastidioso... quanto geniale.

E alla fine il cadavere della bambina non è importante, resta in secondo piano. E anche se un paio di domande le suscita, a nessuna verrà data risposta. E per nessuna ci angustieremo davvero. D'altro canto, quello che conta sono solo i piccoli esseri e il loro fato. Terrificante e realistico nella sua conclusione.

Per tutti.

Incluso chi sopravvive.

Uno dei fumetti più belli, crudi e impietosi letti ultimamente.

L'unico che ho immediatamente riletto.

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