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martedì 8 aprile 2014

Una donna complessa

OLIVE KITTERIDGE
di Elizabeth Strout


Pensavo fosse un romanzo, invece è un romanzo a racconti (niente calessi!), ovvero tredici racconti legati dalla stessa ambientazione e da Olive Kitterdige, maestra di matematica in pensione, punto di riferimento della cittadina di Crosby nel Maine.
Olive può essere la protagonista, può non esserla, però c'è sempre: in veste di madre, di donna, di insegnante, di moglie... La scopriamo a poco a poco, da prospettive differenti, odiata o amata, e, tra gli altri, lei ci presenta suo figlio Cristopher e suo marito Henry (con entrambi ha un rapporto complicato).
Il tempo dei singoli brani può cambiare, avanza, incede, con una rapidità che riusciamo appena a cogliere, ma l'anima rimane la stessa: schietta e disincantata, fragile, severa, talvolta astiosa, dura, quasi lunatica. Ma non per questo incapace di sensibilità o di sofferenza.
Olive ci narra eventi intessuti di piccole cose complicate, di pene, di debolezze, quelle di tutti i giorni, quelle grandi ma silenziose, quelle di chiunque, e un po' anche nostre, che si affiancano e sovrappongono, moltiplicandosi in echi, risonanze e corrispondenze, in vibranti chiaroscuri, che addolorano o intrattengono (ma più di frequente hanno il sapore acre dell'infelicità), e si ricostruiscono in un affresco che rappresenta la vita, senza idealizzarla. E che rappresenta Olive, perché ognuno dei personaggi in cui ci imbattiamo ci offre uno spicchio di lei e ci permette di conoscerla un po' di più, al di là del suo atteggiamento arcigno, che però è più una maschera di dignità, più uno scudo verso l'esterno, che il suo intimo essere.
Una donna complessa, Olive, interessante, dalle molte contraddizioni, cui non potremo evitare di sentirci attratti.
Lo stile dell'autrice è puntiglioso, ma le parole scivolano veloci, infondendo al lettore una sensazione di tranquillità, di pace, seppur punteggiata di solitudine e amarezza.
Della Strout ho letto anche “Resta con me”, simile e diversissimo da “Olive Kitteridge”.
Non saprei dire quale dei due ho preferito.

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