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domenica 8 giugno 2014

Ricco d'atmosfera


GLI OCCHI DEL DRAGO
di Stephen King
 
 
Raccontato come una fiaba, è in realtà un romanzo fantasy dal sapore antico, adatto anche ai lettori più giovani, ma non per questo bambinesco o infantile.

L'intreccio è classico, della serie Bene contro Male, con un bel po' di magia in mezzo, ma l'opera risulta ugualmente pregevole per molti motivi, ed anzi: non solo si tratta di un buon libro, per quanto semplice e lineare, ma è addirittura migliore rispetto ai successi di tanti autori specializzati in questo genere, oltre ad uno dei più carini fra quelli del Re, benché non brilli per originalità o spirito d'innovazione.

Scritto molto bene, coinvolgente, ricco d'atmosfera (con più atmosfera che accadimenti, in effetti), vanta bei personaggi, compresi i cattivi, mirabilmente approfonditi a livello psicologico. Il protagonista è Peter, il principe buono, destinato a diventare Re, che farà breccia nel nostro cuore senza difficoltà (e per quanto sia praticamente perfetto non è per nulla antipatico), ma è suo fratello Thomas, morso dall'invidia e dal rancore, a rivelarsi il più interessante... E poi c'è Flagg, Randall Flagg... E qui evito di fare spoiler, ma ci si esalta di brutto se si colgono i collegamenti con la saga de “La Torre Nera” e con “L'Ombra dello Scorpione”! Il mondo incantato in cui si svolge la vicenda ci ricorda parecchio l'eptalogia western-horror-fantasy di King (e se non ricordo male è nel secondo libro, “La chiamata dei tre”, che rincontriamo fugacemente Thomas e Dennis), ma in quanto al nome del sovrano, Re Roland, mi pare evidente che le assonanze col nostro pistolero di Gilead inizino e finiscano proprio con il nome...

Se mi sbaglio, però, avvertitemi: ho letto “Gli occhi del drago” anni prima de “L'ultimo cavaliere” e tante cose mi possono sfuggire... Quel che ricordo con chiarezza, però, è che questo libro mi era stato regalato per caso e io ero un po' diffidente: scritto da King per la figlia, una bambinetta di pochi anni, e per giunta un fantasy imperniato su una trama che non mi pareva granché, con il mago di corte che attenta alla vita del sovrano e fa ricadere la colpa sul primogenito...

Ma mi sono dovuta ricredere: “Gli occhi del drago” è uno di quei sempre troppo rari romanzi che non si limitano ad intrattenere, ma fanno compagnia, recando lo stesso conforto di un amico fidato, con cui è bello scambiare quattro chiacchiere e che è splendido ascoltare.

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