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giovedì 11 luglio 2013

Non si tratta di un romanzo pessimistico...


IL NEGOZIO DEI SUICIDI
di Jean Teulé

 
Lo spunto iniziale è pura delizia: un negozietto francese a conduzione familiare, assai fornito, che vende articoli per aspiranti suicidi... C'è di tutto: dalle classiche funi di canapa, già munite di nodo scorsoio, all'ambaradam per fare seppuku (sul kimono è stata ricamata una croce rossa per infilare la spada nel punto giusto), ai “prodotti freschi”, quali i baci della morte, somministrati direttamente ai clienti, al kit Turing, tutto da scoprire...

L'attività è fiorente e la famiglia bislacca: tutti depressi e scontenti, cronicamente tristi, eccetto Alan, l'ultimo nato, che, a poco a poco, porterà una ventata di freschezza e rinnovamento in casa, in negozio, ovunque...

La storia si dipana con ironia e risulta graziosa e divertente, nonostante gli ammiccamenti truci, ed anzi proprio in virtù di questi, per l'effetto comico che suscitano... I congegni per suicidarsi sono ingegnosi; i nomi, tutti – da quelli dei protagonisti a quelli delle vie – richiamano suicidi famosi; le poesie di Baudelaire e di Aragon si fanno prosa, integrandosi perfettamente con lo stile di Teulé...

A tratti il ritmo rallenta, il gusto dell'inventiva risulta un po' fine a se stesso, troppo insistito, ma poi viene riscattato da momenti elevati, ad esempio Marylin, la figlia, che scopre la sua fisicità, o il finale, per cui ancora non trovo aggettivi.

Non si tratta di un romanzo pessimistico: il suicidio è usato come mezzo per cantare la vita, e gradualmente anche la famiglia Tuvache, che gestisce la bottega, lo comprende, ma senza rinunciare alla propria identità...

Nel complesso definirei l'opera molto carina, surreale, decisamente simpatica, ma piuttosto semplicistica... se non fosse per il finale. Quello mi ha lasciata basita e forse non l'ho ancora capito del tutto, dato che nel giro di un giorno gli ho già attribuito tre interpretazioni diverse...

Sicuramente da leggere.

P.S.

Da questo romanzo è stato tratto un cartone animato, “La Bottega dei suicidi”, in Italia vietato ai minori di 18 anni. I disegni sono adorabili e mi perderei volentieri ad esaminare gli articoli del negozio; le canzoni – eccetto la prima – orribili e fastidiose, mentre la trama, semplificata in alcuni punti, inutilmente “addizionata” in altri, talvolta lacunosa poiché salta dei passaggi logici, si distacca da quella del romanzo ed ha un finale diverso, che, dopotutto, ci permette di respirare meglio, ma sottrae qualcosa alla complessità dell'opera.

2 commenti:

  1. Io il libro non l'ho letto ma per caso mi sono imbattuto nel cartone animato e devo dire che mi ha fatto un effetto strano. Di sicuro non mi aspettavo che un argomento del genere, anche se ti fatto utilizzato per celebrare la vita, potesse finire in un cartoon. Così come mi ha spiazzato il fatto che l'uomo che salva il tizio che vuole gettarsi sotto un camion poi lo porti nel negozio dei suicidi per "completare l'opera". Ma eravamo ancora all'inizio del cartone, e non ero ancora ben entrato nell'ottica... poi si entra nel meccanismo e si familiarizza con la boutique. Devo dire che è un cartone originale e che la prima parte, forse per la novità, mi ha preso molto mentre dopo un po' l'ho trovato noiosetto, soprattutto dalla metà in avanti.
    Tra l'altro quando l'ho visto io, cioè la settimana scorsa, era vietato ai minori di 12 anni e non di 18.

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  2. In ltalia (e solo da noi) inizialmente il cartone era vietato ai minori di 18 anni, poi, a seguito delle lamentele (e del ricorso) del distributore nostrano, che ha minacciato di ritirare il film dai Cinema, ci si è limitati a proibirlo agli infradodicenni. O almeno così ho letto. Ciao e grazie del commento!!!

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