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martedì 7 gennaio 2014

Atmosfere incantevoli


L'OCEANO IN FONDO AL SENTIERO
di Neil Gaiman

 
E' un romanzo fiabesco, nostalgico, ricco di magia, non solo in senso “fatato”, con personaggi interessanti (Lettie Hempstock, il cercatore di opali...) e un bellissimo spunto di base, echi mitologici (come spesso accade con Neil) e la dolcezza innocente dell'infanzia... Eppure... Eppure di Gaiman, ho letto opere migliori: più originali, più dark, più poetiche.

Si parte bene: ci sono atmosfere incantevoli, alternate a momenti inquietanti, una trama graziosa, istanti di puro splendore, tuttavia... Non lo so: sono arrivata a metà in un attimo e poi ho faticato un po' a proseguire... Faticato in senso lato, visto che comunque ho impiegato non più di due pomeriggi a terminarlo, però, ecco, non sono riuscita a continuare d'un fiato: mi mancava lo stimolo, per seguitare a leggerlo dovevo intervallare con altre letture, affrontare altre venti-trenta pagine, indi nuova pausa... Non mi è mai capitato con Neil (salvo per quella schifezza de “Il ragazzo dei mondi infiniti”, ma era un romanzo a quattro mani con M. Reaves, perciò dovevano essere di costui i pezzi poco convincenti...).

Nel complesso “L'oceano” è scorrevole, curioso, con belle trovate, e ho apprezzato moltissimo il fatto che non proprio tutto sia stato spiegato... Ci sono cose che davanti ad un perché perdono parte del loro fascino, che si banalizzano, che ingrigiscono, perciò va bene così, anzi così è assolutamente meglio, specie considerando che chi è avvezzo al mondo di Gaiman non farà fatica a decodificarne la simbologia e i rimandi... Però...

Ci sono troppi però. Però piccoli piccoli, ma tanti, che non riesco a definire, per cui procedo a tentoni, per ipotesi.

Forse è un libro troppo “per ragazzi”, eccessivamente semplice, lineare, e il punto di vista è quello di un bambino di sette anni... Ma, l'ho mai considerato un difetto? No, anzi, adoro i narratori infanti, soprattutto se, come qui, sono genuini e immaginifici e mi ricordano un po' me e un po' il Ragno. E poi narratore infante non significa libro “per ragazzi”. Il libro è per adulti, in effetti. Se fosse per picculi fornirebbe maggiori spiegazioni, non ci sarebbe la “cornice” dell'uomo di mezz'età che ricorda il se stesso bimbo (con le relative implicazioni a livello di rimpianto, di ingenuità perduta, di poesia), e men che meno i riferimenti alla sessualità del papà e di Ursula...

Magari, allora, la colpa è della cattiva, Ursula Monkton, se vogliamo chiamarla così. Troppo simile all'Altra Madre di “Coraline”, ma con più connotazioni patetiche che crudeli, che alla lunga stancano... Ma... Lo penso davvero? Non dovrebbero denotare un maggior spessore, questi elementi? E poi è così bello il modo in cui è arrivata...

Ecco, forse è perchè di tanto in tanto il romanzo mi sa di già sentito. Non mancano dettagli di pregio, ma è troppo evidente che cosa succederà al protagonista. Non in generale, ma se si è Gaimanofili sì... Eppure, spesso, il bello delle fiabe sta proprio in una certa ripetizione, in un tocco di prevedibilità, e in fondo non è che il romanzo sia scontato, anche se assomiglia davvero tanto a “Coraline”... C'è persino il gatto, anche se con una diversa funzione.

Dunque?

Dunque, chissà, forse la verità è che da Neil mi aspetto sempre troppo...

E in definitiva è questo il punto.

Mi aspettavo di più.

Ma il fatto è che, al di là di tutte le immense qualità di Gaiman, al di là dei particolari entusiasmanti, la storia contenitore è solamnete carina, non speciale.

Non ultraterrena.

Non imprescindibile.



Sarà per questo che il protagonista la dimentica ogni volta che la rivive?

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