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lunedì 9 giugno 2014

Sentimenti e passioni assolute


SHAKESPEARE
 
 
Poeta inglese e drammaturgo per eccellenza, rappresentativo ed emozionante, uno di quegli autori che mi fa desiderare di essere più nerd, al punto di conoscerne l'opera a memoria: perché le sue frasi sono stupende e scritte col fuoco e spesso cotengono la cifra dell'Universo...

Del resto credo che S. sia uno degli artisti più citati in assoluto, che ritroviamo nell'Ulisse di Joyce come in Sandman di Neil Gaiman, passando per Corto Maltese... Sebbene, invero, non tutto mi piaccia allo stesso modo.

Intanto, quando mi riferisco a Shakespeare, alludo in particolare al Teatro (i sonetti, mea culpa, non li ho ancora letti), ma anche qui è d'uopo attuare un po' di distinguo: le tragedie sono il vertice (opinione personale, ma diffusa) e per esse intendo “Romeo e Giulietta” (anche se...), “Otello”, “Re Lear” e “Macbeth” (la mia prediletta per temi ed atmosfera). Lo so, se andate a sollazzarvi su Wikipedia la ripartizione delle sue opere è diversa (e probabilmente non solo lì), ma io seguo il prospetto dei “Meridiani Mondadori”, perché su quelli ho imparato ad amare il grande bardo.

Sul medesimo piano colloco “Amleto”, dai risvolti metafisici e i dilemmi esistenziali, che adoro senza riserve; “La tempesta” (dramma romanzesco) e “Sogno di una notte di mezza estate” (commedia eufuistica) perché le Fate sono le Fate e il ritmo è irresistibile...

Per quanto riguarda i drammi storici, invece, non sempre i miei gusti incontrano l'interpretazione shakespeariana: ad esempio trovo triste che Giovanna d'Arco sia ridotta ad una macchietta (ma capisco che S. fosse inglese, e quindi...), per tacere del fatto che, nel Giulio Cesare (dramma classico) si dà più spazio a Bruto e a Cassio che al mitico Giulio, facendo dei suoi assassini i veri, titanici eroi (e va bene, lo so che la resa è superba, specie per le tematiche sottese, per i concetti di individuo nella Storia e per la discrasia tra ideali e morale, ma, hey, Cesare non si tocca!)...

In quanto alle commedie, invece (che comunque nel complesso sono una meraviglia), se, come me, si è ingordi e si divorano in fretta e di seguito, obnubilati dalla brama, si rischia che alla fine i meccanismi di equivoci, scambi di coppie, travestimenti e agnizioni cominceranno un po' a stancare e a sapere di ripetizione e schematismo... Senza contare che alcune hanno un sapore un po'... “popolaresco”! Il consiglio, quindi, è: non più di una a settimana, possibilmente intervallando con altre opere.

A proposito, chiacchierando del più e del meno con vari soggetti, è emerso che ci sono persone convinte (aprioristicamente) che Shakespeare sia un mattonazzo!!! Niente di più falso! Stiamo parlando di opere teatrali che si possono leggere benissimo nell'arco di un paio d'ore ciascuna! Di norma, con il testo a fronte e l'apparato critico non arrivano a 300 pagine, ed infatti, anni fa, i successi più famosi del Bardo avevano trovato posto nella collana della Newton “cento pagine mille Lire”! Cento pagine! Chiaro? Inoltre, lo stile è semplice e diretto: si tratta di dialoghi, non di descrizioni e incontinenza verbale, e non si fa fatica a seguire intrecci e colpi di scena!

A parte questo, e a parte il lungo cappello iniziale, Willy-boy mi aggrada per un sacco di motivi: in primis per l'incisività e l'efficacia linguistica, scorrevole e sfrondata della retorica, ma vibrante, potente, capace cogliere i paradigmi dell'animo umano e, talvolta, dell'esistenza.

Poi perché le sue pagine trasudano di sentimenti e passioni assolute, che, esaltate dal suo stile impeccabile e sommamente lirico, ti scuotono dal profondo, ergendoti al di sopra di te stesso... Ma ci sono pure facezie, strizzate d'occhio, giochi di parole (in verità di alcuni, farei a meno, forse a causa di ciò che si perde nella traduzione)... Inoltre c'è l'immaginazione! Non sempre, ma abbastanza spesso sì! E dunque troviamo fantasmi, folletti, streghe, spiriti dell'aria e magia... E, considerando che stiamo parlando di un autore vissuto tra il 1500 e 1600, non è cosa da poco!

In ultimo, amo le implicazioni metafisiche, che si dipartono dall'individuo per arrivare ad una concezione cosmica, al destino dell'uomo, a riflessioni sulla storia o sulla società (magari con un eccessivo campanilismo, di tanto in tanto...), sovente pessimistiche. Ma non difettano opere festose, vivaci, allegre, in cui ci si sente alleggerire l'anima di ogni pensiero e si ha l'impressione di respirare la primavera.

E... lo so, ci sarebbe un altro miliardello di cose da rilevare... Ma, lo ribadisco dopo averlo precisato più volte in precedenti post, io non sono una critica e questa è solo l'opinione di una lettrice ingorda.

Che si è ripromessa di non fare post troppo lunghi.

A domani!

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