Se ti è piaciuto il mio blog


web

giovedì 11 aprile 2013

Leopold, cornuto e mazziato...


ULISSE

(James Joyce)



Ogni promessa è debito... Però, avvertenza: sono solo un'appassionata lettrice, quindi quella che ivi spaccio è la mia personale opinione e nulla più... E niente trama, notizie storiche e via così! Non mi rompete; quelle sono dappertutto, e questo è un Post, non una Tesi di Laurea!

Per giunta, credo che per capire davvero questo capolavoro non sia sufficiente leggerlo una volta sola perché è estremamente complesso e ricco di piani interpretativi, e io, per ora, l'ho letto solo una: regolatevi di conseguenza!

 
Mu, se devo dare un consiglio: procacciatevi un'edizione con delle belle note e apparati critici (io ho letto quella de “I Meridiani” Mondadori, e mi è parsa ben fatta, ma ce l'avevo in casa, quindi non ho effettuato confronti) e magari prima rileggetevi l'”Odissea” (che meriterebbe di essere rispolverata almeno una volta ogni dieci anni... Nella traduzione del Pindemonte, se possibile – come sono petulante!!! lo so!!! - ), così è più facile cogliere i rimandi (anche se a volte sono davvero ermetici e, a mio parere, a tratti, persino un poquito forzatelli)... Non è essenziale, però, solo che così è più bello.

Tra parentesi, lo saprete tutti, ma lo ribadisco: Leopold Boom, il nostro protagonista, è tutto al contrario del personaggio omerico: se Ulisse è un eroe, Leopold è un antieroe, se la moglie di Ulisse, Penelope, è famosa per la sua fedeltà, Leopold è cornuto e mazziato... E via dicendo. Non aspettatevi Fantozzi, ma all'inizio un po' di pena potrebbe farvela... Poi... Poi vedrete.



Che dire? Da dove cominciare?



A me l'Ulisse è piaciuto molto, e nonostante tutto pensavo fosse un'opera assai più difficile, meno godibile. E difficile la è, intendiamoci, ma ci sono anche momenti divertenti, o emozionanti, e, sì, ce n'è pure qualcuno piccantino...

L'importante è non pretendere di cogliere tutto subito, e credo sia questo lo spirito con cui si deve affrontare l'opera... o si impazzisce! Perché leggere l'Ulisse è come stringere in mano la sabbia: la maggior parte dei granelli scivola via!

Certamente più impegnativo di un libro qualunque, però restituisce tutto quello che chiede moltiplicato, quindi vale la pena portare un po' di pazienza.



La vicenda è unica, suddivisa in capitoli, ma sono totalmente diversi fra loro, a livello di stile, ma anche per qualità artistica.

Io ho adorato il poeticissimo brano dedicato a Nausicaa e lo stupendo e ammaliante monologo finale di Molly Bloom... Se uno volesse, penso che non avrebbe difficoltà di comprensione limitandosi solo a leggere quelli, così, tanto per incentivarsi e trovare la brama di dedicarsi al resto...

Altri capitoli, invece, sono più manieristici che belli: si apprezza la trovata stilistica (ad esempio per le Simplegadi), ma Joyce non arriva a toccarci nell'animo... Si limita ad informarci, a raccontarci, ad affascinarci.

Altri passaggi ancora, invece, come quello dedicato a Circe – in stile copione teatrale –, sono estremamente avvincenti, sebbene talvolta sfocino nel delirio surreale o nell'allucinazione (ma io lo considero un pregio), peraltro pregni di allusioni e riferimenti.


Non si va subito al centro dell'azione, ci sono dialoghi e descrizioni, spesso si procede con lentezza, con digressioni, pause... In certi punti ho dovuto ricominciare da capo o tornare indietro di qualche pagina a controllare perché mi sembrava che mi sfuggisse qualcosa, o mi pareva di non capire.

Con tutto che l'atmosfera è stupenda e quella ti seduce subito... Ad ogni modo, anche se non te ne sei reso conto e magari sei ancora un po' perplesso, probabilmente dopo i primi capitoli sei irrimediabilmente conquistato e non puoi più fermarti... Non tanto perché vuoi sapere che succede, quanto piuttosto perché vuoi continuare ad essere cullato da Joyce, anche se lo stile cambia di continuo e in modo brusco e repentino...



Perché l'Ulisse mi è piaciuto?

Per quanto è variegato a livello stilistico, per la profondità dei personaggi (Leopold Bloom sopra tutti – specie se si confronta con Stephen Dedalus, di cui è il contraltare – ma anche Molly mi ha affascinato parecchio), perché mi fa riflettere e discendere nel profondo di me stessa, e perché (questo proprio non me lo aspettavo) mi ha fatto sognare... Joyce ti prende per mano e ti porta così in fondo alla tua anima che, davvero, perdi coscienza di ciò che è e ciò che non è, e tutto nella tua mente si confonde e prende altre direzioni, tanto che spesso devi interrompere la lettura per soffermarti su tutte quelle cose che si muovono dentro di te, e che tu prima neanche percepivi...

Stupendo lo stratagemma del Flusso di coscienza, che ogni tanto fa capolino, con le frasi interrotte e la punteggiatura bislacca o inesistente, che ti portano a cogliere l'attimo nella sua vividezza...


C'è chi dice che l'Ulisse sia solo stile, e che sia un mattone sopravvalutato. Falso. Ma certamente non è un'opera immediata: non ti colpisce con frasi ad effetto ed emozioni facili, costruite ad hoc e riciclate nell'ennesima confezione patinata, uguale a tutte le altre.

No, Joyce ti sfiora la pelle, ti accarezza il collo... Ti fa aspettare e ti tiene in bilico... Ti fa cadere, poi ti riprende, e ti seduce, ma lentamente... Piano, piano... E quando te ne accorgi sei perdutamente innamorato.

Ti dà tanto, ma pretende che qualcosa ce lo metta anche tu. Devi fidarti di lui, e andare avanti un po', addentrarti nella vicenda. Almeno un centinaio di pagine, oserei buttare lì. Poi il difficile sarà staccarsi. Anche dopo che l'avrai finito, perché resterà per sempre parte di te.

Nessun commento:

Posta un commento